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La Storia dei Celtics
I Celtics per tutto l'inverno hanno lottato con gli infortuni, e si sono presentati ai playoffs con il quarto record ad Est, un 48 vinte e 34 perse che rappresenta il peggior bilancio dell'era Russell. In più, sull'altra costa i Lakers sono in forma smagliante, dopo aver aggiunto Wilt Chamberlain al formidabile duo Elgin Baylor-Jerry West. Bill Russell, giocatore e coach del Trifoglio, ha già deciso che questa per lui è l'ultima stagione: non riesce più a trovare gli stimoli giusti per affrontare ulteriori fatiche. Però vuole lasciare con un ultimo squillo di tromba, e nei playoffs sa che i suoi ragazzi dimostreranno di essere i soliti guerrieri.
I primi ad accorgersi che Boston è ancora viva sono i Sixers che a fine marzo vanno immediatamente sotto 3 a 0 e riescono a vincerne solo una, nonostante in regular season si fossero piazzati al secondo posto nella Division con ben sette gare di vantaggio sui biancoverdi. Poi sono i Knicks a rimanere a bocca aperta di fronte all'imprevista freschezza di Russell e compagni. La serie è più combattuta e si risolve per un punto nella sesta partita, preparando il palcoscenico all'ennesima sfida tra Celtics e Lakers. Ma dove in passato la franchigia del Massachissets aveva quasi sempre potuto godere dei favori del pronostico, nei playoffs del 1969 gli addetti ai lavori vedono gli "angeleni" come i futuri dominatori della serie di Finale. E come dargli torto? Il "trio delle meraviglie" Chamberlain-West-Baylor fattura oltre 71 punti e 36 rimbalzi a partita, mentre l'età degli avversari sembra un fattore critico. Eppure in qualche modo la serie parte in modo incredibilmente equilibrato. Le due squadre si aggiudicano le tre partite interne, con i Celtics ad evitare l'1 a 3 grazie ad una palla miracolosa: sull'88 a 87 per i Lakers a 15" dalla fine, Bryant ruba palla ai californiani e vede Sam Jones uscire da un blocco di Howell. Gli passa la palla ed il 36enne tiratore, nonostante scivoli al momento del caricamento, riesce ad indirizzare il pallone giusto a canestro. La sfera picchia sul primo ferro, poi sul secondo, si innalza per poi ricadere nel canestro con l'88 a 87 della vittoria. I Lakers però mantengono il "servizio" in casa, e nonostante i miracoli del Trifoglio al Garden, si arriva alla settima partita che una volta tanto viene giocata al Forum di Los Angeles.
Qui, l' owner Jack Kent Cooke, vista l'imbattibilità interna dei suoi, procede con i preparativi per il trionfo, e fa stampare dei volantini in cui racconta che dopo la sirena finale, la banda di University of Southern California suonerà "Happy Days Are Here Again", che i tre "assi" della squadra verranno chiamati al proscenio a centrocampo mentre lo champagne scorrerà a fiumi e cinquemila palloncini gialloviola con la scritta "World Champion Lakers" verranno lasciati cadere dalle volte del Forum. Havlicek trova uno di questi volantini, lo porta ad Auerbach e questo è tutto ciò di cui Boston ha bisogno per accendere ancor di più l'orgoglio di campioni in carica. Cooke forse dimentica che quei Celtics, in partite decisive di una serie, hanno un record di undici vittorie e zero sconfitte. Solo venticinque anni dopo un allenatore vincente griderà ai microfoni "never underestimate the heart of a champion", ma se c'è una squadra nella storia dell'NBA che merita quella frase, sono proprio i Celtics del 1969. "Hondo" sa che se i biancoverdi possono correre, le cose si semplificano: "Spesso non tutti correvamo perchè eravamo più vecchi e ci stancavamo facilmente, ma la chiave per la vittoria era quanto riuscivamo a correre. Così dissi a tutti di darmi la palla, perchè non avrei fatto altro che correre, e li avrei sfidati a venirmi dietro". E la cosa sembra funzionare mentre gli ospiti prendono un insperato vantaggio, portandosi avanti di 3 punti a metà gara sul 59 a 56. In apertura di terzo quarto i Lakers pareggiano a quota 60, ma poi si inceppano e sbagliano 15 tiri consecutivi. Grazie alle corse di Havlicek, alla precisione di Sam Jones ed all'agilità di Emmette Bryant (alla fine conterà 20 punti), il vantaggio raggiunge la doppia cifra.
A soli 12' dalla fine Boston è incredibilmente avanti per 91 a 76: a questo punto la stanchezza è il principale avversario. Dopo un canestro-lampo di Hawkins, Jones insacca una difficile sospensione dal fondo superando le infinite braccia di Chamberlain, e siamo 93 a 78. L'ultimo periodo è iniziato da soli 51" quando Sam Jones commette il suo quinto fallo ed è costretto ad uscire per lasciar spazio ad un Larry Siegfried in giornata no al tiro. Una penetrazione di Baylor porta il punteggio sul 94 a 80: i Celtics però non stanno a guardare e sulla rimessa Russell è velocissimo e va a schiacciare un pallone al bacio alzato da Siegfried. Il prezioso arresto e tiro di Bailey Howell da il massimo vantaggio sul 98 ad 81, ed a 10' e 3" dal termine gli risponde il classico "finger roll" di Chamberlain sul quale Russell, gravato di 5 falli, decide di non rischiare la stoppata. Dieci secondi dopo con un arresto e tiro frontale Bryant regala il centesimo punto ai biancoverdi, ed è qui che questi cominciano a disunirsi mentre i Lakers provano l'ultimo assalto. West segna dall'angolo destro, insacca un libero sul fallo di Siegfried, e completa con un tiro dall'angolo sinistro un 5 a 0 che costringe Russell a chiamare timeout ed a far rientrare Jones sul 100 a 88 con poco meno di otto minuti da giocare. Chamberlain cattura un rimbalzo in attacco e subisce il fallo di Havlicek, segnando un solo libero, mentre sul capovolgimento di fronte è lo stesso Hondo a subire un intervento energico da parte di Tom Hawkins, e a centrare il libero del 101 ad 89. Poi West riceve in lunetta da Chamberlain, finta e parte in palleggio. Sam Jones non riesce ad evitare il sesto fallo ed è costretto ad uscire quando sul cronometro mancano 7 minuti alla fine. West infila il tiro libero del 101 a 90, e dopo un errore di Bryant, Baylor colpisce da fuori per il 101 a 92.
Havlicek è visibilmente il meno stanco tra i Celtics e regala un po' di respiro alla sua squadra centrando il bersaglio con una sospensione stilisticamente perfetta a sei minuti e mezzo dalla sirena finale. Ancora West si fa beffe di Siegfried, tirandogli in faccia per riportare i Lakers a -9, ed è a quel punto che accade un episodio decisivo della partita: sull'errore di Hondo, Chamberlain salta più in alto di tutti, carpisce il rimbalzo e subito dopo aver passato la palla a "Mister Logo" si ferma, dolorante. Baylor sbaglia dall'angolo, Russell fagocita il rimbalzo, i Celtics cominciano ad attaccare mentre "The Stilt" si massaggia il ginocchio destro. Havlicek fallisce una conclusione dalla media, e Wilt cattura il pallone per poi chiamare timeout e chiedere la sostituzione a 5' e 29" dal termine. E' la svolta di un'amicizia: Russell e Chamberlain erano stati rivali ma anche amici, al punto da invitarsi reciprocamente a casa a cena quando l'altro era in trasferta, ed il numero 6 del Trifoglio non perdonerà mai all'avversario di avergli tolto il piacere della lotta uno contro uno negli ultimi cinque minuti e mezzo della carriera.
Ma proprio nell'uscita del loro centro i Lakers trovarono la forza per reagire e dimostrare di essere una grande squadra: quattro punti di West e siamo 103 a 98 Boston. I biancoverdi sbagliano ancora e vengono puniti dalla legge dell'ex quando Mel Counts, il centro di sette piedi entrato al posto di Chamberlain, spara un "jump" frontale che trova solo nylon. Intanto Wilt chiede di rientrare, ma coach Van Breda Kolff fa orecchie da mercante, soddisfatto dell'apporto fornito da Counts, e forse un po' risentito per il comportamento del suo asso: chi vorrebbe uscire dal campo negli ultimi minuti di una gara 7 di Finale? Dopo una serie di errori da entrambe le squadre, a 3'07" dalla fine è ancora Counts e realizzare la sospensione che porta i Lakers a -1, 102 a 103, e l'inerzia è tutta per i padroni di casa. Sull'errore di Russell (solo 2 su 7 nella sua gara di addio) i californiani hanno l'occasione di passare in vantaggio, ma Baylor conferma la sua serataccia (8 su 22) e spreca. Havlicek sbaglia un libero concedendo un'altra opportunità ai gialloviola: questa volta Siegfried è un gatto che si acciambella sulla palla rubata a West e poi la passa a Bryant. Niente da fare, in questa fase le difese hanno il sopravvemto e West si piazza sulla linea di Don Nelson subendo lo sfondamento e procurando ai padroni di casa la terza occasione per passare avanti. Keith Erickson non ne cava niente di buono, però, perchè anche quando i Celtics hanno problemi in attacco, la loro difesa riesce sempre a mantenerli a galla.
Manca 1'17" quando Hondo cerca spazio sul lato destro del campo, non lo trova e torna indietro. Erickson riesce a devirgli la palla che, imbizzarrita, finisce in lunetta dove per caso sta transitando Don Nelson. Nelson la raccoglie e lascia partire un tiraccio: "E' il tiro più fortunato della mia vita - dirà poi il numero 19 - l'ho fatto partire troppo forte perchè avevo paura che scattassero i 24". La parabola, con Chamberlain a guardare in panchina, finisce sul secondo ferro, si impenna quasi alla fine del tabellone, e ricade nel centro del canestro. E' 105 a 102, i Lakers sprecheranno ancora due occasioni con West e Counts per tornare ad un possesso di distanza, ma la sfida ormai è decisa. Siegfried dalla lunetta fa 107 a 102, poi Havlicek mette la partita in ghiaccio con un altro tiro dalla lunetta. I due liberi di Baylor e ed il canestro a tempo scaduto di Johnny Egan possono solo dare al risultato la sua forma finale, ma la sostanza non cambia: Boston è campione per l'undicesima volta. Sam Jones esce dal campo con un asciugamano a mo' di turbante, i palloncini di Jack Kent Cooke, intanto, restano lassù in alto, la banda di USC rimane silenziosa mentre il pubblico sciama in un silenzio irreale.
Negli spogliatoi Bill Russell, commosso, rimane senza parole davanti alle telecamere della ABC per l'ultima volta, e poi si tira vicino l'amico "Hondo" in quello che è un simbolico passaggio di testimone. Nell'altro spogliatoio tra coach Van Breda Kolff e Chamberlain volano parole grosse: l'allenatore verrà esonerato di lì a poco per non aver fatto rientrare in campo il suo centro titolare. West, MVP della serie finale, mostra sul volto i segni dell'ennesima delusione patita a causa dei biancoverdi. Il premio come miglior giocatore dei playoffs si rivelerà l'ennesima beffa involontaria, quando gli porteranno l'automobile messa in palio: è colorata di un bel verde Celtics. Fino all'ultimo giorno di vita, Auerbach indossò solo uno dei 16 anelli vinti come coach o general manager: quello del 1969. "E' il più leggero di tutti" diceva, ed a chi gli chiedeva se fosse più leggero dei palloncini del Forum, rispondeva con uno sbuffo di fumo del sigaro e con una risata.





Commenti
A fine partita, Russell dimostrò tutta la sua grandezza, entrò nello spogliatoio dei Lakers dove c'era un Jerry West totalmente distrutto lo abbracciò senza che nessuno dei due dicesse una parola e uscì dallo spogliatoio.
La più grande dinastia dello sport professionistico americano fini quel 5 maggio, nel migliore dei modi.
questa non la sapevo. mi ha messo i brividi. che UOMO Russell
E' cosi' che nasce una leggenda e l'amore per questa squadra che in tutti noi non e' mai scemato neanche in 20 anni di delusioni dagli anni '80 ad oggi.
ma per favore...primo,come in tutte le storie di uno sport il primo numero è sempre per la squadra + titolata...secondo dovevano dire "la STORIA dei Los Angeles Lakers e non la "LEGGENDA" perchè di "LEGGENDA" c'è n'è una sola e quella è "LA LEGGENDA DEI BOSTON CELTICS"!!!
Degna chiusura della Dinastia; mi mancherà molto scrivere e leggere degli anni '60...Fabio, Angelo, non è che potremmo inventarci qualche "balla" per far continuare questo glorioso periodo?
1) La preseason del 1962
2) I meriti della dieta a punti nei trionfi degli anni 60
3) Tutte le vacanze a Loano di Sam Jones negli anni 60 sotto il falso nome di Gianni Rivera e il tragico qui pro quo conseguente.
PS: messaggio cifrato: Tanto a quanto dicono taluni "è troppo facile scrivere la cronistoria". In effetti io a buttar giù un articolo storico ci metto dai 15 ai 20 minuti: un paio a documentarmi, un altro paio a scrivere quei 20000 caratteri di robaccia (3-4 volte una preview standard), altri 5-6 per i vari controlli di statistiche, curiosità varie della lega in quell' anno...ancora più facile se si tratta di una biografia come quella di Cousy. Poi arriva l'inutile lavoro di Fabio che corregge il tutto (30-40 secondi), sottolinea a caso un paio di cose e mette 2 misere foto che chiunque ha a casa... Ma sono certo che altri sarebbero molto più bravi di me o di voi, e poi purtroppo non avrò mai la capacità di giudicare severamente il lavoro altrui. Io quello lo rispetto comunque e non sarei mai capace di utilizzare queste pagine per sminuire i meriti di persone che impiegano il loro tempo gratuitamente per fare informazione, anche se si sono scelte strade diverse. Fine messaggio cifrato.
Scherzi a parte, lascia perdere i discorsi sul rispetto. Ricordo il "padrone del vapore" che veniva a prendere in giro nella stagione delle 24 vittorie (a proposito, quanto stanno i Warriors? ;)
Evidente il "dissing" fa parte della linea editoriale.
un gruppo con una fame di vittoria così e con una mentalità vincente come quello del '69 (e in generale come quello dell'intera dinastia), è veramente qualcosa di unico e forse irripetibile.
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