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Game #24 Boston Vs Charlotte
Tiè, Rosario Chiachiaro! :o
di Zio Trifoglio
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GUAI A GUAYNABO?
Antoine Walker ha firmato per i “Guaynabo Conquistadores” della lega portoricana BSN. Vestirà i colori blu ed argento della squadra allenata da Rafael Torres, ed al suo fianco potrà contare sull’ex-Chicago e Tel Aviv Marcus Fizer e sui suoi 40 tatuaggi. Qualcuno ha ipotizzato che “Toine” abbia accettato le offerte dei “Conquistadores” perché ha bisogno di denaro per ripianare i debiti contratti al tavolo da gioco: siccome anche Fizer non è nuovo a problemi con la legge sarebbe consigliabile che il duo evitasse incontri con la suscettibile polizia locale. L’optimum sarebbe riuscire a vincere un titolo contro i campioni in carica, i “Bayamon Vaqueros” allenati dal bravo Julio Toro...del resto come poteva chiamarsi l’allenatore dei “Vaqueros”, che in spagnolo significa “cowboys”? Vamos, Antoine!
SUPERBABY
Una folta rappresentanza dei Celtics si è ritrovata a casa di Ray Allen per seguire il Superbowl. Nella serata conviviale la parte del leone l’ha fatta Glen Davis originario della Louisiana ed accanito tifoso dei New Orleans Saints. Il “Bambinone” in più occasioni ha ruggito “Who dat?”, il grido di battaglia che ha accompagnato la fortunata stagione dei giocatori gigliati. Per chi non abbia dimestichezza con tale espressione, ricorderemo che trae le sue origini dagli spettacoli di “vaudeville” e “burlesque” di fine Ottocento, e che da una ventina d’anni viene usata dai tifosi di New Orleans: "Who dat? Who dat? Who dat say dey gonna beat dem Saints”? (Chi ha il coraggio di dire che i Saints perderanno”?). Quest’anno, nessuno ovviamente. Anche se è "solo" il primo titolo nazionale, per loro.
E’ IMPOSSIBILE DA SPIEGARE
Nell’allenamento del lunedì prima della partenza per la trasferta con gli Hornets, i Celtics hanno lavorato duro. I giornalisti poi si sono gettati a pesce su Glen Davis che, oltre ad essere “in odore” di scambio, è notoriamente tifoso dei Saints freschi vincitori del Superbowl. Davis è sembrato stranamente quieto e pure un po’ confuso, viste le dichiarazioni in stile “yogiberriano”: “The Saints did a great job of getting the job done” (I Saints hanno fatto un ottimo lavoro nel portare a termine il lavoro”). Vedendo le facce perplesse dei reporter, ha perciò aggiunto: “E’ impossibile da spiegare". Ce ne siamo resi conto, “Big Baby”.
BAMBINO PARADE
E volevate che un nativo di Baton Rouge che si trovava “per caso” a New Orleans nel “Saintsgiving Day” non partecipasse alle celebrazioni per la vittoria della squadra locale nel Superbowl? Se poi aggiungiamo la vicinanza con carnevale – che di là è chiamato “Mardi Gras”, subito modificato “Lombardi Gras” – ecco che era praticamente impossibile pretendere che “Big Baby” si concentrasse sulla partita con gli Hornets, evitando di ballare “When the Saints Go Marchin’ In”. Anzi, ai 500,000 partecipanti si è unito pure Rajon Rondo nonostante le temperature fossero appena sopra lo zero.
DIS-KARMATI
“Doc” Rivers sperava che i festeggiamenti per la vittoria dei Saints potessero risvegliare nei Celtics il ricordo di quelli per il titolo 2008: “Sono contento che i ragazzi abbiano potuto vedere la parata. Karma. Abbiamo visto quella di New Orleans e speriamo di meritarne una anche noi”. Poi sono scesi in campo ed hanno perso con gli Hornets.
TRICK SHOT
Rajon Rondo è stato invitato alla gara di “H-O-R-S-E” in programma all’All Star Game. Per chi è così giovane da non conoscere questo gioco: uno dei partecipanti propone un tipo di tiro (esempio: “tiro di spalle dalla lunetta, colpendo il tabellone”) e poi lo esegue. Se segna, gli avversari devono ripeterlo e se sbagliano ricevono la “H” – prima lettera di “H-O-R-S-E” - di penalità; se sbaglia, tocca ad un altro partecipante proporre il suo tiro: vince che fa completare la parola a tutti gli avversari. Bene, a Dallas è in programma la seconda edizione di questo gioco che l’anno scorso vide la vittoria di Kevin Durant, e Rondo aveva intenzione di allenarsi su alcuni tipi strani di conclusione. “Non ho avuto molto tempo per allenarmi”, ha ammesso il numero 9. Lo so che questo è un “junk shot” un po’ “telefonato”, ma visto il suo 59% stagionale dalla lunetta, forse sarebbe il caso che Rajon si concentrasse un po’ di meno sui tiri strani ed un po’ di più su quelli liberi.
CARRAMBA, CHE PARTITA
Ai più accaniti amanti della Storia Celtics, il nome di Glenn McDonald fa “vibrare i sensi di ragno”. Sì, Merendi, in seconda fila, ho visto che ha alzato la mano e vuole rispondere. Glenn McDonald è – assieme a Jim Ard – uno degli eroi del terzo supplementare del “Greatest Game Ever”, quella gara 5 delle Finali 1976 che è scolpita a caratteri d’oro nella storia dell’NBA. Glenn non si aspettava di entrare in campo, ma quando coach Heinsohn gli disse “fai correre i Suns”, si tolse la tuta e segnò sei (decisivi) punti in 63 secondi. Bene, un paio di settimane fa il Boston Globe ha raccontato la sua storia, simile a quella di tanti altri come lui: padre che lascia la famiglia, bambino che cresce da solo. Dopo anni di ricerche Glenn è riuscito finalmente a ritrovare il padre che non aveva mai conosciuto. Ha chiamato una casa di riposo di Topeka, Kansas, ed ha detto all’anziano che gli hanno passato al telefono: “Penso che tu sia mio padre”. Dopo un veloce confronto tra le due storie, l’anziano ha convenuto che sì, Glenn era suo figlio. Hanno parlato un po’ ed il vecchietto gli ha confidato di amare il basket college:
- “Hai mai seguito le partite di Stanford? Tuo nipote giocava per Stanford”.
- “Michael McDonald e tuo figlio”?
- “Michael McDonald è tuo nipote. Ti piace l’NBA? Hai mai visto la gara del triplo supplementare”?
- “Come no, Boston-Phoenix, la più bella partita di sempre”.
- “Ricordi il tipo che uscì dalla panchina, Glenn McDonald? Ero io, papà”.
E spuntano le lacrime: Carràmba, che partita...
NON APRITE QUELLA PORTA
Lunedì 1 marzo segnerà il decimo anniversario di un momento che è entrato di prepotenza nella leggenda dei Celtics...ma – mi si passi il termine quanto mai calzante - dalla porta posteriore. Dopo che Vince Carter aveva trafitto i suoi Celtics con un tiro all’ultimo secondo, spingendo i tifosi dell’allora Fleet Center a manifestare la loro...impazienza con sonori "boo", il coach/GM Rick Pitino si lanciò in un’accorata difesa del suo lavoro, accusando i fan di essere troppo negativi: “Larry Bird non entrerà da quella porta, cari tifosi. E nemmeno Kevin McHale e Robert Parish. E se vi aspettate che lo facciano, quelli che vedrete saranno atleti vecchi ed incanutiti. Ciò che avete è una squadra giovane ed eccitante che lavora duro e che migliorerà”. Migliorerà? Dal 20 marzo al 7 aprile i Celtics incocciarono in una serie di 10 sconfitte consecutive per poi chiudere la stagione a 35 vittorie e 47 battute a vuoto.
E le cose sarebbero addirittura peggiorate fino alle dimissioni del coach nel gennaio 2001, dopo che i Celtics “giovani ed eccitanti” nei quasi quattro anni del suo regno avevano vinto solo 102 delle 248 gare disputate senza nemmeno sfiorare l’accesso ai playoffs. Forse perché invece di Bird, Parish e McHale Pitino “da quella porta” aveva fatto entrare Jerome Moiso, Dwayne Schintzius e Chris Herren…
RIDER ON THE STORM
Visto che stiamo parlando di “Rick the Slick”, andiamo un po’ più sul privato: ma nonostante si chiami “Junk Shot”, questa è una rubrica che preferisce evitare le “marrazzate”, ed allora non aspettatevi i particolari sui suoi amorazzi extraconiugali, amplessi su tavoli da ristorante con contorno di ricattone finale. Ecco perchè al povero Rick, siccome “Success Is a Choice” (dal titolo di un suo libro) ma “la figura da pirla è un’opzione”, risparmieremo la complicata telenovela del suo boccaccesco rapporto con la signora Karen Cunagin Sypher, per concentrarci su un’altra sua passione decisamente meno pericolosa: quella per le corse di cavalli. Tali sono il suo amore per i purosangue e la sua disponibilità economica che negli anni ’90 comprò una scuderia e la battezzò “Celtic Pride Stable”, con tanto di fantini in biancoverde e simpatici trifoglioni. Decente successo soprattutto di un cavallino di nome A.P. Valentine, ma nel frattempo le cose a Boston cominciano a degenerare, ed ecco che Rick è costretto ad abdicare dal trono che aveva sottratto a Red Auerbach. Urge cambio del nome della scuderia che improvvisamente – se abbinato a “Rich Rick” - è diventato sinonimo di sconfitta, ed il coach decide di ribattezzare “Ol’ Memorial Stable”, in onore del campo da golf che fa mostra di sé a Hillsborough County. I colori cambiano, si passa al blu, bianco ed oro, e Pitino dichiara: “Peccato, avrei voluto rimanere ai Celtics fino alla fine della mia carriera di coach”. Ma anche no, Rick.
Nel consueto spazio dedicato ai Celtics del passato, andiamo a trovare quelli che abbinavano il tiro a canestro con il tiro a bersaglio… se Gilbert Arenas ha fatto notizia per un disinvolto atteggiamento da “pistolero”, anche i Celtics in passato hanno avuto le loro storie di cowboys mancati.
Il primo fu decisamente Clyde Lovellette, centrone dall’Indiana che amava portarsi in trasferta due Colt .45 e che davanti ad uno specchio si esercitava in mutande e cinturone per migliorare la sua velocità d’estrazione dalla fondina. Ma erano altri tempi, allora la legge chiudeva un occhio… non lo chiudeva più nell’aprile del 2007 quando “Bassy” Telfair venne fermato a bordo del suo Range Rover sul quale venne rinvenuta una calibro .45: arresto immediato e cessione estiva ai Minnesota T’wolves. Ma Telfair è un’educanda delle Paoline a confronto di Marvin Barnes, al quale ad inizio anni Settanta era stato appiccicato il calzante soprannome di “Bad News”. Nell’ottobre del 1977 Barnes venne arrestato all’aeroporto di Detroit perché il metal detector aveva rivelato la presenza di una bella pistolona nel bagaglio a mano. Un anno di galera poi ridotto a cinque mesi.
Quella era solo l’ultima di una serie di idiozie: al liceo si era reso responsabile di un furto su un autobus della città di Providence senza rendersi conto che forse non era il massimo andare a rubare indossando un giubbino con le scritte “State Champion” e “Marvin”. Poi, all’Università di Providence si era vendicato di un paio di gomitate del “compagno” Larry Ketvirtis aggredendolo con un crick, ed una volta passato professionista nelle file dei St.Louis Spirit dell’ABA aveva cominciato a far uso di droghe. Quando arrivò ai Celtics nell’agosto del 1978 era solo l’ombra del campione che aveva duellato alla pari con i migliori atleti dell’ABA, e la sua “amicizia” col trafficante Paul Hindelang lo aveva messo nel mirino delle agenzie governative. Ebbe comunque il tempo di battere un record: fu il primo (ed unico, se Dio vuole) Celtic a sniffare cocaina durante una gara, in panchina, asciugamano sulla testa mentre Don Chaney si allontanava inorridito. Quando poco tempo dopo alla porta del suo appartamento bussò l’FBI, “Bad News” capì che era il caso di “cambiare aria” e se la svignò da Boston in gran segreto: 38 partite, 8.1 punti e 4.7 rimbalzi nella disgraziata stagione 1978 dei Celtics, quella delle 29 vittorie e 53 sconfitte. Nella sua carriera, “Cattive Notizie” ha totalizzato sei anni di basket pro e sette anni di carcere: un mito. Senza contare le decine di visite a centri di recupero tossicodipendenti, l’ultima delle quali tre anni fa dopo esser stato “pescato” con un sacchetto di “polvere bianca” e condannato agli arresti domiciliari. Tra le centinaia di frasi ad effetto di cui si è reso protagonista, quella che forse raggiunge lo zenit del “Marvin-pensiero” venne pronunciata quando Barnes si rese conto che, per il gioco dei fusi orari, l’aereo della squadra sarebbe atterrato un paio di minuti prima dell’ora di partenza: “Non salgo su nessuna dannata macchina del tempo”. Ed affittò un’automobile.




Commenti
Purtroppo non riesco proprio a stare “vicino” alla squadra come vorrei, ma ci sono con lo spirito.
Ecco, per rimanere in tema, sarà una banalità, ma quello di cui abbiamo bisogno (forse più di una qualsiasi trade spaziale) è di ritrovare lo Spirito Celtic, quell’Ubuntu che ci ha regalato l’anello dopo decenni di sofferenze.
Concludo questa breve "apparizione" con il borsone accanto alla porta, ho una partita tra circa un’ora (non proprio dietro l’angolo), con un caro saluto a tutti.
Stringiamo i denti ragazzi!
Let’so Go Celtics!
Miri
Io ero già contrario al suo arrivo perchè il basket che praticava a Kentucky è improponibile in NBA, e ci sono voluti i peggiori tre anni e mezzo della storia dei Celtics per capirlo. Poi magari se pescava Duncan creava una dinastia, ma con i se e i ma non si scrive nessuna storia.
E se come allenatore aveva fallito su tutta la linea, come Gm ha fatto pure di peggio, la scelta di Moiso, Billups ceduto pochi mesi dopo averlo scelto alla tre, senza neppure provare a capire se fosse buono o meno. si salva per aver scelti Pierce, ma non scegliere Pierce alla 10 di un draft sarebbe stato troppo persino per lui.
In questa speciale classifica dei Celtics che mi hanno fatto incazzare di più Pitino è incalzato da vicino da Anotine Walker, uno dei talenti più sprecati di sempre nella lega, Toine poteva essere uno dei lunghi più dominanti degli ultimi tre lustri, aveva tutto per essere un fenomeno, sapeva tirare, sapeva passarla, andava forte a rimbalzo, volendo sapeva anche difendere, il problema è che lui ha sempre concepito il basket come un lui contro tutti anzichè come un gioco di squadra. Peccato perchè a livello di talento non aveva molto da invidiare a gente come Webber Nowitzki etc etc.
E sempre in questa classifica rinviene forte in acqua 3 Glen davis, uno che ormai vive il basket come un simpatico passatempo, uno a cui dell'ubuntu non gliene può fregare di meno, uno che io spero di cuore venga spedito altrove entro giovedì, perchè al di la del talento, lui con i Celtics c'entra come il "cavolo a merenda".
ps: non ti offendere,scherzavo! comunque molto divertente questa rubrica.
Marvin Barnes, anche, è stato un grande talento sprecato, come tanti altri nella lega e quegli anni '70 sono stati davvero un mondo molto diverso dall'attuale.
Pitino e Davis? Coppia incredibile, ma il secondo ha pur sempre qualche attenuante in più (età e formazione di vita complessiva) rispetto all'esperto e pagatissimo Rick, il quale è riuscito ad affossare per qualche anno la nostra rinascita: provate a immaginarvi cosa avrebbe fatto Ainge con le scelte che ha avuto a disposizione Pitino!
Grazie Fabio per questo 1.1
Oltre alla usuale maestria dialettica, mi complimento perchè dopo qualche puntata dei "Garbage Time" che avevo pubblicato in altri lidi ho capito quanto sia difficile trovare settimanalmente nuovi spunti per stendere una raccolta abbastanza interessante di notizie: occorre tempo per informarsi, scrivere e nel frattempo cercare di servire il tutto con il dovuto senso dell'umorismo, che è la cosa più difficile.
Complimenti ancora.
PS: Portorico mi ricorda i vecchi telefilm "di poliziotti" made in USA, dove tutti gli spacciatori, i papponi e i faccendieri venivano da lì...e quale miglior destinazione per un vecchio filibustiere come ze ginius???
quanta carne al fuoco...avevo letto di Toine (di cui ricorderete il mio sfoggio della maglia al meeting). Talento del basket se ce ne era uno...finale di carriera tra debiti di gioco, sovrappeso, Portorico...idolo....sempre con noi
Big Baby...non nascondo l'enorme fastidio provato anche da Leo su questo giocatore tanto talentuoso quanto irritante...possibilita' di vederlo dopo il 18 a Boston? secondo me pochine...
Pitino....calamita' naturale abbattutasi su Boston seconda solo al suo successore nel ruolo di GM Wallace...uomo che a detta di molti e' stato la rovina del suddetto Antoine che si e' deciso con lui di essere il piu' grande tiratore dagli spogliatoi della lega....avesse preso Duncan se non altro sarebbe stato l'iniziatore di una dinastia...e invece e' riuscito a prendersi Billups e spedirlo via subito (certo Wallace nel 2001 non fece meglio con Joe Johnson e li' il GM di Memphis fece anche peggio di Pitino visto che in Johnson il talento si vedeva eccome fin dall'inizio....). Beh...meglio dimenticare....il presente non e' certo buono ma il passato fa venire decisamente i brividi...
Barnes...della serie...differenza tra un pazzo vero come questo e un bambinone bischero come Arenas...comunque grande personaggio
Toine e Fizer a Portorico.....sembra un ottimo incipit per una sceneggiatura di un film di Tarantino!
che storia incredibile quella di Glenn McDonald che incontra suo padre.....
su Pitino mi astengo per non farmi salire la pressione.....
Bad News era il prototipo perfetto del giocatore ABA della prima metà anni '70, uno "squilibrato" in una lega di mattacchioni; tra l'altro visto svernare (per poco) a Trieste all'inizio degli anni '80.
Ed ecco che anche il grande realizzatore e grande "tombeur" dell'Hurlingham si rovinò la carriera con quella polverina bianca. Ma che giocatori di basket: come tecnica individuale Barnes ancor oggi si mangerebbe il 75% dei lunghi NBA.
questa non la sapevo!
immagino che ne abbia fatte tante da poterci scrivere un libro....
Dai filmati che ho visto (a da come ne parlava Superbasket all'epoca) doveva essere veramente un giocatore eccezionale; avesse avuto un filo di testa......
Pitino per me rappresenta il periodo forse più negro della storia dei Celtics, quello che io chiamo "Oscurantismo Celtico": non gli perdonerò mai certe scelte,ma soprattutto l'atteggiamento da "superiore" in generale, e la sfrontatezza e "blasfemia" di relegare il mitico Red Auerbach ad un mero simbolo, togliendogli addirittura il "job title"....
Ecco, sinceramente spero che un periodo così non lo dobbiamo mai più rivivere, al di là dei risultati sul campo (peraltro pessimi anch'essi in quell'epoca).
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