italyMichael “Mike” Gorman rappresenta per i Boston Celtics una sorta di “evoluzione della specie”. Se infatti gli anni dal 1953 al 1990 in sede di commento sono stati contrassegnati dallo “stile-Most” dichiaratamente di parte ed ai limiti dell’offensivo nei confronti degli avversari, dal giorno del suo arrivo Mike  Gorman ha portato in dote una ventata di classe e di obiettività. Ecco quindi che in occasione del suo sessantaduesimo compleanno I Am A Celtic regala un ritratto dell’uomo a cui – con l’avvento del mezzo televisivo – Johnny Most ha idealmente passato la torcia di “cantastorie” biancoverde facendone il “Virgilio” televisivo che ci ha accompagnato nell’inferno di 22 anni senza titoli, e poi al paradiso della diciassettesima bandiera.

ukMichael ‘Mike’ Gorman for the Boston Celtics is an evolution of the species of sorts. If the 1953-1990 commentaries were marked by a clearly unshakeable allegiance to the Celtics, while Johnny Most self proclaimed himself “a homer”, Mike Gorman brought the games a classy and objective perspective. On the occasion of his 62nd birthday, I Am A Celtic portrays the man to whom Most ideally passed the torch of the storytelling of the Green, turning him into the video companion for 22 years of basketball hell, until the final redemption of the 2008 championship.

ENGLISH VERSION BELOW


VACANZE ROMANE (INTRODUZIONE DI MICHELE PULCINI)

Mike Gorman. Sapevo chi fosse perché avevo visto parecchie partite da lui commentate insieme a Tom Heinsohn negli anni bui della ricostruzione, ma non pensavo certo di passare una serata in sua compagnia.
Siamo ai primissimi giorni di ottobre 2007 e con qualche mail e telefonata Fabio mi aveva annunciato la possibilità di conoscere alcuni dei giornalisti che avrebbero seguito la squadra al “training camp” romano al quale avremmo potuto partecipare, quindi non rimasi stupito che la sera del giovedì fosse dedicata a una cena con i suoi nuovi “italian friends”.

Four Lovely Guys Rome 100607Vincendo l'iniziale imbarazzo relativo alla scelta del posto dove portarli causato da abitudini troppo familiari ed alla presenza di due bambine piccole che monopolizzano le mie serate, mi attivo e la scelta cade su un ristorante vicino a Piazza Venezia consigliatomi da un amico per la cucina romana. Mi reco così all’appuntamento fuori dall’albergo di Gorman in zona via Veneto. Il programma prevede, ovviamente, anche la presenza della moglie di Mike, Teri e di Donny Marshall che inizia a lavorare insieme a lui proprio in quella stagione.
Dopo una passeggiata insieme che, non per caso, sarebbe passata davanti alla fontana di Trevi deliziando la signora Teri, ci avviciniamo al ristorante chiacchierando del più e del meno, ma spesso di altri argomenti (piuttosto che della squadra) e la sensazione che inizio a provare è di trovarmi con persone di estrema cortesia e disponibilità, per nulla sul piedistallo di una grande popolarità, curiosa di sapere e conoscere qualcosa dell’Italia e che, in poco parole, mi sembrava di conoscere da tempo.
Grande interesse desta il nostro “folle” modo di seguire in diretta notturna le partite, soprattutto quelle di una squadra che aveva vinto sole 24 partite! Ma anche grande impressione per la conoscenza enciclopedica di Fabio per la storia dei Celtics e Gorman ammette che solo il 2 o 3% dei tifosi di Boston sarebbero in grado di competere con lui, insomma i tifosi italiani di IAAC fanno la loro bella figura!
Tra un bicchiere di vino e l’altro si parla di tutto (Gorman si interessa anche di finanza sperando di avere da me indicazioni dall’Europa sui mercati finanziari, illuso …..) e si torna a fine serata verso l’albergo ma, passeggiando per via della Pilotta affollata da turisti provenienti da ogni parte del mondo,  qualcuno viene attirato dai due metri abbondanti di Marshall (ex di Connecticut con cinque stagioni NBA alle spalle) immaginando di incontrare qualcuno dei giocatori dei Celtics e saluta, un paio di altri ragazzi ci studiano meglio e uno di loro, avvicinatosi, si inginocchia davanti a Mike, esclamando in adorazione “Gorman is God”, giusto per levarci gli ultimi dubbi sul carisma del nostro ospite (e sul livello di sobrietà del ragazzo)…wow, ma siamo stati a cena con una vera celebrità!
La sera dopo la partita scendo in parterre per i doverosi saluti a lui e signora e lo trovo in abiti da lavoro (giacca e cravatta), mentre io sono vestito come uno scemo tutto in bianco verde, strappandogli un “You look like a real Celtics fan”, beh, direi che non è davvero un personaggio sul piedistallo!
E le “Vacanze Romane” del titolo cosa c’entrano in tutto questo? Poco, se non fosse che dopo cena riporto il nostro Fabio al suo alloggio sul mio motorino, proprio come Gregory Peck con Audrey Hepburn … beh, magari Fabio non ricorda troppo la Hepburn, ma giusto per rendere l’idea...


MICHAEL GORMAN

Michael “Mike” Gorman rappresenta per i Boston Celtics una sorta di “evoluzione della specie”. Se infatti gli anni dal 1953 al 1990 in sede di commento sono stati contrassegnati dallo “stile-Most” dichiaratamente di parte ed ai limiti dell’offensivo nei confronti degli avversari, dal giorno del suo arrivo Gorman ha portato in dote una ventata di classe e di obiettività. Ecco quindi che in occasione del suo sessantaduesimo compleanno I Am A Celtic regala un ritratto dell’uomo a cui – con l’avvento del mezzo televisivo – Johnny Most ha idealmente passato la torcia di “cantastorie” biancoverde facendone il “Virgilio” televisivo che ci ha accompagnato nell’inferno di 22 anni senza titoli, e poi al paradiso della diciassettesima bandiera.


Gorman portraitBostoniano “doc” (è nato il 24 novembre 1947 a Dorchester, il “neighborhood” più popolato e cuore pulsante del “Hub”), ebbe la fortuna di seguire le gesta della Dinastia degli Auerbach e Russell negli anni ’60, mentre si diplomava alla famosa Boston Latin School e quindi si laureava al Boston State College (oggi University of Massachusetts-Boston). Ancora molto giovane, si arruolò nella marina statunitense prestando servizio come pilota di aerei da ricognizione antisommergibile: pilotare un quadrimotore P-3 Orion con un equipaggio di dieci tra piloti, avieri e tecnici addetti alle strumentazioni in missioni di oltre dieci ore non è uno scherzo, ma Mike lo fece con la stessa passione che più tardi avrebbe incanalato nel raccontare lo sport. Terminato il servizio nella U.S. Navy, trovò la sua strada come commentatore sportivo presso le emittenti radiofoniche WNBH di New Bedford, Massachusetts, e WPRO di Providence, Rhode Island. La WNBH, fondata nel 1921, è una delle più vecchie radio negli Stati Uniti e Mike diventò immediatamente una voce conosciuta in tutta l’area del New England. Di lì a poco accettò l’incarico di Direttore dei servizi sportivi all’emittente televisiva WPRI di Providence e cominciò a commentare in diretta le partite di Rhode Island e dei Providence Friars.

All’inizio degli anni ’80 cominciò la lunga “storia d’amore” coi Boston Celtics: la Spectacor, fondata nel 1974 da Ed Snider, era la compagnia che gestiva lo Spectrum di Philadelphia e nel 1981 decise di allargare il mercato al New England fondando la televisione via cavo “Prism New England”. La Spectacor puntò sulla trasmissione degli incontri degli Hartford Whalers dell’hockey, dei Boston Breakers dell’USFL football ed ovviamente sui Boston Celtics di Larry Bird, e per affiancare il vulcanico Tom Heinsohn scelse il misurato ma allo stesso brillante Mike Gorman. All’inizio “Prism New England” era una piccola realtà da 500 abbonati, ma gradualmente guadagnò spazio fino ad ergersi come protagonista nel mondo sportivo di un ampia zona nel nord-est degli Stati Uniti. L’incontro tra Mike e Tom Heinsohn rappresentò la nascita di una delle coppie meglio assortite del panorama dei canestri d’oltreoceano, un duo che a quasi trent’anni di distanza continua ad ammaliare  i tifosi biancoverdi con la sua passione e la sua competenza. Dopo aver seguito da tifoso la epopee delle Dinastie di Bill Russell e Dave Cowens, Gorman ebbe così l’opportunità di raccontare quella di Larry Bird mentre “Prism New England” diventava “Sports Channel New England” e Spectacor vendeva le sue quote di mercato alla Cablevision, compagnia newyorchese al quinto posto tra le più grandi emittenti via cavo statunitensi. Era il 1983, e Cablevision sarebbe rimasta a fianco dei Celtics per ben ventiquattro anni: in seguito “Sports Channel New England” sarebbe stato ribattezzato “Fox Sports New England” (1998), “Fox Sports Net New England” (1999) ed “FSN New England” (2004) con la costante del duo inossidabile a raccontare le gesta del Trifoglio.

Gorman 1987 bisPensare a Mike Gorman come ad un cronista “monodimensionale”, però, sarebbe un errore: nel corso degli anni ’80 non si dedicò solo ai Celtics ma presentò come cronista principale il programma ESPN “Big Monday” con la partita della settimana della Big East. E poi altre “perle” nella sua luminosa carriera furono le cronache della “March Madness” per l’emittente nazionale CBS, quelle dei playoffs NBA per un’altra televisione nazionale, la TBS, quelle del torneo di tennis alle Olimpiadi di Barcelona nel 1992 per la NBC. All’esperienza spagnola sono legati ancora dei fantastici ricordi: un mese nella capitale della Catalogna assieme alla moglie Teri, alla figlia Kristen ed al…Dream Team originale, tanto che ancor oggi la famiglia Gorman nella casa newyorchese di tanto in tanto ritorna con la mente alle fantastiche giornate in terra iberica, ricordando aneddoti gustosi.

Ma il ruolo che ovviamente ama di più è quello che lo ha reso celebre: quello di “narratore” delle partite dei Celtics, ruolo nel quale funge anche da perfetto contraltare alla personalità del collega Tom Heinsohn, tenendo con grande perizia le redini della cronaca e stemperando i toni quando “Tommy Gun” si lascia andare ad una delle sue “tirate” esplosive. Ai cronisti si può applicare lo stesso principio che vale per gli arbitri: “più è bravo, meno si fa notare” e sotto questo punto di vista Gorman è senza ombra di dubbio un All Star del microfono: è sempre un “vettore” di informazioni senza caricare il telespettatore di notizie e colpi ad effetto. Chiaro, il sottile senso dell’umorismo a volte traspare dalle sue parole, ma – in un mondo televisivo in cui sempre più spesso chi è al microfono dimentica il suo ruolo e si convince di essere “lo show” - Mike dimostra di comprendere perfettamente la natura della sua professione lavorando “in punta di piedi” e lasciando che a parlare siano soprattutto le immagini. A volte “cavalca” le emozioni dell’estroso compagno, a volte le addolcisce con una punta d’ironia o con un veloce cambio di argomento ed è sempre conscio che a farla da padrone deve essere lo spettacolo offerto dal campo.

Arrivare al Garden, sedersi “high and above courtside” - “in alto in corrispondenza della linea mediana del campo” - a fianco di Tom Heinsohn e Johnny Most mentre racconti le gesta vittoriose di Larry Bird, Robert Parish e Kevin McHale finisce per fornire quantità industriali di adrenalina, ed ecco che poi diventa difficile costringersi a commentare squadre di livello inferiore. E’ ciò che accadde a Gorman quando gli infortuni cominciarono a colpire i Celtics, la Dinastia terminò e si aprì la buia parentesi degli anni ’90. Mike visse il declino dei “Big Three”, le morti di Len Bias e Reggie Lewis e le esperienze disgraziate di M.L. Carr e Rick Pitino con l’eleganza e la dignità che da sempre sono un suo tratto distintivo. Nel 1995, quando i Celtics si trasferirono al TD Banknorth Garden (allora chiamato FleetCenter), la postazione del duo venne spostata a bordo campo, a ridosso della panchina dei Celtics e dello spazio riservato ai cronisti radiofonici.

Heinsohn Gorman AllenGorman ed Heinsohn continuarono imperterriti a deliziare il pubblico con i loro “dai e vai verbali” anche quando le cose diventarono davvero tristi, quando al posto dei Bird e dei McHale i nuovi “eroi” si chiamavano Brett Szabo o Todd Day. Ciò che discrimina un cronista da un grande cronista è la capacità di “cambiare registro”, di identificare perfettamente il pubblico al quale si rivolge e quindi andare incontro alle sue aspettative. Ebbene, Mike Gorman e Tommy Heinsohn sono abilissimi: se la trasmissione va in diretta nazionale li sentirete ricordare spesso i nomi dei giocatori, approfondire i temi relativi alle “stelle” ed in generale dare un’infarinatura su tutte le tematiche di attualità riguardanti le squadre in campo. Una telecronaca figlia di un lungo lavoro di preparazione ed approfondimento, ed un tentativo (non sempre riuscito, in verità) di mantenere la più ferrea obiettività. Ma se la trasmissione va in onda solo nella zona di competenza dell’emittente locale (che al momento copre Massachusetts, Vermont, Maine, New Hampshire, Rhode Island e gran parte del Connecticut, un’area dell’ampiezza di circa due terzi della superficie d’Italia), la totalità dei tifosi sarà di fede biancoverde ed a conoscenza dei fatti legati alla squadra. In quel caso Tommy e Mike avranno meno “compiti per casa” ma potranno concentrarsi sulla partita, lasciando cadere nella cronaca di tanto in tanto qualche informazione quando è legata a ciò che sta accadendo sul parquet incrociato. In quasi trent’anni di lavoro, oltre mille telecronache e circa tre milioni e mezzo di spettatori raggiunti, i due hanno sviluppato un’invidiabile complicità mantenendo lo spirito “Celtics” che tocca il cuore dei tifosi del New England. Con il loro talento hanno accompagnato diverse generazioni di fan fino a diventare delle vere e proprie icone sportive: chi scrive è diretto testimone del fatto che nell’ottobre 2007, anche nel pieno centro di Roma, nel momento in cui una comitiva di ragazzi statunitensi incrociò i coniugi Gorman Mike venne riconosciuto ed osannato alla stessa stregua di un asso dello sport.


Dopo i “tempi bui” delle gestioni Carr e Pitino, il sospirato addio del proprietario Paul Gaston e l’avvento della coppia Grousbeck-Pagliuca con il GM Danny Ainge, le cose sono lentamente migliorate. Nel frattempo Mike Gorman aveva vinto più della squadra che commentava, aggiudicandosi ben cinque “Emmy Award” regionali e meritando l’introduzione nella Hall of Fame cestistica del New England nel 2004. Nel 2007 “Cablevision” vendette le sue quote a Comcast che l’1 ottobre di quell’anno, proprio in concomitanza con la beneaugurante trasferta dei Celtics in terra italiana, ribattezzò l’emittente “Comcast Sports Network New England”. E’ stata Comcast Sports Network ad accompagnare i Celtics al diciassettesimo titolo, con Gorman e Heinsohn a rendere ancor più epica l’incredibile cavalcata fino alla finale contro i Lakers. In quell’occasione Mike guadagnò spazio sulle testate locali ergendosi a paladino dei biancoverdi nel momento in cui tutti gli “esperti” pronosticavano la vittoria dei californiani: “Dieci reporter di ESPN su undici hanno dato i Lakers per favoriti, un massacro. Trovo clamoroso il modo in cui i giornalisti si siano inginocchiati ad adorare L.A. e Kobe Bryant. Mi ricorda il modo in cui furono trattati i Celtics del 1969, quando tutti quei palloncini erano appesi in attesa dei grandi festeggiamenti. Sembra che in California abbiano già appeso i palloncini, prima ancora che venga giocata una partita”. Inutile ricordare come andò a finire.


La vittoria del titolo nel 2008 e la sua disperata difesa nel 2009 sono storia recente, storia che grazie alle voci di Gorman ed Heinsohn è stata immediatamente rivestita da una patina dorata entrando nella mistica dei Celtics alla stessa stregua delle grandi “chiamate” di Most negli anni Sessanta, Settanta ed Ottanta. E se è vero che nel ventennio tra i “Big Three” degli anni Ottanta e quelli del Terzo Millennio in casa Celtics sono cambiate molte cose e tantissime le facce, la voce che ci racconta le partite dei biancoverdi non può non essere quella rassicurante di un gentiluomo di nome Michael Gorman.



VACANZE ROMANE - FOREWORD BY MICHELE PULCINI

Mike Gorman. He was a familiar face and a familiar voice, since I had seen many Celtics games broadcasted by him and Tom Heinsohn during the dark rebuilding years, but not even in my dreams I would have thought to have dinner with him.

Four Lovely Guys Rome 100607It all happened in the early days of October 2007: some emails and phone calls by Fabio announced me that we would have met some of the reporters coming to Italy with the team for the training camp, so it didn’t take me by surprise when on thursday evening Mike invited us to dinner.
At first I wasn’t sure I would have been able to set things up, little daughters are always quite demanding, but I managed to solve that problem and found a nice restaurant not far from Piazza Venezia. It was a perfect choice, so I arrived to Gorman’s hotel in via Veneto.


Mike’s wife, Teri was with us, of course, together with Donny Marshall who was beginning to work with Gorman that season.
We walked our way to the restaurant, and it was very nice to see Mike’s and Teri’s eyes widen like children’s when we strolled by the Fontana di Trevi, one of the most amazing places in the world. We closed in to the restaurant chatting about a lot of different topics, and I had that nice feeling that our guests were really curious about Italy, even Donny who had played in Avellino – not far from Naples - a few years before. With Mike, Fabio, Teri and Donny, the company was perfect and I felt as if we had been knowing each other for a long time.
Most of all, they were impressed by the fact that the Italian fans would see the Celtics’ games live at night, especially considering that during the past season the team had won only 24 games! Also, they were stunned by Fabio’s great knowledge of the Celtics history: Mike pointed out that only 2 or 3% of Celtics fans are so informed. It was really a great time, we talked like old friends and the time flied so fast.

After the dinner we were back to the hotel and in via della Pilotta, full of tourists from al over the world, some were attracted by the 6’7’’ frame of Donny (former University of Connecticut player with five NBA seasons under his belt) wondering if he was Celtic player. A couple of guys gave us a second look and when they recognized Mike one of them almost kneeled in front of him shouting “Gorman is God”: Mike smiled shyly, he didn’t seem to love the spotlight, but we were reminded that we just had had dinner with a celebrity!

A couple of days later, after the game, I wanted to greet everybody before they flew to England, so when Fabio made the hand signal, I just jumped over the railing and approached them near the PalaLottomatica court. While Mike and Donny were in work attire with a jacket and a tie, I looked like a fool: dressed in white and green from head to toe, I felt out of place, but they kindly told me “Hey, you look like a real Celtics fan!”, proving once again that Mike won’t let fame affect his perspective on life, nor will he let anybody put him on a pedestal.


So why the “Roman Holiday” title? Well, at the end of the day I took Fabio back home on my moped: just like Gregory Peck did with Audrey Hepburn in the old movie about 50 years before…of course Fabio is not as gorgeous as Audrey Hepburn! (Michele Pulcini)

 


MICHAEL GORMAN


Michael ‘Mike’ Gorman for the Boston Celtics is an evolution of the species of sorts. If the 1953-1990 commentaries were marked by a clearly unshakeable allegiance to the Celtics, while Johnny Most self proclaimed himself “a homer”, Mike Gorman brought the games a classy and objective perspective. On the occasion of his 62nd birthday, I Am A Celtic portrays the man to whom Most ideally passed the torch of the storytelling of the Green, turning him into the video companion for 22 years of basketball hell, until the final redemption of the 2008 championship.


Gorman portraitA Bostonian at heart, (he was born on November 24th, 1947 in Dorchester, the Hub’s largest and most populous neighborhood), he became a Celtics fan during the Bill Russell Dynasty, while he was attending Boston Latin School and later Boston State College (now University of Massachusetts-Boston). After graduation he enrolled in the U.S. Navy and was trained as a P-3 Orion pilot, performing reconnaissance and anti-submarine warfare duties. The thrill of flying a four-engine plane for more than ten hours is second only to Larry Bird’s last second heroics, and Mike put in it the same effort he would have later devoted to sports commentaries. When he was discharged from the U.S. Navy he found his way as a radio commentator at WNBH in New Bedford, Massachusetts and WPRO radio in Providence, Rhode Island. WNBH, dating back to 1921, is one of the oldest broadcast radio stations in America and his voice became suddenly a well known companion throughout New England. He served as sports director at WPRI-TV in Providence, as the voice of the University of Rhode Island on WPRO and as television play-by-play man for the Providence Friars.

His love-story with the Celtics began when Spectacor, a Philadelphia based sports and entertainment company, in 1981 launched Prism New England as the cable home for the Hartford Whalers, the Boston Celtics, the Boston Breakers and various college teams. Picking Mike Gorman was a choice that made a lot of sense, an elegant play by play suited perfectly with Tom Heinsohn’s colourful commentary.  In the beginning, Prism New England was just a modest cable network with only 500 subscribers.  It eventually attracted the interest of Cablevision, the New York-based company and in 1983 Prism was acquired and rebranded as Sports Channel New England. In the meantime, the Heinsohn-Gorman team was already making waves and Mike, after following the heroics of the Russell and Cowens-led dynasties as a fan, was ready to call Larry Bird’s feats from the booth.

Gorman 1987 bisDepicting Mike Gorman as a one-dimensional commentator would be a huge mistake though, even if his heart has always pumped green blood, he is far from being limited just to NBA action.  In the Eighties, he was the primary announcer for ESPN's "Big Monday" Big East Game of the Week, he called the NCAA basketball tournament on CBS, the NBA Playoffs on TBS and the tennis tournament at the 1992 Barcelona Summer Olympics on NBC. The month spent in Spain was a beautiful experience for the Gorman family. Mike, his wife Teri (the sweetest Grammy Award winner around) and their daughter Kristen spent a lot of time with the original basketball Dream Team and as a family they still retell stories and anecdotes they had that month.  Even though he is a broadcaster valued for his articulateness and ability to comment different sports, the Celtics games are where he belongs.

He is the perfect fit for Tom Heinsohn’s volcanic personality, skilfully holding the reins of the game and sweetening the pot when Tommy Gun’s tirades get a little too tense. Sports announcers on this aspect are like referees - the best ones are the ones who won’t become the show.  Gorman is undoubtedly the master of low profile, always letting the game flow to him and never "taking a bad shot".  Sometimes he will let his witty sense of humour pop up, but in a TV world where who mans the microphone often tend to forget that he is the entertainer, not the entertainment – Mike always takes the backseat, perfectly understanding his job is to complete what the cameras are telling. Sometimes he rides his partner in crime’s emotions, well knowing that a good jockey doesn’t mess up a great horse.  While other times, he offers the two cents of his undisputed wit, but he is always well aware that the Celtics are the show.

Sitting high and above courtside, alongside the likes of Johnny Most and Tom Heinsohn, calling a game with talents on the court such as Larry Bird and Kevin McHale, surely got him accustomed to dealing with the elite. So, when injuries started striking,  when Most got ill, Len Bias and Reggie Lewis died and the Big Three retired, it must have been tough for him to adjust to the less than stellar Nineties Celtics teams coached by M.L. Carr and Rick Pitino. Mike didn’t budge. His style was intact as he kept calling the shots with his trademark class and style.  In 1995, when the Celtics moved to the TD Banknorth Garden (then the FleetCenter), the dynamic duo had the broadcast position moved closer to the court, near the Celtics bench and beside the radio booth. “Sports Channel New England was rebranded Fox Sports New England in 1998, Fox Sports Net New England in 1999 and FSN New England in 2004, but the one thing that never changed was the odd couple wearing the headphones and broadcasting the games. In November 2001, the Gorman/Heinsohn team reached its 1,000th telecast, and in 2002, when CBS/Fox’s Pat Summerall and John Madden split, they became the longest-running TV-sports-broadcasting pair. "Working with Mike is like doing a game with your slippers on - Heinsohn told Sports Illustrated - we really feel comfortable with each other”.

Heinsohn Gorman AllenEven when Larry Bird and Robert Parish were replaced by the likes of Brett Szabo,Todd Day or Bruno Sundov, Mike and Tom kept playing their verbal give and go with their passionate and unadulterated demeanour.  As veterans of the profession, they knew well that national and local broadcasts had to be handled in a different way. They both experienced calling games at a national level so they know the difference: when they work for a network, they keep introducing the players over and over again, talking about the stars and being a little more basic or general than they would calling a game in a specific market. They try (not always succeeding) to treat both teams as if they were the home team, and because of the audience, they constantly introduce both teams and emphasize storylines with a lot of prep work before the game. When Mike and Tom are before a local audience, they understand fans already know all they want and need to know about Paul Pierce and Kevin Garnett.  There is little homework so if a story or angle seems applicable at the moment, they talk about it - but overall, they just go where the game takes them.

After the gloomy years and the arrival of the new owners in 2003, things got gradually better. In the meantime, while the Celtics stopped bestowing honours, Mike Gorman started collecting accolades: four regional Emmy Awards and the induction in the New England Basketball Hall of Fame in 2004. In 2007, Cablevision sold its share to Comcast and on October 1, 2007 the network was rebranded as CSN New England.  It was as good an omen as the Rome trip where the Celtics bonded en route to their 17th banner, and before the Finals, when most of the national sportswriters predicted a Lakers win, he stepped to the foul line and shot some free throws: "What I've seen so far is a remarkable love affair on the part of the national media with the Lakers. I find that fascinating. I guess that is Los Angeles being Los Angeles. ESPN had 10 basketball experts listed and all [but one] picked the Lakers. That's really saying it's going to be a rout. It reminds me going back to when the Celtics beat the Lakers in LA [in 1969] when all the balloons were in the ceiling waiting to be released to celebrate. It seems like they've already got the balloons up and they haven't played a game yet".  Mike proved to be a much better analyst than ESPN staffers, and even if there weren’t balloons hanging from the rafters, we all remember the Staples Center turning into, as Dan Shaughnessy wrote, “The land of air kisses and frozen smiles”.  Mike Gorman was right, ESPN was wrong.  The Celtics were champions again.

That title and its desperate defense in the 2009 playoffs are recent history, a history that has been covered with the golden coating of Gorman’s broadcasts, becoming part of the fabled Celtics Mystique in the tradition of the great calls of the great Boston teams of the Sixties, Seventies and Eighties.  Even if is true that almost everything and all the faces changed chez-Leprechaun in the last twenty years, we are so devoted to this classy gentleman that we could not even imagine a different voice calling the Games of the Green other than Mike Gorman’s. (Fabio Anderle)

Commenti   

Andrea Del Vanga
#1 Andrea Del Vanga 2009-11-23 23:23
Mi leggo con calma e con piacere questa perla del duo Anderle/Pulcini...ma intanto...mitica la foto!! Siete bellissimi!! :-)
Andrea Del Vanga
#2 Andrea Del Vanga 2009-11-23 23:32
Gorman is God e voi in motorino tipo Vacanze Romane sono due scene che mi commuovono. Bello sarebbe anche ritrovare l'intervista che vi fece Gorman e che io ho visto. Ma ne avete completamente perso traccia?

In quanto a Gorman, che dire: grande personaggio, grande finezza, grande competenza e umanita'. Le sue telecronache con Heinsohn sono una delle tante ragioni per amare questa squadra.
Leonardo Ancilli
+2 #3 Leonardo Ancilli 2009-11-23 23:37
A me Gorman ricorda per certi versi Nando Martellini, ossia telecronache essenziali (Martellini diceva solo il nome dei giocatori, senza lanciarsi in slang assurdi tipo "Carica il destro, non va" o cavolate simili), con l'intento di raccontare basket senza dover per forza stupire.

La competenza è cinque stelle e anche la positività di questo grande uomo, mi ricordo che nella stagione 2006-07 quanto tutti pensavamo ad Oden e Durant e basta lui ad ogni gara rimarcava i progressi dei giovani, con analisi tecniche mirate e sempre confortate dai fatti.

In coppia con Tom sono da sballo, e dalle loro telecronache si percepisce chiaramente che si divertono come pazzi entrambi.

Direi che Gorman per il suo compleanno si merità il più classico dei "Tommy Point" :-)
Michele Pulcini
#4 Michele Pulcini 2009-11-24 09:02
Andrea, purtroppo si, perchè l'articolo su Celticsblog con molta fatica si trova ancora, ma il link al file video è sparito in quanto era agganciato a sua volta all'archivio di CSN, peccato, anche se non vi perdete molto ....
Rondo9
#5 Rondo9 2009-11-24 11:07
TAKE IT and MAKE IT!
Ubuntu
#6 Ubuntu 2009-11-24 11:26
Happy birthday Mr.Gorman and thank you very much to Michele and Fabio for the beautiful article!!! Well done boys!!! :-) ;-)
Angelo
#7 Angelo 2009-11-24 12:59
Se non conoscete di persona il duo Pulcini-Anderle sappiate che Pulcini è il primo a destra nella foto, e Anderle è quello basso. Mi sfugge chi sia il losco figuro di fianco a Gorman, probabilmente la guardia del corpo...
Legend
+1 #8 Legend 2009-11-24 13:10
Citazione Angelo:
Se non conoscete di persona il duo Pulcini-Anderle sappiate che Pulcini è il primo a destra nella foto, e Anderle è quello basso. Mi sfugge chi sia il losco figuro di fianco a Gorman, probabilmente la guardia del corpo...


Disgraziato... per fortuna tutti leggendo l'articolo possono vedere a) chi è Gorman, b) Michele che scrive "mentre io sono vestito come uno scemo tutto in bianco verde" e c) la citazione sulla presenza di Donny Marshall che, come molti sanno, è afroamericano. Quindi il povero Anderle dev'essere per forza quello alto e sorridente... ma poi scusa, e la foto del mio avatar? Di cosa sei fatto, pesto per via endovenosa?
Shamrock
#9 Shamrock 2009-11-24 13:23
E vabbè, allora in quanto ad avatar non mi batte nessuno, oltre a Mike io c'ho pure Tommy... :lol:

Scherzi a parte, bellissima sorpresa quest'articolo (che spero vivamente arrivi in qualche modo al protagonista dell'articolo stesso, non potrebbe far altro che apprezzare...altrimenti ditemi che la versione inglese è per i militari della base Nato di Aviano... :roll: ).

Posso solo aggiungere che conoscere Mike Gorman a Boston fu senza dubbio uno degli "highlights" della mia "carriera" come tifoso dei Boston Celtics; credetemi un'esperienza che vale quasi quanto un titolo NBA...
La disponibilità e simpatia non solo sua ma anche della meravigliosa moglie, Teri, e della leggenda vivente Tommy Heinsohn sono e rimarranno sempre nel mio cuore, come lo "scherzetto" del video che lo stesso Mike orchestrò per rendere la mia esperienza al Garden qualcosa di unico ed indelebile.

Tanti auguri Mike! E commentaci ancora qualche altro titolo!
Edo The Chief
#10 Edo The Chief 2009-11-24 13:27
Mi fate venire proprio invidia, aver la possibilità di conoscere certe persone e' una bella fortuna, pari a quella di parlare correntemente l'inglese.
La figura di Gorman penso sia rara anche negli states, e concordo con Leo il paragone con il compianto Nando calza a pennello.
Alberto
#11 Alberto 2009-11-24 14:03
Credo che Gorman sia una grande persona e anch'io ammetto di provare un pizzico di invidia per voi che lo conoscete e potete condividere con lui tanto dei nostri Celtics.
Mi accontento di averlo salutato per una decina di secondi 2 anni fa a Roma grazie a Fabio.
Grazie di nuovo Fabio.
Legend
#12 Legend 2009-11-25 07:23
Come ho scritto nell'articolo, "un buon fantino è quello che non spreca un grande cavallo": l'argomento del pezzo era una persona fantastica oltre che un amico, e quindi "la penna correva da sola".

Mike non è solo un ottimo professionista, ma è anche un uomo unico che sono fiero di poter chiamare amico.
brenda.worth
#13 brenda.worth 2010-03-27 19:12
Fantastico! La passione nel vostro articolo mostra non solo il vostro entusiasmo per lo sport, ma anche per tutti coloro che lo seguono. Un tributo a Michael Gorman davvero apprezzabile. Grazie. :-)

Per poter usare i comenti agli articoli è necessaria la registrazione