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Mah, io in una partenza da 15 vittorie e 17 sconfitte con una squadra di ... -
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la sto rivedendo con calma e ho notato una cosa che nella notte mi era ... -
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Invece secondo me alcune speculazioni su possibili trade avevano senso ... -
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ok, c'è una durissima gara 6, ma è durissima anche per loro, e nel caso ... -
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marco il celtico
Finita di rivedere con calma poco fa. A mente fredda ho trovato eccezionale ...
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La stagione scorre tumultuosa verso la boa ideale di metà stagione rappresentata nella NBA dall’ASG week-end e, mentre le 4 Certezze (Cavs, Magic, Hawks, Celtics) dominano incontrastate il Regno dell’Est senza incontrare credibili minacce al proprio strapotere, nel Regno dell’Ovest la situazione sembra evolvere verso scenari forse un tempo impensabili. Qui la Certezza (LA) è una e per alcuni si può quasi considerare assoluta. Posizione discutibile, ma fino a prova contraria (perdita del campionato) rispettabile.
In prossimità del Re, vi sono almeno quattro Signorie che verso il trono dell’Ovest serbano mire più o meno legittime e credibili: Denver l’ambiziosa, San Antonio l’indecifrabile, Phoneix la rinata e Dallas l’eterna incompiuta (inclusa più per il primato di Divison che per reali possibilità di successo). In questo scenario in bilico tra il Mago di Oz ed il tardo Medioevo italico, la matematica si acclama quale punto fermo e ci suggerisce che nel Regno dell’Ovest rimangono disponibili soltanto tre posti per il pregiato pass verso la post season.
In verità proprio nel regno dell’Ovest stanno accadendo cose che…vanno oltre la consueta battaglia per gli ultimi posti per i PO. Nuove gerarchie sembrano ergersi all’orizzonte: e per ogni nome nuovo che si impone uno vecchio si approssima a cedere a quell’eco di speranza chiamato Rifondazione.
Orsù è giunta l’ora di scoprire le possibili nuove protagoniste delle stagioni che saranno (in rigoroso ordine di “potenza”).
Partiamo con la categoria “Forti oggi, potenzialmente fortissime domani”:
Portland Blazers: (28 – 21) La squadra del futuro anche senza Greg Oden. Panchina infinita se ce n’è una nella NBA, completi per ogni reparto, un leader dal talento, carisma e QI a livelli d’eccellenza (Roy), età media bassa ma non troppo e da quest’anno l’aggiunta di un play fosforo ed esperienza Andre Miller. Nelle convinzioni di molti questo doveva essere l’hanno della definitiva ascesa al ruolo di contender dei Blazers ed invece…un’incredibile sequela di infortuni da far impallidire quelli bostoniani hanno minato nelle fondamenta un roster incredibile per ricchezza di varianti e qualità dei ricambi. Privata dei due centri, poi del sesto uomo che incide (Outlaw) e via via di infortuni assortiti ai vari componenti del team. Nonostante tutto anche una stagione iellata, quando ne hai molte altre su cui puntare, può avere lati positivi. Come il rientro ad ottimi livelli di Martell Webster dopo il grave infortunio che lo tenne fermo la stagione precedente, il perfezionamento dell’inserimento (anche in termini di leadership) di Andre Miller (a proposito nella vittoria con Dallas ha firmato 52 dico 52 punti!!!!), l’esplosione di Bayless e la ri-scoperta di un 37enne dal passato piuttosto glorioso (J. Howard, autore del canestro vincente proprio contro Dallas). Ma soprattutto in una stagione da sfortunati cronici, sono riusciti a mantenersi su livelli di rendimento impensabili per qualsiasi altra squadra colpita da cotanti infortuni. Il gruppo Blazers sembra più compatto che mai. Una stagione come questo crea senso di appartenenza, unisce e rafforza se affrontata come stanno facendo Roy & Co. condotti in modo ammirevole da coach McMillan. Il futuro è Blazers e attende impaziente.
Oklahoma City Thunder: (25 – 21) Benvenuti nell’anno terzo dell’Era Durant, atto secondo al comando dei Thunder. Kevin Durant è entrato nella stagione della consacrazione. Superfluo ribadire le cifre “monster” del 21enne di Washington. Il record di colpo positivo di Oklahoma City ha nel “35” la sua pietra angolare e nel resto del gruppo un edificio di indubbio futuribilità. Team giovanissimo, talentuoso e in via di completamento nei vari reparti. Se la stella di Durant brilla ormai in modo accecante, le ragioni del passaggio da una prima stagione da 23-59 a quella attuale vanno ricercate anche nell’ennesima stagione in ascesa del play Westbrook (15 p e 7 a per allacciata), del celtic mancato Jeff Green (14 p 6 r), del rookie più che promettente e ancora da esplorare Harden, senza dimenticare lo svizzero candidato a difensore dell’anno Sefolosha, il solido pivot Krstic ed altri elementi dal pino di indubbio interesse e dalle potenzialità ancora parzialmente inespresse. Qui c’è la stella su cui costruire. Qui c’è un gruppo progettato con logica e accuratezza. Qui c’è una fetta del futuro nelle alte sfere della NBA.
Memphis Grizzles: (25 – 21) Benvenuti in uno dei manicomi “certificati” della Lega, dove il concetto di progettazione e pianificazione è eterno schiavo dell’incompetenza e pochezza dello staff dirigenziale. Ma tant’è tutto con quello che i draft passati hanno elargito a questa squadra, oggi i Grizzles hanno uno dei quintetti, almeno in prospettiva, più talentuosi dell’intera Lega. Ma le “rosee” prospettive potrebbe perdere (e quasi certamente accadrà) due dei petali più pregiati e fondamentali: il centro Marc Gasol (destinato ad un lauto stipendio in un team in cerca di uno dei rari centri “veri” esistenti oggi nella NBA) e mister eleganza Rudy Gay (le cui enormi potenzialità sembrano ancora in parte da svelare). Privati di questi due “gioielli” il piacevole sistema di gioco architettato da coach Lionel Hoollis per far convivere tre individuali dallo spiccato egocentrismo (Randolph, Gay, Majo) potrebbe crollare. Dalla panca giunge poco o nulla. Anche se proprio lì si annida la speranza del dopo-Gasol. Si chiama Hasheem Thabeet, 2° scelta assoluta al draft del 2009, centro filiforme che finora ha giocato pochissimo ed inciso ancora meno. Qui siamo decisamente in working progress. In una squadra dal destino indecifrabile, spicca l’ennesima stagione di cifre memorabili di Zach Randolph. Mani fatate come pochi e convocazione all’ASG stra-meritata.
Terminiamo, per ora, con la categoria “Dalla prossima stagione ci siamo anche noi”:
LA Clippers: (20 – 26) Ok un’altra stagione perdente. Ok nelle ultime dieci sono 3 – 7. Ok di fare i PO questi non hanno nessuna chance. Eppure, rispetto al recente passato, qualcosa è cambiato: i Clippers hanno un futuro in cui credere. Mix di giovani dal talento ampio ed esplorabile e veterani di fascia medio-alta nella Lega, i Clippers stanno disputando una stagione interessante pur privi della prima scelta Griffin bloccato da un infortunio ad inizio stagione. Nella sponda povera di LA si godono innanzitutto una delle coppie di lunghi più forti e complementari della NBA. Pivot il “sempre troppo sottovalutato” Chris Kaman (20p 9 r 50% al tiro), lungo bianco che ad una stazza di tutto rispetto unisce tecnica sopraffina in attacco come in difesa. Insomma uno che sposta in una NBA dove il centro rimane merce assai rara. Al suo fianco un veterano come Camby che nelle categorie rimbalzi (12 di media) e stoppate (1.98) rimane placido nell’elite. Completa il trio di esperiti Baron Davis. Play atipico se ce n’è uno, non sempre convincente ma certo faro insostituibile quando il pallone scotta oltre misura. Ma questi Clippers sono molto di più. A partire dall’apprezzassimo Erci Gordon, passando per un Thornton in leggero calo rispetto alla super stagione passata, per giungere ad una panchina dalle buone risorse (Butler, Craig Smith, DeAndre Jordan). Dall’anno prossimo questi Clippers saranno davvero ostico avversario per chiunque.
Sacramento Kings: (16 – 30) Belli, brutti. Divertenti, ingenui. Forti, incostanti. I Kings sono un po’ tutto questo eppure sul futuro di questo team (in assenza di sconvolgimenti di mercato) potete scommettere. Dal ritorno della loro (presunta) stella Kevin Martin il giocattolo sembra essersi rotto con un disastroso 1-9 nelle ultime dieci. Il ragazzo di fatto è sul mercato perché coach Westphal ha capito che per gli equilibri della sua giovanissima squadra l’accentramento imposto da Martin è cosa dannosa assai. Questi Kings sono di fatto squadra gradevole assai. Udrih sta dando conferma ulteriore di meritare un posto di riguardo tra i play di seconda fascia della NBA. È lui la mente che fa girare ed esprimere al meglio gli esuberanti talenti che gli gravitano attorno. A partire dalla matricola-sensazione Evans (titolo di rookie dell’anno ormai in tasca), senza dimenticare comprimari di valore quali Jason Thompson, Omir Casspi e un giocatore preziosissimo come Spencer Hawes. L’altro collante del team è il gaucho Nocioni che, aldilà degli infortuni, garantisce leadership da vendere. In panchina mestieranti come Udoka, May o lo spagnolo Rodriguez il loro lo fanno spesso. Insomma un nucleo compatto e di valore che, se saprà perfezionarsi con una profittevole cessione di Martin, nell’Ovest che sarà non si troverà più a margine dei posti che contano, piuttosto invitata con cui condividere i sogni di post-season.
Prossimamente le categorie “PO oggi, rifondazione domani” (Utah Jazz, New Orleans Hornets, Houston Rockets) e “Casi disperati: quando la rifondazione è una costante eterna” (membri obbligati i Minnesota TWolves e i Golden State Warriors).



Commenti
Si perche' se gli infortuni stanno ammazzando i Celtics, i Blazers in versione Croce Rossa hanno reagito alla grande, e si quanto il talento unito al carettere sia il mix ideale per diventare un team vincente. Lo abbiamo visto di recente contro di noi ci hanno portato all'overtime dopo aver perso in corso d'opera anche Bayless, direi che stavolta l'esempio da seguire viene dai giovani.
Personalmente sono affascinato da Oklahoma e non solo per Durant(basterebbe gia' lui), ma anche per quel Westbrook che se non abbandono il sentiero diventa una stella di prima grandezza.
I Thunder sono anche essi potenzialmente devastanti, gli manca qualche veterano dalla panchina e magari un centro che difenda un po meglio di Krstic, tutta roba altamente reperibile sul mercato visto che hanno il cap semivuoto, dicono che siano interessati a Marc Gasol che sarebbe perfetto per loro. Durant è uno speciale, l'ho già scritto per me è già un MVP a 21 anni, gli stanno costruendo bene intorno, quindi credo che lo attenda un decennio ai vertici NBA.
Memphis onestamente temo sia un fuoco di paglia, perchè bene giocano bene, però c'è gente che nel contract year sta dando tutto per andarsene quanto prima altrove a strappare il contrattone, Gay è già sul mercato, gasol Jr ha già detto che andrà via, e se sul mercato questa gente non verrà rimpiazzata il ritorno nella mediocrità potrebbe essere veloce.
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