La Storia dei Celtics

Celtic Pride”, una locuzione che riassume valori diversi: sacrificio individuale per il bene collettivo, rispetto, tenacia, spirito guerriero, interpretazione del gioco con una commistione tra cuore e cervello. Concetti nati nella scintilla dell’incontro tra due uomini di caratura superiore come Walter Brown e “Red” Auerbach e germogliate in sessant'anni nei cuori di quattrocento giocatori.Ecco cosa fa dei Celtics qualcosa di unico nel panorama sportivo mondiale: se anche i loro eccezionali risultati sportivi venissero eguagliati, le conquiste sociali rimarrebbero comunque inarrivabili.

17 titoli NBA, 35 Hall of Famers, 23 numeri ritirati tra le volte del TD Banknorth Garden, 10 premi di MVP stagionale e 6 premi di MVP delle Finali.

Prima squadra NBA a scegliere un giocatore afro americano, Chuck Cooper, nel draft del 25 aprile 1950, prima squadra NBA a schierare un quintetto “nero” il 26 dicembre 1964, prima squadra nello sport professionistico ad ingaggiare un coach afro americano, Bill Russell, il 18 aprile 1966. Numeri roboanti, ma solo la punta dell’iceberg di quella che Bob Ryan ha battezzato “Celtics Mystique”.

 

Le leggende biancoverdi
Click on the slide!

#31 CEDRIC MAXWELL - Soprannominato "Max" e "Cornbread". Alla University Of North Carolina at Charlotte guadagnò la sesta posizione nella classifica di miglior realizzatore di tutti i tempi. Scelto al primo giro (dodicesima pick assoluta) nel draft del 1977 da Boston. Militò nelle formazioni del 1981 e 1984 vincitrici del titolo NBA. MVP delle finals nel 1981 vinte contro gli Houston Rockets. Per due anni consecutivo (1979-80) ebbe la miglior percentuale di realizzazione dal campo della lega (58.4 e 60.9% rispettivamente). Giocò nei Celtics per 8 anni, durante i quali disputò 695 gare con 9363 punti e 4542 rimbalzi. Scambiato con i Los Angeles Clippers per Bill Walton e denaro il 6 settembre 1985. Terminò la carriera da giocatore agli Houston Rockets. Il suo numero 31 fu ritirato il 15 dicembre 2003.

Click on the slide!

#17 JOHN HAVLICEK - Soprannominato “Hondo”. All America e All Big-10 all’Università di Ohio State (1962). Condusse i “Buckeyes” a 3 finali NCAA vincendo il titolo nazionale nel 1960. Prima scelta dei Boston Celtics al draft del 1962 (settima assoluta). Venne selezionato anche dai Cleveland Browns nella lega NFL. Capitano dei Celtics dal 1969 al 1978. Otto titoli NBA durante la sua permanenza ai Celtics (1963-66, 1968-69, 1974 e 1976). Primo giocatore nella storia NBA a mettere a segno almeno 1.000 punti in 16 stagioni consecutive. Primo quintetto Rookie (1963). Quattro volte primo quintetto NBA (1971-74). Sette volte secondo quintetto NBA (1964, 1966, 1968-70, 1975-76). Tredici volte All Star (1966-78). Cinque volte primo quintetto difensivo (1972-76). Tre volte secondo quintetto difensivo (1969-71 13 volte “NBA All Star” (1966-78). MVP delle finali NBA nel 1974. Undici volte primo quintetto NBA o secondo quintetto NBA (1964, 1966, 1968-70, 1975-76). Riconosciuto come il miglior “Sesto Uomo” della storia NBA. La sua maglia numero 17 fu ritirata il 13 ottobre 1978. Membro dell’ NBA All Time Team per il 50° anniversario della Lega (1996). Inserito nella Naismith Memorial Basketball Hall of Fame il 30 aprile del 1984.

Click on the slide!

#3 DENNIS JOHNSON - Scelto dai Seattle SuperSonics (29esima scelta assoluta) al secondo giro del draft NBA del 1976. Vincitore di un titolo NBA nel 1979 con la squadra dello stato di Washington. Nominato MVP di quelle finali che li vide opposti ai Washington Bullets. Secondo quintetto NBA nel 1980. Ceduto ai Phoenix Suns il 4 giugno di quello stesso anno, fu votato nel primo quintetto NBA l'anno successivo (1981). Il 27 giugno 1983 passò da Phoenix ai Boston Celtics insieme alla prima scelta 1983 e alle scelte dell'allora terzo giro in cambio di Rick Robey e due seconde scelte del 1983. Membro dei Boston Celtics campioni NBA nel 1984 e 1986. Cinque volte primo quintetto difensivo (1979-83, 1987). Tre volte secondo quintetto difensivo (1984-86). Cinque volte All Star (1979-82, 1985). Riconosciuto da Larry Bird come il miglior giocatore con cui abbia mai giocato. Ritirato alla fine della stagione 1989-90. La sua maglia numero 3 fu ritirata dai Boston Celtics il 13 Dicembre 1991. Ha allenato i Los Angeles Clippers nel 2003. Il 22 febbraio 2007 all'Austin Convention Center, alla fine di un allenamento dei Toros della NBDL di cui era il coach, è stato vittima di un attacco cardiaco che gli è costato la vita.

Click on the slide!

#33 LARRY BIRD - Soprannominato “Larry Legend”. Guidò i Sycamores di Indiana State alla finale NCAA del 1979. Nello stesso anno fu nominato NCAA Player of The Year e ricevette il John R. Wooden Award ed il Naismith Men's College Player of The Year Award. Scelto al primo giro del draft 1978 dai Boston Celtics come “junior eligible” con la sesta pick assoluta. NBA Rookie of the Year 1980. Tre volte NBA MVP (1984-86). Nove volte primo quintetto NBA (1980-88). Secondo quintetto NBA (1990). Tre volte secondo quintetto difensivo (1982-1984). Dodici volte All-Star (1980-88 e 1990-92), All Star Game MVP nel 1982. Due volte MVP delle Finals (1984, 1986). Membro di tre squadre campioni NBA (1981, 1984, 1986). Inserito nell'All Time Team in occasione dei 50 anni della Lega (1996); Medaglia d’Oro Olimpica 1992. Ritirato nel 1992. Il suo numero 33 fu innalzato tra le volte del Garden il 4 febbraio 1993. Inserito nella Naismith Memorial Hall of Fame il 2 ottobre 1998.

Click on the slide!

#35 REGGIE LEWIS - Uno dei quattro giocatori provenienti dalla squadra di Dunbar High School di Baltimora del 1981-82 a giocare in NBA, assieme a “Muggsy” Bogues, Reggie Williams e David Wingate. Stella di Northeastern University a Boston, fece registrare 22.2 punti di media a partita nei quattro anni di frequenza. Il suo numero fu ritirato e la sua divisa appesa come tributo nella Matthews Arena. Scelto al primo giro (22° scelta assoluta) nel draft NBA del 1987. Unico giocatore della storia dei Boston Celtics ad aver fatto registrare 100 rimbalzi, 100 assist, 100 rubate e 100stoppate in una singola stagione (1991-92 con 394 rimbalzi, 185 assist, 125 rubate e 105 stoppate). Capitano dei Celtics durante la stagione 1992-1993. Nel suo primo e unico All-Star Game nel 1992 a Orlando giocò 15 minuti segnando 7 punti e conquistando 4 rimbalzi. Il 27 luglio 1993 Reggie Lewis morì a causa di un collasso cardiaco durante la off-season mentre si allenava sul campo della Brandeis University. Il suo numero 35 venne ritirato il 22 marzo 1995.

Click on the slide!

#20 RAY ALLEN - Vincitore del titolo di stato del South Carolina con il liceo Hillcrest di Dalzell. Due volte All American durante la militanza a University of Connecticut. USA Basketball's Male Athlete of The Year nel 1995. Nominato Big East Player of The Year nel 1996. Terminò la carriera universitaria con 1.922 punti (terzo ogni tempo per gli “Huskies”) e il record per triple segnate in una singola stagione (115 nel 1996). Nominato nel 2001 capitano onorario dell’All Century Basketball Team di UConn. Draftato dai Minnesota Timberwolves con la quinta pick assoluta nel 1996, immediatamente girato ai Milwaukee Bucks per Stephon Marbury. Dieci volte All Star ( 2000-02, 2004-09, 2011). Secondo quintetto Rookie (1997). Campione Olimpico con la nazionale statunitense a Sidney 2000. Terzo Quintetto NBA (2001). Il 20 febbraio 2003 venne ceduto ai Seattle Supersonics assieme a “Flip” Murray e Kevin Ollie in cambio di Gary Payton e Desmond Mason. Secondo Quintetto NBA (2005). Il 28 giugno 2007 passa ai Celtics a seguito dello scambio che ha portato a Boston anche Glen Davis, ed a Seattle/Oklahoma City Delonte West, Wally Szczerbiak e la scelta di Jeff Green. Membro della squadra campione NBA 2008.

Click on the slide!

#16 TOM SANDERS - Soprannominato “Satch”. Prodotto dell' Università di New York, per la quale detiene ancora il primato per il maggior numero di rimbalzi in una singola stagione (411 nel 1960). Prima scelta dei Boston Celtics al draft del 1960 (ottava assoluta). Per 13 stagioni nelle file dei Celtics con i quali vinse otto titoli NBA (1961-66 e 1968-69). Secondo quintetto difensivo (1969). Chiuse la carriera nel 1973 con 9,6 punti e 6,3 rimbalzi di media in 916 partite ma il suo contributo va al di là dei numeri, essendo stato uno dei migliori “power forward” difensivi della storia ed avendo formato con Bill Russell parte della insuperabile “front line” della franchigia bostoniana durante la “Dinastia” degli anni ’60. Il suo numero 16 venne ritirato nel gennaio del 1973.

Click on the slide!

#23 FRANK RAMSEY - Campione NCAA nel 1951 con l'Università del Kentucky. Terzo quintetto All America nel 1951, secondo quintetto All America nel 1952 e nel 1954. Laureatosi dopo aver segnato 1.344 punti e conquistato 1.038 rimbalzi, allora record della squadra. Draftato da Boston con la pick numero 5 del draft del 1953 come “junior eligible”, regola poi cambiata proprio dopo quel “furto” da parte di Auerbach. Dopo l'anno da Rookie (1954-55) e quello passato sotto le armi vinse sette titoli in otto stagioni da professionista, sempre ai Celtics (1957, 1959-64). Chiuse la carriera con 623 partite giocate di regular season e 98 di playoffs con medie punti/rimbalzi, rispettivamente, di 13.4/5.5 e 13.6/5.0. E' unanimemente riconosciuto come il primo, grande, sesto uomo della storia biancoverde. E' del 1982 il suo inserimento nella Naismith Memorial Basketball Hall of Fame.

Click on the slide!

#7 NATE ARCHIBALD - Soprannominato “Tiny”. Menzione d’onore All America (1970). Scelto al secondo giro al draft del 1970 dai Cincinnati Royals (diciannovesima pick assoluta) Tre volte primo quintetto NBA (1973, 1975, 1976). Due volte secondo quintetto NBA (1972, 1981). Sei volte All Star (1973, 1975-76, 1980-82) e MVP dell' All-Star Game nel 1981. Membro della squadra All-Time del 50° Anniversario NBA (1996). Quando giocava con i Kansas City Kings fece registrare 34 punti e 11.4 assist di media in regular season diventando così l’unico giocatore nella storia del NBA a comandare queste due classifiche contemporaneamente nella stessa stagione (1972-73). Il 4 agosto 1978 venne scambiato dai San Diego Clippers ai Celtics con Marvin Barnes, Billy Knight e due scelte al secondo turno per Kermit Washington, Kevin Kunnert, Sidney Wicks e i diritti di Freeman Williams. Campione NBA con i Boston Celtics nel 1981. Nate si ritirò il 22 luglio 1983. Il 13 maggio 1991 venne inserito nella Naismith Memorial Hall of Fame.

Click on the slide!

#19 DON NELSON - Due volte All America all’Università di Iowa con medie di 21.1 punti e 10.5 rimbalzi a partita. Diciannovesima scelta assoluta al draft del 1962, iniziò la sua carriera NBA nei Chicago Zephyrs. “Tagliato” dai Los Angeles Lakers, venne messo a contratto dai Celtics come free agent il 28 ottobre del 1965. Cinque titoli NBA durante la sua permanenza ai Celtics (1966, 1968-69, 1974 e 1976). Nella settima partita delle finali NBA del 1969 contro i Los Angeles Lakers, Nelson mise a segno uno dei canestri più famosi dell’intera storia della NBA portando i Boston Celtics alla vittoria finale. Modello di concretezza, mantenne medie superiori ai 10 punti a partita in ogni stagione NBA dal 1968 al 1975. Fece registrare la miglior percentuale al tiro della Lega nella stagione 1974-75. Riconosciuto come uno dei migliori “sesti uomini” della storia della NBA e celebre per il suo peculiare stile di tiro ad una mano dalla linea dei liberi. La sua maglia numero 19 fu ritirata dai Boston Celtics nel 1978.

Click on the slide!

#18 DAVE COWENS - Inserito da Sporting News nell’All America Second Team” come senior dell’Università di Florida State (1970) per la quale detiene il record di rimbalzi con 1.340 in tre anni (17.2 a partita). Quarta scelta assoluta al draft NBA del 1970. “NBA Co-Rookie of the Year” nel 1971. NBA MVP nel 1973. NBA All Star Game MVP nel 1973. Sette volte NBA All Star (1972-1978). Primo quintetto difensivo (1976). Due volte secondo quintetto difensivo (1975, 1980). Tre volte secondo quintetto NBA (1973, 1975-76). Campione NBA nel 1974 e 1976. Membro dell’ NBA All Time Team” per il 50° anniversario della Lega (1996). Capitano dei Celtics dal 1978 al 1980. Scambiato ai Milwaukee Bucks nel 1982 per Quinn Buckner. La sua maglia numero 18 fu ritirata dai Celtics l' 8 febbraio 1981. Inserito nella Naismith Memorial Hall of Fame come giocatore il 13 maggio 1991.

Click on the slide!

#00 ROBERT PARISH - Dopo essersi fatto notare con la maglia del liceo di Shreverport, Louisiana, ricevette una borsa di studio dall’Università di Centenary. Nonostante fosse unanimemente riconosciuto come uno dei migliori centri del basket college (21.6 punti e 16.9 rimbalzi di media nei quattro anni), le sue performance non sono registrate negli annali a causa delle sanzioni imposte dall’NCAA all’ateneo della Louisiana. Scelto dai Golden State Warriors con la pick numero 8 assoluta al draft del 1976. Arrivato ai Celtics via trade da Golden State il 9 giugno del 1980 assieme alla terza scelta in cambio della prima e della tredicesima al draft 1980. Nove volte NBA All Star (1981-87, 1990-91). Secondo quintetto NBA nel 1982, terzo quintetto NBA nel 1989. Vincitore di tre titoli NBA coi Celtics (1981, 1984, 1986) e di un titolo con i Chicago Bulls nel 1997, suo ultimo anno di professionismo. Si ritira nel 1997 dopo 4 stagioni a Golden State, 14 stagioni a Boston, 2 a Charlotte ed una a Chicago. Detiene il record NBA per il maggior numero di stagioni giocate (21) e di partite disputate (1.611). Capitano dei Celtics nelle stagioni 1993 e 1994, il suo numero 00 viene ritirato il 18 gennaio 1998. Inserito nella Naismith Memorial Hall of Fame il 5 settembre 2003.

Click on the slide!

#5 KEVIN GARNETT - Soprannominato “KG”, “The Revolution”, “The Big Ticket”. Eletto Mister Basketball al liceo sia nello stato del South Carolina che in quello dell’Illinois. Nell’anno da senior guidò Farragut Academy di Chicago ad un record di 28-2 totalizzando 25.2 punti, 17.9 rimbalzi, 6.7 assist e 6.5 stoppate di media. National High School Player of the Year di USA Today nel 1995. All American (1995), scelto dai Minnesota Timberwolves con la quinta pick assoluta nel 1995. Secondo quntetto Rookie (1996). Quattordici Volte All Star (1997-98, 2000-11). Campione Olimpico con la Nazionale statunitense a Sidney 2000. Due volte Terzo Quintetto NBA (1999, 2007). Tre volte Secondo Quintetto NBA (2001-02, 2005). All Star Game MVP nel 2003. NBA MVP nel 2004. Scambiato da Minnesota ai Boston Celtics dal 31 luglio 2007, i Timberwolves ricevono cinque giocatori (Ratliff, Green, Telfair, Jefferson e Gomes) e due prime scelte in quella che risulta la trade record (sette atleti per uno) nella storia NBA. Quattro volte Primo Quintetto NBA (2000, 2003-04, 2008). Nove volte Miglior Quintetto Difensivo (2000-05, 2008-09, 2011). Secondo Quintetto Difensivo (2012). Defensive Player of The Year (2008). Membro della squadra campione NBA nel 2008.

Click on the slide!

#22 ED MACAULEY - Soprannominato "Easy". Primo quintetto All America nel 1949 quando militava nell'Università di St.Louis. Associated Press Player of The Year nel 1949. Helms Foundation All America First Team e Player of The Year nel 1948. Guidò St.Louis alla vittoria nel National Invitational Tournament (NIT) del 1948 contro l'Università di New York, conquistando anche il titolo di MVP della manifestazione. Draftato dai St.Louis Bombers come “territorial pick” nel 1949. Acquisito dai Boston Celtics nel “dispersal draft” del 25 aprile 1950. Tre volte Primo quintetto NBA (1951-53). Secondo quintetto NBA (1954). Sette volte All Star (1951-1957). MVP nel primo All Star Game (1951) dopo aver segnato 20 punti. Con Bob Cousy e Bill Sharman costituì il nucleo dei Celtics durante buona parte degli anni '50. Scambiato il 29 aprile 1956 insieme a  Cliff Hagan con la scelta dei St.Louis Hawks che avrebbe portato Bill Russell a Boston. Vinse un titolo NBA con St. Louis nel 1958. Realizzò 11.234 punti (17.5 di media a partita) in 641 incontri. Il suo numero 22 fu ritirato dai Celtics il 16 ottobre 1963. Guidò come coach gli Hawks alle finali NBA del 1960, venendo sconfitto da Boston in sette gare. Fu inserito nella Naismith Memorial Basketball Hall Of Fame nel 1960, diventando il più giovane giocatore a ricevere tale riconoscimento.

Click on the slide!

#24 SAM JONES - Realizzò 1.770 punti per North Central College, piccolo ateneo del North Carolina allenato da coach John McLendon. Inserito nella Hall Of Fame della National Association of Intercollegiate Athletics (NAIA) nel 1962. Scelto dai Boston Celtics al primo giro (ottava pick assoluta) del draft 1957. Cinque volte All Star (1962, 1964-66, 1968). Dieci volte campione NBA (1959-66, 1968-69), secondo solo a Bill Russell per numero di titoli vinti. Tre volte secondo quintetto NBA (1965-67). Terminò la carriera dopo la stagione 1969. Il suo numero 24 fu ritirato il 9 marzo 1969. Incluso nel Team del venticinquesimo anniversario della lega (1970). Riconoscimento che fu bissato per i 50 anni dell' NBA nel 1996. Inserito nella Naismith memorial Basketball Hall of Fame il 30 aprile del 1984.

Click on the slide!

#32 KEVIN MCHALE - 1.704 punti e 950 rimbalzi all' Università d Minnesota (secondo posto ogni tempo in entrambe le classifiche). Nominato nel 1995 miglior giocatore della storia nella squadra di basket del suo college. Terza scelta assoluta dei Boston Celtics al draft del 1980. Ritirato nel 1993. Fece parte delle squadre dei Celtics che si aggiudicarono i titoli NBA nel 1981, 1984 e 1986. Miglior quintetto NBA (1987). Tre volte miglior quintetto difensivo (1986-1988). Due volte miglior sesto uomo della Lega (1984, 1985). Sette volte NBA All Star (1984, 1986-91). Per due volte inferse agli avversari 9 stoppate in una singola partita, contro New Jersey nel 1982 e Chicago nel 1983, record di franchigia dal 1974 in poi, da quando cioè l’NBA tiene conto di questa statistica. Nel 1996 fu incluso nell'All-Time Team in occasione del cinquantesimo anniversario della Lega. Il suo numero 32 venne ritirato il 30 gennaio 1994. Inserito nella Naismith Memorial Hall of Fame il 1 ottobre 1999.

Click on the slide!

#10 JO JO WHITE - Prodotto dell' Università del Kansas (15.3 punti e 4.9 assist di media in quattro anni di permanenza). Membro della squadra olimpica statunitense vincitrice della medaglia d'oro alle Olimpiadi di Città del Messico nel 1968. Nona scelta assoluta di Boston al primo giro del draft nel 1969. Primo quintetto Rookie (1970). Due volte secondo quintetto NBA (1975, 1977). Sette volte All Star (1971-77). Campione NBA con i Celtics nel 1974 e 1976, occasione in cui fu nominato MVP delle finali (in gara 5, con 33 punti e 9 assist in 60 minuti di gioco, portò Boston alla vittoria per 128-126 dopo tre tempi supplementari). Scambiato ai Golden State Warriors per una futura scelta il 30 gennaio 1979. La sua maglia numero 10 fu ritirata il 9 aprile 1982. Attualmente si occupa delle pubbliche relazioni della squadra dei Boston Celtics.

Click on the slide!

#18 JIM LOSCUTOFF - Inserito nella Oregon Athletic Hall of Fame nel 1995. Prima scelta dei Boston Celtics (terza assoluta) al draft del 1955. Soprannominato “Loscy” e “Jungle Jim” per il suo indomito spirito battagliero in campo. Vincitore di sette titoli NBA durante la sua permanenza ai Celtics (1957, 1959-64). Lasciò la carriera professionistica nel 1964 dopo 511 partite di regular season e 58 di playoffs in cui totalizzò medie punti/rimbalzi rispettivamente di 6.2/5.6 e 5.5/5.2. Rifiutò che la sua maglia numero 18 fosse ritirata affinchè la potesse indossare qualche altro giocatore dei Celtics. Il suo numero 18 fu poi ritirato in onore di Dave Cowens per cui i Celtics lo onorarono al Boston Garden con un “banner” riportante il suo soprannome, “Loscy”.

Click on the slide!

#15 TOM HEINSOHN - Soprannominato “Tommy Gun”. All America al liceo St. Michaels di Union City, New Jersey nel 1952. All America all’Università di Holy Cross nel 1956. Nominato miglior studente-atleta di Holy Cross, detiene il record universitario dei “Crusader” per punti segnati in una partita (51, contro Boston College, il 1 marzo 1956. Prima scelta dei Boston Celtics al draft del 1956. NBA Rookie of the Year nel 1957 e 6 volte NBA All Star: nel 1957 e dal 1961 al 1965. Realizzò 37 punti nella settima partita delle Finali NBA del 1957 contro i St.Louis Hawks conducendo Boston al suo primo titolo NBA. Otto titoli vinti in carriera, tutti con i Celtics (1957 e dal 1959 al 1965). Siglò il suo punto numero 10.000 nella NBA nello stesso giorno in cui Bob Cousy si ritirò (17 marzo 1963). Come capo-allenatore condusse i Boston Celtics a due titoli NBA nel 1974 e 1976. Insignito del premio NBA Coach of the Year nel 1973. La sua maglia numero 15 fu ritirata il 15 ottobre del 1966. Fu inserito nella “Naismith Memorial Basketball Hall of Fame” come giocatore il 6 maggio del 1986.

Click on the slide!

#14 BOB COUSY - Sporting News lo nominò secondo nel quintetto All America nel 1949 e nel primo quintetto All America nel 1950. Campione NCAA con l'Unversità di Holy Cross nel 1947. Draftato dai Tri-Cities Blackhawks al primo giro del draft nel 1950. Girato ai Chicago Stags. Auerbach ne acquisì i diritti tramite sorteggio a seguito della scomparsa della franchigia  nello stesso anno. Sei volte campione NBA (1957, 1959-1963). MVP dell'NBA (1957) Dieci volte primo quintetto NBA (1952-61). Due volte MVP dell'All Star Game (1954, 1957). 13 volte All Star (1951-63). Due volte secondo quintetto NBA (1962-63). Per otto anni consecutivi capeggiò la classifica degli assist (1953-60). Inserito nella lista dei primi 50 giocatori ogni epoca in occasione del 59° anniversario della Lega (1996). Dopo sette anni di inattività mentre allena i Cincinnati Royals decise di tornare a giocare ed i suoi diritti vengono ceduti dai Celtics in cambio di Bill Dinwiddie il 18 novembre 1969. La maglia numero 14 dei Boston Celtics fu ritirata in suo onore il 16 ottobre 1963. Capitano dei biancoverdi dal 1950 al 1963. Inserito nella "Naismith Memorial Basketball Hall of Fame" come giocatore il 21 maggio 1971.

Click on the slide!

#25 K.C. JONES - Nato in Texas, si trasferì a San Francisco dove diventò la stella di Commerce High School. Vinse una borsa di studio per University Of San Francisco e fece parte della squadra che capace di aggiudicarsi 60 partite consecutive conquistando per due volte il titolo NCAA (1955, 1956). Segnò 24 punti e limitò Alex Groza a 16 durante la finale del 1955 vinta su La Salle. NCAA All America nel 1956. Membro del team olimpico vincitore della medaglia d'oro alle Olimpiadi del 1956. Scelto al secondo giro del draft 1956, poi servì due anni nelle forze armate. Vincitore di otto titoli NBA ai Celtics dal 1959 al 1966. Il suo numero 25 venne ritirato il 12 febbraio 1967. Assistente di Bill Sharman durante la stagione vincente dei Los Angeles Lakers nel 1972. Allenatore dei Capital/Washington Bullets (1973-76) e dei Seattle Sonics (1990-92). Capo allenatore di Boston dal 1983 al 1988, periodo nel quale guidò i Celtics a due titoli (1984, 1986) ed a altre due Finali. Incluso nella Naismith Memorial Basketball Hall of Fame come giocatore il 9 maggio 1989.

Click on the slide!

#44 DANNY AINGE - Guidò la North Eugene High School (Oregon) al doppio titolo di campione dello stato nel 1976 e nel 1977. Nominato All American nel 1977 a livello di High School. Gioco’ al college per la Brigham Young University dove fu insignito dell'Eastman Award e del John R. Wooden Award. Venne scelto nel 1977 nel draft del baseball dai Toronto Blue Jays, dove giocò dal 1979 al 1981. Nel 1981 decise di dedicarsi al basket e si accasò ai Celtics che lo avevano scelto nel draft di quello stesso anno al secondo giro, con la pick numero 31. Due volte campione NBA con Boston (1984 e 1986). Una partecipazione all'All Star Game (1988.) Fino al 2009 titolare del record di franchigia per la miglior percentuale di realizzazione da 3 punti in una stagione (44.3%). Scambiato ai Sacramento Kings con Brad Lohaus per Ed Pinckney e Joe Kleine il 23 febbraio 1989. Nominato direttore esecutivo per le operazioni dei Boston Celtics nel maggio del 2003. Dopo aver costruito la squadra del titolo 2008 è stato nominato NBA Executive of the Year.

Click on the slide!

#34 PAUL PIERCE - Soprannominato “The Truth” da un'intuizione di Shaquille O'Neill. All American nell'anno da Junior all'Università del Kansas, dove totalizzò nei tre anni di frequenza 16.4 punti e 6.3 rimbalzi di media. Scelto dai Boston Celtics al primo giro con la decima pick assoluta nel draft del 1998. Primo Quintetto Rookie (1999). Secondo Quintetto NBA (2009). Tre volte Terzo Quintetto NBA (2002, 2003, 2008). MVP delle Finals nel 2008. Dieci volte All Star (2002-06, 2008-12). Capitano della squadra dal 2000 e membro della formazione campione NBA nel 2008. Il secondo realizzatore nella storia dei Boston Celtics, alle spalle di John Havlicek.

Click on the slide!

#6 BILL RUSSELL - Selezionato dai St.Louis Hawks nel primo giro (terza pick assoluta) del draft 1956. I suoi diritti di scelta furono scambiati per Ed Macauley e Cliff Hagan il 29 aprile 1956. Vinse il campionato NCAA nel 1955 e 1956 con l'Università di San Francisco. NCAA Final Four Most Outstanding Player nel 1955. Due volte All America (1955 e 1956). Membro della nazionale statunitense medaglia d'oro olimpica nel 1956 a Melbourne. Dodici volte All Star (1958-69). Cinque volte NBA MVP (1958, 1961-63, 1965). All Star Game MVP nel 1963. Tre volte primo quintetto NBA (1959, 1963, 1965). Otto volte secondo quintetto NBA (1958, 1960-62, 1964, 1966-68). Primo quintetto difensivo (1969). Ritiratosi nel 1969. Due titoli come giocatore-allenatore di Boston (1968 e 1969). Vinse 11 titoli NBA in 13 stagioni, sempre con i Celtics, ed è il cestista con il maggior numero di vittorie NBA. Capitano della squadra dal 1963 al 1969. Il suo numero 6 fu ritirato il 12 marzo 1972. Inserito nella Naismith Memorial Basketball Hall of Fame come giocatore il 28 aprile 1975. Nel 2008 il suo nome è stato associato al trofeo per l’MVP delle Finali.

Frontpage Slideshow (version 2.0.0) - Copyright © 2006-2008 by JoomlaWorks
Ultimi Commenti
Perché tifo per i Boston Celtics? E’ una domanda che solo qualche tempo fa mi è stata posta da un tifoso dei Lakers, una domanda per la quale potrei snocciolare un mucchio di risposte diverse, ed una più valida dell’altra.Il classico colore biancoverde? Il Leprechaun, l’omino con bombetta e bastone? Il fatto che è una delle franchigie “storiche”, e l’unica, assieme ai New York Knicks, a non aver cambiato né nome né sede in sessantacinque anni? Il trifoglio, semplice ma d’impatto? Il parquet incrociato? Le scarpette nere? Il sigaro della vittoria?

Tutto questo, ma anche molto di più, e molto meglio. Bob Ryan una volta disse: “dove le altre squadre hanno una storia, i Celtics hanno una religione”. E come dargli torto? I Celtics avevano stabilito standard eccelsi non solo per quanto riguarda i risultati sportivi, ma anche nel rispetto della diversità e della fratellanza nello sport e nel lavoro, enfatizzando quei valori di amicizia che, coltivati anche al di fuori del rettangolo di gioco, portavano alla creazione di rapporti duraturi anche ben oltre la fine delle carriere sportive. E questi valori, oggi abbastanza scontati, anche se raramente perseguiti, in uno sport ridotto a puro business ed in un mondo sempre più proiettato verso il “melting pot” culturale e razziale e sempre più aperto (almeno apparentemente) alle inferenze da e verso altre culture, allora andavano difesi quasi al limite dello scontro fisico, e potevano costare la bancarotta agli “incauti”.

Un esempio? Il primo giocatore nero a venir scelto in un “draft” NBA fu Charles “Chuck” Cooper, che nel 1950 venne chiamato dai Celtics al secondo “giro”. Non appena lo seppe, Abe Saperstein, proprietario degli Harlem Globetrotters andò su tutte le furie. Si riteneva l’unico depositario del diritto a far giocare i neri come professionisti, e per preservare questo fattore poteva far leva sui lauti incassi che i giocolieri afro-americani garantivano alle arene dell’NBA. Walter Brown, però, dopo aver difeso la sua scelta (a Ned Irish, proprietario dei Knicks che gli faceva presente che Cooper era un “negro” rispose “non mi interessa se è nero, a righe o a pallini”), nonostante la franchigia bostoniana versasse in grave crisi economica ed i soldi del botteghino fossero ossigeno puro, dichiarò che non avrebbe ceduto al ricatto di Saperstein, e che Cooper era già un Celtic.

Fu quello uno dei primi atti pubblici di salvaguardia di un’uguaglianza civile (troppo spesso lasciata lettera morta sulle pagine della Dichiarazione d’Indipendenza statunitense “All men are created equal”) al quale fecero seguito altri forti segnali, quali il primo quintetto base nero nella storia dell’NBA ed il primo coach di colore nella storia dello sport professionistico statunitense. Atti non sempre bene accetti all’America perbenista, bacchettona ed a volte un po’ razzista degli anni ‘50/’60, che spesso penalizzò alle biglietterie (e Boston non fu immune) chi metteva in campo “troppe scimmie nere”. Brown ed Auerbach continuarono però per la loro strada, forse nemmeno troppo consci di essere non solo dei grandi uomini di sport, ma anche le punte di diamante verso una società più libera e giusta. Ecco alcune delle ragioni per cui sono orgoglioso di essere un Celtic, e per cui mi sento più fortunato degli altri tifosi dell’NBA. Perché dove le altre quadre possono vantare i loro risultati sportivi, noi possiamo sorridere ed andare oltre, e compiacerci dello spessore degli uomini e della forza di una tradizione che sono il fondamento del Celtics Pride, l’Orgoglio di essere Celtics.

Fabio Anderle

WalterBrownQuando nel 1946 Walter Brown si mise all’opera per dare vita ad una lega professionistica dei canestri, il suo unico e dichiarato scopo era quello di riempire le arene bostoniane anche nelle serate invernali in cui l’hockey riposava. Chi l’avrebbe mai detto che un’impresa orientata al profitto si sarebbe trasformata in uno dei più bei sogni sportivi del secolo? Eppure è ciò che accadde. Lentamente all’inizio, perché aspettando i comodi di un coach indeciso Brown si era trovato con la squadra più debole del lotto, tanto che nelle prime quattro stagioni di vita i Celtics vinsero solo 89 delle 236 gare disputate, mentre il Garden restava tristemente vuoto ed i conti andavano in rosso.

Boston era città rude nella quale le finezze del gioco del professor Naismith faticavano ad attecchire: molto meglio le mazzate su ghiaccio dei Bruins o quelle dei Red Sox a Fenway Park. Ma quando nella primavera del 1950 la vulcanica personalità dell’owner entrò a contatto con quella non meno frizzante di un giovane coach newyorchese di nome Arnold "Red" Auerbach, il risultato fu la generazione di una fantastica carica che avrebbe non solo salvato la franchigia del “Hub”, ma anche dato un fondamentale impulso alla storia dello sport statunitense.

CousyI risultati sarebbero stati eclatanti e soprattutto avrebbero avuto come corollario una serie di conquiste sociali che ancor oggi sono il fiore all’occhiello della Franchigia. Prima fra tutte la scelta del primo giocatore afroamericano nella storia dell’NBA nel draft del 1950 : quando su consiglio di Auerbach il proprietario dei Celtics dichiarò di voler scegliere Chuck Cooper da Duquesne University ed un collega gli fece notare “l’abbronzatura” dell’atleta, Walter Brown rispose con delle parole che sono entrate nella storia dello sport e della cultura statunitensi: “non mi interessa se è a quadretti, a righe o a pallini”.

Immediatamente le capacità di Auerbach ed un pizzico di fortuna portarono i Celtics nell’elite dell’NBA: Bob Cousy, Bill Sharman e Ed Macauley erano tre stelle di indiscutibile talento ed il gioco propugnato dal coach era arioso e spumeggiante. Eppure per sei lunghi anni Boston si infranse contro la muraglia di squadre meglio equipaggiate sotto canestro. Era l’NBA dei primordi, quella dominata da “big men” come George Mikan, Neil Johnston, Bob Pettit, Harry Gallatin e fin dal 1950 Auerbach, conscio della leggerezza della sua squadra, tentò in ogni modo di irrobustirla: Charlie Share, Bob Brannum, “Gabby” Harris, Don Barksdale, Jack Nichols, Jim Loscutoff, Arnie Risen sono i nomi dei centri che di volta in volta furono impiegati nel tentativo di ottenere il “salto di qualità”, ma che si rivelarono insufficienti ad arginare lo strapotere delle avversarie. Brown intanto si dibatteva tra gravi problemi finanziari, ed ipotecava la casa per tenere viva la squadra: ormai i Celtics erano nel suo cuore più dei Bruins e del Garden.

Heinsohn58Quando in previsione del draft del 1956 il mentore Bill Reinhart gli consigliò l’acquisizione del centro di USF Bill Russell, Auerbach intravvide finalmente la possibilità di trasformare i Celtics in una “contender”, e non se la fece scappare. Da quel draft arrivarono anche altri due futuri Hall of Famer, Tom Heinsohn e K.C. Jones, e si aprì il periodo più luminoso nella storia della franchigia. Undici titoli in tredici stagioni con la ciliegina sulla torta del primo quintetto base nero della storia NBA nel 1964 e del primo coach afroamericano nella storia dello sport a stelle e strisce nel 1966. Brown finalmente aveva cominciato a veder fruttare il suo investimento, il pubblico seguiva la squadra e manciate di dollari cominciavano ad affluire nelle casse.

RedRussellNel frattempo Auerbach non smetteva di lavorare alacremente, trovando sempre nuovi protagonisti per rendere più luminoso il suo gioiello: Sam Jones, Tom Sanders, John Havlicek, Don Nelson andarono a coprire i vuoti che lentamente si creavano quando qualcuno dei veterani appendeva le scarpette al chiodo. Il gioco del basket stava cambiando, e Bill Russell fu uno degli artefici di questi mutamenti, introducendo la componente “aerea” dove in passato essa rappresentava solo il passaggio da una situazione offensiva ad una difensiva. Un altro cambiamento epocale arrivò dalla fortunata idea di Danny Biasone, che propugnando l’adozione del cronometro dei 24” di fatto rese le gare molto più spettacolari ed atletiche, completando la “rivoluzione russelliana”.

Ma ci fu spazio anche per la tristezza quando nel settembre 1965 il padre dei Celtics, dell’NBA e dell’uguaglianza nello sport Walter Brown morì nella sua casa di Cape Cod per un infarto. Il seme del “Pride” però era stato piantato, e Red Auerbach lo avrebbe annaffiato per molti anni ancora.

Alla fine degli Anni Sessanta Boston si trovò nuovamente di fronte ad una ricostruzione, ed Auerbach la affrontò col solito piglio deciso. Scelte di prima classe furono quelle di Dave Cowens e Jo Jo White, mentre sulla panchina sedeva ora Tom Heinsohn. Con i veterani Havlicek e Nelson, i giovani White, Cowens e Chaney e l’acquisto di Paul Silas i biancoverdi crearono nuovamente una squadra vincente che nel 1974 e nel 1976 tornò ad assaporare il titolo NBA. Il gioco era in costante evoluzione, ed anche a causa dell’influenza “funky” della lega rivale ABA la componente atletica stava sempre più prendendo piede a scapito dei fondamentali di gioco.

BirdQuando il ciclo si esaurì per l’età avanzata di Havlicek e la mancanza di “Pride” di alcuni acquisti, Auerbach ricominciò a tessere le sue trame, e con una serie di colpi a sorpresa costruì quella che si sarebbe rivelata una delle squadre dominanti degli anni Ottanta: arrivarono Larry Bird, Robert Parish e Kevin McHale, i “Big Three” a formare la miglior front-line della storia del basket. Ma il manager bostoniano non riposava sugli allori, e completò di volta in volta il roster con i vari Danny Ainge, Dennis Johnson e Bill Walton. In quella che venne battezzata “l’Era Bird” il Trifoglio si aggiudicò i titoli nel 1981, 1984 e 1986, raggiungendo le Finali anche nel 1985 e nel 1987.

Quando l’ennesimo ciclo vincente, il terzo, si chiuse sugli infortuni dei Big Three e sulla morte delle prime scelte Len Bias e Reggie Lewis nessuno poteva immaginare che stava iniziando la peggior crisi di risultati dalla nascita della franchigia. Errori di valutazione, sfortuna, arroganza, una miscela disastrosa che tra i “mandati” dei general manager M.L. Carr, Rick Pitino e Chris Wallace dal 1996 al 2001 lasciò Boston senza post-season nella più lunga “striscia” negativa nella storia della franchigia. Oltre a ciò il proprietario Paul Gaston si diede ad una gestione “risparmiosa” e Rick Pitino riuscì nell’impresa di sfidare gli dei del basket quando tolse a Red Auerbach la carica di Presidente dei Celtics.

Big308Il resto è storia recente: l’acquisizione della franchigia da parte della cordata Grousbeck-Pagliuca nel 2002 con il conseguente arrivo del general manager Danny Ainge che in quattro anni rimette a posto la situazione e getta le basi per un’estate da leoni. Nel 2007 a far compagnia a Paul Pierce arrivano Kevin Garnett e Ray Allen, ed i Celtics fanno di nuovo paura. Ottengono il miglior bilancio in regular season e si impongono nei playoffs su Atlanta, Cleveland, Detroit e Los Angeles, riconquistando il titolo dopo 22 anni di sofferenza.

Nel 2009 un infortunio a Garnett infrange le speranze di “repeat”, nel 2010 il sogno svanisce solo alla settima gara di Finale dopo una trionfale galoppata nella postseason, mentre nel 2011 l' età dei "Nuovi Big Three" comincia ad essere un fardello forse troppo pesante; ma la Franchigia è viva e pronta ad affrontare il futuro con rinnovato ottimismo nel nome dell’Ubuntu, versione riveduta e corretta del “Pride”. I campioni in biancoverde cambiano, ma ciò che rimane costante è il fascino del Trifoglio.

Un fascino che deriva non solo da risultati sportivi eccellenti, ma anche e soprattutto da un modo di interpretare lo sport che nessun’altro è mai riuscito ad imitare. I Celtics non sono solo una squadra ma, come disse Red Auerbach “sono un modo di interpretare la vita”.

LOGO_STORIA

Indice
Il Patriarca biancoverde : Arnold "Red" Auerbach

Red_pagina_storia1E’ difficile scrivere qualcosa su Red Auerbach senza cadere nel banale e nello scontato, senza rifugiarsi nei luoghi comuni o nelle frasi di circostanza. Succede sempre con le persone che diventano “larger than life”, più grandi della vita, ed entrano nel mito. Questo è esattamente ciò che ha fatto il signore del sigaro, portare il basket ed il modo di vivere il basket, di insegnarlo, di interpretarlo ad un livello mai raggiunto da nessun altro.

Ma parlare solo di Arnold “Red” Auerbach e di basket sarebbe riduttivo, perché il suo impatto si è esteso ben oltre il rettangolo dei canestri. Nove titoli da allenatore e sette titoli da general manager (anche se in realtà era stato lui a fungere da direttore delle operazioni anche nelle prime nove vittorie) sono numeri enormi, eppure piccini se paragonati a quanto ha fatto fuori dal campo da basket.

Ecco perché bisogna ricordare che Arnold “Red” Auerbach non è stato solo un grande allenatore ed un grande general manager, ma che ha creato uno stile, ha dato vita ad un modo di vivere il basket e lo ha sostenuto anche in momenti in cui sarebbe stato più comodo lasciarsi portare dalla realtà evitando il controcorrente.

L’asticella era sempre altissima sia per sé stesso che per gli altri Celtics: quando vide la squadra festeggiare in spogliatoio la conquista del titolo divisionale nel 1980, chiese ad M.L. Carr cosa stessero facendo. Alla risposta del giocatore, “Red” abbaiò: “Qui non si festeggiano i titoli divisionali, si festeggiano i titoli NBA”.

Nella sua storia umana non c’è mai stata una distonia, risultava sempre perfettamente naturale vederlo lavorare sui fondamentali e poi mettere in campo un quintetto base nero, predicare il contropiede e poi passare il testimone al primo coach afroamericano nello sport statunitense. Erano tutte parti di un gigantesco disegno nella sua mente, una NBA in cui non esistevano bianchi e neri ma solo vincenti e perdenti, e spesso i vincenti portavano la maglietta verde.