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Approfondimenti
Prima di tuffarci in un’analisi della storia dei draft bianco verdi, è necessario un breve cappello introduttivo sull’evoluzione del draft NBA. Il rito annuale delle scelte nel corso degli anni è infatti diventato una forma d’arte, e per le franchigie rimane l’unico mezzo “gratuito” di ricostruzione o rafforzamento.
Nei primi anni l’NBA soffriva i “mali di gioventù”: scarsa affluenza al botteghino, poco interesse da parte dei media e marketing inesistente. Per ravvivare l’interesse locale la lega aveva perciò istituito la regola del “territorial pick”: se in uscita dall’università c’era un giocatore proveniente dall’area geografica in cui operava una franchigia, essa poteva “scambiare” la prima scelta del draft (che fosse la prima o l’ultima del giro non importava) con i diritti sul gioiellino locale. La regola rimase in vigore dal 1947 al 1965 e permise ai Celtics di assicurarsi Tom Heinsohn nel 1956, ma anche a Phila di accaparrarsi Wilt Chamberlain nel 1959, a Cincinnati di mettere le mani su Oscar Robertson nel 1960, ai New York Knicks di acquisire Bill Bradley nel 1965.
Ci si rese presto conto però che molte squadre alla fine della stagione andavano “in the tank”, perdevano partite al fine di arrivare alla prima scelta, ed ovviamente lo spettacolo ne soffriva. Per tentare di ovviare al problema dal 1966 entrò in vigore il lancio della monetina: le due squadre col peggior record ad Est e ad Ovest si collegavano telefonicamente con la sede dell’NBA e la vincente del lancio di una moneta d’argento aveva diritto alla prima scelta, la perdente alla seconda, e le altre dal terzo peggior record in giù seguendo al contrario il record vinte-perse stagionale. La pratica rimase in vigore fino al 1984 anche se non si era riusciti a rallentate il “tanking”, con le squadre impegnate a perdere il più possibile pur di arrivare ai “pezzi” migliori. Ecco perché il commissioner David Stern elaborò una strategia innovativa che, oltre a limitare il numero delle partite dal risultato segnato, era in grado di creare spettacolo anche a stagione finita. Nella “lotteria” del 1985 a tutte e sette le squadre eliminate dai playoffs venne garantita la stessa probabilità di arrivare alla prima scelta assoluta, ma in seguito il meccanismo venne affinato ed arrivò a determinare solo le prime tre “picks”, mentre dalla quarta in poi sarebbe stato preso in esame l’ordine inverso di classifica. Dal 1989, previo accordo con l’Associazione Giocatori, il numero dei “round” di scelta venne ridotto a due (in precedenza si continuava finchè le franchigie non “svuotavano i taccuini” con i potenziali campioni), e dal 1990 il meccanismo della lotteria venne ulteriormente modificato per garantire maggiori possibilità alle squadre con i record peggiori. Detto questo, accendiamo il motore della nostra DeLorean, raggiungiamo la fatidica velocità di 88 miglia orarie e diamo inizio al nostro viaggio nel passato…
1947 anno del primo draft, coach “Honey” Russell consiglia a Walter Brown una guardia da Purdue, Eddie “Bulbs” Ehlers. Non è la peggior scelta possibile, anche se in quel draft sono presenti giocatori come Harry Gallatin, Andy Phillips (diventerà un Celtic a fine carriera) e Red Rocha, destinati a carriere migliori. Voto: “C”
1948 Boston fa anche peggio, “chiamando” con il numero 3 assoluto il simpatico George Hauptfuhrer da Harvard. Se non l’avete mai sentito nominare, non preoccupatevi: il povero George non gioca nemmeno un minuto con i Celtics, e nonostante il nome metta un po’ in soggezione per le sue radici innegabilmente teutoniche, entra nella storia bianco verde come la prima bufalona. Voto “E”.
1949 scoppia la Crusader-mania: a parte il primo scelto, un Tony Lavelli (quarto assoluto) più bravo con la fisarmonica che con la palla a spicchi (si esibì in più occasioni all’intervallo delle gare), i Celtics si lanciano sui prodotti di Holy Cross (che aveva vinto il titolo NCAA), assicurandosi il lungo George Kaftan e la guardia Joe Mullaney. Impatto del duo? Non eccezionale per Kaftan, ridicolo per Mullaney che dopo aver fatto registrare un sordido 13% al tiro troverà modo di redimersi nella carriera di allenatore. Voto “C”.
1950, primo anno di grazia dell’era Auerbach, ed è il draft famoso per la polemica sulla mancata scelta di Bob Cousy. Red, con le idee già chiare sulla necessità di un “big man”, con la numero 1 assoluta prende Charlie Share, un 7 piedi da Bowling Green. Non è un’annata particolarmente ricca di talenti, se si eccettua George Yardley ed il duo Bob Cousy-Bill Sharman che, per vie traverse, arriverà poi a Boston e farà fortuna. Da segnalare anche l’arrivo al secondo giro di Chuck Cooper da Duquesne: il primo giocatore afroamericano scelto nell’NBA: i Celtics si dimostrano dieci anni avanti nel “sociale”. Voto “B”.
1951 uno dei draft più poveri, ed al numero 7 per Auerbach c’è ben poco. I Celtics chiamano Ernie Barrett da Kansas State, un giocatore che inciderà
relativamente poco. Voto “B”.
Nel 1952 primo errore di Auerbach: la settima scelta assoluta Bob Stauffer da Missouri non giocherà nemmeno un minuto per i Celtics, e con la numero 10 ci sarebbe stato un Hall of Famer, quel Clyde Lovellette che era stato in grado di guidare Kansas University al titolo da miglior realizzatore dell’NCAA, primo (ed unico) nella storia. A dire il vero Lovellette in seguito giocherà nei Celtics come riserva di Bill Russell e non si farà ricordare per la sua alienabilità, ma sicuramente sarebbe stato più produttivo del povero Stauffer. Voto “E”.
Nel 1953 però Auerbach si rifà con gli interessi: sfruttando una “falla” nel regolamento e considerando che i giocatori di Kentucky sono “eligible”, cioè pronti ad essere scelti con un anno di anticipo a causa della “probation” a cui era stata sottoposta la loro università per irregolarità nel reclutamento, il manager/coach dei Celtics si assicura il trio di punta dei Wildcats FrankRamsey-Cliff Hagan-Lou Tsioropoulos. Ramsey diventerà il prototipo del sesto uomo dei Celtics, Hagan sarà una pedina importante nello scambio per Bill Russell ( e terrà medie di 18 punti e 7 rimbalzi in carriera, ma lontano dalla “Beantown”), Tsioropoulos contribuirà dalla panchina per tre stagioni. Voto “A”
Draft del 1954: benino ma non benissimo. Arrivano Togo Palazzi da Holy Cross e Dwight “Red” Morrison da Idaho. Un po’ di aiuto dalla panchina, ma Dick Garmaker da Minnesota (e forse anche Richie Guerin, al Bianchi ed Art Spolestra) sarebbero stati più utili. Voto “C”
Nel 1955 i Celtics scelgono bene (Jim Loscutoff diventerà uno dei grandi Celtics e Dixon Hemric fornirà aiuto dalla panchina), ma è il draft del ’56 a cambiare la storia della franchigia. Il famoso scambio per Bill Russell e poi l’arrivo come “Territorial Pick” di Tom Heinsohn oltre che la scelta al secondo giro di K.C. Jones in un attimo trasformano i Celtics in una “contender”: solo il grande Auerbach poteva assicurarsi tre futuri Hall of Famers in un unico draft! Voto “B” e “A” rispettivamente.
Nel 1957 altro Hall of Famer: l’ex-biancoverde “Bones” McKinney (coach a Wake Forest) telefona a Red dicendogli che c’è una guardia nel piccolo ateneo di North Carolina Central che non sbaglia un tiro nemmeno se gli spari. Auerbach, in qualità di campione NBA, ha l’ottava ed ultima scelta del primo giro, e si fida di McKinney. Dopo nomi scritti sulla sabbia dell’NBA quali Charles Tyra, Jim Krebs, Win Wilfong, Brendan McCann, Len Rosenbluth e George BonSalle, Boston “chiama” Sam Jones, che col trifoglio giocherà 12 campionati vincendo 10 titoli. Voto “A”.
Nei due anni seguenti arrivano onesti comprimari quali Ben Swain (1958), John Richter e Gene Guarilia (1959). Scelte tutto sommato discrete vista la pochezza di quelle due “nidiate”. Voto “C” per entrambe. Nel 1960 dal cappello a cilindro del mago bostoniano esce Tom “Satch” Sanders, ma l’anno seguente un po’ la pochezza del materiale umano disponibile, un po’ la posizione di scelta costantemente bassa procurano ai bianco verdi solo due figure di scarso rilievo, Gary Philips ed Al Butler. Voto “B” e “C” rispettivamente.
1962 Auerbach però sta sempre in campana, e non gli pare vero che nel draft del 1962 all’ultima chiamata del primo “round” sia ancora disponibile una guardia-ala da Ohio State: John Havlicek, scelto tra l’altro dopo i carneadi Bill McGill, Paul Hogue e Len Chappell che non lasceranno un segno, diventerà il miglior marcatore della storia dei Celtics. Voto “A”.
Nel 1963 non c’è molto in giro, ecco perché la scelta di Bill Green da Colorado (l’uomo che non voleva volare…in aereo) non è poi quell’errore marchiano, anche se Gus Johnson o Jim King sarebbero stati meglio di niente. Voto “C”.
Nel draft del 1964 Boston mette fieno in cascina, assicurandosi i tre gregari Mel Counts (Oregon), Ron Bonham (Cincinnati) e John Thompson (Providence). Col senno di poi ci sarebbero state anche un paio di decisioni migliori, visto che Willis Reed a Paul Silas sono disponibili ad inizio secondo round, subito dopo Counts, e che Wally Jones e Jerry Sloan vengono chiamati dopo Bonham. Non il miglior draft del grande Red. Voto “C”.
Nel 1965 le cose non vanno meglio, visto che Ollie Johnson da USF non giocherà nemmeno una partita NBA, ed al momento della sua chiamata sarebbero stati disponibili i fratelli Van Arsdale, due tiratori precisi anche se non eccezionali che avrebbero calcato i parquet della lega per dodici anni
ciascuno. Voto “D”.
Nel 1966 Auerbach sceglie il miglior giocatore disponibile in Jim Barnett, ma nel 1967 al posto di Mal Graham (una guardietta da New York University che è poi diventata un giudice) forse la scelta di Phil Jackson ci sarebbe stata. Che a Red già allora “Coach Zen” stesse inconsciamente sul gozzo? Il dubbio è legittimo. Voto “C” in entrambe.
1968 scelta superlativa, quella di Don Chaney da Houston. Vestirà il biancoverde per una decina di stagioni vincendo due titoli, e sarà l’unico Celtic ad aver giocato sia con Bill Russell che con Larry Bird. Scelte di contorno quelle di Garfield Smith da Eastern Kentucky e di Rich Johnson da Grambling, due onesti lavoratori dalla panchina. Voto “B”.
1969 di bene in meglio: la ricostruzione del dopo-Russell inizia nel migliore dei modi quando i Celtics si assicurano Jo Jo White con la scelta numero 9. Tra quelli scelti prima di lui, a parte l’inarrivabile Lew Alcindor/Kareem Abdul- Jabbar, gli onesti Lucius Allen e Larry Kenon ed i poco fortunati Terry Driscoll (ottimo alla Virtus Bologna) e Neal Walk (visto alla Reyer Venezia): ma nessuno di questi si potrà fregiare di due titoli e di un trofeo di MVP delle Finali. All’ottima prima scelta Auerbach al quarto giro aggiunge un giocatore di utilità: Steve Kuberski da Bradley. Oltre a segnare più di tremila punti nelle otto stagioni a Boston, sarà anche la risposta alla domanda “Chi fu l’ultimo Celtic ad usare il numero 33 prima che se ne impossessasse Larry Bird”? Voto “A”.
1970 la ricostruzione di Auerbach continua nel segno della magia quando alla quarta chiamata Boston si assicura Dave Cowens da Florida. Al settimo giro, con la centoseiesima selezione, Red poi si supera facendo il nome di Charlie Scott, la guardia da North Carolina che ha già dichiarato di voler giocare nell’ABA. Quando Scott vorrà passare nell’NBA, sarà Boston ad avere i suoi diritti, ed in cambio otterrà Paul Silas. Voto “A”.
1971 qui i Celtics “toppano” alla grande quando richiedono Clarence Glover da Western Kentucky. Alcuni nomi di quelli scelti dopo? Dean Meminger, Jim Cleamons Spencer Haywood e…. Clifford Ray! Voto “E”.
1972 scelta buona, quella di Paul Westphal da South Carolina al 10. Il “nuovo Sharman” giocherà per molti anni prima a Boston e poi a Phoenix prima di diventare coach di buon livello. Voto “B”
1973 draft un po’ povero, Auerbach cerca un po’ d’aiuto scegliendo i non trascendentali Steve Downing da Indiana e Phil Hankinson da Pennsylvania. Nessuno dei due farà sfracelli in NBA. Voto “C”.
1974 tre scelte solide anche se non eclatanti. Glenn McDonald vedrà il suo giorno di massima gloria in una partituccia di Finale 1976 caratterizzata dai tre supplementari, Kevin Stacom si dimostrerà tiratore egregio e Ben Clyde sarà uno dei primi “talento inesauribile, testa rivedibile” della storia dei Celtics. Voto “C”.
1975 ancora una scelta senza infamia e senza lode per Auerbach, quella di Tom Boswell da South Carolina.Giocherà tre stagioni in verde, facendo la riserva di Cowens e catturando un titolo, prima di passare in Italia sponda-Cantù. Voto “C”.
1976 da Kansas arriva Norm Cook, papà del Brian Cook ex-Lakers. Afflitto da problemi diciamo così “extra-cestistici”, giocherà solo 27 partite da professionista, mentre maggior fortuna hanno tre giocatori scelti subito dopo: Alex English, Lonnie Shelton e soprattutto Dennis Johnson, che comunque alla fine lascerà il segno a Boston. Voto “D”.
1977 Boston sta di nuovo per scendere negli inferi dell’NBA, ma Auerbach con il numero 12 “pesca” Cedric Maxwell da University of North Carolina at Charlotte. In un draft discreto, i Celtics si assicurano un futuro MVP delle Finali, ed un altro dei giocatori col numero appeso in alto. Voto “B”.1978 altro draft “epocale” per Boston, con l’arrivo di uno dei migliori di sempre, Larry Bird, al numero 6 e con un anno di anticipo. Auerbach sfrutta un’ altra falla del regolamento legata all’eleggibilità dei giocatori, e poi completa il giro con il realizzatore Freeman Williams (poi girato a San Diego nel corso del pazzo scambio di franchigie messo in piedi dal proprietario John Y. Brown). Da Utah al secondo giro arriva il solido Jeff Judkins. Voto “A”.
1979 a causa dei ribaltoni della proprietà ai Celtics rimane solo la terza scelta, utilizzata per prendere un anemico Wayne Kreklow. Più che per la sua presenza in campo (limitata a 100 minuti), si farà ricordare per la sua assenza dalla “Serata in onore di Larry Bird”… Voto “D”
1980 è la magia più famosa di Auerbach, il metro di paragone di tutte le trade NBA, e se leggete una frase che inizia con “the most lopsided trade in NBA history” potete star sicuri che si parla dell’estate 1980. Red spedisce la prima scelta assoluta (convertita in Joe Barry Carroll) ai Warriors ricevendo in cambio Robert Parish e la “pick” numero tre che garantisce Kevin McHale. In un istante sono nati i “Big Three”, la migliore “frontline” della storia del basket. Voto “A”.
1981 Auerbach è infermabile. Sparacchia la prima scelta (numero 23) quando sul tabellone c’è ancora il solido Spartan Jay Vincent, scarabocchia la seconda scelta Tracy Jackson quando a portata di mano c’è Gene Banks, ma poi rimedia con gli interessi chiamando Danny Ainge con la numero 31 assoluta, nonostante il prodotto di Brigham Young abbia fatto sapere di voler giocare a baseball e sia già da tempo un Toronto Blue Jay. Poi Danny cambierà idea, in tempo per vincere un paio di titoli con i Celtics da giocatore ed uno da GM nel 2008... Voto “B”
1982 Non c’è molta carne al fuoco in quel draft, e la chiamata di Darren Tillis non esalta e non deprime. Più interessante la scelta al decimo giro quell’anno, per carpire uno spicchio del cuore di Auerbach. “Con la 225.ma scelta i Boston Celtics selezionano Landon Turner, da Indiana University”, si sente. Standing ovation, perché Landon Turner è lo sfortunato atleta confinato alla sedia a rotelle dopo uno spaventoso incidente stradale. Almeno adesso potrà dire “sono stato scelto dai Celtics”. Voto “C”
1983 I Celtics ormai sono entrati nella Terza Dinastia, e l’NBA si è allargata. La prima scelta arriva al numero 21, un Greg Kite da Brigham Young che entrerà in campo – parafrasando Dan Peterson – “a spaccare mobili”. Giocatore di culto, anche se offensivamente un po’ limitato… Alla 31 assoluta esce “Doc” Rivers…. Voto “C”.
1984 questo draft è una tristezza. In quella che è considerata una delle migliori “cene” della storia con pietanze per tutti i gusti (Jordan, Olajuwon, Barkley e Stockton solo per citare alcuni tra i “primi”), i Celtics si siedono a tavola quando la festa è finita, e non gli rimane che prendere il contorno in Michael Young da Houston ed il caffè Rick Carlisle (utile dalla panchina nella stagione 1986). Un paio di scelte migliori di Young a ben guardare c’erano (Jerome Kersey e Jim Petersen), ma niente di eccezionale. E’ che vedere le altre squadre uscire con tutti quei futuri Hall of Famers, un po’ ruga, non è vero? Da questo draft Auerbach è coadiuvato dal GM Jan Volk, “cresciuto in casa”. Voto “D”
1985 scelta tutto sommato decente, quella di Sam Vincent. Un giocatore che non esploderà, ma che indubbiamente avrebbe potuto fare di più se non si fosse fatto catturare dal “lato oscuro del canestro”. Voto “C”.
1986 su questo draft si glissa volentieri non appena si fa il nome di Len Bias. Sarò pure un tifoso, ma ricordo che venne definito “un Michael Jordan col tiro da fuori”, e di Jordan era pure più alto. Magistrale Red (e Volk), nonostante tutto. Voto “A”.
1987 altro draft che verrà ricordato con la morte nel cuore, perché con la numero 22 Boston seleziona Reggie Lewis da Northeastern University. In un draft tutto sommato succoso (David Robinson, Scottie Pippen, Reggie Miller) il senno di poi dice che Lewis avrebbe dovuto essere una “top-5”. Ancora grandi Red e Jan. Voto “A”.
1988 la prima scelta è molto buona, Brian Shaw da Santa Barbara. Peccato che poi deciderà di venire in Italia, ma rimane un altro fiore all’occhiello per la coppia Auerbach-Volk. Voto “B”.
1989 uno dei più grossi errori di Red nei suoi 50 anni da GM, la scelta di Michael Smith da Brigham Young. Red vuole il nuovo Bird, ma il numero 11 non ha né la tecnica né la velocità di esecuzione del “Contadino di French Lick”. L’NBA poi sta cambiando, e se non sei un grande atleta duri poco. E pensare che poco sotto erano disponibili Tim Hardaway e Shawn Kemp. Con la seconda scelta, Dino Radja al numero 40, si rimedia in parte alla frittata. Voto “D”.
1990 dal 1990 la situazione viene presa in mano da Dave Gavitt, che pur sfruttando la competenza di Auerbach è quello a cui spetta la decisione finale in fase di scelta. In quel draft d’esordio si comporta bene, portando a casa Dee Brown da Jacksonville con la scelta numero 19. Voto “B”.
1991 altra chiamata valida per Gavitt quella di Rick Fox da North Carolina: un discreto affare alla 24. Voto “B”.
1992 draft poco felice, con le scelte di Jon Barry alla 21 e Darren Morningstar alla 47. Il primo durerà per oltre 10 anni in NBA, ma non vestirà mai la casacca dei Celtics, il secondo invece disputerà solo 23 incontri prima di venir giubilato. Voto “D”.
1993 Acie Earl, 7 piedi da Iowa, è alto ed ha mani dolci. Peccato che la sua difesa sia piuttosto pigra, e che le sue pulsioni da rimbalzista siano decisamente sotto il par. Voto “D”.
1994 con la nona scelta assoluta arriva Eric Montross, centrone da North Carolina che gioca un’ottima stagione d’esordio ma poi scompare. Carr mette a segno un bel colpo quando lo spedisce a Dallas per una prima scelta da sfruttare nel draft-Duncan. Voto “D”.
1995 ancora una scelta solida per M.L.: con la numero 14 arriva Eric Williams da Providence. Poi Pitino scarabocchierà sul povero Eric spedendolo a Denver e quindi riacquistandolo… Voto “C”.
1996 con la sesta chiamata assoluta da Kentucky Carr si assicura Antoine Walker, uno dei “prospetti” più duttili del panorama nazionale. Al secondo giro arriva il lungo Steve Hamer da Tennessee, che siederà a lungo in panchina nella sua unica stagione. Ma il talento di “Toine” è debordante. Voto “B”.
1997 è il draft perduto, quello in cui avrebbe dovuto arrivare Duncan a rendere Pitino un novello Auerbach. Ed invece niente: la lotteria respinge il brillantinato Pitino che deve accontentarsi della numero 3 (Chauncey Billups da Colorado) e della 6 (Ron Mercer da Kentucky). Voto “C”.
1998 la scelta migliore di Pitino arriva ironicamente quando aveva puntato un altro prospetto. Rick era infatti sulle piste di Dirk Nowitzki, ma quando il tedesco viene scelto da Milwaukee e girato a Dallas, il piano B prevede l’arrivo del californiano di Kansas. Che diventerà uno dei migliori realizzatori ogni tempo di Boston. Voto “A”.
1999 il complesso inviluppo di trades di Pitino in quel draft lascia ai Celtics solo una seconda scelta, la numero 55. Pitino nel carrello mette Kris Clack da University of Texas at Austin, un nome degno di un personaggio dei fumetti. Lo vogliamo dire che solo un gradino dopo gli Spurs scelgono Emanuel Ginobili? Voto “D”.
2000 questa volta Pitino la prima scelta la tiene ben stretta, ma mette in fresco Jerome Moiso da UCLA, chiamato col numero 11. Voto “D”.
2001 altro draft che vorremmo dimenticare: Chris Wallace, rimasto in sella dopo le dimissioni di Pitino, sceglie Joe Johnson da Arkansas al 10 (ma poi lo spedirà a Phoenix), il liceale Kedrick Brown alla 11 (e c’erano a disposizione Richard Jefferson, Troy Murphy, Zach Randolph, Gerald Wallace, Gilbert Arenas tra gli altri), Joe Forte da North Carolina alla 21 (gli Spurs si prendono Tony Parker). Wallace, uomo di classe, spergiura che la scelta di Forte la fece Auerbach. Ammesso e non concesso che sia vero, per gli altri due come la mettiamo? Voto “C”.
2002 sempre nel quadro della trade di Johnson Wallace ha mandato a Phoenix la prima scelta, ed a Boston rimane solo la seconda, con la quale arriva il lituano Darius Songaila che verrà scambiato sul mercato. Voto “D”.
2003 arriva Danny Ainge, e nel suo primo draft mette nel sacco Jerry West. Scambia le scelte di Dahntay Jones e Troy Bell con Marcus Banks e Kendrick Perkins: Perkins è campione NBA e Banks, nonostante tutto, è rimasto nell’NBA più a lungo di Bell e quanto Jones… Voto “B”.
2004 un grande draft per il “rosso”, forse quello che più di tutti ha messo i Celtics sul trampolino di lancio per il titolo 2008: Al Jefferson alla 15, Delonte West alla 24, Tony Allen alla 25 e Justin Reed alla 40. I primi tre sono ancora nell’NBA, quattro anni dopo, ed hanno ricevuto tutti un rinnovo di contratto, che nell’NBA è una sorta di “promozione”. Voto “A”.
2005 visto quello che c’è in giro, Ainge alla 18 rischia e “chiama” il liceale Gerald Green. Non gli va bene, e ne farà merce di scambio per Garnett. Con la 50 pesca splendidamente Ryan Gomes da Providence. Voto “B”.
2006 scambio al draft: a Boston arrivano Sebastian Telfair e Theo Ratliff, a Portland va Raef LaFrentz, a Minnesota va la scelta dei Celtics che si materializza in Randy Foye. Telfair è una delle poche scommesse fallite da Ainge, per fortuna il GM trova il modo di sfruttare la paura dei Suns per la “luxury tax” accollandosi la loro scelta numero 21, e con essa Rajon Rondo da Kentucky. Vogliamo poi tacere l’acquisto del “pick” numero 49 di proprietà dei Denver Nuggets, col quale “Trading Danny” porta Leon Powe nella Beantown? Nonostante la scommessa-Telfair, un draft nettamente positivo. Voto “A”.
2007 altro scambio da draft: la lotteria è cattiva con Boston e non regala né Oden né Durant. Se arriva Ray Allen in cambio della numero 5, possiamo affermare che è un piano B o veniamo accusati di bestemmia? In fin dei conti si tratta di nominare il nome di “Jesus” invano… Nello scambio partono anche Delonte e Szczerbiak, e ad Ainge rimangono anche le seconda scelte “Big Baby” Davis e Gabe Pruitt. Pruitt è andato, Davis si è dimostrato solido comprimario. Voto “B”.
2008 con la numero 30 arriva Justin Ray Giddens da Kansas/New Mexico, e con la 60 il progetto a lungo termine per il turco Semih Erden. Ainge spende qualche dollaro in più per comprare la seconda scelta dei Washington Wizards ed assicurarsi Bill Walker da Kansas State. Visto il maggior successo di Chalmers e Douglas-Roberts rispetto a Giddens, qualche piccola ombra su questo draft rimane. Dopo Walker però non c’è molto, quindi diciamo un draft decente anche se non eccezionale. Ma alla 30 non è che si posstesse trovare Derrick Rose… Voto “C”.
2009 storia recente, la prima scelta è stata “inghiottita” dall’affare - Garnett, e restava solo la seconda chiamata con la numero 58. Le poche cerimonie con cui i Celtics si sono liberati di Lester Hudson non depongono a suo favore, ma a quel punto si grattava il fondo del barile. Senza voto.
A questo punto, dopo esserci sorbiti il “malloppone” della storia dei draft celtici, resta solo il “giudizio universale”. Ma come fare a giudicare in maniera omogenea l’operato di tutti i responsabili delle scelte? Ho cercato di dare un giudizio dalla “A” (voto più alto) alla “E” per ogni draft, e poi di convertire tale voto in punti per compilare una media. Ho cercato di considerare l’impatto del giocatore “draftato” sull’NBA e di verificare chi fosse stato scelto sia prima che dopo in un giudizio personale ed insindacabile, ovviamente, ma sui grandi numeri le medie dovrebbero essere tutto sommate oneste. Vediamo cosa ne viene fuori:
dal 1947 al 1949 Walter Brown: voto medio molto basso (2.33) ed in effetti furono draft che servirono al proprietario dei Celtics per rendersi conto quanto fosse importante la competenza. Quindi in un certo senso gli errori di Brown favorirono il lavoro di Red Auerbach che in seguito non ebbe interferenze dalla proprietà, cosa spesso accaduta altrove. Colpa di Brown? Bisogna dire che “Honey” Russell e “Doggie” Julian, coach di fama a livello NCAA, non gli diedero il minimo supporto.
Dal 1950 al 1983 Red Auerbach: in realtà Auerbach continuò a “draftare” ancora per qualche anno assieme al suo “delfino” Jan Volk. Ma negli anni “in solitaria” si distinse per “magate” clamorose… ed anche per qualche bufala (come nel 1952 e nel 1971). Nel complesso un’ottima media di 3.55 che in 34 anni di attività assieme alle 16 bandiere testimonia una grandissima competenza e continuità ad alto livello. E per alcuni draft forse la “A” era troppo poco..
Dal 1984 al 1989 Red Auerbach e Jan Volk. Il “Padrino” ha bisogno di un “consigliere”, e Volk è utile. La media è di 3.5 ed è sporcata da quell’ultimo draft in cui Michael Smith avrebbe dovuto essere il nuovo Larry Bird. Purtroppo di Larry Bird ce n’è solo uno… Dal 1990 al 1993 Dave Gavitt. Inizia alla grande, poi si perde negli ultimi due draft con scelte discutibili. Ma la media di 3 gli garantisce una sufficienza meritata.
Dal 1994 al 1996 M.L. Carr. Carr sceglie tutto sommato bene, anche se ha a disposizione scelte più alte di quelle di Gavitt (e quindi rischi e “profitti” superiori) se la cava benino, meritandosi un 3 che lo riabilita almeno in parte.
Dal 1997 al 2000 Rick Pitino. Pitino non sceglie sempre male: non dimentichiamo che è lui a portare a casa Paul Pierce con la numero 10. A dire il vero sceglie anche Jerome Moiso.. ma nel complesso evita errori marchiani anche se poi tende a sbarazzarsi di tutti i giocatori scelti: Mercer, Billups, Moiso, Williams… Media 3 che è un lusso.
Dal 2001 al 2002 Chris Wallace. Più che per le scelte non particolarmente disgraziate, Chris verrà ricordato per aver ceduto Joe Johnson per un biglietto per la finale Est e per aver preso Vin Baker. Paul Gaston gli alita sul collo di stare lontano dal “cap”, ma al draft commette qualche errore (Kedrick Brown) e si piazza al penultimo posto con un 2.5.
Dal 2003 ad oggi Danny Ainge. La sua media di 4 è la più alta e testimonia un valore assoluto nella pratica dell’arte del draft. Perkins e Rondo sono solidi giocatori in una squadra da titolo, Jefferson ed Allen hanno avuto il contratto rinnovato, West è un solido rincalzo a Cleveland dove a fondo panchina è relegato anche il ginocchio di Leon Powe. Gomes “giochicchia” a Minneapolis e “Big Baby” tutto sommato contribuisce in una squadra da Finali NBA.
Più o meno a sorpresa vince quindi Danny Ainge. Dove infatti Auerbach era un vero e proprio drago degli scambi di mercato, “Drafting Danny”dimostra che Secaucus è il suo terreno di caccia preferito, l’humus sul quale far crescere i sogni di vittoria. Al secondo posto – c’è bisogno di dirlo? – Red Auerbach nella sua versione “in solitaria” (3.55) seguito a ruota dalla versione “due di coppia”(con Volk) a 3.5. Tenere una media come questa in 40 anni di draft è fantascientifico, specie se si considera che a causa dei titoli vinti ha spesso dovuto scegliere in fondo al gruppo, e che la sua vera arte era quella dello scambio o dell’acquisizione del free-agent a fine carriera. A seguire il trio Gavitt-Carr-Pitino a quota 3, Wallace a 2.5 e Walter Brown a 2.33.





Commenti
Magari, sarebbe un colpo memorabile e, insieme a Perkins, ci darebbe futuro sotto canestro per tanti anni.
L'ho visto giocare nel torneo NCAA e francamente mi ha impressionato molto più di Wall sia come impatto nella partita che in prospettiva NBA.
E' già pronto per il piano superiore.
Non so se Danny proverà a scalare qualche posizione però per scendere nelle prime 10 bisognerà sacrificare qualche pezzo grosso.
esattamente, secondo me per Cousins vale la pena rischiare...
2009 jeff teague (hawks)
2008 j.j. hickson (cavaliers)
2007 javaris crittenton (lakers)
2006 quincy douby (kings)
2005 hakim warrick (grizzlies)
2004 dorell wright (heat)
2003 sasha pavlovic (jazz)
2002 ryan humphreys (jazz)
unica eccezione nel 2001 dove alle 19 e' stato chiamato zach randolph dai blazers... se non scaliamo qualche posizione e' meglio fare una chiamata rischiosa come potrebbe essere james anderson guardia di oklahoma state che magari non e' ancora pronto ma ha talento (rondo docet) che andare a prendere uno dei centri rimasti (solomon alabi o larry sanders)...
Cousins è obbiettivamente fuori portata, non scenderà mai alla 19 e non abbiamo assett per scalare il draft fino a dove sarà scelto.
Certo, giudicare con il senno di poi è più facile che nel momento della scelta e a distanza addirittura di anni con le carriere dei non scelti ormai definite è addirittura come sparare sulla Croce Rossa.
A ulteriore difesa di Auerbach anche la considerazione che oggi dei giocatori si sa moltissimo, tra video, psicologi ecc. ecc. (eppure in tanti ancora prendono bufale) e nonostante il contesto internazionale complichi la questione.
Ho qualche giudizio diverso dai tuoi, ovviamente: le C del 2008 e del 2000 sono forse generose, perchè Moiso vale una E e anche Giddens/Walker dubito avranno lunga carriera. Nel 1984 attribuisci una D a Young, ma a qule numero è stato scelto? Nel 1982 la scelta di Turner (siamo sempre avanti agli altri per queste cose) alzerebbe il voto, almeno "morale", mentre una B per Cedric?
Mi ripeto su quanto esprimo ogni anno in occasione del draft (scienza inesatta per definizione): in questo momento della stagione sembrano tutti fenomeni pronti per stupire e capaci di cambiare i destini delle franchigie che li sceglieranno, poi la realtà è diversa e per molti di loro servono almeno un paio di anni prima di essere davvero produttivi.
In più la storia insegna che quelli scelti nel primo giro dopo i primi 10/12 se va bene possono diventare buoni giocatori di quintetto o rotazione (tipo i nostri Tony o l'ex West), mentre quelli del secondo giro faticano per restare nei roster dopo i primi due/tre anni.
La mia conclusione è che senza un mago del draft come Ainge (peraltro non infallibile) è davvero difficile ricostruire dalle scelte senza una delle prime dieci chiamate.
"Un Michael Jordan con tiro da fuori".
Considerato che a quei tempi per MJ il tiro da fuori non era nelle sue corde ma per il resto faceva ciò che voleva ci resti di sasso a quello che sarebbe potuto accadere negli anni del dopo original BigThree e sopratutto dell'era Bulls di Michael Jordan.
Forse anche la carriera di phil jackson sarebbe stata molto diversa.
Per il resto devastante la gestione Pitino non tanto perchè ha scelto male ma quanto perchè quando lo ha fatto bene, BILLUPS, non è riuscito a capire il talento che aveva nelle mani e lo ha sbolognato per niente.
Sarò un sentimentale ma per me, er meglio del meglio rimane l'accoppiata 1978 - 1980... Bird alla 6 per me è molto più incredibile di un Jordan alla 3, in termini di "giocatore lasciato passare".
Vedremo giovedì prossimo... "lo scopriremo solo vivendo..."
in realta' lavoriamo tutti per il fisco...ti abbiamo trovato finalmente
Anche perchè chi come me ha 27 anni nell'86 era appena nato.
Ho visto un paio di partite a Maryland, una sola parola Clamoroso !
Cosa avrebbe potuto fare nei Celtics ? Se la testa fosse stata quella giusta (dubbio ragionevole visto come è finito) in breve :
E non sto scherzando ! La butto li come minumo tre anelli in più !
grazie. purtroppo vedo che in generale (non qui) se ne parla proprio poco di questa tragedia.
Celtics veramente sfortunati negli ultimi decenni,dalla tragedia di Bias al mancato arrivo di Duncan.
Per non parlare di REGGIE LEWIS.
LEN BIAS e REGGIE LEWIS il destino mi ha tolto nella bellezza dei miei anni due fenomeni.
Ogni volta che vedevo MJ vincere dicevo hai vinto ma......%$%&/((())&%£
se c'erano quei due con noi, te la dovevi battere...
Ma non so una cosa: mi spiegate come si poteva essere certi che si arrivava a duncan, se c'era da fare ancora il sorteggio dei 14? Non capisco quella certezza.
merci
se non ricordo male i Celtics erano i favoriti ad averlo perchè avevano ben due pick tra le prime dieci.
ma dopo il sorteggio i celtics pescarono solo la terza e la sesta, e Tim fini' agli Speroni del Texas con i quali vinse tutto.
I celtics presero invece Billups,che pero' non era ancora pronto.
Ho visto, tutto a posto e funzionante. Ah, non era un rimbrotto, solo una curiosità, così come mi incuriosisce questa nuova iconcina youtube... Comunque più che Leo, ti si dovrebbe abbreviare come Neo
Tornando ai commenti, sono sempre un po' scettico sui discorsi del tipo "avessimo avuto questo,non si fosse fatto male quell'altro avremmo vinto sicuramente di più". Purtroppo non credo che lo sport dia queste certezze, però quel che è certo è che le possibilità sarebbero aumentate di molto, soprattutto relativamente al discorso Bias-Lewis...
Per Duncan, correggetemi se sbaglio, il discorso è che noi avevamo più palline di qualunque altra squadra nell'urna che avrebbe determinato la squadra prima a scegliere, e chi avesse scelto nemmeno si sarebbe sognato di chiamare il caraibico... così andò, ma il 2008 qualcosa ci ha restituito...
Auerbach da A pieno, non dimentichiamoci che allora non c'erano DVD, camp pre draft o altro, e spesso ci si fidava di una telefonata, e allora bisognava anche capire di chi fidarsi. Quindi alcuni sbagli sono pienamente giustificati. le magate restano, i salti mortali per prendere Russell senza la prima scelta assoluta, Sam Jones l'anno dopo, Hondo a fine primo giro nel 62, jo Jo White e Cowens appena finita la dinastia, Bird alla sei gabbando tutto il mondo. Un genio.
Pitino, potessi gli darei Z se esistesse, e la scelta di Pierce alla 10 non può essere un salvagente, perchè Pierce in quel draft era candidato addirittura ad andare alla 1 e 12 anni dopo è insieme a Nowitzki il miglior giocatore di quel draft. Ci mancava solo che non lo scegliesse.
Wallace anche lui da Z, ha fatto più danni dello Tsunami in indonesia, Moiso, Kenderik Brown, Forte .... in un momento dove c'erano Pierce e Walker che andavano a mille e sarebbe bastato poco per stabilirsi costantemente ai vertici del peggior est mai visto.
Ainge .... genio del draft punto e basta, Rondo preso alla 21 prendendosi in carico Brian Grant per alleggerire il cap dei Suns è da ufficio inchieste :)
'Se Perkins si faceva male con i Cavs..' e adesso leggo che con Bias avremmo dominato l'NBA!
Leo, un pò di equilibrio per piacere.
La forza di Bias, purtroppo, non si potrà mai quantificare.
Pensiamo più che altro alla scelta prossima che a differenza delle ultime due è abbastanza bassa.
E il guru del menga non sarebbe stato quello che oggi è con 11 titoli in saccoccia.
Scusa tanto ma Len Bias è MORTO mentre Perkins si è infortunato in gara 6 di finale e anche se, come dicevi tu, si faceva male contro i Cavs al limite non andavamo in finale ma poi ci saranno altri anni per Perkins in maglia biancoverde.
Mi sembra che il paragone tra un infortunio e un decesso sia un pò troppo forzato.
Vado un po’ controcorrente e dico che Pitino non mi piaceva nemmeno come allenatore. Ovvero, i risultati ai Knicks non si discutono, ma la sua filosofia di gioco si è dimostrata fallimentare nel momento in cui ha voluto “trapiantare” i concetti difensivi che gli avevano permesso di spopolare a livello NCAA in una realtà più tecnica come quella dell’NBA. C’è stato un periodo agli albori dell’NBA in cui Red Auerbach portava i Celtics in giro per il Massachusetts e li faceva giocare contro Holy Cross o Providence con il duplice scopo di fare cassetta ma anche di fornire sonore ripassate ai collegiali. La mentalità nel New England infatti era quella che le squadre campioni universitarie di Holy Cross fossero superiori a quelle professionistiche, ed Auerbach dimostrò a tutti l’abisso che esisteva già allora tra basket NCAA e basket NBA. Cosa che Pitino, sfrontatamente, non ha voluto considerare più di 40 anni dopo. Inoltre “Rick the Slick” dopo la parentesi a New York e quella a Kentucky, appena arrivato a Boston si è dimostrato estremamente arrogante sia come GM che come allenatore, non comprendendo (come è successo a molti anche su ICP) che il rapporto tra coach e giocatori nell’NBA è una linea sottile, e che l’allenatore dev’essere un passo avanti agli atleti.
Sul fatto che i suoi dettami avessero funzionato con O’Brien, Leo, non è del tutto vero: Pitino si affidava ad un pressing tutto campo per asfissiare l’avversario (lo si vide per esempio quando i Celtics batterono i Bulls ancora in rodaggio nell’opener della stagione 1997-1998 ), mentre la difesa di O’Brien (ed Harter) era basata in primis sulla “negazione della pittura”, anche tramite l’utilizzo della zona (che Pitino non aveva potuto usare perché era fuorilegge). Quindi Pitino “spompava” i suoi giocatori su tutti i 28 metri dove invece Harter ed O’Brien li facevano lavorare a metà campo, con minor spreco di energie.
Sul fatto della sfortuna di Pitino, ci si dimentica che quello che si era sacrificato per arrivare a Duncan era stato M.L. Carr (e qui va leggermente rivalutato), che però dopo il 15-67 della vergogna era stato silurato da Paul Gaston, assieme a John Y. Brown il peggior proprietario Celtics ogni tempo.
Sul siluramento di Auerbach: TUTTI gli allenatori Celtics, da Fitch a Rivers, hanno sempre detto “ho in casa la Treccani del basket NBA, sarei uno stupido a non consultarla”. Pitino avrebbe potuto avere non solo la Treccani, ma anche l’aggiornamento (fu Larry Bird a prendere contatti con lui su richiesta di Gaston), ed invece decise di fare fuori Auerbach e di costringere lo scomodo Bird (gli offrì un posto da vice-allenatore) ad andarsene. Ed allora, se sei un fesso, è giusto che tu paghi. Ainge ha avuto sfortuna con Oden ma aveva giocato bene le sue carte, Pitino ha avuto sfortuna con Duncan ma se l’era decisamente tirata.
Se poi ci addentriamo nel suo lavoro come GM, a parte la scelta di Pierce, siamo all’incubo: firmi Chris Mills a cifre onerose sapendo che non è mai stato un difensore, e poi te ne liberi per quattro giovani di New York? Firmi Travis Knight con bei soldi, e poi lo “panchini” subito dopo finchè riesci a scaricarlo per Tony Battie? Non rifirmi Wesley e Fox (che poi ai Lakers vestirà il numero 17 per dire “quando l’alzate, quella bandiera a Boston”...ecco perché mi ha fatto piacere vederlo presente in gara 4 allo Staples…) gente da 15 punti a partita, e poi firmi Dana Barros a cifre più alte di quanto volevano quei due, e Barros ti da 5 punti a partita in meno? Andrew Declercq e la prima scelta per Potapenko? Non male, se nella stagione dopo Declercq non avesse viaggiato a 9 punti e 6 rimbalzi contro gli 11 e 7 dell’ucraino, mentre la prima scelta Andre Miller da rookie fatturava 11 punti e 5 assist... E poi Billups ed Anderson, la storia di Fortson mandato via, la scelta di Moiso, la volta in cui disse a Radja “sei nei miei piani per i prossimi Celtics” e poi lo mandò a Phila una settimana dopo…. Insomma, se Ainge è un serpente, Pitino era un crotalo. Peccato però che il suo morso fosse velenoso, ma solo per i tifosi biancoverdi.
Direi che ci sono "se" e "se", che Bias fosse un fenomeno visti i quattro anni al college mi pare non sia in dubbio, l'unico dubbio che avevo infatti espresso io che la testa fosse quella giusta per dominare in NBA.
E permettetemi di fare una distinzione, se nel dopo Bird siamo infilati in un decennio deleterio come risultati, è soprattutto per le morti di Bias e Lewis, perchè con loro due vivi perlomeno ad alti livelli ad est fino a fine anni 90 ci si stava ad occhi chiusi, ecco perchè secondo me, tutte queste storie del cimitero di elefanti a fine anni 80 inizio anni 90 rilette 15 anni dopo non hanno senso, è poi ragazzi siamo seri, ma ve lo immaginate voi Bird o McHale ceduti intorno al 1990 a chiisà chi per qualche buon giovane ? Siamo seri dai. Ripeto se Bias e Lewis rimanevano in vita, non si sarebbe mai parlato di cimiteri di elefanti a Boston, segno che perlomeno certe strategia fatte da Aerbach e Volk nell'ultimo periodo dei Big Three erano valide.
Anche se sono d'accordo sulle distinzioni su Bias, del quale ho sempre decantato le doti, ben prima che nascesse Youtube, il discorso del "Cimitero degli Elefanti" fu una precisa scelta di Dave Gavitt, allora GM dei Celtics.
Offerte reali ce ne furono per i Tre di allora, per McHale pare ad esempio che - mi sembra i Knicks - avessero offerto molto in termini di scelte, ma Gavitt decise che in osservanza alla tradizione dei Celtics sarebbe stato orribile vedere i Tre terminare la carriera con maglie diverse da quella di Boston (poi Parish lo fece comunque).
Sono d'accordo che con Lewis e Bias saremmo andati ben oltre una squadra onesta, credo però che al massimo avremmo potuto continuare fino al 1995-1997.
Mie opinioni personali: Bias giocatore da 15 punti e 7 rimbalzi a partita già nell'anno da matricola, atleta del calibro di Jordan anche se un po' più simile a Pierce e con un QI cestistico nettamente inferiore a MJ.
Però con la gestione Pitino abbiamo commesso tanti errori, viste le scelte di quegli anni avremmo potuto decisamente ricostruire senza aspettare quell'Ainge che tanti criticavano ma che ci ha portato a 38 vittorie e 26 sconfitte negli ultimi tre playoffs.
Ma infatti secondo me il problema grosso è sorto con le gestioni Pitino e Wallace, ad un certo punto (2002) ci siamo ritrovati a due gare dalla finale NBA con Walker e Pierce arrivati a Boston più per scelte sbagliate altrui che nostre (Walker fu una gran pescata di Carr perchè non aveva certamente tutto quel credito in sede di draft e Pierce arrivo palla 10 per scelter scriteriate di almeno 6-7 GM che sceglievano sopra), senza aver azzeccato una mossa sul mercato o una scelta al draft per poter aiutare Pierce Walker (e ci aggiungo Eric Williams che era uno vero, ma anche lui lo aveva scelto Carr se non mi sbaglio), il cimitero di elefanti per quanto quei tre avevano fatto per i Celtics era pure legittimo, è da metà anni 90 in poi che sono sorti i problemi gestionali, ma il Bird e McHale avevano già smesso e Parish andò prima a Charlotte e poi ai Bulls, non era di certo colpa loro.
Il punto è tutto qui.
Grandissimo talento, a rivederne le immagini c'è da rimanere stupiti.
Per quello che vale, una volta inserito nei C's, son convinto che con quei compagni di squadra che si sarebbe ritrovato, a forza di mazzate la testa un po' gliela avrebbero raddrizzata.
Con lui e con Reggie Lewis (non dimenticherò mai il dolore provato nel sapere della sua morte) sono anch'io dell'opinione che non avremmo patito per 21 anni, prima di tornare a vincere; quasi sicuramente non avremmo lasciato ai Pistons la doppietta che realizzarono.
se non rimane il doc tutti i nostri discorsi dovrebbero variare... credo sia l'unico che possa tenere insieme la squadra per riprovare l'assalto al titolo anche nella prossima stagione...
Ma per favore, non fatemi ripensare a Bias e, soprattutto, a Reggie perchè queste si che furono autentiche tragedie; non ebbi il tempo di affezionarmi a Len ma vedendo i video non oso immaginare dove sarebbe potuto arrivare, e con lui i Celtics...Lewis invece era per me un vero modello a seguire: atleta e persona meravigliosa, il suo sorriso "catturava"...
Ricordo il senso di vuoto pazzesco nel leggere un trafiletto sulla Gazzetta che informava della sua morte (all'epoca ricevetti così la notizia). Uno strazio.
Bah! Ho paura che il Doc sia il primo a sapere che i suoi ragazzi dentro di loro non hanno la forza di riprovarci anche la prossima stagione.
Se non rimarrà il motivo principale credo sarà questo altrimenti non penso che 1 anno in più o in meno cambi di molto la sua prospettiva di stare di più con la propria famiglia.
Mi associo ai complimenti!
Per uno nato appena in tempo per assistere alle finali '85 (ahimè non un'annata felice, ma mi sono rifatto l'anno successivo!
Grazie ancora.
Miri
Benvenuto a bordo, visto ti piace la storia prova un po a cliccare sul TAG in alto "La Storia dei Celtics" ....
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