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La Storia dei Celtics
I Boston Celtics nella loro lunga vita sono stati protagonisti di tantissime battaglie da playoffs, e la maggior parte di esse rappresentano punti nodali nella storia NBA. Il più bell’incontro di sempre è “patrimonio dell’umanità”: chi non ha visto gara 5 delle Finali 1976, quella dei tre “overtime” non può considerarsi tifoso Celtics a tutti gli effetti, e se non ti ricordi i protagonisti di quella partita non puoi definirti “esperto”. Ma quello è solo un “momento di gloria”, al quale ne vanno aggiunti mille altri: le palle rubate da Havlicek a Henderson, da Bird a Posey; le stoppate decisive da Russell a McHale, i ritorni in campo dopo un infortunio di Bird e Pierce, i canestri all’ultimo secondo da Ramsey a Sam Jones, da Nelson a Dennis Johnson.
Bene, la prima delle gare tassativamente proibite ai cardiopatici ebbe luogo il 21 marzo del 1953 al Boston Garden. Nella seconda partita delle semifinali Est si affrontavano due squadre che non si erano mai viste di buon occhio: i Celtics padroni di casa ed i Syracuse Nationals. Il “Mago” da Worcester stava lentamente imponendosi come una delle figure più carismatiche del basket NBA, impresa che dal basso del suo metro e ottantaquattro era decisamente rilevante: nella regular season aveva viaggiato a 19.8 punti per allacciata di Converse (quarto nella lega) e soprattutto a 7.1 assist che gli erano valsi per la prima volta lo scettro di re dei passatori. Intendiamoci, era un basket d’altri tempi: privo dell’orologio dei 24”, con le aree dei tre secondi a forma di “lampadina” ed un gioco più statico in cui centri poco mobili (salvo rare eccezioni) la facevano da padrone.
I Celtics erano ancora a caccia della prima vittoria in una serie di playoffs, ed il 21 marzo l’obiettivo era proprio quello, dopo aver espugnato l’Onondaga War Memorial solo quattro giorni prima. Non tutti erano in perfette condizioni fisiche: se il National Paul Seymour giocava su una caviglia slogata, Bob Cousy doveva fare i conti con un brutto raffreddore associato ad un problema muscolare alla gamba destra. Syracuse partì con un veloce 8 a 0 al quale i Celtics risposero efficacemente: Cousy infilò un tiro da quasi nove metri alla sirena del primo quarto ed i biancoverdi misero il naso avanti sul 22 a 21. Con Seymour a giocare duro su Cousy, Auerbach si “vendicò” piazzando il “policeman” Bob Brannum (col numero 18 nella foto, mentre Cousy cerca di rubar palla a Seymour) sulla stella dei “Nats” Dolph Schayes. Prima qualche spinta, poi qualche gomitata, finchè a 3’ e 41” dal "riposo lungo" i due si affrontarono in un incontro di pugilato che vide entrambi cacciati dal campo in quella che fu la prima espulsione nella storia dei playoff NBA. La guardia di Syracuse Billy Gabor non era d’accordo con l’intervento dei poliziotti bostoniani entrati in campo per sedare la rissa, e se la prese con un “cop” che per fortuna decise di non arrestarlo.
La calma fu presto ristabilita anche se l'incontro ormai era diventato una battaglia in cui gli arbitri Charlie Eckman ed Arnie Heft dovettero usare ad oltranza i fischietti per mantenere il controllo. I Nationals andarono al riposo in vantaggio per 42 a 40, ma nel terzo tempo i Celtics rientrarono in campo pervasi da uno spirito guerriero indomabile e sembrarono in grado di prendere in mano la partita. Syracuse era una squadra dal grandissimo carattere, non mollò e limitò il passivo a 3 punti, 59 a 62. Nell’ultima frazione i Nationals poi passarono in vantaggio approfittando delle "polveri bagnate" di Bill Sharman, e fu in quel momento
che Bob Cousy "prese fuoco".
Il franco-newyorchese segnò due tiri tiri liberi nel concitato finale per riportare Boston ad una lunghezza, ed i biancoverdi ebbero un'occasione per passare in vantaggio. Un passaggio smarcante del play però finì fuori dal campo quando un compagno non lo capì ed a quel punto, con il cronometro vicino alla fine della corsa, solo un miracolo avrebbe potuto salvare i Celtics. Il miracolo si materializzò nella persona di Robert Cousy: intercettò la rimessa in gioco e subì un fallo con un solo secondo da giocare ed il punteggio sul 77 a 76 per gli ospiti. Il regolamento allora prevedeva un tiro libero per ogni penalità in azione di tiro, e quindi il ricorso al fallo strategico era una pratica usuale.
Quel giorno però "martellare" il numero 14 non si sarebbe rivelata la strategia vincente: Cousy infilò il "libero" che mandò la partita ai supplementari. Intanto i giocatori di entrambe le compagini avevano cominciato ad uscire per raggiunto limite di falli, e siccome le regole stabilivano che in campo ci dovessero essere sempre cinque giocatori per squadra, nel caso in cui a commettere la penalità fosse stato un atleta già "punito" per sei volte, gli avversari avrebbero avuto diritto ad un ulteriore tiro libero. Nel primo "overtime" i Nationals presero la testa ma Boston rientrò in modo veemente, pareggiando ancora una volta con un libero di Cousy a tempo quasi scaduto: 86 a 86. Nel secondo supplementare ci furono le prime “vittime” anche tra i tifosi: il “public relation man” biancoverde, Howie McHugh fu colto da forti emicranie causate dall’emozione e dovette esser portato fuori in barella, semisvenuto.
Anche il “Papà dei Celtics” Walter Brown preferì lasciare il suo posto a bordo campo e si rifugiò in alto, nella “lobby” dalla quale di tanto in tanto poteva gettare un’occhiata al tabellone elettronico mentre gli 11,058 presenti sugli spalti del “Garden” ruggivano. Nel frattempo sul parquet incrociato la stanchezza si faceva sentire, ed il punteggio del parziale era di 4 a 2 per gli ospiti: con Syracuse avanti per 90 a 88 e pochi secondi sul cronometro, Cousy (marcato da Paul Seymour nella fotografia) si lanciò in entrata e trovò il canestro del pareggio. La battaglia divampava, e nel terzo "overtime" i canestri di Seymour crearono un solco da cinque punti con solo 13” da giocare.
Sembrava finita, ma ancora una volta “Houdini of the Hardwood” irretì gli avversari con un paio di giochi di prestigio: segnò e subì fallo quando mancavano 5” al termine, e sulla rimessa in gioco lunga, dopo un paio di tocchi di altri giocatori uscì dal mucchio con la palla, oltrepassò la metà campo
e lasciò partire un tiro in corsa da nove metri. La palla incredibilmente entrò mentre il Garden diventava una giungla ed il segnapunti portava lo score sul 99 a 99. Syracuse era una squadra zeppa di campioni, e lo scorno di essere stati raggiunti all'ultimo secondo per ben tre volte dal "francese" li aveva inviperiti. Nella quarta “sessione extra” sul sesto fallo di Chuck Cooper i Nationals operarono l'ennesimo "break" andando a condurre per 104 a 99 mentre il playmaker dei Celtics cercava di prendere fiato.
Toccò ancora una volta a lui fare le pentole ed i coperchi: segnò due tiri liberi, poi un canestro, poi recuperò un pallone decisivo ed andò a concludere portando Boston in vantaggio. I Nationals alla fine si innervosirono, sbagliarono e furono costretti a commettere fallo su di lui, che dalla lunetta fu glaciale. Nel quarto e decisivo “overtime”, Cousy segnò 9 dei 12 punti bostoniani raggiungendo quota 50 e stabilendo il record di segnature nei playoffs. Aveva giocato 66 minuti su 68, aveva segnato 25 punti nei tempi regolamentari e 25 nei supplementari ed aveva “imbucato” 30 dei 32 tiri liberi tentati, la maggior parte "sotto pressione".
Dopo la gara dichiarò: “Ogni tiro era una preghiera, ed ho dovuto recitare tutte le preghiere che conosco. Non voglio essere costretto a giocare un’altra partita come questa, è troppo pesante”. 107 falli commessi, dodici giocatori su venti avevano raggiunto il limite, due erano stati espulsi. Le squadre avevano tirato 108 liberi e giocato per una durata complessiva di 3 ore ed 11'. Sul Boston Globe Jack Barry il giorno dopo in un pezzo il cui titolo ad otto colonne era “Cousy per vincere fa tutto meno che controllare i biglietti”, lo definì “un incontro che sfida le capacità giornalistiche di raccontare”, ed Al Cervi, coach-giocatore dei Nationals elogiò il grade playmaker avversario: “Ha fatto tutto lui, solo lui. Che giocatore, è il migliore”.
Come dargli torto? Il "francese" aveva realizzato 6 dei 9 punti dei Celtics nel primo supplementare, 2 su 4 nel secondo, 8 su 9 nel terzo e 9 su 12 nel quarto: un totale di 25 su 34 della sua squadra! Anche Red Auerbach, il coach che solo tre anni prima aveva definito il prodotto di Holy Cross un “bifolco locale”, spese parole di miele per lui: “Chiunque abbia assistito a quest’incontro non lo dimenticherà mai, e non dimenticherà mai ‘Cooz’. E’ stato favoloso, semplicemente favoloso”. Boston aveva prevalso per 111 a 105 aggiudicandosi la prima serie di playoffs della sua storia: non era stata una bella partita, vuoi per i regolamenti vigenti vuoi per l’eccessiva carica agonistica che spesso era sconfinata nell’illecito. Però dal punto di vista emozionale aveva raggiunto livelli unici e dato un esempio delle incredibili possibilità di spettacolarità del basket professionistico... oltre a consacrare in modo definitivo la figura di Robert Joseph Cousy tra i grandissimi dello sport dei canestri.





Commenti
Ecco, avrei voluto vedere e sentire il Red dopo il passaggio smarcante di Cooz finito sugli spalti... Ovviamente Bob rimediò subito. Credo (ma potrei sbagliarmi)che oltre ad essere la prima di una serie di partite leggendarie, sia anche la prima prestazione leggendaria di un Celtic: va bene il gioco di squadra ma questa se l'è vinta da solo... in fondo è solo uno che ha reinventato il ruolo del playmaker, che vuoi che sia. Ma so che ci sarà un capitolo dedicato al 14 (ogni tanto trasso) quindi basta complimenti.
Grande prima alla Scala, e il meglio del Cartellone deve ancora arrivare...
HOndo
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