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la sto rivedendo con calma e ho notato una cosa che nella notte mi era ... -
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ok, c'è una durissima gara 6, ma è durissima anche per loro, e nel caso ... -
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Finita di rivedere con calma poco fa. A mente fredda ho trovato eccezionale ...
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Scritto da MxT e Rondo9 live from Boston
Sono finalmente le 17,30, e dopo una giornata a passeggio per il Freedom trail, tra monumenti e luoghi di interesse di Boston, ci ritroviamo nella hall del nostro albergo per andare alla partita. Nella nostra testa il concetto si sta lentamente facendo strada, come se ancora un rimasuglio di incredulità ci mormorasse di attendere l’arrivo al campo di gioco per poter definitivamente credere alla cosa.
Recarsi al TD Banknorth Garden è semplicissimo e veloce: dal nostro hotel sei fermate di metropolitana ci portano praticamente sotto al Garden, dove una fiumana verde in lenta ma risoluta “transumanza” ci accompagna all’ingresso; ci dirigiamo allo sportello accrediti, dove scopriamo il servizio più veloce ed efficiente del globo: una rapida scansione alla carta di credito e abbiamo in mano i tagliandi della gara; l’impiegato che ce li passa ha capito tutto subito e ci sorride salutandoci con un perfetto “Ciao”.
Doveroso perciò fare visita al negozio ufficiale del merchandising Celtics & Bruins, che si trova al piano terra giusto di fianco alla North Station; per dirla in breve siamo due Pinocchi nel paese dei balocchi… Per fortuna con noi c’è un’irrinunciabile Fata Turchina che dopo un po’ ci desta: decidiamo di rimandare quindi gli acquisti a dopo la gara e saliamo la scala mobile che conduce alle tribune. Qui un addetto però ci ferma subito, chiarendo senza mezzi termini che coi nostri zaini non potremo mai e poi mai entrare al campo: panico generale, dato che non c’è più il tempo per tornare in hotel e liberarci dei fardelli… Torniamo quindi al negozio chiedendo se possiamo lasciare lì gli zaini e riprenderli dopo la gara; il ragazzo che ci risponde sorride e ci consiglia un semplice escamotage: ci consegna un sacco plastico del negozio, entro il quale il nostro zaino debitamente svuotato sparisce, coperto dalla maglia di Pierce che Luca ha portato con sé. Via libera.
Entrare nel Garden è davvero emozionante: soprattutto sentirsi parte viva di una scena vissuta tante notti davanti alla TV sembra veramente irreale; il Jumbotrone appeso al soffitto è dimensionalmente davvero impressionante, e consente di studiare nei minimi dettagli le espressioni facciali degli inquadrati. Parquet incrociato, Lucky che corre in campo con lo stendardo biancoverde, i capannelli radunati intorno ai commentatori di ESPN…
I nostri posti si trovano nella zona denominata “Loge”, nella sezione 8, che in pratica si trova a 45° dietro il canestro che i Celtics difendono nella prima metà gara: la visuale è ottima e pare essere tale da tutte le sezioni del Garden: riusciamo infatti a realizzare un bel reportage fotografico dei nostri durante il riscaldamento e le presentazioni. Il capitano e KG ci urlano in faccia dal vivo, facendoci correre dei ragnetti lungo la spina dorsale… dal di dentro....
Pronti, via e si comincia con un alley-hoop Rondo to KG: poteva esserci miglior battesimo per noi? All’inizio la gara è equilibrata e i Nuggets, nonostante l’assenza di Martin, tengono abbastanza bene. Pierce ci lustra comunque la vista rendendosi protagonista di un primo quarto molto consistente nonostante dietro fatichi e tenere Melo lontano dal canestro. L’intensità è discreta anche se non sembra che ambedue le squadre lottino allo stremo delle forze. Afflalo tiene vicini i suoi affiancandosi ad Anthony nelle realizzazioni, la partita è godibile e sembra che i nostri la possano controllare. Durante i time out lo spettacolo si trasferisce sulle tribune e sul megaschermo, dove puntualmente si ritrovano proiettati gli spettatori che ballano nella maniera più buffa o sfrenata: spiccano un uomo dai tratti orientali che, vestito da perfetto businessman, non si risparmia in mosse degne di Christina Aguilera, e un tizio già avanti con gli anni e con foltissima barba bianca che sotto una irreprensibile giacca beige mostra senza ritegno la T-shirt del capitano in un frenetico dimenarsi a tempo di musica.
Michael Finley è davvero un gattone, e appena sul campo infila una tripla da manuale; cogliamo in lui le movenze del giocatore esperto, freddo ed efficace, in grado di prendersi responsabilità importanti (come il jumper sotto pressione che durante il terzo periodo ricaccia indietro le pepite). Davis in effetti ha una mole che dal vivo pare ancora maggiore che in TV, e la fa valere andando a caccia di rimbalzi offensivi. Per non scontentare nessuno Rasheed, che durante riscaldamento ed intervallo scherza con Billups e fa il monello con compagni ed avversari, ci si presenta in una delle sue serate indolenti, e dopo un buon canestro al volo decide che per lui basta così e in pratica, ad eccezione di due triple sparacchiate, si eclissa dalla gara.
Sensazione e meraviglia per il capitano che verso la fine del primo tempo si concede il lusso di stoppare Melo: boato del Garden e occhi coi lacrimoni da parte di molti. Ma la vera sorpresa è l’Allen che non t’aspetti: reattivo, cattivo, sempre in controllo… si rivela rimorchio ideale delle scorribande del nostro fantastico n. 9, rubando scena e minuti a un evanescente Marchese.
Finisce così un buon primo tempo da RS NBA… è arrivata l’ora di alleggerire il portafogli facendo un giretto tra le botteghe alimentari del Garden… di cibo però non se ne parla, un po’ perché non abbiamo fame e un po’ perché gli odori che si alzano dalle “pizze” in vendita qui non sono per nulla rassicuranti… vi assicuro che se non sapeste di cosa si tratta, la pizza sarebbe l’ultima cosa che vi verrebbe in mente. Storditi da questa miscellanea di fragranze indigene, ci dirigiamo verso la postazione di Comcast e come per incanto ci appare una visione… birre in bottiglia... ne ordiniamo 2 per la modica cifra di 15 dollari, ma quando stiamo per pagare arriva una sorpresa… si alza forte la voce dell’ambulante che ci chiede i passaporti… passaporti? Io e Max ci guardiamo e lui mi sussurra: “vuole sapere la tua età, mostragli la carta d’identità”… la tiro fuori con un misto di stupore e incredulità ma dopo poco mi accorgo che non basta… ci vuole proprio il passaporto. A quel punto giriamo i tacchi e continuiamo il percorso… dopo poco incontriamo un altro birraio, ce la faremo finalmente? La scenetta si ripete come prima ma il finale è a sorpresa… questa volta i passaporti ce li chiede quando ormai ha aperto le birre e a quel punto con aria un po’ schifata ce le versa frettolosamente nei bicchieri e ci manda idealmente a quel paese…
Ricapitoliamo… niente zaino, niente birra, mentre la pizza sì? Son proprio strani questi americani, giusto per parafrasare Obelix…
Torniamo al basket giocato in campo: Robinson ha comunque fatto la sua parte con un paio di canestri dei suoi: durante la pausa i nostri tirano sotto il canestro vicino a noi, che ovviamente scendiamo fin dove possibile sulle tribune per fotografarli da più vicino (al nostro ritorno Rosana ci dice che per qualche secondo siamo stati sul Jumbotrone); prima dell’inizio del terzo periodo tutti i Celtics si radunano intorno al Doc: tutti? No, Robinson resta come un bimbo a tirare bombe quasi da metà campo, con un’espressione da monello dipinta sul viso: “adesso torno, ancora una, solo l’ultima…”.
Alla ripresa del gioco i nostri scavano un solco importante fino al +20 complice la buona vena creativa del nostro Rondo, in deciso avvicinamento ad una prestazione maiuscola, che ruba e ispira cercando anche colpi ad effetto in ball handling e assistenze. Il Garden partecipa, peraltro sapientemente guidato dall’organizzazione (il tifo è quasi sempre “ispirato”, se non espressamente richiesto dal megaschermo), ma quando i Nuggets, pur scontando la serata non proprio brillante di Billups, si riportano alla cifra singola di svantaggio il popolo biancoverde alza il volume del sostegno; nonostante tutto però si ha l’impressione che nessuno creda alla rimonta avversaria, e il pubblico si dimostra ancora competente dato che i nostri non perdono mai il filo del discorso e mantengono gli avversari a distanza. Dietro di noi un paio di giovani tifosi non risparmiano di apostrofare rudemente Billups (“you suck!”), forse il passato biancoverde di Chauncey ha lasciato qualche lesione da sanare.
Con l’inizio del quarto periodo ritroviamo i nostri in buon controllo e la gara si incanala più o meno senza patemi verso la vittoria; non ci strappiamo i capelli per i minuti di coabitazione Rondo-Robinson, un esperimento per ora poco giudicabile e non indimenticabile. Finalmente anche Ray Allen, un po’ freddino dalla distanza, ci gratifica con la bomba (Movi, abbiamo esultato anche per te), e possiamo osservare più che soddisfatti le cifre dei nostri senatori sullo schermo lievitare fino a livelli di eccellenza: tripla doppia per Rondo, doppia doppia per KG (nonostante qualche difficoltà di chiudere vicino a canestro) e 27 ben “conditi” per il capitano.
Sugli spalti la gente continua a divertirsi e, dulcis in fundo, possiamo assistere al misterioso quanto atteso “Gino”: un breve filmato degli anni ’70 in cui un gruppo di persone a pieno titolo del periodo (vestiti, acconciature, danza) balla al ritmo dei Bee Gees: alla fine appare un tizio, che definiremmo l’apoteosi dei 70, che indossa una T-Shirt con un arcobaleno ed il nome ormai famigerato sul petto; l’organizzazione la sa veramente lunga e subito a seguire inquadra uno dei tifosi più scatenati, già ripreso in precedenza mentre ballava atteggiandosi a guru della “movida”, che trionfalmente mostra una T-shirt con la scritta “Gino balcony”: pandemonio al Boston Garden!!!
La gente sfolla e, dopo la fine della gara, entriamo in un negozio per acquistare un paio di felpe da indossare per la partita di domenica: sentiamo la necessità di essere tifosi biancoverdi a pieno titolo. Rientriamo un attimo sulle tribune, solo per osservare come gli addetti stiano già provvedendo a smontare il parquet in previsione dell’incontro casalingo dei Bruins: davvero un sistema efficiente. Un addetto infine ci chiede gentilmente di lasciare gli spalti: è tempo di chiudere e noi siamo praticamente gli ultimi. Arrivederci quindi a domenica sera, di nuovo al TD Banknorth Garden.








Commenti
Grandi ragazzi, aspettiamo altri Blog.
Comunque era ora che vi svegliaste! Va bene il fuso orario, va bene il giro nei negozi del Garden, va bene la cena ecc, ecc, ma noi abbiamo speso bei soldi per mandarvi fin laggiù
Comunque direi che l'esordio sia andato benissimo, come cronisti e come tifosi sugli spalti, mi raccomando la prossima con i Kings, niente rilassamento o noia
Grazie per questo reportage
Daluti a tutti e buon divertimento.
La felpa del Tasselli fa un pò Varejao..ma per questa volta gliela perdoniamo
Grandi...continuate così
Cal
Non è che mi portate una canotta bianca dei C's (giocatore qualsiasi, se di Reggie Lewis meglio).
Da
Avete realizzato un sogno....il mio! Prima o poi ce la farò anch'io....
(La prossima missione sarà Luca con un'espressione normale in una foto
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