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Straquoto Sor Pulcini voglio la tua maglia ritirata con scritto Sor ... -
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Legend
Mah, io in una partenza da 15 vittorie e 17 sconfitte con una squadra di ... -
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FabioP
la sto rivedendo con calma e ho notato una cosa che nella notte mi era ... -
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Angelo
Invece secondo me alcune speculazioni su possibili trade avevano senso ... -
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Denis
ok, c'è una durissima gara 6, ma è durissima anche per loro, e nel caso ... -
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marco il celtico
Finita di rivedere con calma poco fa. A mente fredda ho trovato eccezionale ...
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La prima mattina a Boston comincia fortunatamente con una buona notizia: la pioggia della sera prima è cessata e seppure sotto un cielo nuvoloso partiamo per la prima giornata in città senza il rischio di dover stare sotto l’ombrello; il tempo comunque non si smentisce e un vento teso e freddo ci fa spesso rabbrividire dentro le nostre giacche.
Dalla zona di Back Bay, sede del nostro hotel, facciamo una breve visita alla Trinity Church, austera ed affascinante chiesa anglicana della zona, e poi partiamo a piedi in direzione del Boston Common, il grande parco che si estende nella zona centrale della città e dal quale parte il Freedom Trail, il “sentiero” che conduce i turisti attraverso i monumenti e i luoghi più significativi della storia locale: è sufficiente infatti camminare seguendo la striscia di mattoncini rossi per giungere presso i luoghi simbolo della città.
Il parco è grande e ben curato, anche se a quest’ora non troviamo tanta gente sul nostro cammino: gli scoiattoli però sono già al lavoro e diversi vengono verso di noi in cerca di cibo, in pratica senza alcun timore. Cerchiamo un paio di guanti da un venditore ambulante che ha collocato il suo “negozio” appena dopo il laghetto (ora però asciutto): niente da fare; in compenso due ragazzi letteralmente in maniche di camicia ci fanno capire che qui i locali hanno un’altra concezione del freddo…
... continua ...
La cupola dorata della Massachusetts State House, protagonista in tanti film ambientati a Boston, fa capolino sullo sfondo del parco, mentre ci godiamo i primi raggi di sole che illuminano il cielo e ci rincuorano dopo il freddo della prima mezz’ora; dopo un breve sguardo al Frog Pond, laghetto e parco giochi all’interno dall’area verde, ci addentriamo nella zona commerciale della città, dove tuttavia non mancano i monumenti e le costruzioni storiche, come la Park Street Church o il tranquillo e quasi mistico cimitero di King’s Chapel, un piccolo e sereno lembo di terra ricoperto di lapidi in pietra che sembra uscito da un poema gallese piuttosto che essere nel centro di una città moderna.
Di fianco a noi guide in costume da patriota illustrano i luoghi storici a gruppi di scolari in gita: la città è viva e frizzante, la gente cammina veloce ma appare tranquilla e serena, di sicuro incurante del freddo pungente che noi patiamo immediatamente appena il sole svanisce dietro una nuvola. Improbabili autovetture a forma di barca transitano dappertutto nelle strade, colme di turisti che compiono un’escursione “motorizzata”
Il vento non si è ancora smorzato del tutto, e ci porta il sentore del mare: decidiamo quindi una breve digressione dal “sentiero” e in pochi minuti arriviamo al Long Wharf, il molo da cui partono i traghetti perla zona di Boston oltre il Charles River; il cielo si è praticamente rasserenato e nell’aria si sentono già i profumi provenienti dai vicini ristoranti, dove il pesce e i crostacei la fanno da padrone. Ci godiamo un po’ di sole osservando su una mappa l’evoluzione della zona portuale della città attraverso gli anni: in pratica tre quarti della terra ferma su cui è stato costruito l’aeroporto 60 anni fa non esistevano del tutto!
Torniamo quindi verso il sito del Boston Massacre e riprendiamo il cammino sul Freedom Trail: la prossima meta è Faneuil Hall, nella zona dei mercati; si tratta di una piccola costruzione storica, ora sede di attività commerciali e piccoli negozi caratteristici, in cui gironzoliamo curiosi. Un piccolo negozio di gadget sportivi ha tutto l’occorrente per attirare la nostra attenzione, così come non possiamo che fermarci ad ammirare una serie impressionante di foto sportive, d’epoca e non, nell’esercizio giusto di dietro. Tra queste notiamo che l’assoluto protagonista contemporaneo non è il capitano, bensì Rondo! E’ evidente dal numero di foto che lo ritraggono il fatto che il n° 9 biancoverde abbia un seguito personale di tutto rispetto.
La parte più caratteristica della città si apre con Union Street e la sua moltitudine di locali e ristoranti tipici, davvero dal gusto inimitabile: spesso in vetrina, tra foto d’epoca e antiquariato vario, troneggiano improbabili peluche di aragoste e granchi, e appena fuori dagli ingressi si ergono manichini agghindati da patrioti. La tipica architettura locale, le case in mattoni rossi con le scale antincendio a vista sull’esterno, gli angoli dal sapore antico; una vetrina presenta tutto quello che potreste desiderare in un locale degli anni 50, ad eccezione di un grande pannello luminoso con il simbolo dei Celtics e la scritta “2008 NBA Champions!”: siamo del tutto soddisfatti della nostra gita.
Proseguiamo per Hanover street, attraversando North End fino a toccare la casa di Paul Revere, figura di spicco della storia cittadina e nazionale, la chiesa di Old North Church con i suoi piccoli e deliziosi cortiletti ed il Copp’s Hill Burying Ground, altro cimitero all’aperto dall’aspetto tranquillo ed austero. Tutta questa zona ci appare davvero piacevole, con le vie strette e piene di negozi, di cui molti italiani (siamo in pratica nella Little Italy di Boston), i monumenti ben visibili tra le case e un’atmosfera in generale davvero accogliente.
Ai nostri occhi di tifosi non possono sfuggire però i segni di un legame stretto tra la città e la squadra di basket: non mancano mai infatti le botteghe o gli ambulanti presso i quali fanno mostra di sé innumerevoli gadget Celtici, e spesso si incrociano per strada giovani e meno giovani che espongono colori e simboli dei nostri beniamini biancoverdi: chi ha mai detto che la gente di Boston è fredda?
Sono quasi le 14, e decidiamo di tornare quindi in Union Street e di pranzare all’Old Union Oyster House, forse il locale più tipico e famoso della zona di Boston: la fama risulta ben meritata ed il locale in sé è davvero un pezzo di antiquariato in splendide condizioni; i tavoli sono separati uno dall’altro tramite pareti di legno bianco, ma per chi lo preferisce c’è anche la possibilità di pranzare seduti al bancone dietro cui il cuoco cucina sotto i vostri occhi il piatto richiesto; una foto dei primi del novecento ritrae l’interno del locale e mostra come in pratica tutto sia immutato. Tra una polpetta di granchio ed un pasticcio di pesce misto il tempo trascorre lieve e lento, e davvero ci sembra un peccato proseguire la nostra visita e dover lasciare il ristorante.
Dopo la piacevole sosta ed il pranzo ripartiamo in direzione dell’albergo, ma decidiamo di passare da Beacon Street; qui diamo un’occhiata la palazzo in cui è ambientata la serie “Ally McBeal”, e poi costeggiamo il Boston Common godendoci il pieno sole del pomeriggio; una fila ininterrotta di piccole e graziose costruzioni ci accompagna fino all’ingresso del “Cheers”, il famoso locale che ha dato il titolo alla celebre serie di telefilm di qualche decennio fa.
La nostra passeggiata prosegue quindi tra i viali alberati di questa zona della città: le vie sono ordinate e pulite, con piccoli giardini davanti al pianterreno di ogni abitazione; per le strade il traffico è sostenuto ma non fastidioso, l’atmosfera ci sembra quasi ovattata, tale è la tranquillità del luogo.
Lentamente torniamo al nostro albergo: la prima giornata a Boston è stata un pieno successo.








Commenti
Bello spaccato della città e belle foto. Invidia ...
Bravi, bel giro e descrizione godibilissima, certo che qualche foto in più della tua signora, Max, e in meno di Luca ....
Scherzi a parte, sforzo mirabile e graditissimo. Un abbraccio a tutti e tre.
Complimenti!!!!
Uè,mi raccomando: a Faneuil Hall è assolutamente obbligatorio fare una foto con la statua di Red.
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