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Podcast
Il sesto PodCast di "I Am a Celtic" ci raccontala notte più brutta di Paul Pierce, quella del 25 settembre 2000 in cui durante una serata al Buzz Club insieme a Tony e Derrick Battie, verso l’una di notte, per cause che non sono mai state completamente chiarite, venne aggredito e pugnalato per undici volte. Trasportato immediatamente al New England Medical Center dai suoi amici, si salvò solo perché il pesante giubbotto di pelle che indossava aveva assorbito in parte i colpi.
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Scarica il podcast #6 : La notte in cui Pierce sopravvisse
Sulla parte interna dell’avambraccio sinistro Paul Pierce ha un tatuaggio. Non è molto grande, niente a che spartire con l’enorme “tattoo” che si fece disegnare sulla schiena nell’estate 2001 e che (con gusto un po’ kitsch) rappresenta le mani di Dio mentre ostendono un cuore, circondate da due ali e con sotto la scritta “The Chosen One”, “Il prescelto”. No, questo è piccolino, meno pacchiano e decisamente d’effetto: mostra un pallone da basket attraversato da una spada, e riporta la scritta “My gift is my curse”, “Il mio dono è la mia maledizione”. Come la canzone di Jay-Z o come le parole messe in bocca a Peter Parker/Uomo Ragno. Il significato è chiaro: il talento cestistico ha portato in dono al numero 34 una vita agiata, ma l’altra faccia della medaglia è rappresentata dall’invidia di chi possiede meno o di chi vorrebbe essere qualcuno. Invidia che si può tramutare in odio irrazionale, e può scatenare violenza e morte. Anche quando i propositi per la serata sono solo di passare qualche ora in tranquillità con gli amici…Per “tracciare” l’amicizia tra Paul Pierce e Tony Battie bisogna fare un piccolo preambolo. Nel luglio del 1997 Rick Pitino, allora GM dei Celtics, aveva “firmato” il centro bianco Travis Knight con un sontuoso – per l’epoca – accordo da 22 milioni in sette anni che aveva spinto l’agente Keith Glass a dichiarare: “La lotteria non l’ha vinta Tim Duncan, l’ha vinta Travis Knight”. Pitino non era d’accordo, ed aveva risposto piccato: “Travis Knight diventerà un grande, grande giocatore in questa lega”. A metà del campionato seguente Knight aveva già perso il posto in quintetto base mentre Pitino ammetteva implicitamente di aver preso l’ennesimo granchio. Solo i Lakers – convinti di farne un ottimo “4” a fianco di Shaquille O’Neal - sembravano interessati al centro da UConn, ed ecco quindi che la trade coi gialloviola diventò l’ipotesi più sensata. I californiani dal canto loro potevano mettere sul piatto Tony Battie, levriero texano che era stato scelto da Denver con la numero 5 assoluta nel 1997 ma poi aveva reso così al di sotto delle aspettative da spingere il general manager dei Nuggets Dan Issel a coniare per lui il soprannome di “El Busto”, con un evidente gioco sulla parola “bust” che ha sia il significato di “torso” (riconoscendo il fisico atletico di Tony) sia quello di “fallimento”. Demetrius Antonio Battie agli occhi di Rick Pitino aveva anche l’indiscutibile pregio di un contratto alla cui scadenza mancavano solo due anni dove invece a Knight ne restavano ancora sei…
Così il 21 gennaio 1999, all’apertura del mercato della stagione accorciata dal “lockout”, Celtics e Lakers si erano scambiati i due giocatori, 24 ore prima che Paul Pierce – prima scelta dei biancoverdi nel draft dell’estate precedente - firmasse il suo primo contratto NBA: 5,2 milioni per quattro anni. Battie e Pierce erano subito diventati amici. Tony aveva preso il californiano sotto la sua ala protettrice, ed in cambio Paul gli aveva fatto conoscere Boston: i ristoranti, le discoteche, i pub, i luoghi in cui due ragazzi giovani e ricchi (Pierce era a libro paga per 1,1 milioni, quell’anno, Battie per 2,2, anche se a causa del “lockout” ne avrebbero incassati meno di due terzi) potevano rilassarsi dopo una partita dura o dopo un allenamento massacrante. I due campionati seguenti non erano andati benissimo. O meglio, mentre Pierce faceva bene di fatto confermandosi tra le stelle nascenti dell’NBA, Battie aveva più o meno confermato le perplessità espresse da Issel. In più, Antoine Walker aveva fatto registrare una sensibile flessione ed il progetto di Rick Pitino boccheggiava sempre più, come testimoniato dal computo vinte-perse delle due stagioni: un poco incoraggiante 54 vinte e 78 perse.L’estate del 2000 era trascorsa velocemente, con Pierce a prendere parte ai camp a Kansas University ed a sfruttare l’occasione per lavorare assieme a Jo Jo White, la grande leggenda dei Celtics e dei Jayhawks, dalla quale aveva attinto trucchi e consigli per migliorare ulteriormente la tecnica individuale. Paul e Jo Jo avevano condiviso anche una vacanza alle Bahamas, ed il giovane Celtic aveva fatto trasparire tutta la sua voglia di iniziare il nuovo campionato. Quando Paul era rientrato a Boston aveva trovato Tony Battie e si era messo a lavorare assieme a lui nonostante l’inizio del camp dei Celtics fosse previsto per lunedì 26 settembre. Paul aveva anche partecipato alla trasmissione “Wild on Beantown” del canale satellitare “E! Entertainment” in una serata in programma a “The Rack”, una discoteca di Faneuil Hall, la zona del centro in cui è posizionata la statua di Red Auerbach. Uno dei giovani campioni più in vista della città era sempre bene accetto nei luoghi di divertimento perché contribuiva ad alimentare la popolarità di un club. E a Paul non dispiaceva divertirsi, seppur in modo tranquillo e rilassato.
Quella sera di una pigra domenica di fine settembre non faceva eccezione. Steve Hosey era in città per partecipare al torneo di golf di beneficienza per la “Fondazione Giovanile Red Auerbach” assieme al più famoso fratellastro Paul Pierce. I due avevano indugiato a lungo in un ristorante della zona prima di rientrare. Anche a casa gli scherzi e le risate abbondavano mentre Steve sceglieva gli indumenti che avrebbe indossato la mattina dopo. Il club golfistico in cui avrebbero dovuto giocare era uno dei più belli di tutto il Massachusetts: il Kernwood Country Club si trova nella cittadina di Salem ed è adagiato sulle rive del fiume Danvers che lo bagna su tre lati. Anche il resto dei Celtics era stato invitato al torneo, e per Steve l’occasione per conoscere gente famosa e spendere qualche ora assieme al fratello era ghiotta.In quel momento squillò il telefono: “E allora man? La notte è giovane… andiamo a fare quattro salti”. Era il compagno di squadra Tony Battie che assieme al fratello Derrick sarebbe passato a prendere Paul per spendere qualche ora in compagnia. Paul riagganciò la cornetta e si rivolse a Steve: “Non ci metterò molto”. Non aveva voglia di fare troppo tardi, ma come si fa a dire di no a Tony? Raccolse il suo giubbotto di pelle e si avviò verso l’uscita.
All’una del mattino del 25 settembre 2000 i fratelli Battie e Paul Pierce entrarono nel “Buzz Club”, un locale del centro. Situato in Stuart Street a breve distanza dal “Boston Common”, il polmone verde del “Hub”, il “Buzz” era considerato molto “trendy” ed all’epoca vi convergeva gran parte della gioventù afroamericana benestante. Uno di questi era “Ray Benzino”, al secolo Raymond Scott, famoso per le sue canzoni contro la polizia che lo rendevano uno dei “gangsta rapper” più famosi dell’epoca. Qualche mese prima al Fleet Center durante un concerto di Benzino e della sua “posse” - i “Made Men” – era scoppiata una rissa nel “backstage” e cinque “niggas”, “fratelli neri”, avevano dovuto far ricorso alle cure mediche a causa delle coltellate.
Appena all’interno del locale, Derrick e Tony deviarono verso i bagni mentre Paul raggiungeva la stanza con la piscina. Vide due ragazze carine, Delmy Suarez e Keisha Lewis, e le salutò. Le ragazze sorrisero, Paul non ebbe nemmeno il tempo di scambiare una battuta prima che un uomo dalla corporatura massiccia, William Ragland, si intromettesse dichiarando di essere il cugino della Lewis. “No disrespect, man”, “Non voglio mancare di rispetto”, rispose allora Pierce, facendo un passo indietro. Fu un attimo. Una mezza dozzina di invasati lo aggredì con incredibile ferocia. Uno gli sfasciò una bottiglia di champagne sulla testa, mentre altri lo colpivano con i pugni e due vibravano coltellate al petto, al collo, nella schiena e sulla faccia. L’atleta si accasciò mentre il sangue cominciava a fluire dalle ferite ed in un istante la sala della piscina si svuotò mentre gli assalitori ed i presenti fuggivano per evitare la polizia ed i “buttafuori” del locale trascinavano il corpo esanime al riparo, vicino ad una scala.Derrick e Tony Battie, che sentendo il clamore erano usciti dai bagni, si trovarono di fronte alla scena agghiacciante dell’amico ferito. Recuperarono velocemente l’automobile, aiutati dalle guardie caricarono il compagno sul sedile posteriore e fecero rotta verso un ospedale. Paul era riverso sul sedile vedeva gli indumenti tagliati e macchiati di rosso e premette una mano sulle ferite per rallentare la fuoriuscita del sangue. Il primo colpo di fortuna per lui era stato quello di vestire il giubbotto di pelle che aveva attenuato la violenza delle coltellate, il secondo colpo di fortuna era invece il fatto che il “Buzz Club” distasse solo duecento metri dall’ospedale più vicino. Il Tufts – New England Medical Center si trova infatti al 750 di Washington Street, la prima traversa a destra da Stuart Street, giusto all’inizio del quartiere di Chinatown, e la sua vicinanza evitò che l’emorragia assumesse proporzioni mortali. Quando l’automobile di Battie si fermò davanti alla “emergency room” un infermiere accorse immediatamente ed il ferito venne trasportato direttamente ad una sala operatoria, mentre disperato si rivolgeva ai dottori chiedendo con un filo di voce: “Ce la farò a sopravvivere”? Il fratellastro Steve era già lì, in lacrime, e lo esortava a non mollare, ma dovette fermarsi quando la sedia a rotelle varcò le porte a vetri smerigliati che delimitavano l’area operatoria.
I chirurghi usarono una tecnica all’avanguardia che, essendo poco invasiva, evitava le incisioni sul petto nel momento in cui si doveva constatare l’entità dei danni e provvedere alle suture. Trovarono un polmone collassato a causa di una coltellata, ma l’organo era stato solo toccato dalla punta dell’arma bianca e quindi il danno era molto limitato. La stessa coltellata aveva mancato il cuore di Pierce di un paio di centimetri, e come già detto il pesante giubbotto di pelle indossato dal Celtic aveva attenuato l’impatto salvandogli la vita. Incredibilmente, la lama dei pugnali non aveva danneggiato nessun organo vitale, ed a quel punto, anche a causa del fisico atletico del ferito la prognosi fu favorevole.A due settimane dall’aggressione Paul Pierce tornò in campo e finì per disputare un’ottima stagione, nonostante la squadra non fosse competitiva ad alto livello ed il progetto del coach/GM Rick Pitino stesse fallendo. Ma anche quando le cose andavano male, anche quando i Celtics affrontavano alcuni tra i peggiori campionati della loro storia, il capitano ricordava perfettamente le parole che gli aveva lasciato in eredità Red Auerbach: “Tu sei Paul Pierce, non dimenticarlo mai. Capire chi sei ti permette di mantenere la sicurezza in te stesso ed in ciò che fai”.
Avrebbe dovuto aspettare altri otto lunghi anni prima di entrare nell’empireo dei grandi Celtics di ogni tempo, quelli con un anello di campione al dito. E quando nel giugno 2008 l’allenatore “Doc” Rivers lo vide alzare il trofeo che va ai campioni NBA assieme quello che premia il miglior giocatore delle Finali, non potè fare a meno di pensare: “Paul Pierce è stato ad un centimetro dal non giocare più nell’NBA, ma anche e soprattutto ad un centimetro dalla morte”.
Questa è solo una storia come tante, e molti di voi l’avranno già letta o sentita. Una storia che però ci aiuta a non dimenticare che nella vita ci sono cose più importanti dello sport, e che di fronte ad esse un pallone ed un canestro diventano improvvisamente piccoli piccoli.





Commenti
La cosa che lascia piu' stupiti e' la reazione del giocatore che passo' dall'ospedale al campo di gioco in un amen, costruendo forse da quell'episodio il suo status di star assoluta.
Il famoso centimetro con cui furono mancati gli organi vitali fa il paio con precenti podcast di Fabio, dove la stessa piccola distanza ha portato a situazioni ben piu' tragiche.
Podcast sempre piu' interessanti. Grande Fabio
A me funziona sia dal player dentro l'articolo, sia dal podcast player nel box della colonna di destra.
Quale sarebbe il link che non funziona ?
Fabio, mica vorrai interrompere i podcast approfittando del fatto che la stagione sarà piena di partite ravvicinate?
C’è qualche momento della Storia Celtics che vi piacerebbe vedere approfondito? La storia di qualche atleta?
Fatevi avanti, prometto di “sviluppare” le idee più interessanti.
Mi intriga un giocatore come Parish, mi piacerebbe conoscere qualche aneddoto della sua carriera; secondo me è stato sempre sottovalutato dalla stampa e dai tifosi (certo, con Bird in squadra ...).
E poi qualche aneddoto sul Patriarca, frasi legati a episodi particolari ... ad esempio una raccolta di massime legate agli eventi che le hanno ispirate.
Spero di essere stato chiaro ...
E grazie per tutto ciò che scrivi sul sito
Un abbraccio a Pierpaolo e grazie anche Riccardo, Al, Michele ed Andrea per il supporto. E' un lavoro abbastanza impegnativo ed un po di "extra motivazione" aiuta.
ancora una volta.....grazie a voi!
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