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Approfondimenti
I temi tattici della serie erano chiari fin dall’inizio: D’Antoni a “spingere” il ritmo delle partite, i Celtics invece a lasciare il “pallino” nelle mani di Rajon Rondo e decidere quando lanciare la transizione e quando invece giocare “a metà campo”. Due attacchi strutturati in maniera diametralmente opposta, con i Knicks ad attingere a piene mani ai concetti di “isolation” ed in subordine di “pick and roll” dove i Celtics – per sfruttare le diverse armi a disposizione - si affidano a giochi con opzioni multiple che alla lontana ricordano la mitica “flex offense” in voga negli anni ‘70. Boston è squadra che “nasce” prima difensivamente che offensivamente mentre New York è “a trazione anteriore”, l’attacco prima di tutto e la fase difensiva è solo l’anello di congiunzione tra le parole “tiro” e “tiro ancora”. Chi avrebbe avuto la meglio, la difesa dei Celtics o l’attacco dei Knicks? Alla fine la risposta, per citare Diego Abatantuono, “tanto per cambiare è sempre la stessa”: gli attacchi vendono i biglietti, le difese vincono le partite.
Anche se per come si sono messe le cose alla fine lo “sweep” è stato la più logica delle conclusioni, dobbiamo ammettere che nessuno avrebbe pensato che i Celtics visti a fine stagione e nelle prime due gare avrebbero avuto l’energia per “calare la scopa” sui pimpanti Knicks. Eppure è stato abbastanza deprimente assistere alla solita pioggia di pronostici anti-Boston, previsioni che se dal prossimo turno potrebbero avere diritto di cittadinanza, in questa sfida – come in quella d’apertura dei playoffs 2010 – erano decisamente fuori luogo. E’ ormai una costante: arriva aprile, le temperature si alzano, ed i cosiddetti “esperti” di basket cominciano a sottovalutare un gruppo che, per quanto vecchierello, continua a mostrare la “felina” capacità di ghermire la preda nei momenti che contano.
E’ stato così in gara 1, con il ghiaccio delle vene di Ray Allen a materializzarsi nel dardo bruciante che si è infilato nel canestro e nel cuore dei Knicks; è stato così in gara 2 con il “gancetto beffardo” di Kevin Garnett a dimostrare quanto sbagliassero coloro che lo davano per assente ingiustificato nei momenti decisivi delle partite. Ed è stato così anche in gara 4, con il layup di Pierce in entrata e poi l’assist a Rondo per i due canestri che hanno ricacciato indietro i newyorchesi nel momento in cui si erano pericolosamente riavvicinati a -4 a poco meno di 8 minuti dalla fine. E nella quarta partita finalmente si è visto un po’ di aiuto dalla panchina, con Glen Davis, Nenad Krstic e Jeff Green a mettere assieme 27 punti e 17
rimbalzi.
Certo, Boston ha potuto sfruttare appieno l’infortunio a Chauncey Billups avvenuto nel primo incontro ed i problemi alla schiena di Amar’è Stoudemire, ma a volte si dimentica che Shaquille O’Neal è fermo ai box dal lontano 1 febbraio scorso, se si eccettua il “cameo” da 5 minuti della sfida interna con Detroit del 3 aprile. Ciò detto, la dimostrazione di forza data dai Celtics al Madison Square Garden lascia perplessi se comparata alle difficoltà mostrate al TD Banknorth Garden. Tra le mura amiche infatti Boston ha sfiorato la sconfitta in entrambe le occasioni, e solo lo scarso QI cestistico degli ospiti unito ad un errore grossolano del loro coach Mike D’Antoni ha permesso ad Allen e poi Garnett di “sganciare” i due canestri vincenti. Ma fino a quel punto in gara 1
Kevin Garnett (5 su 13 al tiro) aveva sofferto oltre ogni ragionevole previsione la fisicità di Stoudemire (28 punti e 15 rimbalzi), mentre Paul Pierce (8 su 18) era stato surclassato da Carmelo Anthony (42 punti, 17 rimbalzi e 6 assist) in gara 2. Per fortuna i biancoverdi – come tutte le grandi squadre – avevano trovato un “eroe” diverso per ogni serata: Ray Allen nell’opener (24 punti con 9 su 15 al tiro) e Rajon Rondo (30 punti e 7 assist) nel secondo atto.
La terza sfida era quella che doveva riconciliare il “feeling perduto” della “Grande Mela” con la sua squadra, ed invece si è rivelata il momento decisivo della serie, con i bianco verdi a riscoprire antichi sapori ed a dominare in difesa. Le vertebre di Stoudemire hanno cominciato a fare le bizze e Paul Pierce ha affondato il coltello nel ventre molle della difesa di D’Antoni, squarciandola con 38 punti mentre “He Got Game” Allen (32 punti) continuava a salutare il suo mentore cinematografico Spike Lee infilando 8 delle 11 “triple” tentate. Con Billups fuori per il conto finale e Stoudemire in difficoltà, gara 4 per i Celtics sembrava una formalità ed infatti Boston si è gettata avanti sulle ali di un Rondo da 21 punti e 12 assist e soprattutto di un Kevin Garnett versione MVP: 26 punti e 10 rimbalzi in soli 32 minuti di gioco. Come detto sopra, i Knicks hanno messo in piedi una disperata rimonta, ma il loro tentativo è stato frustrato anche dall’ottima serata di Glen Davis, determinante per la prima volta nella serie.
Mio personale MVP della serie è senz’altro Walter Ray Allen, capace di 22 punti di media con un fantascientifico 65,4% nel tiro pesante. Oltre ad aver riacciuffato praticamente da solo la prima partita, è stato costante spina nel fianco della difesa newyorchese nel momento in cui i Knicks provavano a “chiudersi” in area ed a sfidare gli esterni al tiro. Sul secondo gradino va Rajon Rondo che per le mere cifre (19 punti, 12 assist e 6,5 rimbalzi di media) forse meriterebbe la palma del migliore, se in alcune occasioni non avesse testardamente cercato la giocata impossibile. Ma va anche detto che Rajon è questo, e che chi vuole il dolce di cifre da All Star può benissimo sorbire anche l’amaro di qualche “turnover”. Sul podio anche Kevin Garnett: è vero, ha
tirato con un 45,4% che non è da lui, ma si è confermato miglior rimbalzista (oltre 11 di media in 34 minuti) ed ha comunque funto da perno di una difesa che ha costretto i Knicks al 38,6% al tiro nella serie (in regular season avevano fatto registrare il 45,7%). Ancora una volta, i Celtics arrivano dove li portano Rajon ed il “Bigliettone”, questo è poco ma sicuro.
Quarto posto per il capitano: sempre e comunque “top scorer” (22,3 di media), ha tirato in modo decente (46,5% e 50% da tre) ma non è stato un “fattore” a rimbalzo e soprattutto ha subito spesso la fisicità di Anthony. Rimane sempre e comunque un “cavallo da tiro” anche quando le difese gli precludono la penetrazione, suo cavallo di battaglia, ma 14 tiri liberi tentati in 4 partite sono decisamente pochini. Al quinto posto Jermaine O’Neal: nei mesi scorsi era stato identificato come la “scommessa persa” di Danny Ainge, ma in questa serie ha potuto sfruttare la relativa leggerezza sotto canestro dei lunghi newyorchesi per incidere con 5,5 punti (61% al tiro), 4 rimbalzi e 2,5 stoppate di media in 23 minuti di utilizzo medio. Dietro a lui Glen Davis: prima di gara 4 le sue cifre erano desolanti, ma con l’ultimo incontro ha raggiunto 6 punti (45,8% al tiro), 6 rimbalzi in quasi 25 minuti di impiego medio. Non è ancora il “Big Baby” visto per gran parte della regular season, ma si spera che gara 4 sia il trampolino verso serie future più incisive.
Jeff Green…che dire? Il ragazzo è in chiara difficoltà nell’apprendere i rudimenti della difesa bostoniana e nell’adattarsi al nuovo ruolo di “top scorer dalla panchina”. In soprammercato nella serie ha “sparacchiato” un orribile 9 su 27 e 14 sono i rimbalzi catturati come i falli commessi, insomma, troppo poco per un giocatore che doveva dare spessore ad un “pino” col fiato corto. Anche Delonte West non ha brillato nel ruolo di “vice-Rondo”: da lui Rivers si aspettava il ruolo di “motorino d’avviamento” dei sostituti, ma il numero 13 raramente è uscito dall’abulia. Per “Redz” i numeri impietosamente parlano di 3 su 11 al tiro nella serie e soprattutto di 5 miseri assist in 54 minuti… se la “second unit” non carbura una generosa fetta di colpa va ascritta a lui. Nenad Krstic gioca solo 23 minuti nella serie, ma fa diligentemente il compitino segnando 2 canestri su tre tentativi e soprattutto raccattando 8 rimbalzi ed ammollando 2 stoppate. La sufficienza ci sta tutta.
I Celtics chiudono pertanto con la prima “sweep” nella storia delle 12 sfide con i Knicks e spengono sul nascere quella che era stata da alcuni “strombazzata” come una “rivalità”. Nonostante tutto, però, le difficoltà incontrate nelle due partite interne alimentano le perplessità sulla quantità di energia presente nel serbatoio dei Big Three: i 40 minuti di media giocati da Allen ed i 39 di Pierce sono decisamente troppi se proiettati sulle 20/25 partite del ruolino di una (scongiuri di rito) finalista, mentre i 34 di Garnett sembrano adeguati. Se le seconde linee non dovessero finalmente cominciare a contribuire con regolarità, sempre più spesso saremo costretti ad assistere ad una riedizione dei Celtics di fine anni ’80, con il trio di
“senatori” sul parquet per lunghi tratti ed i giovani a guardare. E nel basket moderno una situazione del genere difficilmente si traduce in vittorie.
Per finire diamo spazio alla polemica scatenata da Mike D’Antoni su Rajon Rondo nelle ore precedenti gara 4: il “baffo da Mullens” ha perso un’ottima occasione per onorare il precetto auerbachiano che impone ad un coach di non sparlare mai di un giocatore avversario. “Mi piacerebbe vederlo giocare a Minnesota e vedere come se la cava”, ha dichiarato. Affermazione piuttosto singolare, se si considera che poco più di un mese fa, il 18 marzo, l’inossidabile Mike aveva confidato a Frank Isola del New York Daily News: “C’è bisogno di playmaker, c’è bisogno di gente che sappia tirare e fare canestro. Puoi farlo dalla posizione di playmaker, ma puoi farlo anche dalle altre posizioni. Quando giocavo in Europa avevo compagni che facevano canestro”.
E allora, di grazia, perché Rondo non può essere per Allen, Pierce e Garnett quello che D’Antoni era per McAdoo, Premier e Riva all’Olimpia Milano? Qualcuno obietterà che Mike tirava da fuori meglio di Rajon: non ci piove, ma in carriera D’Antoni in serie A fece registrare 12,3 punti di media a partita, Rondo ne segna 10,7 al piano di sopra. A dire il vero alle parole incriminate Mike ha pure aggiunto che Rondo è un ottimo giocatore, e bla, bla, bla… resta comunque il fatto che certe dichiarazioni sullo 0 a 3 lasciano una pessima impressione. Anche perché tutti ricordiamo che Mike D’Antoni, nella sua prima esperienza su una panchina NBA a Denver nel 1999 vinse solo 14 delle 50 partite dirette. Non venne confermato, e per tornare ad allenare dovette aspettare fino al 2004 quando Phoenix gli offrì la guida di una squadra giovanissima che si aggiudicò solo 21 vittorie in 61 incontri 35 vinte e 111 perse finchè in squadra arrivò Steve Nash a cambiare le cose, a dimostrazione che a volte un ottimo regista fa la differenza più di quanto la faccia un coach…





Commenti
Del resto ai mondiali Rondo è stato fatto fuori per far posto a Billups (spero di non ricordar male) ed i 2 tecnici di quella squadra erano coach K ed il sopraccitato Mike...
Della serie quando gli indizi fanno prova.
Sulla serie mi sento di dire questo: li abbiamo dominati!
E lo abbiamo fatto in panchina come in campo, per gioco, applicazione, esperienza, concentrazione, freddezza, in difesa come in attacco.
Talento? Beh, loro con Melo e Stoud hanno quanto basta per emergere e magari giocarsi una semifinale già il prossimo anno però dovranno cambiare parecchie cose tra cui, forse, l'allenatore.
Ovvio che la esperienza infinitamente superiore dei nostri ha poi scavato la differenza e la capacità di eseguire sotto pressione ha chiuso le partite in equilibrio, ma è anche da aggiungere la maggiore flessibilità tattica dei Celtics.
In ogni caso D'Antoni ha fatto scelte difensive che hanno permesso a Rondo una grande libertà d'azione, ma ha chiuso i nostri lunghi vicino a canestro, con brutte percentuali di Garnett e Davis (ma anche Pierce in penetrazione) e questo tema potrebbe ripetersi contro Miami e allora la maggiore capacità difensiva di Wade e James potrebbe lasciarci meno spazi per il tiro perimetrale.
I numeri difensivi sono stati ottimi con percentuali di NY ridicole e, alla fine, anche una superiorità complessiva a rimbalzo.
Dulcis in fundo, il riposo di sole quattro partite giocate, quello che i nostri veterani volevano e speravano, speriamo ci porti uno Shaq con un partitone da ex.
Ritengo che questo
Citazione:
Sia il passaggio centrale dell'articolo e il crocevia da cui passano le speranze di arrivare fino in fondo. Ovvio che se Rivers dopo 5 minuti con le riserve in campo si trova costretto a chiamere timeout e ributtare dentro i titolari, a lungo andare i nodi potrebbero arrivare al pettine. Ma quante possibilità ci sono che per Green e west (soprattutto) suoni la sveglia proprio ora?
Non vorrei sembrare troppo pessimista, ma la serie contro New York, anche per colpa dei malanni di Billups e Stoudemire non ha fugato i dubbi che avevamo alla vigilia, se non che i Big Four, quando c'è bisogno di tirare fuori gli artigli rispondono sempre presente.
Prepariamoci perchè avremo tutte le risposte, nel bene e nel male, al prossimo turno...
siamo più forti anche degli Heat, e se la salute ci assiste.......
come ho già scritto da qualche altra parte, PORTIAMO IL NOSTRO TALENTO A SOUTH BEACH!!!!
Speriamo sempre nelle previsioni del buon Peterson e del buon Bagattone... Come godo quando poi vengono puntualmente smentiti...
Di Shaq che si dice? ci sarà?
....forza Sixers!!!
Se sarà Miami, questo era un allenamento perfetto; incontreremo una difesa "vera" ed un attacco che farà lavorare maggiormente Ray, che non avendo avuto compiti così impegnativi in difesa ha potuto essere l'MVP contro NY.
Fondamentale sarà il rendimento di Green, ci sarà bisogno di lui per difendere su james e lasciare ogni tanto Wade a Pierce; immagino si lavorerà molto su questo in questi giorni; in zona lunghi non dovrebbero esserci enormi differenze rispetto ai knicks sani con bosh che però gira un po' meno nel pitturato rispetto a Stuod della prima partita, KG ha sempre ( o quasi) dimostrato di tenerlo ed anche qui sarà importante come si comporterà chi sostituirà KG nei 5 minuti che Bosh giocherà in più.
Intanto speriamo che i Sixers spremano ancora un po' gli Heat, ho visto gara 2 dominata nel punteggio da Miami ed ho visto il gioco di Philadelphia mettere in enorme difficoltà la difesa di Mimi, peccato che ai sixers non entrasse nulla neanche quando erano in 3 soli in contropiede.
Capitolo D'Antoni e suoi amici, diciamo semplicemente che la sua filosofia rispetto alla nostra è agli antipodi, ed io preferisco la nostra e poi dica quello che vuole tanto è il campo a parlare.
Quello che ha detto D'Antoni su Rondo è soltanto il risultato della sua frustrazione nei confronti di un giocatore che li ha dominati in lungo ed in largo in tutte le partite e non gli darei tanto peso.
Chiaramente la serie contro Miami va affrontata in un altra maniera, e spero con uno Shaq in più, perchè ogni minima distrazione e rilassatezza è un vantaggio per la loro difesa che si basa molto sull'anticipo di James e Wade per il gioco in contropiede dove dopo il recupero arrivano al ferro in un amen.
Se controlleremo i tabelloni, il rientro di Shaq è fondamentale, e Rondo saprà gestire bene l'attacco senza perdere troppi palloni mi sento di dire che il 3-1 della stagione regolare sarà lo specchio anche di questa serie.
Billups e' forse il giocatore piu' importante di NY,e non averlo trovato contro nelle gare al Madison e' stato un indubbio vantaggio.
E Stat acciaccato gli ha tolto molto del suo potenziale,visto che fa della potenza fisica la sua arma principale in attacco.
Per il resto noi bene,dopo un inizio un po' stentato abbiamo prodotto due ottime gare in trasferta,con solo un passaggio a vuoto ad inizio 4/4 di gara-4.
Ed e' un segnale importante,perche' giocoforza in trasferta dobbiamo costruirci la strada per il diciottesimo banner.
Bene i big,con menzione speciale per Rondo che quasi tutti gli esperti americani e non davano per morto.
Ray mi stupisce molto meno,ero sicurissimo che nel finale si era molto amministrato e vederlo cosi' in forma non e' una sorpresa.
Bene Paul e KG.
Una citazione importante anche per JO che sta' crescendo,ottimo il suo contributo difensivo e sta' facendo bene anche in attacco.
Aspettiamo il ritorno di Shaq per essere finalmente al completo,con tutte le nostre armi a disposizione.
La panca,invece,continua a rimanere un dilemma.
Glen ha dato segnali importanti a gara-4,e sono contento perche' ci servono maledettamente i suoi punti e la sua energia in difesa.
West sono convinto che fara' un grande serie contro Miami per tanti motivi.
C'e' ancora irrisolto l'enigma-Green,che ancora non riesce ad incidere come potrebbe.
Ora l'occasione c'e',uno come lui puo' fare molto male agli Heat.
Aspettiamo domenica,ci danno tutti per sconfitti nettamente,li faremo ricredere.
It's all about 18.
Citazione Dontae Jones:
Dunque vediamo: "big 4": presenti, Davis: è arrivato in ritardo ma adesso è presente, JO: presente anche lui... chi manca?
Green: è dura però il suo in difesa su Melo lo ha fatto e lo farà anche su Lebron, in attacco ci deve mettere più sfacciataggine anche se non la leggo nei suoi occhi;
West: ma è andato così male? Beh perchè se fosse così c'è Carlito in panca e Rivers non è uno che va tanto per il sottile sotto questo profilo, ricordatevi che il titolo Tony Allen lo ha vinto "dalla tribuna" e House è stato più volte accantonato nei PO per far spazio a Cassel e Marbury (prima di finire a NY x Nate);
Shaq: é ora dai... vieni giù che si gioca. Mettti ste brache corte color miseria e la canotta tinta speranza. Muoviti che ci sono i tuoi "amici" Flash & The King ed anche Riley che ti ha spedito a Phoenix per un tozzo di pane.
IERI ORE 14:29: La terza "pillola" è per Kobe Bryant: sanguinoso 5 su 18 al tiro, ma ancor peggio la sua difesa su Chris Paul... poi si "gira" la caviglia ma siamo sicuri che sull'aereo per la California Phil Jackson avrà fatto salire Oral Roberts per provvedere alle cure del caso. (Legend)
se è vero che prima giocava male perchè avevano scambiato il suo amichetto ora che gioca così perk si è convinto che lo ha dimenticato e che tra loro è tutto finito!!!
scusate la cavolata ma quella delle prestazioni scadenti di rondo dovute alla trade del suo fraterno amico la considero la cavolata dell'anno
"...But I don’t have a role offensively, like going in the post or pick-and-pop. I’m more defensively oriented."
Qualcuno dica qualcosa... io non me la sento.
Perk ha pure dedicato una canzone a Rondo:
"Chissà se tu mi penserai
se con il Doc non parli mai
se sei offeso come me
se giochi male e te ne stai
seduto in panca con Nenad guardando
Arroyo al posto tuo in campo
e piangi e non lo sai
quanto altro male ti farà la solitudine"
Mamma mia, oggi ho davvero del tempo da perdere
Ha detto "orientato", Piero, come una nave che ha la prua nella direzione giusta ma è ferma...
Ok, allora:
1) Krstic è un giocatore di basket
2) di scuola slava
3) scuola nota soprattutto per come insegnano a metterla dentro
4) e lui non era male da questo punto di vista
5) arriva ai Celtics, noti più per la difesa
6) prende il posto di Perk, noto, appunto, per la difesa
7) Perk non aveva alcun ruolo, offensivamente
8 ) Krstic, visti i punti precedenti, prova a calarsi nel ruolo di Perk
9) ovviamente per farsi benvolere un poco da tutti
Tutto ciò premesso, mi pare che la dichiarazione di Nenad sia sincera e molto corretta.
E' proprio questo il problema: lo pensa davvero!
Ma dico io non poteva dire "I'm trying to get my body between the player with the ball and my basket but sometimes I'm late, sometimes I don't remember to raise up my arms, sometimes I'm looking at the ball and I forget the man..."
Anche questo sarebbe stato sincero e corretto
Citazione Legend:
Citazione roberto:
Tutti marinai qui eh...
Anche Rodman era orientato all'attacco, infatti ogni volta che prendeva un rimbalzo si girava prima di dare la palla a Jordan
Diciamo che il buon Nenad ha usato termini non del tutto appropriati.
Boston Rules!
Inoltre anche in attacco a me sembra che i due si integrino molto male, Wade e LeBron all'occorrenza sono tra i migliori passatori del ruolo, Melo e amare disconoscono il significato della parola passaggio. E il resto dei Knicks per quanto conti anche di qualche discreto giocatore (Billups è sempre Billups, e Fields a me piace davvero) diventa schiavo dell'igestibilità della coppia Melo / Amare, riuscendo persino a rendere meno del dovuto. Resto dell'idea che la configurazione dei Knicks pre-trade fosse sicuramente più funzionale e anche futuribile.
Poi c'è D'Antoni coach che ho sempre stimato il giusto (a me il fatto che abbia giocato e allenato in Italia mi lascia del tutto indifferente nei giudizi, cosa che vale anche per i giocatori italiani in NBA), che forse bisogna dirlo ha beneficiato del clamoroso Nash di qualche anno fa, ma che poi una volta emigrato a NY non ha saputo (senza Nash appunto) rimettere insieme le sue idee. Si continuano a vedere questi attacchi folli presi nei primi 10 secondi dell'azione, ma paradossalmente la coppia Amare Melo avrebbe bisogno più di azioni ragionate che di tiri assurdi presi senza ritmo. Inizio a pensare che se a NY vogliono vincere qualcosa forse ci vuole un coach diverso, che perlomeno inizi a far capire ai non-difensori Amare Melo, che senza difesa non si va da nessuna parte, e non fomentarli ulteriormente a non difendere. Inoltre se per D'Antoni il concetto di Isolation è "irritante" la convivenza tecnica con Melo diventa ancora più difficile.
Chiudo su un discorso sull'IQ cestistico delle due stelle dei Knicks e questo potrebbe essere un enorme problema perchè quell'IQ è decisamente bassino e se l'idea è quella di replicare il progetto di Miami, da quel punto di vista il paragone è totalmente negativo.
Insomma mentre tutti danno i Knicks come squadra del futuro, io credo che situazioni come quelle di Phila e Indiana se ben gestite possano di nuovo spingere i Knicks al margine della zona playoff.
Di solito non commento solo per dire "la penso me te" però in questo caso hai speso moooolto bene quei 5 minuti ed hai espresso proprio ciò che penso anch'io.
Porrei solo un maggiore, se possibile, accento sul discorso coach in quanto sono fermamente convinto che un progetto perchè sia realizzato debba essere disegnato da un architetto, calcolato da un ingegnere e realizzato da capomastri e muratori: a NY sono partiti dai muratori con un architetto che è male in arnese (mi dispiace e magari torna ad Indiana) ed un ingegnere che con la matematica ha poca dimestichezza... Auguri!
Lo dicevo al commento 2): hanno il talento che gli serve per andare in semifinale ma se quel talento non lo alleni come fanno Rivers, Popovich, ecc. allora ti serve a poco.
Concordo in pieno quando dici che Mike a Phoenix ha beneficiato di quel Nash 2 volte (per me anche 3) MVP e se poi ci aggiungiamo, Joe Johnson, Stoudamire e tutti gli altri che son passati da quelle parti ti vien da chiedere perchè non sono mai arrivati in finale.
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