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Podcast

Con le sei stoppate nella sua gara di debutto nell'NBA, contro i New Orleans Hornets, Greg Stiemsma ha stabilito un record di franchigia per stoppate nella gara di debutto, in un categoria dove rilsulta come massimo esponente un certo Bill Russsell, prontamente scomodato come paragone da un "esaltato" Tom Heinsohn in telecronaca.
Sono bastate poche gare per fare di Stiemsma il nuovo idolo del Garden, l'evoluzione della specie partita con Brian Scalabrine e passata per Luke Harangody.
Andiamo a scoprire "l'olandese volante" dei Celtics, nato 26 anni fa nel Winsconsin, dove ha pure frequentato il college giocando per i "Badgers" dal 2004 al 2008. Prima di arrivare in NBA è passato per Turchia e Corea con un intermezzo nella DLeague in cui è stato eletto difensore dell'anno nel 2010.
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Scarica il podcast #7 : Stiemsma Story
Gennaio 2012: un “rookie” ventiseienne alla quarta partita in NBA parte in quintetto per i Boston Celtics e contro Washington fa registrare 13 punti, 7 rimbalzi, 2 stoppate e 2 assist.
Lo studente depresso ed il “rookie” ventiseienne sono la stessa persona: Gregory Ross Stiemsma, sorpresa dell’inizio di campionato dei Boston Celtics. A sei anni di distanza non solo ha sconfitto i suoi demoni, ma si è ritagliato uno spazio inaspettato nella squadra più titolata della storia NBA.
Nato il 26 settembre 1985 a Randolph, Wisconsin, un piccolo paesino da meno di mille anime, aveva dimostrato fin da piccolo delle ottime doti di atleta… anche se non da giocatore di basket. Essendo già più alto dei coetanei, infatti, si divertiva soprattutto in difesa ammollando stoppate a tutti i malcapitati che avessero provato incautamente ad avvicinarsi troppo al canestro. Loro trovavano nuovi modi per tirare, e lui puntualmente trovava nuovi modi per respingere le conclusioni. Quando arrivò al liceo di Randolph si divertì moltissimo, con la palla a spicchi: guidò i “Rockets” a tre titoli statali, seppure relativi alle “high school” di minor cabotaggio, ed il formidabile atletismo gli valse la borsa di studio per l’Università di Wisconsin. “Formidabile atletismo” perché a Randolph High non è che le sue cifre destassero scalpore, se si eccettua il computo delle stoppate.
Per giocare da titolare nei “Badgers”, però, dovevi saper fare canestro, e non è che Greg fosse dotato di grande talento offensivo. Ecco perché nell’anno da matricola lasciò la panchina piuttosto di rado: mise piede in campo solo in 10 occasioni per 27 minuti complessivi… altro che “one and done”! Però in quei 27 minuti segnò 5 dei 6 tiri tentati, infilò un tiro libero su due e soprattutto allentò due stoppate… il ragazzo si era fatto notare e non solo dallo stuolo di studentesse che morivano dietro alle sue spalle larghe, ai suoi cortissimi capelli biondi ed ai suoi occhi azzurri.
“Greg, sembri un angelo”, gridò una tifosa alla prima partita della stagione 2005-2006, ignara del fatto che Stiemsma stava già combattendo i suoi demoni. A metà campionato la preoccupazione per gli studi che andavano a rilento lo avvolse, si tramutò in depressione così tossica da lasciarlo steso in quel letto, a porsi domande a cui non sapeva trovare risposta. Fu il basket a salvarlo, seppure involontariamente. Il tempo passò con i minuti a scorrere lenti sul quadrante della radiosveglia, finchè si avvicinò l’ora dell’allenamento. Greg si alzò, si vestì a fatica e poi prese la borsa. Una volta in palestra, però, non andò a cambiarsi ma confidò al trainer ed amico Henry Perez Guerra tutte le sue paure.Si sottopose ad esami accurati che accertarono lo stato di depressione, e per l’atleta fu come se un grosso peso gli fosse stato tolto dalle spalle. In breve tempo la terapia combinata di sedute psicologiche ed antidepressivi lo riportarono in carreggiata, ma il coraggio di Stiemsma fu quello di ammettere il problema per sensibilizzare tutti sul fatto che può capitare a tutti di essere preda della depressione, anche ad un..angelo. I voti migliorarono sensibilmente, anche se in campo Greg per quel campionato non tornò più. Nelle ultime due annate a Wisconsin non è che la fiducia di coach Bo Ryan nei suoi confronti migliorasse, a dire il vero. Nella stagione 2006-2007 i minuti scesero a 9.9 (2.2 punti, 1.6 rimbalzi e 0.9 stoppate) ed in quello finale da “senior” toccò gli 11.7 minuti di impiego medio con cifre di 3.5 punti, 3.1 rimbalzi e 1.1 “stopponi”. La sua carriera universitaria era terminata con numeri tutt’altro che impressionanti: 10 minuti ad allacciata di scarpe con un discreto 54.4% al tiro, ma le medie erano di 2.7 punti e 2.3 rimbalzi…come sperare di venire chiamato al “draft” NBA 2008?
E infatti nessuno si sognò nemmeno lontanamente di fare il suo nome. Ma Greg non era stupido, conosceva bene il vecchio detto “l’altezza non si insegna” ed i suoi duecentoundici centimetri erano una garanzia specie se accompagnati da una certa qual propensione alla stoppata. L’agente di Stiemsma gli trovò un posticino in Turchia nelle file della squadra di Bursa. Bursa è una popolosa città situata nella parte nordoccidentale del paese in cui l’industria automobilistica la fa da padrona, e molti dei suoi abitanti sono impiegati nelle officine di Fiat, Karsan e Renault. Siccome gli stabilimenti Renault sono quelli più produttivi al di fuori del suolo transalpino, ecco che è piuttosto logico che la squadra della “motown” turca si chiami “Oyak Renault”. Nella regione di Marmara Greg restò per metà campionato acclimatandosi al gioco fisico della lega ottomana e facendo registrare cifre decorose: 7.9 punti, 6.7 rimbalzi e 1.9 stoppate. Poi il suo agente gli trovò un contratto in un altro luogo piuttosto improbabile, la lega sudcoreana, e nelle file dei Seoul Knights giocò altre 16 partite con cifre interessanti: 14.3 punti, 9.1 rimbalzi e 2.8 stoppate… anche se il livello è decisamente inferiore rispetto a quello del campionato di Turchia, il processo di maturazione dell’acerbo ragazzone del Wisconsin proseguiva.
Terminata l’esperienza asiatica, però, Stiemsma ne aveva abbastanza dei voli transoceanici, e firmò un contratto con i Sioux Falls SkyForce della Lega Sviluppo. Giocò una sola partita del campionato 2008-2009, ma si presentò ai nastri di partenza della stagione successiva in piena forma e si fece notare. Il contratto era decisamente meno ricco di quelli disponibili all’estero, ma la possibilità di giocare a fianco di Joe Krabbenhoft, ex-compagno di squadra a Wisconsin, era troppo ghiotta… anche perché i due erano ottimi amici pure fuori dal rettangolo di gioco. Gli SkyForce fecero molto bene (32 vinte 18 perse) con Greg a “pattugliare l’area”ed alla fine il biondo venne votato miglior difensore della NBDL grazie alle 3.5 stoppate fatte registrare di media nei 45 incontri (oltre a 8.8 punti e 7.1 rimbalzi). E nelle tre gare di playoffs disputate da Sioux Falls, nonostante l’eliminazione degli SkyForce per mano di Tulsa, quei numeri “schizzarono” a 15 punti, 10.7 “carambole” e 4.3 “stopponi”. I disastrati Minnesota Timberwolves si gettarono a pesce sul prodotto di Wisconsin: lo firmarono con un contrattino “tagliabile” già il 13 aprile 2010, e gli regalarono un’estate piena di speranze. Greg non è che dominasse la Summer League di Las Vegas: 0.6 punti, 2.2 rimbalzi e 1,6 stoppate non erano ovviamente sufficienti. Arrivò il training camp e lui si impegnò al massimo, difese su Al Jefferson e fece benino. Ma il 15 settembre era la data fatidica: se per quel giorno fosse stato ancora a roster, Stiemsma avrebbe avuto diritto al contratto garantito per la stagione ed avrebbe intascato 100,000 dollaroni. Il 10 settembre Minnesota “calò la mannaia” su di lui, che però la prese con filosofia: “E’ stato fantastico, non mi pareva vero di essere seduto sulla panchina dei Timberwolves durante una partita. E mi sembra irreale ancor oggi…ma farò il possibile per assaporare ancora quella sensazione”.
Stiemsma trovò subito altri estimatori nell’Ohio, a Cleveland. Rimase un Cavalier per dieci giorni: venne “tagliato” anche lì e non trovò altra soluzione che tornare al suo primo amore professionistico, la Turchia, dove fu il Turk Telekom di Ankara ad arruolarlo. In verità l’aveva cercato anche il Maccabi Tel Aviv, ma lui preferì un campionato che già conosceva: aspro e fisico, dove le sue doti di difensore potevano venire apprezzate. E così fu: ad Ankara Greg risultò il miglior stoppatore della “Ilk Basketbol Ligi”, cioè della “seria A turca, e alle 1.8 stoppate a partita aggiunse anche 6 punti e 4 rimbalzi di media. In cambio aveva ricevuto dei discreti assegni, ma il “regalo” più utile derivante dalla sua partecipazione ai campionati all’estero era senza dubbio l’esperienza: “In ogni situazione devi essere forte da un punto di vista mentale – dichiarò – quando sei lontano da casa. E quando la squadra perde ed i dirigenti mandano via gli atleti, quando vedi che la porta dello spogliatoio diventa una porta girevole dalla quale entrano ed escono gli atleti, quando sembra che si cerchi un responsabile per ogni sconfitta, allora devi essere ancora più forte. La squadra vince, ma tu perdi… ma fa parte dell’esperienza e della professione: pagano gli stranieri un po’ di più, ed è logico che si aspettino qualcosa di più”.
Il resto è storia recente: nell’estate 2011 fa parte della formazione statunitense medaglia di bronzo ai Giochi Panamericani di Guadalajara, in Messico, e vista la mala parata del “lockout”, subito dopo firma per la squadra georgiana del Sokhumi Tbilisi. Rientra immediatamente negli Stati Uniti senza aver disputato un solo incontro e trova un accordo con i soliti Sioux Falls SkyForce: quattro partite, 9 punti, 10.8 rimbalzi e 4.5 stoppate di media sono numeri di tutto rilievo. Improvvisamente la “serrata” dell’NBA termina, arriva la telefonata da parte di una delle franchigie con il reparto lunghi più sottile dell’intero lotto: i Boston Celtics.
All’inizio Greg è spaesato e pure un po’ intimorito: a fianco si trova tre futuri “Hall of Famer” del calibro di Garnett, Allen e Pierce ed è un deciso salto di qualità se paragonato alla lega turca o al campionato NBDL. In allenamento non si fida del suo tiro in sospensione ed in un paio di occasioni Ray Allen lo incita a tirare, finchè un giorno “Doc” Rivers all’ennesimo “gran rifiuto” del biondo ferma l’allenamento e davanti a tutti i compagni gli chiede: “Ma tu sai cosa sei”? Stiemsma risponde “non saprei, forse un tiratore”? Rivers gli fa ripetere la frase un paio di volte, e Greg comincia a convincersi. Comincia a rendersi conto anche di poter trovare uno spiraglio nel roster bostoniano anche perché – diciamolo – non è che i suoi diretti avversari siano Larry Bird e Kevin McHale. Alla vigilia della scelta per l’ultimo dei quindici posti a roster Greg si rende conto che se lo giocherà contro Mike Sweetney, Gilbert Brown e Jamal Sampson. Sweetney è condizionato da un tonnellaggio eccessivo, Brown e Sampson non sono centri: viste le condizioni di O’Neal e Wilcox è chiaro che a Rivers serve una “polizza assicurativa” sotto canestro e Greg è quanto di meglio possa trovare. Il 18 dicembre mette a segno il tap in vincente nella partita pre-stagionale contro Toronto, cosa che gli regala una spinta in termini di autostima e soprattutto convince definitivamente lo staff tecnico biancoverde, che il 24 dicembre da il benservito a Sweetney, Sampson e Brown e regala a Stiemsma un Natale da atleta NBA.I primi minuti di NBA per lui arrivano solo al terzo incontro, quando i Celtics visitano New Orleans. E’ una trasferta amara, quella in casa degli Hornets che vincono piuttosto agevolmente per 97 a 78. Greg però “esplode” letteralmente: in 20 minuti cattura 4 rimbalzi e soprattutto allenta sei stoppate che risultano una delle poche luci della serata. Rivers decide di dargli più spazio anche a causa di un leggero infortunio a Wilcox, e Stiemsma non delude: fa il suo compitino contro Detroit (2 punti, 3 rimbalzi ed una stoppata) e qualcosa di più a Washington (4 punti, 4 rimbalzi e 3 stoppate). Finchè si arriva alla sera dell’esplosione, il 2 gennaio 2012, nel “retour-match” contro i Wizards: 13 punti, 7 rimbalzi e 2 stoppate in 21 minuti di gioco, con tanto di intervista finale a Kyle Draper di ComCast SportsNetwork.
La sua prestazione genera anche qualche esagerazione: preso dalla foga Tom Heinsohn durante la telecronaca si lancia in uno spericolato “Il tempismo e la velocità di piedi di questo ragazzo nelle stoppate mi ricordano Bill Russell”… al di là del “questo ragazzo” arrivato dopo alcuni improbabili tentativi nella pronuncia del nome – da “Stima” a “Stishma” – è chiaro che la pressione sulle spalle di Greg comincia ad essere esagerata, e nelle gare successive “Doc” lo rimette in naftalina, complice anche il ritorno di un peraltro stralunato Wilcox.
Rimane comunque il fatto che Greg Stiemsma per i tifosi del TD Banknorth Garden si sta rivelando sempre di più un personaggio di culto, di quelli da amare a prescindere dai minuti giocati o dai punti segnati. Un po’ perché la sua pelle richiama tonalità che il fan associa ai successi del passato – Bird e McHale in primis – un po’ perché è chiaro che il numero 54 non è a roster solo per riempire i minuti di fondo panchina: è “legit”, come dicono in America, può tenere il campo.
Greg piace al popolo biancoverde perché è facile identificarsi in lui: ok, il fatto che sia bianco come il latte aiuta sempre, a Boston, ma soprattutto aiuta il fatto che si sia fatto le ossa in Turchia ed in Corea e che giochi con energia e disciplina: al Garden da sempre chi lavora duro e si “guadagna la pagnotta” non passa inosservato… e poco importa se non è dotato di talento cristallino: nel momento in cui diventa decisivo, guadagna la stessa luce delle stelle che da sempre hanno popolato il firmamento dei Celtics.









Commenti
Si parla di Stiemsma? Giusto i "tempi tecnici" e t'el lì bello pronto il podcast dedicato...
(tra parentesi, spero sia chiaro che un podcast di pochi minuti costa ore e ore di lavoro)
feeds.feedburner.com/IAmACeltic-Podcast
VOGLIAMO LEGEND SU TWITTER !!!
si fa una petizione ?
E poi viene il Garden ed il tifo, sei uno che ti sei fatto da solo? ci metti cuore ed impegno? bene sei uno di noi.......e poi ci chiedono perche' tifiamo Celtics...
Thanks again Fabio
Mi scuso...
Piccolo O.T. ma non troppo ... mi ha fatto molto piacere e mi fa apprezzare (come quasi sempre) gli Spurs, il fatto che è stata ritirata la maglia di Bruce Bowen, ben inteso non un signor nessuno, ma non così "visibile" ed in ogni caso assai più sul lato difensivo che offensivo; fosse passato a LA o simili sarebbe stato considerato la solita "merdaccia" a servizio di sua maestà, invece per SA è un eroe, complimenti! San Antonio ci assomiglia (o ci copia) e dà il messaggio che li i giocatori "veri" sono allo stesso livello delle superstar.
Stiemsma ha scritto Celtics grosso come una casa su di se. Il suo tempo di gioco e' molto sceso ma di sicuro se ne puo' fare un discreto lungo in ottica NBA.
In lui vedo un secondo Erden, passato non solo NBA, discreta conoscenza del gioco fatte le debite proporzioni, umiltà sufficiente per migliorare nel tempo, non mi dispiacerebbe potesse restare per vederlo fino a fine stagione e capire se ci si possa tirare fuori un cambio per il centro titolare tipo l'Asik di Chicago.
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