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Mah, io in una partenza da 15 vittorie e 17 sconfitte con una squadra di ... -
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FabioP
la sto rivedendo con calma e ho notato una cosa che nella notte mi era ... -
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Invece secondo me alcune speculazioni su possibili trade avevano senso ... -
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Denis
ok, c'è una durissima gara 6, ma è durissima anche per loro, e nel caso ... -
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marco il celtico
Finita di rivedere con calma poco fa. A mente fredda ho trovato eccezionale ...
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Scritto da MxT e Luca9
Partiamo per questa seconda “esperienza” live al TD Banknorth coltivando buone speranze, sulla scorta di quanto abbiamo visto contro Denver e saputo della partita coi Kings.
Arriviamo (senza zaino e col passaporto, stavolta…) una mezz’ora prima rispetto a martedì sera per gustarci al meglio merchandising, organizzazione e pubblico; peraltro gli spettatori, magari perché è domenica sera, arrivano piuttosto lentamente e il Garden alla palla a due è tutt’altro che pieno: diversi spettatori arrivano addirittura sul finire del primo quarto. Stasera d’altra parte il pubblico sembra molto più eterogeneo e sentiamo parlare in diverse lingue (non ultima l’italiano).
Il prepartita è sempre un piacere per noi tifosi e la migliore posizione in tribuna ci permette di ampliare la nostra collezione fotografica dei giocatori; quasi impressionante è per gli ospiti la presenza, fisica e non, di coach Popovich, che non sembra intenzionato a scomporsi nemmeno per le eventualità più impensabili e dirige la squadra con pochi risoluti segni anche nella fase di riscaldamento. Il pubblico peraltro sembra disposto a partecipare più attivamente alla gara, peraltro potendosi contare diverse presenze anche per gli ospiti, e comincia a “scaldarsi” già prima della palla a due: l’ormai celebre spettatore che si rende protagonista del siparietto “Gino” ha già provveduto ad attirare su di sé le attenzioni dei cameraman cominciando a scoprire una maglia, stavolta verde, con il nome ben visibile sul petto.
... continua ...
Comincia la gara, che trova i nostri beniamini abbastanza presenti: il capitano mette a segno 4 veloci punti, a ruota ben supportato da Garnett; la squadra in generale sembra ben presente, e Wallace (che prende il posto dell’assente Perkins nello starting five) pare intenzionato a farsi sentire.
Si capisce però in fretta che non sarà una serata facile, dato che Ray Allen non riesce a carburare né dalla distanza né con le penetrazioni, e che Rondo è lontano dal giocatore scintillante ammirato qualche giorno prima. Tra gli Spurs, apparizione davvero lampo per Jefferson, che abbandona il campo dopo 32” di gioco e due falli spesi sul nostro Pierce; la squadra però non batte ciglio e prova ad eseguire con applicazione il proprio gioco, trovando buone risposte con McDyess e Hill, quest’ultimo chiamato a non far rimpiangere l’assenza di Parker. Il punteggio riamane equilibrato e, se si eccettua una breve fase con 6 punti di vantaggio dei nostri, l’equilibrio regna sovrano. Buon contributo in questo frangente di Williams, che approfitta della ridotta rotazione dei lunghi per mettere in mostra una presenza efficace e 4 punti a referto. Manteniamo comunque un piccolo vantaggio all’intervallo breve, con Rivers che ruota come al solito il personale a disposizione dando spazio anche a Davis, Robinson e Finley; salta all’occhio comunque che qualcosa sembra mutato nelle rotazioni di coach Rivers, dato che Daniels non viene chiamato in causa e gli viene nuovamente preferito Tony Allen.
In effetti il pubblico del Garden sembra intuire che la serata non è quella giusta e pare interrogarsi su cosa pensare quando gli ospiti, complice la nostra scarsa presenza soprattutto offensiva, scavano un piccolo solco che li porta poi gradualmente ad avere 10 punti di vantaggio; Ginobili ha cominciato a far la voce grossa in attacco e, ritrovato un Jefferson incisivo, sguscia abilmente tra le maglie della nostra difesa (peraltro approfittando di un atteggiamento troppo morbido dei nostri sui giochi a due degli Spurs). Anche in fase difensiva l’argentino (nonostante durante le presentazione lo speaker abbia affermato con convinzione che viene dall’Arizona…) si fa valere e si permette di fermare KG lanciato a canestro facendolo cadere rovinosamente sulla schiena: molta paura sugli spalti ma per fortuna nessuna conseguenza per il giocatore. Di fianco e dietro di noi, rispettivamente una coppia di coniugi e due amici la sanno lunga e cominciano a presagire nubi di tempesta sui nostri: in effetti in questa fase si nota come la squadra continui a cercare conclusioni dal perimetro e faccia in generale una gran fatica a costruire situazioni offensive credibili. Timeout di Rivers quando ci troviamo sotto 30-40 e rientro graduale dei titolari in campo; le cose migliorano immediatamente ed un parziale favorevole in chiusura di tempo di riporta ad un’incollatura quando le squadre vanno al riposo. Tra gli avversari Duncan non ha dovuto davvero farsi in quattro.
Durante l’intervallo scambiamo due parole con due spettatori visibilmente scontenti della prestazione di Rasheed, a loro giudizio (e pure al nostro) troppo impegnato tentare tiri dalla distanza quando servirebbe più presenza sotto le plance. Si intuisce come il pubblico trovi sbagliato l’atteggiamento del giocatore, colpevole di preferire quasi esclusivamente triple, peraltro con percentuali decisamente non irresistibili. Il popolo biancoverde si avvia comunque al rito di metà gara (visti spettatori con enormi vassoi di patatine grondanti salse dal colore improbabile, o addirittura muniti di vassoi di piatti di fish&chips) con atteggiamento propositivo ancorché in preallarme per quanto visto sul campo.
Alla ripresa del gioco purtroppo si materializza la tempesta presagita dai nostri vicini: i Celtics smettono d’un colpo di attaccare e anche di andare a rimbalzo, concedendo diverse seconde chance ad una squadra che ha in Ginobili un passatore sopraffino e che fa girare la palla in modo ordinato e rapido trovandoci spesso in ritardo sulle chiusure; sugli spalti il pubblico non si diverte più tanto e comincia a rumoreggiare, soprattutto per l’evidente mancanza di una decisa reazione dei nostri: per un Daniels capace di infilare subito dei punti appena chiamato in causa, fanno da contraltare Finley e Robinson che non riescono praticamente mai a contribuire.
Hill, Ginobili e Jefferson invece giocano in modo lucido ed incisivo, senza peraltro fare numeri turchi, e trovano ora ottima collaborazione da Duncan, Blair e Bonner: la doppia cifra di svantaggio si concretizza con pieno merito degli ospiti e nonostante ci sia qualche timido tentativo di riscossa i nostri appaiono decisamente sovrastati; verso la fine del terzo periodo addirittura alcuni spettatori cominciano ad allontanarsi, consci del fatto che la situazione è definitivamente compromessa (noi comunque ci speriamo ancora); il tiro da 9 metri di Ginobili allo scadere della frazione ammutolisce il pubblico relegandoci al -17.
Purtroppo ci rendiamo subito conto del fatto che i tifosi sono abituati a questa vicenda: il livello del tifo scende e se si eccettua qualche fase isolata, si percepisce come molti stiano rileggendo una pagina già vista più volte quest’anno.
Sul campo i nostri non riescono più a ritrovare il bandolo di una matassa che peraltro gli Spurs gli hanno aggrovigliato per benino, con Blair che si erge a protagonista banchettando allegramente dei nostri rimbalzi difensivi. Ginobili continua a frustrare tuti nostri tentativi di raddoppio facendo circolare magistralmente la palla, e d’altra parte i Celtics non riescono mai a pungere seriamente in fase offensiva; si arriva così ad un lungo garbage time perdente, in cui il pubblico è scoraggiato e in qualche caso anche di malumore: Sheed va in lunetta e sbaglia il primo libero, facendo alzare qualche moto di insoddisfazione dalle tribune; da vero campione qual è sempre stato KG si gira verso il pubblico chiedendo invece di sostenere il compagno. La gara scivola via con la sola nota di colore della gente che aspetta unicamente di poter vedere se Scalabrine metterà la tripla o meno.
Alla stregua dei fatti è apparso a tutti chiaro che questa squadra è ancora convalescente: al cospetto di un avversario motivato e d esperto (e pur privo di uno dei suoi fari) in grado di menare le danze con applicazione tattica e capacità tecniche i nostri beniamini sono apparsi stavolta lenti e poco reattivi, l’ombra pallida della squadra vista martedì sera contro Denver; unica nota positiva il lavoro onesto compiuto da Williams, in grado di mettere 11 punti e di farsi sempre trovare pronto. La gente biancoverde è ben conscia della situazione: di fianco a noi la coppia di cui sopra pare amareggiata e si lascia andare a qualche commento sarcastico, quando mancano due minuti abbondanti sul cronometro i vuoti nelle tribune sono evidenti come i buchi nel formaggio svizzero. Peccato la nostra seconda serata al Garden non sia stata fortunata e ci abbia mostrato il lato peggiore dei Celtics 2009-2010.







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P.S.: M'avete comprato la maglietta?
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