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Venerdì 3 dicembre 2010, ore 4 del mattino: suona la sveglia di un giorno speciale, il giorno del mio primo viaggio negli States con annesso “esordio” al TD Garden per la partita della sera stessa contro i Chicago Bulls: dopo appena 7 ore in terra americana entrerò finalmente nell’arena dei miei sogni, e dei sogni di tutti i tifosi dei Celtics che seguono la squadra a più di 6000 km di distanza.
... continua...
Il volo Roma-Boston, che non mi sono lasciato sfuggire quando su internet è sceso a 390€, è sorprendentemente semivuoto e questo permette a me e alla mia ragazza di recuperare il sonno perduto dormendo sdraiati sulle file da 4 posti; ce ne sarà bisogno, perché la giornata si prospetta lunga oltre 24 ore e ricca di emozioni. All’arrivo al Logan Airport prendiamo un taxi in direzione hotel, prenotato in centro e distante solo 20 minuti dall’aeroporto: il tassista si dimostra subito molto cordiale, e ci dà anche le indicazioni per recarsi poi a piedi verso il TD Garden.
Boston ci accoglie in una giornata fredda con temperatura vicino ai 0°, ma non la pensa così la popolazione locale che sfoggia abbigliamenti autunnali con giacche leggere, con qualche temerario capace di girare per la città con t-shirt e felpa… evidentemente per loro l’inverno deve ancora arrivare! Il pomeriggio trascorre veloce lungo una parte del Freedom Trail, la linea rossa disegnata sul marciapiede che percorre tutti i luoghi di interesse storico a Boston, città che ha avuto molta importanza nell’indipendenza americana. Ovviamente il reale interesse di alcuni di questi “siti” per chi viene dal Belpaese è relativo, ma è un buon modo per un rapido giro del centro della città, e certo non dispiace imbattersi nella statua di Red in un mercatino dietro a Faneuil Hall; i negozi sportivi con ogni genere di merchandising delle 4 squadre della città sono abbondanti, con il colore verde che domina le vetrine. Nel tardo pomeriggio ci dirigiamo sempre a piedi verso il Garden, e le grosse scritte al neon visibili da lontano ci indicano la direzione; decidiamo di mangiare in uno dei numerosi pub nei dintorni del palazzetto, e subito mi sento “a casa” vedendo le tante persone che indossano un indumento bianco verde consumare il rito del panino+birra prima della partita. E’ incredibile provare questa emozione in mezzo a gente che vive queste serate in media 40 volte all’anno!
L’ingresso nel palazzo è particolare, perché l’atrio è collegato direttamente alla stazione, e quando entriamo a un’ora e mezza dalla partita la gente è già in fila in attesa dell’apertura dei “cancelli”: per ritirare i nostri biglietti non faccio altro che inserire ad un piccolo sportello “tipo bancomat” la mia carta di credito con cui li avevo comprati su Ticketmaster (direttamente dal sito dei Celtics), et voilà ecco che in 10 secondi li ho in mano…decidiamo poi di passare il tempo nel negozio di merchandising ufficiale dei Celtics e dei Bruins al piano terra, ma la ressa e le dimensioni relativamente piccole non mi permettono di acquistare nulla, sceglierò un souvenir con più calma in un secondo momento.
Finalmente alle 19, un’ora prima dell’inizio della partita, danno il via libera per l’ingresso alle tribune e con tanta emozione (ma senza zaino, memori delle peripezie di Max e Luca) seguiamo la marea biancoverde e ci dirigiamo ai nostri posti che sono nel “Loge” 17, quindi nella tribuna vicino al campo dietro al canestro quasi a 45°; la visibilità è ottima e per fortuna la totale assenza di controlli sui posti (impensabile in Italia, cosa vuol dire la fiducia nel prossimo…) ci permette di spingerci fino a bordo campo per vedere da vicino il riscaldamento.
Al momento del nostro ingresso, sono sul campo solo Wafer, Erden e Robinson; il primo si esibisce ovviamente solo nella sua specialità, il tiro da tre, con una naturalezza davvero notevole ed una precisione invidiabile. Ho contato fino a 20 bombe a segno consecutivamente, alcune da ben oltre la linea, nonostante stia tirando con le canoniche cuffie nelle orecchie e I-Pod alla cintura. Il turco invece è seguito passo dopo passo da Armond Hill, che gli suggerisce movimenti da provare, accorgimenti tecnici e quant’altro…lui ascolta, esegue e mostra buoni fondamentali almeno in fase di pura esecuzione, quindi senza la pressione della partita.
Per ultimo dirigo i miei sguardi su Nate, che invece affronta il riscaldamento con meno concentrazione, scherza di continuo con il pubblico, in un paio di circostanze sfida Wafer a segnargli in faccia (sai che roba…!) e non manifesta una particolare precisione al tiro…diciamo nulla di sorprendente, e comunque la sua permanenza sul campo dura meno rispetto agli altri due. Mi sarei aspettato di vedere anche Harangody, visto lo “status” di panchinaro, ma purtroppo niente da fare.
Nel frattempo il Garden va riempiendosi, ed anche i posti super-privilegiati da cui ho osservato il riscaldamento vengono reclamati dai legittimi proprietari: rimango insieme ai cacciatori di autografi all’imbocco del tunnel degli spogliatoi fino all’ingresso della squadra, preceduta come sempre da Lucky col suo bandierone, e con le mani protese in avanti ottengo il “5” da Wafer, Harangody e Allen…ah, se le capacità balistiche si trasmettessero in questo modo….certo che però è già una bella emozione vederli a 2 metri di distanza! Cerco gli sguardi di tutti i giocatori alla ricerca di espressioni particolari e mi accorgo che manca Shaq! Noooo, vuoi vedere che è successo qualcosa che gli impedisce di essere della partita? Per fortuna non è così, passano 5 minuti ed entra anche O’Neal accolto da un boato del pubblico, mentre io rimango letteralmente basito dalle sue dimensioni, su tutte quelle delle sue scarpe!!! Qualcosa di indescrivibile, come gli scarponi da gesso o le scarpe dei clown… e dire che pensavo di essere preparato, ma nulla è come vederlo dal vivo. Soddisfatti torniamo ai nostri posti, scoprendo subito davanti a noi un tifoso dei Bulls che sfoggia una maglietta di Gordon: altro segno di civiltà sportiva in stile USA, per nostra fortuna avrà ben pochi motivi per gioire durante il match.
Il riscaldamento della squadra al completo dura si e no 15 minuti, durante i quali si fanno notare Shaq e Erden per una serie di divertiti 1vs1 sotto canestro con fallo obbligatorio del difensore, e tentativo di canestro altrettanto obbligatorio dell’attaccante: il buon Semih fa quello che può contro le clamorose panciate di Shaq, e questo siparietto mi sembra un segnale più che positivo dell’inserimento del turco nel gruppo…nella “ruota” un paio di schiacciate da urlo di KG, che si mostra fin da subito uno dei più concentrati, mentre il capitano dosa al massimo le energie e pare camminare per il campo.
Arrivano le presentazioni delle squadre, tra i più odiati degli avversari vince per distacco Noah, mentre il primo boato si sente ovviamente per Scalabrine…poi le luci si spengono, la magica scritta sul Jumbotron “it’s all about 18” compare e le note di “Welcome to the Jungle” mi fanno venire i brividi lungo la schiena: faccio fatica a distinguere la diversa accoglienza del pubblico per i nostri giocatori, forse perché io per primo perdo la voce per incitare ognuno dei 12! Il consueto inno nazionale viene seguito con grande partecipazione dal pubblico, tutti rigorosamente in piedi, alcuni addirittura con la mano sul cuore: anche per questo, come direbbe Buffa l’oceano che ci divide è abbastanza grande…
Non entro nel merito della partita, già abbondantemente commentata ed analizzata da voi nel consueto recap, aggiungo solo qualche nota di colore sul comportamento dei tifosi e sui giocatori: ogni timeout è un’occasione per uno sponsor sull’enorme megaschermo (che comunque trasmette tutta la partita in diretta, e i vari replay…si vede divinamente!) e quello che coinvolge di più tutto il pubblico è sicuramente la ricerca del “fan of the game”. Ad ogni pausa le telecamere inquadrano a turno gli spettatori più appariscenti, che ballano al ritmo della musica sparata a tutto volume, compiacendosi dei loro momenti di celebrità: cosa non farebbero pur di essere inquadrati! Quasi a fine partita, vengono riproposte le 3 nomination dei più divertenti, e tramite il più classico degli “applausometri” il pubblico sancisce la vittoria di una vecchietta di 70 anni con canotta dei Celtics che balla la breakdance…subito premiata con un gadget ufficiale tra i boati divertiti dei 18000 del Garden.
Tra gli altri “happening” da segnalare un’esibizione di Robinson e Davis in versione Karaoke, che per uno sponsor (toh, che strano…) interpretano una canzone a modo loro; clamorosa la prestazione di Big Baby, che si produce in acuti non proprio perfetti che provocano l’ilarità generale, anche tra gli stessi giocatori seduti in panchina che stanno guardando il tabellone (!). Subito viene inquadrato “live” anche Glen, che si nasconde la faccia tra le mani evidentemente imbarazzato e divertito per la scena…
Non manca ovviamente anche il mitico “Gino”: sul Jumbotron viene mandato un filmato vintage di disco anni ’70, con un personaggio con maglietta attillata e scritta GINO, che provoca il delirio del pubblico…se non l’avessi già visto online non ci crederei, ma ormai dopo due ore mi sono quasi abituato alla simpatica e contagiosa follia tutta americana.
Come avete anche sentito in tv, quando ormai la partita volge al garbage time partono dalle tribune i cori per “Sca-la-bri-ne”, e vi assicuro che cantavano tutti: questo è l’unico esempio di coro e partecipazione “spontanea” del pubblico, che altrimenti viene sempre comandato dal tabellone per i classici D-fense, o per un sempre valido “make some noise” dopo un’azione positiva dei giocatori in campo (classicamente una schiacciata…).
Guardando agli aspetti del campo, ho avuto le conferme di un Garnett davvero in forma fisicamente, che non si risparmia e salta come un grillo ad ogni azione; Rondo ottimo direttore d’orchestra che sceglie a turno chi mandare in ritmo…prima Allen, poi KG e Shaq con precisi servizi sotto canestro, e infine Pierce che in questa partita è stato un killer silenzioso. Risulta evidente come ormai il nostro #9 sia la guida emotiva del gruppo, e tutti abbiano totale fiducia in lui… a questo proposito è indicativo il silenzio irreale calato sul Garden quando è rimasto a terra qualche secondo di troppo dopo un contatto subito.
Buone impressioni anche da Shaq, che nei suoi minuti in campo fa sentire eccome la sua presenza sotto canestro, mentre tra gli avversari Rose ha confermato di essere un grandissimo: la velocità nel traffico è clamorosa, quando saprà scegliere meglio le varie opzioni offensive che il suo talento gli mette a disposizione, potrà essere una superstar.
Al termine della partita le tribune si svuotano molto velocemente, e una lenta marea verde si dirige verso la metropolitana: stanchissimi dalla giornata impegnativa, e quasi disorientati dalle mille emozioni, ci dirigiamo anche noi in hotel…il nostro viaggio è proseguito poi a New York, raggiunta in pullman con un viaggio di 4 ore al modico prezzo di 15 dollari, e come prima esperienza in terra americana direi che non mi sono fatto mancare nulla: naturalmente se qualcuno ha ulteriori curiosità sono a disposizione per qualsiasi cosa.
Un grazie particolare va ovviamente alla mia ragazza senza la quale questo sogno non si sarebbe mai avverato!
Meisk







Commenti
Complimenti per il resoconto, Meisk!
La moglie mi seguirebbe anche purtroppo fino all'esterno del palazzetto, perchè di assistere ad una partita la vedo dura.
Ciao e grazie
Alla fine sono rimasto a Boston solo 24 ore, ma in questo breve tempo ho trovato come mi aspettavo una città poco "americana", le strade del centro sono abbastanza strette e contorte, se non fosse per qualche grattacielo e per gli Starbucks ad ogni angolo si potrebbe pensare di trovarsi nel nord Europa. La gente è davvero molto cordiale, si fanno in quattro per aiutarti anche se non richiesto, questa particolarità l'ho avvertita anche a NY quindi per quanto ho visto io è una prerogativa americana.
Citazione GIANNI71:
Guarda la mia ragazza è entrata in un palazzetto la prima volta a settembre 2007 a Roma per i Celtics, e la seconda una settimana fa: conosce il gioco relativamente, ma ti assicuro che in america sono davvero bravi a farti vivere una partita prima come uno show, e poi come un evento sportivo. Le due ore e mezza volano anche per un non appassionato.
Grazie per i complimenti, per me raccontarlo è stato come riviverlo...e con chi condividere un'esperienza simile se non con IAAC?
Avrei anch'io una curiosità (è un po' stupida, lo so
In teoria avrei anche l'appoggio entusiasta della moglie però i problemi sono altri.
Grande Meisk!
Spero in primavera di poter fare lo stesso.
Dal tuo racconto si capiscono tante cose, ma soprattutto che noi di IAAC siamo davvero preparati per assistere a una partita dei C's dal vivo! Insomma, lo spettacolo ovviamente ti prende, musica, colori, rumori (immagino anche gli odori), ma il silenzio al momento della caduta di Rondo era lo stesso, preciso, identico di ogni nostra casa e il terrore del tutto uguale a quello che regnava nelle nostre teste
Angelo, non per consolarti, ma Meisk non ci ha raccontato (ed è troppo gentiluomo per farlo) cosa farà/ha dovuto fare in cambio alla sua gentile signora ......
Il mio viaggio ideale sarebbe quello di atterrare a Boston, vedere una partita ,trasferirsi a NY per un paio di giorni,rientrare a Boston , altra partita e rientro in Italia....
A quando l'album fotografico completo?
ciao
Grazie MEISK!
e come hanno detto quasi tutti: anche io un giorno ci andrò!
ah scusate, una curiosità, qual'è il numero di scarpe di shaq?
Quanto alle "accompagnanti", beh...io non posso credere che il gentil sesso "non baskettaro" possa trovare noioso o "pesante" lo spettacolo del Garden, dove, se vuoi, la partita può essere solo il semplice "contorno" dello show proposto...e poi credo che se una persona ti vuole bene veramente debba solo essere contenta di vedere l'eccitazione e la gioia negli occhi del partner...(forse sono troppo romantico?
Poi, chiaro, la porti a NY a fare un po' di shopping...
Posso sapere se in questa eventuale permuta, potrebbe essere compresa anche suocera in buono stato, ma alquanto rompiscatole?...Forse stò chiedendo troppo..vero?
Cal
Ciao Machiavelli e perchè mai la tua dovrebbe essere una curiosità stupida? Anche a me è venuta la stessa curiosità vista la scarsissima padronanza mia e dei miei amici della lingua inglese...
Comunque a Boston ci andiamo comunque...Siamo italiani un modo per farci capire lo troviamo comunque!!!
Pensavo di essere l'unico ad avere problemi del genere
Per farci capire possiamo contare sulla rinomata gestualità italiana, ma per capire le loro risposte come facciamo? Hai qualche idea?
Non penso che la lingua possa essere un problema, a Boston o altrove|
Venendo al concreto: i biglietti li prendi su internet, ti stampi una piantina della città, e per i bisogni primari tipo beer - big mac sono convinto che non sia difficile
poi ragazzi, la città è piccola piccola... Milano è una super metropoli a confronto
Spero di poter vivere un emozione del genere il prima possibile!!!
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