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Approfondimenti
Uno spende più di trent’anni ad imparare il basket, a “leggere” i meccanismi tecnici, biomeccanici e psicologici che regolano questo sport. Impara le “pattern”, il “linguaggio del corpo”, le regole, la storia e l’evoluzione del Gioco, e poi gli capita una serie di Finale 2010 in cui ogni partita sembra contraddire quella precedente, come se gli dei del Basket si divertissero a mischiare le carte ed a togliere le certezze.
E così gara 1 è un monologo dei Lakers dominatori a rimbalzo ed in pieno controllo dei 48 minuti di gioco. La seconda partita imprevedibilmente è il feudo personale del “back court”bostoniano, con Ray Allen a riscrivere le leggi della balistica applicate ai canestri e Rajon Rondo a siglare la sua nona tripla doppia in carriera. Serie “virata” sul verde, dunque? Nemmeno per idea: la terza partita, bruttarella assai, è segnata dal dominio a rimbalzo dei Lakers ed il risveglio di Kevin Garnett non è sufficiente ad evitare che “il servizio” torni in mano ai californiani, complice un quarto quarto da 11 punti del veterano Derek Fisher, completamente sfuggito di mano a Rondo. Nella quarta sfida i Lakers sembrano avere energia ed esperienza sufficienti per mettere a segno un punto decisivo prima di tornare a “downtown L.A.” per chiudere la pratica. Rivers però trova magicamente le risposte giuste: mette in campo un quintetto che farebbe la gioia del dottor Freud e piazza il parziale decisivo.
Ecco quindi che nella serie in cui l’imprevisto la fa da padrone chi volesse provare a stilare un pronostico peccherebbe inevitabilmente di “arroganza tecnica”, perché un filo logico a legare le quattro gare non c’è, anzi, quelli che di volta in volta sono apparsi temi dominanti (Gasol-Bynum in gara 1, Allen-Rondo in gara 2, Fisher in gara 3) nella partita seguente sono stati limitati se non addirittura eliminati. Certo, a questo ha concorso indubbiamente la formidabile competenza dei due coaching staff che, come due giocatori di scacchi, di volta in volta hanno mosso le pedine giuste a volte lamentandosi per l’arbitraggio, a volte modificando marcature, proponendo aggiustamenti difensivi o cambiando temi tattici. In questo susseguirsi di “ad azione corrisponde reazione” alla fine sono stati i tiratori perimetrali a soffrire di più: Kobe Bryant sta tirando col 40,8%, Fisher col 41.1%, Pierce col 41.6%, Allen col 38.4%. E durante le partite si ha la sensazione, fantastica e terribile, che spesso il gioco non venga più deciso dai primattori, ma dai registi seduti in giacca e cravatta sulle panchine, quasi fossero degli abilissimi “pupari”.
Ma in gara 4 esplode la pazzia: nel regno di un “basket cerebrale” fatto di mosse e contromosse, di un gioco di scacchi applicato ai canestri in cui gli atleti sembravano in balia degli aggiustamenti dei coach, a far saltare il banco sono Tony Allen, Nate Robinson, Glen Davis e Rasheed Wallace. Giocatori di contorno che in una sera prendono possesso della serie, scalzando primattori e “pupari” dal proscenio. Non potevano farlo i Bryant, i Pierce, i Gasol ed i Garnett: nel loro ruolo di stelle erano stati oggetto di studio approfondito da parte del “laboratorio tecnico” dei due staff di allenatori, e tutti sapevano come marcare un pick and roll con “KG” e “The Truth” o come aiutare su una penetrazione centrale di Kobe. L’imprevisto poteva perciò arrivare solo dalla “classe operaia”, da chi non era dotato del talento, o della continuità, o semplicemente della forma fisica sufficienti per essere considerato pericoloso.
Ed ecco che la “pazzia” è arrivata da un “Crazy Quartet”, un quartetto pazzo di atleti che nei mesi invernali in un modo o nell’altro erano stati persi alla causa: Tony Allen, alle prese con problemi fisici era stato l’oggetto dello scherno di chi ricordava la fatidica frase di Danny Ainge nell’estate 2008: “Allen sarà il nostro nuovo Posey”. Nate Robinson era finito nella “cuccia” dei cattivi di Mike D’Antoni, in fondo alla panchina di una delle peggiori squadre della Lega, e Glen “Big Baby” Davis aveva fatto anche lui maledire Danny Ainge reo di aver puntato su di lui e non sul legamento maledetto di Leon Powe.
Rasheed Wallace in regular season semplicemente non si era fatto vedere, se non in una decina di gare in cui aveva mostrato lampi di classe cristallina sui due lati del campo, conditi dalla solita propensione alla ricerca della “Grande T”. Bene, la scorsa notte la “Corte dei Miracoli” ha regalato ai Boston Celtics un altro capitolo della loro formidabile storia. Nate Robinson era sulla schiena di Glen Davis, Nano Ipertrofico su Bambinone da Palestra a gridare la loro gioia per aver profanato il Tempio, per aver vinto una gara di Finale rubando le luci della ribalta alla classe purissima degli altri.
Ed il grottesco filo di bava che colava dal mento di “Big Baby” era l’inno alla “guerra di trincea” tanto cara all’iconografia Celtics dei Brannum e dei Loscutoff, un filo di…pazzia che è il vero elemento “destabilizzante” di questa serie. Sempre che da domani i “pupari” non riprendano il controllo delle Finali… ma anche in quel caso è bello sapere che il “Crazy Quartet” può provare a mischiare le carte, a ribaltare l’inerzia, a farci amare anche il lato operaio del canestro: quello di chi aspetta il suo momento lavorando sodo, e quando quel momento arriva va nella spazzatura della partita a cercare i punti che contano.
Dove il talento e la voglia di vincere non arrivano più può arrivare chi non ha paura perché non ha coscienza, chi “sente” senza spiegarsi il perché che in questa serie, per sopravvivere, devi lasciar spazio ad un filo di lucida pazzia.





Commenti
Ormai si è visto di tutti e di più e in teoria mancherebbe qualche gara pazza da parte della panchina di LA ma è meglio non svegliare il cane che dorme.
Tuttavia domani nel pivotal game credo che i protagonisti da ambo le parti timbreranno il cartellino ed assisteremo ad una grande partita ma è bello sognare che nonostante questo alla fine assisteremo a qualche altro momento di lucida follia da parte di un nostro panchinaro che ci porterà in alto a continuare nel nostro folle e bellissimo sogno.
L'apoteosi è stata proprio il fatto che nell'ultima partita il fatturato sia arrivato contro il quintetto quasi titolare dei gialloviola e non contro i "pari ruolo", dando a questa statistica ancora più rilevanza.
Comunque serie pazza se ce n'è una, e io comincio a sentire puzza di gara 7....
Volevo fare i complimenti a tutto lo staff per le preview,recap,articoli (questo è bellissimo...)che si trovano sul sito e per la dedizione e la passione che ci mettete....grazie.
Chi mi conosce bene, e tra voi uno soltanto (da quando eravamo piccini), sa che molto spesso pecco di guardare sin troppo alla forma.
Giacché, in secondo luogo, il mio lavoro è quello di correttore di bozze, posso mettere a frutto il lato pignolo della mia personalità, adattato a una delle mie principali attività collaterali, lo scrivere.
Sono veramente ben scritte queste cartelle e in esse è colto il tratto specifico (per adesso) di questa serie, il mutamento continuo e l'indeterminatezza dell'andamento del gioco, partita dopo partita, quarto dopo quarto.
La follia della modalità di conduzione, per quanto abbia visto e letto, non ha contraddistinto solamente questa serie di questi ultimi playoff, ma questa finale pare anche essere la perfetta rappresentazione della duttilità del gioco della pallacesto di questo inizio terzo millennio.
io devo rifare icomplimenti a TA, perché sta giocando dei PO fantastici... in attacco è quello che è, e spesso il NO NO NO Tony è la colonna sonora che il trio milanese attacca ogni volta che il nostro si avventura in zingarate fuori sceneggiatura... come dimenticare il suo recupero di fine 3/4° su Bryant con conseguente palla buttata 5 mt davanti a Rondo x un'altra palla persa? c'è da dire che alcune di queste vanno anche a buon fine
Grande Fabio. Grazie
Citazione Meisk:
Seria onestamente impronosticabile da ora in po, è saltato tutto, noi non segnamo tir che facevamo ad occhi chiusi fino ad una settimana fa, i lakers che in pratica hanno stravolto il loro attacco usando molto poco il triangolo, nonostante le giornalate questa serie per ora non ha un MVo da nessuna delle due parti, Kobe segna tanto ma tira tanto e male, Gasol è forse stato più decisivo di lui, ma ha delle pause, dei nostri l'MVP si potrebbe dare a tutti o a nessuno.
Le difese non hanno molti punti di riferimento, i ripeto chi vince sotto (se fanno pari per i Celtics va bene) vincerà la serie, ma attenzione nel computo dei rimbalzi forse la differenza la fanno più gli esterni dei lunghi, l'andarsi a prendere i rimbalzi lunghi e le palle vaganti con la libidine a mille è quello che fa la differenza, in una serie, emotiva, nervosa, pazza, dove tutti possono fare la giocata che ti fa vincere.
Però da ora in poi se vogliamo vincere questa finale servono i Big Three poche storie, Rondo ha fatto il fenomeno in gara due, la panchina ha stravinto tutti i confronti con loro, ma non possiamo sperare che il supporting cast ce ne vinca altre due, ora serve che KG si confermi perlomeno quello di G3 e G4, serve che Ray ritorni a pungere dall'arco e che Pierce esca dal letargo e inizia ad attaccare con molta più decisione il canestro, non solo per segnare per se, ma per creare gioca anche per gli altri, e forse il Pierce che crea per gli altri e quello che ci manca di più davanti a difesa schierata.
Citazione fabio72:
Ciao fabio72 e bentrovato, grazie per i complimenti, e visto che sei di Milano ti segnalo che c'è un gruppo di "brutti ceffi" che la notte si ritrova per vedere insieme le gare, se vuoi unirti a loro ... (a tuo rischio e pericolo sia chiaro
TA FOREVER!!! No way!!
Dobbiamo giocarla con 9 giocatori e i 4 dalla panchina devono stare sui 18 di media.
un pò mi rubi temi per la preview, ma tanto mi togli pressione, trattando con divina meraviglia il tema dell'imprevedibilità, come fattore aggiunto in questa serie, sempre e solo se intinta nel pride.
PS: Complimenti a Fabio.
Mi ero dimenticato di dare il mio personalissimo 10 e lode all'articolo di Fabio.
Citazione Leonardo Ancilli:
Allora, per quanto mi riguarda ho una malattia del cavolo fastidiosamente disabilitante in ambiti differenti, ma conosco la malattia del bambino di Ray per via del figlio di un amico di famiglia, ed è veramente brutta, ve l'assicuro. Quando vedo Ray giocare male il mio primo pensiero va a quel piccino con quella perenne spada di Damocle sul collo e mi prende una stretta al cuore.
Puoi avere anche i soldi di Bill Gates, però ancora non c'è modo di curare ciò che si può soltanto rallentare (in questo senso, la sua e la mia malattia si assomigliano, ma lui è un bambino e io un adulto).
Non possiamo che confidare nella ricerca e sperare che lo scatenarsi di una nuova fase acuta della malattia non sia esiziale per il malato (segnatamente in riferimento al bambino di Ray), non crei troppi danni, sia pienamente controllato.
Io, adulto, posso fare solo delle cavolate estreme, come quando, una decina di giorni fa, finii in stato di coma per aver mischiato farmaci ed aver ecceduto con sonniferi (tendo a non dormire o a dormire poco di notte; n.b. l'ora di questo messaggio). Non era una dose mortale, però dormii, se così si può dire, per due giorni abbondanti in ospedale.
Il piccolo Allen, invece, potrà fare qualche marachella, come mangiare dei dolci di nascosto dai genitori e dai loro assistenti.
Anche questo è il pericolo della patologia del bimbo, e un po' anche della mia, malattie entrambe differentemente pazze (un singolo giorno non è mai simile ai rispettivi precedente e successivo), tanto per rimanere in tema.
Se fossi credente, di qualsiasi religione, pregherei per lui come per tutti gli altri bambini nelle medesime condizioni, ma non posso.
Posso soltanto sperare e, ripeto, confidare nella ricerca.
Perdonate questo lungo pamphlet, un po' anche 'egostorico'.
Daniel Nava dei Red Sox alla sua prima battutta nelle Major League ha realizzato il Grande Slam (HomeRun con basi piene) diventando il quarto giocatore nella storia a realizzare questa impresa all'esordio in battuta.
A Boston in questi giorni ne stanno vedendo di tutti i colori e speriamo che sia di buon auspicio per stanotte.
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