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movi
Beh, non mi sembra siano possibili scambi a playoffs in corso o a ... -
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pagliardo
ray allen non si discute (e non si tocca) ed è giusto aspettarlo per ... -
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allora siamo daccordo... basta poco che ce vo'... :-) Credo che non ... -
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Beh, Fabio, qui mi trovi in disaccordo , ed è una delle poche ... -
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Rose, Noah, Bosh, mezzo Wade... Questa si che è programmazione! Adesso ... -
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Legend
In effetti il concetto manicheo ricostruzione/corsa ai playoffs è ... -
Oklahoma City in finale di conference contro San Antonio
calabrone66
Paragonarmi il bistecca a Casey...Leo, per questa volta sei perdonato ... -
Oklahoma City in finale di conference contro San Antonio
giancleto83
:-* Dispiace davvero per LAL, mannaggia....
La Storia dei Celtics
Il miglior record dell’NBA? Certo. Il miglior "cambio di rotta" nel giro di un anno? Ok, da 24 a 66 vittorie in regular season. Per entrare nella leggenda della franchigia più titolata della Lega, ci vuole ben altro. Un'impresa "eroica", per esempio. Le gare 7 con Atlanta e Cleveland, o gara 6 a Detroit sono state indubbiamente elettrizzanti, ma la storia i Celtics sono da sempre abituati a farla quando il gioco diventa duro, nell'ultimo giro di ruota dei playoffs.
E quale palcoscenico migliore dello Staples Center di Los Angeles? E' lì che i Lakers hanno riverniciato le gesta dei Jabbar e dei Magic Johnson all'inizio del Ventunesimo Secolo, ed è lì che l'aggressività del "Mamba" e la meditazione di "Coach Zen" hanno vinto 9 partite su 9 nei playoffs. A bordo campo si possono trovare le stelle più brillanti nel firmamento di Hollywood, da Will e Jada Smith a Justin Timberlake, da Jack Nicholson a Kareem Abdul-Jabbar" (miei cari cinefili, non vorremo dimenticare "L'Aereo Più Pazzo del Mondo" e "L'Ultimo Combattimento di Chen"!).
E poi gara 4, quando abbina Lakers e Celtics, è storicamente teatro di gesta emozionanti scolpite nella storia del basket: nel 1984 il decisivo "fadeaway jumper" di Bird marcato da "Magic", nel 1985 la sospensione a tempo scaduto di Dennis Johnson ad impattare la serie e nel 1987 il famoso "junior sky-hook", il "gancio-cielo bambino" (se ovviamente paragonato a quello "adulto" di Kareem Abdul-Jabbar) con il quale "Magic" viola il Boston Garden ed ipoteca la serie. La serie del 2008 poi è sul 2 a 1 a favore degli ospiti, insomma, le premesse ci sono tutte per un altro viaggio in quel fantastico torneo medievale senza tempo che vede affrontarsi i cavalieri con la casacca verde e quelli con la casacca gialla. Ed invece, la giostra medievale sembra tramutarsi in un massacro, mentre i padroni di casa spadroneggiano: 9 a 2, 20 a 6, 26 a 7, 35 a 12.
Odom centra il bersaglio in tutti e 6 i tentativi e si tramuta nel "Cavaliere Nero" per la truppa di Rivers, che a quel punto tirano intorno al 25%. L'ABC impietosamente fa notare che i 21 punti di scarto sono il massimo vantaggio dopo i primi 12' nella storia delle Finali NBA, e Kobe Bryant non ha ancora segnato un tiro dal campo! "Doc" prova la carta Cassell, ma il Gollum in biancoverde non riesce a trovare l'interruttore ed i Celtics sembrano affondare definitivamente a 6' e 45" dalla sirena di metà gara, quando Sasha Vujacic incarta la tripla del 45 a 21 per i californiani. Ma il fuoco cova sotto le ceneri della Compagnia del Trifoglio, in ginocchio ma non ancora stesa. Garnett segna un canestro, Ray Allen una tripla, Posey due liberi e poi un'altra tripla, Pierce altri due punti, ed all'improvviso il distacco è ridotto a sole 12 lunghezze. Possiamo dunque sperare?
Parrebbe di no, perchè Fisher improvvisamente s'infiamma, Gasol schiaccia, e Jordan Farmar allo scadere del secondo quarto segna un tiro da tre di quelli che ti fanno pensare che questa notte non sia cosa. I Lakers si avviano verso gli spogliatoi sul cuscino d'aria del pandemonio allo Staples Center mentre il tabellone elettronico segna il punteggio di 58 a 40 per Los Angeles, ed impietosamente informa che gli ospiti stanno tirando col 35% e sono sotto 26 a 16 nei rimbalzi e 15 a 4 negli assist.
Van Gundy si è già espresso, "game over" ed i "desperados" della Beantown farebbero bene a risparmiare energie per le prossime sfide. All'intervallo la punizione per i tifosi bostoniani sono le pillole di zen di Phil Jackson, che sembra sapere il fatto suo quando dice che "la forza del branco di lupi è il singolo lupo, ma la forza di ogni lupo è far parte di un branco". E poi leggo confronti con Red Auerbach? Totò direbbe "ma mi faccia il piacere"! Cos'è allora che tiene i tifosi del Leprechaun ancora avvinti al teleschermo?
Il parziale del secondo quarto? Il fatto che peggio di così i biancoverdi non potessero giocare? La fiducia cieca? Comincia il secondo tempo, ed un rapido 8 a 2 mette di buon umore. L'effetto è di breve durata, perchè Kendrick Perkins si infortuna alla spalla e Los Angeles piazza un break di 10 a 2 per il +20, 70 a 50 a metà del terzo parziale. Ed è a questo punto che i Celtics 2008 entrano nella leggenda, e possono reclamare il loro spazio a fianco delle squadre di Russell, di Cowens e di Bird.
La difesa comincia finalmente a mordere, Pierce trova un layup, House un tiro da 3, e siamo 55 a 70. "The Truth" stoppa il "Mamba", Ray Allen infila due tiri liberi, e siamo 57 a 70. Gasol segna, ma Posey va fino in fondo. Poi Ray Ray ruba palla e s'invola in contropiede per il 61 a 72 quando mancano 2' e 58 secondi alla fine. Ancora il capitano ad inventare sul fondo, Ariza è una statua di sale e sul fallo di Gasol il layup rovesciato frutta anche il tiro libero supplementare. I Lakers son paralizzati, ed è ancora House a colpirli dall'angolo ad 1' e 26 dalla fine del terzo quarto: 67 a 73. Kobe scompare come tutti gialloviola, mentre lo Staples Center piomba nell'incubo.
Altri due liberi di Allen a 41", e poi sull'ennesimo cambio di fronte Pierce trova P.J. Brown che schiaccia a canestro quando il cronometro segna 1". Siamo 71 a 73, e Boston in 6 minuti ha messo in piedi un parziale di 21 a 3. Il silenzio surreale che cala dagli spalti profuma di palloncini mai scesi e di "laccio californiano" a Rambis. Senti di essere di fronte al "turning point", al momento che definisce una serie. Senti che l'inerzia è passata di mano, ma c'è ancora un quarto, un quarto per non sciupare tutto e per arrivare a "distanza di tiro" dalla vittoria finale. Per ragioni diverse, quasi opposte, le due squadre iniziano l'ultimo e decisivo periodo in maniera nervosa. Per tre minuti il punteggio rimane bloccato finchè Leon Powe, californiano purosangue, lascia partire il "jumper" del 73 pari. Bryant prende in mano la situazione e si lancia a canestro eludendo la finora perfetta difesa (2 su 13 al tiro) attuata su di lui da Pierce. Il capitano risponde col suo caratteristico "step back" e realizza altri due punti.
Ancora Kobe, seguito da un uno contro uno di Garnett su Turiaf che regala ai Celtics il pareggio ed al numero 5 la doppia doppia. Un centro di Odom ed una schiacciata di Bryant ridanno un po' di vita al moscio "Staples", e quando mancano 5' e 47" alla fine i Lakers sono avanti, 81 a 77. Ma venti secondi dopo è James Posey a far partire la "tripla" dall'angolo che riporta i verdi a contatto. Gasol lotta e segna allo scadere dei 24" per il +3 gialloviola, mentre la partita diventa incandescente. Dopo due tiri liberi di Garnett, i Celtics stringono ancora una volta le maglie difensive. Posey "toglie la sedia" ad Odom, ed in attacco House gioca un delizioso pick and roll da destra con Pierce, e conclude dalla media per dare ai suoi il primo vantaggio della gara sull'84 a 83. E' il momento di Ray Allen: devia una palla favorendo il recupero di Garnett in difesa, prende un rimbalzo offensivo (il nono!) e poi, sull'indecisione difensiva tra Bryant e Vujacic, parte sparato a canestro eludendo la stoppata di Gasol e Odom e segna il canestro del +3.
Farmar sbaglia da 3, e KG attacca Gasol segnando due punti di potenza e grazia: il parziale è di 8 a 0 e mancano 2' e 10" al termine. Kobe capisce che l'unica speranza per i padroni di casa di evitare uno dei più grandi tracolli sportivi di sempre è quella di prendere personalmente in mano la situazione, e lo fa nel migliore dei modi confezionando un parziale di 4 a 1 che riporta Los Angeles a contatto di gomito, 87 a 89. Boston non è intenzionata a mollare, gira palla con maestria e pesca James Posey nell'angolo per una "tripla" di peso specifico aureo: il numero 41 centra il bersaglio per il diciottesimo punto personale dell'incontro.
La punta del piede di Derek Fisher è sulla linea dei tre punti, ed il suo canestro ne vale solo due. A 47" dalla fine Pierce cerca Bryant con uno dei suoi movimenti alla "voglio due tiri liberi". Il figlio di "Jellybean" ingenuamente si mette in rotta di collisione e nonostante le sue proteste, "P Square" andrà in lunetta dopo il timeout. Sam Cassell si esibisce in un discorso motivazionale zeppo di "f**k" e suoi derivati, e Paul si carica abbastanza da infilare entrambi i tentativi e riportare i Celtics a +5 sul 94 a 89. Gasol riesce a schiacciare il 91 a 94, ed ora il palcoscenico a due passi da Hollywood è pronto per la giocata di Jesus, che a 37" dalla fine allontana i discepoli e decide di affrontare il Male da solo. Palleggia per una ventina di secondi, poi esorcizza Satanasso Vujacic ed in entrata "libera nos a malo".
E' il momento decisivo, Sasha ed il "Mamba" falliscono da fuori mentre House mette il punto della staffa. E' 97 a 91, ed è finita...allo Staples Center il silenzio è assordante. Coach Jackson commenta "l'aria se n'è andata dall'arena", Rivers nel secondo tempo lo ha messo nel sacco nonostante gli infortuni a Rondo e Perkins. Ora Boston aggiunge un'altra partita di diamante alla sua ricca collezione: -21 dopo dodici minuti? Nelle finali NBA, nessuna squadra aveva recuperato più di 17 punti di svantaggio dopo il primo quarto. I 20 punti di Pierce, i 19 di Allen (con 9 rimbalzi in 48 minuti giocati), i 18 di Posey ed i 16 (+11 "carambole") di Garnett provano ancora una volta che nel basket vince la squadra, e che di Michael Jordan ce n'è stato solo uno.
L'ennesima battaglia tra le due squadre finisce con un'amara delusione per i tifosi californiani, mentre tutti i Celtics del mondo mettono le mani sull'O'Brien Thophy. In America dicono che in una serie di 7 partite gara 4 spesso è "pivotal", decisiva. Non è un caso se Boston nelle quarte partite di finale coi Lakers ha 10 vittorie e sole 2 sconfitte, bilancio sinistramente (per i gialloviola) somigliante al confronto tra i titoli vinti dalle due franchigie quando la finale le ha viste di fronte, un rotondissimo 9-3...



Commenti
Personalmente ero in genuflessa adorazione di Ray Allen (mi pare che sia troppo tempo che non ribadisco quanto LO AMI
Con questa rimonta abbiamo, di fatto, vinto il titolo: favolosa chiusura del ciclo sui Greatest Game.
E lo scambio tra me e Leo... "hai la foto dell'uno contro uno di Allen? Io ho questa"... "metti questa a grandangolo che è più bella"...
Non dite che non vi viziamo... ma scherzi a parte dietro ad ogni pezzo storico c'è un lavoro più accurato di quanto si pensi.
Certo che, sarà perchè il ricordo è ancora fresco, ma in quel campionato i momenti epici furono veramente tanti...e ne manca ancora uno...
- stoppa Bryant e lì in pratica parte la rimonta vera
- penetrazione da sinistra, fallo subito, ma il nostro non lesina uno sforzo disumano per metterne due col libero supplementare
- in difesa costringe letteralmente Bryant a buttare la palla nel cesso
- nell'azione successiva finta dai 6 metri su Bryant e appena l'avversario muove un muscolo lo gela letteralmente con un jumper di una freddezza e precisione sconvolgenti
Grandissimo Capitano!!!!
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