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Approfondimenti
Cominciamo con l’aperitivo: durante la gara di Toronto, Rasheed Wallace si avvicina alle “tacche” per due tiri liberi di un compagno, e nel “caos organizzato” si leva la voce di un tifoso canadese: “You suck, Wallace”. Tradotto in modo edulcorato, è un “fai schifo” che conoscendo il carattere fumantino del filadelfiano potrebbe innescarne la reazione… ed invece la replica di “Pietro Gambadilegno” Wallace è un soave “Thank you” lontano mille miglia dal fallo tecnico. Poi “Sheed” provvede allo smantellamento dei Raptors con 29 punti, 8 rimbalzi e 2 stoppate con buona pace di tutti i tifosi locali. Compreso quello “simpatico”.
LA MALEDIZIONE DEI FALCHI
Rasheed Wallace contro gli Hawks si trova in difficoltà. Nelle due sconfitte patite contro Atlanta ha messo insieme un poco edificante 8 su 22 al tiro, compreso il 2 su 13 nelle conclusioni da “acque internazionali”. E poi prima della terza sfida in programma l’11 gennaio al TD Banknorth Garden, ecco che arriva l’infortunio al piede. Che in lui sia ancora vivo il ricordo di quella fugace apparizione in maglia Hawks? Andiamo indietro nel tempo: febbraio 2004, i “Jail Blazers” si liberano dell’ingombrante Rasheed spedendolo in Georgia, dove rimarrà per qualche giorno: giusto il tempo per entrare in una trade con Celtics e Pistons e finire nella “Motown” dove di lì a qualche mese vincerà il titolo. Una sola partita giocata con quell’edizione degli Hawks: il 18 febbraio, nella trasferta ad Est Rutherford dove i Nets superano Atlanta e Sheed tira solo 8 su 24… la maledizione dei “Falchi”?
I GENI DI MARQUETTE
Prima della partita sul parquet degli Heat, a chi gli faceva notare i 28 punti di Wade nella gara precedente, “Doc” Rivers ha risposto: “Ho sempre trovato difficoltoso fermare i ragazzi di Marquette. Giocatori intelligenti, con un alto QI cestistico”. Diavolo di un Rivers, non ci freghi: anche se sono passati 27 anni, ricordiamo bene che università hai frequentato…
E’ FATTA?
Miami, Florida: Dwyane Wade ruba palla a Ray Allen, si invola in contropiede e segna il canestro del +1 Heat quando sul cronometro restano 0.6 secondi. Poi si avvicina alla telecamera della CSN e dichiara solennemente: “That’s it, that’s it”! Nel Bel Paese sarebbero partiti gli scongiuri di rito, ma si sa che gli americani sono meno superstiziosi, ed allora beccatevi l’alley-oop Pierce-to-Rondo. E Rajon, più misurato di Wade, si concede un piccolo “fist-pump” mentre torna verso la panchina. Chissà che vista la mala parata alla prossima visita dei Celtics a Miami non ci tocchi vedere coach Erik Spoelstra spargere sale trapattoniano vicino alla panchina, mentre fischietta “Superstitious” di Stevie Wonder…
AUSTIN POWERS?
Febbraio 1986, i Celtics sono lanciati verso il sedicesimo titolo ma la guardia titolare Danny Ainge è nel bel mezzo di una “shooting slump”: come si dice da quelle parti, “non riuscirebbe a centrare con la palla nemmeno il fiume Charles”, se ci provasse. All’aeroporto Logan i biancoverdi si radunano in partenza per la classica “sweep” occidentale, ed i vari Bird, McHale e Parish restano a bocca aperta quando l’odierno general manager si presenta con il figlioletto Austin affermando con sicurezza che lo terrà con sé per tutta la “striscia”. Nessuno porta mai i figli in trasferta, figuriamoci in un viaggio di dieci giorni! Ma i “senatori” cominciano a sorridere all’idea di poter sfruttare la situazione per “ravvivare l’ambiente”. Poche ore dopo Danny tiene in braccio Austin e gli confida: “Ho perso il mio tiro in sospensione”, al che il frugoletto di quattro anni risponde: “Non l’ho preso io, papà”. Ma lì vicino, come squali che hanno sentito l’odore del sangue, si aggirano gli “zii” M.L. Carr, e Kevin McHale. Carr scompiglia i capelli ad Austin e lo informa che ruberà il lavoro al papà, adesso che non riesce più a segnare da fuori. McHale, vero genio del male, prima chiede ad Austin di rovesciare lo zainetto per vedere se per caso il “jump-shot” del babbo è finito là dentro, e poi lo spedisce tra i posti a sedere dell’autobus, nell’eventualità che il “tiro perduto” sia finito là sotto. E tutti, da coach K.C. Jones a Johnny Most, si sbellicano dalle risate nel vedere il bambino aggirarsi carponi per salvare la carriera a papà. Quei Celtics vinsero il titolo aggiudicandosi 82 delle 100 partite giocate, e Kevin McHale disse che avrebbe voluto che quella stagione durasse per sempre. E’ vero, se Austin di cognome facesse Smith o Jones probabilmente oggi non allenerebbe i Portland Red Claws della NBDL. Ma come si fa a non augurare ogni bene ad un ragazzo che è cresciuto in mezzo ai nostri beniamini?
CHEST BUMP
Sappiamo tutti cos’è il “chest bump”, quella dimostrazione di amicizia e complicità che ha preso il posto del più misurato “high five”. Dove infatti trenta o vent’anni fa per esprimere ad un compagno la soddisfazione per una bella giocata o per una vittoria era sufficiente il suono del palmo di due mani che si colpivano a vicenda, oggi è in gran voga la versione riveduta e corretta che prevede lo “scontro” di due petti (al limite è concessa pure l’anca) e che ha trovato tra i suoi adepti persino l’ex presidente degli Stati Uniti. Alla prima vittoria dei Portland Red Claws, neonata franchigia della Lega Sviluppo, coach Austin Ainge è corso a perdifiato verso i suoi giocatori lanciandosi in un paio di “chest bumps” mentre alcuni atleti lo guardavano perplessi ed altri lo evitavano, nel timore di un infortunio. Nonostante l’eccessiva “esuberanza”, sembra però che il giovane Ainge stia lavorando bene, con i Red Claws al terzo posto in classifica (su sedici squadre) nella NBDL.
TRIPLA DOPPIA
Per Rajon Rondo la “tripla doppia” di Toronto è la sesta della carriera e la prima della stagione, per i Celtics è la numero 98 nella storia. Nel campionato scorso il numero 9 aveva raggiunto la doppia cifra in punti, assist e rimbalzi contro Indiana e Dallas in regular season e contro Chicago (due volte) ed Orlando nei playoffs. Nella trasferta canadese il “trottolino” biancoverde ha perciò raggiunto a quota sei nella speciale classifica di franchigia nientepopodimenochè Paul Pierce, che vede risalire la sua ultima “combinata” all’8 marzo 2006. Davanti ai due Celtics attuali, in classifica, al secondo posto c’è Antoine Walker con 13 “triple doppie”; mentre in testa al gruppo, irraggiungibile, Sua Maestà Larry Bird con 69. Se nell’Nba degli anni Sessanta avessero tenuto il conto delle stoppate, troveremmo in alto anche Bill Russell, “l’Aquila con la Barba”…
QUANT’E’ TOSTO “PERK”?
Andrea Bargnani non ha (ancora) la possibilità di metterla sul piano fisico con i lunghi dei Celtics e ovviamente soffre il contatto. Però ha imparato bene a non “sparlare” degli avversari: “Perkins è un buon giocatore, forte e pronto al rimbalzo in attacco. E’ duro da marcare”. Quando però arriva la domanda-trabocchetto del giornalista, Andrea ci casca come un pollastro: “E duro da marcare, o è tosto in generale”? “Non saprei dirti quanto è tosto. E’ forte e grosso, e decisamente un buon stoppatore, però…”. Non sapresti dire quanto è tosto? Andrea, speriamo che nessuno mostri mai quell’articolo al “Perk”. Perché te lo dimostrerebbe subito, quanto è forte…
UN NOME DAL PASSATO…
Il primo Celtic del passato che andiamo a pescare è Michael Smith. Nativo di Rochester, New York, si era laureato a Brigham Young University come Danny Ainge ed aveva passato due anni in una missione dei Mormoni in Argentina. Quando, al rientro dal Sudamerica, nel draft 1989 era stato scelto col numero 13 assoluto Red Auerbach aveva sentenziato: “Ha un gioco simile a quello di Larry…spero”. Ecco, in quelle ultime cinque lettere stava tutta la carriera di Smith: un paragone troppo grosso per Michael che infatti fin dal training camp fece fatica. Rimase a Boston per due stagioni con medie di 4.9 punti e 1.4 rimbalzi in 9 minuti di utilizzo medio. Poi l’Italia, la Spagna ed ancora un’opportunità coi Clippers, fallita. Dal 1995 intraprese la carriera di commentatore TV prima con Brigham Young e poi con i Clippers, e per una quindicina d’anni le cose erano andate bene. Poi, alla in un paio di mesi, il disastro: nel novembre 2009 commentando una partita tra Grizzlies e Clippers si è lanciato – assieme al collega Ralph Lawler – in una serie di battute sul centro Hamed Haddadi, paragonandolo al protagonista del film “Borat”, e storpiando la parola “Iran”. A dire il vero la battuta sulle guardie iraniane – un gioco di parole tra il ruolo nel basket e le “Guardie della Rivoluzione” persiane – non era poi male, ma l’NBA non ama l’umorismo di grana grossa, e la Fox ha sospeso il duo Lawler-Smith per una partita. Tutto qui? No, perchè il 10 gennaio, Michael è stato accusato di truffa in un affare edilizio andato male a causa del crollo del mercato, affare che è costato 735.000 dollari ad un “poveraccio” che è finito sul lastrico. Povero Mike: rischiare 5 anni di galera dev’essere orribile per chi in un vecchio “Media Guide” aveva dichiarato di venir illuminato dal passo delle Scritture che diceva tra l’altro: “Chi commette azioni maligne è figlio del diavolo”. Amen.



Commenti
La classifica delle triple doppie biancoverdi in effetti è clamorosamente falsata dal fatto che ai tempi di Russell non gli contassero le stoppate. A tal proposito mi ricordo che un giornalista di ESPN anni fa fece un articolo in cui diceva di essere riusicito a trovare i filmati di oltre il 40% di gare di una stagione a metà degli anni 60 (mi pare 63-64) e contando a mano le stoppate di Russell per quel 40% di gare Russell aveva quasi 12 stoppate di media, quindi è facilmente ipotizzabile che Russell abbia chiuso quella (e altre) stagioni in tripla doppia di media, che il numero delle sue triple doppie sia esorbitante (sopra i cento sicuro) e che Russell oltre a capeggiare la classifica dei Celtics sarebbe probabilmente in testa anche a quella della NBA nella sua storia, che vede ovviamente Oscar Robertson davanti a tutti (186), poi Magic, poi Jason Kidd, poi Wilt Chamberlein (ma anche per lui vale il discorso fatto per Russell visto che anche lui stoppava tantissimo), e Larry.
...e lo dico con un filo di invidia...
Bellissimo l'aneddoto del figlio di Ainge che "ravana" sotto ai sedili...sarà che ho un bambino che ha più o meno l'età che aveva Austin Ainge ai tempi dell'aneddoto, ma riesco a immaginarmi la situazione in maniera piuttosto nitida.
http://www.nba.com/2010/news/features/john_schuhmann/01/16/celtics.concern/index.html?ls=iref:nbahpt1
Se facciamo una colletta e mi comprate un biglietto in seconda fila per la prossima partita con gli Hawks giuro che mi presento con una maglia di Atlanta ed insulto io tutta la partita Sheed, vediamo se può servire a rompere la maledizione!
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Tra l'altro per aggiungere una curiosità che ho notato, dopo l'alley contro Miami Rondo e Pierce si lanciano in un Chest Bump.
Sarà l'età, sarà quello che volete ma il povero capitano rovina a terra con una caduta goffissima!
Forma Play-off insomma!
E per fortuna che aveva giocato più minuti del previsto per rinforzare il ginocchio!!!! Direi situazione abbastanza disarmante.
www.youtube.com/watch?v=_e6bkvYrt4w
Qui si vede un Pierce che zoppica un bel po :
http://www.youtube.com/watch?v=ZLXYRzrAPHI
ha sbattuto il ginocchio contro Williams, non credo sia nulla di grave...
S'andda bbeneeee.
Ainge ed il Doc stanno benissimo!
E' meglio che Anderle continui a scrivere articoli come questo che ci permette di passare in serenità 5 minuti della ns. vita
Ci fa sorridere in un momento un po' così.
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