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La Storia dei Celtics
Larry Bird ha atteso questa sfida per cinque lunghi anni, da quel 26 marzo 1979 in cui nella finale nazionale NCAA i suoi Indiana State Sycamores erano stati schiantati dagli Spartans di Michigan State guidati da un giovane play sorridente. In quel preciso istante il numero 33 aveva capito che il metro di paragone della sua carriera sarebbe stato Earvin Johnson.
Per le prime cinque stagioni i due erano riusciti ad “evitarsi”: nel 1980 Bird era stato “Rookie of the Year” ma “Magic” aveva vinto il suo primo titolo da MVP delle Finali. Nel 1981 i Celtics avevano assaggiato lo champagne e nel 1982 i californiani avevano replicato in Finale sui Sixers, mentre nel 1983 Philadelphia aveva messo tutti d’accordo con il primo ed unico titolo per "Doctor J". Siamo nel 1984 e questa volta lo scontro è assicurato per la gioia del nuovo “Commissioner” dell’NBA, David Stern, un giovane avvocato subentrato da qualche mese a Larry O’Brien.
Ed i Celtics godono pure dei favori del pronostico in virtù di un miglior bilancio di regular season, anche se ad onor del vero i Lakers – seppure a fatica – si sono aggiudicati entrambi gli scontri diretti. E’ con grande interesse che l’America intera si piazza davanti alle TV per assistere alla diretta di gara 1: la rete nazionale CBS propone ai microfoni la coppia Dick Stockton-Tom Heinsohn, e tutto sembra pronto per uno scontro epico.
Invece, di epico in quella partita ci sono solo il contropiede dei gialloviola e la prestazione di Kareem Abdul-Jabbar (32 punti, 8 rimbalzi e 5 assist nonostante sia reduce da una terribile emicrania), ed i californiani si aggiudicano “l’opener” per 115 a 109. Nella seconda sfida la lotta è dura, ma sull’onda dei 29 punti (11 su 12 al tiro) di un incredibile James Worthy, a 18” dalla fine Los Angeles conduce per 115 a 113 e può rimettere in gioco ed "uccidere l'orologio".
L’eroe della gara si trasforma nel capro espiatorio: Worthy alza un passaggio “molle” verso Byron Scott, Gerald Henderson si avventa sulla palla e segna il canestro del pareggio. Complice anche un “blocco mentale” di "Magic" i Celtics sopravvivono e conquistano il successo in “overtime”, 124 a 121. Dopo la gara Henderson, novello Havlicek, commenta: “Mi sembrava quasi di sentire Johnny Most gridare ‘Henderson stole the ball’ nel suo microfono”.
La serie si sposta dal rovente e vetusto Garden all’elegante Forum di Inglewood, dove stelle della celluloide come Ann Margret, Jack Nicholson e Walter Matthau sono alcuni dei più fedeli “habitueè”. Johnson ruba a tutti l’occhio di bue alimentando lo “Showtime”, frantumando il record di assist in una Finale (21) e guidando i suoi al 137 a 104 che rappresenta per Boston la peggior sconfitta in una gara per il titolo. A fine incontro Bird è furente, e sbotta: “Abbiamo giocato come delle donnicciole, e finchè non ci metteremo il cuore continueremo a subire umiliazioni di questo tipo”. Prima della quarta partita Jerry West, GM dei gialloviola, dichiara ai reporter californiani che Worthy sta giocando così bene da meritarsi il premio di MVP della serie: forse “Mister Logo” ha dimenticato l’effetto dei palloncini colorati appesi alle volte da Jack Kent Cooke quindici anni prima, ed incorre nello stesso errore. Cedric Maxwell risponde con la solita ironia, che però questa volta nasconde una certa rabbia: “A me nelle Finali del 1981 ci vollero sei partite per vincere l’MVP, adesso lo danno dopo tre”? Tutti però hanno visto i Lakers dominare. I californiani si sono assicurati due partite e ne hanno gettato una alle ortiche, ed i Celtics sanno bene che ciò che accadrà la sera di quel 6 giugno condizionerà pesantemente il risultato della serie. Lo scenario è pronto, mentre i “jingle” della CBS, i commenti del duo Stockton-Heinsohn e le interviste a bordo campo a Cedric Maxwell e Kareem Abdul-Jabbar lentamente fanno alzare il sipario su una leggendaria gara quattro.
Le squadre iniziano con i soliti quintetti, Parish, Maxwell, Bird, Dennis Johnson ed Henderson da una parte, Jabbar, Rambis, Worthy, Cooper e Johnson dall’altra. La presenza in campo di Gerald Henderson in marcatura sul talentuosissimo play avversario è una chiara ammissione di debolezza del Trifoglio che preferisce rendere 18 centimetri di altezza pur di tentare di limitare la velocità dell’asso gialloviola. I Lakers escono bene dal cancelletto di partenza, balzando sull’8 a 5 grazie a quattro punti di Jabbar e quattro di "Magic" da fuori, ma gli ospiti rispondono subito con Dennis Johnson e con un contropiede finalizzato da Robert Parish, ottenendo il primo vantaggio della gara sul 9 a 8. Il “canovaccio” delle prime tre partite sembra ripetersi: Boston cerca di concludere in avvicinamento a canestro e si getta a rimbalzo con energia; Los Angeles quando è costretta a giocare a metà campo si affida a Kareem, ma se riesce ad usare il rimbalzo difensivo come trampolino di lancio sa involarsi in devastanti contropiede. E’ esattamente quello che accade dopo sette minuti di gioco: i Celtics forzano un paio di conclusioni e “Magic” accende la luce stroboscopica con un assist a Kurt Rambis e quattro punti personali. Nelle mani del numero 32 il pallone si tramuta in una “mirrorball” da discoteca, e lo “Showtime” si concretizza nel primo strappo, 29 a 21 Lakers. K.C. Jones manda in campo McHale per dare nuovo impulso alla lotta sotto i tabelloni e quindi rallentare le aperture dei padroni di casa, ma l’ex-Celtic Robert McAdoo da fuori insacca il 31 a 21. Finalmente Scott Wedman interrompe la “corsa” dei californiani con un tiro da tre e con una difesa arcigna su Worthy, costretto a liberare un “piccione viaggiatore” che trova solo aria. Parish sta fornendo una prestazione finalmente solida, ed in contropiede trova una bella conclusione da vicino.
Due tiri liberi di Maxwell e la sospensione del solidissimo Wedman riportano i Celtics a -1, poi ci pensa Larry Bird con un pregevole “fadeaway” a coronare il parziale di 11 a 0 che garantisce il 32 a 31. Vantaggio momentaneo, perché ancora McAdoo punge da fuori con l’ultimo canestro della prima “stanza”. Se però Boston crede di aver rimesso in piedi la partita si sbaglia di grosso: il centro di riserva Swen Nater e McAdoo “cucinano” un nuovo parziale di 6 a 0 ed a bordo campo Jack Nicholson grida la sua soddisfazione. Bird e “Magic” escono per tirare il fiato: il secondo ha già ammassato 11 punti, 7 assist e 3 rimbalzi in poco più di un periodo di gioco. Tre le due contendenti, è il Trifoglio a pagare la momentanea assenza del suo asso: Parish sbaglia un paio di conclusioni e Nater punisce ancora la difesa ospite: conta già 6 punti, praticamente il doppio della sua produzione in media nella serie. Ancora McAdoo a canestro, e poi Jamaal “Silk” Wilkes, ed il vantaggio angeleno si dilata fino al 47 a 33. I biancoverdi sono zero-su-otto al tiro nel quarto, e K.C. Jones decide di aver visto abbastanza: un rapido gesto della mano verso la panchina e Larry Bird torna in campo. Con “Cornbread” Maxwell e Parish sugli scudi si riesce a ricucire parte dello strappo (38 a 47 ad 8 minuti dal riposo lungo). Ma i padroni di casa usano un ottimo Jabbar per mantenere gli avversari a distanza: l’occhialuto centro newyorchese prima insacca uno “sky-hook” dei suoi e quindi sul raddoppio serve il taglio di James Worthy che appoggia a canestro senza problemi. Boston è di nuovo in difficoltà ed aumenta la pressione sotto le plance: su un rimbalzo offensivo Maxwell e “Magic” si spingono a vicenda ed il duo arbitrale Darrell Garretson-Jess Kersey da ragione al Celtic: timeout ed un po’ di sano trash-talk tra le due panchine. Botta e risposta: a due belle penetrazioni di Danny Ainge i Lakers oppongono due sontuosi canestri di James Worthy.
Il primo è un tiro da fuori, con Maxwell a concedergli troppo spazio nel timore di venir bruciato in palleggio, il secondo sulla sua classica “spin move”, arma che usa magistralmente per liberarsi di Bird e per andare a schiacciare in rovesciata i due punti del 56 a 44. Gli eredi di Russell reagiscono ancora con una sospensione di “Dee Jay” dal “gomito”, un rimbalzo offensivo e canestro in “hesitation” di Maxwell, un altro layup da rimbalzo in attacco di Bird. Con un maggior controllo del tabellone difensivo i californiani sarebbero sul +20, ed infatti non appena Ainge sbaglia un tiro dall’angolo lo “Showtime” si riaccende, con Kareem a segnare sul “break”. Pigro passaggio orizzontale di “Max” ad Ainge, Worthy intercetta ed va a concludere con una potente schiacciata, trasformando il Forum di Inglewood in una bolgia. A 2’52” dall’intervallo lungo Los Angeles è avanti 61 a 50 con K.C. Jones costretto al timeout per fermare l’emorragia mentre nel secondo quarto i Lakers stanno tirando con l’83% ed i Celtics sono solo al 29%. Boston esce bene dal minuto di sospensione, e Parish segna un paio di canestri fotocopia con due dei suoi tiri a parabola altissima dalle “tacche”. Jabbar gli risponde con un tiro libero – il suo tredicesimo punto – e dopo una stoppata subita da un sempre più confuso Maxwell, Mike Cooper va a realizzare da sotto il 63 a 54. Bird vuole rimettere la palla in campo ma un po’ furbescamente Cooper tenta di rallentare la rimessa in gioco – e l’eventuale contropiede – piazzandoglisi dietro: il capitano allora rincula dietro la linea di fondo mandando l’avversario a finire a gambe all’aria tra i fotografi, mentre dagli spalti rotola una salva di “boo”. Due tiri liberi di M.L. Carr sono seguiti dall’ennesimo “layup”, questa volta di Rambis, poi “Magic” sfida Carr al tiro dai sei metri ed il numero 30 lo punisce. Sul rovesciamento di fronte Larry raddoppia “Magic” in lunetta, e questi serve Worthy che va a schiacciare. Mancano 11 secondi alla fine del secondo quarto, ma i Celtics perdono tempo e non riescono a costruire un tiro decente. All’intervallo il punteggio è di 68 a 58 per Los Angeles che nei primi 24’ ha tirato col 68% contro il 45% dei biancoverdi. Il dato più bruciante però è quello dei punti in contropiede, con gli “angeleni” in vantaggio per 20 a 6. McHale nell’intervallo dice ad Ainge che bisogna fare qualcosa, che è necessario entrare un po' "sporco" per lanciare un avvertimento. Il compagno gli risponde “beh, fallo tu, io sono stanco di fare la figura della carogna ogni volta che commetto un fallaccio”. K.C. Jones esclama “No mo’ layups”, “Basta con i tiri da sotto”! A metà di quella partita oltre ai “diktat” motivazionali arriva anche una “variazione tecnica” quando il coaching staff sposta Dennis Johnson in marcatura dell’omonimo “Magic”. Qualcuno si sarebbe in seguito chiesto come mai non si fosse arrivati prima ad una decisione del genere, ma il timore era che il figlio del muratore di Compton non fosse dotato di velocità sufficiente per contrastare il sorridente avversario.
Un paio di errori al tiro e palle perse da entrambe le parti segna la ripresa delle ostilità finchè Kurt Rambis cattura un rimbalzo in attacco depositando il canestro del 70 a 58. Gli risponde ancora Parish sull’ennesimo rimbalzo offensivo: il “Capo” è decisamente il migliore dei suoi, finora. Kareem sfrutta la situazione falli precaria del “doppio zero” e segna col suo marchio di fabbrica, il “gancio cielo”, ma Boston non molla e Gerald Henderson centra il suo primo tiro della gara, un morbido “jumper” dalla media distanza. Entrambe le squadre sembrano tirare un po’ il fiato, Pat Riley chiama timeout per non far rilassare i suoi e mentre i quintetti escono dal campo Bird e Cooper si scambiano un po’ di trash-talking. Lo scontro è teso e nessuno vuole mollare un centimetro. Ancora errori assortiti al rientro in campo, Los Angeles non riesce ad andarsene ma Bird e compagni non riescono a rientrare: dopo tre minuti il punteggio è 72 a 62 Lakers. Kareem commette uno sfondamento su Maxwell ma gli arbitri non fischiano “pareggiando” la decisione con una mancata chiamata su un probabile fallo di Henderson sullo stesso centro californiano. Mentre Jabbar protesta con veemenza, Bird serve Parish sotto il canestro avversario per il -8. Larry poi fallisce un facile tiro dalla media ma si riscatta subito infilando la “tripla” del -5. Sul cambio di fronte arriva il quarto fallo di Parish, e per il Trifoglio la situazione diventa seria. Henderson segna un pregevole canestro e completa il gioco da tre punti per il 70 a 74, e la risposta di Kareem è immediata. Poi la svolta della partita e probabilmente della serie: Dennis Johnson fallisce una sospensione dalla media, Jabbar cattura il rimbalzo ed apre il contropiede sulla sinistra a James Worthy, che vede arrivare Rambis in velocità sull’altro lato.
Lo serve dietro alla linea da tre punti, e mentre l’occhialuta ala va a concludere, Kevin McHale commette il fallo che aveva pronosticato all’intervallo, un “intervento duro che funga da avvertimento”. Rambis cinturato all’altezza del collo, finisce a terra, si rialza cercando vendetta ma perde l’equilibrio e ricade sul sedere. Le riserve dei due team entrano in campo: il possibile “parapiglia” viene però sedato quando Bird aiuta Rambis a rialzarsi e gli rivolge un complimento. Ma quel fallo ha cambiato inesorabilmente il corso della gara e in retrospettiva verrà considerato anche il “turning point” delle Finali. Cedric Maxwell dirà: “Prima che McHale stendesse Rambis, i Lakers correvano su e giù per la strada a piacimento, ora si fermano all’angolo, premono il pulsante, aspettano il verde e controllano a destra ed a sinistra”. La partita però non è ancora vinta, anzi. Rambis segna uno dei due liberi per il 77 a 70, poi Dennis Johnson accorcia le distanze con una penetrazione. Jabbar realizza ancora nonostante il raddoppio e Larry subisce un fallo che gli vale due “liberi” prontamente infilati. In attacco Los Angeles continua a “cavalcare” il suo centro contro il quale McHale sembra in difficoltà: Kareem sbaglia, guadagna il rimbalzo e poi spara una gomitata al capitano dei Celtics che non gradisce e va al “faccia a faccia”. I biancoverdi hanno ancora le polveri bagnate, però, e rimangono appesi alla partita con le unghie e con i denti. A 4’ e mezzo dalla fine del terzo quarto Jabbar sfrutta ancora il mis-match con McHale portando i Lakers sull’82 a 74. Gli rispondono Gerald Henderson e Kevin McHale a riaprire la partita mentre a bordo campo Jack Nicholson soffre dietro ai suoi occhiali da sole, e Marvin Gaye commenta le fasi della gara con un amico. Cooper sbaglia, Bird acchiappa il rimbalzo ed ancora Henderson va a concludere dall’angolo: Boston a -2 e Pat Riley è costretto a chiamare timeout. La difesa arcigna del Trifoglio ha “forzato” 8 palle perse nel terzo periodo, mentre quelle gettate sono solo 2. A Worthy risponde Dennis Johnson che arriva a quota 12 (con 10 assist), e poi ad un tiro frontale di Cooper Bird replica con lo stesso tiro e lo stesso risultato, due punti per l' 84 a 86 con 1’ e 30” sul cronometro. Ancora Jabbar ed ancora Gerald Henderson: gli attacchi hanno ripreso a funzionare a pieno regime con le due squadre a sei canestri consecutivi, tutti da atleti diversi. Il ventiseiesimo e ventisettesimo punto di Jabbar (in gancio, ovviamente) e due liberi di un poco incisivo McHale chiudono il terzo quarto sul 90 a 88 Lakers, ma la sfida ormai è al calor bianco e gli ultimi 12 minuti saranno tutti da gustare.
Riley è costretto a dare un po’ di fiato al suo centro titolare ed ai suoi 37 anni, e Boston approfitta immediatamente della marcatura McAdoo/McHale per mandare Kevin al canestro del pareggio con un pregevole “jumper”. “Magic” innesca Byron Scott dalla media, e poi Parish trova un fallo da Nater, centrando i “liberi”. I tre minuti seguenti sono molto combattuti, e Worthy e Johnson costruiscono un vantaggio di quattro punti subito ridotti a due da un canestro di McHale. Bird (16 dei 40 rimbalzi biancoverdi sono suoi) va a riposarsi in panchina per il “rush” finale, e Danny Ainge fa il suo ingresso in campo per la prima volta. “Magic” lo “martella” con un semigancio di benvenuto, ma il “rosso” non si fa intimidire e trova un canestro in passo-e-tiro quando il cronometro ricorda che mancano 8 minuti alla sirena finale. Proprio un fallo di Ainge manda in lunetta il “Big Fella” californiano che insacca solo il secondo portando i suoi sul 99 a 96, ma Parish, rientrato, si gira sul perno destro e centra un fulmineo “jumper” dalle tacche per il -1. Con il Capitano in panchina Boston ha l’occasione di mettere il naso avanti per la terza volta nella gara, la prima dal 33 a 32: McHale va a guadagnarsi un fallo di Cooper col suo classico “up and under” e dopo il timeout di Riley si posiziona in lunetta. Dancing Barry istiga il pubblico al disturbo sulle note di “Shout” degli Ilsey Brothers, e Kevin fallisce uno dei due tiri dalla “linea della carità” portando comunque a 9 punti il proprio tabellino, dopo la “virgola” fatta registrare nella prima metà di gara. Ainge ruba palla a Kareem, si invola in contropiede e serve Parish: Cooper rientra magistralmente e devia il layup del “Capo” mandando in delirio i tifosi californiani. Sul ribaltamento di fronte Danny abbraccia Worthy con trasporto per evitare il contropiede, e l’occhialuto ex-North Carolina si libera vigorosamente. Bird rientra ed i Celtics “battezzano” “Magic” che fallisce da cinque metri, poi ci pensa Dennis Johnson che dall’angolo regala il +2, massimo vantaggio bostoniano nei 42 minuti giocati finora.
Ma la gioia dura poco, perché il solito Jabbar si libera vicino a canestro e Parish non riesce ad evitare il quinto fallo. Due su due per l’occhialuto asso nativo di New York, e 30 punti totali per lui. Bird pesca Ainge in un taglio sul blocco di McHale, e Danny subisce un ottimo quarto fallo di Magic: il numero 44 segna un solo libero per il 102 a 101. Dall’altra parte McAdoo attacca Parish cercando la sesta infrazione personale dell’avversario, ma commette "passi". Magistrale circolazione di palla di Boston: Bird raddoppiato serve Dennis Johnson, passaggio a McHale in lunetta che cambia lato servendo Ainge in angolo: solo nylon, e +3 Celtics. Los Angeles risponde con un dai-e-vai della premiata ditta Johnson & Jabbar. Un paio di azioni offensive forzate dal Trifoglio sono sufficienti per risvegliare lo “Showtime” angeleno, e Worthy va a schiacciare in contropiede sul passaggio di Mike Cooper. Ainge forza un tiro e McAdoo invece centra la sospensione dall’angolo. K.C. Jones ci pensa un po’ su e poi chiama il sacrosanto timeout quando mancano poco meno di quattro minuti al termine. Rientra Henderson per Ainge, che ha portato energia ma poi ha finito per spegnersi sia in attacco che in difesa, mentre Bird – nonostante il 6 su 20 al tiro – ha gli occhi della tigre. Henderson fallisce un tiro in sospensione frontale e regala ai Lakers una appetitosa occasione per andare a +5. “Magic” alza l’alley-oop per Kareem che a 3’ e 22” dalla fine squassa il canestro con la schiacciata a due mani. Ora i padroni di casa hanno costruito un parziale di 8 a 0 e si sono impossessati l’inerzia della gara, ed ai biancoverdi per invertire la tendenza negativa serve un mezzo miracolo. I Lakers raddoppiano Bird e “battezzano” Henderson che appare titubante e sbaglia il secondo tiro in fila.
Ma dopo un lungo attacco McAdoo dall’angolo sinistro lancia un “piccione viaggiatore” che viene raccolto dal solito Bird, e c’è ancora vita per i Celtics. Dennis Johnoson fallisce da sotto misura in contropiede, ma il numero 33 è a rimorchio e ribadisce a canestro per il 106 a 109 quando mancano 150 secondi alla sirena finale. I Lakers nel secondo tempo non sono riusciti a sviluppare il loro contropiede se no non sporadiche occasioni: l’arena è pronta per gli ultimi decisivi colpi dei gladiatori. Palla ancora a Kareem con Parish a camminare sulle uova per evitare il sesto fallo: McHale sembra in ritardo sull’aiuto ma giunge provvidenziale la manona di Dennis Johnson che, effettuato il “taccheggio”, si invola ma conclude maldestramente. DJ rientra in ritardo ed i giallo viola sentono l’odore del sangue, mentre Cooper si alza in lunetta e sigla il 111 a 106 (1’57”). Dicevamo degli occhi della tigre del capitano: McHale sbaglia dalla media ma "The Legend" non ci sta, si catapulta a rimbalzo, lo agguanta, subisce il fallo e centra i due liberi mantenendo in vita i suoi. 23 punti, 20 rimbalzi ed 8 su 8 dalla “linea della carità”. McHale entra per Henderson, e Boston vede l’atipico quintetto con Johnson, Maxwell, Bird, McHale e Parish. Maxwell commette fallo su "Magic" e Riley chiama timeout ad 1’34” dal termine.
Fantasmi della palla persa in gara 2 al Garden? Worthy non riesce a rimettere la palla in campo e chiama un altro minuto di sospensione, mentre il nervosismo cresce tra i californiani e Jack Nicholson sembra poco contento mentre si alza per dare un’occhiata al tabellone elettronico sopra la sua testa. Questa volta Worthy riesce a rimettere in gioco, i Celtics però giocano una difesa magistrale con un Maxwell a fare la spola tra Cooper e Jabbar per evitare il tiro del primo e per raddoppiare il secondo. Kareem forza la conclusione ma Worthy è un falco e carpisce il rimbalzo da sopra le spalle di Bird. A 70 secondi dalla sirena Los Angeles ha tre punti di vantaggio, il possesso della palla ed una seria ipoteca su gara e serie. A 56” dalla fine Dennis Johnson è costretto al fallo su "Magic" Johnson, e le speranze bostoniane si affievoliscono ulteriormente mentre il ragazzo da Lansing, Michigan si avvia in lunetta. Earvin segna entrambi i tiri, raggiungendo così quota 20 punti (con 11 rimbalzi e 16 assist), ed i Lakers sono ancora a +5, 113 a 108. Ed è qui che arriva la sequenza chiave della partita, quella che definisce una squadra che semplicemente non vuole perdere: Dennis Johnson sbaglia un tiro in avvicinamento, McHale non riesce ad indirizzare a canestro in tap-in, Parish abbranca il rimbalzo ma fallisce un “jumper” da due metri, ma non molla. Si riappropria del pallone, realizza un gancetto di destro subendo pure fallo da Jabbar.
C'è ancora vita quando “The Chief” segna il libero supplementare, e non appena Cooper sbaglia un normalmente comodo tiro dalla media e Jabbar commette uno sciocco sesto fallo sul rimbalzo, il Forum comincia a sentire la paura. Solo un minuto prima, con 5 punti di vantaggio e 39 secondi sul cronometro, la vittoria sembrava sicura e con essa un rassicurante 3 a 1 nella serie, ma ora Boston ha i tiri liberi del pareggio, e sono nelle mani del killer più spietato dell’NBA. Larry Joe Bird si posiziona mentre i tifosi californiani lo subissano di fischi, fa rimbalzare la palla due volte e poi tira…solo rete… K.C. Jones osserva da bordo campo, nel suo elegante complete marrone, mentre il numero 33 ripete la sequenza ed infila anche il secondo, questa volta con qualche patema in più. Dopo il timeout di Riley, "Magic" Johnson ha 16 secondi per costruire il tiro della vittoria, ma un magistrale K.C. gioca la carta vincente e mette Parish in marcatura su Worthy (10 su 14 al tiro). Johnoson aspetta, si perde sul lato destro, si incarta, si fa intercettare da Parish un passaggio pigro. Con quattro secondi da giocare adesso sono gli ospiti ad avere sulla racchetta il match point, ed anche se Bird ha fatto registrare un orrido 7 su 21 al tiro, tutti sanno che sarà lui a prenderlo. Ed infatti riceve in corsa, si gira e lascia partire un veloce e dolcissimo “runner” che non si insacca per un soffio: l’idea di Jones è quella di sfruttare McHale e Parish sul rimbalzo offensivo ed infatti è proprio Kevin a catturare il rimbalzo. Ma la foga gli fa sbagliare il facile tiro, e la partita è al supplementare.
Sulla palla a due Parish ha la meglio su McAdoo, e Dennis Johnson infila un facile “jumper” dal “gomito” su deliziosa imbeccata di Bird. Worthy però continua ad essere un rebus irrisolvibile per il Capitano: si avvita e lascia partire un tiro velocissimo che pareggia la partita. Johnson sbaglia dall’angolo, McHale conquista l’ennesimo rimbalzo offensivo (alla fine quelli dei Celtics saranno 27 contro i 12 dei padroni di casa), e sull’errore di Bird è Dennis Johnson a segnare in tap-in il suo diciottesimo punto. La partita è un dramma infinito, "Magic" fa fatica contro il numero 3 di Boston, forza un tiro ma questa volta Nater è attento e costringe Parish al sesto fallo. Il Capo esce con 25 punti ed 11 rimbalzi in carniere, ed i Lakers ora possono respirare, visto che l’uscita del “Doppio Zero” pareggia quella di Jabbar.
Swen Nater, ex compagno di Bill Walton ad UCLA, infila solo il secondo libero e il Trifoglio ne approfitta con McHale a leggere benissimo il raddoppio ed a servire Gerald Henderson che subisce fallo da McAdoo. Henderson però sbaglia entrambi i tiri liberi, ed a 3’08” dalla conclusione Magic “cucina” la palla del sorpasso: McAdoo sbaglia, Nater si fa stoppare da McHale, ed Henderson è il più veloce sulla palla vagante. Fallo di Cooper e questa volta Gerald realizza dalla lunetta il suo dodicesimo e tredicesimo punto personale, portando Boston sul +3. Worthy però “vede” il canestro come non mai, si lancia in mezzo all’area e conclude con un sontuoso semigancio, come se Bird non gli fosse di fronte. 2’10” dal termine, McHale sbaglia dalla media…non è proprio la sua giornata…1’51”, Bird difende benissimo ma ormai Worthy è “in the zone” e gli spara una sospensione dall’angolo per il primo vantaggio Lakers dell’overtime, 120 a 119. Dennis Johnoson è una volpe, corre il campo in soli tre secondi vedendo un “buco” e subisce il quinto fallo di "Magic"…121 a 120 Celtics dalla “linea della carità”. Ma Worthy è fantascientifico, si gira e segna il suo quattordicesimo tiro (su 18 tentativi) nonostante il fallo, ed è 123 a 121 L.A., 1’36” “to go”. Larry Legend negli ultimi minuti ha subito troppo, “ammorbidisce” Cooper su un paio di blocchi e poi di potenza tira da sotto, e siamo pari. McAdoo sbaglia e McHale conquista il rimbalzo, 59 secondi al termine, palla a Bird che serve un liberissimo Henderson, ma il tiro dalla media colpisce il primo ferro. Palla vagante, Dennis Johnson sbaglia, Magic si invola nel frastuono del Forum ma il gioco è fermo per un fallo di “Dee Jay”. "Magic" sorride, voleva “la regola del vantaggio”,
Dennis ha gridato a Darrell Garretson la sua rabbia, per fortuna l’arbitro non gli ha affibbiato un “tecnico”. Byron Scott e Mike McGee in panchina nascondono il volto mentre il compagno è in lunetta, e fanno bene: "Magic" ha il “braccino” e fallisce entrambi i liberi. Bird prende il rimbalzo ed è timeout nel quale K.C. Jones disegna sulla lavagna un blocco alto di McHale per Bird. Ed è quello che fanno i biancoverdi, poi il gioco si “rompe”, Cooper scivola, "Magic" prende in consegna il numero 33 che lo porta in post basso. E’ la giocata della partita, Dennis Johnson in angolo è un maestro d’orchestra e nonostante le lunghe braccia di Cooper spedisce al 33 la palla non appena questi si libera di Magic con un fantastico gioco di gambe. Bird riceve, si gira sul perno destro e spara un “fadeaway” che conosce solo il nylon della retina. 125 a 123 Boston con 16 secondi alla fine. Riley chiama l’ennesimo timeout, decide di dare palla a Worthy che in avvicinamento va a prendersi il fallo di McHale. M.L. Carr si avvicina all’avversario e lo assicura che sbaglierà, mentre Worthy scuote la testa, come a dire “adesso ti faccio vedere”.
Ed invece i Lakers hanno paura, lo si capisce perché anche Kareem Abdul-Jabbar, in panchina, nasconde il volto sull’avambraccio, per scaramanzia. L’odore della sconfitta è nell’aria, Worthy lascia partire un tiro corto e Bird si gira ad esultare verso la panchina. Maxwell fa il segno del “choke” e poi alza le braccia in segno di vittoria mentre attraversa l’area di fronte ad un contrito Worthy. Il numero 42 segna il secondo personale, Bird rimette velocemente su Dennis Johnson e Cooper commette fallo con 10” sul cronometro. Dennis Johnson nei momenti che contano è di ghiaccio, quando l’arbitro Jess Kersey non si accorge di della sua presenza e gli sbatte contro scherza fingendo di aver subito un colpo durissimo… la sua routine di tiro libero è pulita, poi tira e per due volte regala ai Celtics un altro punto di vantaggio, 127 a 124 con l’ultimo timeout per Pat Riley. Rimessa da metà campo, Worthy è ancora sotto shock rimette una palla pigra sulla quale si avventa M.L. Carr trascinandola in contropiede e poi alla schiacciata che chiude il conto. M.L. esulta, commette fallo su McAdoo che da al risultato la dimensione finale, 129 a 125.
I Lakers non lo sanno, ma hanno cozzato contro l’Orgoglio dei Celtics e si sono sciolti. Dennis Johnson, recuperato psicologicamente da un lungo discorso di K.C. Jones, nelle ultime quattro partite delle Finali metterà assieme 22, 22, 20 e 22 punti ma sarà Larry Bird a che da MVP della serie confezionerà una gara 7 da Leggenda, regalando a Boston la sua quindicesima bandiera. E se qualcuno dice che la più bella partita di Finale della storia dei Celtics è quella con i Suns, voi annuite ed accendete il lettore DVD su gara 4 di Finale 1984. Come scrisse Aldo Giordani, “Gara Quattro da Leggenda”…




Commenti
Questa frase di Henderson racchiude in se la storia dei Celtics perchè è un dejavù di tantissime partite vinte dai biancoverdi nella loro leggendaria storia.
Questa è stata una partita dove si sarebbero distinti inequivocabilmente gli uomini dai bambini, dove la determinazione e la voglia di vincere contava più del talento, ma dove, nei momenti decisivi, oltre al cuore e al killer instinct, non si poteva prescindere dalla tecnica, dalle scelte tattiche e dal talento stesso dei giocatori, visto la grandezza degli avversari che si aveva di fronte.
I Lakers di quell'anno erano difficilmente battibili in casa; era l'epoca del miglior showtime, avevano una panchina di qualità con McAdoo, Wilkes e un Byron Scott già pronto per le finali (risulterà decisivo in G. 6). Avevano il miglior allenatore della lega, un Kareem ancora in grande spolvero, Magic già dominante e un Worthy esaltato dal sistema di gioco e dalle delizie fornitegli dal 32; avevano vinto G. 1 al Garden, perso una G. 2 già vinta e dominato G. 3.
Boston aveva le spalle al muro e forse nella testa il tarlo che LA era oggettivamente più forte.
Esagero nel dire che questa partita è stata il capolavoro del sottovalutatissimo KC Jones? Sì certo, le parole di Bird dopo G. 3, un gruppo di giocatori dal grande orgoglio, ma il recupero di un DJ fino a quel momento fuori dalla serie, la concentrazione e la determinazione dei Celtics durante tutta G. 4 (guardate le facce dei giocatori nel terzo e quarto periodo e nel supplementare) sono anche merito del taciturno seduto in panchina. Senza parlare poi delle scelte tattiche sottolineate nell'articolo.
Ma a questi livelli serve anche il talento e il killer instinct; e allora sale in cattedra il biondo con quel tiro "cadendo indietro" che chiuse la partita! Ecco, distinguere gli uomini dai bambini: il canestro di Bird e i tiri liberi sbagliati da Magic (si rifarà poi con gli interessi negli anni successivi) e da Worthy.
Difficile chiedere di meglio da una partita di basket........
Ammiravo molto quei Lakers, soprattutto Magic a Jabbar (a differenza di quelli attuali che mi schifano assai, soprattutto il Bistecca) ma ho sempre avuto una notevole antipaia per il gioco e l'esaltazione di Worthy, prototipo del giocatore che si sarebbe purtroppo affermato da fine anni '80 in poi, grande atletismo e poca tecnica e conoscenza del gioco. Pensare che e' stato inserito nei migliori 50 di sempre mi e' sempre sembrata una cosa senza senso.
Serie grandiosa e partita epica. Concordo con tutte le affermazioni di Steve: Boston con le spalle al muro e contro una squadra fortissima dimostro' che la determinazione poteva sopperire ad una situazione all'apparenza senza rimedio.
Gli abbiamo fatto un favore? Mah, di certo quello schiaffone è stato piacevole da vivere e simpatico da ricordare.
Grande Fabio.
Vaccate a parte, tra le cassette che avevo quella di Bird era la più consumata, l'annata 84 erano i minuti più rivisti, il commento di Most sul fadeaway finale di Larry i secondi che hanno scandito il mio tempo libero dell'adolescenza e le ore al playground...
Grazie. Legend & Legend
Purtroppo nel pezzo sull'annata avevo fatto fuori tutte le foto su quelle Finali, a parte alcune (scurissime) pubblicate da Giganti del Basket...
Complimenti per aver scovato la "discrepanza", ti varrebbe almeno 20 punti nel quiz di IAAC!
Cmq un bellissimo articolo e una bellissima partita.
La pagliacciata di Paul Pierce? Vedo con piacere che qualcosa della frequentazione dei forum lacustri è rimasto...che genio quel Pierce, uscire dal campo e perdere un po' di minuti con l'eventualità che la sua assenza gettasse nel panico i compagni solo per rientrare e fare il figo...
Michele come ho gia detto il processo di redenzione è lungo...ed è una cosa lunga per il rispetto di tutti, a me prendere per il bip le persone non piace....
P.S. Il bistecca cmq fa schifo.
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