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Approfondimenti
Se è vero che l’Italia è il talismano dei Celtics, allora il rapporto Shaquille Rashaun O’Neal-Boston è nato sotto la stella giusta. Qualche settimana fa coach Rivers, in visita nel Bel Paese rimastogli nel cuore dopo la “visita lampo” del 2007, ha approfittato per convincere il centro trentottenne – anche lui in vacanza dalle nostre parti - che Boston sarebbe stata il posto giusto, per lui. “Se il tuo unico scopo è vincere, siamo la tua squadra. Ma se hai altri programmi, allora siamo la squadra sbagliata”. A “Shaq” la sincerità del “Doc” ha fatto un’ottima impressione, e complice il fatto che davanti alla porta di casa sua non c’era la coda di general manager che si sarebbe formata una decina d’anni fa, si è accontentato del minimo per un veterano, quasi 2.8 milioni per i prossimi due campionati persino meno della matricolaccia Avery Bradley che nello stesso periodo fatturerà oltre 2.9 milioni.
Alla luce di queste cifre i Celtics hanno fatto un altro “colpaccio”: perché se è vero che O’Neal non è più un centro dominante, è altrettanto indiscutibile che la sua presenza nel “pitturato” garantisce ai biancoverdi quel tonnellaggio che a Pierce e compagni è venuto a mancare nelle Finali. Nonostante ciò, l’arrivo di Shaquille ai Celtics è un affare per i giornalisti: come dimenticare le decine e decine di “perle” che l’atleta ci ha regalato nel corso della sua lunga carriera? Lo stesso Pierce deve a lui il suo soprannome “The Truth”! E come non provare simpatia per chi ha definito Stan Van Gundy “The Master of Panic”, per chi si è di volta in volta trovato stranissimi e divertentissimi soprannomi, per chi ha dichiarato “Io sono il ninja numero uno, ed ho ucciso tutti gli Shogun che avevo davanti”?
Nato a Newark, New Jersey, il 6 marzo di 38 anni fa, come spesso accade da quelle parti non ebbe occasione di conoscere il padre biologico Joseph Toney che si era “dato alla macchia” molto presto. Mamma Lucille O’Neal sposò Philip Harrison, l’uomo che Shaq considera il suo vero padre, un sergente dell’Esercito che coi suoi continui spostamenti avrebbe reso la vita familiare alquanto movimentata. Shaquille tirò i suoi primi palloni a canestro al Newark “Boys and Girls Club of America”, poi provò i campetti di Bayonne, e quindi quelli di Eatontown, sempre nel New Jersey. Aveva 10 anni quando gli Harrison/O’Neal si trasferirono a Fort Stewart, California, ed era già stufo di cambiare città ed essere preso in giro dai ragazzini del luogo.
Cominciò a reagire, a comportarsi da ribelle, a picchiare gli altri ed a mancare di rispetto ai maestri. Quando Harrison fu trasferito alla base statunitense di Wildflecken, in Germania, “Shaq” che ormai era un tredicenne di 198 centimetri, portò la sua ribellione a nuove vette: tra risse, effrazioni a macchine parcheggiate, note a scuola divenne un ragazzo difficile finchè Philip Harrison lo prese da parte e gli disse: “Figliolo, non importa ciò che fai, non ti rispedirò in america da tua nonna. E se d’ora in poi non cominci a comportarti come si deve, ti scalderò le chiappe ogni singolo giorno su questa terra”. Da quel momento, anche grazie alla disciplina richiesta dal basket, “Shaq” improvvisamente divenne un bravo ragazzo, anche se la statura gli creava qualche problema. Quando il suo futuro allenatore a Louisville, Dale Brown, lo incontrò in Germania gli chiese: “Da dove vieni, soldato”? O’Neal aveva tredici anni…
Nell’aprile del 1987 Harrison fu trasferito a San Antonio, Texas, e Shaquille potè giocare con la Cole High School l’anno da “junior” guidando il liceo della città dell’Alamo a 32 vittorie ed una sconfitta. Ebbe anche modo di conoscere David Robinson, la stella degli Spurs però non diede confidenza al giovane centro che ci rimase male e promise di vendicarsi, un giorno. Nella stagione successiva “Shaq” fece ancora meglio: 36 vittorie e nessuna sconfitta, titolo statale, 32.1 punti, 22 rimbalzi ed 8 assist a partita.
A quel punto la “storia d’amore” coi “Tigers” di LSU era già sbocciata, e “Shaq” andò a fare il “terzo violino” nel roster che contava già Stanley Roberts e Chris Jackson (poi conosciuto come Mahmoud Abdul-Rauf). Nonostante fosse un “freshman” O’Neal mise assieme cifre di tutto rispetto, 13.9 punti e 12 “carambole” che lo resero il capo-rimbalzista della SEC. Nella stagione seguente il suo impatto fu ancor più devastante: il 18 dicembre 1990 segnò 53 punti contro Arkansas State, e chiuse il campionato con medie di 27.6 punti, 14.7 rimbalzi, il 62.8% dal campo. Si aggiudicò la corona di miglior rimbalzista della Division I, e la Associated Press lo votò “Giocatore dell’Anno”, il quarto ad ottenere tale riconoscimento nell’anno da “sophomore”. Al terzo anno a LSU le sue statistiche si confermarono su livelli di eccellenza anche se le difese avversarie avevano iniziato a raddoppiarlo sistematicamente: nonostante un trattamento spesso oltre i limiti del lecito, l’asso dei “Tigers” fece registrare 14 rimbalzi, 24.1 punti, 61.5% al tiro.
Durante la semifinale del torneo SEC però la sua frustrazione raggiunse il limite quando il centro di Tennessee Carlus Groves lo “cinturò” da dietro mentre si alzava per schiacciare, rischiando di procurargli un grave infortunio. Esplose una mezza rissa, e “Shaq” non solo venne espulso ma si vide anche squalificare per la finale contro Kentucky. Fu la goccia che fece traboccare il vaso, e l’atleta si consultò con la famiglia e decise di passare professionista per evitare ulteriori “aggressioni” che avrebbero potuto compromettergli un futuro miliardario. Ebbe anche l’occasione di far parte del Dream Team originale nel 1992, ma il comitato gli preferì il “meno chiassoso” Christian Laettner. Si sarebbe peraltro rifatto con gli interessi conquistando la medaglia d’oro sia al Mondiale canadese del 1994 che alle Olimpiadi di Atlanta del 1996. Il 24 giugno 1992 gli Orlando Magic ne fecero la loro prima scelta assoluta al draft e poi lo “blindarono” con un contratto settennale da 41 milioni di dollari. L’atleta rispose con una stagione stellare guidando Orlando ad un miglioramento di 20 partite rispetto al campionato precedente. Segnò 23.4 punti, catturò 13.9 rimbalzi ed allentò 3.5 stoppate, cifre che gli valsero il titolo di “Rookie of the Year” del 1993.
I campionati seguenti in maglia biancazzurra segnarono una costante crescita dei Magic, anche grazie all’arrivo del “frizzante” Penny Hardaway e della crescita di Nick Anderson. La produzione offensiva del numero 32 si attestò sui 29.3 punti ed Orlando, una volta “firmato” il free agent Horace Grant, diventò una “corazzata”. Nei playoffs del 1995 i Magic eliminarono Celtics, Bulls e Pacers fino a raggiungere la Finale dove però vennero sonoramente “sculacciati” dagli Houston Rockets, con Hakeem Olajuwon ad amministrare una dura lezione al giovane avversario diretto. Nel campionato seguente “Shaq” fu afflitto da una serie di infortuni a caviglia e ginocchio che gli fecero saltare 28 partite, ed i Magic apparvero in difficoltà. Quando sul loro cammino post-stagionale si presentarono i Bulls delle 72 vittorie la differenza dei valori in campo fu chiara, e Chicago “cappottò” i vice-campioni NBA. A quel punto Leonard Armato, l’astuto procuratore di O’Neal, consigliò al suo “protetto” di uscire dal contratto settennale sfruttando una clausola che permetteva al giocatore di farlo dopo la quarta stagione. Shaquille era una “macchina da guerra” e la lista dei pretendenti era piuttosto lunga, con i Lakers del GM Jerry West in prima fila. Quando Alonzo Mourning – scelto dopo “Shaq” al draft ’92 - a Charlotte firmò un’estensione di contratto da 112 milioni per sette stagioni, l’Orlando Sentinel chiese ai tifosi se fossero d’accordo su un contratto oltre i 100 milioni per O’Neal, e la valanga di “no” convinse l’atleta che fosse ora di cambiare aria. West immediatamente propose 121 milioni per 7 anni, e quando Orlando si rese conto di essere in procinto di perdere il suo “uomo-franchigia” tentò disperatamente di pareggiare l’offerta californiana. Troppo tardi, “Shaq” ormai aveva dato la sua parola e l’idea di poter lavorare anche nell’industria discografica ed in quella cinematografica lo solleticavano non poco. Nel draft del 1996 Los Angeles scambiò il centro Vlade Divac – ormai superfluo – con la prima scelta degli Hornets immediatamente convertita nella chiamata di un liceale di Philadelphia, Kobe Bryant.
Nelle prime due stagioni in California di “Shaq” i Lakers fecero bene (56 e 61 vittorie) salvo poi “incagliarsi” nei playoffs quando si trovarono di fronte gli Utah Jazz di “Stockton to Malone” che li eliminarono con due secchi 4 a 1 e 4 a 0. A quel punto la guardia titolare Nick Van Exel, sentendosi sminuito nel suo ruolo di titolare dai palloni fatti giocare da coach Del Harris a Bryant, espresse la sua delusione. “Shaq” vide nel comportamento di Van Exel una minaccia per lo spogliatoio e per lo sviluppo del giovane Kobe, e chiese la cessione del veterano...chissà se lo avrebbe fatto anche sapendo che difendere Bryant non gli avrebbe giovato molto, in futuro.. Nel campionato 1999, quello del “lockout”, le cose non cambiarono molto con i Lakers a mettere in piedi una buona stagione ma a trovare un avversario più forte, questa volta gli Spurs, nei playoffs. San Antonio eliminò L.A. per 4 a 0, e Shaq non riuscì a completare la sua vendetta con l’antipatico “Ammiraglio. L’arrivo a Los Angeles di Phil Jackson fornì alla squadra la classica “quadratura del cerchio”: il coach nativo del North Dakota seppur fondando i suoi rapporti sull’opportunismo e non sulla sincerità, riuscì a definire le gerarchie all’interno del gruppo e lo guidò ad una stagione incredibile che culminò con la vittoria in Finale sui Pacers allenati da Larry Bird. O’Neal fu il dominatore di quel campionato e si aggiudicò i trofei di MVP stagionale e di MVP delle Finali, nelle quali ammassò 38 punti, 16.7 rimbalzi e 2.7 stoppate di media tirando col 61%: cifre più vicine a quelle di Wilt Chamberlain che ad un centro di fine millennio. Va anche detto che ormai i grandi centri degli anni ’90 erano in via di estinzione: gli Olajuwon e gli Ewing si erano ritirati e molte squadre sulle “tacche” presentavano giocatori di livello inferiore, da Ostertag a Smits, da Longley a Divac.
I Lakers sembravano quanto di più simile ad una “Dinastia” ci fosse nell’NBA, e nel campionato 2000-01 erano chiaramente favoriti. Kobe Bryant però iniziò a lamentarsi pubblicamente di essere trattato da “seconda banana” e dichiarò che la sua crescita meritava maggior considerazione da parte del coaching staff. I gialloviola “scricchiolarono” in regular season, ma il provvidenziale intervento di Jerry West a rassicurare Kobe sul suo futuro di stella dei Lakers scongiurò la crisi ed L.A. potè concentrarsi sui playoffs, frantumando prima Portland e quindi Sacramento e San Antonio: 11 vittorie senza perdere una partita! Nell’ultimo atto, dopo uno spavento iniziale firmato Allen Iverson, “Shaq” guidò i suoi a quattro vittorie nette mentre il figlio di “Jellybean” masticava amaro, consapevole che quei titoli erano figli soprattutto del talento del “Grande Aristotele”, nuovamente MVP delle Finali. Nel campionato 2001-02 O’Neal fu afflitto da una serie di fastidiosi infortuni ad un alluce e ad una caviglia, e saltò 15 incontri. Quando era in campo, però, continuava a dominare e Bryant ricominciò a lamentarsi. Jerry West era passato ai Grizzlies, e Kobe non aveva garanzie sul futuro: questa volta toccò a Phil Jackson fare da paciere, come raccontò con dovizia di particolari in uno dei suoi libri soffermandosi sulle manie e sui comportamenti infantili delle sue due stelle.
I Lakers, seppur con maggior fatica, si confermarono campioni con Shaquille ad ottenere il terzo MVP delle Finali consecutivo, impresa che pareggiava quanto ottenuto da tale Michael Jeffrey Jordan pochi anni prima. Prima del campionato 2002-03 O’Neal fu costretto ad operarsi ad un dito e Kobe criticò il fatto che fosse ingrassato a dismisura. Tra momenti di calma ed accesi scontri tramite le colonne della carta stampata la battaglia proseguì finchè Jackson non riuscì a spegnere l’incendio, ma in questo caso i veleni avevano corroso la chimica della squadra ed i Lakers vennero eliminati da San Antonio nelle semifinali di Conference. La lotta per il momento lasciò spazio alle beghe giudiziarie di Kobe, accusato dello stupro di una cameriera in un albergo nel Colorado. Gli “angeleni” avevano firmato Karl Malone e Gary Payton come free agent, ma quando Bryant e Malone si infortunarono la stagione prese una brutta piega. Altri veleni si sparsero, compresa una diatriba tra Malone e Bryant, e Los Angeles rimase in linea di galleggiamento grazie alle riserve e ad un ottimo Payton: arrivò in Finale ma poi si spense contro Detroit nonostante un ottimo – seppur sovrappeso - O’Neal, mentre Bryant “spariva”. Quell’estate il fuoco del malcontento fu alimentato da dichiarazioni del GM Mitch Kupchak sull’improbabile rinnovo del contratto a “Shaq”, e fu chiaro che a quel punto il “Diesel” sarebbe stato sacrificato sull’altare dell’ego di Bryant.
Il 24 luglio 2004 venne ufficializzata la cessione di Shaquille ai Miami Heat in cambio di Lamar Odom, Caron Butler, Brian Grant ed una prima scelta. La città della Florida accolse il suo nuovo eroe a braccia aperte, e Pat Riley si diede subito da fare per rafforzare ulteriormente il roster in vista della “corsa” per il titolo: “Shaq” commentò a modo suo il rapporto con la stella Dwyane Wade: da grande appassionato della serie de “Il Padrino”, disse che “la differenza tra Penny Hardaway, Kobe Bryant e Dwyane è la stessa che c’era nella Trilogia de ‘Il Padrino’. Il primo era Alfredo, incapace di lottare per prendere il posto di don Vito. Il secondo era come Sonny, pronto a fare qualsiasi cosa per diventare padrino, ed il terzo è come Michael, intelligente e capace, ed alla fine è lui a prendere il posto del padre. Ed io non ho problemi a passare tutto a Dwyane”. Shaquille come Marlon Brando, dunque…
“Shaq” fu dunque ben felice di cedere “lo scettro” a Wade, e Miami disputò un’ottima stagione. Le cifre del centro subirono in flessione anche a causa di una serie di piccoli infortuni, ma ebbe comunque la soddisfazione di battere i suoi “ex compagni” di Los Angeles in un pubblicizzatissimo incontro natalizio che fece le fortune dell’NBA.
Gli Heat arrivarono comunque alla finale di Conference dove però dovettero cedere le armi ai Detroit Pistons a causa di un infortunio patito da Dwyane Wade. Nell’estate 2005 Riley prolungò il contratto di O’Neal per altri quattro anni ed il “Diesel” fece la sua parte non richiedendo il massimo ma “accontentandosi” di 20 milioni a stagione. Dai 22.9 punti e 10.4 rimbalzi scese a 20 e 9.2, “mancando” per la prima volta la “doppia doppia” di media, ma la scelta di Riley era chiara: voleva avere il “Diesel” pronto per i playoffs. Attorno a sé poi aveva una squadra più completa in cui oltre a Wade evoluivano Gary Payton, Udonis Haslem, James Posey, Antoine Walker, Jason Williams ed Alonzo Mourning. Eppure questo formidabile gruppo iniziò al rallentatore, e dopo in quarto di campionato si trovò in possesso di un poco entusiasmante 11 vinte – 10 perse. Il coach, Stan Van Gundy, venne “silurato” dal GM Pat Riley che tornò in panchina, e Miami cambiò immediatamente faccia. Vinse subito quattro gare in fila e poi a cavallo tra febbraio e marzo infilò 10 successi consecutivi dando una svolta al campionato. Con la coppia Wade-O’Neal sugli scudi, Riley vinse 41 delle ultime 61 partite e si classificò al secondo posto ad Est, alle spalle degli irraggiungibili Pistons. O’Neal si aggiudicò la “corona” di miglior tiratore dell’NBA per la nona volta, eguagliando il primato stabilito da Wilt Chamberlain. Nei playoffs gli Heat eliminarono Chicago (4 a 2) e New Jersey (4 a 1) prima di andare ad eliminare Detroit in finale di Conference con un sonante 4 a 2. Shaq fu il migliore nel “clincher”, la sesta partita, in cui segnò 12 dei 14 tiri tentati (28 punti), catturò 16 rimbalzi è chiuse a chiave la “pittura” con 5 stoppate. Nelle finali con Dallas la stella che brillò maggiormente fu quella di Dwyane Wade, ma “Shaq”- costretto a giocare infortunato - potè alla fine fregiarsi del suo quarto titolo.
Il campionato seguente fu un disastro: falcidiati dagli infortuni, gli Heat non riuscirono a trovare la “chimica” da campioni e vinsero solo 44 incontri, venendo poi eliminati al primo turno di playoffs (anche a causa di un altro infortunio a Wade) dai Chicago Bulls con un secco 4 a 0. Lo stesso “Shaq” fu costretto a saltare 37 partite per un infortunio al ginocchio e quando tornò non era ai suoi soliti livelli. I 18.8 punti ed 8.5 rimbalzi di “Shaq” nella serie con Chicago non impressionarono Riley, che criticò il suo centro per l’apporto inferiore a quanto uno stipendio da 20 milioni dovrebbe prevedere. O’Neal dal canto suo non era contento dei “tocchi” riservatigli in attacco, come avrebbe più volte ricordato in seguito. La stagione 2007-08 fu quella del tracollo: la sua mobilità laterale diminuì e gli avversari cominciarono a sfruttare la sua debolezza, costringendolo al fallo: ad un certo punto uscì per falli in cinque gare consecutive, mentre anche la sua produzione offensiva calava sensibilmente (14.2 punti).
Il 6 febbraio 2008 Riley lo spedì a Phoenix in cambio di Shawn Marion e Marcus Banks, ed O’Neal, infortunato ad un’anca, dovette attendere due settimane prima di fare il suo debutto. In realtà il suo arrivo ai Suns “da corsa” di Mike D’Antoni era stato voluto dal GM Steve Kerr, mentre l’allenatore avrebbe preferito altre soluzioni. “Shaq”, nelle intenzioni di Kerr doveva essere l’anti-Duncan, ma al primo turno Phoenix venne eliminata con un eloquente 4 a 1 e D’Antoni fece i bagagli alla volta di New York. Il campionato 2008-09 vide un “Diesel” voglioso di rivincite, e capace di medie di 17.8 punti, 8.4 rimbalzi e 1.4 stoppate. Purtroppo alcuni infortuni, la “giubilazione” di coach Terry Porter (che lo stesso Kerr aveva voluto) ed un certo “scollamento” tra giocatori e front office non permisero alla squadra ed al nuovo coach Alvin Gentry di raggiungere i playoffs nonostante un bilancio di 46 vinte e 38 perse.
Ma era evidente che a Phoenix per lui non c’era futuro: era stato preso come “tassello mancante” di un puzzle da titolo, ed invece Phoenix aveva fallito. Ecco che il 25 giugno 2009 toccò ad un’altra squadra cercare in “Shaq” il “tassello mancante”: i Cleveland Cavaliers lo acquisirono in cambio di Sasha Pavlovic e Ben Wallace per piazzare l’ennesima stella a fianco di LeBron James: “A ring for the King” fu il motto di O’Neal, ed i Cavs partirono molto forte. Il 25 febbraio 2010, nel corso della sfida coi Celtics, “Shaq” subì un duro fallo dal “Big Baby” Davis, peraltro suo amico fuori dal campo fin dal tempo in cui, in visita al campus di LSU, era stato “schienato” da Glen in un incontro “amichevole” di wrestling. Potè rientrare solo il 17 aprile, all’inizio dei playoffs, e la mancanza di “intesa” coi compagni fu subito chiara. Alla fine furono ancora i Celtics a rappresentare la “nemesi” di Cleveland eliminandola in 6 partite e chiudendo l’esperienza sia di O’Neal che di James nella città dell’Ohio.
Il resto è storia recente: dopo esser stato corteggiato da diverse squadre (Atlanta, Dallas, Houston e – pare – anche Miami), alla fine Shaquille ha deciso di diventare un Celtic ed il 4 agosto ha firmato un contratto biennale da circa 3 milioni di dollari. Quasi 1.400 partite giocate in NBA, oltre 33.000 punti segnati ed oltre 15.000 rimbalzi catturati da professionista sono numeri da grandissimo: per intenderci un realizzatore come Paul Pierce è a quota 22.000 punti (anche se in “soli” 12 anni di NBA, contro i 18 del centrone), e Garnett ha superato quota 24.000 in 15 anni. Chiaro, nessuno si aspetta la macchina da guerra che fece le fortune di Los Angeles e Miami, ma un contributo da una panchina spesso asfittica dovrebbe essere in grado di regalarlo. Oltre che una serie di battute, motti di spirito e barzellette che renderanno il lavoro dei giornalisti bostoniani decisamente più facile.
Come giocatore, è decisamente lento e meno mobile rispetto al passato. Ma l’esperienza, la stazza e la capacità di tenere l’avversario lontano dal canestro, quelle ci sono ancora. E conoscendo le doti di “Doc” Rivers, siamo sicuri che – se riuscirà a tenersi alla larga dagli infortuni - “Shaquille” risulterà un componente importante dei Celtics edizione 2010-2011.





Commenti
Grande carriera, grandissimo personaggio. Grande colpo per i Celtics. Al solito grande storia di Fabio.
ragazzi fino a 3 anni fa il mio idolo (paolino a parte) rimaneva waltah (e solo chi ha sofferto sa di chi sto parlando) ora siamo qui a commentare una squadra dove hanno militato rasheed, KG, ray allen, j.o'neal, payton, cassel, marbury e magari qualcuno che scordo.... ma non faceva freddo a boston?
Possiamo fare una raccolta firme per buttare giù quello stadio vecchio a roma dove sono andati i ragazzi nel 2007 e fare costruire un busto a danny?
Storia godibilissima, anche perchè fornisce dettagli poco conosciuti (almeno a me) sul passato di Shaq; per esempio non sapevo nulla della sua infanzia "zingara" in giro per il mondo...
Che vi devo dire: lo Shaq "lacustre" l'ho odiato, sportivamente parlando...era semplicemente troppo forte e penso che la famosa frase "È uno che sposta" gli si addica perfettamente ed in tutti i sensi...
Per quest'anno spero (e son sicuro) che il suo contributo sarà importantissimo per i Celtics; poi, le motivazioni sono veramente decisive in questi casi, e Shaq ne ha di veramente grosse...
Ne abbiamo già parlato a lungo del suo possibile impatto, lo vedo come il cambio capace di variare la partita con quei sei punti consecutivi che sono nelle sue possibilità in cinque minuti: parliamoci chiaro, mi stupirei che non arrivasse in buone condizioni fisiche e con poche motivazioni e nei PO entrerà come cambio di Perk per gli ultimi quattro minuti del primo quarto e i primi due/tre del secondo. Chi sono i centri di riserva che possono tenerlo? Miami ha Ilga o Howard e non mi pare lo possano tenere, al limite un Gortat ispirato, ma a costo di qualche fallo.
Leggevo una interessante spiegazione di Bill Simmons sul motivo dell'arrivo a Boston (sports.espn.go.com/espn/page2/story?page=simmons/100820 per chi avesse il piacere della lettura originale) in sostanza il motivo principale sarebbe la volontà di ricacciare in gola a kobe le prese in giro su chi abbia più anelli circostanza che l'angelino ha tirato fuori nel corso delle interviste post vittoria del giugno scorso.
Shaq sarebbe rimasto piuttosto "urtato" e cercherebbe la vendetta: fosse anche così, noi siamo prontissimi a farlo contento!
non mi ero mai deciso ad iscrivermi fino a quando sono stato folgorato dalla visione di michele pulcini che sfoggiava la felpa del celtics in vacanza in montagna in un rifugio a 1883 mt! è lì che michele mi ha dato la spinta ad iscrivermi, anche perchè così potevo confermare che lui portava in giro i celtics anche in vacanza.
grazie per il lavoro che fate ogni giorno sul sito, siete davvero bravi.
forza celtics!
un mercato così quest'anno si poteva solo sognare, ancora grazie danny.
sono impaziente di sapere le perle di shaq da oltreoceano che fabio ci riporterà dalle sue fonti americane.
Dopo il terzo anno a LSU quando si era reso eleggibile al draft, la allora Scaligera Verona del GM Andrea Fadini sembrò sul punto di portare per le ultime partite del campionato e per i play-off proprio il giovane O'Neal al posto dell'americano (di cui non ricordo il nome ma a memoria potrebbe essere Schoene) che si era infortunato. A Verona in quei giorni sembrava fatta, ma poi non si concluse.......
Più che una visione, da definirei un abbaglio, ci manca solo che il Pulcini adesso venga idolatrato a spasso per l'Italia
Comunque benvenuto "fascetta verde" (complimenti anche per il soprannome)
Niente di nuovo: quel vecchio farabutto ti ha costretto con la forza ad iscriverti non per rimpinguare il numero dei nostri lettori, ma per fare lo "sborone" davanti a tutti... che vergogna...
Scherzi a parte, benvenuto!
Citazione Shamrock:
Magari, ci avrei sicuramente guadagnato io viste le ville che ci sono in Florida... quella di Stern è pazzesca, valore superiore ai 40 milioni (più vicino ai 50) eon mega-yacht da 16 milioni attraccato sul molo... ma tranquilli, lo ha già venduto per prenderne uno più grande.
Speriamo che l'ultimo colpo gobbo di Shaq sia il degno coronamento di una carriera da primo della classe, il che significa...vabbè, sappiamo quel che significa.
Un applauso anche al Pulcini che fa proseliti in alta montagna e uno a Fascetta verde che si è iscritto nonostante abbia conosciuto Michele...
Citazione Angelo:
Sor Pulcini come er Messia... "Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe"
Benvenuto
Me lo ricordo all'ultimo anno a LSU, un dominio pazzesco, e allora arrivavano i paragoni con Kareem che si era ritirato da relativamente poco e che era ancora l'icona del contro dominante. Poi la mancata convocazione al dream team, perchè Leattner nei 4 anni precedenti aveva stravinto di tutto con Duke.
Poi l'anno da rookie, le stoppate che finivano in quarta fila, il canestro dei Nets devastato :
http://www.youtube.com/watch?v=y5jMOK87N7A&feature=related
gli anni con Penny, altro talento assurdo devastato dagli infortuni. E poi i Lakers, i titoli, la cessione, la rivincita con Miami, chi si dimentica i suoi occhi indifferenti dopo un fallaccio terminale di Stackhouse nella finale 06.
Insomma uno spaccato dell'NBA degli ultimi 20 anni. Manca qualcosa per completare l'opera il titolo con i Celtics, e se Bill Simmons ha datto la verità, attenzione a lui perchè uno Shaq in palla, tirato al lucido e motivato a manetta, per 20 minuti può ancora essere un rebus irrisolvibile per qauasi tutti, non dimentichiamoci che passerà dal fare la spalla di LeBron, a fare "uno dei tanti" a Boston, insomma ci si aspetta uno Shaq chirurgico in biancoverde, appunto il "Dr Shaq" !
In realtà l'incontro è avvenuto all'esterno del bagno
Il piacere è stato senz'altro reciproco in quanto ho potuto capire una volta di più quanti siano i lettori di IAAC.
Meno male che sei padre di famigghia, senno chissà che me credevo
Un abbraccione
Ps spero di fare una cena propiziatoria con te e altri romani prima dell'inizio dell'inverno, sai le cene portano bene...
Citazione:
Sor Pulcini come er Messia... (Stefanone mio)
In realtà l'incontro è avvenuto all'esterno del bagno e non avevo il mio usuale codazzo di adoratori ...
Il piacere è stato senz'altro reciproco in quanto ho potuto capire una volta di più quanti siano i lettori di IAAC.
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ecco forse avevo volutamente scordato il luogo preciso dell'incontro, anche se l'abbaglio vero è stato sul sentiero a fianco del rifugio dove io arrivavo stressato per aver trascinato la mia bimba di 4 anni che non ne voleva più sapere di camminare da un pò e mia moglie in cinta leggermente affaticata...
Eddie House non ha ancora digerito la trade con cui Ainge lo cedette ai Knicks in cambio di Nate Robinson :
Citazione:
Il contratto di Von Wafer, sembrerebbe un non garantito, o meglio garantito fino al training camp, con opzione sul resto della stagione.
Rajon Rondo si giocherà il 12° slot del roster del team USA con Erik Gordon dei Clippers.
Stando alle prime voci la prima parte del recupero di kendrick Perkins sta procedendo al meglio, comunque c'è ancora molta cautela sui tempi di recupero, la versione più ottimistica ad oggi parla di un rientro intorno alla pausa dell'All Star Game, realisticamente potrebbe tornare a marzo. Lo stesso Perkins ha applaudito la firma di Shaq, con cui dovrà dividere lo slot di centro dal suo rientro in poi. Va ricordato che i Celtics hanno tempo fino al 31 ottobre per estendere il contratto di Kendrick perkins che scade al termine della prossima stagione, ci sarebbero trattative in corso, ma il serio infortunio occorso al giocatore, condiziona molto la trattativa.
Come accennato nei giorni scorsi il quarto anno del contratto di Paul Pierce è solo in parte garantito, per la cronaca il dettaglio del contratto è il seguente :
2010-11 13.9 M$
2011-12 15.3 M$
2012-13 16.8 M$
2013-14 15.3 M$
Infine ricordo a tutti che la prossima settimana partirà su IAAC un "contest" sul sapere celtics, ossia una serie di quattro quiz, con graduatoria di tappa e classica finale, con alcuni premi personalizzati per i primi tre offerti dalla ditta.
Cosa importante chiunque volesse partecipare si deve registrare prima dell'inizio dei quiz, quindi registratevi subito al sito.
Per quanto riguarda House rimarra sempre nel mio cuore ma ormai è vecchio e non era il cambio
ideale di Rondo , Robinson per quanto giochi in modo troppo euforico se tenuto calmo dal Doc (come fatto nei plyoff) puo essere un cambio importantissimo!!!
Wafer per me alla fine sara un Celtic per tuutta la stagione , dalle dichiarazioni lo sentito motivato e voglioso di lavore e poi per me le qualita ci sono e ripeto che se ha voglia di difendere con rondo per qualche minuto potrebbe essere devastante!!!
Rondo se deve guardare la maggior parte delle partite dalla panchina è meglio che torna a casa e si allena anche perche non mi sembra che lo mettano nelle condizioni di sfruttare al meglio le sue qualita in fase offensiva!!!
Perk sinceramente non vedo l'ora di rivederlo in squadra e con un cambio come Shaq faranno una coppia di centri favolosa e poi come dice il Doc i lacustri non hanno ancora battutto il nostro quintetto al completo
Su PP ho gia detto e sottolineo gran contratto per il futuro dei Celtic , grande correttezza e attaccamento alla maglia da parte sua !!!
PS : per quanto riguarda un suo probabile futuro in europa , proporrei nel caso dovesse arrivare in italia ( lo spero) , di andarlo a vederlo tutti insieme con un grande striscione :"O CAPITANO MIO CAPITANO"
Ma prima spero ci dia un ultima gioia targata PP !!!
http://www.nba.com/2010/news/08/24/usa-final-roster/index.html?ls=iref:nbahpt2
Rajon came to us and said he was going to withdraw from the team, that he had some family matters to attend to and some things to take care of before the NBA season. He did an outstanding job during our training, we appreciate the effort and commitment he made to our program and he completely has our support," said Colangelo.
incredibile, ci sarebbe da capire il perche' di questa scelta... spero non siano guai fisici ne problemi familiari gravi...
Che ad un All Star non farebbe bene in termini di pubblicità.
Personalmente sono contento, avremo bisogno del miglior Rajon.
In più, potrebbe anche avere quel plus di voglia di rivincita che serve sempre, direi un'ottima notizia.
Ora spero solo che si alleni e impari a tirare quei sacrosanti tiri liberi e che il suo tiro si evolva ancor di piu della passata stagione !!!
grossi dubbi sulla partecipazione di Rondo alle olimpiadi del 2012... Ad ora nelle considerazioni dello staff tecnico Usa nel suo ruolo a davanti: Deron Williams, Chris Paul, Derrick Rose, Chauncey Billups e Russell Westbrook... E questa esclusione/rinuncia lo mette ai margini del progetto olimpico, serviranno due stagioni strepitose per prendersi il posto...
Il fatto è proprio questo: se viene escluso per Williams e CP3 ci posso anche stare (ad oggi IMHO più completi e "veri" del nostro play), ma non come già scritto contro Rose (SG che porta palla), Billups (vecchiotto, e sempre perdente nell'1vs1 col nostro) e Westbrook (un po' più di completezza, ma tanta meno personalità del nostro).
Mah...
Citazione:
La sfida è lanciata !
...e poi 2000 tiri da 6 metri da tutti gli angoli... magari ascoltando WASTED YEARS!!
e daje teletrasportiamoci avanti nel tempo gara 1 a LA....
Daje però dajeeee famo sto BIS in faccia ai FAKERS
Concordo con te ma dall'altra parte dell'Oceano non sembrano pensarla come noi... Anzi nel toto roster per le Olimpiadi 2012 gli mettono davanti anche John Wall che non ha ancora giocato nemmeno un minuto in Nba... Dovessi scegliere io Rajon in quintetto sicuramente e non da guardia con Billups play come con la Lituania... Certo io sono di parte ma gli affiderei la squadra senza alcun dubbio...
Ben venga se gli serve da sprone per allenarsi ancora piu' duramente e completare questa crescita costante per arrivare ad essere il miglior playmaker del mondo. Perche' questo deve essere il suo obiettivo
E i Rockets firmano la guardia undrafted uscito da Wake Forest (13.2 punti e 6 assist di media) Ishmael Smith... prospetto molto interessante secondo me...
Stefano sei grande (detto da uno che sabato sera stava saltando come un matto al concerto degli Irons a Valencia...
Grande, bella per te, Grandissimi gli IRON MAIDEN, vero!? ...nonostante l'età che li ammazza...!?
Mi allenavo a quei ritmi, non posso mai dimenticarmeli, fantastici
Immortali, te lo assicuro...Bruce salta e corre come se avesse ancora 20 anni (e ne ha 52...). "Wasted years" non l'hanno suonata, ma con "Hallowed be thy name" sono entrato in una trance agonistica che non ti dico...
Ave a Shamrock grande eroe celtico e Iron Maiden di acciaio
Della serie "sono venuto soprattutto per ricacciare in gola a quel montato di kobe che ha più anelli di me e, credetemi, farò di tutto per riuscirci, altro che prima anello per James
Ho visto con i miei occhi un loro concerto a Firenze una ventina di anni fa, quando erano al loro meglio, con Bruce che correva su un ponte tibetano montato sopra il palco da una parte all'altra, con sotto 5 metri di vuoto, e ripeto durante "Transylvania" questo correva sopra tre corde come se nulla fosse. Immensi.
ma tu, shamrock (sebbene ti abbia già dichiarato fratello di sangue musicalmente e cestisticamente parlando) mi vai in trance agonistica su un concerto degli iron maiden ultra cinquatenni???? ma ti devo ricordare che sei padre di famiglia????
ma come vuoi crescere questi pargoli a pane e hard rock?
bada che fra qualche anno dovrai rispondere di queste tue affermazioni!
...So understand don't waste your time
Always searching for those wasted years
Face up, make your stand
And realize you're living in the golden years
Interessante suggerimento del capitano Pierce che invoca un "training camp speciale", come fu quello di Roma nel 2007, tant'è che Ainge starebbe meditando di fare pute qualche cambio di location rispetto a quelle giù programmate nel New England.
www.boston.com/sports/basketball/celtics/articles/2010/08/26/with_a_spot_to_fill_ainge_is_looking?mode=PF
Inoltre si parla anche dello 15° spot da riempire a roster, più o meno con i soliti nomi.
In buona evidenza Semir Erden nell'amichevole tra Turchia e Argentina, per il numero 86 dei Celtics 15 punti e 8 rimbalzi, e a quanto si legge una prova bella solida.
grande capitano! mi sembra di essere tornati a quella estate del 2007 come aspettative. se poi dovesse arrivare anche fernandez....
ho però l'impressione che se si vuole prendere lo spagnolo bisogna farlo adesso, e non so quanto può costarci riempire oggi il roster senza aspettare i saldi di fine febbraio. ma come al solito ci affidiamo al grande danny
Finalmente l'ha capito pure "The Truth" che gli ingredienti speciali di quel titolo furono il Pulcini e l'Anderle, quei due figuri "tra i piedi" per tutta la settimana... ;)
il giocatore per me resta buono. Certo i problemi extra campo sono oramai tanti e quasi cronici. Dalla panchina sarebbe una sicurezza ma di certo resta un giocatore molto rischioso da ingaggiare e non ci risolverebbe il problema del difensore/giocatore di fisico che manca dal pino.
TOMMY POINT!
Spero cerchino qualcosa di diverso.
quoto anch'io quanto da voi detto... niente delonte back please...
Ultimo treno,Shaq. I believe.
Il mio pollice è altissimo.
Eppure, anche se concordo sul fatto che con una condizione fisica accettabile il “Diesel” possa ancora farsi sentire, sul fatto che possa “dominare” devo dissentire. O meglio, può farlo per pochi minuti e non ad un livello altissimo. E lo dico perché – anche quando era un Laker – l’ho sempre seguito con interesse: pensa che nella mia collezione ho addirittura un DVD di un Celtics-Magic in cui un giovanissimo Shaq si scontrava con il veteranissimo “Chief”…
E continuando a seguirlo ho notato il naturale degrado delle sue doti: più lento e pesante, meno “esplosivo” anche se l’uso del corpo è sempre da manuale. Ma per un giocatore che in carriera ha sempre fatto della “sopraffazione fisica” la sua arma principale, il passare degli anni è un nemico imbattibile.
Direi che vederlo in campo a 38 anni suonati è già una cosa incredibile che parla a favore dei grandi meriti del giocatore più anziano della lega.
Leggendo le prime cronache di Shaq in città pare sia ancora l'entusiasta che conosciamo ed è chiaro che non gli mancheranno le motivazioni e tutto l'ambiente sarà attento a un utilizzo mirato e a non fargli perdere di vista l'obiettivo finale, insomma direi uno Shaq a meno di venti minuti e a cifre poco sotto quelle dell'anno scorso, ma di grande importanza in quei minuti.
Me lo ricordo in uno di quegli - stupidissimi - film "americani" dove parodiavano i blockbusters dell'anno prima nel quale Shaq interpretava sè stesso ed era legato alla catena (come in "Saw") e per liberarsi avrebbe dovuto mettere a segno almeno un tiro libero... ovviamente finisce male con neanche uno a segno!
Spassoso per l'autoironia ma Ray è sicuramente un attore drammatico di più alto livello.
Ma io mi riferivo anche al "Kazaam" che ebbe discreto successo ed al meno fortunato (abbastanza triste, invero) "Steel".
E poi c'era il personaggio di "Neon Bodeaux" (THIbodeaux? ;) dal film "Blue Chips" con il mio mito Nick Nolte affiancato da Bob Cousy...
Comunque una storiella davvero limitata, effettivamente quest'anno non potrà vantarsi nello spogliatoio di essere un attore, c'è chi ha fatto davvero di meglio!
Scary Movie 4.......appena si risveglia Shaq sente la voce minacciosa dell'enigmista ed esclama "Kobe?"......
grande Fabio! e' vero e mi ricordo di aver riso per almeno 5 minuti di fila...
La sequenza dei tiri liberi con dei macigni (da noi diremmo ha tirato un mattone...) usati al posto del pallone è fantastica .....io Shaq lo adoro
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