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Sono le tre e quaranta del mattino del 18 agosto 2004, a Tampa, Florida. Un agente di pattuglia su Martin Luther King Boulevard vede un’automobile sbandare mentre si avvicina alla rampa di accesso alla I-4. Il poliziotto accende il lampeggiante e fa accostare il mezzo, poi scende, si avvicina all’abitacolo e tra le domande di rito chiede al conducente se abbia bevuto. Questi risponde di no, ma quando l’agente lo invita a sottoporsi al test, il pilota rifiuta, ed è costretto ad arrestarlo. Immaginate la sorpresa quando dal veicolo scende un gigante da 220 centimetri e 130 chili… manette e trasferimento in centrale…

Però persino il coriaceo agente del dipartimento della Florida non può trattenere un sorriso, mentre stende il rapporto: alla domanda “che lavoro fa” il detenuto risponde “self-trainer”, “auto-allenatore”… 

Per scaricare sul proprio Computer o Smartphone il podcast cliccare con il tasto destro del mouse e selezionare "Salva oggetto con nome" sul link sottostante : Scarica il podcast #29: L'Aragosta 

 

pod29Un personaggio così non può che regalarci una storia unica, anche se triste… è la storia di Dwayne Kenneth Schintzius, un giocatore che non mi stava neppure particolarmente simpatico. Alla fine degli anni ’90 eccolo lì in maglia Celtics con i suoi tatuaggi, la sua aria da bulletto di campagna e quell’orribile “mullet”. Cos’è il “mullet”? E’ il taglio di capelli in voga dieci anni prima, adottato persino da Larry Bird: capelli corti davanti e sulle tempie e lunghi dietro. Solo che il “mullet” di Dwayne era di dimensioni inquietanti, al punto che lui stesso lo aveva soprannominato “the Lobster”, “l’aragosta”.

Dwayne nasce il 14 ottobre 1968 a Brandon, Florida, una città da centomila abitanti nelle vicinanze di Tampa. Il suo primo amore sportivo è il baseball ma quando comincia a essere un po’ troppo alto per mazza e guantone il padre – vicesceriffo della contea di Hillsborough - lo dirotta verso il basket. I ragazzini sanno essere tremendi con chi è diverso: troppo magro, troppo grasso, troppo basso…nel caso di Dwayne è l’altezza eccessiva ad essere un problema, e con quei capelli corti diventa un bersaglio: “Ehi, già sei uno stupido giraffone, se poi ti tagli i capelli sei un Doppio Stupido” gli dicono. I capelli lunghi diventano un’affermazione di personalità, un mezzo per essere accettato, ma allo stesso tempo le derisioni sviluppano in lui una vena di cattiveria. Il fatto di essere più alto degli altri ragazzini lo rende più popolare ma anche abbastanza antipatico, del resto non gli dispiace fare il bullo. Al liceo diventa subito una stella dei canestri e la cosa che gli garantisce una certa impunità. Frank Vining, l’allenatore di Brandon High, cerca di spiegargli che se ce la mette tutta, lavora sodo e migliora tecnica e carattere un giorno potrebbe fare un bel po’ di soldi, col basket, ma il ragazzo non è un mostro di applicazione e di volontà. Quei sette piedi e rotti gli bastano per dominare: guida gli “Eagles” ad una finale statale nel 1984 e ad un’altra “Final Four” l’anno successivo. Nel campionato da “senior” tiene medie di oltre 21 punti e 17 rimbalzi a partita e viene eletto All-American e diverse università di spicco cercano di reclutarlo. Norm Sloan, coach di Florida gli assicura una certa “libertà d’azione” compresa la salvaguardia del “lobster” che altri allenatori lo costringerebbero a sacrificare, e così il lungagnone decide di diventare un “Gator”.

1Fin dal primo incontro di Florida University si capisce che saranno quattro anni lunghi: Schintzius per gioco prende a calci “Seminole”, la mascotte dei “cugini” di Florida State… Poi, qualche settimana dopo, due ragazzi gli si avvicinano e gli pongono una delle domande che ogni uomo di altezza superiore alla media prima o poi deve affrontare, accompagnata dall’inevitabile risatina: “com’è il tempo lassù”? Dwayne risponde “Sta piovendo” e per dimostrarlo sputa sulla testa dei due malcapitati. Pensa sia divertente, ma per chi si prende lo sputo non lo è. Nonostante il talento indiscutibile e le mani morbidissime gli aprano quasi subito le porte del quintetto base, la personalità poco matura lo rende in breve tempo uno degli atleti meno amati dell’intero panorama cestistico universitario. Fa la linguaccia a pubblico ed avversari, discute con gli arbitri, corre a ginocchia alte mentre torna in difesa dopo un canestro importante… eppure è un atleta come pochi, e Florida University vince come mai in passato. La coppia di guardie, gli “M & M’s” - Lawrence Moten e Vernon Maxwell - ora ha un valido supporto sotto canestro ed i “Gators” volano: 21 vittorie, 10 sconfitte e l’accesso al primo Torneo NCAA nella storia dell’ateneo. Al campus di Gainesville il 13 marzo 1987 si festeggia quando al primo turno Florida elimina con un secco 82 a 70 North Carolina State di Vinny Del Negro. I festeggiamenti diventano tripudio il 15 marzo mentre Schintzius (21 punti e 6 assist) domina i lunghi di Purdue e guida i suoi ad un facile successo per 85 a 68. Tre giorni dopo in una conferenza stampa nel New Jersey gli chiedono del prossimo avversario, il centro di Syracuse Rony Seikaly, e Dwayne spiega come lo attaccherà, come lo spingerà a commettere falli e come lo distruggerà. Termina dicendo: “So di essere fortissimo, devo solo imparare a smettere di dirlo a tutti”. Forse avrebbe dovuto smettere qualche minuto prima, perché Seikaly, che ha seguito l’intervista, fa a Schintzius esattamente quello che Dwayne voleva fare a lui: lo distrugge segnandogli 33 punti in faccia. Gli Orangemen eliminano Florida mentre tutti ridono di quel gigante chiacchierone e lo battezzano “The Mouth of the South”, “la Bocca del Sud”.

Nel frattempo Schintzius è stato selezionato per la rappresentativa statunitense che partecipa ai Campionati Mondiali Under 19 a Bormio, in Italia. Nonostante la presenza di un coach di prima qualità come Larry Brown e di futuri professionisti del calibro di Gary Payton, Larry Johnson, Scott Williams e Lionel Simmons, i giovani americani subiscono due inattese sconfitte dalla nazionale jugoslava dei vari Vlade Divac, Dino Radja e Toni Kukoc. Dwayne trova il modo di litigare anche con il rinomato allenatore che, stanco dei suoi capricci, ad un certo punto gli intima di seguirlo in cantina a risolvere i loro problemi una volta per tutte: “Avanti, grosso figlio di buona donna, ho fatto a pugni con gente ben più grossa di te”. Schintzius rimane interdetto, e pensa che il coach sia più pazzo di lui… fanno la pace e dal quel momento fileranno d’amore e d’accordo, nonostante le sconfitte con gli slavi.

2Nella stagione 1987-88 i “Gators” partono in quarta ed alla fine di gennaio il bilancio dice 15 vittorie e 4 sconfitte, un risultato mai raggiunto prima. Dwayne mostra la solita tecnica sopraffina ma conferma anche il suo carattere “problematico”: il 12 marzo 1988, con i “Gators” sotto di due a tempo quasi scaduto ed un compagno pronto a tirare un “libero”, rifiuta di rientrare in campo per un disperato tentativo di correggere a canestro l’errore volontario dalla lunetta. L’allenatore ci rimane male ma poi lo prende da parte cercando di fargli capire il concetto di “squadra”. Da quel momento il “motore” comincia a battere in testa ed i “Gators” chiudono a 22-11: la classifica peraltro è più che sufficiente per un viaggio al secondo Torneo NCAA, dove eliminano St.John’s prima di arenarsi di fronte a Michigan State ed ai 39 punti di uno scatenato Glen Rice. Nel maggio del 1988 Dwayne si reca a Colorado Springs per partecipare assieme ad altri 91 atleti alle selezioni per la nazionale statunitense che parteciperà alle Olimpiadi di Seul, ma non riesce ad entrare in squadra.

Rimane uno “spirito libero” per i suoi tifosi e un “idiota” per i suoi detrattori, e probabilmente hanno ragione entrambi. Lui stesso ammetterà: “Pensavo di essere troppo bravo per accettare consigli dagli allenatori. Ero convinto di essere forte, il migliore, e facevo il fenomeno: mi allenavo con sufficienza, sembravo il cattivo di certi film. Allora ero viziato ed arrogante”. Quanto arrogante? Alle 2 e 15 del mattino del 5 novembre 1988, Dwayne termina un alterco davanti alla discoteca “Animal House” di Gainesville colpendo con una racchetta da tennis un altro studente di Florida, Pat Sullivan. La vittima vuole sporgere denuncia, l’atleta fa ammenda e Sullivan ritira le accuse. Le scuse però non sono sufficienti per l’ufficio disciplinare dell’ateneo che sospende Schintzius per quattro partite. I genitori assicurano che Dwayne voleva solo divertirsi, ma chi era presente spergiura di aver visto un’espressione piuttosto cattiva sul suo viso, al momento della “voleè”.

La stagione sportiva, dopo la sospensione, per lui diventa una sofferenza. Non lo dice, ma quando nella trasferta dai cugini di Florida State quelli lo prendono a palline da tennis, o quando i tifosi di Illinois intonano il coro “Bo-ris, Bo-ris” evocando le gesta del tennista tedesco Boris Becker, Dwayne ci resta male. I “Gators” poi, faticano: a metà gennaio il bilancio è di 8 vinte e 9 perse, eppure la truppa di Sloan è ancora in corsa per il suo primo titolo della SEC. Tutto si decide nel confronto diretto in programma il 25 gennaio al Memorial Gymnasium di Nashville, Tennessee, dove i “Commodores” di Vanderbilt University giocano le loro partite interne. A sei secondi dal termine di una gara combattuta, sul 72 a 70 e col possesso palla sembra che Vanderbilt abbia in mano il titolo di Conference. Ed invece accade l’incredibile: due tifosi lanciano delle palle da tennis a Schintzius come beffa finale. L’arbitro John Clougherty fischia e da regolamento punisce i padroni di casa con un fallo tecnico: i “Gators” avranno due tiri liberi per mandare la gara ai supplementari. In lunetta coach Sloan manda proprio Schintzius dicendogli: “E’ la tua partita, la tua battaglia. Vai e segna i tiri liberi, poi li batteremo nel supplementare”. Dwayne ci va e sembra che tutto il Memorial Gymnasium ce l’abbia con lui: ma l’atleta insacca freddamente entrambi i tiri liberi e poi nel supplementare straccia gli avversari, consegnando a Florida il primo titolo di Conference della sua storia. E’ uno dei momenti più clamorosi della storia dello sport a stelle e strisce: “Game, set and match”, commenta David Steele, cronista di Florida che con quella frase entra pure lui nella storia del basket.
3I “Gators” infilano una serie vincente e si presentano al Torneo NCAA con un bilancio di 21 vittorie e 12 sconfitte che due mesi prima sembrava irraggiungibile. Il talento però è poco ed al primo incontro dei Regional vengono strapazzati da una non irresistibile Colorado State.

Nel frattempo l’allenatore Norm Sloan è finito nel mirino degli investigatori: Vernon Maxwell, l’ex stella dei Gators, ha ammesso di aver fatto uso di cocaina e di aver ricevuto denaro durante la sua permanenza a Gainesville. Sloan è costretto a dare le dimissioni ed il nuovo nocchiero Don DeVoe finisce subito in rotta di collisione con Schintzius. Il centro per protesta con il licenziamento di Sloan, salta il primo allenamento e subito dopo viene sospeso per una rissa al campus.
DeVoe ama la disciplina: per tornare in squadra “l’ammutinato” deve tagliare il “lobster”, perdere peso, frequentare le lezioni. Dwayne lo fa, ma il 25 gennaio 1990, dopo 11 partite (6 vinte e 5 perse), ne ha abbastanza e abbandona definitivamente i “Gators” rilasciando una dichiarazione scritta che recita: “E’ fuori discussione che giocare per coach Sloan e per l’assistente allenatore Towe fosse facile, e che per farlo dovevi accettare la loro autorità ed il loro giudizio. Ma questo non significa che io debba accettare di navigare al comando del capitano Achab”. Da quel momento Florida affonda perdendo sedici partite su diciassette… Achab-DeVoe viene “silurato” pochi mesi dopo dopo. Schintzius rimpiangerà di aver lasciato i “Gators” in braghe di tela: pur rimanendo un personaggio controverso, è indubbio che dietro all’arroganza e “all’aragosta” c’è un ottimo giocatore che ha messo Florida sulla mappa del basket che conta.

Durante il draft NBA 1990 Dwayne riceve una telefonata: all’altro capo la stessa voce che lo aveva sfidato a fare a pugni in Italia. Larry Brown, coach dei San Antonio Spurs, gli chiede: “Sei contento di non avermi colpito in quel garage”? Schintzius vola in Texas e firma un contratto da un milione e mezzo per tre stagioni. Sul campo le cose non vanno altrettanto bene, però, anche a causa di un infortunio alla schiena che lo limita a sole 42 partite. Il GM texano Bob Bass ritiene che per l’immagine della franchigia il “lobster” non sia proprio il massimo e gli chiede di tagliarlo. Dwayne obbedisce e gli spedisce il “codino” in busta espresso: indispettito, il 23 settembre 1991 Bass spedisce lui a Sacramento in cambio di Antoine Carr. Ai Kings non è che faccia vedere meraviglie anche perché a gennaio si infortuna e si sottopone ad un intervento di ernia del disco. I Kings lo tagliano il 20 luglio 1992, e nonostante le sue imperfette condizioni fisiche e la non scintillante etica di lavoro di riabilitazione, i New Jersey Nets gli propongono un contratto da 140,000 dollari.
4Ma il recupero è lungo e Dwayne riesce a giocare in sole cinque partite di regular season per 35 minuti complessivi. Nella serie di playoffs contro Cleveland, però, con i centri Sam Bowie e Chris Dudley infortunati, fa vedere cose interessanti risvegliando l’interesse non solo dei Nets ma anche dei Milwaukee Bucks. Nella “lotta” tra le due franchigie a vincere è Dwayne Schintzius che ottiene un contratto triennale da 3.6 milioni nonostante nei primi tre campionati abbia giocato solo 85 partite su 246. Ha la grande occasione della sua carriera: all’inizio della stagione 1993-94 il centro titolare Benoit Benjamin è infortunato e lui può partire in quintetto nelle prime sette gare. In cinque di quelle partite segna solo un canestro, ed appena Benjamin rientra Dwayne finisce a fondo panchina. Gioca solo 30 incontri e poi è vittima di altri problemi fisici. Ormai il trend è quello: nel campionato 1994-95 è ancora ai Nets (43 partite giocate), in quello 1995-96 è a Indianapolis (33 incontri disputati), nel torneo 1996-97 è a Los Angeles sponda Clippers dove scende in campo in 15 occasioni. Infortuni assortiti a ginocchia e caviglie ed una gastroenterite lo costringono a frequenti stop ed a quel punto in sette campionati NBA ha totalizzato solo 201 presenze, meno di trenta di media a stagione.

Altri infortuni lo bloccano nel campionato 1997-98 e quando “esplode” il lockout è convinto che nessuna squadra lo chiamerà. Invece arriva la telefonata di Rick Pitino che ha bisogno di un lungo per completare il roster dei Celtics: il 21 gennaio 1999 Dwayne firma un contratto da 400,000 dollari per la “stagione monca” da 50 partite e con quel “mullet” biondo platinato diventa subito uno dei beniamini del Fleet Center. Nel corso di un’intervista si dimostra eterno bambinone indicando con orgoglio il tatuaggio sulla caviglia sinistra, istoriata da un personaggio dei fumetti con pallone in mano: “E’ il mio amico ed il mio mentore, Bart Simpson”, sentenzia. Sul bicipite destro ha anche un tatuaggio di un drago che lancia fiamme, ma in realtà sono ben poche le fiamme che riesce a lanciare in quel campionato. Anzi, diciamola tutta: la sua presenza non lascia il segno, perché mette piede in campo in 16 partite per un totale di 67 minuti in cui segna solo 4 dei 16 tiri tentati. Nel’agosto di quell’anno Boston lo manda a Denver ed i Nuggets, valutati i problemi fisici, lo “scaricano” senza troppe cerimonie. In fin dei conti la sua scheda medica parla di un’operazione ad un disco intervertebrale, due al ginocchio, tre interventi chirurgici per caviglia, tre fratture al naso ed una lussazione alla spalla… nemmeno i più famosi stunt-man hollywoodiani possono competere. Dwayne si ritira e si sposa, ma otto mesi dopo si guarda allo specchio e vede un uomo grasso e irritato. Pesa 135 chili e dice di aver smesso perché la seconda moglie è gelosa e crede che tutti gli atleti professionisti tradiscano le consorti… così decide di divorziare da lei e da 16 chili, e nel 2001 trova un ingaggio in Alabama coi MOBIL Mobile Revelers della lega sviluppo. Un’ultima apparizione nelle leghe minori, poi appende le scarpe da basket al chiodo e si dedica agli spot pubblicitari, al management ed al marketing sportivo.

A parte l’arresto per guida in stato di ebbrezza nell’agosto del 2004, la sua vita scorre tranquilla e lui se la può prendere comoda. Nell’estate del 2009, durante una vacanza nella splendida cornice delle Florida Keys, si sente poco bene. Crede di avere l’influenza, vomita, prende le medicine ma l’influenza non se ne va ed i suoi familiari insistono perché si sottoponga a delle visite. L’ematologo capisce subito la natura del problema, e dopo ulteriori esami si arriva alla conferma: l’11 settembre Dwayne manda al fratello Travis un SMS agghiacciante: “Ho la leucemia”.

La chemioterapia per un malato è sofferenza pura e travolge mente e corpo mentre il trattamento uccide le cellule “cattive” assieme a quelle “buone. La disperazione sta per prendere il sopravvento, ma proprio nel momento più buio Dwayne trova in sé e nella famiglia la forza di reagire. Gli ex-avversari, gli ex-compagni ed i tifosi lo incitano a non mollare, e persino Don DeVoe, il coach di Florida che lui stesso aveva definito “Achab” come il pazzo comandante del Pequod alla caccia di Moby Dick, si fa sentire: “Continua a lottare, non smettere”, gli scrive.
E lui continua. L’ematologo che si prende cura di lui al Moffitt Cancer and Research Institute di Tampa, Florida, è il dottor Ernesto Ayala, e fa un ottimo lavoro. Trova in Travis Schintzius, fratello di Dwayne, un donatore di midollo osseo compatibile ed il 12 gennaio 2010 sottopone l’atleta al trapianto. Il malato perde 25 chili e la terapia costringe i medici ad intubarlo ed a metterlo in coma farmaceutico per 18 giorni, però comincia a riprendersi ed alla fine, dopo 109 giorni di degenza, può lasciare l’ospedale.

5Il coma ha danneggiato alcune terminazioni nervose e Dwayne ha perso sensibilità nelle gambe e nei piedi: perciò decide di riprendere ad allenarsi per riguadagnare peso e fiducia in sé stesso. Nel luglio del 2010 arrivano buone notizie: i controlli di routine evidenziano l’assenza di cellule tumorali e viene dichiarato guarito. Pochi mesi dopo l’Università della Florida lo invita come ospite speciale alla partita interna che i “Gators” giocheranno in febbraio contro i Georgia Bulldogs. Dopo l’accesso alle Final Four nel 1994 e nel 2000 ed il titolo nazionale nel 2006 e 2007, alla fine a Gainesville hanno perdonato il “fuggitivo” del 1990 e lo celebrano come merita chi ha messo Florida sulla mappa del basket che conta.
All’intervallo Dwayne viene presentato alla folla che scatta nella “standing ovation” mentre un video con le sue giocate ed il suo “lobster” infiamma ancora una volta i tifosi. Lui sorride e ringrazia, ed a fine partita viene invitato nello spogliatoio dove si intrattiene con coach Billy Donovan e con la squadra.

Sarebbe bello poter finire con questa immagine la storia di un uomo che vive all’insegna della trasgressione fino al giorno in cui, sfiorato dalla tragedia, capisce il senso della vita. Purtroppo questa volta non c’è lieto fine: il mostro che Dwayne aveva sconfitto è tornato ed ha vinto. Dwayne Schintzius se n’è andato nel sonno alle 2:45 del pomeriggio del 15 aprile 2012, e di fronte alla “livella” ogni scherzo, battuta, sciocchezza e canestro diventano vacui. Ogni parola di saluto sembra vuota, retorica, ed allora lascio che siano le sue parole a salutarci: “Sapete una cosa? Bisogna godersi ogni singolo giorno che viviamo su questo pianeta”. Lui lo ha fatto.

 

Commenti   

maggiora
#1 maggiora 2014-03-03 10:15
Bel podcast,non sapevo che Schinzius non fosse piu' tra noi;la sua storia e'
simile purtroppo a quella di tanti,buon talento,con la penuria di pivot
nell'Nba attuale sarebbe stato "coccolato" e molto ben pagato per anni,ma
purtroppo con un carattere un po' cosi' e un'attitudine sbagliatissima.
Zio Trifoglio
#2 Zio Trifoglio 2014-03-03 23:19
mi spiace per la triste vicenda umana, anche io non sapevo che fosse venuto a mancare

e questa cosa mi fa un po' vergognare di quello che ho pensato ai tempi di lui...mi ricordo che ai tempi ritenevo che solo un...quadrupede...come Pitino potesse volere un altro...quadrupede...come Schinzius... :oops:
Analfabbasket
#3 Analfabbasket 2014-03-04 12:24
Bellissima storia Fabio, la parte delle palline da tennis è eccezionale. ;-)
Andrea Del Vanga
+1 #4 Andrea Del Vanga 2014-03-04 17:52
Da noi quel taglio di capelli lo chiamavano all'epoca, se non ricordo male, all'albanese.
Analfabbasket
#5 Analfabbasket 2014-03-05 10:11
Da noi "Big Polak"...
Legend
+2 #6 Legend 2014-03-05 10:35
In Friuli era "curts davant e luncs daùr" ("corti davanti e lunghi dietro") però la fantasia di Dwayne nel vederci "l'aragosta" è più pittoresca, ammettiamolo...

Zio, ammetto anch'io di non averlo visto di buon occhio neppure io e del resto a volte si comportava proprio da s*****o, ma è stato un personaggio e comunque nella nostra galleria ci sta bene.

Non l'ho citato, ma mi pareva di ricordare che in uno dei suoi tatuaggi (era uno dei primi bianchi ad usare "l'inchiostro") avesse scritto il nome della fidanzata che poi all'atto della "rottura" era stato costretto a coprire con un altro disegno... ma non ho avuto riscontri e così a malincuore non ho menzionato il fatto.

Perchè tutto quello che leggete nei podcast è storia... :)
steve_7
+1 #7 steve_7 2014-03-05 13:30
ricordo la sua faccia soddisfatta quando, emulo di Chocolate Thunder, decise di portarsi a casa il canestro durante la partita contro l'Italia ai mondiali juniores.
Michele Pulcini
+1 #8 Michele Pulcini 2014-03-06 21:10
Premesso il doveroso rispetto per chi non è più tra noi, queste splendide storie iniziano a farmi un poco arrabbiare con 'sti ragazzi che hanno sprecato in parte o tutto il talento donatogli: forse perchè gli dei del basket a me non hanno dato neanche una minima, infinitesima oncia di talento (fisico o di altro tipo), la mia invidia è assoluta nei loro confronti, così come, appunto, il fastidio di vederlo sprecato.

E non mi pare che in questo caso Fabio ci abbia raccontato di situazioni sociali o familiari disagiate a rovinare l'adolescenza del ragazzo, solo la mancanza di voglia a supporto di quel talento che avrebbe potuto portarlo a livello molto più alti.

Che spreco .....
Leonardo Ancilli
#9 Leonardo Ancilli 2014-03-23 13:55
SEGNALO CHE IL PODCAST E' STATO AGGIORNATO CON LA TRASCRIZIONE TESTUALE E DELLE BELLE FOTO SU DWAYNE SCHINTZIUS.

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