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Adesso è il GM dei Celtics, ma c'è stato un tempo in cui Daniel Rae Ainge era un giocatore NBA e pure piuttosto buono. 668 partite giocate indossando il numero 44 tra regular season e playoffs, oltre 7,000 punti realizzati con quasi il 39% da tre punti... niente male.
Nella fotografia sta aspettando di rientrare a in campo, seduto vicino alla riga mediana del parquet incrociato. Sembra piuttosto tranquillo, mentre alla sua sinistra si intravvedono la gomitiera e la scarpa di un altro grande del passato, Robert Parish...





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Come giocatore mi piaceva moltissimo, anche se a volte mi dava l'idea del "fratellino": non vuoi che nessun altro lo tocchi, ma ogni tanto ti vien voglia di allungargli uno scappellotto...
Non v'è dubbio che come giocatore prima e come dirigente poi (senza dimenticare l'allenatore) è un personaggio che fa discutere così come lo sono tutti quelli che quando la palla scotta hanno il coraggio e l'incoscenza di prendere il tiro invece di passarlo.
Vogliamo dare dei voti (1-9):
giocatore 7
allenatore 7
dirigente 8,5
e per avere un termine di paragone piazzo lì anche i voti a colui che portava una maglia simile (=44-11) ed ha fatto lo stesso percorso:
giocatore 9
allenatore 7,5
dirigente 7
E comunque quella peste di Ainge (Fabio, come erano le storie con Auerbach sulle partite a carte di un mormone?) riuscì a imporre la sua personalità in quel gruppo per nulla facile.
Faccio presente che nel 2007 ha ribaltato una squadra di giovani speranze in una squadra che poi ha vinto il titolo, portando a Boston 2 futuri Hall of Famer, in cambio di alcuni giovani di belle speranze di cui nessuno ha fatto neppure l'All Star Game in seguito, anzi dirò di più in quella famosa estate l'unico giovane che in seguito è andato all'All Star Game se lo è tenuto ossia Rondo.
Anche al draft la percentuale di scelte giuste di fronte a quelle sbagliate è ottima, anche se nei draft 2008 2010 e 2011 si poteva fare meglio, io notoriamente nel 2008 facevo il tifo per Charlmers e Chris Douglas Roberts, uno è titolare e uno non è più in NBA, nel 2010 non avrei preso Bradley ma tifavo per James Anderson (che però anche lui fatica a emergere). Allo scorso draft pur essendo presto per giudicare JJJ, io e lo scrissi subito Brooks me lo sarei tenuto, anche perchè non pensavo onestamente che uno che al college era un attaccante di quel peso potesse andare così così in basso.
Mi è piaciuto poco anche nelle scelte di Wilkox e Dooling, due giocatori che secondo me hanno una incidenza molto minore ai numeri che avevano la scorsa stagione, e per di più li ritengo poco funzionali al nostro gioco.
Però sono dettagli di fronte ad un lungo elenco di scelte da applausi (non sottovaluterei Sheed nel 2009, perchè per quanto cazzone, fu decisivo nei playoff per arrivare ad un soffio dal titolo.
Credo che "il bello" per Ainge deve venire, è chiaro che tra la deadline di marzo e la free agency estiva sarà chiamato a rifondare di netto i Celtics probabilmente in un colpo solo e con un mercato che offre pochi nomi di spicco, ma lui è bravissimo a vedere trade e firme dove nessun altro pensa, come quella del Sign & Trade di David West (che in principio dichiarò di voler giocare ai celtics perchè gli avrebbero offerto la possibilità di vincere il titolo).
Vediamo, è chiaro che comunque vada il prossimo mercato rimane un grande GM, ma proprio per questo mi aspetto da lui che rimetta i Celtics subito in lotta per i quartieri alti della Lega.
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