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Approfondimenti
Il draft 2011 a detta di molti esperti non brillava certo per il talento a disposizione dei Gm, ma sono molti finora i giovani che si sono messi in evidenza in questo primo scorcio di stagione. Su tutti ovviamente la prima scelta Kyrie Irving, che nel ruolo di playmaker titolare dei Cleveland Cavaliers viaggia ad una media di 17 punti e più di 5 assist a partita. Irving, dopo l'esordio in sordina contro i Toronto Raptors (6 punti e 7 assist "appena"), è sempre andato sopra la doppia cifra nei punti realizzati, registrando più volte prestazioni positive e dimostrando di essere il faro dei Cavs nei momenti decisivi. A suo dire
una grossa mano gliela stanno dando sia coach Byron Scott, che sin da subito lo ha messo nelle condizioni ideali per far bene, che i giocatori più esperti come Antawn Jamison e Ramon Sessions, i quali gli stanno facendo da balia riempendolo di consigli ed attenzioni.
A contendere alla prima scelta del draft 2011 il premio di miglior rookie dell'anno finora c'è proprio lo spagnolo Ricky Rubio. "Ricky Maravilla" si sta imponendo a suon di assist e prestazioni convincenti, ha già scalato posizioni nelle considerazioni di coach Adelman (l'uomo giusto al posto giusto per i Wolves) e dall'ultima partita (vittoria in trasferta contro gli Hornets) si è guadagnato un posto nel quintetto base scalzando Wayne Ellington. Rubio era stato accolto con scetticismo nonostante il suo passato da ragazzo prodigio in quel di Badalona, le ultime stagioni non esaltanti con il Barcellona avevano fatto nascere più di qualche dubbio sulla possibilità che potesse incidere nella Nba, ma questo inizio di stagione esaltante sembra aver spazzato via qualsiasi perplessità. Per quanto visto finora il segreto di Rubio è che non sta forzando mai il gioco, sfrutta in pieno le sue qualità (ottimo primo passo e capacità di servire il compagno meglio piazzato dopo una penetrazione) attendendo che sia la partita a dirgli come attaccare e quando provare la giocata in 1 vs 1. Tutto questo è ovviamente molto apprezzato sia da coach Adelman che dai compagni di squadra, gli è già riconosciuta la leadership in campo e la circolazione di palla dei Wolves risulta essere molto migliorata rispetto al passato. Di contro però Rubio è ancora "leggero" difensivamente, c'è da dire che spesso, essendo in campo contemporaneamente lui e uno tra Ridnour e Barea, finisce con il marcare la guardia avversaria a cui rende molti centimetri di differenza e ne soffre l'atletismo.
Alle spalle di Rubio e Irving non può non essere menzionato la guardia Marshon Brooks, che ai Nets si è guadagnato un posto in quintetto grazie alle sue capacità di realizzatore sopraffino. L'ex Providence ha convinto coach Avery Johnson ed è ormai costantemente in doppia cifra (siamo alla sesta di fila) nei punti segnati. Ai Nets ha trovato l'ambiente giusto (e un roster con poco talento) per poter emergere senza troppe pressioni e soprattutto senza snaturare le sue caratteristiche di "sparatutto".
Alle loro spalle menzione speciale per i playmaker Iman Shumpert e Norris Cole, che si stanno imponendo in piazze importanti come New York e Miami, anche se a volte tendono spesso a voler incentrare troppo su di loro il gioco della squadra e quando hai in campo compagni che rispondono al nome di Carmelo Anthony, Amar'é Stoudemire, Lebron James e Dwyane Wade non sempre questa è la scelta giusta.
Scorrendo le scelte alte del draft sono evidenti le difficoltà che stanno incontrando Derrick Williams ed Enes Kanter. Il primo alterna buone prestazioni a partite incolore, nonostante l'infortunio di Beasley non è riuscito a trovare un posto nel quintetto base (gli viene preferito il sophomore Wesley Johnson) dei Timberwolves e sembra essere "imprigionato" nel dubbio di non avere un ruolo ben definito (poco veloce per essere un 3 e manca di atletismo per fare il 4) in Nba. Per il centro turco invece il fatto di avere un anno di inattività alle spalle, a cui si è aggiunto un training camp "corto" a causa del lockout, sembra aver un peso specifico non indifferente. Coach Corbin non lo tiene mai in campo per più di 15 minuti, dove le qualità per emergere si intravedono, ma Kanter ha bisogno di scrollarsi di dosso un po' di ruggine e adattarsi
velocemente ai ritmi della Nba.
Rendimento costante per Tristan Thompson (pick numero 4), che sicuramente negli anni a venire saprà imporsi tra i professionisti e risulta essere al momento un progetto interessantissimo per i Cavs. Sfortunato invece sinora Jan Vesely (pick 6), che sta pagando una serie di guai fisici nel marasma di Washington. Ai margini della rotazione Bismack Biyombo, il centro congolese voluto fortemente da Michael Jordan, che ha speso per lui la chiamata numero 7, sta facendo i conti con l'esplosione di Bj Mullens in quel di Charlotte e deve accontentarsi delle briciole (ottimo comunque il timing nelle stoppate). Playmaker in ascesa Brandon Knight (scelto alla 8), che ha scalzato Rodney Stuckey dallo starting five dei Pistons, e Kemba Walker (pick 9), arrembante e vera arma in più dei Bobcats in uscita dalla panchina. Sta faticando ad adattarsi ai ritmi Nba la guardia Jimmer Fredette (che chiude la top ten del draft 2011), nonostante la fiducia dello staff tecnico di Sacramento, che lo ha promosso in quintetto a seguito dell'infortunio di Marcus Thornton, l'ex Brigham Young sta tirando con il 35% dal campo e sinora sono appena 4 le partite in cui è finito in doppia cifra nei punti segnati.
Tra le scelte più alte da segnalare il buon rendimento di Markieff Morris, giocatore completo che a Phoenix sta dimostrando di avere tutte le qualità per stare nella Nba, mentre non ha avuto la stessa fortuna il gemello Marcus, che i Rockets hanno già spedito in Nbdl. Ottimo il contributo Kawhi Leonard, ala dall'elevato IQ cestistico. Gli Spurs per averlo hanno sacrificato George Hill e Popovic con Leonard dimostra ancora una volta di essere uno dei migliori "scopritori di talenti" in sede di draft. Da segnalare tra gli altri rookie chi è riuscito a guadagnarsi un posto nel quintetto di partenza, come Chris Singleton (Wizards pick 18), Chandler Parsons (Rockets pick 38) e Jon Leuer (Bucks pick 40), e le prestazioni della scelta numero 60 Isaiah Thomas, che a Sacramento è finito in doppia cifra già 3 volte con ben 20 punti a referto contro i Rockets.
"IAAC Rookie Of The Year" Classifica provvisoria:
1)Kyrie Irving
2)Ricky Rubio
3)Marshon Brooks
4)Kawhi Leonard
5)Kemba Walker
6)Brandon Knight
7)Markieff Morris
8)Iman Shumpert
9)Tristan Thompson
10)Norris Cole





Commenti
E' vera che avevamo scelte molto alte, però in passato Ainge era riuscito a sorprendere un pò tutti in positivo.
Infatti noi dalle scelte niente...e pensare che Los Angeles ( per dirne una a cui si dà sempre addosso) pescò tre anni fà uno come Ariza....
Sui rookie, e andando ad analizzare alcuni numeri di chi ha avuto successo nell'NBA, 10/12 partite dicono poco di definitivo a meno che non si parli di fenomeni, i nostri ad esempio non sono nelle condizioni di essere giudicati, e Rivers è estremamente prudente nel lanciarli; era successo più o meno lo stesso con Davis (e addirittura con Perkins nel suo secondo anno), quindi prima di crocifiggere i nostri aspetterei.
Al contrario mi piace enfatizzare il rendimento del rookie che si inserisce con personalità in una contender, in questo caso le stigmate del giocatore NBA le vedrei già fin da subito.
Poi ci sono quelli scelti da squadre piuttosto buone e non hanno grossi spazi per la presenza di veterani di qualità, per loro è difficile trovare spazio per sbagliare e migliorare: è successo spesso a Boston e nella classifica di Giancleto ci vedo quest'anno Leonard.
Per questi c'è il vantaggio di giocare in un sistema collaudato e con compagni buoni che possono aiutarli, ma, d'altra parte, gli errori perdonati sono pochi.
Poi ci sono i casi nei quali un rookie si trova in una squadra buona con un buco nel roster (per infortunio o scelta) che si trovano a riempire con una botta di fortuna e se sfruttano quella opportunità, tipo Cole a Miami, possono crescere e fare la loro figura.
Per Boston mi pare che Rivers non abbia mai fatto regali, dai tempi di Jefferson fino a Rondo: fino all'anno scorso gli Erden e Harangody hanno dovuto guadagnarsi i loro minuti prima di tutto in allenamento, ma credo che Rivers abbia dimostrato doti di insegnante senza possibili dubbi e lo stesso Ainge, pur nell'umana impossibilità di scegliere sempre senza errori, ha sempre scelto sulla base del talento piuttosto che sul ruolo.
Ora, finora chi è andao meglio di JJJ? Cole scelto subito dopo a questo punto è stato un ottimo colpo (Ainge ha avuto altri colleghi prima di lui che non l'hanno altrettanto capito), magari Harrelson e Thomas, ma per questi ultimi due non credo che avremo una carriera folgorante.
Resto dell’idea che Gortat non sia un fenomeno, ma un discreto centro titolare di un “corpo da centro vero” ormai una rarità. E con Gortat ancora a roster dalla cessione di D12 si potrebbe ricavare molto di più, visto che ora i Magic sono costretti a cercare nella trade un centro, mentre con Gortat a roster potevano puntare ad un esterno sicuramente più facile da reperire.
Però Gortat a PHX è un vero spreco, potrebbe rendere pericolosissimi i Clippers al posto di De Jordan, ma anche ad Atlanta farebbe benissimo (non voglio pensarlo a Miami, per fortuna che non hanno i soldi!).
Direte: bella forza, non c'era Paul! Vero, ma io mi domando, 'sto ragazzo è alla quarta partita salta su tredici totali di LAC e pare abbia un problema muscolare; poi sarà solo precauzionale della serie "meglio perderne qualcuna adesso e averlo sano quando serve davvero", ma ha 26 anni, se lo avessimo preso noi e fosse mancato al 30% di partite cosa avrebbero scritto i soliti criticoni?
io sinceramente non ho letto poi tutte ste critiche su sto sito, anzi, se non da quei due tre utenti, giacomo, einonsocosa e poco altro.
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