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Ormai è una costante: in inverno i tifosi dei Celtics tolgono gli addobbi dall’albero, gettano gli involucri dei pacchi dono nel caminetto e si domandano se e quando potranno contare su un Kevin Garnett sano. E’ successo fin dalla prima stagione del “Bigliettone” a Boston: uno stiramento inguinale nella partita del 25 gennaio 2008 contro i “suoi” Timberwolves lo fermò fino al 19 febbraio. Nelle 9 partite senza Garnett i biancoverdi fecero registrare un interessante 7 vinte – 2 perse, con le due “perle” delle vittorie su Dallas (grande Powe a 10 punti e 4 rimbalzi, ottimo Posey a 13 punti) e San Antonio (superlativo “Big Baby” con 9 punti, 8 rimbalzi ed una magistrale difesa su Duncan). Fu l’unico infortunio stagionale per il numero 5 che, come sappiamo, poi guidò i compagni al diciassettesimo titolo.
Il campionato passato, lo ricordiamo tutti, fu un calvario. L’infortunio del 19 febbraio 2009 a Salt Lake City, la prima diagnosi di stiramento al tendine popliteo, patologia assai rara, il primo stop di un mese. Il record di Boston in quei 28 giorni fu meno “divertente” dell’anno prima, 7 vittorie e 6 sconfitte che comunque, considerando le sette trasferte e gli infortuni assortiti ad altri atleti (Davis, Rondo, Powe), non era proprio malvagio.
Garnett rientrò per quattro partite (vittorie a San Antonio e Memphis ed in casa coi Clippers, sconfitta ad Orlando) ma il dolore al ginocchio non si placava e nel frattempo era stata riscontrata pure la presenza di uno sperone osseo: lo staff medico decise di “stopparlo” nuovamente. Provò ad allenarsi a metà aprile, i risultati furono disastrosi ed i Celtics dichiararono che per lui la stagione era finita: “Sì, è fuori – confermò Rivers a Marc Spears del Boston Globe – mi verrebbe da dire per tutta la stagione, ma non ne siamo ancora sicuri”.
La squadra reagì con grande orgoglio vincendo otto delle ultime nove partite di regular season, ma l’unica sconfitta fu un 76-107 patito alla “Quicken Loans Arena” che evidenziò la differenza di valori in campo tra Celtics e Cavaliers. Nei playoffs Boston diede tutto, ma quando si sfasciò anche il ginocchio di Leon Powe fu chiaro che la coperta era troppo corta ed il Trifoglio chiuse dignitosamente perdendo alla settima partita contro Orlando, con un bilancio di 7 vittorie e 7 sconfitte nella “post-season”.
Il 26 maggio, nove giorni dopo l’eliminazione della squadra dai playoffs, Garnett di sottopose ad un intervento chirurgico al ginocchio sinistro presso il New England Baptist Hospital: per “The Big Ticket” era la prima sala operatoria in 14 anni di NBA. Il dottor Brian McKeon ripulì il ginocchio dai frammenti ossei ed il GM Danny Ainge dichiarò: “Da quanto mi dicono dovrebbe essere un intervento semplice e Kevin dovrebbe essere al 100% per l’inizio del training camp”.
Chi però vide i primi filmati degli allenamenti non potè fare a meno di notare la zoppia dell’atleta, ed all’inizio del campionato Garnett era in evidente difficoltà. Minor reattività, mobilità laterale ridotta, chiara diminuzione del fatturato “dinamico” in termini di rimbalzi e stoppate.
Niente paura, il Front Office dei Celtics assicurò che era solo in ritardo di preparazione e che sarebbe stato bene presto.
Il 30 dicembre 2009, la doccia fredda: con i Celtics in “striscia negativa” di due partite ed in visita ai Phoenix Suns (poi vittoriosi per 116 a 98), Rivers comunica ai “media” che Garnett ha sofferto un’iperestensione del ginocchio destro nella gara coi Warriors lo terrà fermo per qualche gara. Ancora una volta la vicenda assume contorni misteriosi quando la data di rientro del giocatore viene procrastinata, ma alla fine dopo 25 giorni Garnett rientra nella partita interna con i Blazers, seppur dimostrando evidenti difficoltà (solo quattro rimbalzi in oltre trenta minuti di impiego). Questa volta, “in absentia” del numero 5 i Celtics sono andati in “rottura” prolungata perdendo 8 delle 12 partite giocate.
Le domande che però tutti i tifosi, Celtics e non, ormai si pongono sono
due: rivedremo mai un Garnett integro ed a livelli quanto meno vicini a quelli del titolo 2008? Kevin è stato vittima di una serie di circostanze casuali e sfortunate, o il suo fisico dopo quasi 1.200 partite NBA è entrato nell’inesorabile vortice di infortuni, interventi chirurgici e riabilitazioni?
Purtroppo anche chi è moderatamente ottimista per natura non può fare a meno di notare gli inquietanti segnali che vengono dal campo. A testimoniare il rapido “degrado” del fisico garnettiano sono le nude cifre: ai Timberwolves giocò 927 partite su 952 a calendario (comprese quelle in cui venne tenuto a riposo a fine stagione) e tutte e 47 le gare disputate da Minnesota nei playoffs. Ai Celtics invece siamo a quota 159 gare sulle 206 previste, mentre nei playoffs “KG” è a quota 26 su 40.
Se il Front Office bostoniano ha chiare colpe nella poco chiara gestione delle informazioni sui suoi infortuni, nessuna responsabilità può essere invece ascritta al “coaching staff” sui minuti di gioco “imposti” all’atleta. Nelle 12 stagioni in maglia T’wolves Kevin aveva giocato in media 38.3 minuti ad allacciata di scarpe, e negli ultimi due campionati, pur avendo “scollinato” oltre la soglia dei trent’anni era stato impiegato per 38.9 e 39.4 minuti a partita. Fin dalla prima gara ai Celtics i suoi “minutaggi” sono stati invece drasticamente ridotti: 32.8 minuti nella stagione del titolo, 31.1 nel campionato 2008-09 e 30.7 in quello in corso. Siamo ormai al 20% di tempo giocato in meno rispetto agli ultimi campionati a Minneapolis, e vale la pena ricordare che Tim Duncan – 34 anni ad aprile – in media rimane sul parquet per 32.4 minuti.
Le soluzioni proposte dalla tifoseria sono un’ulteriore diminuzione dei minuti d’impiego o addirittura una partenza dalla panchina, ma chi ha giocato sa bene quanto sia difficile per un atleta non più giovanissimo fermarsi e poi riprendere una volta che i muscoli si sono “raffreddati”, e di come una pratica di quel tipo sia persino più pericolosa in chiave infortuni. E poi, parliamoci chiaro, i Celtics hanno bisogno di recuperare più in fretta possibile l’atletismo sotto canestro: Rivers ha giustamente fatto notare che “Stiamo tenendo le avversarie al 41, 42, 43% al tiro ed ovviamente questo genera maggiori opportunità di rimbalzo offensivo. Se riusciamo a migliorare la nostra efficienza sotto il tabellone difensivo, potremo correre di più e segnare col 60%”.
In realtà solo un Garnett sano, presente ed incisivo potrà garantire ai Celtics quei rimbalzi difensivi in più che fanno la differenza: nella stagione del titolo Boston si accaparrava il 74.4% delle “carambole” sotto il proprio canestro (ottavo risultato di lega) mentre nel campionato in corso siamo solo al 73.2% che relega il Trifoglio al sedicesimo posto nella speciale graduatoria. Sul Boston Herald “Doc” Rivers indirettamente rassicura i tifosi: “A differenza di quanto accaduto con l’infortunio dell’anno scorso, ora non ho più restrizioni sull’utilizzo di Kevin, e l’unica fonte di preoccupazione è riportarlo ad una condizione atletica accettabile”. Sarà vero, ma le pasticciate comunicazioni sugli ultimi due infortuni del numero 5 hanno generato nei tifosi un effetto “San Tommaso” che è difficile da cancellare.
Il campionato passato, lo ricordiamo tutti, fu un calvario. L’infortunio del 19 febbraio 2009 a Salt Lake City, la prima diagnosi di stiramento al tendine popliteo, patologia assai rara, il primo stop di un mese. Il record di Boston in quei 28 giorni fu meno “divertente” dell’anno prima, 7 vittorie e 6 sconfitte che comunque, considerando le sette trasferte e gli infortuni assortiti ad altri atleti (Davis, Rondo, Powe), non era proprio malvagio. Garnett rientrò per quattro partite (vittorie a San Antonio e Memphis ed in casa coi Clippers, sconfitta ad Orlando) ma il dolore al ginocchio non si placava e nel frattempo era stata riscontrata pure la presenza di uno sperone osseo: lo staff medico decise di “stopparlo” nuovamente. Provò ad allenarsi a metà aprile, i risultati furono disastrosi ed i Celtics dichiararono che per lui la stagione era finita: “Sì, è fuori – confermò Rivers a Marc Spears del Boston Globe – mi verrebbe da dire per tutta la stagione, ma non ne siamo ancora sicuri”.
La squadra reagì con grande orgoglio vincendo otto delle ultime nove partite di regular season, ma l’unica sconfitta fu un 76-107 patito alla “Quicken Loans Arena” che evidenziò la differenza di valori in campo tra Celtics e Cavaliers. Nei playoffs Boston diede tutto, ma quando si sfasciò anche il ginocchio di Leon Powe fu chiaro che la coperta era troppo corta ed il Trifoglio chiuse dignitosamente perdendo alla settima partita contro Orlando, con un bilancio di 7 vittorie e 7 sconfitte nella “post-season”.
Il 26 maggio, nove giorni dopo l’eliminazione della squadra dai playoffs, Garnett di sottopose ad un intervento chirurgico al ginocchio sinistro presso il New England Baptist Hospital: per “The Big Ticket” era la prima sala operatoria in 14 anni di NBA. Il dottor Brian McKeon ripulì il ginocchio dai frammenti ossei ed il GM Danny Ainge dichiarò: “Da quanto mi dicono dovrebbe essere un intervento semplice e Kevin dovrebbe essere al 100% per l’inizio del training camp”.
Chi però vide i primi filmati degli allenamenti non potè fare a meno di notare la zoppia dell’atleta, ed all’inizio del campionato Garnett era in evidente difficoltà. Minor reattività, mobilità laterale ridotta, chiara diminuzione del fatturato “dinamico” in termini di rimbalzi e stoppate.
Niente paura, il Front Office dei Celtics assicurò che era solo in ritardo di preparazione e che sarebbe stato bene presto.
Il 30 dicembre 2009, la doccia fredda: con i Celtics in “striscia negativa” di due partite ed in visita ai Phoenix Suns (poi vittoriosi per 116 a 98), Rivers comunica ai “media” che Garnett ha sofferto un’iperestensione del ginocchio destro nella gara coi Warriors lo terrà fermo per qualche gara. Ancora una volta la vicenda assume contorni misteriosi quando la data di rientro del giocatore viene procrastinata, ma alla fine dopo 25 giorni Garnett rientra nella partita interna con i Blazers, seppur dimostrando evidenti difficoltà (solo quattro rimbalzi in oltre trenta minuti di impiego). Questa volta, “in absentia” del numero 5 i Celtics sono andati in “rottura” prolungata perdendo 8 delle 12 partite giocate.
Le domande che però tutti i tifosi, Celtics e non, ormai si pongono sono
due: rivedremo mai un Garnett integro ed a livelli quanto meno vicini a quelli del titolo 2008? Kevin è stato vittima di una serie di circostanze casuali e sfortunate, o il suo fisico dopo quasi 1.200 partite NBA è entrato nell’inesorabile vortice di infortuni, interventi chirurgici e riabilitazioni?
Purtroppo anche chi è moderatamente ottimista per natura non può fare a meno di notare gli inquietanti segnali che vengono dal campo. A testimoniare il rapido “degrado” del fisico garnettiano sono le nude cifre: ai Timberwolves giocò 927 partite su 952 a calendario (comprese quelle in cui venne tenuto a riposo a fine stagione) e tutte e 47 le gare disputate da Minnesota nei playoffs. Ai Celtics invece siamo a quota 159 gare sulle 206 previste, mentre nei playoffs “KG” è a quota 26 su 40.Se il Front Office bostoniano ha chiare colpe nella poco chiara gestione delle informazioni sui suoi infortuni, nessuna responsabilità può essere invece ascritta al “coaching staff” sui minuti di gioco “imposti” all’atleta. Nelle 12 stagioni in maglia T’wolves Kevin aveva giocato in media 38.3 minuti ad allacciata di scarpe, e negli ultimi due campionati, pur avendo “scollinato” oltre la soglia dei trent’anni era stato impiegato per 38.9 e 39.4 minuti a partita. Fin dalla prima gara ai Celtics i suoi “minutaggi” sono stati invece drasticamente ridotti: 32.8 minuti nella stagione del titolo, 31.1 nel campionato 2008-09 e 30.7 in quello in corso. Siamo ormai al 20% di tempo giocato in meno rispetto agli ultimi campionati a Minneapolis, e vale la pena ricordare che Tim Duncan – 34 anni ad aprile – in media rimane sul parquet per 32.4 minuti.
Le soluzioni proposte dalla tifoseria sono un’ulteriore diminuzione dei minuti d’impiego o addirittura una partenza dalla panchina, ma chi ha giocato sa bene quanto sia difficile per un atleta non più giovanissimo fermarsi e poi riprendere una volta che i muscoli si sono “raffreddati”, e di come una pratica di quel tipo sia persino più pericolosa in chiave infortuni. E poi, parliamoci chiaro, i Celtics hanno bisogno di recuperare più in fretta possibile l’atletismo sotto canestro: Rivers ha giustamente fatto notare che “Stiamo tenendo le avversarie al 41, 42, 43% al tiro ed ovviamente questo genera maggiori opportunità di rimbalzo offensivo. Se riusciamo a migliorare la nostra efficienza sotto il tabellone difensivo, potremo correre di più e segnare col 60%”.
In realtà solo un Garnett sano, presente ed incisivo potrà garantire ai Celtics quei rimbalzi difensivi in più che fanno la differenza: nella stagione del titolo Boston si accaparrava il 74.4% delle “carambole” sotto il proprio canestro (ottavo risultato di lega) mentre nel campionato in corso siamo solo al 73.2% che relega il Trifoglio al sedicesimo posto nella speciale graduatoria. Sul Boston Herald “Doc” Rivers indirettamente rassicura i tifosi: “A differenza di quanto accaduto con l’infortunio dell’anno scorso, ora non ho più restrizioni sull’utilizzo di Kevin, e l’unica fonte di preoccupazione è riportarlo ad una condizione atletica accettabile”. Sarà vero, ma le pasticciate comunicazioni sugli ultimi due infortuni del numero 5 hanno generato nei tifosi un effetto “San Tommaso” che è difficile da cancellare.





Commenti
Il suo gioco ed il suo approcio sono molto intensi e logorano il fisico, come fare 100.000 km in macchina in città e farne altrettanti in autostrada.
Ciò detto non credo KG tornerà mai quello di Minnesota ma del resto non ci si poteva aspettare un esito diverso posto che l'età comunque avanza.
Buffa diceva di KG che era come le Mercedes degli zingari e questo lo si sapeva ma si era anche a conoscenza del fatto che un giocatore come lui non ti da solo "fisico" ma carisma, leadership, ecc. cose che sappiamo essere state fondamentali per il titolo e per la squadra tutta.
Il fisico di KG è logoro ma non lo è la sua voglia di vincere ed il suo ruolo nei Celtics di oggi è diverso rispetto a quello di 3 anni fa e sarà ancora diverso fra 3 anni nel suo ultimo anno di contratto: basta prenderne coscienza anche se, da tifosi, non è facile.
Il punto è: possono i Celtics vincere un altro titolo con un KG diverso da quello di 3 anni fa? Secondo me si in quanto i rincalzi (Sheed) e la miglior qualità di gioco espressa dagli altri (Rondo e Perk) compensa a livello di squadra il suo minor impatto fisico sulla partita.
Sulla sua importanza nemmeno a parlarne, per restare al passato prossimo la partita coi Clippers senza di lui la perdevi e basta. Non tanto per 17 punti, che hanno comunque un peso(come il jumper nel finale), ma soprattutto per la carica che sprigiona; mi viene in mente il recupero prodigioso sul Barone lanciato in contropiede. Queste cose ce la hai o no, non te le insegna nessuno, il voler a tutti i costi inseguire un avversario lanciato in contropiede a fine partita e nelle condizioni precarie di forma contagiano per forza pubblico e qualche compagno piu' "pigro".
Tecnicamente poi ti cambia approccio difensivo ed offensivo; l'appoggio a KG in post basso fa girare tutta la squadra, essendo un'ottimo passatore ed avedo un IQ cestico fuori del comune.
Giocatore unico ed insostituibile.
Ma vale anche per gli Spurs, perchè anche Duncan non è quello di due anni fa e pure ai Cavs si domandano se uno Shaq come quello attuale basti per giustificare i venti milioni che gli danno.
Sono ormai fatalista: se giocherà i PO avremo speranze e non poche, altrimenti arrivederci e grazie, ma pormi il problema ora non mi pare un esercizio utile e che porti da qualche parte.
Non mi è mai piaciuta la gestione mediatica dei suoi infortuni, li ci hanno letteralmente preso tutti per i fondelli, speriamo che almeno le parole rassicuranti di questi giorni non siano l'ennesima mezza verità.
garnett tranne che la stagione del ns. 17° e una ai wolfes non ricordo di memorabili cavalcate, se non erro è stato per anni eliminato al primo turno.
qualcuno possiede questi dati?
ciao ciao
Allen should be a simple re-signing for the Celtics. He wants to return, will play for a contract worth far less than the one he has now, and will embrace a reduced role if asked.
"Have you ever known me to worry about being in the game or playing less minutes?" he said. "I've always said I would love to see Tony Allen play more. I would love to see Marquis (Daniels) in there playing more minutes. It means a great deal to this team.
"At this point, what I'm making now, I made a great living throughout my career," he said. "I know going into next year I won't make the money I'm making now. I know that.
"I'm ready to be here. I'd love to retire with this organization. That's up to the team, but I want to be here. This team has proven over decades to be a winner in sports. I'm committed to it, and that's what I would like to do."
piero
Concordo con piero.
L'approccio di KG alle gare è tale che il giocatore non possa assolutamente nascondersi dietro un qualche gesto tecnico o gestirsi lungo la partita, lui da tutto e costringe gli altri a fare altrettanto.
Se l'intensità manca da perte sua (inevitabilmente per età ed acciacchi) anche il resto della "banda" ne risente.
L'anno scorso avevamo reagito bene alla sua assenza, quest'anno non si può dire lo stesso, forse i giocatori si sentono sconfortati dai numerosi infortuni e la maturazione di certi elementi non è avvenuta come ci si aspettava (parlo di Big Baby, personalmente accetto che sul campo possa avere delle difficoltà ma il suo infortunio e le offese al tifoso pistons sono a livello di QI zero), per questo ogni avversario che mette un pizzico di fisicità e motivazione in più dei Celtics crea enormi difficoltà alla squadra del trifoglio.
Resto convinto che a certi livelli KG non ci ritorna più e che l'unica forma di gestione non ridurre il minutaggio di gioco, ma più in generale ridurre il numero delle partite di impiego.
82 non le farà mai mai mai più!!!! Prima capiamo questo, più possibilità avremo di ottenere almeno ancora 2 anni di livello da KG.
Personalmente bisogna fare un programma stagionale di impiego flessibile che deve essere redifinito e valutata settimana dopo settimana, partita dopo partita. Quindi in RS mai più btb e definire un numero massimo di gare a settimane.
Quest'anno si è provato a tornare al ritmo abituale e abbiamo visto i risultati. Quindi bisogna tentare una via rivoluzionaria. Personalmente se così riusciamo farli fare qualcosa come 60 partite in RS io sarei stra-felice. E sinceramente mi sembra la soluzione più logica perché si 1158 sfide su quelle ginocchia e con quello stile di gioco sono decisamente troppe. Di cartucce ne rimangono poche e vanno tutte gelosamente costudite ed utilzzate.
SPEECHLESS!!! HE IS A GREAT MAN!!!
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