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Piccolo OT rispetto ai Celtics e all'NBA, ma stanotte parte oltreoceano la più grande follia collettiva in ambito sportivo, ossia il Torneo NCAA. Tre fine
settimana di passione che va oltre ai confini del tifo, sprofondando in un mix tra leggenda e costume che mette tutto il resto dello sport in secondo piano.
Andiamo quindi a scoprire il "bracket", il tabellone delle pretendenti,individuando le possibili candidate al titolo e i talenti da tenere d'occhio
magari anche in prospettiva NBA. Si profila un torneo equilibratissimo e impronosticabile come pochi, non c'è una favorita netta come lo era North Carolina la passata stagione, ma c'è un cospicuo numero di squadre che può nutrire la speranza del taglio di retina finale. Da segnalare che nessuno dei college di alto livello del New England è presente nel tabellone finale, avvenimento senz'altro insolito, vista la serietà di molti “programmi” operanti nell’area.
Il nostro viaggio parte dal Midwest, Region che vedrà le sue finali a St Louis, è probabilmente il raggruppamento più tosto, la numero 1 è Kansas,
squadra che punta dritto al titolo. Dei campioni NCAA del 2008 non è rimasto molto ma attenzione al potente Cole Aldrich, centro bianco di 7 piedi: non facciamoci ingannare, siamo molto lontani dallo stereotipo attuale del “white man” lungagnone con mani educate, molto soft e poco incline alla difesa. Questo è un signor difensore che non ha paura ad andare a sgomitare sotto le plance per prendere posizione, tosto a rimbalzo e con una discreta capacità d’intimidazione, il tutto con doti offensive di buon livello. Candidato ad una chiamata in top10 al prossimo draft (per me potrebbe essere anche da top5) ma non commettiamo l'errore di ridurre Kansas solo a Aldrich perchè anche tutto il resto del quintetto è di altissimo livello.
... continua ...
Non mancano le outisider, a partire dalla numero due del “bracket” Ohio State, dove opera tale Evan Turner. Talento semplicemente spaventoso, potrebbe andare addirittura ad insidiare la pick numero 1 al prossimo draft, data da tutti per scontata nelle mani di John Wall da oltre un anno. Guardia/ala di oltre due metri, è attaccante sopraffino, va forte a rimbalzo e la passa pure bene: qualcuno per lui ha già speso il paragone con Kevin Durant, forse magari esagerato, ma i progressi che sta mostrando questo ragazzo negli ultimi due mesi hanno dello stupefacente. Ohio State per il resto è meno completa di Kansas, ma un “clutch” player come Turner in un torneo come questo potrebbe cambiare le sorti di tanti finali.
Terza incomoda Georgetown, anche qui c'è un talentone in odore di NBA come Greg Monroe, giocatore intrigante per tanti aspetti, con qualche pecca di applicazione. Ma al college sposta eccome e sono convinto che anche in NBA se capita in mano a qualche staff tecnico che lima alcuni suoi difetti, può
diventare un lungo importante. Qualcuno dice che è una via di mezzo tra Bosh e Webber, di sicuro è il miglior lungo per talento puro al prossimo draft.
Attenzione anche a Georgia Tech, reduce da una brutta stagione, ma anche qui c'è un altro possibile top5 al prossimo draft come Derrick Favors e un altro scelto sicuro al primo giro come Gani Lawal, e anche a Maryland tra le cui fila gioca Greivis Vasquez miglior realizzatore dell'intera NCAA, premiato anche come miglior giocatore della ACC.
La parte Est del tabellone (finale di Regional a Syracuse), vede invece una favorita netta, quella Kentucky che a detta di molti parte in pole position
anche per la vittoria finale. Il neo coach John Calipari, si appresta a spedire in NBA il terzo playmaker di livello stellare dopo Derrick Rose, e Tyreke
Evans, quest'anno è il turno dell'ormai famoso, John Wall, fisico alla Wade, capacità di regista di altissimo livello e udite udite, doti difensive al top
nel ruolo. Siamo chiaramente di fronte ad uno che potrebbe fare sfracelli anche da subito in NBA, anche perchè sembra che abbia un'etica del lavoro sconosciuta a tutti i suoi coetanei. Difetta appena appena al tiro (ma sia chiaro ha pure un Winning Shot nella gara di esordio nell'NCAA), ma siamo alla ricerca del pelo nell'uovo. E' chiaramente "il personaggio" di questo torneo e il fatto che un super talento come Evan Turner non riuscirà a soffiargli la pick numero uno ci dice quanto sia forte sia oggi sia in prospettiva. Ma Kentucky ha pure altro i due lunghi DeMarcus Cousins e Patrick Patterson sono roba da primo giro sicuro al draft (il primo da top 10 ad occhi chiusi), e la Dribble Drive Motion di John Calipari (un'estremizzazione all'ennesima potenza del penetra e scarica), dovrebbe essere la base su cui puntare dritti al titolo. Spendo su di loro il mio cent in ottica finale.
Il resto del bracket offre tante buone squadre ma senza grandi talenti come West Virginia, Wisconsin, Wake Forest e Texas, ma nessuno sembra in grado di stoppare la corsa della "banda Calipari".
Passiamo alla parte Ovest del tabellone (finale di Regional a Salt Lake City), sicuramente il più incerto, seed numero uno per la Syracuse di coach Boeheim e del sorprendendte freshman Wesley Johnson, uno apparso letteralmente dal nulla e candidatosi con forza ad una chiamata da top5 al draft (per me potrebbe essere la terza dopo Wall e Turner), il resto lo faranno le celeberrime zone di coach Boeheim, squadra tosta ma forse offensivamente troppo legata al rendimento della sua stella. Anche per questo Bracket alternative toste e concrete ma senza grandi nomi a roster, Kansas State, Pittsburgh e Butler. Qui per me ci possono scappare clamorose sorprese.
Il "bracket" South (finale di Regional a Houston) vede la tostissima Duke al numero 1: squadra senza nomi altisonanti a roster, ma con tantissima esperienza visto che il quintetto base vede tre senior e due junior. “Coach K” si affida al talento di Kyle Singler (uno che in NBA potrebbe avere molti problemi) e alla solidità di squadra, secondo me potrebbe avere un grande problema nella mancanza di un giocatore decisivo nei finali bollenti perché storicamente il torneo NCAA in materia è bravissimo nel generare eroi dal nulla.
Principale antagonista dei Blue Devils è Villanova, anche qui tanta solidità, un quintetto bello tosto, ma si fatica a trovare il "front leader" o uomo
copertina. Poche le alternative credibili a queste due squadre, Baylor, Texas A&M e la Louisville di Pitino. Qui per me si va ad una finale di Regional Duke
Vs Villanova.



Commenti
Da quanto è che non vediamo un lungo bianco "cattivo" ed intimidatore?
Anch'io metto il mio cent su Kentucky, un po' sopra tutte le altre.
Al momento direi di no, diciamo è un lungo in stile Chris Kaman (quello attuale, il Kaman del college come difensore era sicuramente peggiore di Aldrich. Di McHale ce ne era uno e temo per specifiche tecniche sia impossibile farne una replica, tanto più nel basket moderno dove al post basso si preferisce l'atletismo e il tiro dalla medio-lunga.
Un vero peccato.
però trovo lo spunto per una riflessione: pur vero che nel basket moderno atletismo e tiro dalla media/lunga la fanno da padroni, se si va avanti così nel pitturato ci potrai coltivare l'insalata ed il "5 fuori" diventerà la base dell'attacco.
Insomma, 10 anni fa KG che tirava da fuori come una guardia, sapeva giocare in post basso in isolamento e metteva giù la palla come un play è stata una vera rivoluzione nel basket, mentre ora si rischia di omettere la fase di gioco in post e trasformare le power forward in sharp shooter. Avere due dimensioni (in & Out dal pitturato) dovrebbe elevare il gioco e rendere più pericoloso l'attaccante. Non è che si stà esagerando un po' troppo e per gli scouts pesa di più un 2% di realizzazione oltre i 4 mt che il saper usare il piede perno o fintare il tiro per andar via in palleggio o passo e tiro? Bargnani è anche bravino ed è stato una prima scelta assoluta ma venirmi a vendere che il suo gioco d'attacco rende quanto quello di un McHale (seconda scelta assoluta) o anche solo di un Randolph (e già ne passa di acqua sotto il mitico ponte) mi sembra fuorviante ovvero un fine esercizio di marketing.
La verità è che il gioco in post basso è duro, ti prendi le botte, i falli sono anche sporchi... quando tiri da oltr 5 mt e sei 2,10 il massimo che ti può capitare è spaccarti un'unghia!
Scusa lo sfogo ma sono su questo punto sono fermo: il play deve saper dare ritmo al gioco, la guardia tirare, l'ala piccola fare un po' di tutto ed i lunghi giocare in area. Se poi oltre alle caratteristiche di base sai anche fare altro e lo sai fare bene allora sei un fenomeno, viceversa se ti mancano le caratteristiche fondamentali per il tuo ruolo sei un pesce fuor d'acqua e sono gli altri a dover sopperire alle tue mancanze per cui in post basso ci dovranno riciclare qualcun altro che sia pericoloso da quella posizione ma non è facile giocare in post se ti marca uno che è 10-15cm più alto di te ed a cui non puoi pensare di tirare in testa o di giocare in avvicinamento... senza contare che se il difensore sa che non riesci ad avvicinarti ti sta addosso e ti rende difficile il tiro.
Insomma ad ognuno il suo e lasciamo le "mode" o gli "atipici" al loro momento senza esaltarli sotto la "griffe" del gioco moderno.
Sei d'accordo?
ti dirò di più: negli ultimi anni sono proprio spariti anche i piccoli che giocavano prevalentemente spalle a canestro, tipo Bernard King, Marc Aguirre, Adrian Dantley, Marc Jackson, ecc.
Francamente pensavo che l'uso sempre più massiccio del tiro da 3 avrebbe allargato di molto il campo favorendo il gioco vicino a canestro, invece è successo l'esatto contrario.
Da dire che la regola dei 3 secondi difensivi apre di più l'area alle penetrazioni e forse la tendenza è quella di tenere lontano i lunghi dall'area per favorire ulteriormente le zingarate delle guardie.
Come avete detto voi, però, l’NBA dimentica sempre più quegli strani animali chiamati “centro”, e dove Robert Parish in carriera aveva medie di 10 o più tiri presi a partita, il povero Perkins ne tenta la metà…e ti credo che per molti è un pippone…
Fa tutto parte dell’evoluzione (involuzione?) del gioco, per vedere un gancio aspetti due o tre partite mentre una volta ne vedevi 10 a gara (e se c’era Kareem pure 20). Come il “mid-range game”, come l’apertura di contropiede direttamente dal rimbalzo, come il non abbassare la palla sul rimbalzo offensivo…
Però le regole spingono a questo, Piero: se Bargnani tira col 40% da tre, dal punto di vista realizzativo quella percentuale vale come il 60% da due di Perkins o McHale. Magari bisognerebbe anche considerare che i 6 tiri sbagliati concedono altrettante possibilità di contropiede agli avversari, che tagliano fuori il lungo dal rimbalzo offensivo eccetera, però è fuori discussione che il basket dai tempi di McHale è cambiato, e che per un lungo ha più senso costruirsi un tiro da fuori che un arsenale di mosse dal post. Non è bello, ma è la realtà e va accettata, con la stessa comprensione che abbiamo per un playmaker come Robinson che, poverino, ha capito presto che una schiacciata o un tiro da tre “fanno” l’highlight dell’NBA, un assist raramente.
Tornando “ a bomba”, forse l’atleta che come tipologia di gioco offensivo si avvicina di più a McHale è Kevin Love, anche se dal punto di vista difensivo (sia come lunghezza di braccia che come velocità di piedi) siamo ad anni luce di distanza. Ed anche Love ama andare oltre la linea delle “acque internazionali”...
E qui vado a nozze in carrozza perchè sarò un nostalgico sentimentalista ma un duello gancio vs jumper come quelli inscenati da Kareem e Parish è il basket.
Bargnani tira da tre col 40%? Bravo però la sua atipicità fa si che la squadra si debba adattare al suo gioco d'attacco: invece di essere un'arma in più è semplicemente un'arma diversa che ti cambia gli equilibri. Se tirasse il 35% da tre ed il 55% in area allora sarebbe diverso perchè non sai come prenderlo: se lo raddoppi in post scarica, se sta in acque internazionali ti tira fuori il lungo (mica lo può marcare una guardia di 1,95 che gli gratta l'ascella!)... ed ecco che viene fuori il KG (che da tre non ha mai tirato) o lo Sheed e tutti dicono: fenomeno! Ed hanno ragione. Mentre chi grida al fenomeno indicando Bargnani - per inciso non ce l'ho affatto con lui - secondo me non comprende come i grossi limiti nel suo gioco naturale non sono colmabili da pur eccezionale capacità balistica.
E poi dai, fino ad ora abbiamo parlato di attacco e paragoni tra "fighetti del terzo millenio" ed "operai del tabellone" ci possono anche filosoficamente stare, ma se andiamo a vedere quale realmente è l'attitudine difensiva di questi che io ho chiamato sharp shooter ti cadono le braccia e, casovuole, anche lì si deve sudare, spintonarsi, prendere le botte, la gomitata, ecc. in difesa a 6 mt dal canestro mal che ti vada la buon'anima - cestisticamente parlando - di Reggie Miller ti ficcava uno dei suoi calcetti per aver il "and one"!
Rimango della mia idea: nessuno/pochissimi ha più voglia di farsi il mazzo, in allenamento come in campo, ed il tiro dalla lunga è diventato il sistema più semplice per un professionista per emergere dando dei buoni od anche ottimi risultati garantendosi, nel contempo, una lunga carriera con un fisico integro.
Auguro a gente come Powe o Perkins di giocare ancora altri 10 anni in NBA ma un conto è correre, con la stessa auto, la Dakar vecchia maniera, un altro è un correre sul circuito di Daytona.
Buona march madness a tutti
Ma volete mettere quanto sia più divertente tirucchiare da lontano piuttosto che smenazzare sotto canestro per un ragazzino diciottenne in odore di contratto NBA che cambia la vita a lui e a un paio di generazioni dei suoi familiari?
Il basket è cambiato in area FIBA e nell'NBA e, lo dico seriamente, purtroppo i ruoli classici non esistono più (che ne pensate di un Durant allora?) e una squadra come i Rockets di quest'anno non era proprio immaginabile negli anni '80.
Ciò detto, ritengo superficialmente che l'NCAA sia diventata molto diversa dal passato perchè gli allenatori che hanno i super li devono sfruttare al meglio nell'unico anno in cui possono tenerli e provare a vincere in quell'anno, alla faccia del miglioramente individuale e del gruppo di supporto: la regola, pur condivisibile per evitare adolescenti in NBA, non ha comunque risolto il problema della relativa preparazione di alcuni giocatori.
Fine della parte seria: il mio tifo per Duke o per un outsider assoluta.
ACC) a momenti di abulia. Il potenziale per un exploit c’è: oltre a Shumpert, la fisicità di Favors e Lawal sono indiscutibili, ma non mi piace molto l’
approccio di coach Hewitt alle partite, e senza il fuoco sacro alle Final Four non ci vai. Ma questo Regional può risultare il più interessante dei quattro, con la sfida alla corazzata di Bill Self.
WEST: Sarà, ma a me Syracuse non convince troppo. Sono un estimatore di coach Boeheim, ma la difesa degli Orange ultimamente non mi piace per nulla, e se a ciò aggiungiamo i problemi al ginocchio del big man Onuaku, il quadro non è dei migliori. Certo, la region occidentale non è questa corazzata: se le damigelle di Syracuse nel “tabellone” sono Pittsburgh, Vanderbilt e Kansas, State, sembra alquanto improbabile che la vincente della “March Madness” possa arrivare dal Regional di Salt Lake City. Mai dire mai, comunque, le “Cenerentole” sono un classico della storia NCAA. Da segnalare tra i giocatori in prospettiva futura NBA Solomon Alabi, sette-piedi-ed-un-pollice di Florida State, ancora un “work- in-progress” ma già gravitante nella zona di scelta dei Celtics. Oltre a lui – ma qui andiamo al il centrone australiano dei Vanderbilt Commodores, A.J.
Ogilvy che nei due scontri con DeMarcus Cousins di Kentucky – pur perdendo il confronto diretto, soprattutto in difesa – ha comunque una struttura atletica e delle doti offensive in post basso tali da portarlo in lotteria…è vero, le sue azioni sono in discesa nell’ultimo periodo e gli scout mettono in dubbio la sua fisicità, ma con un Cliff Ray a fianco potrebbe diventare una vera sorpresa.
EAST: il regno di Kentucky, come fa notare Leo. Alla triade Wall-Cousins- Patterson aggiungono una batteria di giocatorini mica male. I vari Bledsoe, Orton, Liggins e Miller sono tutti capaci di “perforare” le difese e di fare la differenza nel momento in cui i Tre vengono sottoposti a cure particolari dalle difese avversarie. Calipari sta facendo un gran lavoro, specie se si considera che Wall, Cousins, Bledsoe ed Orton sono “freshmen”: se non passassero al piano di sopra vincerebbero i titoli 2011 e 2012 a mani basse. Poco da dire sul talento di John Wall: anche se sta vivendo un momento di appannamento al tiro, è fin troppo evidente che sentiremo parlare spesso di lui nell’NBA. Cousins forse è un po’ troppo “umorale”, ma quando gioca con aggressività fa paura.
Dicevamo, quella dell’Est è un’altra Region senza grande competizione: a poter impensierire i Blue Devils ci sono forse solo i “Mountaineers” di West Virginia guidati da Devin Ebanks e dal senior Da’Sean Butler, quest’ultimo al draft è “projected” in zona-Celtics.
SOUTH: niente da dire su Duke, Mike Krzyzewski potrebbe prendere in mano l’
Università di Valparaiso e portarla alle Final Four in tre anni, figuriamoci se gli metti in mano giocatori con centimetri e voglia. Il problema nasce alla voce “atletismo”: i “bianconi” di “coach K”, da Scheyer a Singler passando per il centro Zoubek sono grintosissimi, decisamente tecnici, assolutamente afflitti dalla malattia dell’uomo bianco. Poco male, finchè la “fame” di vincere è così assurdamente clamorosa riesci a superare anche squadre più atletiche, come ben sa Georgia Tech battuta in Finale del Torneo ACC nonostante avesse tirato col 9% in più da 2, col 9% in più da 3, avesse preso più rimbalzi, dato più assist e ammollato più stoppate. Ma nel box score la voce “cuore” non c’è, e a Durham ne hanno da vendere. Interesse per Villanova del “trottolino” Scott Reynolds, e per Notre Dame dell’ala Luke Harangody, lento ma decisamente tosto, sul quale spenderei una seconda scelta a costo di comprarla per vedere se riesco a tirarne fuori qualcosa.
Vero, ma anche anche un fattore assolutamente imprensindibile per una squadra che vuol vincere l'nBA, andiamo a ritroso '09 Gasol, '08 Garnett, '07 '05 '03 '99 Duncan, '06 '02 '01 '00 Shaq, nell'era post Jordan l'unica eccezione sono i Pistons '04 che comunque avevano un Rasheed che magari non è il migliore del mondo in post ma poco ci mancava.
Citazione Legend:
Secondo me la differenza poi la fa la completezza del giocatore sui due lati del campo, McHale oltre che ad un "gran visir dell'uso del piede perno" era allo stesso tempo un difensore devastante, soprattutto a livello tecnico, qui ormai il "centro" o "il lungo" si tipizza per cosa fa in attacco senza poi andare a vedere cosa fa in difesa (per il 50% della partita non va mai dimenticato).
Citazione Legend:
Credo che Aldrich rispetto a Montross in attacco sia un paio di piste avanti, non eccelso ma almeno un tiro se lo crea, Montross uscito da UNC e noi lo sappiamo bene, non si è creto uno straccio di tiro degno di tale nome, e non ha fatto mezzo progresso in qualche stagione a Boston.
Citazione Michele Pulcini:
Mi sembra il nocciolo della questione sia tutto qui, però direi che un discorso che merita un approfondimento più corposo.
Citazione Legend:
Anche qui bisognerebbe entrare nella testa del coach di Minnesota e capire perchè Love sta a guardare per lunghi tratti Milicic che gioca in quintetto !
Ultima cosa la butto li, ma io il Venezuelano di Maryland Greivis Vasquez in ottica draft lo terrei d'occhio, cn una scelta dalla venti in giù per i Celtics un pensierino ce lo farei.
Uh, povero Eric, che cattiveria... ma la verità è che il primo Montross era anche un discreto attaccante: un po' "robotico" come Aldrich (da qui il mio paragone), ma non dimentichiamo che da matricola mise assieme 10 punti e 7.3 rimbalzi, mica bruscolini. Quello lì, se avesse potuto lavorare con un Clifford Ray, avrebbe avuto ben altra carriera. Poi dal secondo anno entrò in un processo involutivo, ma questa secondo me fu colpa anche dei Celtics...se era stato buono al primo anno...
Sul discorso del "diciottenne in odore di NBA" credo che liquidare così il problema sia un po' troppo semplicistico. L'industria del basket è composta da così tante componenti:
A) giovane promessa (con famiglia che sente l'odore dei soldi)
B) Università che vogliono fare soldi con le TV ma agli atleti non danno un cent
C) manager delle ditte produttrici di scarpe, che cominciano a fare "scouting" prima di NCAA ed NBA
D) NBA
A) vorrà giocare tanto, segnare e prendere rimbalzi per aumentare l'interesse di D) e C)
B) sarà costretto a far giocare la propria squadra in modo differente da quella che è la sua filosofia di gioco, e verrà meno il ruolo di "insegnante di basket" per timore che A) non si trovi bene e cambi università o si dichiari per il draft.
C) orienterà ovviamente le scelte di A) verso università con le quali ha rapporti.
D) alla fine riceverà un giocatore che non ha imparato a giocare a basket, ma che ha imparato a tirare ed a schiacciare.
E quello sarà il basket che poi vedremo in NBA: molte "combo guard" e meno playmaker, molti lunghi tiratori e meno lunghi da "pittura".
Ho cercato di semplificare un po' anch'io per rendere l'idea, ma diciamo che più o meno a grandi linee è ciò che succede.
Un Tyson Chandler che non è neanche passato per l'università è l'esempio perfetto di come un ragazzo dotato fisicamente e tecnicamente possa essere un professionista "nella testa" già dal liceo (ignoro se lo fosse già nella tasca), con una relativa voglia di migliorare e lavorare sui propri limiti, con il risultato che abbiamo sotto gli occhi dopo alcuni anni di NBA.
Bill Russell, John Havlicek, Bob Cousy, KC Jones, Bill Walton, Isiah Thomas, Kareem Abdul-Jabbar, Magic Johnson, James Worthy, Lucius Allen, Ron Bonham, Tom Gola, Quinn Buckner, Gail Goodrich, Howie Dallmar, Cliff Hagan, Dick Farley, Arnie Ferrin, Rodney McCray, Glen Rice, Michael Jordan, Rick Robey, Clyde Lovellette, Herm Schaefer, Jerry Lucas, Larry Siegfried, Frank Ramsey, Tom Thacker, Milt Wagner, Jamaal Wilkes, Corliss Williamson, Richard Hamilton, Nazr Mohammed, Antoine Walker.
Richard Hamilton e Nazr Mohammed sono gli unici due attualmente attivi nell'NBA.
espn.go.com/mens-college-basketball/tournament/bracket
Certo, riconoscere le squadre dalle abbreviazioni non è facile, comunque ci proviamo ...
Rollata di Kentucky ad danni East Tennese con Jhon Wall subito "monster" 17 punti con soli 5 tiri, 3/4 da tre punti (alla faccia dei dubbi sul suo tiro) e 11 assist.
Eheheh in effetti anche io conosco solo le squadre ormai, i tempi dell'università (la mia) quando potevo passare i pomeriggi a guardare le partite NCAA ahimè sono lontani: peccato perchè lo spettacolo è assicurato e il mondo sportivo universitario americano mi ha sempre fatto impazzire oltre che sognare.
Sono cresciuto a "pane e Buffa", e come tale perdonerete il mio tifo per UCLA, nato nell'anno del'ultimo taglio di retina con il quintetto Edney, Bailey, i due O'Bannon e Zidek...a rileggere adesso i nomi fa veramente ridere! E scopro adesso che quest'anno non sono neanche in tabellone...quindi tiferò sempre e comunque per gli upset, mi piace pensare agli atenei minori cosa possono provare se battono una Kentucky o Duke che sia...
Grazie comunque agli esperti per il fantastico lavoro che fate anche su questa parte di mondo cestistico USA
Sul discorso del passare o meno per il college, lo trovo relativo: Perkins, Garnett, Moses Malone sono tutta gente che la transizione l'ha fatta senza passare per l'università, ed i risultati mi sembrano decenti.
Nel mio intervento precedente volevo "spostare" tutta l'attenzione dal giocatore, che spesso è un ragazzino di nemmeno vent'anni inserito in un meccanismo più grande di lui, e sottolineare che sono gli "adulti" che andrebbero controllati meglio o aiutati a fare il loro lavoro. Se Calipari vuole aiutare Cousins, magari punendolo, avrà problemi che invece Bobby Knight o prima ancora Bill Reinhart non avevano.
Ecco quindi che Calipari sarà costretto ad andare coi piedi di piombo e si limiterà a "cavalcare" il giovane di talento senza insegnargli tutto quello che potrebbe per non creare tensioni. Stesso discorso per il gioco: non potrà insegnare basket, ma dovrà far funzionare il "meccanismo" garantendo 10 tiri a Cousins, 15 a Wall, 10 a Patterson eccetera. Morale: la colpa alla fine non è del giocatore (spesso incapace di capire, perchè troppo giovane e magari un po' viziato da chi lo circonda)), ma dell'insieme di interessi che ha cambiato il basket.
No tifo per North Carolina dagli anni 80.
Non posso non condividere.
Per contro il concetto "se mi drogo non è una mia scelta bensì una colpa della società moderna" ha dei seri limiti.
In tutti gli sport ormai c'è un declino dell'insegnamento a favore del risultato immediato. Negli sport di squadra poi il fatto che non si possa giocare con 5 (o 11) talenti assoluti fa si che si creino le caste: i talenti puri che prima prendono i soldi e poi imparano a giocare a basket (Lebron o Durant in primis) e gli operai che imparano a giocare anche e soprattutto per coprire quello che i prescelti non fanno.
Lo ammetto senza remore il basket "moderno" mi delude in fatto di qualità proprio perchè permette cose di questo tipo ovvero esalta le capacità innate senza porsi problemi circa l'afficacia del gioco prodotto dall'atleta.
I Lakers dello showtime oggi sarebbero appena appena adeguati - a livello intrattenitivo - per stare al passo con i tempi moderni.
Non esclude però un ritorno al passato in quanto, di questo passo, arrivano in NBA giocatori sempre più dotati ma impreparati e le gare si stanno trasformando in sfide di tiro dalla distanza. Nel momento in cui qualcuno - non necessariamente negli USA - avrà a disposizione un grosso bacino di talenti a cui poter insegnare a giocare (chi ha detto Africa?) e ci saranno dei risultati, inevitabilmente, il giocattolo dell'NCAA dovrà fare un passo indietro altrimenti le scelte da lotteria saranno congolesi, namibiani, ecc.
Quanto a quest'anno, la vedo bene. La squadra mi piace molto, prende parecchi rimbalzi, ha atletismo, tecnica, la solita incredibile difesa e un buon tiro da fuori..
Dite che mancano gli uomini decisivi nei finali.. Non sono d'accordo: Scheyer e Singler non li butterei..
A presto, e sempre
Go Blue Devils
Gian
Piero, sul concetto del “la colpa della droga non è solo della società moderna” sfondi una porta aperta. Fino a che c’è la possibilità di decidere tramite il libero arbitrio, è evidente che c’è anche responsabilità personale.
Qui però il discorso è diverso: parliamo di ragazzi spesso privi di basi culturali adeguate ed in molti casi privi della figura paterna, ragazzi che vengono fagocitati da un sistema il cui scopo primario è quello di produrre ricchezza, e che alla fine vengono considerati responsabili quando si comportano in modo “deviato”.
Nike, Adidas e le altre multinazionali dell’abbigliamento fanno i miliardi, così come le televisioni. Ed un “programma” cestistico universitario dei migliori (tipo North Carolina) genera introiti annuali tra i 10 ed i 20 milioni di dollari, ma poi l’NCAA squalifica il giocatore che si fa fotografare (non nudo) per un calendario benefico…
E’ evidente che in questo modo il giocatore non ha nessun interesse ad imparare il “bel basket”, ma preferisce assorbire quello che gli serve per diventare “marketable”. La schiacciata, il tiro da tre e l’hip-hop sono stati il metodo utilizzato da David Stern per allargare i confini del Gioco anche ai ragazzini, ma l’allargamento della base di tifosi – come vediamo anche nei forum come playitusa o persino nel seguito che ha qui la Storia dei Celtics – raramente è accompagnata dalla voglia di conoscere davvero il basket, di arrivare a conoscerne le sfumature. E’ un prezzo da pagare che brucia, ma che allo stesso tempo permette la sopravvivenza del sistema: nonostante i grandi Mikan, Pettit, Cousy, Macauley – gente che interpretava il Gioco nel modo corretto – l’NBA rischiava di chiudere…
Soluzioni? Sicuramente non dovrebbero essere legate al “buon cuore”, tipo “chiediamo a tutti i coach di liceo che…”
No, le uniche soluzioni sono regole imposte, come l’orologio dei 24” salvò il basket NBA, così il “proibizionismo della schiacciata” quasi affossò il basket college. Allontanare l’arco del tiro da tre? Restringere l’area dei tre secondi? Non è facile, ma bisogna tornare ad un basket in cui la componente atletica non sia così clamorosamente predominante rispetto a quella tecnica, in cui il fatto di pensare velocemente sia più importante rispetto allo stare in volo per cinque secondi.
Forse allora i coach ricomincerebbero ad insegnare il gancio, il “passo e tiro” (“up and under”), le tecniche di taglia fuori, a specificare i vari tipi di passaggio e quando usarli...
Ottima la considerazione sulle stelle accompagnate da "personale di contorno"...
Gian: Scheyer e Singler sono bravi assai, ma rimangono giocatori "vecchio stampo" con pregi e difetti di questa definizione. Come fai notare tu, sanno giocare a basket ma va anche notato che dal punto di vista atletico non sono a livello dei vari Wall, Favors, Turner e che nella migliore delle ipotesi per loro è augurabile un futuro NBA alla J.J. Redick (giusto per restare a Durham), come giocatori "di ruolo"...
Il mio pronostico lo do a Kansas, ma a me John Wall piace da matti e se c'è uno che può vincere una partita secca da solo è la PG di Kentucky.
Da
Lo so Legend, infatti non credo che nessuno dei due avra' un grande futuro nell'NBA, e sono consapevole anche del fatto che da Durham escono spesso giocatori
- sopravvalutati
- di ruolo
questo e' dovuto proprio al sistema di coach K (anzi e' la dimostrazione di quanto sia grande secondo me).
La mia presa di posizione era relativa a quanto detto nell'articolo,e cioe' che Duke non avesse giocatori decisivi nei finali, ma a livello di torneo NCAA secondo me i due non sono da buttare. Sul piano dell'atletismo non li metto certo con Favors e gli altri..
Ora pensiamo ad andare alle final four.. 'nova quest'anno mi sembra un pochino piu' scarsa dello scorso anno (sigh!)
Go Blue Devils
Gian
La prima "n. 1" di uno dei quattro tabelloni, cioè Kansas, è fuori prima ancora delle Elite Eight e non sono ancora finiti tutti i secondi turni.
Prosegue invece la marcia di Kentucky che spazza via di 30 punti Wake Forest.
- Ma volete mettere quanto sia più divertente tirucchiare da lontano piuttosto che smenazzare sotto canestro per un ragazzino diciottenne in odore di contratto NBA che cambia la vita a lui e a un paio di generazioni dei suoi familiari? Il basket è cambiato in area FIBA e nell'NBA e, lo dico seriamente, purtroppo i ruoli classici non esistono più (che ne pensate di un Durant allora?) e una squadra come i Rockets di quest'anno non era proprio immaginabile negli anni '80. Ciò detto, ritengo superficialmente che l'NCAA sia diventata molto diversa dal passato perchè gli allenatori che hanno i super li devono sfruttare al meglio nell'unico anno in cui possono tenerli e provare a vincere in quell'anno, alla faccia del miglioramente individuale e del gruppo di supporto: la regola, pur condivisibile per evitare adolescenti in NBA, non ha comunque risolto il problema della relativa preparazione di alcuni giocatori. Fine della parte seria: il mio tifo per Duke o per un outsider assoluta.
Michele PulciniCondivido in pieno e infatti a parte alcune rare eccezioni i lunghi chiamati con scelte molto alte (soprattutto i centri) hanno fatto spesso un grosso flop. Secondo me in generale non conviene spendere una chiamata alta per questo ruolo perche comunque ci devi lavorare sopra per diversi anni e a questo punto tanto vale scegliere un giocatore meno quotato anzi io prenderei direttamente un centro di area Fiba visto che ultimamente si stanno ambientando tutti bene e comunque (anche perche come detto il gioco è cambiato) riescono a fare spesso la differenza.
A questo punto punto c'è uno dei tabelloni, il Midwest, che potrebbe portare un'outsider o quasi, cioè al massimo un Oregon State, mentre negli altri le grandi ci sono ancora.
Vuoi dire Ohio State? Beh, mica troppo outsider.. L'ho vista ieri contro Georgia Tech..sono belli tosti. E Turner è un giocatore impressionante. Ha una morbidezza di movimenti e fa tutto con una semplicita' devastati..fossi una squadra da lotteria non me lascerei scappare. Mi ricorda uno che era l'acronimo di Rookie Of the Year ;)
Intanto alle sweet sixteen ci siamo arrivati..ora sotto con Purdue..sperem
Quanti upset quest'anno..le comprimarie affrontano il torneo senza nulla da perdere, mentre le grandi sonnecchiano..e i risultati sono questi..
Go Blue Devils
Gian
Occhio anche a Wes Johnson di Syracuse che sta facendo un torneo con i controfiocchi.
Seconda sorpresa in ordine d’importanza la vittoria di St.Mary’s su Villanova: guidati dal centro Omar Sahman – già definito “il nuovo Kevin Pittsnogle” – adesso i Gales vanno alle finali dei Regionals di Houston e ci faranno divertire. Anche perché come si fa a non amare il buon Omar, che dopo averne messi 29 a Richmond e 32 a Villanova dice di sé “sono solo un ragazzo bianco lento e sovrappeso”? Scottie Reynolds di Villanova, invece, chiude la sua carriera NCAA con un 4 su 26 al tiro che influirà non poco sulla sua scelta al draft. Peccato, perché solo un anno fa aveva guidato i Wildcats alle Final Four...
Cornell manda a casa Temple e Wisconsin ed è la prima squadra della Ivy League a qualificarsi per le “Sweet Sixteen” dal 1979. Attacco da oltre 80 punti di media, ma alle finali di Regional si troveranno di fronte la corazzata Kentucky. I Wildcats hanno vinto le prime due gare contro Tennessee State e Wake Forest per 29 e 30 punti e sembrano imbattibili, però in più di una occasione la loro giovane età media ed una certa “umoralità” li hanno penalizzati…anche se coach Calipari non si discute.
Da menzionare anche la caduta di Maryland di Greivis Vazquez: nonostante nel corso della gara si fosse infortunato lo “Spartan” Kalin Lucas, coach Tom Izzo ha ancora una volta dimostrato la sua abilità ed ha guidato Michigan State al successo su un clamoroso tiro da tre di Korie Lucious (qual è il cognome?). Affrontare i boscaioli di Northern Iowa senza Kalin Lucas è impresa titanica, ma aggredire i loro palleggiatori è una soluzione che siamo sicuri Izzo metterà in pratica.
Syracuse – incredibile ma vero – sta giocando il miglior basket della stagione. Nonostante l’infortunio ad Arinze Onuaku, ha “massacrato” Vermont e Gonzaga e la difesa a ricominciato a mordere. Giusto in tempo per lo scontro con i Butler Bulldogs, che per chi non lo sapesse giocano le loro partite alla Hinkle Fieldhouse. Questo nome non vi dice ancora niente? Allora è tempo di riguardarvi il film “Colpo vincente”, traduzione orrenda del titolo “Hoosiers” per il film sul basket più bello di tutti. La Hinkle Fieldhouse è il magico posto dove nel film le squadre giocano le finali statali.
Duke: prendete cinque ragazzi alti alti e con braccia lunghe, metteteli in una palestra assieme a coach Krzyzewski ed avrete una squadra da Final Four. Non è detto che ci arrivino, ma i blue Devils con quel…satanasso in panchina possono fare qualsiasi cosa. Anche vincere il titolo? Beh, il loro problema maggiore è l’atletismo, ma intanto Kansas è già a casa...
Poi Butler, n. 5 del suo tabellone, vince contro Kansas State e andrà a Indianapolis e oggi sapremo se Duke sarà l'unica n. 1 a rispettare il pronostico (contro Baylor), perchè nel tabellone del Midwest saranno Tennessee (n. 6) e Michigan State(n.5) a giocarsi l'ultimo posto.
Incredibile la sconfitta di Kentucky..dopo 10 minuti ho temuto che se li mangiassero vivi quelli di West Virginia..e invece..
Partita stranissima..WV non ha messo un canestro da 2 per un tempo e mezzo (ma da 3 ne ha messi tanti) e Kentucky non ne ha messo uno da 3 per 38 minuti. Logico vincesse quella che la metteva da 3..
Cmq, Wall e Cousins impressionanti..
Intanto noi ci siamo ;)
Go Blue Devils
Gian
F4 impronosticabile, anche perchè si affrontano 4 collettivi solidissimi senza giocatori sensazionali.
Però a lievello di gioco uno dei tornei più brutti degli ultimi anni.
Singler votato (meritatamente) Most Oustanding Player delle Final Four
Sheyer che ha tolto le castagne dal fuoco in parecchie occasioni. Nolan Smith che ha un po' fallito la finale, ma nel torneo e' stato un tiratore molto affidabile.
Menzione d'onore per Zoubek, il piu' grande animale da rimbalzo visto negli ultimi anni (io nella NBA non lo vedrei male..vista la scarsita' di lunghi, se ne puo' ricavare un buon specialista).
Alla fine un po' ho temuto: Jukes che aveva un totale di 11 punti nel torneo entra dalla panca e ne fa 10 in un amen, bombe da 8 metri che si infilavano come dei lay-up..ma la nostra difesa nel secondo tempo li ha strangolati.
Un applauso ad Hayward: ha una proprieta' di palleggio degna di un play (nel secondo tempo lo ha fatto per davvero e ci ha messo in difficolta') ed una capacità di controllare in corpo invidiabile. Mai sopra le righe e sempre al posto giusto..mi piace..
E così siamo a 4 titoli. Lo sentivo che questo era l'anno buono, l'unico problema era la panca non proprio all'altezza, ma alla fine, visto che le più forti si sono smarrite per strada, è andata bene..era ora di rinverdire un po' i fasti del passato ;)
Grandi Blue Devils
Saluti a tutti.
Gian
P.S.: Ora si torna a seguire i nostri in bianco-verde. Scusatemi, ma nel mese di marzo, il campionato NBA passa un po' in secondo piano per me..
Grande impresa dei ragazzi di coach K, anche se la fortuna ha avuto gran parte del merito.
Da
E poi con questi Celtics è più che naturale. Zoubek troverà sicuramente un posto nell'NBA, secondo me. C'è di peggio in giro...
Complimenti ai Blue Devils che hanno dimostrato la solita perfetta organizzazione. non erano la squadra di maggior talento, ma erano sicuramente la miglior squadra.
Però, ragazzi, ho visto cose in questo torneo NCAA che mi fanno amare l'NBA ancor di più...
Bello il basket college, l'eccitazione, il clima, la magia, i coach che giocano a scacchi... ma ad un calcolo impietoso ci sono solo due/tre giocatori di basket di media per squadra... il resto sa solo saltare, o solo tirare, o solo correre velocemente.
Tuttavia si vedono difese incredibili ed esperimenti dei vari coach (alcuni di quelli sì che non hanno nulla da invidiare a quelli del piano superiore) interessanti. Il modo maniacale in cui vengono preparate le partite. Non ho ancora capito come Duke abbia potuto battere una squadra fisica ed atletica come Baylor, ma coach K di sicuro ci ha messo tanto del suo. Solo per quella partita ha utilizzato il centro boa in post-alto e la zona di Baylor, che era in grado di strangolare qualsiasi avversario, è stata battuta. O come abbiano fatto i Mountaneers di Bob Huggins a sconfiggere gli stratosferici freshmen di Kentucky.. O come le favole di Butler, Northern Iowa e St. Mary..in quale altro torneo può accadere questo?
A me piace proprio per questo ed è per questo che è diventata la March Madness :)
Comunque ora che si avvicinano i playoff, mi dedicherò con la stessa passione ai mitici Celtics. Speravo nel terzo posto per evitare i Cavs, Orlando era più abbordabile..
Go Blue Devils & Forza Celtics
Gian
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