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Approfondimenti
Sono ripresi ieri i negoziati tra NBA e associazione giocatori, ma chi si aspettava che si parlasse di regole salariali e altri dettagli puramente tecnici può mettersi l’anima in pace, perché il vero nodo da sciogliere riguarda solo ed esclusivamente la suddivisione degli introiti, quindi niente parametri dei contratti al massimo salariale, o rivisitazione delle eccezioni al cap, i due termini da monitorare al momento sono due parametri che portano il nome di Basketball Related Income (BRI) e Revenue Sharing ed è su questi due parametri che si gioca la lunga partita delo lockout NBA 2011.
Un po’ a sorpresa NBA e Associazione Giocatori si sono incontrati per una nuova riunione tecnica il primo di agosto: nessuno si sarebbe aspettato un nuovo incontro in tempi così brevi. L’esito di questo incontro è tutt’altro che confortante, tant’è che Derek Fisher in rappresentanza dei giocatori uscendo dalla riunione ha dichiarato ai Media "Siamo ancora molto lontani", con Stern che ha prontamente ribattuto davanti ai microfoni "Non sono ottimista sulla volontà dei giocatori di intraprendere una trattativa seria", ma d’altronde sarebbe stato difficile aspettarsi una mezza fumata bianca al primo vero incontro dopo la dichiarazione del lockout del primo luglio.
Quello che però è interessante è capire il perchè di questo primo incontro, arrivato molto prima del previsto rispetto ai tempi lunghi che in molti pronosticavano. Cos’è che sta cambiando ? Difficile provare a fare un primo bilancio basato quasi essenzialmente su supposizioni, ma la sensazione è che in questa partita a scacchi per ora l’associazione giocatori stia letteralmente spiazzando l’NBA, che al momento dell’inizio del lockout sembrava avere in mano la partita, puntando sul fattore economico / emotivo secondo cui in un momento di crisi mondiale “i giocatori guadagnano troppo”. Ma Billy Hunter (direttore esecutivo dell’Associazione Giocatori) fin qui è riuscito a tenere tutti i suoi in silenzio (e quando farà parlare i suoi top player saranno dichiarazioni che a livello di opinione pubblica peseranno tantissimo) e dimostrare con i fatti che l’NBA vorrebbe cambiare drasticamente le regole non tanto per limitare le perdite (come sostenuto da David Stern da anni), ma per aumentare i propri profitti. Di sicuro in tutto questo le future regole salariali (forse l’argomento più caro ai tifosi) sono l’ultimo dei problemi delle due parti, perchè il nodo della questione è soltanto la divisione degli introiti futuri.
Eravamo partiti a maggio con David Stern che dichiarava debiti stellari con almeno venti franchigie in passivo e la conseguente volontà ferrea di fermarsi anche per una stagione intera, mettendo sul piatto tante varianti delle regole salariali da modificare per migliorare la gestione economica dell’NBA. Dopo quasi tre mesi lo scenario “sembra” drasticamente cambiato, l’autorevole Forbes ha smascherato i conti dell’NBA riducendo di molto gli eventuali debiti rispetto alle cifre che aveva esposto l’NBA sin da prima di dichiarare il lockout (l’NBA non ha mai reso pubblici almeno ai giocatori i bilanci e quindi molte delle cifre di cui si è parlato in questi mesi vanno sempre prese con le molle) ed evidenziando che le franchigie in evidente difficoltà economica sono solo quelle in cui sono stati commessi errori gestionali evidenti. L’associazione giocatori preso atto di tali numeri ha ribadito con fermezza che i debiti dell’NBA non possono essere causati dal monte stipendi dei giocatori, in quanto questo è un dato fisso (57% delle entrate annuali dell’NBA), e che eventuali rimesse vanno ricercati nel 43% di introiti che le franchigie NBA si mettono in tasca e con cui devono coprire le altre spese gestionali, tipo affitti delle Arene, stipendi di staff tecnici e personale amministrativo, voli, alberghi e quant’altro. L’associazione giocatori rilancia addirittura dicendo che tra le entrate previste del CBA del 2005 non sono neppure comprese alcune grandi fonti di ricavo per l’NBA come la “gallina d’oro” NBA League Pass, i cui introiti secondo l’associazione giocatori sarebbero appannaggio esclusivo dell’NBA.
Si può capire come seppure in una situazione complessa l’NBA apparentemente sembri in netta difficoltà, ma al di là di quanto evidenziato in precedenza quello che spaventa la lega è il ricorso dell’Associazione Giocatori al temuto National Labour Relations Board (NLRB), ossia una agenzia federale paragonabile al nostro Ispettorato del Lavoro, un ente che in America ha molto credito e fama di “super partes” e con la quale si scherza poco, neppure se in ballo ci sono “lavoratori” con conti correnti pieni di milioni di dollari. La prima istanza per questo ricorso sarebbe già stata inoltrata dall’associazione giocatori all’ NLRB (vedi link). Cosa significa un ricorso a questo ente ? Un massacro! In pratica conti di Forbes alla mano l’Associazione Giocatori dimostrerebbe in modo incontrovertibile che le perdite sono limitate (e facilmente colmabili con un aumento di 2-3 punti percentuali del “revenue sharing”, ossia la quota di profitti che ogni franchigia in attivo mette a disposizione di quelle in passivo attualmente fissata al 6%), non giustificherebbero il lockout, che l’NBA avrebbe quindi dichiarato per aumentare i propri profitti a spese dei lavoratori (i giocatori), con il risultato che l’NLRB darebbe ragione all’Associazione Giocatori dichiarando illegittimo il lockout, e a quel punto sarebbe lo stesso NLRB a trascinare l’NBA in tribunale per imporgli di sospendere un lockout illegittimo, ma ovviamente non essendoci un contratto che lega le due parti le distanze tra l’NBA e i giocatori si allargherebbero a dismisura profilando scenari apocalittici, con il basket giocato che rischia di diventare un vago ricordo per lungo tempo.
E che l’NBA tema fortemente il ricorso dell’Associazione giocatori all’ NLRB è ampiamente dimostra dalla notizia di oggi secondo cui anche l’NBA sarebbe ricorsa all’NLBR (vedi link), situazione sicuramente curiosa e da prendere come una pura tattica difensiva, visto che un ricorso da parte dei proprietari NBA ad un ente che difende i lavoratori, dopo che l'NBA stessa ha dato fondo ad ogni colpo basso possibile come bugie sui libri contabili, tentativi di sfaldare il fronte dei giocatori, appare assolutamente privo di ogni logica. Comunque l’obbiettivo dell’NBA con questo ricorso sembra essere addirittura quello di annullare tutti i contratti ancora in essere firmati con il vecchio CBA.
La prima considerazione da fare è su come mai gli avvocati dell’NBA non avessero messo in conto che alla fine i veri numeri potessero saltar fuori in tempi brevi. Qui forse l’NBA ha peccato di leggerezza, magari ricordando che durante il lockout del ’98 era stata capace di tenere praticamente tutti i media e i tifosi all’oscuro dei reali problemi. Ma quel lockout era stato diverso, tanto per iniziare era scattato con un CBA in vigore anche per l’anno successivo, che prevedeva una clausola secondo cui se il totale dell’ammontare delle spese relative ai monti salari avessero superato un certo tetto i proprietari avrebbero potuto uscire dall’accordo e dichiarare il lockout. Va ricordato che nella stagione precedente al lockout Michael Jordan percepiva oltre 33M$ annui e che l’allora giovanissimo Kevin Garnett aveva appena “inchiostrato” un contratto da sei anni per oltre 120 M$ e che i rookie potevano essere firmati a qualsiasi cifra subito dopo il draft, situazioni che mettevano chiaramente in evidenza la totale e pericolosa mancanza di parametri per i contratti. In partica l’NBA in quel caso più che combattere i giocatori aveva la necessità di combattere alcuni agenti come David Falk (allora agente di Michael Jordan) che avevano un potere smisurato sui destini della lega. Ciò non vale per il CBA appena scaduto, visto che i contratti al massimo salariale avevano precisi tetti di spesa e di durata e per i rookie erano previsti contratti standard in base alla posizione di scelta per arrivare fino al quarto anno nell’NBA. Se nel ‘98 la totale assenza di regole metteva l’NBA in maniera evidente dalla parte di ragione di fronte all’opinione pubblica, oggi non si può dire altrettanto, con un’opinione pubblica divisa. Il secondo fattore che l’NBA ha trascurato è stata la potenza dei media e soprattutto di internet: nel ‘98 di fatto si era giocato di nascosto con pochissime notizie trapelate e con sostanzialmente tutti i media tenuti all’oscuro sia delle trattative sia dei possibili scenari, ora è bastato un mese perchè venisse a galla il fatto che i conti che l’NBA aveva sbandierato al mondo non erano corretti.
Quindi risulta sempre più evidente che al momento si discute di soldi e non di regole salariali, e che la “provocazione” dell’NBA di voler imporre un salary cap di tipo “Hard” non è assolutamente il motivo del contendere, d’altronde se ai giocatori spetta il 57% degli introiti di ogni anno, che poi vengano ridistribuiti con un salary cap di tipo “Hard”, “Soft” o una via di mezzo, ai giocatori cambia molto poco al stato attuale delle trattative. A tal proposito è però importante soffermarci su un paio di dettagli.
La prima cosa è capire come funziona la distribuzione del 57% BRI in relazione ai contratti dei giocatori. Tutti noi leggiamo le cifre dei contratti dei giocatori ad ogni rinnovo o ad ogni firma, ma poi si legge che in realtà il totale degli stipendi dei giocatori è una cifra variabile ogni anno in relazione agli introiti della lega (il famoso 57%) e non un una quota fissa ossia la somma di tutti i salari. Questo è possibile perchè i contratti dei giocatori sono teoricamente dei contratti fittizi: in realtà ogni giocatore durante la stagione percepisce il 92% dell’ammontare annuo del suo contratto mentre il restante 8% viene accantonato. Al momento in cui l’NBA calcola il totale degli introiti da ridistribuire tra tutti i giocatori, viene fatto un conguaglio in base all’ammontare delle entrate, il cui 57% va ai giocatori. Quindi come ha ben evidenziato Billy Hunter, è semplicemente sbagliato attribuire eventuali debiti delle franchigie agli stipendi dei giocatori in quanto questa è una spesa fissa che ogni franchigia sa di dover mettere in conto ogni anno, e che eventuali rimesse vanno cercate nel 43% che le franchigie mettono in tasca.
Passiamo quindi al lato franchigie, da quel 43% vanno sottratti i contratti di allenatori, dirigenti, dipendenti di vario genere, spese per trasferte, attività promozionali o benefiche, spese di affitto per le Arene, spese di gestione e realizzazione dei costosissimi impianti in cui si allenano, e spese derivate da mancate vendite di biglietti delle partite sia di campionato che di esibizione. E l’Associazione Giocatori punta il dito: l’NBA dice in questo 43% finisce per “inventarsi costi” gonfiando alcune delle cifre di spesa delle attività sopra elencate, tant’è che alla richiesta di dettagliare i conti di tale spesa, l’NBA fino ad oggi non ha mai fornito una documentazione dettagliata. L’NBA sin da maggio ha parlato di 340M$ annui di perdite con più di 20 franchigie in debito, cifre poi dimostrate false da Forbes che ha ridimensionato le perdite sotto i 100 M$ riconducendole quasi per intero a sole cinque franchigie (Sacramento, Memphis, Detroit, Charlotte, e Toronto a cui presumibilmente si aggiungerà Cleveland il prossimo anno), perdite originate da mercati insufficienti o in cui il basso interesse non riesce a supportare, ed ancora una volta l’associazione punta il dito sull’NBA per alcune scelte sbagliate in sede di espansione o di mancate ricollocazioni. Il fatto stesso che alcuni club in tempi recenti siano stati ceduti per cifre intorno ai 300-400 M$ sta a significare che il mercato teoricamente attira ancora gli investitori.
Quando detto fino ad ora fa trasparire uno scenario chiaramente favorevole ai giocatori, ma non va dimenticato che il coltello dalla parte del manico ce l’ha comunque l’NBA. Poi che i proprietari mirino a limitare le perdite o incrementare i guadagni cambia di poco la sostanza, fino a quando non arriveranno ad un punto di contatto che ritengono favorevole, non si giocherà. E all’NBA secondo dichiarazioni di facciata (ma non reali vedi sotto) paradossalmente nei conti attuali una stagione di stop potrebbe pesare meno che ai giocatori.
Va anche detto che sia quello dei proprietari che quello dei giocatori non sono fronti compatti. Stern mesi fa puntava molto nel “rompere” l’unità tra i giocatori, cosa che Billy Hunter invece è stato bravissimo fin qui ad evitare grazie anche alla collaborazione di molti agenti che il lockout lo avevano messo in conto fin dal 2007. Molti degli accordi firmati da allora in poi permetteranno ai giocatori (grazie a varie formule di dilazione dell’erogazione dei salari incluse nei contratti al momento della firma) di riscuotere anche in caso di lockout andando a sfatare la leggenda che i giocatori rimarranno senza stipendio in caso di perdurare della “serrata”. Restano però senza stipendio tutti i “rookie” e tutti i “free agent”: una buona metà dei giocatori. Ecco quindi che l’NBA spera che tenendo duro ed allungando le trattative, prima o poi si crei una frazione tra i giocatori, che porti ad uno sblocco delle trattative.
Se il fronte dei giocatori appare per ora “compatto”, nonostante le belle parole di facciata tra gli “owner” ci sarebbero pareri molto diversi. I proprietari di squadre di base in mercati più solidi vorrebbero giocare al più presto non tralasciando neppure la preseason: i Lakers ad esempio hanno appena “inchiostrato” un contratto con l’emittente televisiva di riferimento aggiudicandosi la modica cifra di 3 miliardi di dollari per 20 anni, ed una cifra vicina legherà i Celtics a CSNET, circa 150 M$ annui. Sono cifre che per queste franchigie svanirebbero in caso di lockout ad oltranza, cifre di fronte a cui un contratto al massimo salariale per un giocatore diventa una nocciolina. E se Celtics e Lakers (ma anche Knicks, Heat, Magic, Mavs, Spurs, Suns e altre franchigie) non giocano non arrivano neppure gli incassi delle partite, siamo sull’ordine di due miliardi di dollari per L.A., oltre 1,5 per Celtics, Heat e Knicks. E’ chiaro quindi che il fronte degli “owner” propone idee contrastanti, e la teoria secondo cui all’NBA converrebbe saltare il campionato in realtà è una grossa bufala, anche considerando che i contratti televisivi siglati dall’NBA con ESPN e ABC e validi fino al 2016 prevedranno pesanti penali per ogni gara non disputata (e quindi non trasmessa). E’ anche vero che però l’NBA mira ad un accordo decennale ed eventuali perdite del primo anno potrebbero essere recuperate negli anni successivi. C’è però da non trascurare che alcuni “owner” (sei per l’esattezza: gli attuali proprietari di Knicks, Nuggets, Sixers,Wizards, Raptors e Hawks) hanno già vissuto sulla loro pelle un anno di stop delle loro attività per il lockout della NHL di qualche anno fa (stagione 2004-05), che va ricordato si concluse con una resa incondizionata dei giocatori costretti ad accettare in blocco le proposte dell’NHL. Motivo per cui l’NBA potrebbe tenere duro a costo di rimetterci un sacco di soldi per una stagione saltata, ma non bisogna dimenticare che l’NHL dal punto di vista dell’immagine e del consenso a sei anni dalla chiusura di quel lockout, non è più ritornata ai livelli di interesse di cui godeva prima dell’anno di stop, quindi se da una parte una fermata annuale potrebbe convenire all’NBA per costringere i giocatori ad accettare le loro proposte, l’NBA deve pure mettere in conto un calo di interesse traducibile in perdita di sponsor, tifosi ed introiti che potrebbe trascinarsi per molti anni.
Provando a tirare le somme a che punto sono le trattative e cosa vogliono le due parti? L’NBA punta direttamente alla suddivisione del BRI al 50%, fregandosene altamente delle future regole salariali che definirebbero poi la suddivisione di questa quota, magari usando la formula più gradita ai giocatori come sorta di “contentino”. L’Associazione Giocatori al contrario cercherà di strappare una percentuale più alta possibile del BRI (pur conscia che il 57% è indifendibile), dimostrando che con l’innalzamento del 2-3% del “revenue sharing” le franchigie non avrebbero più debiti e cercando poi solo in un secondo momento di cedere qualcosa a livello di % di BRI. Magari portando poi l’NBA su alcuni argomenti cari a loro, come l’aumento dei posti a roster, del fatto che i contratti dovranno essere comunque garantiti per tutta la loro durata e magari con la creazione di un fondo pensione per gli ex giocatori. Il giorno in cui le due parti si accorderanno sulla suddivisione del BRI ricominceremo a parlare di basket giocato perchè tutti gli altri dettagli - come le regole salariali, età minima di ingresso nell’NBA e cose simili, sono e rimangono appunto dei “dettagli”. E se il giorno dopo un incontro l'NBA decide di denunciare l'associazione giocatori al NLBR, secondo me è un chiaro segnale che di basket giocato non ne sentiremo parlare per molto tempo.





Commenti
Va precisato che la lega di sviluppo pur essendo di proprietà dell'NBA non è regolata dal CBA che riguarda l'NBA, ma ha regole a parte, e l'unico punto di contatto tra i due regolamenti sta nel fatto che nel CBA firmato nel 2005 e scaduto a giugno era previsto che una franchigia potesse parcheggiare in lega di sviluppo al massimo due giocatori contemporaneamente tra quelli nei primi due anni di NBA.
Le ultime novità vorrebbero uno Stern deciso a non far giocare neppure la lega di sviluppo per chiudere un ulteriore porta all'associazione giocatori, ma in questo caso andrebbe anche contro agli interessi degli Owner a cui preme molto il futuro dei giovano su cui investono e che vedono di cattivo occhio una eventuale fuga in Europa.
Citazione Andrea Del Vanga:
Allo stato attuale io credo che questa vertenza andrà molto per le lunghe, e quando leggo di stagione completa a rischio inizio a temere che sia la soluzione più probabile allo stato attuale delle cose. D'altronde se dopo un incontro anticipato l'NBA denuncia l'associazione giocatori al NLRB il segnalo che siamo al muro contro muro è lampante.
E' di proprietà della NBA, quindi decideranno loro cosa fare, CBA o non CBA. E se muro contro muro deve essere, non giocheranno neanche lì.
La mia modesta impressione è che siamo al momento di maggiore distanza tra le parti, adesso partiranno bordate di ogni genere per mostrare i muscoli e mi auguro che per il mese di ottobre ricomincino a trattare in modo serio.
Per quanto riguarda la situazione, intricatissima, del lock out attuale mi sento di proporre umilmente un quesito: Leo giustamente dice nel suo articolo che i proprietari sembrano puntare su una possibile frattura interna al gruppo giocatori, con i "detentori di contratto" da una parte e la cospicua quota di Free Agents e Rookies dall'altra...io invece mi chiedo se fosse possibile che si arrivasse ad uno scontro tra i proprietari "ricchi" e quelli, per così dire, "meno abbienti".
Se è vero infatti che le franchigie in perdita sarebbero limitate, secondo i dati Forbes, a poche unità, mi aspetterei che l'interesse per giocare la stagione da parte di Lakers, Celtics, Knicks, Heat ed altre (considerando pure il valore smisurato dei contratti televisivi accennati da Leo) portasse ad una certa tensione con conseguente ricerca di un successivo accordo "interno" (dopo una bella battaglia) tra franchigie più e meno ricche e che questo poi si riflettesse su una possibile "offerta" da fare ai giocatori...
Insomma, negli anni '80 furono Bird e Magic (insieme a Stern
Si torna sempre lì...Celtics e Lakers...
Bravo Leo!
Un punto che abbiamo già discusso in privato e che mi lascia perplesso è il seguente :
se è vero che i ricavi delle franchigie non si limitano a quelli inseriti nel BRI (forbes stima altri ricavi per 200 milioni di dollari, in realtà sono certamente molti di più anche se forse concentrati nelle solite note come NY, LAL, CHI e Boston stessa) perchè non vi è traccia nella negoziazione di richieste da parte di Hunter di ridefinire il BRI? Perchè si limitano a scannarsi su una percentuale calcolata su un montante non completo e soggetto ad artifici contabili?
L'analisi di Forbes dimostra che effettivamente una situazione di difficoltà c'è ed è strutturale per 4 o 5 franchigie che non starebbero in piedi neanche se la percentuale fosse al 20%, perchè non si prende in considerazione in nessun caso la riduzione delle franchigie? si pensa di risolvere tutto con il Revenue Sharing?
Parrebbe che oggi è più il fronte proprietario ad essere diviso che il fronte giocatori ed esistono franchigie (come la nostra) che preferirebbero una cancellazione totale della stagione e ciò non per motivi di livello dei salari ma per ben altre motivazioni come quelle strategiche per la composizione del roster, potendo approfittare di un parco free agent più ampio al momento dello scarico dei contratti di KG, Ray e JO senza precedenti trade che ne riducano il numero. Altre franchigie come LAL e MIA sembra vogliano giocare anche perchè le nuove regole non modificherebbero per 3 o 4 anni il loro livello salariale.
Insomma un bel casino e Leo l'hai rappresentato benissimo.
Ma un altro indice che la situazione sia grave e che la stagione potrebbe saltare sul serio, è evidente dal fatto che molti dei FA anche di buon livello si stanno realmente interessando all'Europa disposti anche a firmare contratti annuali senza NBA Escape, tra questi è dato quasi per certo il rientro in Italia di Marco Belinelli, che ha detta del suo agente Italiano non avrebbe avuto problemi a trovare contratti pluriennali in NBA, e tra gli interessati sembra che c'erano pure i Celtics.
Ho letto anche di Jordan Farmar che pare abbia firmato per il Maccabi, insomma ci saranno giocatori in europa, ma vedremo quelli sotto contratto se avranno voglia di rischiare.
Per quelli sotto contratto c'è anche un problema aasicurativo a bloccare il tutto, infatti i giocatori hanno previsto nel contratto con l'NBA una coprtura assicurativa attraverso delle compagnie "validate dall'NBA", e queste compagnie hanno messo mille clausole per cui non coprono eventuali infortuni derivanti da attività fisiche extra NBA. In buona sostanza se uno che guadagna 10 M$ si fa male giocando al Maccabi, e poi si sblocca un giorno dopo il lockout e questo deve saltare X mesi, non riscuote ne dalla sua franchigia NBA ne dalla assicurazione che lo copriva dagli infortuni NBA. Motivo per cui io credo che salvo rarissimi casi di giocatori sotto contratto in NBA ne vedremo pochi, a meno che non si trovino un'altra assicurazione che li copra alle cifre dei contratti firmati con l'NBA.
Ciao e benvenuto. da viaggio nella mediocrità in poi sono stati pubblicati solo altri 2 articoli:
1) viaggio nella mediocrità:
http://www.iamaceltic.it/archivio/la-storia-dei-celtics/734-viaggio-nella-mediocrita.html
2) il fallimento di pitino:
http://www.iamaceltic.it/archivio/la-storia-dei-celtics/735-il-fallimento-di-pitino.html
Gli altri verranno pubblicati settimanalmente ogni giovedi sera, stasera quindi nuova puntata
Per la foto devi andare sul sito www.gravatar. com e registrarti con la stessa Email con cui si è registrati su I am a Celtic, caricare l'avatar, assegnandogli rate "G" e verificarla (15 minuti circa), e poi svuotare la cache del browser, prima di accedere di nuovo su I am a Celtic"
Facile, vero?
non credo propio!? ah ah! mi è arrivata l email ma una volta messa la password si ferma. anche la password deve essere la stessa di i am celtic?
La Storia dei Celtics ha una sua Home Page dedicata da cui puoi raggiungere tutti gli articoli pubblicati, dall'indice della parte destra della pagina.
Per accedere a questa Home Page dal menù in alto sotto il banner clicca sul Tag "La Storia dei Celtics"
Benvenuto, Selly, sono felice che tu abbia apprezzato il nostro sforzo per raccontare la Storia dei Celtics.
Lo sai che nessun altro sito - nemmeno quello ufficiale - ha fatto qualcosa di simile, vero?
basketball.realgm.com/wiretap/215023/Belinelli_Close_To_Deal_With_Montepaschi_Siena
Notoriamente non sono un grande Fans degli Europei in NBA, ma Marco dietro a Ray ce lo vedrei molto molto bene.
Fabio, ricordi quel tempo antico nel quale un certo Ancilli Leo ne sparava alcune da far impallidire il "panzaniere" di Giordaniana memoria? Ma se NO ha esteso la QO come potrebbe venire a Boston? Eppoi, se la fonte è quello Sportando che dava Moore a Varese, siamo a posto.
Citazione:
Hadadi, quello fermato dalla polizia di Memphis perchè aveva picchiato la fidanzata? Siamo a posto anche noi...
In realtà l'estensione della QO (cosa che i Celtics hanno fatto con Jeff Green), è solo un passaggio tecnico da fare entro il 30 giugno del 4° anno di contratto da rookie, per far passare il giocatore dallo status di Free Agent senza restrizioni a RFA. Questo inn soldoni significa che i Celtics possono fare un'offerta al giocatore e poi la sua vecchia squadra ha una settimana di tempo per decidere se pareggiare l'offerta pervenuta o meno.
E' vero che se arrivasse il pazzo con un'offerta a Green da 10ML l'anno Ainge non la pareggerebbe, però la "protezione" del RFA serve proprio per tenere un giocatore a cifre normali.
E per Belinelli immagino che il discorso possa essere simile: NO è interessata a lui e non credo che Boston possa offrire una follia, quindi un'offerta bassa (ma quanto?) verrà pareggiata dagli Hornets.
Belinelli è un giocatore utile se c'è una squadra, ed in particolare un play, che frullano, inventano e gli mollano lì lo scaricone da imbucare.
Insomma con CP3, ma anche un Rondo, può essere un backup che fa male, ma se, come nel caso di NO, dovessero perdere CP3, allora anche il Beli potrebbe non essere più tanto interessante da pareggiare. E lì subentreremmo noi.
E' vero quello che dici, quindi molto dipende dall'offerta (e personalmente ho seri dubbi che i Celtics gli offrano un contratto che vada oltre il 30 giugno 2012). Però il regime di FA a volte viene fatto scattare per poterci fare sopra un sign & trade, ti faccio un esempio Beli rifirma con gli Hornets e viene messo su uno scambio in cui magari i Celtics cedono o un giocatore o una scelta.
Va poi detto che New Orleans è una anomalia totale, infatti al momento è di proprietà della NBA, in seguito ad un piano di salvataggio concordato dai vari Owner che però prevedeva che la franchigià venisse ceduta ad altri investitori prima dell'inizio del mercato della nuova stagione (di solito scattava intorno al 10 luglio) poi però è scattato il lockout è tutti si è bloccato.
Perchè è evidente che se il GM degli Hornets propone certe scelte al suo owner e questo Owner è l'NBA viene fuori un bel conflitto di interesse, ti faccio un esempio se a febbraio arrivano due proposte per Chris Paul (che è in scadenza 2012 e vuole andare via di sicuro), è ovvio che la logica ti impone di cederlo per non perderlo in cambio di niente, però il GM degli Hornets che riferisce all'NBA scegliendo una offerta o un'altra poi metterebbe l'NBA di fronte ad un caso dove verrebbe sicuramente accusata di favorire una franchigia anzichè un'altra.
Quindi secondo me il regime di RFA per Belinelli è stato un passaggio dovuto ma non credo sia vincolante per le scelte future del giocatore, come invece lo sarebbe in una delle altre 29 franchigie.
Ennesima dimostrazione che l'economia trascina tutto il resto in questo mondo.
Mi sono rassegnato a questa cinica visione ormai da un pezzo... le questioni di principio finiscono per mascherare banali ma consistenti interessi monetari.
E dire che io sarei uno dei tanti gonzi che hanno abboccato all'amo dei proclami "In momento di crisi anche i giocatori devono fare la loro parte..." poi mi trovo difronte alla realtà, che a posteriori è più banale di quel che sembra all'inizio: "e noi proprietari come facciamo più soldi?"
Vabbè... Mi da gusto concedermi qualche ingenuità ogni tanto...
E poi nel 2007 quello più fragoroso di tutti: Forbes che metteva i Knicks in cima alle franchigie per valore (608 milioni di dollari) nonostante avessero appena affrontato delle perdite operative senza precedenti: 166 milioni in contratti ai giocatori e “luxury tax” e 18,5 milioni di “buyout” per liberarsi in anticipo di coach Larry Brown. L’NBA dichiarava che i Knicks erano “in rosso” per 42 milioni nella gestione operativa, eppure New York era la franchigia più appetita secondo Forbes?
Sarebbe come se "Il Sole" ci dicesse che Alitalia è la compagnia aere più quotata in Europa: fermi tutti, qual'è l'entrata "nascosta" che porta i conti in attivo e "rivaluta" l'azienda?
La risposta potrebbe essere questa: E'Twaun in caso di fine lockout non ha il contratto garantito, Johnson sì.
Come no, Leo allora a Siena era noto come "il Re del Rumour", anche se qualcuno giura non fosse soltanto perchè gli piaceve raccogliere i "si dice"... ehm...
"Sportando" in effetti non è nuovo a notizie sballate, si sussurra che cambieranno il nome del sito in "Ca**eggiando".
Non per difendere Sportando ma di Moore a Varese ne aveva parlato anche il Boston Herald in data 24 giugno :
www.bostonherald.com/blogs/sports/celtics/index.php/2011/07/24/cs-rookie-moore-near-deal-with-italian-team/
e sembra che Moore fosse vicino a chiudere con Varese solo che non volevano la NBA escape nel contratto, a quel punto si è fatta avanti Treviso che gli ha offerto i soliti soldi e la NBA Escape che voleva Moore per tornare a Boston in caso di sblocco del lockout, e quanche di questo ne parò il Boston Herald quattro giorni dopo ossia il 28 luglio :
www.bostonherald.com/blogs/sports/celtics/index.php/2011/07/28/moore-signs-with-treviso-can-rejoin-celtics-if-lockout-ends/
Tutto cio non per difendere Sportando ne la pessima credibilità del sottoscritto in materia di rumors, ma per dovere di cronaca
E comunque tra Leonardo e Sportando preferisco il primo, almeno tu qualcosa negli anni di rumor lo hai azzeccato, finora Sportando no.
Questo si :
espn.go.com/blog/boston/celtics/post/_/id/4685848/moore-still-mulling-overseas-offers
E' sempre del 24 luglio (rimanda a Sportando, quindi se su ESPN rimandono a Sportando forse qualche fondamento c'era).
Questo invece è del Globe sempre del 24 e anche qui si parla di Varese in modo esplicito, quindi smettiamo di fidarci anche del Globe ?
www.boston.com/sports/basketball/celtics/extras/celtics_blog/2011/07/rookie_moore_cl.html
"His agent, Mark Bartelstein, told the Globe today that Moore, chosen 55th overall in June's draft out of Purdue, is considering joining a team for the 2011-12 season".
Può darsi che Bartelstein si riferisse a Treviso?
Posso al massimo credere che Varese aveva un impegno di Moore e magari aveva anche mandato qualcuno per la firma, ma che fosse tutto concluso non posso crederci, diciamo che Vescovi è stato un pochino frettoloso?
Anche io avevo letto che a Varese avevano raggiunto un accordo verbale per un contratto con l'NBA Escape e poi quando questo contratto è passato in mano all'agente di Moore questa clausola non c'era. Poi è arrivata Treviso ed è andato li per 200.000 $ per la stagione intera i soliti che offriva Varese.
Citazione Legend:
Il Glove scriveva quanto segue :
Citazione:
In questo articolo in data 24 luglio :
articles.boston.com/2011-07-24/sports/29810396_1_lockout-celtics-c-s-moore
Citazione:
www.chron.com/disp/story.mpl/sports/bk/bkn/7684288.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+houstonchronicle%2Fspbkbkn+%28HoustonChronicle.com+--+NBA+Basketball%29
In ogni caso non vedo perchè i giocatori debbano arrabbiarsi per lo stipendio di Stern. Sarebbe come se West si arrabbiasse per lo stipendio di Pierce, o Davis per quello di Garnett. Se sei bravo nel tuo lavoro, è giusto che ti paghino. Punto.
Senza Stern e la sua capacità di gestire prima Bird e Magic e poi Jordan, l'NBA sarebbe probabilmente affondata.
Potrebbe essere la meta per la mia fuga dall'Italia insieme ad alcuni amici grazie ad un contatto sul posto che ci darebbe due dritte e un po' di sicurezza in caso di problemi con green card e burocrazia varia riguardante l'immigrazione, quindi sarei interessato ad un parere.
E' vivibile come città? Sapevo che era una delle mete principali per il famoso Spring Break universitario, ma che la crisi l'ha ridimensionato come posto, che tuttavia resterebbe abbastanza una pacchia vista la mole turistica che muove...
La consiglieresti?
A me è piaciuta, ha molti club e ristoranti che la rendono molto godibile e meno chiassosa di Miami o Orlando, ma non aspettarti Rimini...
Chiaro... L'importante è che sia tutt'ora un luogo con del movimento e appeal di capitali.
Ciò dovrebbe facilitare almeno il problema "impiego", motivo per la probabile fuga dall'Italia.
Sempre in relazione alla diversità di opinione degli owner, va segnalato il nome di Adam Silver, numero due dell'NBA, uomo vicinissimo a Stern in questi anni che sarebbe però in disaccordo con il suo capo, premendo per una situazione in tempi brevi. Silver va ricordato è il pioniere informatico della NBA che ha voluto prima NBA TV e poi League Pass (che si fonderanno a breve in un unica piattaforma accessibile sia via TV sia in internet, secondo alcuni non è da escludere che alcuni proprietari (quelli che vogliono giocare senza dubbi) caldeggino Silver per una successione a Stern reo secondo questi proprietari di stare troppo dalla parte delle franchigie più piccole. Altri addirittura danno per scontato che Stern si sobbarcherà questo lavoro sporco del lockout per poi passare comunque la mano a Silver. Però ripeto le posizione di Stern e del suo delfino al momento sono distanti.
Si parla di un possibile incontro entro fine mese, con i player che potrebbero proporre una decurtamento della loro % di BRI dal 57 al 53% a fronte però di alcune concessioni a loro care, riguardani il fondo pensione per gli ex giocatori, l'innalzamento dei posti a roster di 2 unità per squadra, e altre cose.
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