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La Storia dei Celtics
Problema di Auerbach: Nel campionato 1979/80 i Celtics terminarono la regular season vincendo la Eastern con un invidiabile record di 61 vinte e 21 perse grazie soprattutto all' impatto "monstre" del rookie Larry Bird, ben coadiuvato dai solidi "Tiny" Archibald e Cedric Maxwell. Purtroppo il malconcio Cowens e il volenteroso ma modesto Robey nulla poterono contro i "lunghi" dei Sixers Caldwell Jones e Darryl Dawkins e le difficoltà sotto le plance, per tacere del fenomenale apporto di Julius Erving, costrinsero la truppa di Bill Fitch alla resa in Finale di Conference con un 4-1 che non ammetteva repliche.
Soluzione di Auerbach, semplice e pratica: portare a casa in un sol colpo Parish e McHale.
Fu così che, grazie a un fenomenale incrocio di trades con Detroit e Golden State Boston riuscì a schierare all'inizio di quell' anno un quintetto di tutto rispetto composto da Parish, Bird, Maxwell, Carr e Henderson. Dopo poche partite, in seguito ad un infortunio di Carr ed all' inizio non proprio fulminante dei biancoverdi la coppia di guardie titolari fu rivoluzionata con l'inserimaneto di Archibald e Chris Ford, assetto che non sarebbe più mutato fino all'epilogo.
Considerando che, come accennato in precedenza, in panchina faceva bella mostra un "lungo" ventiduenne di belle speranze di nome Kevin McHale, ecco che le speranze di rivincita parevano fondate su solide basi. In effetti fu una corsa massacrante vissuta sempre gomito a gomito con Philadelphia, 82 partite di una guerra combattuta a distanza per ottenere il miglior record ad Est.
Il calendario beffardo fissò per il 29 Marzo, ultima di campionato, lo "spareggio" tra le due corazzate, con i Celtics a 61 vittorie e i Sixers a 62. La vincente si sarebbe insediata al primo posto nel seeding in virtù del miglior bilancio negli scontri diretti, il che non avrebbe rappresentato solo una mera questione di prestigio: si trattava, nell'ordine di a) Evitare il turno preliminare, b) Non incontrare in semifinale di Conference i rognosissimi Bucks (60 affermazioni in stagione) e, non ultimo, c) avere il vantaggio del campo nella probabile eventualità che ci si ritrovasse ancora faccia a faccia, vantaggio non da poco visto che lo Spectrum nelle ultime 9 occasioni era stato inespugnabile per Bird e soci.
La missione fu mirabilmente portata a termine grazie a una partita difensivamente perfetta e caratterizzata dai 48 punti segnati a braccetto da Bird e Parish. Era il momento di giocarsela ai playoffs da protagonisti.
Phila, dopo aver agevolmente sopraffatto i Pacers si trovò di fronte Milwaukee e, come da pronostico, dovette soffrire le pene dell'inferno per averne ragione, prevalendo solo in gara 7 per un unico, piccolissimo punto (99-98). Situazione ideale per i Celtics che, freschi dello sweep rifilato ai Bulls di Artis Gilmore potevano approfittarne per aggredire i più stanchi avversari. Purtroppo la teoria e la pratica non sempre vanno a braccetto e la serie fu una delle più drammatiche nella quasi sessantennale storia della franchigia, con i Sixers sempre avanti e il Trifoglio all'affannosa ricerca di una dispendiosa rimonta: il Garden fu subito violato al primo assalto con un 105-104 maturato grazie a due liberi di Toney a 2 secondi dalla fine che vanificarono immediatamente il vantaggio del fattore campo. La successiva vittoria (un tranquillo 118-99) non servì a rasserenare l'ambiente: "la maledizione dello Spectrum" aleggiava nell'aria e per raggiungere la finale bisognava sfatarla in qualche modo. Non ci si riuscì in gara 3 (100-110), non ci si riuscì in Gara 4 (105-107) e a quel punto tra gli addetti ai lavori e tra i tifosi erano in pochi a mostrare anche solo una molecola di ottimismo per il buon esito dell'operazione.
Di ritorno a Boston la truppa di Fitch rimise in piedi una partita già persa di puro orgoglio, recuperando 6 punti negli ultimi 2 minuti, ma Gara 6 a Philadelphia prese subito la piega di una resa annunciata: nel secondo periodo i biancoverdi scivolarono fino al freddo del -17, prima di rimontare fino a -11 all'intervallo lungo. Ancora, come in tutti i capitoli precedenti, bisognava provare la rimonta. Da lì in poi fu un assalto all'arma bianca, con i Celtics a risalire la corrente sbuffando e sudando, fino all'apoteosi della stoppata di McHale a Toney sul 100-98 che annichilì definitivamente le speranze dei padroni di casa. Era l' 1 Maggio 1981 e lo Spectrum si inchinò davanti a Bird per dopo due anni e mezzo di assalti infruttuosi, nel momento più importante. Ora tutto era pronto per lo scontro finale che si sarebbe combattuto due giorni dopo nella Beantown.
3 Maggio, dunque, dentro o fuori, ben sapendo che chi avesse portato a casa la qualificazione si sarebbe trovato già con più di mezzo titolo in tasca, dato che a Ovest a spuntarla nel più classico faccia a faccia tra outsiders erano stati gli Houston Rockets di Moses Malone sui Kansas City Kings.
Coach Cunningham schierò il classico Starting Five composto da Darryl Dawkins, Caldwell Jones, Julius Erving, Lionel Hollins e Maurice Cheeks. Fitch rispose con Robert Parish, Larry Bird, Cedric Maxwell, Chris Ford e Nate Archibald. Jake O'Donnell e Darrell Garretson i due arbitri designati.
I Sixers potevano contare su un talento offensivo eccezionale grazie non solo all' MVP stagionale Dr.J ma anche alla mano morbida di un lungo atipico come Darryl Dawkins (ammirato anche in Italia nelle piazze di Torino e Milano) e al tiratore mortifero Andrew Toney, rookie di belle speranze in uscita dalla panchina. Boston, d'altro canto aveva a disposizione la solidità di Maxwell, la classe di Bird e Parish, l'esperienza di Archibald e il fosforo di Ford. Per quanto riguarda le difese, beh, semplicemente, dati alla mano erano le meno perforate della lega.
L'inizio fu molto contratto e dopo un minuto e mezzo di studio toccò a Erving di sbloccare la situazione con un libero messo a segno ma era chiaro fin dalle prime battute che sarebbe stata una battaglia senza esclusione di colpi. I Celtics ci misero un po' a carburare finchè, dopo un errore di Ford dalla distanza fu Bird (e chi se no?) a strappare a Caldwell Jones il rimbalzo offensivo e con movimento serpentesco appoggiare il comodo layup. I biancoverdi partirono molto aggressivi riuscendo a tenere agevolmente botta.
Dopo due minuti un appoggio di Dr. J regalò il 9-6 per gli ospiti ma Maxwell punì dalla media, ripetendosi subito da sotto per il sorpasso (10-9). In questa fase Chris Ford, fisico non eccelso ma IQ cestistico invidiabile, mostrò di soffrire la mobilità di Lionel Hollins, trottolino in grado di creare la superiorità numerica superando di agilità l'avversario diretto. Per fortuna che sotto le plance Bird continuava a fare la voce grossa abbrancando un rimbalzo offensivo dopo l'altro sulla testa dei non certo sprovveduti Dawkins e Caldwell Jones, vanificando in parte ciò che di buono riusciva a combinare lo stesso Dawkins in fase offensiva, compresa l'apertura di contropiede più da guardia che da centro conclusa poi in prima persona per il 15-13 Phila. Dopo la schiacciata di Caldwell Jones del 17-13 Fitch fu costretto al timeout per evitare danni peggiori.
Alla ripresa del gioco Bird dai 6 metri riuscì ad accorciare ma il pallino era ormai passato ai Sixers, come praticamente in tutte le prime fasi di gara dell'intera serie. Parish in apertura non riuscì ad imporsi da par suo, vittima di un inizio un po' pigro che lo portò a sbagliare le prime tre conclusioni cui occorre aggiungere la stoppata in netta parabola discendente per il 19-15 convalidato a Caldwell Jones, inusualmente più efficace in fase offensiva piuttosto che in difesa, proprio lui che fu un indomito intimidatore d'area.
Gli ospiti giocavano in velocità e per i biancoverdi risultava sempre più difficile limitarne le folate offensive. Ci provò Ford con il preciso piazzato del 23-19 ma ora Erving e compagni non sbagliavano più praticamente nulla chiudendo anche a chiave il pitturato anche grazie all' ingresso del "panchinaro" Bobby Jones, difensore di livello assoluto cui fu più volte affidato nella serie lo scomodissimo Larry Bird. Sul finire del primo periodo anche per Boston iniziò il giro dei cambi, con Robey per Parish, ma Philadelphia sembrava aver ingranato la quinta marcia e nonostante un poetico jumper dall' angolo del biondo da French Lick, Bill Fitch, inginocchiato sullo storico asciugamano non potè far altro che osservare accigliato il 31-22 griffato Caldwell Jones, a segno con il semigancio.
La situazione era difficile, oltre a Parish anche Archibald e Ford non erano ancora entrati completamente in partita e il solo Bird non poteva contrastare da solo la potenza di fuoco dei "rossi". Qualcuno doveva prendere in mano la situazione e l'invito fu accolto da Cedric Maxwell: "Cornbread", agonista indomito, prima mise il 31-24, poi consentì un recupero con gran difesa su Erving garantndo ai suoi l'ultimo possesso del quarto, infine sul prosieguo dell'azione si assicurò il rimbalzo offensivo per andare ad appoggiare il 31-26 prima del suono della sirena.
Il secondo periodo riprese come si era concluso il primo, con Maxwell sugli scudi, a segno con il piazzato. Sembrava che la sfuriata potesse essere il preambolo di un cambio di inerzia, anche perchè Robey si dimostrò un vice-Parish all'altezza, con due bei rimbalzi difensivi in stretta successione. Tuttavia una transizione conclusa da Bobby Jones e una schiacciata di Caldwell Jones ricacciarono indietro i biancoverdi.
Nonostante le difficoltà si rimaneva in linea di galleggiamento grazie a una difesa arcigna e ai lampi di Maxwell e Bird sull'altro lato del campo. I cambi di Fitch che provò a dare un po' di riposo al numero 33 schierando un quintetto Parish, McHale, Maxwell, Carr e Archibald non sembrarono sortire effetti, tanto che grazie a due liberi di Toney i Sixers si portarono sul +9 a metà del quarto. Fortunatamente il numero 00 biancoverde iniziò ad entrare in partita anche offensivamente, andando finalmente a segno con un bel movimento concluso con jumper dai 4 metri.
Dall'altra parte, Toney, "Lo strangolatore di Boston" non a caso, continuò a dimostrarsi un cambio in grado di mutare ritmo alla squadra e con due canestri di fila portò in un amen il divario ad 11 lunghezze (45-34). Fu il momento peggiore, con gli ospiti a difendere con grinta e concretezza, un passaggio ben riassunto dalla stoppatona ammollata da Caldwell Jones a un Bird per una volta in difficoltà. Se parlassimo di una squadra "normale" forse ci sarebbe stato di che preoccuparsi, ma fortunanamente quella squadra aveva poco o nulla di "normale" e prima Parish a rimorchio di Henderson, poi lo stesso Gerald accorciarono le distanze costringendo al timeout coach Cunningham. Al rientro fu Ford, mirabilmente lanciato in transizione da Bird direttamente da rimbalzo difensivo, a sancire il -5 (49-44), distacco che i Celtics riuscirono a mantenere fino alla sirena (53-48 Phila).
Dopo 24 minuti la sensazione fu quella di una squadra ospite tutto sommato superiore e le statistiche erano esaustive: i Sixers avevano tirato con il 63%, Boston col 40. Gli uomini di Fitch si tennero a galla mettendoci un superiore agonismo e un' applicazione feroce, come testimoniavano gli 11 rimbalzi offensivi raccolti (a 5) e le sole 5 palle perse (contro 11).
Il terzo periodo ricominciò nel segno dell'ottimismo con i Celtics a continuare la rincorsa: Ford corse in transizione prendendo il fallo sul tentativo di stoppata di Cheeks e mise i due liberi, poi Bird dall'angolo scrisse il -1 (53-52). La battaglia iniziò a farsi dura con i biancoverdi alla ricerca del sorpasso e Philadelphia a respingere l'assalto. A 2 minuti dall'inizio del quarto Bird e Erving viaggiavano pressochè appaiati, rispettivamente a 15 e 13 punti segnati con 6 ribalzi ciascuno e 4 assist a 3 per Larry.
Nel momento più caldo arrivarono però un paio di perse sanguinosissime dei padroni di casa e prima Maxwell, poi Parish regalarono due possessi agli avversari che ne approfittano per alzare il volume guadagnando pericolosamente terreno: prima realizzò Dawkins, poi Cheeks segnò, subì fallo da Robey e infilò il libero, poi sulla discussione che ne conseguì' a Boston venne pure fischiato un tecnico poi trasformato da Bobby Jones...insomma, nemmeno il tempo di raccapezzarsi e ci si ritrovò sul 67-56. Gli ultimi 6 minuti prima dell'ultimo giro di pista consentirono ai padroni di casa di riavvicinarsi fino al -4, grazie a un volitivo Robey (che nel finale venne quasi alle mani con Steve Mix) e al solito binomio Bird-Maxwell.
Ed eccoci all'ultimo giro di valzer, con i biancoverdi ad alzare il ritmo e riportarsi in parità (75-75) con due canestri di Parish, cui fece seguito il 77-75 di Archibald, realizzato dopo un palleggio-arresto-tiro da manuale del basket. Era il primo vantaggio dopo il 10-9 in apertura e il Garden diventò una bolgia, dentro e fuori dal campo, con il boato dei 15320 tifosi a fare da contrappunto alla trance agonistica dei giocatori, ormai simili a pugili intenti a scambiarsi raffiche di colpi: Bird volò a terra per recuperare una palla e sull'attacco successivo Carr fece 79-75. Cunningham, allarmato, rimise celermente in campo Erving dopo un breve riposo e questi fece subito sentire il suo peso, con 4 punti consecutivi a vanificare il tentativo di fuga. Era ormai chiaro che anche questa volta sarebbe stata una battaglia fino al quarantottesimo minuto.
La difesa dei Sixers, nonostante il quinto fallo di Dawkins (ma anche Parish si trovava nelle medesime condizioni) salì di colpi e per Boston la via del canestro si fece improvvisamente impervia, nè aiutò lo 0/2 di Maxwell (comunque già a 18 in carniere). Nonostante il timeot "precauzionale" di Fitch, Bobby Jones e Dr. J in transizione fissarono il punteggio sull' 85-80 a poco più di 7 minuti dalla fine della contesa. I Celtics provarono con il quintetto piccolo senza Parish e Bird, ma l'esperimento partorì il topolino di due liberi di "Tiny", con gli ospiti che grazie a un Erving in gran spolvero si portarono a sette lunghezze di vantaggio (89-82).
A 4.30 dalla conclusione ancora "Cornbread", peraltro forte di un non disprezzabile 78% dalla linea della carità in stagione, fece 1/2 e il popolo del Garden iniziò a temere la sconfitta. Fu a questo punto che, come in altre occasioni ammantatesi di leggenda nel corso degli anni e dei decenni, qualcosa successe nell' "arena" più gloriosa: Boston decise che poteva essere abbastanza e iniziò a difendere in maniera impressionante, coprendo tutti gli spazi, raddoppiando ossessivamente, soffrendo magari un po' a rimbalzo offensivo ma soffocando sistematicamente ogni tentativo degli avversari. Bird suonò la carica rubando palla e servendo Archibald, atterrato da Caldwell Jones. Dopo pochi secondi ancora "The Legend" sporcò un passaggio favorendo il recuoero dei compagni: palla a Parish in post medio e 89-87 servito ad arte.
I Sixers non ci capivano più nulla e a nulla valse il timeout di Cunningham: alla ripresa delle ostilità Phila provò ad imbastire un'azione offensiva ma il tentativo di Dawkins fu frustrato dalla regale stoppata di "The Chief". Una rubata di Archibald a Dawkins aprì la strada al fallo di Erving su Larry che, glaciale, fece 2/2 e servì l' 89-89. I successivi secondi furono l'emblema dell'incredibile agonismo di quella storica partita e la "fame" di vittorie che il giovane numero 33 e i suoi compagni portavano in dote: Dr. J pressato da Larry schiacciò il passaggio per Bobby Jones disturbato da Henderson; Caldwell Jones abbrancò il rimbalzo offensivo, servì ancora il suo capitano ma Maxwell gli toccò la palla; Erving si gettò a terra per recuperarla, così come Bird ed entrambi travolsero Henderson che saltò all'indiero come un grillo, salvo poi proiettarsi in avanti per strappare il possesso agli avversari, ma la palla carambolò fuori per Hollins: il tiro immediato si spense sul ferro scatenando la bagarre tra Parish, Dr.J e Dawkins si gettarono come tigri; la carambola favorì "Legend". In 5 secondi praticamente tutti i 10 giocatori in campo finirono a contatto o a terra.
Ormai si giocava esclusivamente sui nervi e gli attacchi si dipanavano in maniera farragginosa. Fu così che a 1.10 dalla fine il punteggio era ancora fissato sull' 89-89, quando Bird impresse il suo marchio su uno dei canestri più celebri degli anni '80 in biancoverde: l'ennesimo attacco stanziale degli ospiti si spense contro il muro dei Celtics e contro il rimbalzo difensivo del 33 che partì in transizione e con sette palleggi si portò ai 5 metri dal canestro, sull' out sinistro: l'arresto-tiro a baciare il tabellone e poi la retina è storia. 91-89, 1.03 da giocare e pressione tutta sulle spalle di Philadelphia. Ovviamente non era affatto finita e un errore sanguinoso della coppia Carr-Henderson procurò una palla persa e il susseguente fallo dello stesso Henderson su Cheeks. Due liberi a 29 secondi dalla finee chance per il pari, ma Maurice sbagliò il primo.
Alla rimessa i Sixers scelsero di giocarsela fino in fondo senza fare fallo ma la tattica non pagò i dividendi sperati: Carr non riuscì a mettere a segno la conclusione del +3 ma il rimbalzo venne efficacemente contestato da Parish che fece perdere agli avversari altri 3-4 secondi. Alla fine Bobby Jones conquistò il possesso e chiamò immediatamente il timeout a 1 solo secondo dalla sirena. Fortunatamente per il Trifoglio questa volta non c'era alcun Gar Heard a far partire il venefico arcobaleno e Bobby Jones riuscì solo a sparare un missile sulla parte superiore del tabellone. L' invasione di campo fu inevitabile, come fu inevitabile la successiva vittoria in sei gare contro i Rockets. La terza dinastia era ufficialmente iniziata.





Commenti
E poi ricordo dei movimenti che farebbero l'invidia di Perkins e Jermaine O'Neal, nei pressi del canestro...
Una rimonta storica che spianò la strada per il titolo e, come ricordato da Angelo, per la terza dinastia biancoverde.
Su tutto ricordo le parole di Fitch che sotto 1-3 ricordava, a chi lo intervistava, che per vincere la serie una delle 2 doveva arrivare a 4.
Parole scontate ma sotto 1-3 difficili da dire.
STANDING OVATION! sia per questa serie incredibile che per l'articolo di Angelo che mentre lo leggevo tifavo per noi, imprecavo ad una palla persa come se non sapevo gia' quale fosse il risultato...
Grazie Angelo!
Certo che tre squadroni come Celtics, Sixers e Bucks a est non li ricordo ... però, aspettate, quest'anno c'erano Cavs, Magic e ... Celtics! E chi ha avuto la meglio?
Ebbene sì, c'ero anch'io.
Quindi sei più vecchio di quanto pensassi!
No, ho cominciato bambino, vecchiaccio!
Nei momenti piu' difficili e' come se si scatenasse qualcosa di atavico che affonde
a le sue radici in quella fede che e' il filo conduttore di questa franchigia.
E poi mi continuano a chiedere perche' tifo per questa squadra!!!!!!!!
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