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Recap
Comoda vittoria esterna per i Celtics, che in una gara dominata dalle difese dispongono a piacimento degli avversari, dapprima controllandoli, poi piazzando la decisiva accelerazione già nel finale del secondo periodo. Il tutto ancora una volta senza "The Big Shamrock", tenuto precauzionalmente a riposo a causa del solito dolore al polpaccio. Rivers ripropone dunque Erden nello starting lineup, assieme a Garnett, Pierce, Allen e Rondo. Risponde Larry Brown con l'annunciato Mohammed, Diaw, Wallace, Jackson, Augustin.
L'inizio è piuttosto soporifero (non che il resto della partita sia stato un rutilante gioco di fuochi artificiali, intendiamoci): Boston fatica a trovare il canestro e Charlotte si porta celermente sul 6-0 finchè Erden non mette i primi due su assist di Rondo dopo quasi 3 minuti di gioco; il turco appare da subito vivo in attacco e a rimbalzo, mentre in difesa "perde" un po' troppo spesso Mohammed che segna 6 punti in stretta successione. Pierce prosegue nel suo momento di scarso amore con il canestro sparacchiando uno 0/4 nei primi 6 minuti ma in difesa è molto vivo e con tre giocate eccellenti prima stoppa Augustin, poi ostacola una
transizione di Wallace, poi ferma di esperienza una penetrazione dello stesso Gerald. Rondo, di contro, perde due palloni in maniera abbastanza puerile salvo farsi perdonare con la regale e fulminea entrata che vale il 10-12 a 4.30 dalla conclusioone del quarto.
Entra Glen Davis e si sente: suo il primo -and one della partita per rimanere a contatto (13-14), suo il jumper che vale il primo vantaggio Celtics a 2.30 dalla sirena (15-14). Ora i ragazzi di Rivers aggiungono ad una difesa arcigna anche una buona fluidità offensiva: Rondo con la tripla estemporanea sigla il parziale di 7-0 prima che Brown corra ai ripari per il timeout. Per adesso la sfida tra Pierce e Wallace è 0-0 e non è un modo di dire: 0 punti l'uno, 0 l'altro per un cumulativo 0/9 dal campo. Il periodo si conclude sul punteggio di 20-16: Garnett 6 punti, 5 ciascuno per Davis e Rondo, 4 per Erden. Non pervenuti gli altri. Dall'altra parte 6 per Jackson e Mohammed.
Da notare come la lotta a roimbalzo, possibile tallone d'Achille per Boston, sia a completo appannaggio della truppa di Rivers: 15-8 il conto delle carambole e il trend non sarà destinato a cambiare.
Il secondo quarto inizia con le riserve in campo (Erden, Davis, Daniels, Wafer, Robinson) e i Bobcats molto aggressivi: Big Baby non si fa spaventare e va ancora a segno in apertura per il 22-16. Si continua a sparacchiare da ambo le parti, situazione plausibile in uno scontro tra formazioni di stampo prettamente difensivo. Nelle rotazioni rivedute e corrette del "Doc" c'è anche spazio per Harangody in una fugace apparizione che non lascia segni tangibili. Davis è tangibile eccome e prendendo una sontuosa linea di fondo con movenze più da guardia che da corpulenta ala segna il nono punto subendo pure il fallo: non trasforma il libero ma mantiene in linea di galleggiamento i biancoverdi (24-21).
Senza Garnett si soffre un poco a rimbalzo ma l'atteggiamento è quello giusto: pressione sul portatore di palla, concentrazione alta in difesa e ricerca della transizione. A metà del quarto KG ritorna in campo insieme a Rondo mentre Pierce continua il corso avanzato di ciapa-no: tabellino anemico con 0/5 dal campo e, per buon peso, 0/2 ai liberi. A 6.35 dall'intervallo lungo un ingenuo fallo di Mohammed consente al numero 34 di rompere la maledizione con due punti dalla linea della carità. Permane l'asfissia degli attacchi e in 6 minuti abbondanti il secondo periodo riserva un poco esaltante 6-6. Dopo il fallo di Pierce su Diaw Larry Brown chiama timeout, il che si rivela salutare...per Boston che rientra in campo e subito spinge sull'acceleratore con un break tutto targato "big Three": Pierce, Garnett e Allen, con la complicità della tripla di Daniels, scavano un primo e decisivo solco per il parziale di 16-6 che consente di portarsi sul 42-32 alla sirena.
Si ricomincia, i Celtics a respingono con Rondo e Ray Allen (primo centro da oltre l'arco per il 20) il tentativo di rientro della coppia Wallace-Jackson, 5 punti in apertura. Le cose sembrano mettersi per il meglio e gli ospiti controllano, pur senza strafare, anche perchè Charlotte è in giornata decisamente no: Augustin e Wallace latitanti, per tacere di una panchina che produce veramente pochissimo, i soli 4 punti di Kwame Brown ad evitare il nulla assoluto. Il tredicesimo punto di Garnett sancisce il 53-37 a metà del terzo parziale e Brown decide di aver visto abbastanza interrompendo il gioco per fare il punto della situazione (e se la vostra squadra tirasse con il 36% dal campo, il 10% da tre,il 36% ai liberi e fosse sotto 36-22 ai rimbalzi fareste lo stesso anche voi...).
Il rischio sarebbe quello di voler controllare il ritmo, non proprio la specialità della casa in quel di Boston, ma oggi non sembra proprio giornata di sofferenze e la reazione dei padroni di casa si limita ad una stoppata di Wallace che, unita ad un' infrazione di passi di Davis e ad una palla persa dei biancoverdi portano 4 punti ai Bobcats che rientrano solo finao al -12, il tutto senza chiedere nemmeno il permesso ad Allen il quale, indispettito, con una tripla dal clamoroso coefficiente di difficoltà fa 56-41 prima che Big Baby con due liberi sigli il nuovo massimo vantaggio sul 58-41, vantaggio che rimane invariato fino alla sirena (64-47).
Il quarto periodo si apre con Erden ancora sugli scudi: una stoppata e una gran difesa per fermare sul nascere le velleità di rimonta dei padroni di casa. Il resto è una tranquilla passeggiata delle seconde linee su ciò che resta delle dei padroni di casa, un lungo e rilassante garbage time utile per risparmiare le gambre dei titolari, fino all'eloquente 93-62 finale. Missione perfettamente compiuta quindi: vittoria in saccoccia (la decima consecutiva), Pierce in campo per 28 minuti, Garnett per 23, Allen e Rondo rispettivamente per 30 e 31. In più si va a letto con il forte dubbio che questo turco sia già un giocatore da NBA e non sono solo le cifre di stasera a cofermarlo: certo, 10 punti, 4 stoppate, 7 rimbalzi non sono numeri da rookie scelto alla 60, ma ciò che colpisce è la maturità del ragazzo, la prontezza con cui si è inserito da subito in un meccanismo difensivo non semplice e già rodato, persino la buona capacità di correre in transizione. Non dimentichiamo inoltre l'ottimo Daniels, capace di alcune azioni difensive da manuale e della tripla forse più importante della partita, quella che ha chiuso il parziale del secondo periodo. Per finire segnaliamo il solito grande apporto di Davis, 16 punti e 7 rimbalzi. Ora siano benedetti i tre giorni di riposo, sperando che portino qualche buona notizia dall'infermeria, perlomeno alla voce Shaquille O'Neal...
PREVIEW
Terza gara in quattro giorni per i Celtics che, dopo aver passeggiato sui Nuggets orfani di Anthony e aver sofferto fino all'ultimo secondo a casa dei Sixers, si recano a far visita ai Charlotte Bobcats, a loro volta in back to back e in un periodo non troppo felice. A Boston, come d'abitudine, la stanza più affollata è l'infermeria: West, Perkins, Jermaine O'Neal (si spera che la settimana prossima possa iniziare ad allenarsi con la squadra) e ora anche Shaq, assente Giovedi a Philadelphia e alle prese con un fastidio al polpaccio. "Doc" deciderà se e in che modo rischiare "The Big Shamrock", tenendo conto di tutte le varie implicazioni in gioco: metterlo in campo in condizioni non ottimali? Affidarsi ancora una volta ad Erden e a una rotazione ridottissima in stile New York Knicks con il rischio di affaticare ulterormente un roster che tra età ed acciacchi non ne avrebbe proprio bisogno?
Per i Bobcats, oltre a Gerald Henderson (ginocchio), il solo Tyrus Thomas accusa qualche problema: il quadricipite infortunato ha tenuto fuori il giocatore dalle ultime due partite e la sua presenza questa notte è in forte dubbio.
Ciò detto, passiamo ad analizzare in dettaglio i nostri avversari odierni: la truppa guidata da coach Larry Brown, "storicamente" relegata lontano dai piani nobili della classifica, anche quest'anno non si smentisce accumulando un anemico bottino di 8 vinte e 14 perse, figlio di un inizio terrificante (1-6 dopo la prima settimana di Novembre). Negli ultimi giorni due vittorie contro New Jersey e Denver e sconfitte a Philadelphia e Indiana. Data la spaccatura netta tra le prime sette e le altre squadre della Eastern Conference, di fatto l'ultima piazza per la qualificazione ai playoffs è conquista possibile, ma restano le perplessità per una squadra che ha sempre (o quasi) goduto di scelte altissime senza mai riuscire a fare un sensibile salto qualitativo: nel 2004 Okafor con la pick numero 2, Felton nel 2005 con la 5, poi Adam Morrison con la 3 ("dimenticati" Brandon Roy e Rudy Gay), poi DJ Augustin con la 9...insomma, una serie di opportunità sfruttate per giocatori non fenomenali e/o celermente ceduti per contropartite a loro volta incapaci di fare la differenza. Il risultato? un solo "sforamento" sopra il 50% di vittorie nel 2009/2010, con la "storica" qualificazione per i playoffs (fugace apparizione peraltro).
Dall'avvento di Brown, datato 2008, la parola d'ordine è stata privilegiare l'aspetto difensivo del gioco, con risultati apprezzabili: quest'anno Charlotte figura al decimo posto nella classifica delle formazioni che subiscono meno punti e al terzo per differenziale tra rimbalzi conquistati e concessi (e qui occorrerà fare attenzione, specie in assenza di Shaq).
Per quanto riguarda il presumibile "starting lineup" in posizione di centro ritroviamo il "vecchio" Nazr Mohammed, 7.9 punti e 5.3 rimbalzi in circa 18 minuti di utilizzo. In una squadra orientata sulla difesa il trentatreenne lungo da Kentucky può legittimamente dire la sua: buon rimbalzista e discreto stoppatore, sopperisce con l'intensità a fondamentali abbastanza grezzi, anche se permane la storica tendenza a commettere molti falli (2.5 a gara nonostante il minutaggio contenuto). Sull'altro lato del campo sa rendersi utile con un efficace gioco fronte a canestro e un tiro dai 3-4 metri spesso sottovalutato. Insomma, sa far tutto in maniera più che decente, fatto salvo il gioco in post, non proprio la specialità della casa.
In posizione di Power Forward evoluisce Boris Diaw, elemento versatile e completo, capace di mantenere una media di 12.7 punti e 5 rimbalzi a partita. Come Mohammed, con tutte le differenze del caso, in attacco riesce a fare tutto piuttosto bene pur non eccellendo in nessun fondamentale, fatte salve le eccellenti doti di passatore: ha un buon tiro da fuori, si difende nel pitturato in avvicinamento fronte a canestro, anche grazie a un apprezzabile ball-handling. Tuttavia è in difesa che da il meglio di se: ha fisico per difendere l'area e velocità per difendere il perimetro, insomma, può di fatto "francobollarsi" a playmakers e centri senza pagare dazio.
All' Ala piccola la prima "stella" della squadra, Gerald Wallace, atleta estremamente "fisico" che negli anni ha saputo costruirsi un arsenale completo, soprattutto nella sua metà campo (meritato l'inserimento nel primo quintetto difensivo nel 2010): la capacità di presidiare le linee di passaggio, le grandi abilità di rimbalzista e di stoppatore considerata l'altezza modesta (201 cm), la capacità di "tenere" l'avversario in single coverage ma soprattutto la qualità degli aiuti ne fanno uno dei migliori difensori in circolazione. Riesce a farsi rispettare anche in fase offensiva, grazie all'espolosività che, unita ad un trattamento di palla di tutto rispetto gli consente spesso di sovrastare il diretto avversario.
Passiamo ora al miglior realizzatore, cifre alla mano, di questi Bobcats, ovvero Stephen Jackson (18.6 punti a partita); lasciamo stare la difesa, dove non eccelle nè per attitidine, nè tantomeno per "voglia", ma concentriamoci su quello che sa fare nei pressi del canestro avversario: anche se spesso si fa prendere dalla "Kobite" avocando a se' un po' troppe responsabilità (68 tentativi nelle ultime tre gare con un non edificante 38.2% dal campo), se è in giornata ha la capacità di far male in molti modi, con la partenza dall'isolamento, con il tiro da tre punti (41.8% quest'anno, ben oltre le medie in carriera), in transizione o buttandosi nella mischia senza paura dei contatti. Ci si aspetta una bella sfida con il Ray Allen pimpante dell'ultimo periodo.
Chiude il quintetto il play titolare, DJ Augustin, che sta conducendo la sua miglior stagione dal 2008 (esordio in NBA), peraltro aiutato dal maggior minutaggio: 13.5 punti e 6.7 assist sono buoni numeri, anche se non appartengono certo all'elite della lega. DJ è un buon attaccante, capace di colpire dalla lunga distanza e di penetrare con apprezzabili risultati. I problemi arrivano quando è costratto a difendere contro giocatori molto veloci ed atletici (qualcuno ha detto Rondo?).
Per concludere questa veloce carrellata, diamo uno sguardo anche alla panchina, lunga ma non dotatissima di talento se eescludiamo il buon apporto di Tyrus Thomas (11.7 punti, 5.7 rimbalzi e 1.6 stoppate in poco più di 20 minuti di utilizzo medio). Per il resto i nomi di Shaun Livingston, Dominic McGuire, Matt Carroll DeSagana Diop, Kwame e Derrick Brown non sono certo in grado di far tremare le vene ai polsi.
Superfluo dire che se il basket fosse una scienza esatta sarebbe difficile trovare un motivo per pronosticare la vittoria dei padroni di casa; una squadra come i Bobcats, non avvezza a giocare a ritmi elevatissimi, non parrebbe avere le armi per fermare la corazzata biancoverde; una frontline O'Neil-Garnett dovrebbe pasteggiare liberamente nel pitturato contro Mohammed e Diaw, per questioni di classe e centimetri; DJ Augustin non dovrebbe nemmeno riuscire a prendere il numero di targa di Rondo. Tutto vero, ma Shaq forse non ci sarà, la stanchezza per aver giocato un back to back (e a ranghi ridotti per giunta) non più tardi di due giorni fa potrebbe farsi sentire, così come potrebbe farsi largo un naturale appagamento dopo la lunga serie di vittorie consecutive, specie considerando lo scarso appeal della partita di questa notte; inoltre non dimentichiamo il fattore rimbalzi, già accennato in precedenza: se non contrastati adeguatamente, i ragazzi di Brown sotto le plance sanno farsi valere e molto spesso i Celtics si sono complicati l'esistenza proprio a causa di un atteggiamento un po' troppo soft in questo fondamentale. In buona sostanza, tutto facile? Forse si, a patto che si inizi e si finisca concentrati...e che si riescano a mettere in campo 5 giocatori...
Boston Celtics (18-4) at Charlotte Bobcats (8-14)
Saturday, December 11
7:00 PM ET
Game #23, Road Game #12
TV: CSNNE, SSO-CHA, NBA-LP 755/756
Starting Lineup Boston Celtics
Shaquille O'Neil, Kevin Garnett, Paul Pierce, Ray Allen, Rajon Rondo
Boston Bench
Marquis Daniels
Glen Davis
Semih Erden
Luke Harangody
Nate Robinson
Von Wafer
Kendrick Perkins (knee) out
Jermaine O'Neal (knee) out
Delonte West (wrist) out
Rajon Rondo (hamstring, feet) probable
Nate Robinson (foot) probable
Shaquille O'Neal (calf) day to day
Paul Pierce (flu) probable
Starting Lineup Charlotte Bobcats
Nazr Mohammed, Boris Diaw, Gerald Wallace, Stephen Jackson, DJ Augustin
Bobcats Bench
Derrick Brown
Shawn Livingston
Dominic McGuire
Kwame Brown
Eduardo Najera
Matt Carroll
DeSagana Diop
Injured
Gerald Henderson (knee) out
Tyrus Thomas (Quad) Questionable
D-League
Sherron Collins



Commenti
Detto questo, altra prova incisiva della squadra soprattutto in difesa.
Da
Invece è successo in una partita davvero bruttina, ma molto importante: ora qualche giorno di riposo (solo una partita nei prossimi sei di calendario) per curarsi, ma sensazioni di grande completezza del gruppo, con Davis, Robinso e Daniels degni compari del turco in aiuto ai titolari.
Charlotte conferma le poche doti e i tanti difetti, ma noi siamo stati bravissimi a superarli senza troppi patemi.
Da grande squadra.
Va detto però che Pierce, nonostante le cifre asfittiche, nel primo tempo, ovvero quando il risultato è stato più o meno in bilicoha difeso in maniera più che egregia, rendendosi protagonista di un paio di recuperi "alla LeBron", se mi passate il paragone.
Piuttosto, sono l'unico ad aver notato una diversa convinzione di Rondo nei peraltro pochissimi tentativi da tre? Voglio dire, non mi pare che li tiri tanto per farlo, lo vedo piuttosto convinto, magari non proprio la sicurezza di un Nate, ma la consapevolezza di chi sa che lo può mettere anche da tre.
Infine il 2/2 di Daniels: episodico oppure un'altra arma nel nostro infinito arsenale? No, perchè se anche Marquis acquisisce pericolosità perimetrale, allora gli altri devono davvero preoccuparsi .....
probasketballtalk.nbcsports.com/2010/09/03/doc-rivers-son-austin-has-serious-game/
Celtics are another thing.
concordo in pieno Fabio, Austin e' un predestinato. se continua cosi vale la prima scelta nel 2012.
Non hai notato la disperazione nella voce dei tifosi? Non era un incitamento, era una preghiera...
Pare che alla fine le biglietterie rimborseranno metà dell'importo, visto che le due squadre hanno giocato solo in attacco...
Anche nel basket come nel calcio "il pallone è rotondo" (ma a spicchi...) e loro saranno anche in striscia, ma francamente, se difendiamo da Celtics per 48 minuti, la vinciamo di 25...temere i Knicks è ai confini dell'eresia.
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