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Approfondimenti
O : “Siamo messi male se non rivediamo la percentuale dei ricavi da destinare ai salari rischiamo di saltare tutti!”
P : “Aiuto! Se è così dobbiamo trovare una soluzione, ma è così grave la situazione? Non ci sembra!”
O : “Non è grave, è drammatica!”
P : “OK, ci date i bilanci? Almeno ce ne rendiamo conto!”
O : “Eccoli, ma ricordate sono solo per voi, non potete darli a giornalisti o analisti”
P : “Ma sono quelli del 2009/2010”
O . “Beh, certo la stagione 2010/2011 non è ancora finita.”
P : “Ma questi numeri non sono veri, i ricavi sono ben altri e avete gonfiato le perdite con costi non correnti! Oltretutto ci state presentando i numeri negativi di un’annata anomala”
O : “I numeri non mentono, stiamo perdendo 340 milioni di dollari con 22 franchigie in perdita.”
P : “Ma cosa state dicendo? Basta un piccolo ricalcolo sulla base dell’andamento dei ricavi togliamo i costi non operativi che avete inserito ed il risultato è positivo per 183 milioni ed anche Forbes ci dà ragione.”
O : “Tutte balle! Se vogliamo che il giocattolo non si rompa dobbiamo risparmiare alla voce salari, un piccolo sacrificio e tutto si aggiusta.”
P : “Ma che dite guadagnate già bene e volete solo guadagnare di più sulla nostra pelle. Altrimenti perché i Warriors sono stati venduti per 450 milioni se state così male.”
O : “Ed allora perché abbiamo dovuto prenderci New Orleans sulle croste per tenerla in piedi?”
Ed avanti così per ore e ore, giorni e giorni
Ma chi ha ragione?
Sembra un dialogo tra sordi, eppure i numeri dovrebbero essere oggettivi e non prestarsi a discussioni particolari, ma se i numeri sono incompleti, parziali o non coerenti con le modificate condizioni, possono non essere più così oggettivi.
Per riassumere quello che è successo per effetto dell’ultimo contratto rimando ad un articolo della scorsa estate scritto da Leonardo Ancilli in cui ha spiegato efficacemente l’applicazione e le regole del vecchio contratto ed una rilettura è altamente consigliata
http://www.iamaceltic.it/archivio/approfondimenti/362-guida-allestate-2010-le-regole-salariali.html
Oggi è bene ricordare solo cosa si intende per BRI (Basketball Related Income) ; si tratta dei ricavi relativi all’attività caratteristica, sulla base dei quali viene calcolato il monte salari. Secondo l’ultimo accordo collettivo del 2005 al monte salari va destinato il 57% del BRI; ciò vuol dire che indipendentemente dai costi e dal loro andamento necessari per conseguire i ricavi, i giocatori nel loro complesso devono percepire il 57% dei ricavi così come definiti nel BRI. Viene calcolato un Soft CAP al termine di ogni stagione pari a circa il 51% del BRI che può essere superato per effetto delle varie eccezioni arrivando mediamente con salari intorno al 57% del BRI.
Nel caso in cui i salari delle franchigie nel loro complesso non raggiungano il 57%, la differenza va comunque saldata dalle squadre, quindi “in astratto” se tutte le franchigie volessero risparmiare e riuscissero a gestire franchigie stando sotto il CAP (ma non sotto il 75% del CAP perché è vietato), le squadre dovrebbero comunque saldare la differenza a favore dei giocatori; quindi le squadre, nel loro complesso, devono in ogni caso accantonare il 57% dei loro ricavi “caratteristici” in conto salari. Da pochi è conosciuto, ma anche il contrario funziona; se i salari superano il 57% del BRI avviene una “restituzione” proporzionale da parte dei Giocatori ai quali è trattenuta una porzione del salario al fine di riallineare il totale degli stipendi al CAP (nell’ultimo anno la trattenuta depositata in escrow è stata dell’8%). Nel 2010 l’escrow è stato di 192 milioni di cui 22 restituito ai giocatori e 170 ridistribuito tra le Lega e le franchigie.
Altro punto importante da ricordare è il fatto che tra eccezioni varie il CAP può essere ampiamente superato andando ben oltre il 57% del BRI e quindi vi sono franchigie che alla voce salari hanno un importo ben superiore ai salari medi, il costo per queste franchigie cresce ulteriormente perché superando certe soglie scatta la Luxury Tax per cui ogni dollaro speso alla voce salari che supera la soglia, determina una multa di pari importo che viene poi distribuita tra le franchigie “virtuose” che si tengono sotto il CAP. Si tratta di una sorta di redistribuzione di solidarietà.
Cosa vuol dire questo, che le franchigie che già hanno un costo per salari inferiore, hanno anche il beneficio degli introiti della luxury tax? Queste dovrebbero avere dei bilanci splendidi, vero? No, nulla di più falso!
Le squadre che presentano i risultati economici più negativi sono proprio quelle che alla voce salari sono sotto il CAP, e ciò perché hanno ricavi molto bassi e ben sotto la media; mentre le squadre che pagano la luxury tax normalmente sono quelle che hanno conti in ordine, avendo un bacino di utenza che permette ricavi ben superiori alle altre franchigie.
Per la stagione 2010/2011, il CAP calcolato sulla base del BRI, è di circa 57 milioni di dollari, pari al 51% del BRI mentre la voce salari presenta una media di poco meno di 70 milioni di dollari per circa 2,1 milioni di dollari pari al 57% del BRI.
Quindi già una prima considerazione andrebbe fatta, i Proprietari ragionano come un unico soggetto, ma mentre il CAP rappresenta il 51% dei ricavi medi delle franchigie per alcune può rappresentare il 25% (New York, Los Angeles Lakers, Chicago, …) per altre il 63% (Memphis, Minneapolis, Milwaukee, …).
Ora è indubbio che alcune franchigie si trovano in grave difficoltà e ciò non tanto per effetto del livello del CAP e del costo del lavoro, ma piuttosto per un’insufficienza dei ricavi per effetto delle dimensioni e dell’interesse del loro bacino d’utenza; qualcuno potrebbe dire, ma che ci stanno a fare nell’NBA? Riduciamo le squadre e risolviamo il problema! Non è così facile, si riducesse ad esempio il numero di squadre a 24, con l’eliminazione di 6 franchigie ci sarebbe anche una corrispondente riduzione di posti di lavoro (giocatori) di circa 100 unità ovviamente pari al 20%, inoltre vi sarebbe un minor numero di partite con i conseguenti introiti; e questo è qualcosa di sgradito sia ai proprietari che ai giocatori.
I bilanci certificati degli ultimi 5 anni più il bilancio stimato per l’ultima stagione presentano numeri fortemente negativi, partendo dal 2006 da un minimo di 19 (2005/06) ad un massimo di 24 (nel 2008/09) franchigie sono in perdita e le perdite accumulate annuali vanno da un minimo di 220 milioni (2005/06) ad un massimo di 370 milioni (2008/09) per un totale di 1845 milioni di perdite in 6 anni!!!
Scaduto il contratto, le parti si sono ritrovate e la discussione non ha contemplato né la riduzione delle franchigie, né i correttivi per le franchigie più piccole e si è preferito proseguire nella logica del CAP, e sotto certi punti di vista è una buona notizia per gli appassionati, perché è un sistema che livella le squadre; ma risolve il problema economico? La risposta abbastanza intuitiva è NO! A meno che il CAP non sia così basso e senza eccezioni, tale da far si che la voce “salari” non sia un peso insopportabile per tutte le franchigie.
In effetti gli Owners hanno inizialmente e provocatoriamente provato a chiedere un Hard Cap fissato a 45 milioni (praticamente il livello salariale del 2010/2011 di Sacramento, la franchigia con i salari più bassi) oltre ad un taglio tra il 15% ed 25% sui contratti in corso.
Questa proposta ovviamente non è mai stata presa in discussione, ma il vero obiettivo della provocazione degli Owner era iniziare a inserire il concetto di HARD CAP, cioè soglia sopra la quale non è assolutamente possibile andare, diverso dall’attuale SOFT CAP, superabile grazie alle varie eccezioni e regolato in termini di sforamento dalla Luxury Tax.
I Giocatori, non vogliono sentire parlare di Hard Cap, qualsiasi sia il suo livello, negli ultimi giorni di negoziazione prima del Lock Out, i Proprietari hanno proposto un Soft CAP fissato a circa 62 milioni di dollari con il mantenimento di un paio di eccezioni ma con di fatto un secondo CAP a circa 67/68 milioni che si trasformava in un vero e proprio HARD CAP; con l’obiettivo di avere una spesa media di 62 milioni con l’applicazione di una percentuale del BRI del 50% e quindi con un risparmio rispetto all’ultima stagione di circa 240 milioni.
I giocatori hanno fatto una controproposta con una riduzione salariale complessiva di 100 milioni, con un CAP ancora SOFT calcolato al 54,3% del BRI.
Non si è arrivati all’accordo ed è scattata la serrata dei proprietari, il Lock Out.
Anche il NYTimes sulla base dei conti sulle franchigie presentati da Forbes dimostra scetticismo sulle risultanze finali della Lega presentando i risultati della seguente tabella

Ma cosa sappiamo effettivamente dei numeri in ballo? Sono veri i 340 milioni di perdita denunciati dai Proprietari per l’annata 2009/2010 o sono veri i 183 milioni di reddito ricalcolati dal New York Times sulla base dell’analisi di Forbes sui valori delle franchigie?
Per assurdo potrebbero essere veri tutti e due, i Proprietari presentano i conti con i risultati netti (“Net Income”) mentre Forbes presenta dati che si riferiscono non al risultato netto ma ad un margine operativo che non comprende ammortamenti, interessi ed imposte (EBITDA = Earning Before Interest, Tax, Depreciation and Amortization).
Ma la differenza di 520 milioni è troppo grande e l’NBA contesta comunque i dati di Forbes e quindi solo qualcuno ha ragione ed un minimo di analisi è necessaria. Una prima precisazione va fatta, Forbes stessa non mette in dubbio i numeri forniti dall’NBA, ma piuttosto ne evidenzia i limiti e la diversa lettura che ne deriva se si analizza la natura degli interessi e degli ammortamenti che riducono il margine operativo pesantemente e determinano le perdite presentate; per Forbes ed il NYTimes e di conseguenza per i Giocatori, una buona parte di queste spese, pur essendo contabilmente accettabile inserirle tra i costi, sono “non correnti” e pertanto non vanno considerate.
Andiamo ad analizzare le differenze per voci :
Interessi : La voce interessi è sicuramente presente nei conti NBA, a fine 2010 solamente tre franchigie non presentavano indebitamento (LA Clippers, Detroit e NY Knicks) mentre una presentava un indebitamento “patologico” (700 milioni i NJ Nets) e 10 franchigie un indebitamento superiore a 150 milioni (Memphis 170, Indiana 170, New Orleans 186, Charlotte 150, Atlanta 190, Cleveland 160, Phoenix 185, Miami 160, Dallas 200, Boston 180) di queste alcune come Boston, Dallas, Phoenix hanno un leverage che finanzia l’operazione di acquisto o comunque permette di ridurre il capitale proprio investito in presenza di ricavi tali che permettono un equilibrio finanziario, si tratta quindi di un indebitamento tecnico e non gestionale; l’indebitamento complessivo dela lega è di circa 3800 milioni.
Quindi la voce interessi è da conteggiarsi o no?
Una porzione rappresenta sicuramente spese correnti, le aziende senza debiti finanziari non sono la norma e come minimo gli interessi derivanti dall’indebitamento sul capitale circolante vanno conteggiati; il resto degli interessi appare come il finanziamento del costo di acquisto delle franchigie o di perdite accumulate e questa sorta di anatocismo ai fini della nostra analisi a mio modo di vedere non va conteggiata, anche se un dato è drammaticamente vero, gli interessi sono un costo vero per le franchigie che sommano un indebitamento pari al fatturato (3800 milioni !!!) ed almeno 150 milioni di dollari è il costo delle franchigie per i debiti finanziari di cui effettivamente costi correnti circa il 20% per 30 milioni.
Voce ammortamenti : che dire?
Questa è una voce veramente nebulosa ed i dati disponibili non aiutano a capire cosa effettivamente le franchigie stiano ammortizzando; è chiaro che fino a che si ammortizzano mezzi di trasporto, attrezzature, mobili etc … questi sono ammortamenti che sacrosantamente vanno conteggiati, ma se nelle pieghe degli ammortamenti vi sono costi relativi all’avviamento (magari in una misura particolarmente accelerata) o all’acquisizione della franchigia riproporzionata nei conti come “acquisto giocatori” e quindi ammortizzata lungo la durata residua dei contratti dei giocatori stessi come voce “svalutazione roster”, (come avvenuto per i Nets tra il 2004 ed il 2006) questi, sebbene gli US GAAP (Principi Contabili Americani) ne permettano la pratica, non dovrebbero fare parte dei costi correnti; altri ammortamenti possono essere correlati a capitalizzazioni avvenute in esercizi precedenti per ridurre le perdite, e quindi non sono altro che l’emersione di perdite pregresse e quindi non correnti; per cui è assai probabile che una buona porzione degli ammortamenti non vada considerata tra i costi correnti. Gli ammortamenti totali nel 2009/10 sono stati circa 300 milioni, ed è probabile che la gran parte debba considerarsi "non corrente".
Quindi se le differenze tra i conti dell’NBA e di Forbes sono principalmente queste, è in ogni caso ragionevole pensare che la perdita netta nel 2010 vi sia stata, ma in misura certamente inferiore a quanto dichiarato dalla Lega e probabilmente molto vicina ai 100 milioni di dollari che i Player hanno proposto come riduzione salariale.
Provando a fare un altro ragionamento, i conti presentati dalla Lega dovrebbero essere completi ed i ricavi contemplano oltre a tutti quelli inclusi nel BRI, anche gli altri ricavi eventualmente presenti, e questi devono esserci per forza. Se effettivamente il BRI rappresentasse il monte ricavi delle franchigie, è facile immaginare che se la voce “salari” dei soli giocatori rappresentasse il 57% la perdita delle franchigie è cosa certa : a questi costi vanno infatti aggiunti i costi degli altri salari ( tecnici, medici, amministrativi, …) le palestre, i viaggi e le spese generali e amministrative; e poi le spese variabili di vendita, come ad esempio le provvigioni per vendita biglietti e la pubblicità, etc …
E’ chiaro quindi che vi devono essere altri ricavi che non fanno parte del BRI; e l’entità di tali ricavi è chiaramente una delle materie del contendere, alimentata dalla nebulosità dei numeri; per gli Owner questi ricavi non sono sufficienti per portare in equilibrio i conti della lega , per i Player l’incertezza, la contraddittorietà o l’assenza di dati nascondono entrate ben maggiori.
Forbes stima questi maggiori ricavi rispetto al BRI in circa 200 milioni nel 2010, il NYTimes calcola un ulteriore aumento dei ricavi nel 2011 di 500 milioni.
La stima è complicata perché è difficile stimare il merchandising, il sistema dei Premium Seating, etc, ma andando a fondo ed al di la dei titoli sensazionalistici, non emergono dalle analisi di Forbes sostanziali differenze nei ricavi o addirittura un loro occultamento, semplicemente vi sarebbero circa 200 milioni di ricavi che non sono compresi nel calcolo del BRI.
Molto più interessante è l’analisi sull’andamento delle varie voci di ricavi e costi.
Secondo i calcoli di Forbes stessa i ricavi per vendita biglietti sono aumentati nel periodo 1999 – 2010 solamente del 22% circa che al netto dell’inflazione rappresenterebbe addirittura un dato negativo del 6%.
Stessa sorte per i Salari dei giocatori cresciuti del 24% in 10 anni e quindi con perdita di valore reale.
Quindi in termini reali sia i ricavi caratteristici che gli stipendi dei Giocatori hanno avuto una riduzione.
Gli altri ricavi sono cresciuti del 30% in 5 anni pari all’11% al netto dell’inflazione, quindi sono cresciuti abbastanza, ma d’altro canto la crescita delle altre spese, aumentate di ben il 43%, vanifica questo aumento; se queste voci avessero avuto lo stesso andamento delle altre voci la Lega avrebbe sicuramente avuto dati record, ma non è stato così e bisogna considerare che tra questi costi vi sono voci di costo “nuove” che si sono aggiunte negli ultimi anni ed in particolare la digitalizzazione della lega e tutti gli sforzi commerciali per espandere l’interesse della lega a livello internazionale. Questi costi dovrebbero portare un ritorno importante nel futuro, ma fatto sta che per ora penalizzano i conti della lega, e la loro appostazione a bilancio appare corretta.
Quindi concludendo questo capitolo, quali sono i conti giusti quelli della Lega o quelli di Forbes?
Sono entrambi veri, L'EBITDA della Lega è come per Forbes di 183 milioni; i costi per interessi e ammortamenti che determinano una perdita complessiva di 340 milioni sono solo in parte da collegarsi a spese correnti e sono fortemente condizionate da perdite precedenti o relativi alle acquisizioni stesse delle franchigie, la Lega per il 2009/10 avrebbe un perdita netta corrente intorno ai 100 milioni di dollari; dal punto di vista strettamente contabile i criteri di imputazione, usati dalle franchigie, di costi non correnti sono accettabili.
Ma la sostanza è che sia la Lega o sia Forbes a dare i numeri, una patologia c’è : anche per Forbes solo 13 franchigie su 30 hanno un risultato operativo positivo, l‘indebitamento delle franchigie è preoccupante; e quindi la situazione va in qualche modo affrontata.
Da segnalare che dall’analisi di Forbes escono veramente male alcune franchigie ed in particolare ( a parte New Orleans la cui crisi ha portato all’acquisto diretto da parte della Lega e New Jersey di cui abbiamo già parlato) :
Charlotte ha ricavi per 98 milioni e debiti per 150 milioni con una perdita operativa di ben 20 milioni (situazione gravissima)
Memphis ha ricavi per 92 milioni e debiti per 150 milioni, ha una perdita operativa di 2,6
Sacramento con ricavi per 103 milioni, debiti per 94 milioni e perdita operativa di 9,8 milioni
Atlanta con ricavi per 105 milioni e debiti per 190 milioni con perdita operativa di 7,3 milioni
Washington con ricavi per 107 milioni e debiti per 130 milioni con perdita operativa di 5,2 milioni
Mentre franchigie come i NY Knicks hanno ricavi per 226 milioni, indebitamento a zero e risultato operativo di 64 milioni, oltretutto la proprietà dell’arena, il Madison Square Garden, e dello stesso gruppo, e Forbes valuta la sola franchigia 655 milioni di dollari.
Assodato che solo poche franchigie hanno i conti in ordine, e provando a fare un passo oltre, è possibile che l’obiettivo di un gruppo di imprenditori sia “solo” l’equilibrio dei conti ? può darsi che per qualcuno il ritorno in termini di immagine o soddisfazione sportiva possa essere sufficiente, può darsi che la situazione negativa attuale porti a ragionare in termini di "galleggiamento", ma per la generalità degli Owner è intuibile che l’obiettivo a medio-lungo termine sia un ritorno economico sul capitale investito; e qui se è vero che vi sono state perdite negli ultimi anni, e su queste perdite i Player hanno dei dubbi, le prospettive grazie all’internazionalizzazione del prodotto NBA, lo sviluppo del merchandising internazionale e soprattutto lo sviluppo del League Pass, canale televisivo che trasmette tutte le partite su Internet, e che permette di controllare direttamente ed aver maggior potere contrattuale nella negoziazione dei diritti televisivi, possono essere molto buone, con una crescita molto significativa dei ricavi.
Quindi semplicisticamente, i Player dicono, già non crediamo ai 340 milioni di perdita che ci dichiarate, perché ci occultate dei ricavi ed inserite costi che non c’entrano, poi li avete conseguiti in un anno di crisi generalizzata, condizionato da tante problematiche, un’annata come l’ultima appena terminata ha presentato crescita di spettatori ed interesse che secondo stime porta i ricavi ad una crescita del 14% e quindi pari a circa 500 milioni che porterebbero gli Owner complessivamente in utile per circa 150 milioni; se a questo si aggiunge la riduzione del costo per salari richiesta, di 240 milioni e la crescita di ricavi prevista per il 2014 di 300 milioni, ecco che i conti cambierebbero notevolmente trasformando l’NBA in un business che avrebbe ricavi per oltre 5 miliardi di dollari e risultato netto di 600/700 milioni pari al 12/14% che per attività di “entertainment” è veramente notevole.
A chi credere? chi ha ragione? cosa è giusto?
Le mie risposte assolutamente personali a queste domande e che già hanno visto su questo sito legittime posizioni profondamente diverse sono :
A chi credere ?
A nessuno dei due, siamo in una trattativa e come in una partita a carte tutti nascondono qualcosa, anche se è chiaro che i Player hanno poco da nascondere, essendo i proprietari ad avere tutti i numeri; sono loro che possono nascondere e truccare le carte, ma il fatto che si continui a trattare su una percentuale del BRI, significa anche che i Giocatori, che sostengono che vengono occultati dei ricavi, non ritengono questo indicatore così inaffidabile; i Giocatori non credono invece (giustamente) ai dati finali forniti dalla Lega. Ma un dato di fatto accertato è che vi sono almeno 7/8 franchigie in grave crisi, anche nel caso di una lega virtuosa con i conti a posto.
Chi ha ragione ?
Tutti e due, entrambe le richieste sono legittime, gli Owner hanno il diritto di avere la possibilità di avere società redditizie ed hanno il diritto di dire quando termina un contratto “a queste condizioni non gioco più”; i Giocatori allo stesso modo hanno il diritto di essere pagati per quanto valgono, per il movimento che creano e per il ritorno economico che portano al proprio datore di lavoro e quindi allo stesso modo dire “questo contratto non lo firmo se non ha questi requisiti minimi”.
Cosa è giusto ?
Un sistema che mantenendo il criterio del CAP che livelli tecnicamente la lega, permetta la sostenibilità delle franchigie, un risultato netto per le franchigie del 7/8% dovrebbe essere una misura che remunera nella giusta maniera l’investimento e permette la sostenibilità a lungo termine dell’attività. Questo può voler dire una spesa media per salari di circa 65/66 milioni per franchigia, cioè poco sotto l’attuale livello, ed abbastanza in linea con la proposta dei Giocatori ed una percentuale della BRI attualizzata a circa il 50/52%. Alla domanda Hard o Soft? Io propenderei per Hard, o qualcosa di molto vicino all’Hard e ciò nella logica del livellamento dei valori ed evitare il moltiplicarsi di eccezioni.
Questa può essere la soluzione generale, ma rimane il problema più grande e cioè la situazione delle franchigie con un bacino di utenza insufficiente, che non permette ricavi in linea con i costi; per queste sarà necessario un criterio di sussidiarietà e “revenue sharing” . Ma qui sorge un altro problema, se voi foste James Dolan, proprietario dei Knicks con i numeri presentati in precedenza, sareste disponibili a spartire i vostri utili con le squadre in difficoltà?
Alcune soluzioni sono state in passato quelle di trasferire le franchigie, e da tempo si parla anche di avere qualche franchigia in Europa; può essere una soluzione, ma è necessaria un’approfondita analisi per capire se i ritmi e la “scarsa” competitività di 41 partite casalinghe di regular season di franchigie senza tradizione e storia, possono attrarre interessi e spettatori europei ai prezzi che normalmente vengono praticati in USA.
A mio modo di vedere questo tema della sussidiarietà e delle franchigie strutturalmente in perdita è il problema più grande che la Lega dovrà affrontare.Un punto importante qualsiasi sia la posizione personale, al fine di analizzare al meglio la situazione e poterne valutare sviluppi e motivazioni, è necessario calarsi nella realtà dell’NBA e delle logiche che regolano il mercato USA, cercare di parametrare i dati dei giocatori o delle squadre alle nostre realtà locali o addirittura personali non può aiutare a comprendere la situazione; il rapporto è tra due soggetti che devono arrivare ad un accordo perché il contratto precedente è scaduto, e semplicisticamente dire “i giocatori guadagnano tanto, possono accontentarsi di meno”, o “gli owner hanno un patrimonio enorme e quindi se perdono qualche milione col basket non sarà un dramma”, personalmente non mi convince; dire invece “non mi fa pena nessuna delle due parti perché è uno scontro tra privilegiati” questo si mi trova d'accordo.
Parlavo in precedenza di ritorno dell’investimento e provo a fare un esempio basato su un calcolo grossolano sui numeri dei Celtics. Gli attuali proprietari hanno acquistato i Celtics nel 2002 valutando l’attivo 360 milioni, considerando l’indebitamento di 180 milioni, il capitale netto investito è di circa 180 milioni oltre agli utili eventualmente accumulati; quindi se sui 180 milioni di debito destiniamo un 4% per il pagamento degli interessi (7,2 milioni circa) che al netto delle imposte sono circa 5 milioni ed ai 180 milioni di mezzi propri prevedere un rendimento dell’6/7% (ragionevole) e quindi 11 milioni circa i Celtics dovrebbero avere un risultato netto di circa 16 milioni (5+11) immaginando che il costo e l’avviamento della franchigia risiedano nella società “Holding Basketball Partners LLC” e non nei Celtics stessi; i Celtics hanno presentato ricavi nel 2009/10 per 151 milioni di dollari e proiettati nel 2014 sono circa 185 milioni; i 16 milioni di utile obiettivo ragionevole per un ritorno dell'investimento allettante sono circa l'8% dei ricavi.
Con questi numeri sarebbero più o meno contenti tutti, Grousbeck e soci, con il loro ritorno sull’investimento, i player che avrebbero da spartirsi una porzione della torta importante ed in linea con le loro aspettative, e soprattutto noi appassionati che avremmo il nostro giocattolo preferito che funziona ed è sostenibile nel lungo termine.
Ma nel 2010, anno in cui i Celtics sono arrivati alle Finals il margine operativo è stato di soli 4,2 milioni a fronte di 151 milioni di ricavi ed è facile intuire che Boston dovrebbe far parte del novero delle 22 franchigie con conti in rosso ed arrivare a quella situazione virtuosa sopra presentata è tutt'altro che facile.
Questa analisi che necessariamente si basa sulle sole informazioni che sono state rese pubbliche o trapelate da fonti serie e affidabili non considera altre variabili che sono sul tavolo della trattativa e sono tutt'altro che marginali, come ad esempio la durata minima e massima dei contratti nelle varie condizioni, le eccezioni e la loro applicabilità.
Quindi una seria analisi della situazione e delle prospettive della Lega è fondamentale, il gioco non può essere ridotto ad una negoziazione sui salari, i problemi sono ben più gravi e profondi, e non possono risolversi semplicemente riducendo la voce di costo "Salari Giocatori"; se non si creano le condizioni per riportare in equilibrio almeno un terzo delle squadre della Lega che versano in grave situazione, tra poco tempo rischiamo di dover riaffrontare problematiche serie. Se invece si creano le condizioni per una virtuosa sussidiarietà, si lavora per una lega forte che investe, pesantemente per sviluppare ulteriormente i ricavi sui mercati internazionali e sulle TV (in particolare League Pass) creando un volano di interesse per gli sponsor meno regionale e più planetario, potremmo avere un giocattolo ben più divertente ed in buona salute, su cui non ci chiederemo più se i numeri siano veri o falsi.





Commenti
I numeri, come spesso accade, possono avere significati diversi e offrire ottiche anche opposte, dipende da come vengono elaborati, anche nella più perfetta buona fede.
Come ho già espresso in precedenza, se però i numero fossero davvero l'ago della bilancia, il loro esame sarebbe cominciato già da tempo e una stagione teoricamente buona come quella appena finita non può essere decisiva per rinunciare all'esame delle precedenti meno buone o a una visione prospettica del futuro.
Che ci siano franchigie in difficoltà credo sia un dato di fatto la cui soluzione può essere parzialmente la riduzione del costo dei giocatori perchè i mercati piccoli faranno comunque fatica e i loro incassi saranno comunque relativi a meno che non trovino un Durant dal cappello a cilindro e non sono le tre franchigie che invece guadagnano a rovesciare un trend negativo.
Serviranno interventi condivisi e importanti che spero le due parti siano in grado di trovare per ridarci presto il nostro giocattolo preferito.
Onestamente per quanto l'articolo di Luca sia ultracompleto dettagliatissimo e preciso, io in queste cose continuo a non capirci nulla, sia chiaro non per colpa dell'articolo di Luca, ma perchè francamente la mia mente rigetta di doversi impegnare a fondo a provare di trovare una ragione per cui degli Owner ultramiliardari e dei giocatori ultramilionari stiano a discutere non tanto perchè una delle due parti ci rimette, ma bensì per sottrarre una parte dei ricavi alla controparte.
Francamente questa situazione mi sta nauseando giorno dopo giorno, leggo dell'associazione giocatori compattissima e decisa a non mollare e degli Owner che non si farebbero scrupoli a saltare una stagione per intero (poi forse non giocando e pagando lo stesso i giocatori alla fine ci rimetterebbero sul serio).
Facciano loro io ieri sera mi sono rivisto in DVD gara 7 della finale dell'84, e vi assicuro mi sono divertito molto di più che stare a cercare di capire le ragioni delle due parti.
Dico una cosa sola, leggo che Charlotte, Memphis, Sacramento; Washington e Atlanta ci rimettono dei soldi ? ragazzi ma come le hanno gestite nell'ultimo decennio queste franchigie ? Siamo ad un passo dalla malasanità, ad Atlanta invece di scegliere Chris Paul presero Marvin Williams, Memphis se la memoria non mi tradisce è quella franchigia che ha regalato Gasol (e due titoli ai Lakers), Charlotte dal 2004 ad oggi non hanno azzeccato mezza scelta in top ten al draft, non hanno mai fatto una trade vantaggiosa e di recente hanno pure regalato Chandler a Dallas, Sacramento non si commenta su cosa ha fatto dal 2004 alla scelta di Tyreke Evans, Washington è quella che ha rifilato 120 M di verdoni a Gilbert "Pat Garrett" Arenas .... beh se ci guadagnavano pure franchigie gestite così male, forse avevano ragione i giocatori a reclamare che la BRI non venisse toccata.
Da parte mi mi auspico solo una cosa, che il salary cap torni alla sua funzione primaria ossia quella del "livellare" la lega, mi auguro che facciano regole chiare, che non possano aggirare con trucchetti, furbate, eccezioni stupide e altro, altrimenti l'NBA rischia di fare la fine della Formula 1 attuale dove non si riesce neppure più a capire se chi vince è fuori regola o meno, solo perchè una certa variante non è contemplata nel regolamento, e quindi per assurdo si da per buona.
Chiaro che posso sbagliarmi, ma i numeri di Forbes dimostrano una situazione estremamente preoccupante e penso che al di la dei tecnicismi emerga chiaramente che la discussione sul contratto è solo una delle variabili in gioco, e sarebbe del tutto inutile un sacrificio dei giocatori, se la lega non si dà altre regole che permettano di non avere cancri al proprio interno; e dopo questo fine settimana di analisi di bilanci devo dire che sono un minimo preoccupato; non vogliio fare scenari apocalittici e di solito sono molto ottimista, ma franchigie come Charlotte sopravviveranno al lockout? o diventerà una scusa per un fallimento già oggi conclamato?
Citazione giancleto83:
Grazie Giancleto, ma in trentesimi, giusto?
Scherzi a parte, pur ammettendo che il punto di vista di Greenpride è assolutamente legittimo, quello che io non trovo giusto in tutta questa storia risiede nel fatto che chi gestisce il "flusso" di denaro voglia far pagare "l'altra parte".
Se è vero che il contratto è terminato e va ridiscusso e che i giocatori avrebbero accettato fin da subito un ritocco in negativo, trovo assurdo che una percentuale del BRI che gli "owner" trovavano non solo congrua ma sufficiente a generare utili qualche anno fa debba essere "amputata" così nettamente solo a causa di una crisi economica i cui effetti vengono invece contestati persino da Forbes.
E' accettabile che entrambe le parti vogliano di più, fa parte del gioco, ma che diremmo se da qui alla scadenza del contratto i giocatori si "costruissero" una lega "personale" con nuovi sponsor ed una nuova organizzazione, ed al prossimo CBA dicessero "bye bye" a questi owner lasciandoli con ottimi "teatri di posa" ma privi di attori?
La forza del basket professionistico americano è l'accordo tra NBA e NBPA, e nel momento in cui uno dei due fa la voce grossa questa collaborazione cade e diventa una... lotta. E la prossima volta potrebbero essere i giocatori ad avere in mano le carte migliori. Non sottovalutiamo le "scelte europee" di alcuni di loro: perchè se di Krstic e Trapani importa a pochi, Deron Williams, Kobe Bryant ed altri nomi altisonanti significano molto per il "prodotto"... e finora a vincere non sono nè NBPA nè NBA, ma il basket europeo.
Facciamo un giochino :
... e se al draft 2004 avessero scelto uno tra Iguodala o Al Jefferson al posto di SHaun Livingston ?
... e se al draft 2005 avessero scelto uno tra Andrew Bynun, David Lee o Danny Granger al posto di Raymond Felton ?
... e se al draft 2006 avessero scelto uno Brandon Roy o Rudy Gay al posto di Adam Morrison ?
... e se al draft 2008 avessero scelto uno Roy Hibbert Serge Ibaka o Javale McGee al posto di DJ Augustin ?
... e se al draft 2009 avessero scelto uno Ty Lawson,Darren Collison, Jrue Holidey o Rodrigue Beabois al posto di Gerald Henderson ?
Ragazzi questi al draft dal 2004 ad oggi non ne hanno azzeccate una per sbaglio (per non parlare delle trade dove se possibile hanno fatto persino peggio), facciamo una squadra con Ty Lawson, Brandon Roy, Danny Granger, Al Jefferson e Roy Hibbert + una panchina appena decente, e vedi come gli appassionati del North Carolina alla fine si sarebbero interessati a loro ? Il tutto comunque in una situazione dove l'NBA i problemi se li è andati a cercare visto che appena un anno prima gli Hornets erano andati via. Allora se all'NBA piacciono i Lakers che dal nulla grazie ad un omaggio (Pau Gasol) passano dal nulla al titolo, è anche giusto che l'NBA si debba "ciucciare" anche franchigie come Charlotte, perchè di solito "quando da una parte c'è un furbo, dall'altra c'è uno strullo". E se ora all'NBA iniziano a pesare gli "strulli" forse è il caso che oltre alla divisione degli utili pensino a ridare al salary cap quella funzione "livellativa" che gli ultimi due CBA proprio non avevano più, per le mille scorciatoie che offrivano, però mi sa che all'NBA di vedere una finale tra Milwaukee e Golden State, anzichè una tra Celtics e Lakers interessa poco o nulla.
Vero, ma sono realtà diverse anni luce, con un passato molto superiore e un grado di penetrazione sociale che i Bobcats possono solo sognarsi.
Citazione:
Ribadisco il mio scetticismo: fammi vedere i giocatori SOTTO CONTRATTO NBA che si allenano in Europa a metà settembre e poi ti darò ragione, fino ad allora dichiarazioni, viaggi e foto con maglie europee li considero fumo negli occhi del braccio di ferro con i proprietari.
Citazione:
Chissà, forse potrebbe essere la scusa per un trasferimento altrove...
Le altre te le passo, ma in questo draft in realtà scambiarono Livingston per Okafor, che tutto sommato non è poi male.
Verissimo, comunque il discorso si potrebbe spostare su Iguodala o Jefferson al posto di Okafor, bravino, ma pur sempre deludente rispetto alle attese, e comunque ceduto anche lui dai BobCats.
Esatto... ma anche Jefferson è "bravino ma ceduto anche lui due volte", ed Iguodala, lo sai bene, è in predicato di venir spedito altrove a causa di contratto oneroso non sufficientemente "supportato" dalle prestazioni nei playoffs...
In ogni caso a chi criticava Ainge per la cessione di Erden e Harangody farebbe bene un "riassunto" sulle altre 28 squadre simile a quello che hai fatto sui Bobcats qui sopra... :)
Concordo in pieno, mi smbra un chiaro Bluff di alcuni giocatori, su cui nessuno è abboccato. Peraltro i Nets avevano già tenuto a chiarire che in caso di infortunio avevano la facoltà di tagliare il giocatore lasciandolo senza stipendio, in virtù della clausola che hanno tutti i giocatori NBA di evitare attività fisiche che possano causare infortuni fisici.
più leggo di questa storia più mi sto facendo l'idea che il fronte proprietari è compatto nel chiedere riduzioni ai salari dei giocatori perchè le squadre "in attivo" o con grande mercato non hanno nessuna intenzione di tirarsi dietro il carrozzone di franchigie in perdita e quindi di rimetterci per cause altrui: molto più facile e praticabile ridurre i salari, ancora meglio se con un hard cap, piuttosto che affrontare problemi strutturali all'interno della lega, leggi troppe franchigie in aree con mercato troppo limitato. In fondo la riduzione delle spese va bene sia a chi guadagna sia a chi perde.
Domanda: quante franchigie NBA posseggono le arene in cui giocano?
Sicuramente è un bluff. Ma se le cose non cambiano il bluff di luglio potrebbe diventare realtà in ottobre.
E se da un lato è vero che gli infortuni potrebbero influire sul futuro nell'NBA di qualche giocatore (ma esistono le assicurazioni), è anche vero che molti atleti, memori di quanto accadde nel 1999 ai colleghi come Walker, preferiranno tenersi pronti ed allenati.
Un punto interessante, che mi fa riflettere, è il seguente:
Citazione:
Mi pare di capire che il vecchio sistema salariale era già "variabile" e "parametrato" ai Ricavi, con adeguamenti ex-post per mantenere in equilibrio le percentuali stabilite (57 e 43).
Se, a detta degli Owner, il sistema non è più sostenibile, probabilmente è stato scelto il parametro sbagliato al quale legare gli stipendi, ma il "meccanismo delle percentuali" dovrebbe funzionare perchè in caso di flessione delle Entrate (crisi economica o semplicemente "di ascolti") diminuisce proporzionalmente anche il salario dei giocatori.
Non è che basta scegliere un parametro migliore che "registri" meglio la produttività dell'NBA?
Probabilmente semplifico un po' troppo, tuttavia resto convinto che la "causa" della crisi sia per il 90% ascrivibile ad un management scarso: errori di molti GM in fase "contrattuale" e anche della "stanza dei bottoni" nelle scelte strategiche su numero e location delle franchigie.
Citazione Legend:
Ci pensavo l'altro giorno, ma è così remota questa possibilità?
In fondo gli attori principali (diciamo anche unici) dello spettacolo sono i giocatori e a "fallire" sono stati ESCLUSIVAMENTE i manager nella gestione (sportiva e finanziaria) delle franchigie!
Non si organizza dall'oggi al domani, e chiaramente non avverrà, ma potrebbe essere una minaccia concreta per rafforzare la posizione dei Player.
Francamente penso che al di la di quello che dicono oggi, le schermaglie andranno avanti fino ali limite massimo in cui si può partire per la stagione regolare, poi fatti alla mano non vedo a quali delle due parti convenga salatare anche una singola partita di RS per non accettare un compromesso in cui comunque nessuna delle due parti ci rimetterà mezzo cent. Se poi gli Owner dicono a Charlotte ci devono guadagnare quanto a LA con i Lakers, è ovvio che l'NBA non si rigioca ne a gennaio ne nel 2019 !
E' vero che l'associazione ha molto lavorato per "educare" i suoi iscritti in vista di questa situazione, ma non mi stupirei di qualche sorpresa.
Mi pare comunque plausibile attendersi un paio di mesi di schermaglie e poco altro, sebbene ci sia, se non sbaglio, qualcosa di programmato a fine mese di luglio tra le parti.
Grazie Steve, e dal tuo commento sembra che ti sei sorbito veramente il mio polpettone.
Rispondendo alla tua domanda, alcune arene sono di proprietà diretta come Detroit, altre indiretta come i Knicks (La "Madison Square Garden inc" è dello stesso gruppo dei Knicks), altre ancora sono di proprietà insieme agli altri team di altri sport (ad esempio Chicago la cui arena è in comproprietà tra Bulls e Blackhawks).
Tutte queste informazioni franchigia per franchigia le trovi sul sito di Forbes partendo dal seguente link :
http://www.forbes.com/lists/2011/32/basketball-valuations-11_rank.html
E' chiaro che i conti delle franchigie sono anche influenzati dai costi per le arene e sarebbe interessante vedere per chi le ha in proprietà ma in altre società del gruppo che razza di condizioni vengono praticate e se ad esempio si lascia la polpa all'immobiliare e l'osso alla franchigia.
Per rispondere a Miri (che ringrazio) sembrerebbe che una delle cose che non è in discussione tra Owner e Player è proprio il parametro (BRI) e se su una cosa sono d'accordo non andiamo a complicargli la vita ulteriormente
A parer mio il BRI andrebbe solo nettato dei "costi variabili di vendita di diretta imputazione" (maledetti tecnicismi!!!) cioè quei costi indispensabili per produrre i ricavi (esempio provvigioni ai rivenditori di biglietti, spese di gestione del League Pass, ...) è chiaro che riducendo l'importo del BRI per effetto di questi costi si dovrebbe applicare una percentuale più alta per i salari.
Ma visto che c'è comunque un certa "riluttanza" (eufemismo) degli Owner a far entrare i Player in una logica gestionale (aprirgli quindi i libri al di la dei macronumeri dei bilanci), è assai probabile che si continuerà a ragionare sul BRI scannandosi solo sulla percentuale.
Appunto League Pass .... oltre 30M di abbonati a oltre 100 $ ad abbonamento, questi soldi (sono tanti davvero è ragazzi) chi li avrebbe presi, perchè se dividiamo questa somma per 30 franchigie mi sa che a livello di debiti da coprire siamo quasi a posto ... a meno che dai famosi conti questa valanga di dollari non sia stata fatta sparire o giù di li.
Tu quoque LEO, anche tu dai i numeri?
Sto cercando disperatamente nella rete ma non trovo il dato dei 30 milioni di utenti, mi puoi aiutare? Certo che se fossero 30 milioni vorrebbe dire oltre 3300 milioni di ricavi, a fronte di una NBA nel suo complesso che per NYTimes avrebbe avuto 4300 milioni di ricavi totali nella stagione 2010/11.
Io avevo trovato dati già citati in qualche post un po' di tempo fa che parlava di 100 milioni di appassionati sul web (sommando twitter e facebook) e 8,2 milioni di fans iscritti sulla home page NBA di facebook e quindi si parlava di mercato potenziale come una percentuale di questi due numeri facendo intendere che gli abbonati siano ben inferiori; ma anche qui la chiarezza non esiste.
E' chiaro che League Pass sarà la gallina dalle uova d'oro, e, memore di cosa è stato fatto in passato, l'NBA ha tollerato lo streaming selvaggio, creando la voglia e l'abitudine a vedere le partite dal proprio PC; quando chiuderà i rubinetti una buona parte della gente si abbonerà e forse si arriverà a numeri stratosferici.
Oggi il fatturarato della League Pass lo fa l'NBA e non ho la minima idea se e in che misura venga distribuito alle franchigie sotto forma di diritti TV; conoscendo il soggetto però è assai probabile che i costi vengano divisi tra le squadre ed i ricavi rimangano a Stern
www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/12/anche-lnba-piange/144831/
Citazione greenpride:
Vidi un servizio tempo fa su ESPN (aprile), che rimarcava quasi in tono ironico la clamorosa concorrenza di League Pass e il suo enorme successo, citando appunto 30M di abbonati per 3/4 fuori dal suolo USA. Ora probabilmente bisognerà capire che molti non sono saranno abbonamenti stagionali ma magari solo per metà stagione o solo per i playoff oppure in molti magari avranno fatto l'abbonamento solo per un giorno interessati a singole gare, in più va pure considerato che la prima settimana fu tutto gratis a scopo promozionale ma per vederle serviva comunque una registrazione. Quindi questi 30M di utenti vanno decriptati, percò conti alla mano credo che questa per Stern è una manna dal cielo anche se le cifre fossero più che dimezzate.
Topica del Tranquillo che confonde il CAP a 58 milioni (51%) con il 57% destinato ai salari che porta a 69 milioni e cosa ancor più grave per uno che sentenzia come lui, è che prende i salari del 2011/2012 !!!!! con i roster non completi
Fa riferimento a Hoopshype e se si clicca su qualsiasi squadra si può notare che i salari si riferiscono alla prossima stagione !!!! i nostri Celtics hanno 8 giocatori (compresi Shaq e Rasheed) + l'opzione di Green che non si somma al totale
http://hoopshype.com/salaries.htm
Le squadre sopra i 58 milioni (che poi sono 56,7M) sono 26 (e non 10) e poi c'è la formula per cui ai giocatori va il 57% in ogni caso anche se la somma degli stipendi fa di più (perchè c'è la restituzione ell'escrow)
Citazione Michele Pulcini:
Errori da matita blu caro Flavio; so che non ti abbasserai mai, ma una piccola frequentazione di IAAC ti farebbe bene ... possono essere più pallose e scritte maluccio, e poi si parla di una franchigia che non ami, ma le analisi qui sono più affidabili
Intanto per la prima volta dopo 12 anni i Giocatori ricevonoo indietro interamente l'escrow formato con le trattenute; questo vuol dire che i salari nettatti della ritenuta erano decisamente sotto il 57%; ergo vi sono stati ricavi più alti e/o salari più bassi.
http://www.nba.com/2011/news/features/steve_aschburner/07/12/labor-update/index.html
grazie per il link, molto interessante.
Pur capendone veramente poco di economia e dei criteri di valutazione delle franchigie, colpisce subito vedere come l'essere squadra vincente risulti in apparenza un fattore di importanza inferiore rispetto alla localizzazione della stessa e al conseguente mercato potenziale; vedere NY nettamente la più quotata (Boston vale meno di due terzi!!) o Golden State e Toronto davanti ad OKC o Denver fa ulteriormente riflettere circa espansioni e trasferimenti di franchigie.
Come dire, se porto una squadra o mi espando con una nuova franchigia in un'area con poco mercato, anche se la squadra vince, i ricavi saranno comunque limitati a fronte di spese che per una squadra da titolo dovranno comunque essere elevate.
Interessante il terrorismo intorno alla possibilità di trasferimento di giocatori da questo lato dell'oceano.
In questo blog di Hoopshype si legge che il Besiktas, club che vorrebbe prendere Deron Williams, non onora i contratti, paga con grande ritardo (se paga) ed amenità del genere; sarà un articolo commissionato dal Commissioner?
http://blogs.hoopshype.com/blogs/sierra/2011/07/12/deron-williams-turkish-team-has-checkered-past/
Lo chiedo da ignorante: tra le otto migliori della passata Eurolega ci sono tutti buoni pagatori?
A Siena pagano tutti, ma non vanno certo a infilarsi in follie insostenibili, già se un Hawkins ti chiede un milione e mezzo di Euro, gli dicono "progo si accomodi" ...
In Grecia mi pare siamo al "tana libera tutti", resta la spagna ma anche li iniziano a saltar fuori debiti a iosa, e la Russia dove forse qualche soldo c'è (ma c'è anche tanto freddo e passare dal Texas alla California alla Russia d'inverno non è il massimo. Sui Turchi non mi espongo, ma non mi sorprende che la stabilità economica dei top club non sia il massimo. Resto dell'idea che quello di Deron Williams è un bluff.
Io comunque non vedo così nera la situazione delle squadre europee. Se consideri che in caso di lockout l'alternativa è stare fermi e prendere zero dollari, non credo che le stelle NBA si preoccuperanno perchè non prendono più di 4 milioni di Euro. E quelli li possono tirar fuori la maggior parte dei club di Eurolega.
Sul Besiktas, è vero che pagasse Iverson con difficoltà, avevo letto un articolo lo scorso autunno. Quindi niente terrorismo, basta che il signor Deron venga a Siena o Milano...
La maggior parte? Ribadisco la mia scarsa conoscenza delle situazioni economiche dei club europei, ma quattro milioni per UN giocatore mi sembrano davvero tanti per la maggior parte.
Che ci sia qualche squadra che possa pagarli per una superstar come Deron posso crederci, ma arriviamo a cinque squadre?
Maccabi, Panathinaikos, CSKA, Barcelona, Real Madrid, Olympiakos sono già sei e non ho messo le squadre italiane e quelle turche. Poi a queste si possono aggiungere le "outsider" come Malaga, Khimki e qualche altra. Un "colpaccio" lo potrebbero fare, se consideriamo che Pireo da a Papaloukas 3,5 milioni ed a Spanoulis 2,4, se Barcelona ne da a Navarro 2,8 e a Fran Vàzquez 1,8, se Mosca spende 4,5 milioni per Smodis e Siskauskas...
Io credo che a 3/4 milioni potrebbero arrivare almeno dieci giocatori di discreto profilo.
Ad Hawkins un milione e mezzo no, ma a McCalebb un milione e due l'hanno dato...
Il problema non è quanti milioni dai ma a chi li dai, McCalleb (per cui io non stravedo neppure lo ammetto, preferisco Zisis di gran lunga) è stato comunque un giocaotore decisivo che nelle ultime due stagioni ha sempre giocato la F4 di Eurolega, Hawkins è uno di quelli che prima guarda l'assegno e poi si pone il problema se chi lo ha emesso gli darà la possibilità di vincere, ha avuto diversi problemi comportamentali a Roma dove non ha vinto una cippa da top player, è andato a Milano dove non ha vinto, è venuto a Siena dove ha vinto 3 trofei in 10 mesi, portandosi dietro i soliti piccoli ma fastidiosi eccessi comportamentali, e poi quando Siena ha detto "può bastere così" arriva Milano e gli rifila 4,5 M$ per tre anni (per un giocatore che fin qui si è dimostrato tutto fuori che decisivo) ... poi si viene a sapere che ad uno dei primi allenamenti con Peterson gli avrebbe pure buttato un pallone addosso per una decisione che non condivideva. Ecco dare 1,5 M$ ad un giocatore così secondo me non è una gran furbata, tant'è che Milano sta facendo carte false per levarselo dai piedi e prendere Hairston. Di contro i 2,8 di Navarro secondo me sono un affare per l'indiscusso valore dei giocatore, questo per evidenziare che è sempre un problema di qualità/prezzo.
A meno che la FIBA non si metta d'accordo con Stern e vieti la cosa, io credo che per certi club sarebbe un colpaccio pubblicitario incredibile avere tra le sue fila una stella di prima grandezza. Prova a pensare a quanti sponsor concorrerebbero allo "sforzo"...
Per me è fattibile, poi ognuno può pensarla come vuole ma se ci sono dieci/quindici squadre capaci di spendere 2/3 milioni per il giocatore più pagato, credo che non sia fuori dal mondo che i club più ricchi facciano uno sforzo per avere un ritorno in termini pubblicitari e di sponsor.
E sinceramente, quanta gente in più andrebbe a vedere Milano se Bryant tornasse in Italia? O una squadra tedesca con Nowitzki? O una francese con Parker e Noah? Io lo dico a puro livello teorico, ma perchè i due fratelli Gasol non dovrebbero accontentarsi di giocare insieme "a gettone" per Barcelona? O Gallinari tornare a Milano magari con un compagno di squadra a Denver?
Poi mettessero in preventivo che magari questi a dicembre riprendono tutti l'aereo per iniziare il training camp e che, da una parte li pagheranno solo per due/tre mesi però sfruttando il traino su pubblico e sponsor, dall'altra si troveranno con problemi tecnici relativi a ripartire da zero o quasi a stagione iniziata.
beh io Garnett a Reggio lo vedrei volentieri, anche per soli 3 mesi e anche se poi alla fine della stagione non si va ai PO... dite che ci posso sperare?
No Zio per favore a Reggio NO! tra tortelli, polpettoni, cappelli del prete e insaccati vari, vacche rosse, gnocchi fritti etc ... ce lo ritroviamo a Boston 10 KG (
Hunter :
Citazione:
Josh Childress
Citazione:
Io questo discorso faccio fatica a capirlo. Lui ci è andato, in Europa, ha preso 20 milioni di dollari (anche se pare che l’Olympiakos non abbia pagato tutto) AL NETTO DI TASSE ed ha lasciato sul tavolo un’offerta di 31 milioni degli Hawks per farlo.
Se c’è uno che ha (giustamente) trattato la cosa come un business è Josh Childress, e adesso consiglia di fare il contrario? Sarebbe come se Vallanzasca o Senzani si mettessero a predicare l’amore fraterno...cadrebbero un po’ nel ridicolo.
E poi ci sono casi come quelli di Parker (non il francesino) e di Jennings che per diventare giocatori NBA hanno dovuto passare per Tel Aviv e Roma…insomma, “business” non è solo rimanere in America a fare il gioco di Stern. Capisco però che Josh veda in modo diverso le cose da quando ha firmato il nuovo contratto da 5 anni e 33,5 milioni con l’NBA, ma sputare nel piatto in cui ha mangiato feta e “pitakia”…
Ma come, sei sotto contratto per svariati milioni e ti permetti di rischiare un infortunio giocando all'estero? E di farti curare da medici diversi da quelli della tua squadra? Direi che per i giocatori sotto contratto sia una mancanza di rispetto per le squadre anche solo pensare di venire in Europa o altrove.
Per i FA o i rookie è un'altro discorso, facessero come vogliono.
oh si diceva cosi anche dell'indimenticato Mike Mitchell... poi ci pensarono le signore locali a tenerlo bello... in tiro!!!
Sshhhh... non se n'erano accorti...
Citazione Michele Pulcini:
Vediamola sotto un punto di vista che non consideri: "Ma come, la mia carriera dura dieci/dodici anni, e questi me ne tolgono uno? No, no, devo battere il ferro finchè è caldo. So giocare a basket, e quindi un ingaggio da qualche parte lo trovo".
Ti posso assicurare che ogni giocatore, dalla Seconda Divisione all'NBA, non pensa mai all'infortunio, anzi tendenzialmente nega la sua esistenza o al massimo pensa sia qualcosa che riguarda gli altri. Lui è indistruttibile, ed i veterani che gli dicono "tienti cura del corpo" lo fanno ridere. Come Gilmore all'inizio della carriera di Bird.
Quindi, se proprio si preoccupano un po' per l'infortunio, esistono compagnie assicuratrici che per una "non modica" cifra possono metterli al riparo da quella paura.
La vita per loro è una mezza avventura, e l'unica cosa che sanno fare è mettere un pallone in un canestro... non mi vedo un Big Baby star seduto come il pensatore di Rodin a vagliare la possibilità che un infortunio possa "dimostrare a tutti cosa potrebbe accadere".
Vero.
Però molte loro decisioni sono ispirate e consigliate dagli agenti, che sono persone molto più vicini al sottoscritto (eccetto che per il loro reddito, molto superiore al mio
E quegli agenti, insieme ai veterani dell'associazione giocatori, dovrebbero spiegare ai sognatori ventenni il rischio di esperienze all'estero quando sono sotto contratto.
Gli agenti... Cioè gli stessi che in passato hanno consigliato a Childress e Von Wafer di prendere la via dell'Europa per un pugno di dollari in più e gli stessi che alla firma di un altro contratto diventeranno sempre più ricchi grazie a nuove commissioni... Dici che il loro discorso sarà "non farmi ancora più ricco firmando quel contratto, pensa se poi in Europa arriva un infortunio...." un pò ne dubito...
Ma non hai mai visto il film "Jerry Maguire"?
Sono convinto che gli agenti non siano scemi, forse avidi, ma calcolatori a sufficienza per capire che un infortunio e i possibili problemi futuri potrebbero non valere la pena di qualche mese oltre oceano.
Giancleto, mi hai letto nel pensiero. Jerry Maguire era un agente atipico, visto che si preoccupava dei possibili infortuni di Cuba Gooding Jr.
Michele invece non considera l'importanza del "show me the money"... ;)
Ora credoche la situazione sia diversa: l'NBA mi pare che abbia adottato una strategia che lascia liberi i giocatori di fare quello che vogliono nel, corretto, ragionamento che la lega non si preocupa dei giocatori durante un lock out, quindi affari loro.
Però mi pare ovvio che con un contratto in essere tra giocatore e squadra nel quale è probabilmente prevista la clausola anti-pericolo (tipo la moto di Monta Ellis), giocare in un altro campionato possa essere tra le ipotesi di mancato rispetto delle regole contrattuali.
In conclusione, mio caso assistito Cuba Gooding, vuoi i soldi europei perchè non ti arriva l'assegno dalla tua squadra? Vai pure all'estero, ma sappi che potrebbero provare a fartela pagare se accadesse qualcosa (tu decidi, ma io la percentuale sul contratto europeo la becco comunque, sia chiaro
Ho pensato a questa tua frase mentre leggevo un articolo sui problemi delle nazionali con i giocatori NBA: dalla Francia, alla Germania, dall'Australia all'Argentina e anche la nostra Italia.
Il problema sono appunto i costi assicurativi che le federazioni hanno problemi a sostenere, visto che nel passato l'NBA veniva loro incontro e questa estate invece proprio non ci pensa.
Un passaggio dell'articolo citava l'agente di un giocatore con stipendio sui 10ML il quale quotava 400.000 dollari il costo assicurativo per le partite delle partite di qualificazioni alle Olimpiadi.
Ora mi domando: se 400.000 dollarucci sono il costo di poche partite estive, se giocassero anche solo metà campionato ed eurolega, a quanti soldi arriveremmo?
Il problema di Gooding consisteva dal fatto che il suo contratto era in scadenza e l'offerta della squadra era troppo bassa. Se si fosse infortunato non avrebbe avuto il rinnovo, quindi doveva giocare bene ma stare attento.
Nel caso NBA i giocatori potrebbero pagarsi di tasca propria un'assicurazione in caso di infortunio...
Poi dipende: se hai 22 anni edue anni di contratto a due milioni puoi rischiare, se ne hai 31 con 4 anni a 10 milioni forse non è il caso...
Se io fossi nei "grandi nomi" dell'NBA, però, non mi farei soverchi problemi. Ormai tutti gli infortuni sono curabili, e per subire una rottura ai legamenti (l'infortunio più grave ed uno dei più rari) devi avere proprio tanta sfortuna.
E' anche vero il contrario: a Derone (potenzialmente altri 10 anni di NBA di fronte con la prospettiva di 10/15 milioni a stagione anche su cifre ridotte dal nuovo CBA) cosa cambia prendersi quattro milioni in più da una squadra turca con tutti i disagi di un tale cambio di vita?
Ma non passerebbe meglio l'inverno nella natia Dallas o in un viaggio intorno al mondo (considerate che il suo ultimo stipendio è stato di 16.360.000 presidenti spirati ....)?
Ma sì, in fondo cosa sono quattro milioni di dollari di fronte all'eternità?
Soprattutto per gente come noi e Deron, che di fronte al dilemma Frommiano preferiamo sviluppare la nostra "interiorità" a scapito del possesso di futili beni terreni...
Pare che l'accordo sia per 280ML (quisquilie per gente come Legend e Deron Williams
Valuta tu che interpretazione dare.
e noi qua a perderci il meglio, ossia il blossip di mercato estivo... ah!
o tempora o mores...
Seconda cosa ma qui si va in ogni caso all'inizio della stagione 2012-13 si parla di trasferire amche sulla TV via satellite la piattaforma NBA League Pass mixata alla tradizionale NBA TV, ci sarebbero già accordi presi con tantissimi operatori del settore satellitare e si parla sin dall'inizio di una copertura in oltre 60 nazioni. In sostanza un canale 24 ore su 24 di NBA con approfondimenti gare storiche e altro e un sistema di pay per view durante le ore delle gare.
Quindi tu dici che proprio quando pensavo di risparmiarmi i soldi del League Pass quel furbone di Stern potrebbe riuscire a scucirmi l'abbonamento di nuovo?
Ovviamente lo farei solo per verificare che siano vere tutte le storie propinateci dai sigg. Anderle, Merendi e Parolin nei loro scritti storici sulle gloriose stagioni degli anni '50 e '60
Ma lo saranno sicuramente .... possono essersi inventato tutto?
http://espn.go.com/new-york/nba/story/_/id/6774378/deron-williams-new-jersey-nets-signs-deal-play-turkey
Citazione greenpride:
Ed il Besiktas non è nemmeno uno dei "grossi calibri" europei...
Probabilmente nel contratto ci sarà una "BA clause" che libera Williams in caso di fine del lockout.
speriamo che eventualmente non va sotto sky..
Ma che c'entra? Comunque:
a) il Besiktas ha i soldi per pagarlo
b) Deron non ha paura degli infortuni
Se poi a metà settembre i proprietari dicono "il lockout non si fa più, scherzavamo" quello è un altro discorso.
Al momento in cui Williams ha firmato il contratto mi ha dato ragione (anzi, sospetto che l'abbia firmato per quello).
Non sai chi è il Mago Gabriel? E vai su youtube, figliolo, e scopri uno dei personaggi più incredibili del microcosmo di Mai Dire Gol.
Se andasse sotto Sky credo che l'NBA "forzerebbe" a fare le cose a modo suo come aveva fatto su Sport Italia, quindi non sarebbe male.
Nell'articolo si dice che si è parlato solo marginalmente di ridurre a 28 le franchigie nelle negoziazioni, per evitare di ridurre i posti di lavoro nel suo complesso. Ma intanto l'NBA questa settimana ha licenziato circa 114 dipendenti su un migliaio di effettivi. La riduzione delle franchigie avrebbe un beneficio sia tecnico che economico, e secondo l'articolo porterebbe un maggior interesse generale, con la spartizione di maggiori diritti TV su un numero minore di team.
http://www.cbssports.com/nba/story/15322833/most-logical-fix-for-nba-would-be-simply-to-get-smaller
Tutto giusto, solo che personalmente non voglio fare l'abbonamento a sky..se va in porto il progetto spero che rimanga un canale satellitare autonomo..almeno in italia.
Forse, ma il mio punto è diverso: ai Nets importa poco un contratto firmato, loro saranno invece scocciati quanto eventualmente lo vedessero in divisa da gioco che si allena a Istambul e in quel momento, a mio modesto parere, Derone non rispetterà l'accordo con i Nets e passerà dalla parte del torto.
Per questo una firma il 15 luglio non cambia nulla e solo vederlo scendere in campo mi convincerà che non siamo davanti a un bluff.
Citazione:
Figurati, con LP ho ormai anche abbandonato le partite su Sky, ho disdetto il pacchetto sport e definitivamente consegnato il telecomando alle donne di casa: per me la televisione è un apparecchio buono al massimo per le previsioni meteo ...
Beh, però negli altri "thread" non dicevi questo, ma dicevi che le squadre europee non avevano abbastanza soldi per firmare i giocatori, e che loro non sarebbero arrivati in Europa per paura di farsi male. Ed entrambe le teorie sono state smentite.
Poi è logico che se il lockout finirà il 30 settembre vedremo Williams nell'NBA... ma su questo nessuno aveva mai discusso.
La possibilità di infortuni viene prima della firma e quella dovrebbe scoraggiare i giocatori (e gli agenti) rispetto alle offerte.
Ma il mio dubbio sul bluff di Williams è relativo alla reale voglia di andare in Turchia a settembre con il lock out in corso: una cosa è firmare un contratto da sbandierare davanti ai proprietari, altro è mettersi sull'aereo (magari lasciando la famiglia a casa) per giocarsi una stagione europea)
mmmhh... la pista sky è molto più probabile...
beh sabato mi è capitato di incontrare il presidente della Pallacanestro Reggiana ed accennandogli del lockout gli ho segnalato che ci sarebbero un paio di ragazzini ex Purdue da prendere... non ha detto no... ha detto vedremo... cmq stanno aspettando x capire se e chi si potrà liberare sul serio...
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