-
G5 2° Round : Boston Vs Philadelphia 101-85
Stefano Papa
Straquoto Sor Pulcini voglio la tua maglia ritirata con scritto Sor ... -
G5 2° Round : Boston Vs Philadelphia 101-85
Celtic10
Alla fine tra voci di possibili scambi per portare ad una ... -
I am a Celtic and I come From ...
Celtic10
Username: Celtic10 Nome e Cognome: Carmine Ruotolo Età: 18 Città di ... -
G5 2° Round : Boston Vs Philadelphia 101-85
Legend
Mah, io in una partenza da 15 vittorie e 17 sconfitte con una squadra di ... -
G5 2° Round : Boston Vs Philadelphia 101-85
FabioP
la sto rivedendo con calma e ho notato una cosa che nella notte mi era ... -
G5 2° Round : Boston Vs Philadelphia 101-85
Angelo
Invece secondo me alcune speculazioni su possibili trade avevano senso ... -
G5 2° Round : Boston Vs Philadelphia 101-85
Denis
ok, c'è una durissima gara 6, ma è durissima anche per loro, e nel caso ... -
G5 2° Round : Boston Vs Philadelphia 101-85
marco il celtico
Finita di rivedere con calma poco fa. A mente fredda ho trovato eccezionale ...
Ultime News
Scritto da MxT e Luca9
Una gita sportiva a Boston ci sembrava davvero incompleta senza fare una visita al tempio locale del “passatempo nazionale”: il glorioso Fenway Park, casa dei Boston Red Sox. Approfittiamo quindi della bella giornata di sole (finalmente un po’ meno fredda) per fare qualche fermata di metrò e salire al grazioso vialetto alberato i cui cartelli indicano, già alla discesa dal vagone, quale direzione prendere se si è appassionati baseball.
L’impianto è di per sé dotato di fascino e sembra perfettamente inserito all’interno dell’architettura locale: i muri relativamente bassi, la linea piacevolmente retrò e i colori danno vita ad un insieme già gradevole alla vista; sulla facciata principale sventolano orgogliosamente gli stendardi testimoni delle vittorie dei Red Sox nella Major League, mentre sul lato contiguo analoghi vessilli recano i nomi degli “eroi” che hanno lasciato il proprio nome nella storia della squadra; le insegne e le indicazioni impresse nel tipico carattere dell’ambiente trasudano storia con un accento orgoglioso e vissuto.
Di fronte all’ingresso principale non poteva mancare il negozio ufficiale del merchandising della squadra, in cui spendiamo una buona mezz’ora tra miriadi di divise, T-shirt, cappellini e gadgets di ogni tipo; apprendiamo qui che è possibile, nonostante la stagione non sia ancora iniziata, entrare al campo seguendo una visita guidata che decidiamo di sperimentare. Dopo qualche acquisto di rito abbiamo giusto il tempo per una cioccolata calda ed ecco che ci ritroviamo insieme ad un centinaio di altri turisti intorno a Christina, la simpatica ragazza che farà da “Cicerone” per il nostro gruppo.
... continua ...
Il giro prevede dapprima la vista panoramica dalle tribune superiori opposte al monte di lancio: qui si gode una bella visione d’insieme dello stadio, il cui prato debitamente seminato e curato, è in fase di taglio in vista dell’inizio della nuova stagione; Christina, dopo le immancabili foto di rito, ci fa accomodare (per modo di dire, dato si tratta di poltroncine metalliche piuttosto dure…) sui seggiolini e racconta, in modo piacevole e spiritoso, la storia dell’impianto e dei Red Sox, non tralasciando mai di approfittare della minima circostanza per schernire simpaticamente le altre squadre, Yankees in testa. La storia ha inizio il 20 aprile del 1912 quando, nella prima partita ufficiale di Major League del nuovo impianto, i locali sconfissero per 7-6 all’undicesimo inning i New York Highlanders, formazione che da lì a pochissimo avrebbe cambiato il proprio “nick” in Yankees: la nostra Christina quindi sottolinea con malcelata soddisfazione come a Fenway Park si sia cominciato a battere gli “odiati” rivali dal giorno numero 1 di attività dell’impianto.
Dopo una breve serie di domande, quiz e aneddoti riguardanti i primi anni di vita del Fenway Park ci spostiamo nella sala stampa; i corridoi presentano una serie impressionante di foto dei momenti storici nella tradizione dei Red Sox, equamente divisi sulle pareti delle diverse stanze: a sinista per le immagini “d’annata” e a destra per quelle della storia recente. Raccolti sulle poltrone normalmente dedicate ai cronisti apprendiamo quindi che il “nick” dei bostoniani fu mutato nell’attuale forma per meglio risaltare a livello visivo sulle uniformi, dal momento che la precedente versione “Red Socks” prevedeva tre lettere impresse prima dei bottoni e cinque dopo di essi: evidentemente l’asimmetria male si sposava con la moda ed il design caratteristici del baseball in generale, e si decise perciò di contrarre la seconda parola in modo da equilibrare l’impatto visivo. In un angolo un vecchissimo interfono, probabilmente lasciato intatto di proposito, pare davvero inserito a meraviglia nel contesto vintage dello stadio.
Impressionanti risultano le postazioni aeree dedicate alla televisione, da qui ben visibili: si tratta in pratica di piattaforme sospese, all’apparenza quasi fluttuanti, a cui si accede mediante scalette metalliche dalle tribune laterali dello stadio: in compenso pare che le poltrone più comode dell’intero Fenway Park siano proprio quelle dei cameraman!
La prossima tappa ci porta nuovamente all’aperto, sulla forse più nota attrazione di Fenway Park, il Green Monster: la sua storia comincia il giorno 8 maggio del 1926 quando il primo incendio subito dal campo bostoniano manda letteralmente in fumo i posti a sedere lungo l’esterno del lato sinistro; la tribuna non viene più ricostruita e resta solamente un muro piuttosto basso a delimitare il perimetro di quella parte dello stadio: questo fino al 1936, quando l’allora proprietario della squadra si rende conto del fatto che, senza alcuna protezione efficace su quel lato, gli home-run hanno sostanziose chance di uscire dall’impianto provocando danni ai palazzi adiacenti, con relative richieste di risarcimento degli inquilini locali; ma soprattutto risulta evidente come molti spettatori della partita non si possano davvero definire “paganti”, dato che basta ergersi appena sopra il muretto per assistere gratuitamente alla gara: insomma, una doppia perdita economica!
La somma delle due situazioni contingenti porta alla costruzione di una protezione alta 23 piedi e mezzo che funga da schermo, inizialmente dipinta di grigio-azzurro; ma è solo nel 1947 che le cose prendono la forma attuale, quando la proprietà decide che il colore ricorda troppo da vicino le casacche di alcuni non proprio amati avversari della città che non dorme mai: viene quindi portata a compimento la tinteggiatura del muro sulla parte interna sinistra dell’impianto, che dona fattivamente vita al “mostro verde”, protagonista attivo di tante azioni di gioco. Oggi i seggiolini di questa zona di Fenway Park non sono passibili di abbonamento: questo perché la proprietà vuole consentire a qualsiasi tifoso di Boston di potersi sedere in questa sezione così caratteristica, approfittando della visuale invidiabile; fa da contraltare il rischio di ricevere una palla a “velocità di fuga”, da cui le scritte ben visibili sul parapetto che invitano gli appassionati a seguire attentamente la gara per la loro medesima sicurezza!
Il sole ci permette di ammirare in tutto il suo fascino il campo, anche se non ci viene fornita alcuna spiegazione riguardo le piccole figure simili a cani da caccia che vediamo in lontananza lungo l’out destro.
La visita prevede infine un’ultima sosta presso le tribune di fronte al monte di lancio; le seggioline sono davvero datate (e anche strette) ed ampie parti scrostate e segnate dal tempo sono visibili nonostante l’evidente cura cui sono sottoposte. Qui un turista, apparso fino a quel momento di gran lunga il più preparato sulla storia e gli episodi dell’impianto e del baseball in generale, porta a casa base un punto davvero duro da digerire per la nostra guida: con aria maliziosa quanto compiaciuta confessa infatti di essere di New York nonché tifoso degli Yankees…
Le ultime foto occupano i minuti restanti, in cui ci attardiamo ad osservare il verde intenso del campo di gioco (a causa del quale un’improvvida signora rischia la “scomunica” chiedendo se si tratta di erba sintetica…) e dei tralicci dipinti di giallo che delimitano la zona di battuta valida in senso verticale; purtroppo il tempo sta cambiando, un vento freddo è tornato a farsi vivo e pungente, soprattutto qui all’ombra delle tribune. Rimane però il tempo per un ultimo, gustoso aneddoto raccontatoci dalla nostra guida alla fine della nostra gita a Fenway Park. Sulla parte degli spalti in cui i seggiolini sono completamente dipinti di verde, fa eccezione un unico posto a sedere che si distingue per il colore rosso acceso: si tratta in effetti del seggiolino numero 21 della sezione 42, fila 37; qui, nel 1946, sedeva ignaro il signor Buncher, un ingegnere edile di Albany che non aveva trovato molto interessante la gara contro i Detroit Lions, tanto da addormentarsi durante il gioco; esattamente in quel luogo il grande Ted Williams, indimenticato campione dei Red Sox immortalato in una bella statua appena fuori dall’ingresso sud, spedì la pallina per il più lungo home-run che l’impianto sportivo di Beantown avesse mai visto durante la propria storia, ben 502 piedi lontano da casa base. Narra la leggenda, con tutta probabilità romanzata a dovere dai tifosi, che Williams, dotato di vista acutissima oltre che di tecnica di battuta sopraffina, mirò intenzionalmente lo sventurato spettatore per svegliarlo dal suo torpore (episodio peraltro perfettamente in linea con il carattere notoriamente “sulfureo” del fuoriclasse dei Red Sox). Inutile aggiungere quali risvolti lasciasse intravedere tale episodio, dal momento che la vittima altri non era che un originario dello stato di New York, quindi uno “Yankee” almeno virtuale per la totalità dei tifosi di casa. Per sua fortuna il signor Buncher non subì alcun danno fisico dalla “punitiva” prodezza del battitore di Boston, e anzi, imbeccato a dovere dalla stampa, dichiarò che l’intero svolgersi dei fatti altro non era che un presagio, e che quindi da quel momento in poi sarebbe divenuto a vita tifoso dei Red Sox. Il giorno dopo molte testate locali, sportive e non, recavano la foto di un sorridente Buncher che indicava la pallina che lo aveva colpito, e titolavano a tutta pagina: “Una battuta di Williams converte un tifoso Yankees”…











Commenti
Una domanda: ma giravate con penna e taccuino? Per ricordarvi tutti questi aneddoti...
Però "Pesky Pole"..."Williamsburg"... sono cose con un fascino particolare. Grazie a Max e Luca per l'ennesimo tuffo nella "Beantown".
P.S. Che Ted Williams fosse un grande è indiscutibile. Che potesse colpire con una batttuta un uomo a 150 metri...mah...diciamo che è bello alimentare la leggenda, ma personalmente ci credo poco.
no no no... avevamo solo le digitali con noi... il pro-store dei Red Sox è spettacolare... l'unica cosa che mi ha dato un po' fastidio riguardo al merchandising è che quello dei Bruins e dei Red Sox è nettamente più bello di quello dei C's
sarà anche perché il verde non fa tanto URBAN, mentre il nero e il rosso sono molto meglio, almeno x i miei gusti... altra annotazione: il Pro-Shop del Garden, che vende merchandising dei Celtics e dei Bruins porta il nome di questi ultimi... chissà perché...
Sei sicuro che i tifosi di "Beantown" metterebbero il Boston Garden prima di Fenway Park? Io ho molti dubbi.
Concordo con Alberto: probabilmente per noi italici appassionati il Garden avrebbe un valore maggiore del Fenway se fosse ancora in piedi, ma per i bostoniani non credo ci sia neanche discussione. Peraltro, ditemi se sbaglio, ma nella gerarchia degli amori di Boston, credo che Red Sox, Bruins e forse anche i Patriots vengano prima dei Celtics, anche se queste classifiche lasciano il tempo che trovano (credo siano basate sui giri di soldi). Credo sia naturale, anche solo per il fatto che baseball e Red Sox sono da più tempo radicati nei pomeriggi e nelle serate di Boston.
Se è vero (come è vero) che il numero degli spettatori presenti in media alle partite interne dei Celtics nell'era-Russell (11 titoli in 13 stagioni) è stato di circa 8,400, il bostoniano medio non era (è?) affidabile, in quel giudizio. Ecco perchè è comprensibile che preferissero sport più popolari e...bianchi.
Come ad Auerbach e Walter Brown, a me sinceramente del giudizio dei tifosi bostoniani non interessa moltissimo. Il mio giudizio di "favore" è basato non solo sulla simpatia personale, ma anche sul numero di vittorie "raccolte" nei due impianti. Che, ad un veloce conteggio, mi risulta ancora alquanto "sbilanciato" in favore del "13,909" nonostante Fenway abbia quasi cent'anni ed il Garden sia stato demolito sulla soglia dei settant'anni.
Son commosso. Se prima l'invidia era a livelli enormi, ora è incalcolabile....
Grazie del racconto ragazzi
Da
RSS feed dei commenti di questo post.