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Approfondimenti
Terza e ultima parte del racconto sui soprannomi che i giocatori di Boston hanno avuto negli anni: speriamo di non averne dimenticato nessuno, altrimenti siete pregati di segnalarlo!
Theodore Edwards “Blue”
Questo è un caso più unico che raro di soprannome appioppato in tenerissima età: Theo era appena un neonato quando la sorellina si accorse che il
fratellino stava respirando a fatica. “Mamma, il bimbo è blu”…e così gli salvò la vita. Ovviamente il soprannome rimase a futura memoria, anche se in
tempi più recenti Edwards sarebbe passato volentieri fuori dagli “schermi radar” nel momento in cui divenne pubblica la sua “shawnkempite”, cioè la
disposizione a far figli con svariate belle figliole ed in tempi ragionevolmente stretti…
Pervis Ellison “Never Nervous” “Out of Service”…
Quando guidò Louisville University al titolo NCAA era solo un “freshman” dal taglio di capelli particolare (“flattop”) e dall’apparecchio per i denti in bocca. Sembrava così tranquillo prima della partita in cui avrebbe segnato 25 punti e catturato 11 rimbalzi, oltre al premio di MVP delle Final Four 1986, che il soprannome di “Never Nervous” era l’inno alla sua freddezza. Così il georgiano dalla tecnica sopraffina venne chiamato dai Sacramento Kings come prima scelta assoluta nel draft del 1989, ed immediatamente cominciò ad avere problemi fisici. Si sottopose ad un intervento per rimuovere speroni ossei dalla caviglia e dal piede destro e riuscì a giocare solo 34 partite della stagione da matricola. Ulteriori fastidi ad un
legamento di un alluce lo costrinsero di nuovo ai box, tanto che il compagno di squadra Danny Ainge (passato ai Kings nel febbraio ’99) lo apostrofò
immediatamente “Out of Service Pervis”: “Pervis Fuori Servizio”. Che vipera…
Ronald “Popeye” Jones
Quando il neonato Ronald arrivò a casa il fratellino David stava guardando un cartone animato di “Braccio di Ferro” che in America è “Popeye”, ed
allora il “marchio” rimase appiccicato a Jones per tutta la carriera. Sei squadre diverse in una carriera di 11 anni, ma solo 18 partite da Celtic
nella stagione 1998-99, incastrato tra due trade dell’iperattivo Rick Pitino che lo vedevano come “cap fodder”. Attualmente in un ruolo di assistente
allenatore dei Dallas Mavericks, nel novembre scorso è stato arrestato per guida in stato di ebbrezza e, avendo resistito all’arresto, è stato
picchiato a sangue dagli agenti. I tutori dell’ordine sono stati fortunati che “Popeye” non avesse sotto mano i suoi spinaci, altrimenti…
Vitaly Potapenko “The Ukraine Train”
Vitaly Nikolajevic Potapenko venne scelto dai Cavs nel draft del 1996 subito prima che Charlotte si accaparrasse Kobe Bryant (poi ceduto ai Lakers) e
Phoenix chiamasse Steve Nash. Il nativo di Kiev arrivò ai Celtics l’11 marzo 1999 in cambio di “Drew” Declercq e della prima scelta che si sarebbe
tramutata in Andre Miller, e due giorni dopo il Gatto e la Volpe Rick Pitino/Chris Wallace gli fecero firmare un contratto da 6 anni e 33 milioni.
Lo stipendio piazzava Potapenko tra i 50 giocatori più pagati dell’NBA, ma il centro europeo nelle tre stagioni e mezza a Boston non avrebbe brillato – soprattutto in difesa – fermandosi a 7.5 punti, 5.8 rimbalzi e 0.3 stoppate in 22 minuti di utilizzo medio. Un vero peccato per il “Treno Ucraino” che si era guadagnato quel soprannome a Wright State quando, per salvare un pallone che stava per uscire dal campo, si era gettato sul tavolo degli ufficiali di campo sfasciandolo completamente.
Larry Bird “Legend”
La penna al curaro del grande Peter Vecsey ultimamente ha perso un po’ di pepe. La senescenza incombente, dicono molti blogger in rete, ancora
incarogniti dalle critiche che il giornalista del New York Post aveva mosso ai cetofili del mondo del triplo W, definiti superficiali e poco competenti. E così l’autogol sulle condizioni di salute dell’ex Sixer Derrick Coleman ed il non eclatante discorso di ammissione alla Hall of Fame nell’autunno scorso hanno un po’ raffreddato gli animi anche di coloro che ritenevano “The Viper” uno dei “Vati” della storia NBA. Però ci sono alcune cose che non si possono dimenticare, ed una di queste è il…leggendario modo in cui Vecsey “battezzò” Larry Joe Bird. “Larry Legend”…come suona bene…
Robert Parish “The Chief”Fine anni ’70, Parish arriva a Boston ed il terribile coach Bill Fitch lo fa “morire”, costirngendolo a terribli sedute atletiche per migliorarne la scarsa velocità. Il simpatico compagno di squadra Cedric Maxwell aveva visto l’ottimo film “Qualcuno Volò Sul Nido del Cuculo” che in una scena rappresentava un incontro di basket tra infermieri e “internati” nel manicomio. Tra i “pazzi” – o presunti tali - c’è anche Capo Bromden (l’attore Will Sampson), un colosso dalla pelle rossa che brilla per (finta) apatia mentre la sua squadra perde la partita. Alla fine Randle McMurphy/Jack Nicholson lo convince a cooperare, e Capo Bromden segna i punti vincenti tenendo il pallone alto sopra alla testa e facendolo rotolare a canestro. Ma
lo fa con una lentezza esasperante e con un viso di pietra. Ecco quindi che il soprannome di Parish, interpretato dai tifosi solo come un omaggio all’espressione non si faceva scalfire dall’emozione, allo stesso tempo è una sottile ironia sulla mancanza di mobilità che “The Chief” aveva mostrato nei primi mesi a Boston…
Paul Pierce “The Truth”
Il capitano biancoverde era ancora un “imberbe” ventiquattrenne quando il 13 marzo 2001 Boston si presentò allo Staples Center di Los Angeles per
affrontare la corazzata Lakers. Non erano dei grandi Celtics, quelli, ed oltre al prodotto di Kansas il quintetto base contava su Antoine Walker,
Mark Blount, Bryant Stith e Randy Brown. Sarà stata l’aria di casa, o la voglia di stupire ma Boston tenne sulla corda i futuri campioni NBA fino
alla fine, capitolando per 107 a 112. Il tabellino di Paul Pierce contava 42 punti, 6 rimbalzi e 4 recuperi e Shaquille O’Neal si avvicinò a Steve
Bulpett dell’Herald facendogli segno di scrivere sul suo blocchetto per appunti: “Scrivi questo: mi chiamo Shaquille O’Neal e Paul Pierce è la
fottuta Verità. Scrivilo, e non tralasciare nulla, sapevo che era buono, ma non mi sarei mai immaginato che potesse giocare così. Paul Pierce è la
Verità”. L’amico Steve Bulpett si scusò con Shaquille O’Neal per non aver potuto pubblicare la “f-bomb” sul suo quotidiano, ma parafrasando Dan
Peterson, quel giornale lo leggono “le famiglie”…
Ray Allen “He Got Game” e “Jesus”
Chi non ha visto l’ottimo film di Spike Lee in cui Ray Allen interpreta Jesus Shuttlesworth, liceale di belle speranze in chiave NBA ma con un papà
recluso per l’omicidio della madre? Ottima interpretazione per Ray, e poi è chiaro che con la “seta” del suo jump-shot ad ogni tiro vengono in mente
proprio quelle tre parole. “Because he got game”…
Marquis Daniels “Quisy”
Soprannome piuttosto chiaro che affonda le radici nel nome di battesimo “Marquis”. Purtroppo è molto vicino all’aggettivo “queasy”, che significa
“vomitevole”, ma forse l’unica cosa nauseante di Daniels sono i tatuaggi un po’ troppo violenti.
Sam Cassell “Sam I Am”Per anni il soprannome di Cassell è stato imputato all’arroganza del giocatore, che come un novello Marchese del Grillo, voleva dire “Io Sono Sam, e voi…”. In realtà l’alieniforme guardia non è per nulla piena di sé. “Sam I Am” è il personaggio principale di un fortunato libro per bambini scritto dal Dottor Seuss, autore che per dare un’idea potremmo definire il “Gianni Rodari americano”. Il personaggio di “Sam I Am” usa una parlantina da televenditore per convincere gli interlocutori, esattamente come Samuel Cassell: perché se non ve l’hanno mai raccontato, Sam, non smette mai di
parlare. Fin da ragazzino sparava parole a mitraglia, tanto che nell’enfasi delle esternazioni era frequente vederlo sbavare mentre tutti si allontanavano da lui. “Sei immarcabile, Sam, nessuno può starti vicino” ridevano i suoi amici dopo aver evitato la “saliva da trash talking” dell’ossuto ragazzino. Che, raccontò la madre, a casa parlava da solo. Sam ammise la “stranezza”, che del resto giustificò così: “Non c’è niente di male nel parlare da soli, almeno finchè non si comincia anche a rispondersi”. Sarà anche un po’ pazzo, “Sam I Am”, ma un “mid-range game” come il suo si è visto di rado. E ci sono tre anelli di campione NBA a testimoniarne l’efficacia.
Gary Payton “The Glove”
Payton fu un Celtic per una stagione, culminate nel 2005 con la torrida sfida di playoffs con i Pacers. Anche lui nella fase discendente della
carriera, mostrò alcuni momenti di difesa abbacinante, degna del soprannome di “Guanto” che lo contraddistingueva. L’appellativo era nato nei playoffs 1993 quando, dopo una prestazione difensiva fantastica su Kevin Johnson dei Suns, un cugino l’aveva chiamato al telefono dicendogli: “Hey, hai tenuto Johnson come un guantone da baseball tiene la palla”. E proprio come un guanto, il “nickname” calzò perfettamente.
Vernell Coles “Bimbo”
“Bimbo” Coles fu un Celtic per sole 14 partite nella primavera del 2005. Danny Ainge lo firmò fino a fine stagione ed il giocatore lo ringraziò a 3.7
punti di media. Poi qualche altra presenza nei playoffs in cui Boston venne sbattuta immediatamente fuori, ed ovviamente il contratto non gli fu
rinnovato, segnando la fine di un’egregia carriera. “Bimbo” in inglese è la classica bionda tutta apparenza ma poco cervello, ma indica anche il ragazzo stupidotto che si comporta come un pagliaccio. Ora, che c’entrava tutto questo con un ragazzo afroamericano dagli occhi scuri come Vernell Coles? Niente. Ma il solito cugino, invece di farsi gli affari suoi, decise che Vernell era come il ragazzo della canzone country di Faron Young che portava appunto quel nome. “Bimbo è un ragazzino con un milione di amici, ed ogni volta che passa tutti lo invitano ad entrare”… Ma quel cugino, non poteva farsi gli affari suoi?





Commenti
Ignoravo invece, ed è grave per uno con l'avatar come il mio, l'origine del nick dell'attuale capitano: non è che Shaq vuole provare a giocarci insieme
mentre ero sicuro che quello di sam cassell fosse per la sua spocchia... meno male che Fabio ci dedica queste autentiche perle!!!
TRE ARTICOLI STUPENDI!!!
Dai Shaq ai Celtics sarebbe troppo bello.
finalmente ho capito il perche di questo soprannome!
Ma come non conoscevate l'origine del nick di Pierce?
(faccio il grosso ma ammetto che è l'unico che conosco in questa carrellata
Grande Fabio!
Citazione:
E' troppo dire che è una delle frasi più geniali che abbia mai letto?
Ho passato 11 (peraltro graditissimi) giorni al mare con famigliola al seguito senza l'ombra di una connessione Internet, senza praticamente seguire un telegiornale e senza leggere giornali
In pratica ho saputo dell'acquisizione di Shaq Mercoledi sera al ritorno dalle ferie...
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