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Approfondimenti
Doverosa premessa per quanti avranno la pazienza di leggermi: molto di quanto scritto in ottica futura sarà del tutto inutile e superato nell’ipotesi di lock out. Dopo una finale tra Mavs e Heat e due finali di conference con la presenza di Bulls e Thunder, il piacere di aver ammirato serie combattute ed equilibrate andava a braccetto con il rammarico dell’assenza dei Celtics, facendomi domandare cosa ci fosse mancato e cosa avessero in comune le squadre che, invece, erano riuscite ad andare avanti.
Certo, Nowitzki, Wade e James sono a oggi individualmente più forti delle nostre star, ma non cambio idea rispetto alla mia convinzione che con un Rondo senza l’infortunio al braccio non avremmo perso in cinque partite contro Miami, però è possibile presumere di aver capito qualcosa di diverso rispetto al passato in questi play off dal punto di vista del trend tecnico-tattico? E’ di certo una presunzione, ma le finaliste del 2010 erano i lakers e Boston e nel 2009 i lakers e Orlando, tre squadre che come configurazione tecnica e fisica erano diverse da quelle di quest’anno perché lunghi come Gasol, Bynum, Garnett, Perkins e Howard quest’anno non c’erano con il solo Chandler come lungo fisicamente importante e di un qualche peso offensivo.
A Miami, infatti, Anthony ha contribuito molto dal punto di vista difensivo, ma in attacco poteva far sembrare Perkins un clone di Jabbar e infatti in molti minuti decisivi è rimasto in panchina; insieme a lui c’era, ovviamente, anche Bosh, ma la sua attitudine offensiva è chiaramente limitata al perimetro aldilà di qualche rimbalzo in attacco e a qualche sporadico scarico dalle penetrazioni; degli altri lunghi di Miami (escludendo qualche utile cameo del venerabile trentasettenne Howard) a metà della serie contro Chicago si sono perse le tracce della coppia Ilgauskas-Dampier e il rientro di un Haslem, davvero importante in difesa e decisivo anche in realizzazione nella partita forse decisiva contro i Bulls, non ha aggiunto alcuna pericolosità vicino a canestro. Insomma, gli Heat nei minuti decisivi schieravano Bosh e Haslem, due buoni giocatori, ma nessuno oltre i 208 centimetri e stazza da centro vero.
Se “Sparta piange, Atene non ride” e se a Dallas hanno un Chandler che ha dimostrato dopo molti anni di NBA di valere finalmente il suo contratto è anche vero che il suo cambio, Haywood, è stato buono e utile, ma in sua assenza i Mavs hanno sofferto pochino, complice l’utilizzo sufficientemente positivo del francese Mahini e dello stagionato Cardinal, coppia ricca di impegno ed entusiasmo, ma certo non di esperienza o di gioco spalle a canestro; ovviamente c’era anche un super Nowitsky, ma tutto possiamo dire del tedesco, tranne che sia un lungo di stampo classico. E allora come sono arrivati alle finali queste due squadre? A mio modo di vedere per la presenza di terminali offensivi di grandissimo valore e rendimento: Nowitsky, appunto, poi Wade e James (almeno fino all’appannamento delle ultimissime partite delle finali), poi un sistema difensivo di squadra molto funzionale e adattato per coprire i pochi punti deboli di organico e una serie piuttosto nutrita di rincalzi che, a turno, sono stati capaci di produrre partite offensive importanti per alleggerire il peso sulle spalle dei leader.
Aggiungo a questo un uso importante del tiro da tre punti, spesso decisivo e, da parte di Miami, una capacità assoluta di trasformare in punti le palle perse degli avversari. Per le due sconfitte in finale di conference potrei fare considerazioni simili: terminali di altissimo valore in Durant e Rose, lunghi utili per il sistema ma con limitata produzione offensiva soprattutto con il Boozer sotto medie della serie contro Miami e rotazioni lunghe grazie a parecchi panchinari davvero utili. E quindi? Beh, torniamo intanto al fondamentale aspetto delle condizioni fisiche per ribadire che l’infortunio di Rondo è stato decisivo per chiudere le nostre residue speranze di riaprire la serie con Miami e che la coppia degli O’Neal avrebbe potuto essere altrettanto decisiva se in grado di restare in campo per una trentina di minuti, ma solo per capire quanto a volte i singoli episodi possano essere decisivi.
Però è altrettanto chiaro che i nostri terminali non sono stati al livello dei cinque a disposizione delle finaliste di conference: Rose, Wade, James, Durant e Nowitzki sono davvero il top della lega (non cito il sesto al loro livello perché veste il gialloviola) e non a caso hanno portato le loro squadre così avanti e altrettanto non a caso i San Antonio Spurs, costruiti su principi simili a Boston, si sono fermati presto. Ma non potendo avere uno dei top player dobbiamo rinunciare e schierare un terzetto (o quartetto) come Allen, Pierce e Garnett (più Rondo) non sarà sufficiente? Possibile e anche probabile a meno di non aggiungere anche altro e per altro intendo prima di tutto il sistema di gioco: il nostro sistema mostrato ai play off era buono e lo abbiamo dimostrato in alcuni spezzoni contro i Knicks, ma non sufficiente a un livello superiore.
Colpevole Ainge per la cessione di Perkins? Forse, ma nell’impossibilità di una controprova certa, la mia opinione è che il gruppo costruito a inizio anno, con Shaquille sano, Daniels e Perkins sarebbe stato molto superiore e che l’infortunio di Daniels è stato il momento decisivo per le sorti della stagione e il nostro sistema di gioco, offensivo e difensivo, di inizio anno ci avrebbe portato lontani. Ma è mancato qualcosa anche in termini di atletismo, dopo gli scambi di metà anno: sotto canestro soprattutto, Davis sottotono e Krstic poco incisivo i due imputati, e anche in parte tra gli esterni perché con due giocatori tecnici come Allen e Pierce, sarebbe forse servito qualcosa di diverso rispetto a un West comunque utile e importante.
Quindi in parte un problema di avere il giocatore decisivo per i tiri decisivi in buone condizioni (e Pierce non troppo stanco o infortunato potrebbe ancora esserlo), un paio di arrivi sotto canestro necessari per un livello di intimidazione decente (e la scelta con tre J potrebbe essere una prima risposta), ma servirà anche uno specialista per il tiro da tre, mentre ritengo che dalla coppia West-Bradley possano uscire i minuti di riposo per Rondo.
Ora, anche collegandomi all’articolo di qualche giorno fa sui centri nel gioco moderno, possiamo affermare che il trend sull’importanza dei lunghi verificatasi nei due anni precedenti sia già finito e che Garnett con qualche giovane e/o qualche mestierante del ruolo possa essere sufficiente in futuro se accoppiato alla salute del resto del gruppo? La risposta è sospesa in attesa dei un lock out sempre più probabile e che leverà senso a tanti possibili ragionamenti attuali, ponendo invece domande nuove a tutti: quali giocatori troveremo a luglio 2012? E quelli sotto contratto in che condizioni saranno? E quali prospettive dal punto di vista contrattuale e del nuovo CBA avrà ogni squadra? E in particolare per Boston, possiamo pensare che avere ancora Allen e Garnett, oppure possiamo ragionare già senza di loro? Temo che avremo, purtroppo, molto tempo per ragionare su questi temi e, nel frattempo, incrociando le dita per una possibile soluzione di accordo, dopo il primo luglio avremo uno scenario molto nuovo con il quale Ainge dovrà confrontarsi senza nessuna ipotesi attendibile sui tempi di durata delle scenario stesso.





Commenti
Detto ciò, non sarei così convinto che avere uno dei 5 top players ed un supporting cast inferiore sia meglio di avere una squadra equilibrata con 3 o 4 players tra i primi 5 nel proprio ruolo pur senza essere dei veri e propri giocatori dominanti.
Per noi il problema è l'età (o le rotazioni), fossimo arrivati un po' più freschi non avremmo perso 3 partite su quattro con Miami negli ultimi 2 minuti (di cui una dei supplementari) e la nostra organizzazione ha dimostrato di poter addirittura reggere prestazioni a turno insufficienti (per il loro standard) di KG o PP.
L'infortunio (su commissione) a Rondo ha fatto il resto.
Ora se si va verso un CAP più basso la scelta dovrà essere immediataente fatta, un top player da 20 milioni e briciole intorno o magari 3 da 10 milioni? Non lo so quale sia la ricetta giusta, dal punto di vista affettivo preferisco una squadra senza super-stelle, stile one-man-show, ma una formata da giocatori di livello che con il gioco, l'organizzazione, le motivazioni, il pride, l'ubuntu diano quel qualcosa in più per renderla vincente.
Per cui condivido l'analisi di Michele come fotografia dei playoff appena trascorsi, ma ho alcune riserve (e tante speranze) che non sia il superuomo a condizionare il risultato di una SQUADRA per raggiungere l'anello.
Se posso dire la mia, in questi mesi sono spesso ritornato sul nostro finale di stagione e su cosa sia realmente cambiato ad un certo punto della stagione. Credo che il primo problema sia sorto a livello di spogliatoio. La mia è la classica discussione "da bar", senza un fondamento logico. Però, guardando anche allo spirito "guerriero" che ha accompagnato la squadra lo scorso anno, e pensando a quanto possa fare la forza del gruppo, credo che con l'addio sia di Perkins che di Robinson il gruppo abbia perso quell'armonia che precedentemente li accompagnava. Poi ancora, credo che fisicamente la squadra sia crollata ad un certo punto, e se le energie fisiche si accoppiano ad una scarsa concentrazione a livello psicologico, recuperare è ancora più dura.
Rondo ha avuto una flessione per certi versi incredibile. Credo avesse più di qualche problema fisico, perchè veramente ad un certo punto della stagione è "crollato". Mancando la mente, sono mancate anche le braccia. A me Pierce in stagione regolare ha letteralmente entusiasmato, ma ai Playoff mi ha fatto una terribile impressione. In questo caso, però, credo che la colpa sia stata della fatica spesa per una regoular season a tratti veramente logorante.
Ora, allo stato attuale delle cose la stagione Nba non dovrebbe partire. Ho la sensazione che però la stagione si giocherà, tutta. L'ideale sarebbe una stagione dimezzata, senza però ritmi troppo "forsennati", altrimenti sarebbe anche peggio dover giocare una serie infinita di Back to Back a distanza ravvicinata. Se comunque, i nostri riuscissero a gestirsi bene durante la stagione regolare, sono sicuro che la squadra abbia molto da dare. Non penso che sia il "singolo" a determinare il risultato, ma la squadra. Se ai nostri si aggiunge un Lungo veramente buono ( c'è poca possibilità di manovra, ma un Kaaman, un Chandler, un Nenè, ci darebbero una nuova dimensione) siamo ancora in corsa, a mio modo di vedere. Poi, eventualmente, uno sparatutto farebbe comodo anche a noi. Credo che nei piani di Ainge questo giocatore fosse Nate Robinson, che però ha deluso le aspettative ed era oggettivamente inaffidabile per ricoprire un ruolo così "delicato". Un J.R. Smith secondo me sarebbe un ottimo "colpo", ma al solito lo spazio di manovra è poco.
Proverei anche a dare più fiducia a Bradley, e a testare immediatamente i ragazzini nuovi. Certo, anagraficamente siamo più vecchi di un altro anno ancora, e la stanchezza magari vincerà ancora una volta. Sarebbe stupendo però vincere ancora con questo nucleo
Ha giocato in NBA fino al 2000.
E qualche giorno prima Lorenzo Charles, carriera meno illustre, anche in Italia, ma rimasto celebre per il canestro che portà a una vittoria NCAA la UNC State di Jim Valvano.
un anno a Cantù a metà degli anni '80, fisico statuario è capacità di giocare sopra il ferro che per quei tempi e in Italia era asolutamente fantascientifica.
Come per Gilliam, che la terra sia loro lieve.
www.youtube.com/watch?v=2_LUnTQHV4c
Quello che ho provato a spiegare in questo articolo è che due aspetti di queste finali mi hanno colpito:
1) avere tre superstar non è sufficiente per vincere
2) i lunghi forti incidono meno degli esterni
Aspettiamo per vedere (chissà quando ...
Non sono d'accordo io sono ancora in attesa di vedere una squadra che vince un titolo NBA senza uno dei 3 primi lunghi della lega in quella stagione, e sinistramente nel dopo Jordan non è mai successo :
99 Duncan
00 Shaq
01 Shaq
02 Shaq
03 Duncan
04 Wallace
05 Duncan
06 Shaq
07 Duncan
08 KG
09 Gasol
10 Gasol
11 Nowitzki
Io credo che senza un lungo che sia un'opzione tra le prime due enl tuo attacca al titolo non ci puoi pensare neppure. Anni fa dicevamo che D'Antoni avrebbe rivoluzionato l'NBA, siamo ancora in attesa ...
Dipende da cosa tu intenda per "lungo": Nowitsky lo è certamente per centimetri, ma il suo modo di giocare in attacco, tenetevi forte perchè arriva una similitudine di cui quasi mi vergogno
Tiro da tre, partenze dal tiro libero per l'1c1 con la palla in mano, insomma, del gioco spalle a canestro di quelli nell'elenco, io ne vedo pochino ....
Totalmente d'accordo con te Michele. Però forse, per dare ragione a Leonardo, potrei dire che il lungo di Dallas che ha fatto la differenza quest'anno è stato Chandler!
Direi che i fatti si commentino da soli. Appunto, come detto, i nostri nonostante l'età secondo me con un buon Lungo sarebbero ancora da titolo...
Concordo sugli infortuni: Garnett nel 2009 e Rondo nel 2011 hanno segnato l'esito di quelle stagioni molto più di qualsiasi scambio più o meno azzeccato.
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