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La Storia dei Celtics
Il Trifoglio si presentò ai nastri di partenza del campionato 2001-02 abbastanza fiduciosa. A Jim O’Brien era stata tolta quella fastidiosa etichetta di “interim” davanti alla qualifica di coach, ed era stata sostituita con “head”: una consacrazione dopo la bella corsa “post-Pitino” della stagione precedente. Il draft aveva portato un’infusione di sangue giovane, anche se a Boston non avrebbe lasciato il segno: dopo l’ottima “pick” di Joe Johnson da Arkansas alla 10, alla 11 con Richard Jefferson, Troy Murphy e Zach Randolph ancora sul tabellone Chris Wallace aveva “chiamato” il liceale Kedrick Brown.
E con la pick numero 21 era arrivato Joseph Forte mentre erano ancora disponibili Tony Parker, Gerald Wallace, e Samuel Dalembert. Con un gesto “signorile” Wallace aveva sottolineato che Forte l’aveva voluto Red Auerbach: benissimo, e Kedrick? Lo spreco di una numero 21 è brutto, ma quello di una numero 11 è dieci volte più grave. I Celtics però godevano di un roster di buona fattura. Solo due giocatori, Kenny Anderson e Randy Brown, avevano doppiato il capo dei trent’anni, e Paul Pierce ed Antoine Walker erano sotto i 25. In più Wallace, questa volta con un’ottima intuizione, aveva “puntellato” la panchina con il free agent Erick Strickland, ottimo difensore che avrebbe anche contribuito con 7.7 punti ed il 38.5% da tre. Assieme ad Anderson, in quintetto O’Brien aveva piazzato la matricola Joe Johnson, il “duo delle meraviglie” Pierce-Walker ed il leggero ma atleticissimo Tony Battie. Dalla panchina intervenivano il citato Strickland, “Original Creation” Eric Williams, Vitaly Potapenko, Milt Palacio e Walter McCarty.
L’esordio fu dei migliori. Opposti ai non trascendentali Cleveland Cavaliers, i Celtics ebbero qualche difficoltà all’inizio ma poi la difesa cominciò a funzionare ed ecco il “parzialone” di 16 a 4. A metà del secondo quarto il punteggio era sul 48 a 27, ed O’Brien diede spazio alle riserve. Pierce segnò 29 punti in 28 minuti, Walker ne aggiunse 23 e il rookie Joe Johnson ottenne la sua prima doppia cifra con 10. Un test più probante arrivò al Fleet Center la sera dopo con il pullman dei New Jersey Nets. Ed i biancoverdi provarono quello che Cleveland aveva provato la sera prima. I Nets partirono forte guidati da un Kidd superlativo (21 punti, 10 assist ed 8 rimbalzi), toccando vantaggi inquietanti: 31 a 17 dopo il primo quarto, 52 a 27 a tre minuti e mezzo dalla sirena di metà gara. Gli ospiti però avevano fatto i conti senza Paul Pierce, che nel secondo tempo si scatenò: Boston lentamente ma inesorabilmente rientrò in partita e se la giocò fino alla fine. Sul 93 a 92 Nets Anderson ebbe due tiri liberi a disposizione, ma li fallì e McCulloch invece fu freddo, fissando il punteggio sul 95 a 92 finale. Una beffa per il Trifoglio che era arrivato ad un soffio dal successo grazie ai 36 punti da Pierce (19 nell’ultimo quarto) e nonostante la serata disastrosa di Walker (6 su 29) al tiro.
I Celtics si riscattarono contro Chicago “scappando” grazie ad un parziale di 16 a 7 nel terzo quarto propiziato da Milt Palacio, Vitaly Potapenko e Joe Johnson, che stava prendendo confidenza. “Joe è pronto per esplodere – commentò coach O’Brien – vorremmo che fosse più duro e grintoso vicino a canestro, ma stasera ha segnato tiri difficili e credo che diventerà una stella”. Arrivò poi una sconfitta a Milwaukee: Ray Allen segnò 32 punti compreso il canestro decisivo, ma ancora una volta Johnson fece un figurone. Nel suo primo incontro in quintetto mise 9 dei 12 tiri tentati raggiungendo quota 23 e spingendo il Buck Sam Cassell a dire: “Cercavano il terzo realizzatore dopo Pierce e Walker, credo che l’abbiano trovato”.
Il 7 novembre i biancoverdi sconfissero i Wizards per 104 a 95 grazie a due stoppate decisive di Pierce (14 punti) su Jordan e ad una partita solida di Walker (31 punti, 10 rimbalzi e 9 assist), ma le buone notizie erano la sempre maggior confidenza che stava dimostrando la matricola, autrice di un’altra prestazione convincente (16 punti e 10 rimbalzi). La vittoria diede inizio ad una “striscia” di tre partite che sembrò dare slancio alla squadra: Boston battè Seattle (104 a 94, Pierce 35, Walker 19 e Battie 10) ed Indiana (101 a 93, Pierce 31, Wallker 24 e 18 rimbalzi). Nelle due gare Johnson segnò 12 e 22 punti, ma soprattutto mise a segno canestri importanti nei momenti topici degli incontri guadagnandosi altre lodi dal coach. Nelle quattro gare seguenti, però, le difese cominciarono a tenere conto dell’ala da Arkasas, che pagò con un 7 su 27 le nuove “attenzioni”. I Celtics le persero tutte e quattro, ed O’Brien cominciò a limitare leggermente l’utilizzo del ragazzo che nei primi sei incontri aveva visto il campo per 31.8 minuti ad allacciata di scarpe.
A prendere in mano le redini in quel momento in cui la situazione rischiava per l’ennesima volta di prendere una brutta piega fu il ventiquattrenne Paul Pierce che nelle successive 14 partite mantenne una media di 27.2 punti (compreso il massimo in carriera di 48 ottenuti contro i Nets l’1 dicembre) e 6.7 rimbalzi col 39.8% da tre. Risultato? Dodici vittorie e due sconfitte, e stagione salva. Anche Walker giocò ad alti livelli, ed il “dynamic duo” venne insignito del prestigioso premio di “Giocatori del Mese” a pari merito. Ilbilancio a quel punto era di 14 vittorie e 7 sconfitte, e sembrava promettere una tranquilla apparizione ai playoffs. In gennaio il bilancio fu di 8 "W" e 8 "L" mentre Joe Johnson continuava nella sua involuzione (23 su 64 al tiro nel mese, 35.9%) ed ai Celtics ci si domandava se per rafforzare la squadra fosse logico sacrificare il “rookie”.
Nelle ultime 10 apparizioni in maglia Boston “JJ” giocò solo 78 minuti ed alla fine il 20 febbraio 2002 Chris Wallace annunciò che il numero 31, una prima scelta, Milt Palacio e l’infortunato Randy Brown erano stati spediti a Phoenix per ottenere Tony Delk e Rodney Rogers, due validi panchinari che però erano ben lontani dall’essere decisivi. I Celtics persero le quattro partite successive alla "trade", mentre Johnson dichiarava: “Non sono offeso dallo scambio, ero partito bene ma poi i minuti sono diminuiti e non ho capito bene il perché. Comunque sono felice di essere approdato in una città dal clima fantastico ed in una squadra dai compagni eccezionali. Credo che mi troverò bene, qui”. Parole che sarebbero state profetiche, mentre ancor oggi i tifosi biancoverdi si domandano se sacrificare il futuro della franchigia in cambio di una bella corsa nella post-season sia stata una decisione saggia.
Nel frattempo, però, Boston sfruttò al meglio l’esperienza dei nuovi arrivati e dal 4 al 15 marzo infilò una serie di sette vittorie consecutive mettendo al sicuro i playoffs. Nell’ultimo mese la squadra fece proprie 12 delle 18 gare disputate e concluse la stagione regolare con un 49-33 che rappresentava il terzo bilancio ad Est del Mississippi, dietro a Nets e Pistons. Pierce ormai era una mitraglia: anche se non era risultato capocannoniere per media, aveva comunque terminato in testa per quanto riguarda i punti segnati (2.144). Era la prima volta che un Celtic otteneva tale riconoscimento, e per "raggiungere il traguardo" Paul aveva segnato 20 o più punti in 67 delle 82 partite.
Il primo avversario nella post-season erano i Sixers reduci dalle Finali 2001. A dire il vero si erano un po’ persi per strada, e poi il 22 marzo il loro leader Allen Iverson si era fratturato una mano affrontando proprio il Trifoglio. Rientrava proprio in occasione di Gara 1, e Philadelphia non era una squadra da prendere sotto gamba. Vicino a canestro poteva contare su Dikembe Mutombo e Derrick Coleman mentre gli esterni, oltre a “The Answer” erano Aaron McKie ed Eric Snow. Nella gara d’apertura sembrò che Iverson non si fosse mai infortunato: partì a razzo realizzando 15 punti nel primo quarto e regalando agli ospiti il vantaggio. Ma Pierce non era contenibile, e col suo gioco da tre punti che coincideva con il settimo, ottavo e nono punto personale pareggiò a quota 28. Poi Walter McCarty inventò un “buzzer beater” da metà campo che diede ai Celtics il vantaggio. I Sixers non avrebbero più messo il naso avanti. "AI" si raffreddò, ed alla fine Pierce e Walker festeggiarono con 31 e 20 punti rispettivamente la vittoria (92 a 82) nella loro prima gara di playoffs in carriera.
La seconda partita della “classica” tra Boston e Philadelphia fu ben più combattuta. Con i biancoverdi avanti per 71 a 63 all’inizio del quarto quarto, Iverson infilò due “liberi” e poi rimase a guardare il “Aaron McKie Show”. Il filadelfiano mise a segno 10 punti consecutivi dando il vantaggio agli ospiti che a 3’ e 21” dalla sirena finale si trovarono in avanti di quattro punti, 81 a 77, dopo un “jumper” di Coleman. La difesa di Dick Harter, vice allenatore bostoniano, entrò a questo punto in ballo e i padroni di casa fermarono i Sixers per ben tre volte. Battie segnò un canestro, Pierce pareggiò, e ad 1’ e 36” dalla fine i Celtics ebbero la palla del sorpasso. Pierce ricevette palla sul lato destro del campo e, nonostante nell’ultimo parziale avesse segnato solo 3 dei 12 tiri tentati, si liberò di McKie per poi lasciar partire una “tripla” che trovò solo rete.
“Non m’importa se sono 0 su 20 o 0 su 30 – dichiarò dopo – quel tiro continuerò sempre a prenderlo. Ho messo McKie fuori equilibrio con un movimento deciso ed ho visto il canestro: ero in ritmo e non ho esitato”. Con quel 93 a 85 (doppia doppia da 25 e 10 per Pierce e da 24 e 10 per Walker) Boston aveva preso il comando della serie, ed era attesa dalle difficili trasferte a Philadelphia con la tranquillità che deriva dall’avere il “match point” sulla racchetta. Il 28 aprile sembrò che si potessero chiudere i conti. Dopo una partita ad inseguire Iverson (42 punti), Rodney Rogers libero dietro l’arco infilò il tiro da tre del 103 a 100. Ma la difesa bostoniana si spense in quel momento, e gli ultimi 8 punti dell’incontro furono tutti di Phila. “E’ una gara che avevamo in pugno” commentò amaramente Pierce. E gara 4 sembrò quasi la fotocopia della terza, quando sul 77 a 75 con 77 secondi da giocare i Celtics si fecero “scippare” un rimbalzo difensivo dalla smanacciata di Iverson che poi andò a segnare in penetrazione.
Altro finale concitato, altri tiri da tre sbagliati, e quegli 8 punti tutti firmati da “The Answer” a sancire il ritorno a Boston per il quinto e decisivo appuntamento. Il 3 maggio 2002 al Fleet Center Philadelphia aveva tutte le intenzioni di diventare la settima squadra di sempre a vincere una serie al meglio delle cinque partite dopo aver perso le prime due, ma il Pride era pronto. Tra le facce presenti nella “Giungla” si potevano distinguere Tom Heinsohn, Jo Jo White e Cedric Maxwell, e poi c’era quell’omino anziano che aiutandosi con un bastone verde lentamente si arrampicò al suo solito posto: settore 12, fila 7, posto 1. Paul Pierce giocava la sua prima serie di playoffs, e la sua prima gara decisiva in carriera, e reagì da campione.
Mise in piedi un duello a distanza con Iverson, segnando 14 punti (contro 11 del rivale) nel primo quarto e regalando ai padroni di casa un primo vantaggio sul 27 a 22. Dopo una rapida rimonta degli ospiti nel secondo periodo, “The Answer” si perse un po’ mentre “The Truth” continuava la sua opera segnando 10 punti in un parziale di 15 a 4 per Boston che alzò il ruggito del Fleet Center. Nel terzo tempo i Sixers si affidarono ancora una volta al loro asso per cercare di recuperare, ma riuscirono solo a mantenere più o meno intatto il distacco, e con una “bomba” di Iverson chiusero il quarto sul 67 a 77. Se negli ultimi dodici minuti qualcuno si aspettava una partita, rimase presto deluso. Boston partì fortissimo e con una magistrale prestazione balistica lasciò attoniti gli ospiti. In un attimo fu 103 a 79, ed a 5 minuti dal termine la serie era finita. Pierce, che nelle cinque partite avrebbe tenuto una media di 29.6 punti ed 8.6 rimbalzi, quella sera insaccò 8 delle 10 “triple” tentate, chiudendo con 46 punti , sesta prestazione ogni tempo in casa Celtics. Il commento di Iverson fu decisamente cavalleresco: “Pierce ha giocato una grande partita. E’ una stella: i grandi giocano ogni partita alla grande”.
Nelle semifinali di Conference l'avversario designato erano i Pistons, e nel primo incontro Detroit somministrò ai biancoverdi un po’ della sua stessa medicina. Fuoco di sbarramento da tre punti, e vittoria per 96 a 84 propiziata dall’eroe che non ti aspetti, un Michael Curry da 15 punti. “Hanno buoni tiratori ed allargano bene il campo”, commentò Walker mentre Harter ed O’Brien erano già al lavoro per controbattere le mosse di Rick Carlisle e del coaching staff della “Motown”. E la “trappola difensiva” funzionò alla perfezione. In una serie contrassegnata da punteggi bassi (gara 3 sarebbe terminata sul 66 a 64, il punteggio più basso nella storia dei playoffs NBA), Boston dominò in difesa costringendo i Pistons ad una media di 75.2 punti a partita e vinse quattro incontri consecutivi ritrovandosi in finale di Conference per la prima volta dal lontano 1988.
Nella serie con i Pistons Pierce aveva tirato male, segnando solo 35 degli 88 tiri tentati (39.8%), eppure, fidandosi dei 37 di media fatti registrare contro i Nets in regular season si lanciò in un’affermazione “pericolosa”: “Nessuno può marcarmi”. Ed infatti nel primo incontro ne segnò 14 nel primo quarto per poi...“marcarsi da solo”, commettendo falli sciocchi che lo relegarono in panchina. New Jersey approfittò dell’occasione e di una difesa avversaria poco pronta alla transizione per mettere 19 punti in contropiede e vincere 104 a 97. O’Brien ed Harter lavorarono sodo, e fin dal primo minuto i Celtics incanalarono la sfida sul binario a loro più congeniale. Senza contropiede e con i tiratori costantemente sotto pressione, i Nets faticarono (28 su 84 al tiro), ed anche se Pierce (3 su 20) e Walker (11 su 32) tirarono malissimo, Kenny Anderson (12 punti) ed Eric Williams (11 punti, 8 rimbalzi) furono decisivi nel successo per 93 a 86. La terza partita è entrata nella storia, anche se pochi ci avrebbero scommesso. I biancoverdi erano infatti partiti sbagliando 15 dei primi 16 tiri, e si trovarono in svantaggio per 28 a 13 dopo il primo quarto.
Qualche segno di vita nei secondi dodici minuti grazie a “Toine” Walker, ma poi arrivò un devastante 11 a 0 firmato Kerry Kittles e Lucious Harris, ed i Nets si trovarono a metà gara sul +20, 54 a 34. Anche nel terzo periodo l’encefalogramma bostoniano sembrava piatto, e quando Keith Van Horn segnò il canestro del +26 (65 a 39) a 8’ e 31” dalla terza sirena, tra le volte del Fleet Center echeggiò qualche “boo”. A dodici minuti dalla fine New Jersey guidava per 74 a 53, e Walker si scatenò. Nel “huddle” cominciò ad usare termini piuttosto “coloriti”: “Non mi interessa che cosa accadrà nel quarto quarto, ma so che in un modo o nell’altro combatteremo fino alla fine. Non ci faremo umiliare, non stasera”. Poi si rivolse al compagno Paul Pierce sfidandolo a prendere in mano la gara, ad attaccare il canestro. Nella storia dei playoffs NBA prima di allora ben 171 squadre avevano guidato per 18 o più punti dopo tre tempi, e nessuna aveva mai perso. Ma al Fleet Center, prima timidamente e poi in modo sempre più veemente, lo tsunami del Trifoglio si abbattè su Jason Kidd e compagni. Pierce segnò 19 punti, i Nets fallirono 18 dei 22 tiri tentati, e Boston completò l’impresa con un 10 a 0 finale che fissò il risultato sul 94 a 90.
Purtroppo da quel momento di gloria le cose precipitarono abbastanza velocemente. I Nets presero subito le redini di gara 4 e frustrarono una nuova rimonta dei Celtics, che si infranse su un tiro libero sbagliato da Paul Pierce ad 1” dalla fine. Vinsero per 94 a 92 grazie ai 22 punti di Kittles ed ai 21 di Van Horn, interrompendo la “striscia” positiva di 11 affermazioni casalinghe per il Trifoglio, e Pierce ammise: “Come accetto le lodi quando vinciamo, così devo essere disponibile ad accettare le critiche quando perdiamo”. New Jersey aveva di nuovo l’inerzia della serie e si impose a East Rutherford in gara 5, un 103 a 92 propiziato da un’altra prestazione maiuscola di Kerry Kittles (21 punti) e Keith Van Horn (19). Secondo il copione che ormai era classico, i Nets partirono forte e Boston si ritrovò ad inseguire, ma questa volta ai ragazzi di O'Brien mancò l’energia per mettere in piedi la rimonta.
Dopo il tracollo della terza partita New Jersey aveva reagito con grande calma e maturità, doti che mostrò anche il 31 maggio andando a violare il Fleet Center per la seconda volta di fila. Kidd sciorinò la terza “tripla doppia” della serie (15 punti, 13 rimbalzi e 13 assist), ma furono ben sei i Nets a segnare 10 o più punti: al playmaker si aggiunsero Martin (16), Jefferson (15), Harris (12) Van Horn e McCulloch (entrambi a quota 11). Anche se nella "Beantown" era vivo il rammarico per essersi lasciati sfuggire di mano la serie, era altresì viva la consapevolezza di aver ottenuto il massimo, e di avere comunque un nucleo in grado di ripetersi ad alti livelli. Sempre che la proprietà avesse deciso di investire, ovviamente. Purtroppo non sarebbe stato così.



Commenti
Io sinceramente non vidi grandi cambiamenti a livello tecnico da Pitino a O'Brien in attacco (in difesa l'esperienza di Dick Harter si fece sentire), mi sa che "l'essersi liberati di Pitino" provocò uno sblocco mentale clamoroso con una squadra che rendeva chiaramente meno del suo valore nel "Machiavellismo" di Pitino che finì per rendere più di quello che valeva dopo che Pitino se ne era andato.
Però non sottovalutiamo neppure che il biennio 2002-03 ha visto la peggior eastern conference di sempre, i Nets in finale con Kidd e un manipolo di mezzi giocatori, i Sixers sciolti l'anno dopo la finale, Indiana che forse aveva il roster più forte di quegli anni in totale sbando sotto la gestione di Isaih Thomas. Credo che i celtics di quegli anni nell'est di oggi avrebbero fatto fatica ad andare ai playoff.
In quegli anni però c'erano 2-3 giocatori di modesto talento ma dal grande cuore che avevano capito cosa voleva dire mettersi al servizio della squadra e questo lavoro oscuro portava clamorosi benefici al roster, sto parlando di Eric Williams, Tony Battie e Walter McCarty.
Certamente un'annata entusiasmante perchè riportava Boston sulle mappe dell'NBA che conta (purtroppo per poco) e con una gran coppia di giocatori, ma mi pare giunto il momento per un discorso da bar di livello davvero assoluto: la scambio di Joe Johnson è valsa la pena?
Il partito del SI potrebbe dire che non sarebbe davvero esploso insieme a Pierce e Walker che richiedevano spazi e palloni in quantità industriale, in più non ci sarebbero stati i soldi per un contratto serio anche per lui.
Il partito del NO, invece, potrebbe affermare che in cambio arrivarono due utili veterani che, però, sono rimasti una sola stagione, quindi solo questo (e la finale di conference) non basta per giustificare il sacrificio di un ragazzo destinato a diventare l'All Star che vediamo ora, in più JJ avrebbe permesso di rinunciare a Walker prima e con maggiore tranquillità.
Il partito del SI, a questo punto, avrebbe gioco facile a ricordare che questa è stata una delle pietre iniziali della squadra campione 2008: pensateci, Delk insieme a Ciccio Walker furono mandati a Dallas ottenendo LaFrentz, una scelta diventata poi Delonte e Welsch che, dopo una serie di passaggi, si tramutò in Rondo.
Che West sia stato fondamentale per arrivare a Ray Allen lo sappiamo, credo che una delle prossime puntate della storia dei Celtics ci spiegherà come la cessione Walker/Delk abbia portato a Kevin Garnett.
Vorrei inoltre ricordare che la scelta di kendrick brown oltre ad essere illogica per ruolo (stesso del giocatore franchigia e della giovane promessa scelta con la chiamata appena effettuata)ricordo anche che si trattava di una scelta con protezione di denver che potevamo non esercitare per migliorare la protezione stessa che aveva negli anni venire, la stessa scelta che poi è diventata 'melo antony... non che saremmo arrivati a melo però con un po di pazienza in più per sprecarla in quel modo si poteva monetizzarla meglio... non è che denver in quel periodo se gli aggiungevi una 11° scelta l'anno dopo faceva i p.o. .... Quella decisione di usare la scelta per una scommessa persa mi fa incaz ancora adesso!!! Ricordo che l'avevo presa proprio male!!!
L'anno prima poi, visto che avremmo avuto 3 scelte al primo giro, grazie a sky mi ammazzai di NCAA e Forte mi aveva stregato...
qualcuno sa che fine e che carriere hanno avuto Forte e Brown?
Talento smisurato per l'Europa, ma l'ultimo piano purtroppo è quello che lo fece andare al suo primo allenamento con i Celtics con indosso la maglia dei Lakers di Magic Johnson (non esattamente l'idea del secolo). Questo ragazzo può vantarsi di raccontare in giro "di essere protagonista di uno dei più grossi sbagli di valutazione di un certo Red Auerbach" che ne aveva caldeggiato fortemente la scelta al draft 2001, e quel Red nei suoi 56 anni in cui è stato intorno ai Celtics di sbagli ne aveva fatti pochini.
Io fui tra coloro che si "indispettirono" per lo scambio di Joe Johnson; tra l'altro avevo avuto la fortuna di vederlo dal vivo al Fleet Center nel dicembre del 2001 contro Denver e Phoenix e me ne ero sportivamente innamorato: impossibile non notare l'enorme talento del ragazzo.
Dove sarebbero arrivati quei Celtics con J.J. a roster ma senza il breve ma buon contributo di Delk e Rogers (pace all'anima sua)? Boh, probabilmente non si sarebbero spinti fino alle finali di Conference in quella stagione, ma per gli anni successivi un "tridente" del calibro di Pierce-Walker-Joe Johnson avrebbe rappresentato un bel vedere. Certo, poi dovremmo tenere aperto il bar dello sport ad oltranza per ipotizzare il roster a contorno di tali stelle...e sai che bevute...
Esageriamo ora: ci fosse stato già Danny Ainge nella "stanza dei bottoni" cosa avrebbe fatto con Joe Johnson??
Non spenderò mai una parola buona per Paul Gaston. E’ vero, di proprietari ce ne sono stati di peggiori, ma se hai in mano i Celtics non puoi trattarli come se fossero i Bobcats o i Clippers: o fai uno sforzo economico (peraltro sempre ben remunerato) oppure te ne vai e lasci spazio ad un owner che abbia il rispetto per la tradizione ed i soldi per continuarla.
Per rispondere a Samuele, io credo che Ainge non lo avrebbe scambiato, o che se lo avesse fatto in cambio avrebbe ricevuto un giocatore da quintetto e non materiale da panchina. Ricordiamo che a Phoenix in quello scambio andò anche una prima scelta...
All'epoca a tutti dispiacque nonostante la corsa dei PO, ma oggi a boccie ferme come possiamo giudicarla? Ovvio che JJ adesso vale moltissimo e tecnicamente è ai livelli di Pierce, ma se l'avessero tenuto nel 2001, oggi sarebbe ancora un Cetic? Probabile di no, soprattutto per un discorso economico, sarebbe stato interessante vedere proprio quello che scrive Sam: cosa avrebbe potuto tirarne fuori in termini di valore di mercato Ainge?
In quel periodo vedevo le partite grazie ad un amico, dal momento che avevo temporaneamente rinunciato alla TV via satellite: vedere un campione di razza come Pierce che riportava in alto i fasti cei Celtics era una gran bella sensazione.
Infatti ho parlato di gestione..Pitino metteva molta più pressione sui giocatori, mentre O'Brien li lasciava lavorare e crescere in santa pace e i risultati si riconobbero subito
La scelta di cedere Johnson, nonostante la finale di conference, rimane una delle piu' folli della recente storia celtica (ben piu' di quella di Billups che e' esploso molti anni dopo la sua cessione). Ricordo i commenti sarcastici di Buffa all'epoca e di come fosse apparso un scambio senza capo ne' coda, nonostante i due discreti veterani ricevuti in cambio.
Sinceramente non trovo grandi nessi tra le due trade: quella di Walker ci costò Payton (che poi rientrò a Boston) Tom Gugliotta, Michael Stewart ed una scelta a Phoenix che poi Ainge si riprese e sfruttò con la scelta di Rondo.
A me sembra che Ainge non ci abbia perso nulla, mentre in cambio di Joe Johnson ed una prima scelta arrivarono Delk e Rogers, ed il secondo lo perdemmo di lì a poco.
Per la tua domanda sui "fine carriera", Forte gioca ancora. L'ho visto anche a Udine ed è sempre un discreto realizzatore con poco cervello, negli ultimi due anni ha giocato in Lega Due italiana a Pavia e poi Pistoia.
Kedrick Brown dopo essere uscito dall'NBA nel 2005 (esperienze poco felici a Cleveland e Phila, venne anche definito "cancro da spogliatoio" a Cleveland), ha fatto molta NBDL (anche ai Red Claws) e la scorsa stagione era in Turchia. Con i soliti pregi - atletismo, anche se ovviamente in calo - ed i soliti difetti (sinapsi difettose).
Quando parliamo di Bradley diciamo ora tutti che nonostante la stagione evanescente, è un ragazzo di talento che necessita di tempo per maturare e migliorare; se poi dopo 2 anni il ragazzo non rende, allora si può cominciare a pensare di scambiarlo.
Ma cedere giocatori di sicuro talento come Billups e Johnson dopo 3-4 mesi, in una squadra giovane sicuramente ancora in costruzione, che senso ha? E poi in cambio di cosa?
Non solo, Steve e Michele, ma cederli in cambio di giocatori che poi lasci andare via? E metterci vicino pure una scelta? Suicidio manageriale, se lo chiedete a me.
E' vero, forse non sarebbe più un Celtic, Joe. Oppure non avremmo preso Allen al suo posto, ed avremmo potuto usare le contropartite di Ray per tenerci Jeff Green... e quindi Perkins... ma sono tutte teorie, l'unica cosa che possiamo registrare sono i fatti: se ne andarono Johnson ed una prima scelta (che i Suns sprecarono) ed arrivarono Delk e Rogers che qualche mese dopo passò ai Nets da free agent.
Per quanto Delk fosse buono, non valeva Johnson, al massimo valeva la scelta.
Il nesso è sacrificare una speranza di futuro per fare un solo giro sulla giostra, cioè dare scelte per giocatori che non avrebbero fatto parte del progetto e quindi non rifirmati a fine stagione.
La stessa cosa che pochi post dopo hai detto anche tu cioè che a fine stagione non sono stati rifirmati i giocatori arrivati in cambio della scelta
Anche il televideo e American superbasket hanno rappresentato le uniche fonti di approvvigionamento per molto tempo, poi sono arrivati internet ed infine IamCeltic.
Con una differenza sostanziale: quando Ainge si è privato dei giovani ha vinto un titolo, ha raggiunto una finale, ha fatto altre due stagioni da playoffs di discreto livello. Quando lo ha fatto Wallace, abbiamo raggiunto una semifinale, e poi siamo riscivolati in basso.
Nello specifico, la "cavalcata di pochi mesi" con Walker non ci costò nulla, se è vero che in cambio di Walker cedemmo giocatori di poco peso come Gugliotta e Stewart, oltre a Payton che rientrò subito alla base e la scelta di Rondo che rientrò pure in uno scambio. Ecco perchè non trovo punti di contatto tra le scelte di Wallace e quelle di Ainge, nè sullo scambio per riportare Walker a Boston, nè sugli scambi per Allen e Garnett.
Fabio che c'entra lo scambio allen e garnet? Perchè paragoni questo scambio, chi l'ha citato? In quell'occasione la finestra era triennale e si prendeva due fenomeni (anche se la stragrande maggioranza allora scriveva: non si può sacrificare jefferson...).
Per walker oltre a ex giocatori abbiamo dato una prima scelta e se poi è ritornata è per via di un altro scambio che abbiamo dovuto mettere in piedi dando cmq qualcosa.
Continuo a rimanere sulla mia idea che Ainge per lo spiraglio che ha visto in quella stagione in cui l'est era particolarmente debole ha preferito provarci sacrificando contratti in scadenza e scelte per un giocatore in scadenza a pochi mesi che sapeva che non sarebbe stato riconfermato, come rogers e delk, usa 4 mesi e getta, scusa ma io il nesso ce lo vedo ancora
Perché è un esempio ancor più eclatante in cui Ainge scambia dei giovani con dei veterani: Allen per West e la scelta di Green, Garnett per Jefferson, Gomes, Green, Telfair e due scelte. Questo scambio mi sembra altrettanto indicativo del “modus operandi” di Ainge di quello per Walker.
Continuo a rimanere sulla mia idea che Ainge per lo spiraglio che ha visto in quella stagione in cui l'est era particolarmente debole ha preferito provarci sacrificando contratti in scadenza e scelte per un giocatore in scadenza a pochi mesi che sapeva che non sarebbe stato riconfermato, come rogers e delk, usa 4 mesi e getta, scusa ma io il nesso ce lo vedo ancora (roberto)
Sul fatto che Ainge volesse fare una “corsa nei playoffs” siamo d’accordo: è tipico della cultura sportiva americana, come testimoniato anche dal recente scambio dei Red Sox che hanno acquisito il lanciatore Erik Bedard per rafforzare la “rotation”. Però nell'acquisizione di Walker Ainge non sacrificò “scelte”, ma una scelta, e non è vero che sapeva che Walker non sarebbe stato confermato: in estate si incontrò con il giocatore e con il suo agente Mark Bartelstein per discutere di un rinnovo, ma le pretese dei due erano così alte che i Celtics decisero di “passare”. Ed Ainge favorì lo scambio a Miami ricevendo in cambio due seconde scelte… quindi non perse Walker senza ricevere contropartite, come accadde a Wallace con Rogers e Strickland.
Per me sono differenze sostanziali: dove Wallace lavorava per rimanere sotto il cap, Ainge ha sempre lavorato per migliorare la squadra. Anche grazie a dei proprietari migliori di Gaston, questo va detto.
Nonostante i critici della "navigazione a vista"
Quando ha preso Garnett e Allen non credo pensasse molto al futuro ma al presente. Fortuna vuole che sia arrivato subito quello strameritato titolo e che purtroppo un ginocchio ballerino abbia impedito di vincerne altri.
OT. continua intanto la fantastica stagione dei Redsox, ieri vittoria su Minnesota con 4 valide del grande Ortiz.
Io sono sempre stato dalla parte di ainge (ero ahimè contro il doc, soprattutto quando teneva jefferson a 15 minuti a partita per la facilità con cui commetteva falli..) e infatti ho scritto ad inizio scambio di opinioni che quello scambio per il ritorno di walker è l'unica volta che mi trovai non d'accordo, anche se le prime dieci partite di walker mi avevano illuso....
soprattutto per fabio:
dai fabio, walker a miami non c'è andato per avere due ambitissime seconde scelte.... c'è andato per pura cortesia di ainge che nonostante avesse avuto a ridire su walker (che cmq non si era risparmiato risposte)per favorire l'ingaggio di toine si architettò un S&T.
Sono d'accordissimo che ainge ha sempre lavorato per migliorare la squadra ma rimango convinto che lo scambio lo fece per migliorarla nella stagione (visto che aveva anche payton avanti con gli anni)e magari calmare un po la piazza esigente di boston che era da troppo tempo in subbuglio
Quando ha preso Garnett e Allen non credo pensasse molto al futuro ma al presente. Fortuna vuole che sia arrivato subito quello strameritato titolo e che purtroppo un ginocchio ballerino abbia impedito di vincerne altri.
quando hai la bravura di metterti nelle condizioni di sfruttare questa possibilità di prendere kg e ray, tenendo il capitano... bhè che stiamo a commentare?
uno scambio per avere per tre anni tre giocatori fantastici non è scambio solo per il presente, tre anni nello sport è tanta roba... e cmq con quello scambio ci ha rimesso sulla mappa del basket e tanti giocatori hanno scoperto che se anche fa freddo 7 mesi all'anno dentro al garden si sta che è una meraviglia.... primo a pensarlo james posey.....
Non ho mai detto che sia andato a Miami per avere due ambitissime scelte. Ho solo detto che Ainge - a differenza di Wallace e di quelli prima di lui eccezion fatta per Auerbach - non ha MAI sacrificato delle scelte o dei giovani per una misera corsa ai playoffs.
Jefferson e compagnia furono ceduti "in cambio" di un titolo, di una Finale, di due stagioni a livello delle migliori e - chissà - magari di un'altra ancora.
Joe Johnson venne ceduto in cambio di una finale di Conference che - a conti fatti - avrebbe potuto raggiungere a Boston molto più spesso se fosse rimasto assieme a Pierce.
Anche il discorso sul "calmare la piazza" esigente di Boston non credo si possa agganciare a Ainge. Un po' perchè ho letto critiche peggior ed ho visto più impazienza in Italia, che negli Stati Uniti, nella gestione Ainge, un po' perchè il GM ha sempre avuto in testa un piano piuttosto chiaro che adesso in molti - Chicago in primis - stanno copiando.
Non voglio dire di aver capito il suo piano dall'inizio, perchè sarebbe una bugia bella e buona. Ma ho avuto fiducia all'inizio, poi mi hanno dato fastidio le critiche per partito preso, poi ha cominciato a scegliere alla grande ai draft e a "mettere fieno in cascina". E quando alla fine in 60 giorni ha sconvolto la storia dell'NBA, beh, a quel punto ero contento di essere sul suo carro... specie perchè avevo sempre difeso anche "Doc" ... anche se non come Michele, che vicino al santino delle Vergine del Pilar nel portafoglio tiene anche una figurina "Upper Deck" del 1996 con Rivers in maglia Spurs...
Però si poteva immaginare la costruzione di un progetto di squadra giovane e con giocatori con potenziale tecnico o di mercato e qualcosa, all'inizio, si poteva sperare che sarebbe uscito fuori, il problema è stato la pazienza di tutti che dopo il periodo Pitino era limitata.
niente... non riusciamo a capirci e io non riesco a capire che c'entra lo scambio jefferson e compagnia, per me lo scambio per il ritorno di walker fu fatto per una "misera" anzi no, misera non mi piace, una singola corsa ai p.o.
Abbiamo cominciato a scambiarci opinioni sul nesso dei due scambi, non della storia dei GM dei celtics, assolutamente non per criticare il regno ainge, e io quei due scambi in questione li vedo entrambi per una singola corsa ai p.o..
Non sto difendendo Ainge, sto cercando di analizzare "freddamente" le differenze tra le due situazioni.
Con l’esempio sullo scambio di Jefferson cercavo di farti vedere come Ainge lavorasse di solito: raccolta di “asset” (giovani di valore, scelte, contratti in scadenza) e poi uso degli stessi per arrivare a veterani All Star.
Ha sempre dichiarato di voler agire in questo modo, fin dai primi tempi come GM.
Sullo scambio specifico di Walker, sono d’accordo che fosse per una “corsa ai playoffs”, ma in ultima analisi ci è costato una prima scelta e ci ha portato in seguito due seconde scelte (che non varranno la prima scelta, ma comunque non sono “niente”). Lo scambio di Johnson invece era stato seguito dalla perdita di Rogers tra l’altro passato ai rivali, ed in seguito abbiamo visto Joe diventare un giocatore da 20 punti a partita… mentre Walker scivolava sempre più in basso.
A parte quello della “corsa nei playoffs”, però, continuo a non vedere grossi punti di contatto tra le due trade: Wallace ha sacrificato una matricola dal futuro piuttosto luminoso (ad inizio campionato aveva segnato 23 punti a Milwaukee e 22 ai Pacers), Ainge una prima scelta attorno alla 20 (che poi si è ripreso) che non è detto avrebbe portato a grandi giocatori. Perché anche se poi è arrivato Rondo (ed Ainge dopo averlo preso se l’è tenuto ben stretto, a differenza di quanto fece Wallace con Johnson), attorno a quella chiamata di solito in un draft è improbabile trovare un All Star.
Per la scambio di Walker, che costò la scelta n. 21 del 2006 (neanche dello stesso anno) cioè una scelta buona ma che di solito non porta in dote un titolare e tanto meno un All Star (quindi fu poi clamoroso il colpo di genio di Ainge con Rondo), fui anche io sorpreso soprattutto per la mia scarsa stima di 'Toine, però, aldilà di valutazioni sulla resa della contropartita, c'è un abisso tra sacrificare un JJ benchè solo matricola e una scelta 21.
L'errore di Wallace fu multiplo, ossia prima scelse Joe Johnson e Kendrik Brown in due ruoli identici dove peraltro al tempo Pierce da solo portava via 40 minuti e c'era pure un giocatore solido come Eric Williams, il secondo e marchiano errore fu quello di non capire che Brown era un "pippa" perchè non aveva l'attitudine di un giocatore vero NBA, e che invece Joe Johnson era un talento.
A me JJ piaceva, onestamente non credevo sarebbe diventato quello che è adesso, che però potesse essere un ottimo complemento per Pierce per quasi un decennio mi pareva quasi lampante, è vero Rodgers e delk dettero una mano, arrivammo quasi ad un soffio dalla finale, ma a livello strategico quando avevi un Pierce 24enne e Walker con due anni in più, forse serviva un po di sangue freddo (neppure troppo) per capire che non aveva senso rinunciare ad un giovane potenzialmente forte, per una corsa ai playoff che comunque non avrebbe portato al titolo, perchè in ogni caso abbattere i Lakers di Shaq non era pensabile.
Mi è sempre piaciuto Ainge perchè ha sempre aveto una idea lineare e non ondivaga e frutto di scelte "momentanee", mi ricordo che agli albori di questa comunità si parlava di "navigazione a vista" che la cessione di Walker a Dallas era stata priva di senso (giova ricordare che indirettamente da quella trade arrivarono a Boston Delonte West, Tony Allen e Rajon Rondo), ricordo che la trade del draft '06 sembrò folle ai più, soprattutto quelli che percepirono che la chiave della trade era Seb Telfair (anche qui giova ricordare che Rajon arrivò a Boston più di un'ora dopo e che al momento della trade con Portland non si sapeva se si potesse arrivare a Rondo e quando sarebbe stato scelto), anzichè il contrattone di Ratliff che l'anno dopo sarebbe stato basilare per portare KG a Boston, che altre scelte sembravano prive di senso, poi però se a quasi 10 anni dal suo arrivo riprendi in mano ogni scelta vedrai che un senso salariale (quando serviva) o tecnico (quando serviva) ce lo hanno sempre. Poi è chiaro nell'NBA succede che prendi un giocatore che vale tanto in un'altra squadra e da te non rende in un sistema diverso (per ora è il caso di Jeff Green ad esempio).
A me non dispiacque neppure il ritorno di Walker a Boston nel 2005, non dimentichiamoci che negli ultimi due mesi di RS si giocò un ottimo basket con Walker ben reinserito in un contesto che non prevedeva un lungo che usciva fuori, e che alla fine avemmo la sfortuna di beccare Indiana che valeva molto di più della sua posizione nel ranking a causa del fatto che la rissa del palace tra squalifiche e alro ne aveva pesantemente condizionato il record, ma che rimanevano una squadra da top 3 ad est, e forse se non ci fosse stata la rissa anche di più. Walker in scadenza arrivò a Boston in cambio delle briciole e dubito che mettendo insieme la contropartita spedita ad Atlanta si potesse ottene di più rivolgendosi ad altri.
Ok ora la smetto non sono abituato a leggere così tanti miei commenti e li trovo particolarmente noiosi
fu mossa azzeccatissima, se avessesaputo di rondo magari metteva un altro giovine invece di bassy..ma il contratto di ratliff di due anni piu corto di quello di lafrentz aiuto' molto!
il peccato originale è che boston nn ha mai avuto un'off season con spazio salariale, fin dai tempi del genio ml carr e dei suoi contratti a ellison, dana barros e ecc..tutti mezzi giocatori pagati profumatamente..e tutto questo si è protratto fono ad oggi, con firme di giocatori sempre o al minimo o con le eccezioni.. tutto l'operato di ainge va visto anche con questo deficit..orlando e phoenix e chicago per esempio hanno potuto beneficiare di salary cap vuoti e scelte con l'imbarazzo di quale giocatore corteggiare..bene quindi che nostro gm si sia imposto per il 2012 di non avere contrattoni..
E' per quello che difficilmente vediamo stagioni dove le squadre su ordine si scuderia ci mollano per arrivare il più in fondo possibile per avere più palline ed è per questo che adoro l'NBA e non il marcio italiano
Appunto la differenza sostanziale è che il ritorno di Walker nel 2005 a costo zero, al di la del giudizio sulla scelta dal lato tecnico, non cambiò nulla a livello salariale e strategico per gli anni a seguire. La cessione di JJ aggravata anche dalla mancata rifirma di Rogers si ripercuotè non poco nella qualità del roster degli anni a seguire.
nella situazione che eravamo noi nel 2005 una prima scelta per me non vuol dire costo zero, una prima scelta = costo zero lo potevano pensare i leichers e gli spurs non noi
si è vero pero' per scambiare contratti pesanti devi condire con qualche pezzo pregiato..e chi avevamo?? scambiavi walker al secondo anno o le scelte di lotteria per fare spazio?avevamo troppi contratti fuori mercato..la ricostruzione sarebbe durata ancora di piu e poi boston nn puo' stare 4 anni con bilanci da 20 vittorie..
quando arrivo' walker mi fece molto piacere, il fleet center fece grandi ovazioni al nr 88, giocavamo bene ed walker non doveva piu essere la seconda opzione con libertà assoluta..c'era un play che gestiva, una buona giovane ala grande in crescita ed un bel gruppo..cedere una 20 nn mi sembra un grande spreco..
e io cosa ho detto : o scambi a perdere o aspetti la naturale scadenza; ma allora sono io che non scrivo in maniera potabile
Non tutte le scelte sono uguali, Roberto. Nello specifico, la trade per Walker recitava: "Antoine Walker in cambio di Gary Payton, Tom Gugliotta, Michael Stewart e la prima scelta che risulti la peggiore tra la prima scelta dei Lakers 2006 (passata ai Celtics) e quella dei Celtics 2006 top 10 protected".
Traduzione: la scelta numero 21.
Per te è meglio la scelta dei diritti su un veterano in scadenza di contratto? Dipende. Ray Allen o Garnett non lo scambierei con la 21 ancor oggi...
Ma - e lo scrivo per l'ultima volta - se da un lato sia Wallace con Rogers che Ainge con Walker si mettevano in posizione aerodinamica per i playoffs, dall'altro lato il primo cedeva una scelta numero 10 assoluta che aveva già dimostrato di poter segnare ventelli nell'NBA, il secondo cedeva una "pick" futura ancora fumosa ma non di lotteria... tant'è vero che se l'è ripresa trasformandola in Rondo, la miglior ventunesima scelta degli ultimi 30 anni (ricordo anche Joe Forte alla 21...).
Poi è questione di opinioni, se per te le due trade erano la stessa identica cosa, pace, vorrà dire che su questo tu avrai un'opinione diversa da me, Leonardo e Michele...
E Nate Robinson 21esima scelta del draft 2005 dove me lo metti?
A parte gli scherzi grosse prese alla 21 oltre a Rondo mi ricordo solamente Jayson Williams (1990) e Michael Finley (1995)...
Non andò proprio così: il primo anno ai Suns, con la “rana” come coach, Joe mise insieme 10 punti di media col 37% da 3, e il secondo con D'Antoni i punti divennero 17 con posto stabile in quintetto. Quello che volevo sottolineare è come sia a mio giudizio inconcepibile liquidare dopo 4 mesi giocatori giovani con ottime carriere al college (Johnson, ma fu così anche per Billups) come inadatti o di giudicarli non sufficientemente talentuosi e tali da essere scambiati con onesti veterani di cui tutto si sa, compreso quanto e cosa sono in grado di darti. È come ammettere implicitamente di avere sbagliato scelta, quando poi in realtà di sbagliato c'è stata solo la valutazione post draft, fatta, ripeto, in 4 mesi: ma che fretta c'era, mi chiedo; non sta in piedi neanche il discorso del punto tutto sui play off di questa stagione, o la va o la spacca, poiché Rogers e Delk non avrebbero di certo fermato Shaq e Kobe o Webber e Bibby e reso i Celtics improvvisamente una squadra del livello di LA o Sacramento; Boston era ancora una squadra troppo incompleta per pensare di vincere un titolo e quindi non poteva di certo permettersi di dar via a cuor leggero giovani di talento (a maggior ragione se poi la controparte se ne va ai Nets 5 mesi dopo) o di scambiare prime scelte (e tanto meno di sbagliarle clamorosamente come con Brown).
Non credo molto neanche a possibili problemi di convivenza in campo con Pierce, visto che Johnson è sempre stata una guardia con buona predisposizione per il tiro da 3. Temo che alla radice dello scambio ci fu una cattiva valutazione del giocatore, non so se solo da un punto di vista tecnico; mi piacerebbe sapere quale fu il ruolo di Jim O’Brien nello scambio.
Tra i meriti di Ainge e del Doc non c'è solo quello di scegliere i giocatori giusti, ma anche sapere valorizzarne il talento.
Amen. Sul discorso di O'Brien, credo che c'entri mani e piedi visto che nel corso di quella stagione il minutaggio di Johnson diminuì progressivamente, mentre il giocatore si dichiarava perplesso...
la scelta fumosa come la chiami te grazie all'occhietto lungo di ainge è diventata rondo (come ho scritto in precendenza visto che sceglieva ainge e non wallace e/o pitino....) quindi proprio costo zero non direi, avremmo potuto non avere mai rajon se non si fosse manovrato per riaverla.
Mi chiedi se preferisco la scelta ad un veterano in scadenza? Certo, se il veterano che mi offrono è walker, certo che no se si tratta di un top 10.
A me sembra che la giri sempre a tuo favore aggiungendo cose che non dico, come fai a generalizzare un veterano in scadenza e mi ci metti a fianco i nomi di due beniamini locali? Lo scambio recita:
walker+giro di giostra per un unico p.o. perchè non rientra nel progetto in cambio di gugliotta stewart e rondo (payton non lo conto perchè andata e ritorno già accordato) : tu lo faresti questo scambio?
Avevo scritto che mi dispiaceva dare la scelta perchè a scegliere nella stanza dei bottoni finalmente avevamo un fenomeno e non ricordavo neppure che quella scelta data via era rondo, altrimenti sarei stato ancora più incarognitooooooo
steve 7 ..se nn erano 4 erano 3, sono andato a memoria ;).. insoma non è eploso dopo 3 mesi..pero' l'errore di valutazione c'e stato, anche nel limitare il minutaggio nelle settimane precedenti lo scambio..sono d'accordissimo con te per quanto riguarda la furia nel disfarsi di giovani dopo 4 mesi..nn ha avuto senso per billups e per jj..credo che alla base ci fosse il desiderio, se nn l'input dalla proprietà, di andare ai playoffs in tutti i modi per sedare il pubblico dopo le annate disgraziate..nn certo vincere il titolo..
La scelta era “fumosa” perché nel febbraio 2005 era piuttosto difficile sapere se Rondo un anno e quattro mesi dopo si sarebbe presentato al draft o avrebbe invece continuato a frequentare Kentucky. Joe Johnson invece era già disponibile a Wallace.
Mi chiedi se preferisco la scelta ad un veterano in scadenza? Certo, se il veterano che mi offrono è walker, certo che no se si tratta di un top 10. (roberto)
Nel 2005 Walker era un All Star da 16 punti e 8 rimbalzi a partita, e nessuna scelta ti avrebbe garantito un rendimento di quel tipo. Sei anni dopo siamo tutti molto più bravi a giudicare.
Lo scambio recita: walker+giro di giostra per un unico p.o. perchè non rientra nel progetto in cambio di gugliotta stewart e rondo (payton non lo conto perchè andata e ritorno già accordato) : tu lo faresti questo scambio? (roberto)
Tu sei sicuramente migliore di noi di IAAC ed anche di tutti i GM NBA se riesci a sapere con oltre un anno di anticipo chi si dichiarerà per il draft. Alla 21 in passato erano arrivati anche Joe Forte, Qyntel Woods, Pavel Podkolzine, quindi Rondo è stato l’eccezione, non la regola. Poi non è assolutamente vero che la trade recitasse “walker+giro di giostra perché non rientra nel progetto”. Ainge provò a rifirmarlo – come riportato anche dallo stesso agente del giocatore – ma la distanza tra le due parti era enorme. Questo per amore della verità, poi ognuno di noi può riscrivere la storia a suo piacimento.
A me sembra che la giri sempre a tuo favore aggiungendo cose che non dico, come fai a generalizzare un veterano in scadenza e mi ci metti a fianco i nomi di due beniamini locali? (roberto)
Io ti dico come la penso, tu mi dici come la pensi, e muore lì. E soprassiedo sul “la giri sempre a tuo favore” che non è per niente rispettoso. A te si potrebbe fare la stessa critica, ma per conto mio cerco di discutere le opinioni e non le persone.
QUESTO PER CHIARIRE, CI TENGO
Per quanto concerne l'offerta fatta a 'toine e poi rifiutata, non so di che cifra stiamo parlando ma se era così distante dalla richiesta magari danny non voleva proprio legarsi a quel giocatore. Non ci credo che quando l'ha fatto venire con il suo agente non hanno parlato di cifre per eventuali rinnovi.
Non serve che usi le maiuscole, capisco benissimo. La mancanza di rispetto rimane nel momento in cui continui a scrivere che io voglio "girare a mio favore un discorso": scrivo sempre e solo esprimendo la mia opinione, e non per costringere te o qualcun altro a cambiare le proprie idee. Non sto facendo battaglie con nessuno nè le ho mai fatte a meno che non fossero in discussione rispetto ed educazione.
Potrei raccontarti dell'incontro tra Ainge e Bartelstein, dirti cosa aveva proposto il GM e cosa invece chiedeva l'agente. Ma a questo punto preferisco evitare per non dare l'impressione di volerti convincere.
Ma ricorda che IAAC nasce per confrontare le idee diverse nel rispetto dell'opinione altrui, e quando scrivi a qualcuno che vuole "girare a suo favore un discorso", chiudi tutti i canali di comunicazione... ed il piacere di un sano confronto di opinioni viene meno.
p.s. non pensavo che scrivere "girare a suo favore un discorso" fosse così lesivo e allora porgo le mie scuse, se sono qui è appunto per il piacere di un confronto con persone con la mia stessa passione che reputo competenti altrimenti questo mio digitare lo catalogherei come perdita di tempo.
Il senso era provare una bella corsa ai PO con un gruppo buono e con già un veterano come Payton al quale aggiungere un giocatore comunque affidabile nel rendimento come Walker che, oltretutto, conosceva l'ambiente e diede un grosso entusiasmo a tutti.
Però ammetto che la mia provocazione sullo scambio di JJ ci ha portato un pò troppo avanti nel tempo e anche un poco fuori tema.
Provando a riassumere direi che probabilmente JJ è stato dato via per una contropartita forse scarsa, anche se all'epoca era solo un rookie e non l'All Star attuale.
Però è stato uno tra gli errori della stagione: Brown scelto alla 11 con Richard Jefferson alla 13, Troy Murphy alla 14, Zach Randolph alla 19 e, arrivo a dire, Brendan Haywood alla 20 grida ancora maggiore vendetta; arrivo a sopportare il Tony Parker ignorato anche a favore di Forte, perchè magari dieci anni fa non c'era qualcuno in Europa per segnalarlo, ma cosa dire di Gerald Wallace preso alla 25, Arenas alla 30 (si tratta di gente che ha fatto l'ASG) o anche di Dalembert o Tinsley?
Insomma, pur con lo scambio di JJ, se avessimo scelto Haywood e Murphy o Arenas (giusto per coprire i ruoli) saremmo stati a posti per qualche anno.
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