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In questi giorni Paul Pierce è al Rio All Suite Hotel and Casino di Las Vegas. Fin qui niente di male, direte voi, in fin dei conti ha il diritto di riposarsi dalle fatiche del campionato scorso con qualche puntatina alla roulette o al tavolo del “blackjack”. Ed invece, con lo spirito che lo contraddistingue, il capitano ha accettato una sfida ben più impegnativa: quella al tavolo da poker del “WSOP Main Event”, dove l’acronimo sta per “World Series Of Poker”, una specie di campionato del mondo dei “gambler”, i giocatori professionisti (e non) della versione “Texas Hold’em” di poker di tutto il mondo.
Intendiamoci, non è che lo sforzo anaerobico sia paragonabile a quello dei canestri, però è indubbio che il gioco delle cinque carte richieda freddezza superiore e capacità mnemoniche, oltre ad una discreta dose di fondoschiena.
Ogni anno a luglio migliaia di “signori nessuno” hanno la possibilità di sfidare gli assi del tavolo verde ed una manciata di celebrità del mondo dello spettacolo invitate per far lievitare gli ascolti televisivi, e quest’anno l’invito è arrivato – tra gli altri – a Paul Pierce. Lui non si è fatto pregare e nonostante la poca esperienza, si è presentato alla sfida in perfetta tenuta da pokerista: t-shirt verde militare sopra felpa grigia a maniche lunghe, occhiali da sole, cuffie stereo ed un eclatante cappellino da baseball nero con un Trifoglio verde a campeggiare sopra la scritta “Inglewood”. Un po’ sfrontato, visto che accostava il nome di una zona di Los Angeles al simbolo dei Celtics, ma apprezzatissimo da tutti i tifosi dei Celtics.
Nella terza giornata di qualificazioni erano impegnati oltre duemila giocatori, e – una novità per lui - per una volta Pierce non era tra i favoriti. I pronostici davano in “pole position” tale Kevin Song che non ci ha messo molto per prendere il comando delle operazioni e chiudere la giornata col miglior risultato e con il quinto punteggio assoluto. Song negli ultimi 16 anni ha messo assieme la bella cifra di 3,3 milioni di dollari, che in effetti sono un bel po’ di soldi ma vengono “schiacciati” dai 137,3 ammassati dal numero 34 nelle sue 13 stagioni ai Celtics. Però “The Truth” non era a Las Vegas per fare soldi, quanto per divertirsi: e lo ha fatto a spese dei suoi avversari chiudendo la giornata con un lusinghiero 63,750 dollari che, sebbene sia molto lontano dal 163,325 dollari raggranellati da Song, rappresenta sempre e comunque un risultato superiore a precedenti campioni del “Main Event” quali Joe Cada, Phil Hellmuth, Bobby Baldwin Tom mcEvoy e Dan Harrington. Anzi, il vincitore dell’edizione 2003, Chris Moneymaker (“nomen omen”), è stato addirittura eliminato…
Ma quello che ha colpito di Pierce è stato il suo atteggiamento freddo e distaccato con le carte, ma caldo e gentile con i tifosi che di tanto in tanto si avvicinavano per scambiare quattro chiacchiere o chiedere un autografo. A differenza degli altri seduti al tavolo con lui, in un paio di occasioni ha pure saltato una “mano” per dedicarsi ai fan, mentre il campione di “Texas Hold’em” Huy Nguyen appariva in qualche modo infastidito dalla popolarità del capitano dei Celtics, e finiva per deconcentrarsi piazzandosi alle spalle di “P Square”. Intervistato a fine giornata, Pierce non ha mostrato difficoltà a calarsi nella parte del giocatore di professione, dichiarando: “Giornata solida. Devo però migliorare, se voglio sfidare i più forti. Ma è stato comunque un discreto esordio in quella che è una maratona, non uno sprint. Anche se sono un All Star NBA, a questi tavoli sono solo uno come tanti e devo dimostrare di saper giocare ad alto livello”.
Nei prossimi giorni Paul continuerà quindi la caccia al braccialetto che premia il vincitore delle World Series, forse per accompagnarlo al luccicante anello di campione NBA 2008 che ha sfoggiato con orgoglio sul tavolo verde.
Finchè partecipa a queste gare professionistiche non c’è pericolo che “bruci” sull’altare del “Texas Hold’em” cifre pari a quelle perse da Charles Barkley (che in difetto ha ammesso di avere perso al gioco 10 milioni di dollari) o dal suo grande amico Antoine Walker, che con oltre 100 milioni di dollari è l’autore di uno dei più grandi sperperi della storia dello sport. Ma finchè gioca denaro “finto”, Paul Pierce non corre quei rischi…anzi, mantiene affilato il suo spirito competitivo nei noiosi mesi del “lockout”…
Ogni anno a luglio migliaia di “signori nessuno” hanno la possibilità di sfidare gli assi del tavolo verde ed una manciata di celebrità del mondo dello spettacolo invitate per far lievitare gli ascolti televisivi, e quest’anno l’invito è arrivato – tra gli altri – a Paul Pierce. Lui non si è fatto pregare e nonostante la poca esperienza, si è presentato alla sfida in perfetta tenuta da pokerista: t-shirt verde militare sopra felpa grigia a maniche lunghe, occhiali da sole, cuffie stereo ed un eclatante cappellino da baseball nero con un Trifoglio verde a campeggiare sopra la scritta “Inglewood”. Un po’ sfrontato, visto che accostava il nome di una zona di Los Angeles al simbolo dei Celtics, ma apprezzatissimo da tutti i tifosi dei Celtics.
Nella terza giornata di qualificazioni erano impegnati oltre duemila giocatori, e – una novità per lui - per una volta Pierce non era tra i favoriti. I pronostici davano in “pole position” tale Kevin Song che non ci ha messo molto per prendere il comando delle operazioni e chiudere la giornata col miglior risultato e con il quinto punteggio assoluto. Song negli ultimi 16 anni ha messo assieme la bella cifra di 3,3 milioni di dollari, che in effetti sono un bel po’ di soldi ma vengono “schiacciati” dai 137,3 ammassati dal numero 34 nelle sue 13 stagioni ai Celtics. Però “The Truth” non era a Las Vegas per fare soldi, quanto per divertirsi: e lo ha fatto a spese dei suoi avversari chiudendo la giornata con un lusinghiero 63,750 dollari che, sebbene sia molto lontano dal 163,325 dollari raggranellati da Song, rappresenta sempre e comunque un risultato superiore a precedenti campioni del “Main Event” quali Joe Cada, Phil Hellmuth, Bobby Baldwin Tom mcEvoy e Dan Harrington. Anzi, il vincitore dell’edizione 2003, Chris Moneymaker (“nomen omen”), è stato addirittura eliminato…Ma quello che ha colpito di Pierce è stato il suo atteggiamento freddo e distaccato con le carte, ma caldo e gentile con i tifosi che di tanto in tanto si avvicinavano per scambiare quattro chiacchiere o chiedere un autografo. A differenza degli altri seduti al tavolo con lui, in un paio di occasioni ha pure saltato una “mano” per dedicarsi ai fan, mentre il campione di “Texas Hold’em” Huy Nguyen appariva in qualche modo infastidito dalla popolarità del capitano dei Celtics, e finiva per deconcentrarsi piazzandosi alle spalle di “P Square”. Intervistato a fine giornata, Pierce non ha mostrato difficoltà a calarsi nella parte del giocatore di professione, dichiarando: “Giornata solida. Devo però migliorare, se voglio sfidare i più forti. Ma è stato comunque un discreto esordio in quella che è una maratona, non uno sprint. Anche se sono un All Star NBA, a questi tavoli sono solo uno come tanti e devo dimostrare di saper giocare ad alto livello”.
Nei prossimi giorni Paul continuerà quindi la caccia al braccialetto che premia il vincitore delle World Series, forse per accompagnarlo al luccicante anello di campione NBA 2008 che ha sfoggiato con orgoglio sul tavolo verde.
Finchè partecipa a queste gare professionistiche non c’è pericolo che “bruci” sull’altare del “Texas Hold’em” cifre pari a quelle perse da Charles Barkley (che in difetto ha ammesso di avere perso al gioco 10 milioni di dollari) o dal suo grande amico Antoine Walker, che con oltre 100 milioni di dollari è l’autore di uno dei più grandi sperperi della storia dello sport. Ma finchè gioca denaro “finto”, Paul Pierce non corre quei rischi…anzi, mantiene affilato il suo spirito competitivo nei noiosi mesi del “lockout”…




Commenti
Poi purtroppo la fortuna lo ha abbandonato ed è stato eliminato, ma tutti si sono detti sorpresi dal risultato ottenuto dalla...matricola del poker...
Il capitano ha una natura molto competitiva e, chissà, questa esperienza potrebbe aiutarlo nei caldi finali di partita ....
Michele tranquillo non gioco a soldi.
Per lui sicuramente un ottimo risultato aver superato una giornata! Che invidia...
Siamo in 2.
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