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allora siamo daccordo... basta poco che ce vo'... :-) Credo che non ... -
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Beh, Fabio, qui mi trovi in disaccordo , ed è una delle poche ... -
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goceltics68
Rose, Noah, Bosh, mezzo Wade... Questa si che è programmazione! Adesso ... -
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In effetti il concetto manicheo ricostruzione/corsa ai playoffs è ... -
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La Storia dei Celtics
L’anno è il 1991, ed i vecchi guerrieri sono pronti all’ennesima battaglia da playoffs. Nonostante il peso degli anni si faccia sentire il loro “Pride” è intatto e sono poco propensi a lasciar spazio agli avversari: anzi, si credono imbattibili e poco importa che il piede di McHale sia compromesso per sempre, o che la schiena di Bird sia destinata ad un intervento chirurgico di fine stagione. Coach Chris Ford cerca di mescolare l’esperienza dei “Big Three” con la gioventù di Brian Shaw, Reggie Lewis e Dee Brown, ed il risultato è una stagione da 56 vittorie e 26 sconfitte nonostante "Larry & Kevin" siano stati costretti a saltare rispettivamente 22 e 14 incontri.
Reggie Lewis è diventato ormai una certezza, Brian Shaw incede al ritmo di 13.8 punti e 7.6 assist di media e Kevin Gamble tira con uno spaziale 58.7% per 15.6 punti ad allacciata di scarpe. Eppure i Celtics nel primo turno di playoffs ci mettono pochissimo a capire che i Pacers sono squadra vera e molto atletica, decisamente migliore del record di 41-41 fatto registrare in stagione. Coach Bob Hill può contare su una batteria di tiratori di tutto rispetto: Chuck “The Rifleman” Person, Reggie Miller, il tedesco Detlef Schrempf a cui si aggiungono le guardie Michael Williams e Vern Fleming, l’ala Mike Sanders e l'Idra Greg Dreiling-LaSalle Thompson-Rick Smits in posizione di centro. Person è un...personaggio: i genitori lo battezzano Chuck Connors in virtù di un'rvidente passione per la serie televisiva western “The Rifleman” interpretata appunto dall’ex Celtic Kevin “Chuck” Connors.
Nel corso degli anni al liceo di Brantley in Alabama e poi all’Università di Auburn il ragazzo mostra doti balistiche superiori tanto da meritarsi come nomignolo proprio il titolo della serie, “Il Fuciliere”. Tra Person (rookie dell’anno nel 1987) e Bird si crea una sana – seppur acre - rivalità che spesso sfocia nel “trash talking” più sfrenato, dando la stura a “gag” saporite: prima di una partita di dicembre Larry dice a Chuck “ho un regalo natalizio per te”. Poi nel quarto quarto segna la “tripla-paletto-di-frassino-nel-cuore”, si volta verso la panchina su cui siede l’avversario, gli sorride ed esclama “Buon Natale”! Person dal canto suo non smette mai di parlare, ricorda a Bird che è vecchio e che un vecchio non può fermarlo.
E quando in gara uno “Larry Legend” segna solo 6 dei 20 tiri tentati, Chuck gli ride in faccia dall’alto dei suoi 23 punti. Il capitano biancoverde in qualche modo però raggranella 21 punti, 12 rimbalzi e 12 assist ed alla fine indica le volte del Garden all’avversario, chiedendogli: “Quanti ne hai vinti, di quelli”? I Celtics prevalgono 127 a 120, e pochi vengono a conoscenza del fatto che il 33 soffre in modo così atroce per i dolori alla schiena da passare la notte dopo la partita in trazione al New England Baptist Hospital. Nella seconda gara Person tira in modo irreale, e sulle ali delle sue sette “bombe” e dei suoi 39 punti i Pacers espugnano il parquet incrociato con un eloquente 130 a 118 e pareggiano la serie.
Con la possibilità di passare il turno “tenendo il servizio” alla Market Square Arena, Indiana dimentica di portare rispetto all’Orgoglio dei vecchi guerrieri e si fa sorprendere 112 a 105. Nella quarta partita sono i Celtics ad avere il punto della vittoria sulla racchetta, ma le gambe non sono più quelle di una volta e 30 punti di Person e 27 di Miller danno "il là" alla rimonta del quarto quarto ed al successo per 116 a 113. Il 5 maggio 1991 il palcoscenico è pronto per l’ennesima gara decisiva nella storia del Trifoglio e per l’ottava “do or die” dei “Big Three” (sei vinte e due perse): chi saranno gli attori protagonisti, e chi le semplici comparse? Boston parte col quintetto classico Shaw-Lewis-Gamble-Bird-Parish, con McHale in versione sesto uomo, e volano subito sul 10 a 4 con il primo canestro di “Larry Legend”. Il Boston Garden sembra pregustare un ritorno ai vecchi tempi in cui i Pacers venivano metodicamente demoliti, ma questa volta la freschezza di Indiana, come si è visto nelle gare precedenti, è un fattore da non sottovalutare. Ed infatti Chuck Person si carica i suoi sulle spalle e “griffa” un 7 a 0 con due tiri da fuori ed una penetrazione.
Chris Ford allora gioca la carta fisica, fa uscire Gamble ed incolla Derek Smith al tiratore avversario. A sorpresa Smith si fa vedere anche in attacco, e nonostante Bird venga richiamato a riposare a 3’19” dalla fine del quarto, i Celtics si portano sul 25 a 19. Il numero 43 con la scritta “D. SMITH” sulle spalle (per non confonderlo con Michael Smith) realizza 8 incredibili punti nel parziale di 17 a 10 e soprattutto imbavaglia Person. Dopo un bel contropiede di Dee Brown innescato da una stoppata di McHale a Fleming, Boston trova il massimo vantaggio sul decimo punto di Smith e poi chiude la prima frazione sul +10, 35 a 25. I biancoverdi stanno trovando quasi tutti i punti nella “pittura”, dove conducono 18 a 2, ma coach Hill gioca comunque la carta del quintetto piccolo mandando il tedesco Detlef Schrempf sulle piste di Bird. Nei primi minuti della seconda frazione il vantaggio dei padroni di casa oscilla tra i 6 ed i 10 punti, ed a 7’ e 12” dal riposo lungo il numero 33 va a segnare di sinistro il canestro del 41 a 33.
Gli risponde Person con un canestro più tiro libero supplementare, e Larry è costretto a prendere in mano la situazione con il “fadeaway” del 43 a 36: al gioco da tre punti di Michael Williams risponde con il quarto centro consecutivo ed il quattordicesimo punto personale. Quattro di Reggie Miller riportano Indiana a -2 sul 46 a 44, quindi Lewis con un’incursione delle sue trova il quinto ed il sesto punto. Gli ospiti non demordono, e Michael Williams da fuori li riporta ad un solo possesso di svantaggio sul 46 a 48. I Celtics vengono avanti, Bird riceve sulla punta della “chiave” e parte in palleggio di sinistro: Sanders gli tocca palla e mentre tenta di recuperarla Larry perde l’equilibrio a causa del contatto con Williams, sbattendo la faccia sul parquet incrociato e rimanendo steso a terra. Quando lo accompagnano negli spogliatoi mancano 4’ e 32 secondi all’intervallo, e si teme che la mandibola sia fratturata. Indiana sfrutta subito l’occasione per mettere il naso avanti con due tiri liberi di Person sul 49 a 48 quando mancano 3’ e 48”, ma Parish e McHale sono due leoni a rimbalzo e Boston resta aggrappata agli avversari andando al riposo sul 58 a 58.
Anche nel terzo quarto la gara rimane in equilibrio assoluto. I biancoverdi fanno fatica a scrollarsi di dosso i rampanti Pacers, e ci vogliono il cuore di Parish ed il talento di Lewis (quattro punti a testa) per rispondere ad un Person dalla mano torrida. A 6’ e 55” dalla fine del terzo quarto un’ondata di adrenalina scuote il Garden mentre dal tunnel degli spogliatoi sbuca Larry Bird. I tifosi gli tributano una standing ovation e non si siederanno praticamente più. Con il lato destro della faccia gonfio ed arrossato, il capitano si toglie la giacca della tuta e rientra sul punteggio di 73 pari. Secondo l’iconografia classica, a questo punto prende immediatamente per mano i Celtics e li conduce alla vittoria, ma in realtà non è così. Sbaglia il primo tiro da tre, commette un fallo su Schrempf (che realizza i due tiri liberi) ed in un batter d’occhio ci si ritrova sotto di 3, 79 a 82 a 4’ e 45” dalla terza sirena.
Ecco, questo è il momento in cui Larry inizia il suo spettacolo. Con un assist pesca Reggie Lewis sulle “tacche” per un facile tiro dalla media; prende un rimbalzo in difesa sull’errore di Person, e sul capovolgimento di fronte infila la sospensione frontale con la quale i Celtics si riportano avanti, 83 a 82, con 4’ e 13” da giocare nel terzo parziale. Altro rimbalzo, e lancio lungo per Lewis che con gli stivali dalle sette leghe è già avanti a tutti per la facile affondata. Michael Williams prova ad opporsi con un bel tiro dall’angolo, e Bird gli risponde con un’entratona. Schrempf va ad incunearsi a centro area per l’86 a 87, e “The Legend” la prende come un’offesa personale: gli gira intorno in uno contro uno, va a concludere in layup rovesciato subendo il fallo di Thompson e siglando il libero del +4, 90 a 86 a 2’ e 52”. Person e Miller riportano i Pacers a tre punti, ma il capitano è “in the zone”, ed infila un incredibile “jumper” in allontanamento subendo pure fallo da Sanders: 95 ad 89 con 1’ e 7” sul cronometro.
Dopo un libero di Pinckney In difesa poi ruba palla e la infila tra le mani di Dee Brown lanciato in contropiede per il 98 ad 89. Michael Williams segna due “liberi”, e l’ultima azione è per Boston. Brown pasticcia sprecando un mucchio di tempo e poi serve Bird con quattro secondi sul cronometro. Sulla finta magistrale del campione, Miller abbocca e gli salta contro, commettendo fallo. Il glaciale numero 33 realizza entrambi i liberi per il 100 a 91 col quale si chiude la terza frazione di gioco. Il pubblico è in delirio, il capitano ha segnato 12 punti in meno di sette minuti e soprattutto ha cambiato l’inerzia di una gara che stava lentamente ed inesorabilmente impantanando il Trifoglio. L’ultimo quarto inizia con uno spettacolare uno-contro-uno di Lewis su Miller, al quale segue un’entrata frontale di Parish per il 104 a 91. LaSalle Thompson dall’angolo accorcia le distanze, Parish prende un rimbalzo ed innesca Larry Bird in contropiede per il 106 a 93 che costringe Hill a chiamare tempo. Gli ospiti escono bene dal timeout, e ad 8’ e 45” dallo striscione finale Reggie Miller infila da tre, ma “The Chief” si incarica personalmente di legare i Pacers al palo della tortura.
Ad 8’ e 27” infila due tiri dalla linea della carità, e 26 secondi dopo si esibisce nella “spin move” che è il suo marchio di fabbrica. 110 a 96 Celtics, Indiana sembra smarrire la strada mentre Person va a piazzare un blocco assassino sulla schiena fatiscente del numero 33, sbattendolo a terra e commettendo fallo. Lewis si libera agevolmente di Reggie Miller al quale non resta che il fallo, per fermarlo. I liberi del numero 35 regalano a Boston il massimo vantaggio sul 112 a 96 quando il cronometro segna 7’ ed 1” da giocare. Sembra fatta, Bird esce e si va a stendere a bordo campo nell’ormai consueta posizione prona. Forse l’uscita dell’asso influenza il gioco dei padroni di casa, forse sono le gambe più fresche dei Pacers a prendere il controllo della partita negli ultimi sette minuti. Fatto è che in tre giri di lancetta gli ospiti si portano a -9, 116 a 107, e Chris Ford è costretto a chiamare una sospensione ed a rimettere in campo il capitano. Larry ci mette un minuto ad acclimatarsi, e poi dalla lunetta fionda il tiro del 118 a 107 che sembra chiudere di nuovo il discorso, mentre il Garden è una bolgia. Indiana però in 92 secondi piazza l’8 a 0 che presenta i ragazzi di coach Hill alla volata finale sul -3.
Ora i Celtics hanno paura, e tocca al loro campione toglierli dai pasticci: ad 1’ e 21” si lancia a rimbalzo in attacco ed arpiona il pallone, subendo poi una spinta. In lunetta fallisce un libero, ma il suo trentaduesimo punto mette due possessi tra le squadre. Gli ospiti però sentono l’odore del sangue, ed a 29” Boston è avanti di due, 120 a 118. McHale commette un errore da liceale quando riceve appena oltre la metà campo e, pressato, fa un passo indietro, pesta la riga e causa l’infrazione subito sanzionata da Dick Bavetta. I Pacers hanno la palla del pareggio per andare ai supplementari con una squadra più giovane ed atletica ma incredibilmente Person decide di giocare per la vittoria quando mancano 11” alla fine. Tira da tre in allontanamento, e la palla non trova il bersaglio. Shaw prende il rimbalzo e dalla lunetta segna gli ultimi quattro tiri liberi che mettono la gara in ghiaccio nonostante la “bomba” da metà campo dello stesso Person. Finisce 124 a 121 con Bird a quota 32 punti (12 su 19 al tiro), 7 rimbalzi e 9 assist, e l’unica cosa che è riuscita a sconfiggere i giovani Pacers è stata l’esperienza dei vecchi guerrieri, ed in particolar modo del capitano.
E’ un capitano dolorante, il campione che il 7 giugno 1991 è costretto a sottoporsi ad un intervento chirurgico alla schiena. Il problema non verrà però risolto, ed un anno dopo lo costringerà al ritiro. Boston, nonostante l’orgoglio dei veterani, nel turno seguente viene superata per 4 a 2 dai Pistons, ma la “Partita in cui Bird ritornò” entra di prepotenza nella ricca storia dei Celtics. E la rivalità con Person rimane accesa anche in seguito: nell’autunno del 1997, alla Indiana Basketball Academy di Indianapolis, è in programma il “camp” delle matricole senza contratto. Bird è presente in qualità di coach dei Pacers, e Chuck, veterano sotto contratto con i San Antonio Spurs, si presenta per fare un paio di tiri. Vedere l’ex avversario e sfidarlo ad una gara di “Horse” è tutt’uno: e “Larry Legend”, freddissimo, vince cinque partite in fila. Sei anni di inattività ed una schiena martoriata dai ferri chirurgici non sono nulla di fronte alla classe ed al “Pride” del vecchio guerriero…



Commenti
Anche io metto quest'incontro, che vidi in diretta, sul podio dei miei preferiti.
P.S. altra perla di Fabio l'anedotto finale, che descrive perfettamente l'inesauribile spirito competitivo di Larry (e anche di Person, nonostante le abbia sempre prese)!
Ma la mia unica tristezza è che questa potrebbe essere l'ultima partita leggendaria dell'era Bird e compagni .....
In ogni caso, uno degli episodi che riguardo ogni volta con sempre maggior piacere.
Priceless
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