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giancleto83
:-* Dispiace davvero per LAL, mannaggia....
La Storia dei Celtics
Il campionato 2007-2008 sino all'inizio dei playoffs era stato poco meno che perfetto per i colori biancoverdi: l'era dei "nuovi big three", come era stato subito battezzato il trio Pierce-Garnett-Allen, aveva travolto come uno tsunami le gerarchie della NBA: grazie alla cospicua iniezione di talento e alla furibonda difesa orchestrata da Thibodeau dalla panchina e da KG in campo i Celtics avevano vinto 66 gare, migliorando di 42 W il record dell'anno precedente ("biggest season turnaround", primato strappato agli Spurs di un giovanissimo Tim Duncan).
Purtroppo il cammino trionfale, durante la postseason si era fatto piuttosto balbettante. Gli Hawks, detentori dell' ottava piazza, erano stati sistematicamente sconfitti al TD Garden, ma c'erano volute 7 partite per avere ragione dell'atletismo dei giovani "falchi", che in Georgia avevano messo sotto per tre volte i più blasonati avversari. Ne' la musica era cambiata in semifinale di Conference, di fronte ai Cavs del "prescelto". Gara 1 l' 8 maggio si era trasformata nella "piccola bottega degli orrori" con due squadre contratte, tutte nervi e difesa. La vittoria per 76 a 72 era stata figlia della sconcertante prova balistica di quelli che avrebbero dovuto essere i protagonisti della contesa: LeBron (30 di media in stagione regolare) concluse l'incontro con la miseria di 12 punti e la seconda peggior prestazione personale di sempre (16 errori su 18 tentativi, 4 dei quali nell'ultimo minuto); nemmeno Pierce e Ray Allen seppero fare molto meglio ma mentre il primo perlomeno riuscì a mettere un paio di canestri, il secondo, per la prima volta dopo dodici anni e 857 partite finì "a secco".
Fortunatamente Garnett non si unì all'andazzo e ne fece 28, ben supportato da Rondo (15, anche se tutti nel primo tempo) e Cassell (13 dalla panchina). Dall'altra parte solo il "vecchio" Ilgauskas provò a "tenere in piedi la baracca" (22 e 12 rimbalzi). La partita si risolse negli ultimi secondi quando James, sul 74 a 72 Boston si involò verso il canestro ma il suo comodo layup si spense sul ferro; Posey raccolse il rimbalzo e subì il fallo: 2 su 2 ai liberi e titoli di coda. Gara 2 fu una salutare passeggiata di salute per la truppa di Rivers che, dopo aver subito la voglia di rivincita degli avversari nella fase iniziale, dilagò fino a concludere il terzo quarto con 19 di vantaggio concedendo ai tifosi 12 minuti di sostanziale “garbage time”. Pierce (leggermente infortunato ad un dito) e Allen ritrovarono il "tocco magico", mentre James, pur autore di 21 punti fu ancora una volta protagonista di una prestazione discussa e discutibile (6 su 24 dal campo). Furono però le riserve dei Celtics a guadagnarsi gli onori della cronaca: nel primo tempo con 26 punti fecero meglio dei loro titolari (18) e sotterrarono letteralmente i "pari grado" di Cleveland (26 a 4), rimontando ferocemente proprio quando il Capitano e KG (nientemeno...) riposavano sul "pino".
E così la storia si ripeteva, per la seconda volta consecutiva ci si trovava avanti per 2 a 0. Abbastanza per tirare un sospiro di sollievo? Per volare in Ohio ed affrontare la paventata "maledizione da trasferta"? Purtroppo la risposta arrivò forte e chiara già dopo 10 minuti nel primo periodo di Gara 3. A Cleveland, dopo il 4 a 0 firmato Garnett-Perkins, i Cavs imposero un tremendo parziale di 27 a 4 con Szczerbiak, West, Ben Wallace e Ilgauskas a imperversare tra le immobili maglie biancoverdi, senza nemmeno il bisogno di un LeBron in versione extralusso (solo 4 per lui durante il parzialone). La prima sirena fermò il massacro sul 32 a 13, sancendo di fatto la fine anticipata delle ostilità in attesa della scontata conclusione (per la cronaca, 108 a 84).
Due giorni dopo le cose cambiarono drasticamente, nel senso che i Celtics anzichè "toppare" il primo quarto, decisero di "bucare" l'ultimo...in una partita tutta giocata sui nervi e nonostante una panchina deficitaria (tolto l'esperto P.J. Brown gli altri misero assieme un dimenticabilissimo 0 su 10 dal campo) Boston restò aggrappata ai più reattivi avversari per gran parte della contesa, salvo spegnersi completamente negli ultimi 6 minuti e mezzo, nel corso dei quali riuscirono a infilare nella retina avversaria la miseria di due canestri, con il distacco che gradualmente passava dal 73 a 76 al 77 a 88 finale, anche grazie a due bombe consecutive di Gibson che troncarono le speranze di Pierce e compagni. Ancora una volta toccava al Garden "medicare" le ferite dei propri paladini e il Garden non deluse: non fu affatto facile, specie perchè James, che fino ad allora aveva tirato con il 26% diede uno scossone con 35 punti e 12 su 25 al tiro. Ci vollero le prestazioni extralusso di Garnett (26 e 16 rimbalzi), Rondo (20 e 13 assist) e "The Truth" (29) per rimettere in sesto una gara cominciata malissimo (43 a 29 per Cleveland a 4 minuti dall'intervallo lungo). Il play biancoverde, in particolare, si rese protagonista di un' inedita accoppiata di triple che diede fiato alla rimonta. Da quel momento LeBron (25 nel primo tempo) scese di colpi e Boston mise la freccia senza guardarsi più indietro. Il tardivo risveglio dei Cavs che recuperarono sino a portarsi sul -4 (87 a 91) a 43 secondi dalla fine venne frustrato dal percorso quasi netto ai liberi del capitano (5 su 6).
Le distanze erano ristabilite ma la tifoseria e la stampa bostoniana mostravano una certa preoccupazione. Il timore reverenziale ispirato dal "Prescelto" sconsigliava un'altra gara 7. Era pensabile che questi, prima o dopo, avrebbe saputo tirar fuori dal cilindro la prestazione-monstre che sino a quel momento era mancata. Insomma, meglio provare a risolverla con un po' di anticipo...Certo, sul campo i buoni propositi non sempre si traducono in realtà. Se poi tiri con il 40% scarso e Ray Allen, sotto tono in tutta la serie, mette a segno la miseria di 9 punti con 0 su 3 da oltre l'arco la faccenda può complicarsi. Se oltretutto Rondo raggranella il povero gruzzolo di 2 punti e 5 assist diventa decisamente un'impresa disperata. E se il tuo centro titolare prende 3 rimbalzi? E se Pierce fa 5 su 15? E se concedi 16 rimbalzi offensivi? E se...Beh, avete capito: 74 a 69 per i padroni di casa e tutti al Garden per lo "spareggio". E così, con poco rispetto per i muscoli cardiaci del popolo celtico eccoci a noi, al 18 maggio 2008, all'ennesimo "dentro o fuori", al timore che il numero 23 approfittasse del palcoscenico di prestigio per "vincerla da solo", alla speranza che l'avversario venisse ancora una volta stato spazzato via.
Mentre dal Jumbotron piovevano le familiari note di "Welcome to the Jungle" con l'inconfondibile introduzione di “Slash” le telecamere indugiavano su Garnett e James, passando su un impassibile Rivers e un concentratissimo Pierce. Proprio quest'ultimo ebbe l'onore di aprire le danze con il primo jumper in faccia a LeBron dopo 30 secondi. I Celtics iniziarono con piglio sciolto, come si conviene a una squadra sicura del fatto che nel proprio "santuario" non si passa facilmente. Il Capitano predicò basket sin da subito, così come Garnett, a segno "in proprio" e poi autore dell'assist per Kendrick Perkins. La tripla del 34 fissò il punteggio sul 12 a 4 (già 7 per lui) a timbrare quella partenza al fulmicotone che tutti i tifosi avrebbero firmato con il sangue fino a pochi minuti prima. Doveroso fu il timeout di un preoccupato Mike Brown. Alla ripresa delle ostilità James provò a mettersi in proprio ma, ben controllato da un Pierce "uno e trino" faticò ad ottenere tiri facili, riuscendo solo a sparacchiare per due, tre, quattro volte sul ferro. "The Truth", viceversa, rimase con le marce alte ingranate mettendo il nono punto personale, subito imitato da Rondo a fissare il 16 a 4 ( e il parziale di 12 a 0). Le statistiche mostravano impietose il 6 su 10 dal campo dei padroni di casa contrapposto al 2 su 9 degli avversari, in apparente confusione tra palle perse ed errori assortiti.
Fu naturalmente "Il Prescelto" a mettere fine all'emorragia con un faticoso appoggio su rimbalzo offensivo catturato e la prima, sontuosa entrata a tagliare in due la difesa biancoverde. Va rimarcato come il fuoriclasse da Akron, nonostante il non facile inizio, avesse segnato 6 punti sugli 8 totali della propria squadra. Purtroppo in questa fase a Boston mancò il colpo del KO e non per l'ultima volta nel corso della gara; al momento dell' ingresso di Posey per il numero 34 il gap era già sceso a 6 punti e l'inerzia pareva passata nelle mani degli ospiti. L'impietosa sovraimpressione della ABC mostrò nel finale di quarto la media di Ray Allen in questa serie, 10.2 punti con il 18% da 3, dato impensabile per un campione del suo "pedigree". Ad 1 minuto dalla sirena i Cavs avevano praticamente restituito il parziale subito all'avvio con un preoccupante 9-0 e con tanti saluti alle coronarie dei tifosi che avevano pregustato la fuga buona già in partenza. Il primo intervallo fermò il punteggio sul 18-13 a favore dei biancoverdi. Fino ad allora gli attacchi non avevano brillato (escludendo qualche invenzione estemporanea degli uomini di maggior classe), costretti a rimbalzare contro le perfette organizzazioni difensive schierate dai due coach.
Si ricominciò con Powe, House, Posey e P.J. Brown a far compagnia a Pierce, unico titolare in campo per i Celtics, sempre avanti nel punteggio grazie all'ineffabile Capitano, preciso nel, mettere a segno il 20 a 15, vantaggio poi rimpinguato da Powe, capace di subire due falli in stretta successione andando in lunetta per un non indimenticabile 2 su 4, utile però per tornare a più 7. House con il solito "rilascio automatico" dovette maledire il piede sulla linea per il più classico dei tiri da "2 e mezzo" (24 a 15). Nessuna illusione, visto che James (già 13 punti), sia pure marcato da Posey alla Posey salì in cattedra: 2 canestri consecutivi e vantaggio ancora dimezzato (24 a 19)...Un delitto, specie perchè il supporting cast di Cleveland (Ilgauskas, Jones, Szczerbiak e Pavlovic) sommava uno 0 su 10 da incubo. Dall'altra parte "The Truth" non cedeva di un millimetro bevendosi prima LeBron, Ilgauskas e Smith per chiudere con il layup, poi concludendo con la tripla. Da stropicciarsi gli occhi. Posey, trovato libero sull'angolo fece 32 a 23, poi House, in uno dei momenti agonisticamente più alti della serata si gettò a recuperare palla in tuffo, beffando Szczerbiak e servendo da terra ancora il numero 41 che subì fallo: 34 a 23, urla belluine di Eddie, tripudio del Garden.
Dopo un' accenno di rissa scaturito da una mischia tra West e House, "il Prescelto" accorciò da "acque internazionali" ma Pierce rispose "presente" guadagnandosi due tiri liberi in un'alternanza che cominciava a somigliare ad un altro "duello rusticano" andato in scena 20 anni prima in un altro Garden. Nel miglior momento dei padroni di casa, spinti da un tifo indiavolato sugli spalti, il vantaggio raggiunse le 13 lunghezze (40 a 27 a 3’40” dall'intervallo lungo). Nota di merito anche per Garnett, all'ottavo rimbalzo in 16 minuti di impiego e al comando di una difesa poco meno che perfetta. Tutto bellissimo ma anche questa volta non bastò, come se un abile sceneggiatore avesse studiato una precisa trama in modo da tenere il più possibile sulla corda il pubblico. Gli ospiti sembravano davvero sull'orlo del KO, ma riuscirono a risalire la china: prima James, poi Varejao iniziarono l'opera di avvicinamento, nonostante il capitano dei Celtics, ormai a scavalcare quota 20. Ad ogni attacco dei Cavs i fischi si rovesciavano come grandine, per trasformarsi prima in tifo "sudamericano" ad accompagnare lo "scippo" di KG a Szczerbiak, costretto al fallo, poi in ovazione quando il "Bigliettone" si rialzò urlando in piena trance agonistica...ma il vento stava nuovamente mutando direzione e la prima folata arrivò, nemmeno a dirlo, da LeBron, a segno con fallo per riportare lo svantaggio sotto la doppia cifra (44 a 35). C'era ancora lo spazio per l'ennesima prodezza del 34 che rubò palla per involarsi e guadagnare due liberi. Gli spogliatoi accolsero le due squadre sul punteggio di 50 a 40 con la sensazione che la partita avrebbe regalato parecchie emozioni.
Il terzo periodo si aprì con il quarto fallo di Szczerbiak ma le buone notizie finirono lì perchè gli uomini di Mike Brown iniziarono col botto, dimezzando il gap con un parziale di 5 a 0 in 45 secondi. I Celtics faticarono a riprendere il ritmo, mettendo a segno solo un canestro nei primi 4 minuti. In un amen Cleveland rientrò fino al 52 a 49, con Ray Allen fermo a quota 2 e un imbarazzante (per lui) 1 su 3 dal campo. Bene invece Perkins, 8 silenziosi punti e soprattutto un'attentissima difesa sul pericoloso Ilgauskas, non a caso a secco. Per l'ennesima volta, dopo il timeout di frustrazione di Rivers, fu Pierce a prendersi la squadra sulle spalle con l'immediata tripla del +6. Fu il momento più difficile della gara, specie perchè LeBron iniziava a infilare canestri a ripetizione. Per fortuna trovò pane per i suoi denti grazie al 34 in biancoverde: James a segno, poi ancora Pierce, poi di nuovo James da fuori, poi ancora Pierce galleggiando in aria in un continuo ed entusiasmante botta e risposta, una "sfida all' OK Corrall" con sapore d'altri tempi. Tutti gli altri parvero scomparire per lasciare il palcoscenico al "Prescelto" e alla "Verità". Un battito di ciglia e ci si risvegliò sul 61-58. Con Allen e Rondo ai margini del tabellino spuntò d'improvviso il veterano che non ti aspetti: P.J. Brown (segnatevelo perchè ci torneremo) con due liberi e un piazzato dai 4 metri firmò l'ennesimo allungo (67 a 58) ma lo sceneggiatore, come abbiamo già detto, aveva studiato una precisa trama, assegnando peraltro a "He Got Game" il ruolo della comparsa, quello che sbaglia un paio di tiri con chilometri di spazio...E così West nel finale fissò il 73 a 68 con cui le due squadre si apprestarono ad affrontare la dirittura d'arrivo...non un vantaggio rassicurante, dopotutto.
I biancoverdi si ripresentarono in campo con Brown, Posey, Pierce, House e Rondo; furono tuttavia i Cavs a muovere il punteggio per primi con un tecnico per tre secondi difensivi messo a segno da James e per fortuna poco dopo Jones sparò sul ferro il facile tiro del -1. Rondo rubò per un attimo le luci della ribalta con un facile appoggio su assist del Capitano e un'entrata a velocità supersonica: 4 punti di fondamentale importanza per il 77 a 70. Quando sul ribaltamento gli ospiti persero banalmente il possesso parve finalmente che ci si potesse rilassare almeno un po’. Appunto, parve, perchè West, Pavlovic e LeBron con la tripla senza ritmo non cedettero di un millimetro (81 a 77 a 6 dalla sirena), nonostante un reattivo PJ Brown su ambedue i lati e un Pierce sempre in grande spolvero. Proprio quest'ultimo timbrò il trentanovesimo punto con l'ennesimo jumper, cui rispose il Prescelto con la seconda "bomba" consecutiva (40 per lui). I Celtics riuscivano a fatica a tenere a minima distanza l'avversario, ormai al classico schema "isolamento del 23 e qualcosa succederà". In questo frangente fu preziosissimo P.J. Brown, sempre al posto giusto: un rimbalzo offensivo, un canestro su errore di Rondo, una difesa competente, un fallo ben speso. Tutte piccole cose che fanno la differenza tra una vittoria e una sconfitta. In questo senso i 10 punti con un immacolato 4 su 4 dal campo e i 6 rimbalzi (3 offensivi) furono quella sera oro puro.
A 3 minuti dalla sirena Boston era in vantaggio 87 a 84; ancora 60 secondi e gli avversari parvero poter mettere la freccia portandosi al minimo svantaggio dall'inizio della partita (89 a 88) grazie alla rubata di LeBron a Pierce con annessa schiacciata imperiosa che gelò il sangue dei tifosi costringendo al timeout Rivers. Si rientrò e i peggiori incubi parvero farsi realtà allorquando Garnett, ben marcato da Wallace sbagliò la conclusione; James provò da "acque internazionali" trovando solo il secondo ferro...generale sospiro di sollievo...
Era il momento della verità, quello giusto per scrivere la storia e la storia fu scritta con uno dei canestri più importanti di tutto quel meraviglioso campionato: isolamento per "The Truth" che spese qualche secondo (forse qualcuno di troppo), poi scaricò su House; Eddie ebbe modo di provare dall'angolo ma perse l'attimo buono. Mancavano ancora 7 secondi al limite dei 24, la palla giunse a P.J. Brown a 6 metri dal canestro, leggermente spostato sulla sinistra del fronte d'attacco biancoverde: Il veterano non ci pensò due volte e sparò il jumper mentre Ray Allen, libero sull'altro lato si sbracciava per ricevere. La palla si alzò in una parabola alta e infinitamente lenta, o almeno così parve... non sfiorò nemmeno il ferro, baciando la retina con uno sbuffo: 1’21” alla fine, 91 a 88.
Il secondo episodio chiave arrivò poco dopo quando in seguito a una mischia scaturita dall'errore al tiro di West gli arbitri chiamarono una palla a due tra Ilgauskas e Posey, una marea di centimetri di differenza e una possibilità concreta per i Cavs di avvicinarsi ancora o addirittura di impattare il punteggio. Intorno al cerchio i giocatori si muovevano nervosamente, intuendo la capitale importanza di quegli attimi: Ilgauskas sbagliò il tempo, toccò la palla all'indietro in parabola discendente; Pierce si gettò a capofitto al recupero abbrancando la "spicchia" in tuffo e chiamando immediatamente il timeout. Sul possesso successivo Cleveland scelse di non fare fallo mentre il 34 biancoverde palleggiava, facendo scorrere il cronometro. KG ricevette e sbagliò (comunque chiuse in doppia doppia con 13 punti e altrettanti rimbalzi) ma sul lato opposto James fece lo stesso. Gli ospiti furono costretti a fermare il gioco mandando Ray Allen in lunetta a 19 secondi dalla sirena: Ray aveva, è vero, vissuto una serata difficilissima ma il tiro libero sotto pressione era il suo pane quotidiano e non fallì nemmeno in quell’occasione. Di fatto la gara poteva considerarsi terminata, anche se ci fu ancora tempo per la poesia, per il "canestro di Auerbach".
95 a 92, due dalla lunetta per il Capitano quasi allo scadere: il primo sembrò subito lungo e Pierce se ne accorse...con il corpo sembrò volerne aiutare la parabola...la palla colpì violentemente il secondo ferro, si impennò per un paio di metri e ricadde dentro il cerchio arancione. Pierce sorrise. In conferenza stampa avrebbe detto quello che tutti avevano pensato con un misto di sollievo e commozione e cioè che lì tra le volte del Garden il "grande vecchio" aveva allungato una mano, quella libera dal sigaro presumibilmente, indirizzando la palla là dove era giusto che andasse. Anche il secondo libero andò a segno per il definitivo 97 a 92. I Pistons avevano il loro avversario per la finale di Conference e mentre atleti e tifosi festeggiavano era impossibile non pensare allo spettacolo che avevano saputo offrire i due capitani: Pierce 41, James 45...Davvero una serata di grande basket.



Commenti
Onori al capitano, chiaramente, ma gli episodi furono davvero tanti e i pericoli di infarto altrettanto numerosi.
Aldilà delle singole giocate, direi però che fu soprattutto una vittoria di squadra!
PJ !!!!!
Quanto ci mancò l' anno successivo contro Orlando .....nonostante le 40 primavere ( mentre il nostro leone era in gabbia
con la zampa ferita ) !
O.T. Mi sa che quest' anno ci facciamo la cura del sonno.
Ma perchè rovinare lo splendido articolo di Angelo con parole come queste?
Voglio dire...i Celtics stanno al calcio come Bob Dylan sta al Mago Gabriel...
concordo.
anche perchè io a vedere quella partita di calcio ero presente ma come tifoso del parma retrocesso ...
pensavo che il buon legend dicesse al Mago Bargnani....(cattiva questa! io a fianco del nostro kg lo vedrei bene, anche perchè in allenamento gli farebbe sputare un bel pò di sangue se non si mettesse a difendere e prendere rimbalzi...
Citazione kg5:
... ad una perla simile sarebbe interessante sentire il commento del grande capo indiano Estiqaatsi
Citazione Legend:
e L'Inter stà al calcio come Manuela Arcuri al premio Oscar
Cal
Al di là delle battute, partita "feroce" come testimoniato dalla foto di Pierce che, prosciugato, aspetta di andare in sala conferenza stampa.
LeBron James lì ha mostrato tutta la sua grandezza, e credo che con allenatori decenti avrebbe potuto (o potrebbe) diventare il migliore di ogni tempo.
Se torna Riley, o se viene a Boston con Rivers, ok, altrimenti spreca quel mare di talento. Miami quest'anno mi ha ricordato i Lakers di Chamberlain, West e Baylor sconfitti dai Celtics a fine anni '60.
Estiqaatsi, il grande capo sciamano cherokee, si occupa solo dei maggiori fatti e delle principali personalità della storia e dell'attualità, lui non può abbassarsi a parlare di Celtics, di Red Auerbach o di Bill Russell, lui commenta solo fatti di personaggi di primissimo piano come quelli del grande fratello, Manuela Arcuri, Belen Rodriguez e Fabrizio Corona, Flavio Briatore, ed anche l'Inter (o simili) etc ... raramente potremo averlo ospite nei nostri post, salvo che non emergano argomenti straordinariamente più importanti di una semplice gara 7 dei Celtics lanciati alla conquista del 17° anello, come quello raccontatoci qualche post fa.
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