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giancleto83
:-* Dispiace davvero per LAL, mannaggia....
La Storia dei Celtics
I playoffs 2008 per i Celtics non erano stati particolarmente semplici. Anzi, evitando qualunque eufemismo si poteva tranquillamente dire che la resistenza dei tifosi era stata messa a dura prova con due gare 7 contro Hawks e Cavaliers. Tra l'altro, mentre al primo turno di fatto lo "spareggio" non era mai stato in discussione con Boston a sotterrare sotto 34 punti di scarto i più giovani ed inesperti avversari (99 a 65), altrettanto non era accaduto nella semifinale di Conference strappata ai Cavs di LeBron James con le unghie e con i denti (e con una prestazione clamorosa del capitano).
Nè' l'ambiente poteva dormire sonni tranquilli in vista della Finale Est che doveva vedere i biancoverdi contendere un posto per le Finals ai Detroit Pistons, squadra esperta, ricca di talento e di cattiveria quanto basta per essere considerata una papabile per il titolo. I ragazzi di "Flip" Saunders erano titolari del secondo miglior record assoluto dopo Boston (59-23), della miglior difesa in regular season (solo 90.1 punti concessi per ogni ingresso in campo, appena meglio degli stessi Celtics) e schierava un quintetto formato da Rasheed Wallace, Antonio McDyess, "Rip" Hamilton, Tayshaun Prince e Chauncey Billups, non esattamente gli ultimi arrivati. Oltretutto il cammino ai playoffs era stato piuttosto agevole, fatto salvo l'esordio-choc della sconfitta casalinga in gara 1 contro i Sixers (86 a 90).
Digerita la batosta i Pistons si erano velocemente rimessi in linea di galleggiamento liquidando la pratica con un vantaggio medio di 16 punti nelle ultime tre gare e concludendo sul 4-2. Era andata ancora meglio con i Magic dello "spauracchio" Dwight Howard, controllato a meraviglia e tenuto ad una media di 15 punti a partita. Messo sotto controllo il pericolo numero uno e nonostante l' infortunio di Billups che ne aveva reso impossibile l'utilizzo nelle ultime tre partite, il risultato finale era stato un 4-1 mai in seria discussione. E così, con tre partite giocate in meno rispetto alla squadra di Rivers e cinque giorni di riposo in più, "Sheed" e compagni si apprestavano ora a tentare il colpaccio al Garden in occasione del primo appuntamento della serie.
L' assalto andò a vuoto, anzi, i Celtics, dopo un primo tempo equilibrato, uscirono di prepotenza nel terzo quarto concluso in vantaggio di 12 lunghezze. Garnett mise a segno 26 punti (con 9 rimbalzi) e Pierce ne aggiunse 22 per dare ai compagni la soddisfazione della quindicesima vittoria consecutiva tra le mura amiche. Anche i due "anelli deboli" Perkins e Rondo contribuirono da par loro, il primo abbrancando 10 carambole, l'altro mettendo 7 punti negli ultimi 12 minuti, compreso il "three pointer" a 1’47” dalla sirena che frustrò le residue speranze di aggancio da parte di Detroit. Si andò negli spogliatoi sull' 88 a 79 con la sensazione di aver evitato il rischio più grande.
Purtroppo ci sarebbe ancora stato da soffrire e la "seconda puntata" lo confermò: i biancoverdi partirono davanti, ma ad inizio secondo periodo i Pistons presero il largo per andare all' intervallo lungo sopra di 7. Boston diede l'impressione di poter rientrare agevolmente tanto che a 8 minuti dalla sirena del terzo quarto un canestro di Ray Allen aveva portato nuovamente i padroni di casa a 2 possessi di vantaggio. Troppo presto per poter cantare vittoria: a suon di triple (4) e di tiri liberi (ben 11) gli ospiti passarono nuovamente a condurre senza guardarsi più indietro, per chiudere (non senza patemi) sul 103 a 97. E dire che proprio quella sera Ray Allen era riuscito a tornare ai suoi livelli dopo il blackut subito contro i Cavs, mettendo a segno 25 punti, nè avevano deluso Garnett (24 e 13 rimbalzi) e Pierce (26). Purtroppo dall'altra parte Hamilton aveva fatto le pentole e i coperchi (25, molti dei quali nei momenti-chiave) e ben sei giocatori avevano terminato la sfida in doppia cifra, compreso Stuckey (13 dalla panchina con 5 su 8 dal campo).
Per la prima volta quell' anno ci si trovava nell'assoluta necessità di vincere fuori casa e non in un palazzetto qualunque, ma al Palace di Auburn Hills, non proprio una bazzecola. Eppure il "Trifoglio" trovò la forza di risalire in sella con una prestazione maiuscola, fatta di "Ubuntu" più che di estemporanee sortite delle stelle in campo: solo Garnett superò quota 20 punti e la squadra tirò con un niente affatto memorabile 46% eppure il 94-80 finale fu figlio di una difesa clamorosa, che solo Hamilton e Stuckey riuscirono a superare più che episodicamente...basti pensare che Prince, Wallace e Billups combinarono per un totale di 9/30 e i Pistons nel loro complesso non sfiorarono nemmeno il 40% (38% per la precisione...). Per usare un gergo tennistico, si era assistito al più classico dei "controbreak" e, nonostante il "turno di servizio" toccasse ancora a Detroit per Gara 4, il fattore campo era stato immediatamente ristabilito. Sarebbe stata "troppa grazia" sperare in un bis due giorni dopo e infatti Pierce e compagni cedettero di schianto, sempre a rincorrere, realizzando un solo canestro negli ultimi 5 minuti, sopraffatti dai comprimari McDyess (21+16) e Maxiell (6/6 dalla panchina) per un 94-75 che lasciava poco spazio alle recriminazioni.
Si tornava a Boston, dunque, per il più classico dei "pivotal games". Non fu affatto una passeggiata: nel corso del secondo periodo gli ospiti parvero poter "scappare" quando, con un parziale di 8-0, si portarono decisamente avanti (33 a 25). I Celtics ribaltarono la situazione e riuscirono a rimpinguare il bottino sino al massimo vantaggio (84 a 67). Ci fu ancora lo spazio per i brividi quando i Pistons dopo una furiosa rimonta andarono addirittura sul -1 (99 a 100 a 1’23” dalla sirena). Per fortuna, grazie soprattutto a "He Got Game" (suoi 4 degli ultimi 6 punti segnati dalla squadra in una partita da 29 e 5 su 6 dalla lunga) si riuscì a concludere vittoriosamente 106 a 102. Da notare la sontuosa prestazione di Perkins, 18 e 16 carambole, fondamentali per sancire il predominio sotto i tabelloni (42 a 25 per i padroni di casa il conto totale dei rimbalzi). La sensazione di “dejà vu” era forte, visto che per la terza volta consecutiva i biancoverdi conducevano 3-2 nella serie: contro Hawks e Cavaliers non si era riusciti a chiudere i conti, dovendo rimandare tutto alla "lotteria" di gara 7. Sarebbe andata così anche questa volta? Il classico quintetto Perkins, Garnett, Pierce, Ray Allen e Rondo era chiamato a dare una prima risposta...
Quando venne alzata la palla a due il Palace di Auburn Hills era una bolgia. La tensione era alle stelle e infatti l’inizio fu contratto con errori di Prince e poi Ray Allen. Il primo a muovere il tabellino fu Billups, in lunetta per fallo subito da Rondo. Dall'altro lato Ray venne "pescato" da Garnett solo sul perimetro e non fallì: 3-1. Boston mostrò da subito un gioco più fluido ma sotto canestro prese a concedere qualche rimbalzo offensivo di troppo, consentendo ai Pistons di tenere botta con una certa facilità. Come era lecito attendersi date le caratteristiche delle due compagini, le difese avevano spesso la meglio sugli attacchi e a 7 minuti dalla sirena il punteggio si attestò su un tutt'altro che rutilante 10 a 7 a favore dei padroni di casa. Pierce segnò i suoi primi 2 punti, imitato da Rondo con una "zingarata" che sarebbe presto diventata "marchio registrato". Nessuno riusciva a prendere il sopravvento anche se i biancoverdi si resero protagonisti di un miniparziale concluso con un libero dello stesso Rajon (anche l'1 su 2 dalla linea della carità sarebbe, ahimè, diventato un suo tratto distintivo) ma sul ribaltamento Detroit andò a segno con un vivacissimo Billups che si bevve facilmente il play del "Trifoglio" in 1 contro 1.
I Celtics in questa fase dovettero fare sostanzialmente a meno, in fase offensiva, di Garnett il quale, dopo essere stato protagonista di una serie con medie stratosferiche faticava più del solito e mandò a cozzare sul ferro alcuni di quei jumper che solitamente metteva ad occhi chiusi. A 2 minuti dalla fine si era ancora avanti, sia pure di misura (19-17). Rondo sudava le proverbiali sette camicie per contenere il diretto avversario: il buon Chauncey aveva già otto tacche sul calcio della sua pistola. Ma sull'altro lato del campo Rajon riuscì sovente a rendersi pericoloso, anche se un paio di errori in appoggio gridarono vendetta. Il "three pointer" e un gran canestro fuori equilibrio di un bollente Allen (10 per lui) e la replica di "Rip" Hamilton sancirono il 24 a 21 del primo periodo, che solo per una frazione di secondo non diventò 24 a 23: gli arbitri, infatti, dopo un lungo conciliabolo annullarono gli ultimi due punti di Stuckey (tiro scoccato una frazione di secondo in ritardo rispetto allo zero del cronometro). Il quarto iniziale aveva visto una convincente versione dei Celtics, con un numero 20 brillantissimo ma dove tutti avevano dato il loro contributo; di là furono Billups e Hamilton a "mandare avanti la baracca" nonostante il sostanziale "sciopero" di Prince e, soprattutto di Rasheed Wallace, in modalità "guardia tiratrice" e ancora a secco.
Si ricominciò con Brown, Perkins, Posey, Allen e Cassell. "Perk" iniziò subito con un gran rimbalzo offensivo e susseguente appoggio per il 26 a 21, ma non era partita da fughe e Maxiell, già protagonista di ottime prestazioni, accorciò. Ray non sembrava volersi "spegnere" e con la terza tripla personale rimpinguò il vantaggio (29 a 23). Fu una gran fase di gioco per i biancoverdi, concentrati in difesa ed efficaci in attacco, molta corsa e buoni tiri. Cassell riusciva a far girare la squadra senza far rimpiangere Rondo. Per un attimo sembrò che si potesse addirittura scappar via quando Posey fece il 32 a 25 da "acque internazionali" e Billups fu costretto a scagliare un "mattone" da 10 metri allo scadere dei 24 secondi; sfortunatamente la fiammata terminò presto, malgrado l'ingresso di Pierce dopo il meritato riposo e nonostante Detroit continuasse a faticare. Rondo si trovò con la palla in mano un paio di volte con il tempo residuo agli sgoccioli lanciando preghiere senza troppe speranze, poi arrivarono due perse. Fu così che in mezzo ad errori marchiani da ambo le parti due canestri da oltre l'arco riportarono i Pistons sul -1 a 4 dall'intervallo lungo (32 a 31).
Finalmente Pierce fece centro ma dall'altra parte si concedeva una messe di rimbalzi offensivi. Powe, appena entrato, diede la consuueta sferzata di energia, prima in difesa "sporcando" l'azione avversaria, poi andando a segnare e prendendo fallo (37 a 33). Gli ultimi due minuti furono l' esaltazione del "ciapanò" e il tabellino si mosse praticamente solo su tiro libero. Maxiell con un 1 su 2 fissò il punteggio sul 40 a 37 a suggellare una partita tutt'altro che spettacolare. Il "Trifoglio" andò negli spogliatoi con un non esaltante 36% dal campo, i padroni di casa con il 38%...e pensare che Billups poteva già vantare ben 18 punti nei primi 24 minuti, Hamilton 11. Purtroppo per Sanders gli altri compagni di squadra ne sommavano 6. In "casa Rivers" 12 per Ray Allen, 8 per il Capitano.
il secondo tempo iniziò bene: Garnett, 2/10 sino ad allora aprì le danze per il 42-37, imitato dall'altro "grande assente" Prince. Si rimase in vantaggio, sia pure di misura, grazie a un Pierce fattosi più intraprendente e a un Allen sempre "caldo" mentre di là Wallace continuava a sparacchiare da fuori (0 su 6), infilando il suo primo canestro dopo ben 27 minuti. Perkins mise un quasi inedito piazzato dai 5 metri per il 52 a 47, ma Prince e Billups da tre in transizione riportarono al -1 i Pistons costringendo Rivers a rompere il ritmo con il timeout. Sforzo inutile, perchè grazie ad un altra tripla di Prince e al centro di Stuckey, Boston si trovò in svantaggio (56 a 58). Fu il peggior momento per gli ospiti che "sbandarono" vistosamente: i padroni di casa, ormai in trance agonistica, fiutavano l’odore del sangue nella bolgia del Palace. "Doc" richiamò sul "pino" Rondo, poi Allen ruppe il digiuno per impattare sul 58 a 58, ma ormai l'inerzia era persa. Ci si mise anche McDyess dai 6 metri per un parziale "spaccagambe" di 18 a 4 e per il +9 (66 a 58) a 1’27” dalla sirena del terzo quarto. L'energia di Stuckey e un redivivo Prince stavano affondando le speranze di chiudere una serie prima delle sette partite. Ad ogni attacco Detroit segnava o guadagnava un viaggio dalla lunetta, mentre i Celtics collezionavano palle perse (ben sei nel periodo) e falli offensivi.
P.J. Brown con due liberi accorciò, ma i fantasmi che in quei playoffs comparivano ad ogni trasferta erano ben lungi dall'essere scacciati. Fu emblematico l'ultimo possesso prima dello scadere: isolamento di Stuckey, palla in mezzo a Hamilton che, indisturbato segnò centralmente dai 5 metri: 68 a 60. Ci sarebbe voluto un miracolo per portarla a casa...negli ultimi 6-7 minuti sostanzialmente si era vista una sola squadra in campo, e sfortunatamente non era quella vestita di bianco e verde (20 a 6 il parziale).
Nè Pierce e compagni iniziarono a spron battuto il quarto finale, infilando in stretta successione un'infrazione dei 24 secondi e una di passi di Cassell, immediatamente sostituito da Rondo. Dopo un minuto e mezzo i Pistons grazie al solito Hamilton andarono sul +10 con Boston ancora a bocca asciutta. In pochi avrebbero a quel punto azzardato una singola molecola di ottimismo, ma il 2008 non fu un anno qualunque...fu Rondo a suonare la carica con la sontuosa penetrazione. Poi Posey e Garnett, improvvisamente memori di essere tra i migliori difensori della lega, pressarono "Rip" soffiandogli la palla e sul ribaltamento susseguente Perkins, trovato solo nel pitturato andò imperiosamente a schiacciare con fallo subìto e smorfia di cattiveria immortalata dalle telecamere di ESPN. Il libero trovò la retina e in un attimo la situazione apparve recuperabile (65 a 70). Improvvisamente per Detroit la palla diventò pesante, Wallace sbagliò l'ennesima tripla, poi commise il quinto fallo sul tentativo di Garnett che fece 2 su 2 e, con un 7 a 0 il "Trifoglio" riaprì la partita. Ancora "The Big Ticket", ingranate le marce altissime, costrinse Prince alla persa facendo dimenticare la non eccelsa serata al tiro, anzi lo spettacolo continuò anche dall'altra parte (suo il 69 a 70 con il solito “jumper” scoccato da altezza siderale). Billups, perfetto o quasi fino a quel momento sbagliò da oltre l'arco con metri di spazio. Perkins "scippò" palla addirittura ad Hamilton, poi stoppò di prepotenza Stuckey.
Tutti i Celtics stavano fornendo una prestazione incredibile, impedendo sostanzialmente agli avversari non solo il canestro, ma addirittura ogni possibilità di provare il tiro. Finalmente Maxiell, dopo 4 minuti di "rottura prolungata" contribuì con un paio di centri, ma ormai Boston era "on fire", soprattutto KG, un gigante su entrambi i lati del campo. Il contro-sorpasso sembrava ormai inevitabile: ci pensò Pierce a completare la missione, appoggiando il 74 a 74 e "trasformando" il libero supplementare del vantaggio. Per completare l'opera d'arte mancava ancora la "Rondata”: palla rubata e assist a "P Square" per il 77 a 74. I Pistons sembravano il classico "pugile suonato" mentre i biancoverdi trasformavano in oro tutto ciò che passava loro per le mani: ennesima penetrazione di "The Truth", ennesimo contatto irregolare, ennesimi due liberi per il parziale di 19 a 4 in 8 minuti. Il mondo si era rovesciato ancora una volta, le facce dei padroni di casa seduti in panchina erano incredule, impietosamente inquadrate dalle telecamere, il tifo del pubblico si fece più ovattato. Garnett raggiunse quota 16 (12 nel secondo tempo) ristabilendo le distanze dopo il timido segnale di rientro firmato Wallace.
A 2’30” dalla conclusione il divario era lievitato sino all'83 a 76. Ci pensò Billups, con un sussulto d'orgoglio e di mestiere in uscita dal timeout chiamato da Sanders, a dare un infusione di "pepe" alla partita: canestro più fallo e 83 a 79...le speranze dei tifosi sugli spalti si riaccesero improvvisamente, anche perchè il successivo attacco del "Trifoglio" si risolse in un tentativo allo scadere di Rondo dalla lunga, non proprio la specialità della casa. Poteva essere una svolta, quasi due minuti sul cronometro e la possibilità per Detroit di rientrare fino al -2, o al -1. Fu a questo punto che andò in scena l’ennesima “giocata della partita” di quel magico 2008: la lotta a rimbalzo favorì Prince che si piantò con la palla in mano a cercare con lo sguardo Billups per consegnargliela e iniziare l'azione offensiva; ma nell’attimo di incertezza Posey calò come un falco: da dietro ci mise la mano toccando la "spicchia" di quel tanto che bastava per farla scivolare dalle mani dell'avversario nelle sue. Di fatto la partita finì lì perchè ai padroni di casa non restò che commettere fallo su Pierce che tasformò entrambi i liberi riportando i suoi a +6 a 1’35” dalla conclusione (85 a 79). Il resto fu una parata trionfale fino all'89 a 81 e ai doverosi festeggiamenti. A nulla servirono i 29 punti di Billups e i 21 di Hamilton. In casa Celtics aveva brillato la stella del Capitano (27 punti ed un secondo tempo magistrale), mentre Garnett soprattutto nei momento chiave aveva messo in scena un vero e proprio “clinic difensivo”.
Ora in finale aspettavano gli avversari di sempre, i Lakers di Bryant e Gasol...si tornava agli Anni Ottanta, anni di vittorie e di "altri Big Three"...



Commenti
Una partita splendida con la giocata finale difensiva di Posey a suggellare il trionfo. Wow!
Se ricordi, il 95% dei commentatori dava Pierce e compagni sfavoriti in quella serie... e non solo negli Stati Uniti.
La grandezza di quei Celtics sta proprio nel fatto di essere riuscita a fare qualcosa di mai visto prima: vincere tutto al primo assalto.
Ma oggi, a bocce ferme e con il piccolo aiuto da non dimenticare di un Billups non al 100%, il nostro valore individuale e di squadra è venuto fuori.
Per me i Pistons erano i veri avversari di quella stagione molto più dei Lakers, ma ero anche il primo a dire che non erano una corazzata imbattibile come invece in molkti volevano far credere, E visto che è passato del tempo, vi tiro fuori dai mendri dell'archivio una parte di una Mail scritta un mese prima dei playoff 2008 dal sottoscritto a Federico Buffa in seguito ad una critica fatta da Tranquillo sui Celtics (a quel tempo era la moda del momento) :
Parlate dei Pistons (soprattutto Flavio) come una squadra che viva di certezze. Per carità squadra di altissimo livello che però diciamo ha disseminato il suo ultimo eccellente lustro di asterischi e suicidi.
Mi spiego meglio, io non voglio mitizzare questi Celtics che ancora non hanno vinto nulla, ma mi "stinge" quando sento mitizzare squadre forti fortissime ma a cui noi ad oggi non abbiamo nulla da invidiare.
Tutti ci danno "perdenti" in una serie contro i Pistons come se i Pistons fossero una squadra che ha fatto incetta di anelli negli ultimi anni, andiamo a sviscerare il recente passato dei Pistons e vediamo cose curiose :
- playoff 2003 : dopo aver ottenuto il miglior record dell'est vengono sbattuti fuori 4-0 dai Nets in finale di conference.
- 2004 vincono l'anello, vediamo però come ci sono arrivati. Semifinale di conference contro i Nets. New Jersey va sopra 3-2 ma in gara 5 Kidd si fa male ad un ginocchio, gioca gara sei stringendo i denti, e in gara 7 fa solo presenza, è la famosa gara di Kidd a zero punti. Passano i Pistons 4-3. In finale ci trovano i Lakers con Malone rotto e con Kobe che nel frattempo ha sfasciato lo spogliatoio per le sue smanie di grandezza (tutto scritto nel libro pubblicato all'epoca del suo attuale coach). Ora siccome a tutti piace mettere gli asterischi accanto ai titoli degli Spurs e quando si parla di quello del 2003 tutti dicono che senza gli infortuni di Webber e di Nowitzki quell'anello non lo avrebbero vinto, cosa facciamo mettiamo un asterisco pure a questo titolo dei Pistons ?
- 2005 : finale persa contro San Antonio. In finale di conference si ripete la storia dell'anno prima, Miami va sopra 3-2, però in gara 5 Wade si fa male all'addome, salta gara sei e gioca infortunato gara 7 giusto per fare presenza. Vanno in finale, dove nella gara decisiva "fascetta rossa", nel possesso chiave per motivi oscuri abbandona Horry che manda G5 in OT dove vincono gli Spurs, nonostante questo Detroit vince gara sei e se non si suicidasse nel quarto periodo di G7 da solo vincerebbe l'anello.
- 2006-2007 : suicidi di massa ancora da spiegare con Miami e Cleveland. Riassumendo il grande ciclo di Detroit : 1 titolo con asterisco, un finale gettata via, una sculacciata in finale di conference e due suicidi di massa. Ora che siano una buonissima squadra nessuno lo discute, ma non facciamoli passare per quello che non sono ossia una schicciasassi (come lo sono gli Spurs invece), per di più i limiti mentali nel passato sono costati carissimi.
Quindi credo che oltre ai dubbi sui Celtics sulla bilancia andrebbero messi pure i dubbi sui Pistons (e delle altre in generale), mi permetto di lanciarne uno li, Detroit ha un quintetto equilibratissimo (anche se umorale come nessuno), però in panchina c'è gente che di esperienza ne ha poca, Stuckey e Afflalo sono rookie, Maxiell è energico tosto, ma di pallono scottanti ne ha toccati pochi e visto il calo di mcDyess potrebbe essere chiamato a minuti cruciali, Amir Johnson è alle prima armi ai playoff. Questo li dico perchè spulciano i siti dei tifosi dei pistons sono i loro timori oltre che a quelli su Suanders.
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