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Approfondimenti
Mentre Danny Ainge è alle prese con il mercato forse più complesso tra quelli affrontati nel corso della sua carriera bostoniana, una delle assolute certezze è il personaggio che dovrà poi guidare in campo i giocatori, quel Glenn Doc Rivers che è ormai sulla panchina bianco verde dalla stagione 2004/05, quindi all’ottava avventura a Boston, ormai dietro solo ai leggendari Auerbach e Heinsohn come stagioni e numero di vittorie, titolare di un record ai Celtics di 336/238.Ma i numeri credo interessino poco all’uomo Rivers, un vero sopravvissuto ai bui anni della ricostruzione, che ha dimostrato nel tempo capacità tecniche e gestionali di assoluto livello, venendo premiato a maggio con un prolungamento contrattuale di cinque anni che significa, prima di tutto, che lui è considerato dalla proprietà la vera pietra miliare (insieme a Ainge) del futuro dei Celtics.
Giusto per guadagnarsi il meritato stipendio, però, ogni stagione presenta nuove sfide per Rivers e se la precedente ha visto la gestione di un personaggio impegnativo come Shaquille e di uno scambio doloroso come quello di Perkins, quella che inizierà il giorno di Natale sarà ancora più complessa perché il lock out ha sconvolto i tempi della stagione, accorciando ogni possibile programmazione e, a sole due settimane dall’esordio, presentando squadre ancora nella fase di formazione del roster. Questa situazione costringerà gli allenatori e soprattutto quelli con roster molto diversi dall’anno precedente, Boston è tra questi, a lavorare per alcuni giorni con un gruppo in evoluzione nel quale i veterani dovranno spiegare ai nuovi arrivati filosofie e abitudini che di solito vengono digerite in un paio di mesi.
Che tipo di Celtics potrà impostare Rivers? Di certo diversi, perché la stagione sarà diversa e perché il roster sarà diverso: certo, ci sono i Big Four che tireranno il gruppo, ma se l’anno scorso avevamo le alternative Shaquille/Jermaine sotto canestro con un Perkins rientrante, quest’anno rischiamo di ruotare Bass e Wilcox nel ruolo e immagino che qualcosa dovrà cambiare, non a livello di scelte del sistema, troppo ben collaudato per essere stravolto, ma di scelte tecniche specifiche. Insomma, in difesa non posso pensare che, per esempio, le rotazioni sui pick and roll avversari sia previste identiche al passato se saranno in campo Bass e Garnett rispetto a Shaquille e Garnett, oppure che la partenza di Davis e della sua capacità di aiutare non imponga qualche riflessione importante.
Allo stesso modo in attacco l’assenza, per ora, di centri statici potrebbe aiutarci a correre, esaltando le doti di Rondo, insomma un puzzle tecnico che verrà risolto progressivamente e se il tempo in palestra sarà di certo poco per sviluppare una chimica iniziale, questo aspetto, unito a una stagione più breve, potrebbe aiutare in termini di "lavori in corso" verso i Play Offs. Altra scelta che verrà fatta a tavolino sarà quella relativa alle rotazioni: già in passato Rivers ha dimostrato una capacità fenomenale di gestire i minuti dei suoi veterani e questo dovrà essere implementato in questa stagione che si annuncia massacrante nei quattro mesi di regular season farciti di back to back nei quali i veterani dovranno per forza ricevere razioni programmate di riposo.
Ultima nota legata a una dichiarazione di circa un mese fa, nella quale Rivers aveva dichiarato che era stato elaborato dallo staff un nuovo sistema (senza specificare se offensivo o difensivo) nel quale i giocatori avrebbero dovuto calarsi e, forse, quel sistema che avrebbe potuto anche comprendere spazi per un Green ora fermato dai problemi cardiaci dovrà essere nuovamente ripensatoi. In questa situazione già ad agosto Lawrence Frank aveva accettato il posto di capo allenatore a Detroit e i Celtics avevano dovuto riflettere sull’alternativa: nonostante la presenza di una serie di "venerabili maestri" sul mercato, Rivers e Ainge hanno preferito non prendere altri assistenti, restando con i due "storici" di Rivers: Armond Hill, ormai alla ottava stagione a Boston, e Kevin Eastman, alla settima.
Ho da qualche tempo l’onore di presentare lo staff tecnico ai lettori di IAAC, ma ogni anno mi rendo conto di quanto i due siano sottovalutati: sono da tempo "pubblicizzati" da Rivers come grandi professionisti in grado di lavorare anche come head coach, ma finchè non troveranno una squadra disposta a scommettere su di loro, è un lusso averli ai Celtics: Hill viene spesso citato da Rivers come il "suggeritore" di molti adeguamenti offensivi e porta un bagaglio di otto stagioni da giocatore tra le quali anche una ad Atlanta dove ebbe come compagno di squadra …. un certo Rivers, e diciannove da capo o assistente a livello scolastico, universitario o NBA.

Eastman è ufficialmente addetto allo sviluppo dei giocatori, ma i suoi ben ventidue anni di esperienza da allenatore a ogni livello e la direzione da undici anni di un camp con il suo nome lo rendono prezioso in molti altri aspetti tecnici. Da quest’anno è stato aggiunto ufficialmente tra gli assistenti anche Mike Longabardi, alla quinta stagione a Boston, che fino all’anno scorso coordinava lo scouting video e la sua conoscenza dell’ambiente e dei giocatori, ma anche la chimica raggiunta con gli altri componenti dello staff, lo hanno fatto ritenere la scelta migliore per completare il gruppo dei cosiddetti "bench assistants", cioè di quelli che siedono con Rivers durante le partite.
Insieme a loro, sempre ben visibili durante le partite, lo staff ha però anche altri importanti collaboratori: Tyronn Lue, fraterno amico di Garnett, ma evidentemente anche tecnicamente all’altezza del ruolo di assistente allenatore e Jamie Young, ottava stagione ai Celtics e responsabile per lo scouting degli avversari per le gare in arrivo; il mitico Eddie Lacerte, ormai una istituzione alla, ehm, venticinquesima stagione a Boston, teoricamente il trainer, ma di fatto il coordinatore e consigliere di Rivers per ogni questione relativa alle condizioni fisiche dei giocatori, con un curriculum professionale imponente e un carisma che gli permette di parlare con i giocatori come pochissimi altri; coach per la parte del condizionamento fisico è da nove anni Bryan Doo.
Attenzione, perché la grande attenzione dei Celtics per il passato prevede la presenza ufficiale nel front office delle basketball operations anche di due Hall of Famers come Bob Cousy, consulente di marketing e di Jo Jo White, responsabile da dieci anni degli eventi speciali. La compattezza di intenti dello staff è una delle garanzie della stagione, non mancheranno davvero i momenti in cui la loro presenza sarà fondamentale per i destini dei nostri Celtics!





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