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Nonostante Ron Artest gridasse al miracolo su Twitter l'incontro non ha portato a nessun accordo e le parti ora sono più distanti che mai. I negoziati per il momento si sono interrotti e non sembra ci sia voglia tra le parti di mettersi di nuovo al tavolo delle trattative nel breve, "potremmo tornare a trattare tra un mese o forse due" ci fanno sapere dalla NBPA. Nell'incontro odierno, durato più di 4 ore, i giocatori sono scesi nelle loro richieste arrivando al 53% del BRI, mentre i proprietari offrivano il 47%. Stern comunica che se entro lunedì non verrà trovato un accordo salteranno le prime due settimane di Regular Season, mentre al momento è stata ufficialmente cancellata la Pre Season. In realtà però data la distanza delle parti non è neppure stata fissata una nuova riunione entro lunedì. Le parti continuano ad essere su posizioni inconciliabili, l’associazione giocatori ribadisce che non è disposta a scendere sotto il 53% del BRI, e di non accettare un salary cap di tipo hard che porti di conseguenza ad una rinegoziazione dei contratti in essere, mentre l’NBA ribadisce la volontà di non voler concedere ai giocatori più del 47% e di volere un salary cap di tipo hard. Tra i tanti giocatori presenti alla riunione di ieri tra i più attivi ci sono stati Kobe Bryant e i due Celtics Paul Pierce e Kevin Garnett, soprattutto quest’ultimo è apparso molto deciso in alcuni scambi di battute, e ha fatto capire a chiare lettere che i giocatori non scenderanno sotto il 53% del BRI. Gli scenari futuri sono tutt’altro che rosei, l’associazione giocatori ha fatto presente che di fatto la trattativa non c’è perchè l’NBA non si è mossa di un millimetro dalla sua posizione iniziale dello scorso giugno, mentre l’associazione giocatori si è dimostrata più aperta alla trattativa, ma le proposte dell’NBA rimangono inaccettabili, ma soprattutto l’associazione giocatori punta il dito sul fatto che l’NBA non voglia aiutare le franchigie in difficoltà aumentando il revenue sharing, ma facendo pagare questa situazione solo ai giocatori. In virtù di questo l’associazione giocatori vuole fare una verifica con la propria base, e per tutta la settimana saranno organizzati meeting e teleconferenze a gruppi per illustrare lo stato delle cose e i probabili scenari a più giocatori possibili. Sembra invece perdere quota la possibile intrusione nella trattativa del gruppo di sei principali agenti, Stern ha tagliato corto, dicendo che come riconosce come unico interlocutore l’associazione giocatori, e che una sua eventuale decertificazione porterebbe la vicenda in tribunale con tempi tecnici lunghissimi che porterebbero alla cancellazione immediata di tutta la stagione.



Commenti
Capisco che gli Owner sono prima di tutto dei capitalisti per cui se 1+1 non fa almeno 3 non si investe mezzo cent, ma qui è sempre più evidente che c’è gente che ha comprato una franchigia NBA esclusivamente per specularci sopra.
Non voglio dire che i giocatori “straviziati strapagati” meritino ancora più soldi, però se per esempio un LeBron james muove un indotto di oltre 100 M$ e dal suo “owner” ne riceve neppure un quinto, non vedo perchè gliene debba lasciare ancora di più. L’esempio di cosa valesse un LeBron economicamente lo abbiamo visto a Cleveland, con lui un franchigia storicamente “povera” aveva ritrovato splendore, salute e un giro di soldi notevole, in meno di un anno ci sono rimaste le macerie e sono tornati debiti e problemi.
E non credo che i problemi di Cleveland sarebbero risolti con un salary cap di tipo hard, la verità è che l’NBA sta vergognosamente cercando di introdurre una struttura che non faccia andare in debito neppure franchigie dove ci sono errori gestionali di ogni tipo. Quello che vuole l'NBA è questo e il fatto che vogliano imporre le proprie regole a costo anche di saltare una stagione con le ripercussioni che potrebbero durare anche un decennio (vedi NHL) ne è solo una ulteriore dimostrazione.
magari non tutto il male vien per nuocere...
E perchè dovrebbero comprarla, per regalare denaro?
Anche il discorso "capitalismo" è relativo, e del resto i giocatori sono vere e proprie ditte come le franchigie...
No, ma qui indichi l'estremo opposto.
Nessuno pretende regali da nessuno, ma neanche
Se un imprenditore compra una franchigia dovrebbe (per lo spirito della competizione su cui si fonda tutto):
1) andare in pari (garantendo anche il suo spettante);
2) provare a vincere
3) andare in attivo.
E non usare lo sport ad altissimo livello come un costruttorucolo di mezza tacca usa la squadra di calcio di 3a categoria del paesello.
... e tuti sappiamo a cosa mi riferisco
Citazione james not jemas:
No, ma qui indichi l'estremo opposto.
Nessuno pretende regali da nessuno, ma neanche
Se un imprenditore compra una franchigia dovrebbe (per lo spirito della competizione su cui si fonda tutto):
1) andare in pari (garantendo anche il suo spettante);
2) provare a vincere
3) andare in attivo.
E non usare lo sport ad altissimo livello come un costruttorucolo di mezza tacca usa la squadra di calcio di 3a categoria del paesello.
... e tuti sappiamo a cosa mi riferisco
(...) la verità è che l’NBA sta vergognosamente cercando di introdurre una struttura che non faccia andare in debito neppure franchigie dove ci sono errori gestionali di ogni tipo. Quello che vuole l'NBA è questo e il fatto che vogliano imporre le proprie regole a costo anche di saltare una stagione con le ripercussioni che potrebbero durare anche un decennio (vedi NHL) ne è solo una ulteriore dimostrazione.
Quoto fortemente.
Ed io che speravo che, in Italia, si prendesse il buon esempio dall'estero
Come ho scritto prima, questi (e mi pare chiaro), vogliono farsi delle regole ad arte per cui ci continuino a mettere in tasca anche di fronte a evidenti errori gestionali, un po come dire che non si vogliono assumere i rischi di impresa. E' vero anche i giocatori sono delle vere imprese, ma attenzione è intorno a loro che gira il giochino, non agli Owner, perchè se questi per assurdo mettessero in piedi una lega "propria" le loro aziende (dei giocatori) continuano a produrre, ma gli Owner NBA rimangono in mano con un pugno di mosche.
Solita vecchia storia, individualizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite
Sai che nella “querelle” ho preso le parti dei giocatori, ma credo anche che sminuire l’importanza di chi organizza il “circo” con un “capitalisti” sia un po’ forzato.
Come dice Cipriani, ognuno fa il suo interesse, in questo gioco. Speriamo solo che lo scorpione non uccida la tartaruga che lo sta portando a riva. Anche se la tartaruga ha il torto di volere una fetta più grande del BRI…
- A maggio l'NBA sbandiera i suoi debiti (più veri che presunti) e si mette su una posizione : BRI al 46% e Hard Cap
- A luglio Hunter e soci fanno presente che con un innalzamento del revenue sharing (lo ricordo per chi non lo sa, questa è la % del proprio bilancio che le franchigie in attivo mettono a disposizione dell'NBA per aiutare quelle in passivo) del 2% stando ai conti forniti dall'NBA stessa (probabilmente pure gonfiati, infatti quando Forbes pubblica i suoi conti, questi parlano di 1/3 dei debiti che sbandiera l'NBA) non ci sarebbero debiti.
- L'NBA fa sapere che il revenue sharing non si tocca (quindi non ha voglia di trovare una soluzione interna ma vuole cash dai giocatori).
- Seguono tre mesi di incontri contatti e trattative.
- Ieri la posizione dell'NBA era BRI al 47% e Hard Cap (in pratica la solita di maggio)
Ergo qui non c'è una trattativa in corso, ma l'NBA che dice "prendere o lasciare". Faccio presente che con un Hard Cap e la BRI al 47% come vogliono loro tutte le franchigie vanno in attivo seduta stante, nonostante gestioni scriteriate (potrei citare 10 franchigie come minimo), scelte dell'NBA poco felici su alcune espansioni, Arene vuote, Merchandaising che vende poco. Quindi pur non negando che l'organizzazione che offre l'NBA è impareggiabile, mi pare lampante che il basket è passato in secondo piano di fronte ai ritorni che gli Owner a questo punto vogliono come garantiti.
E aggiungo pur capendo l'importanza dei soldi in ballo sapere che ci sono la maggioranza degli Owner a cui non ne frega nulla di saltare una stagione intera pur di farci sopra dei soldi mette una tristezza assurda, perchè il lockout del 98 era nato "giustamente" perchè c'erano vuoti regolamentari enormi da colmare e li andava quasi bene "ad ogni costo", oggi l'unica cosa che c'è da colmare sono le tasche di una 15ina di Owner che tiene in scacco matto tutto l'ambiente tutta gente che ha comprato l'NBA di recente, sapendo a quali rischi economici si esponeva e che ora vuole solo capitalizzare cambaindo le regole del gioco a proprio piacimento.
Se non sbaglio ho letto che Stern ha dichiarato che i player hanno rifiutato una soluzione 50%/50% (chissà poi come articolata), non essendoci modifiche del BRI, vorrebbe praticamente dire recuperare le posizioni odierne in meno di 2 anni (con le previsioni di ricavi fatte da Forbes) chiaro che il 7% in meno vuol dire in termini assoluti rinunciare a 270 milioni di dollari.
Non voglio fare il cerchiobottista, ma un 50%/50% non fa ricchi gli owner e non impoverisce i player, non arrivare li vuol dire curare al massimo e solo il proprio orticello e quindi "blame both!"
Io poi non capisco queste riunioni con milioni di persone! sono fatte apposta per non arrivare a nulla, cosa ci fanno 50 giocatori e 15 proprietari, uno contro uno è più facile, il fatto che partecipino in tanti e tutti abbiano qualcosa da dire, è una chiara dimostrazione della debolezza delle rappresentanze delle due parti; e normalmente se bisogna mettere d'accordo su tutto 100 teste (non tutte conosciute per la loro brillantezza), non si arriva mai a nulla.
I proprietari sono i padroni del giocattolo senza alcun dubbio e hanno il loro diritto di provare a dettare le condizioni in una situazione di libero mercato e con un contratto da rinnovare, mentre i giocatori sono gli indispensabili interpreti senza i quali il giocattolo non avrebbe il successo che ha oggi.
Ma entrambe le parti, ognuna con i suoi diritti e le sue aspettative, dovrebbe provare a trovare quell'equilibrio nelle priprie richieste che permetterebbe di non passare dalla parte del torto e di consentire all'altra parte di non sentirsi "sfruttata" e uso le virgolette perchè con i soldi in ballo non mi pare ci possano essere sfruttamenti degni di questo nome.
Ora, con tutto il dispiacere che posso provare senza il mio giocattolo preferito, ormai sono rassegnato a vederli decisi ad andare avanti pronti a perdere parecchi soldi nell'ipotesi di braccio di ferro prolungato: l'unico apprezzamento è rispetto alle italiche trattative, quelle sì ridicole perchè non hanno l'interesse di tutelare le parti, ma solo gli interessi degli Stern e Hunter di casa nostra.
Ci fa schifo vedere i “capitalisti” volere più soldi? Tutto è relativo, forse noi faremmo schifo al bimbo del Corno d’Africa quando spendiamo 100 Euro per l’abbonamento a League Pass.
Che poi io – come te, Leo – sia stato uno dei primi a notare qualche discrepanza tra le cifre sbandierate da Stern ed il cap di squadre come i Knicks o le dichiarazioni dei dirigenti di Charlotte, e che “Forbes” abbia confermato i miei dubbi portandomi a prendere una posizione più netta dalla parte dei giocatori, questo non cambia il fatto che l’NBA abbia il diritto di proporre i numeri che ritiene più adeguati e che l’NBPA abbia il diritto di scegliere se accettare o meno.
piu' che altro mi sembra che la posizione dei proprietari sia inconciliabile con una trattativa e che stiano aspettando che il fronte dei giocatori si sfaldi, prima o poi. L'hard cap e la ridiscussione dei contratti mi sembrano posizioni difficili da accettare per i giocatori (chi di noi vorrebbe veder cambiato in peggio un contratto gia' firmato?)
Il contratto collettivo avrebbe valenza solo per i contratti nuovi, anche se è evidente che andrebbe a condizionare pesantemente i rinnovi e la "caccia ai free agent".
Sul discorso che la posizione dei proprietari sia inconciliabile con una trattativa, posso essere d'accordo. Ma del resto questo accade anche nelle vertenze di livello più basso quando la differenza tra domanda ed offerta è significativa.
Chi ha dei privilegi non vuole perderli, chi vuol fare più soldi - datore di stipendio o lavoratore - è pronto a tutto.
propongo un altro giochino divertente, se voi foste i proprietari o i giocatori come condurreste la trattativa, su che cosa sareste irremovibili o su quali punti andreste incontro agli "avversari"?
L'eventuale rinegoziazione dei contratti in corso sarà possibile solo se acettata da entrambe le parti, dubito che i giocatori lo accettino, visti i contrattini dei loro principali esponenti di spicco. E' chiaro che un eventuale salary cap a cifre medio basse con dentro contratti al massimo salariale del vecchio CBA rischia di bloccare per un lustro le mani a certi GM. E' ovvio che qui serve un compromesso. Ma nonostante questo secondo me la discussione tra Hard cap e soft cap, è una cortina di fumo, tanto per i giocatori il totale dei soldi che arrivano dipende dalla % di BRI è quello che conta, poi se quella percentuale la utilizzi con Salary Cap Hard o Soft a loro cambia poco, ovvio che i player fanno pressione su quello per alzare la % di BRI, perchè a loro se fanno un Hard Cap a 75 M$ è un discorso se lo fanno a 47 M$ (ma questo dato sarà conseguenziale alla % di BRI che riusciranno a strappare) è un altro, ma ripeto il nocciolo del discutere è la % di BRI, se oggi l'NBA gli dice vi lasciamo il 53% ma facciamo un salary cap Hard, il lockout finisce in 12 secondi.
esempio ipotetico su un giocatore:
anno 2010-11 - limite CAP a 54 mln con Lebron James a 15,5 mln (max salariale a 20 mln circa) e Miami Heat col CAP a 55 mln circa.
Media ponderata (si sceglie come ponderare ovviamente) e siamo ad un inizio
Se, ripeto, se si volesse fare
In Tuesday’s negotiating session, the league floated an idea for a compromise with a 50-50 split of BRI.
Fabio, io la vedo come te di fondo, ognuno è libero di curare i propri interessi, quando parlo di colpe, intendo soprattutto gli errori commessi dalle parti mettendosi nelle condizioni di arrivare difficilmente ad un accordo, ho fatto l'esempio delle riunioni con 100 player, posso fare anche l'esempio degli owner che l'hanno sparate troppo grosse all'inizio sulle condizioni di redditività delle franchigie e sull'ammontare di riduzione della percentuale, e ciò li ha resi poco credibili ed ha cementato il fronte opposto; poi alla fine possono anche non mettersi d'accordo e sono nel pieno diritto di farlo, ma a me la negoziazione non mi è sembrata così "smart" da entrambe le parti, a meno che proprio non ci sia una volontà di fondo di far saltare la stagione.
Ora più fonti danno come probabile un 51/49 chissà poi con che regole (Hard?, Soft?, eccezioni?) e di base una ripartizione così non sarebbe altro che mantenere il livello salariale inalterato, visto che è prevista una crescita del BRI a 4,3 Milioni (contro i 3,7 dello scorso anno); e se ho ben inteso questo aumento è dovuto principalmente a League Pass.
Mi parrebbe una soluzione di buon senso, che poi possa essere accettata dalle parti, questo è tutto da vedere ...
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