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Approfondimenti
Sono state pubblicate in questi giorni le valutazioni aggiornate di Forbes sul valore delle franchigie a fine 2012, e sorprendentemente, o forse no, risulta che il valore patrimoniale complessivo in mano ai proprietari NBA è aumentato ben del 31% rispetto all'anno precedente, a dispetto di una stagione tribolata per il lockout ed in tempi non certo di vacche grasse, e nello stesso periodo i margini di gestione sono lievitati sensibilmente raddoppiando rispetto alla stagione passata. Come è stato possibile? saranno veri questi dati? come vengono fatte le valutazioni? Sarà forse l'effetto del nuovo accordo sui salari (CBA) o c'è dell'altro? ed alla fine la cosa che più ci interessa : che effetto ha la la situazone finanziaria ed i risultati economici delle singole franchigie sui risultati sportivi?
14 mesi fa eravamo ancora li a chiederci se ci sarebbe stata una stagione o meno, i Proprietari delle franchigie a piangere miseria, apparantemente disperati con forti dubbi sulla capacità di mantenere attivo il giocattolo, presentando conti negativi gravati dal peso insostenibile dei salari e quindi "costretti" ad imporre il Lock Out per ridefinire condizioni contrattuali accettabili ai Giocatori, in modo da salvare in qualche modo l'attività.
Dall'altra i Giocatori che non volevano saperne di modificare le loro condizioni salariali sia nell'entità che nelle flessibiltà delle condizioni.
Alla fine tutti sanno che si è arrivati ad un compromesso che ha permesso alle franchigie di risparmiare circa 6 punti percentuali dei loro ricavi alla voce minori salari; all'epoca si stimava questo risparmio in circa 260 milioni di dollari cioè circa 8,6 milioni medi per franchigia; si diceva che sarebbe stata una boccata d'ossigeno per alcuni, maggiori utili per altri.
Oggi ci si rende conto che forse gli effetti sono stati ben al di la di quello che poteva sembrare in un primo momento; oltre agli indubbi risparmi per le franchigie, qualcosa di più importante è avvenuto, vi sono regole più pressanti sui limiti salariali in particolare per ciò che riguarda la Luxury Tax, e ciò ha creato di fatto il sistema dell'Hard Cap, assolutamente osteggiato ai tempi del lock out dai Giocatori, senza che questi se ne accorgessero.
Oggi proprio i Giocatori, rendendosi conto che oltre ad aver concesso 6 punti percentuali ai Proprietari, hanno anche "svenduto" la flessibilità salariale, stanno silurarando il loro rapresentante, Billy Hunter, visto come colpevole per quanto accaduto, mentre allo stesso tempo i Proprietari fanno il conto di quanto il loro patrimonio è aumentato di valore grazie principalmente alla ridefinizione delle regole salariali.
Giusto per inciso e visto che parliamo di soldi, i compensi percepiti da Billy Hunter come rappresentante dei Giocatori e da David Stern come Commissioner NBA nel 2013 sono stati rispettivamente 15 e 23 milioni di dollari ...
Tornando all'anno scorso, una delle argomentazioni che i Giocatori portavano per sostenere le loro tesi, era che sembrava impossibile che la gestione fosse così drammaticamente in perdita, quando le franchigie passavano di mano per valori assai elevati, che portavano regolarmente plusvalenze in capo ai venditori; è storia recente la cessione dei Sacramento Kings, ad un gruppo imprenditoriale di Seattle che fa capo a Steve Ballmer CEO di Microsoft (ci sarà dietro Bill Gates?), per ben 525 Milioni di dollari, quando Forbes non più tardi di 12 mesi fa valutava la franchigia 293 milioni a fronte di 103 milioni di ricavi ed una perdita operativa di 9,8 milioni! Come è possibile che una franchigia venga acquistata a quasi il doppio del valore stimato solo un anno prima? cosa è successo in un anno perchè ciò accadesse?
Come è possibile?
Ma se ciò è vero come possiamo spiegarci che allo stesso tempo, vi sono franchigie che per evitare di pagare qualche milione di Luxury Tax preferiscono smembrare un progetto tecnico che pare vincente? come ad esempio Memphis che ha prima ottenuto un giocatore della D-Leauge da Cleveland (Jon Leuer) dando in cambio Marreese Speights, Wayne Ellington, Josh Selby ed una futura prima scelta, e tutto ciò solo per poter risparmiare 6 milioni dal monte salari (e non superare la soglia della Luxury Tax) e poi ha ceduto Rudy Gay, con il suo contratto pesante, a Toronto ricevendo in cambio Ed Davis e Tayshaun Prince da Detroit che a sua volta dai Raptors ha ricevuto Josè Calderon.
Chi potrebbe mai comprendere una trade che ti porta Leuer, Davis e Prince dando in cambio Gay, Speights, Ellington, Selby ed una prima scelta ?
Solo la difficoltà finanziaria e la disperata ricerca di evitare di pagare la Luxury Tax ti può portare a questo, ed allora cosa vuol dire questo, che il business non è così buono e sei costretto a "svendere" pur di stare in piedi?
Insomma quale è il business NBA? Come stanno finanziariamente le franchigie? quali sono le conseguenze tecniche? che NBA vedremo in futuro?
Andiamo un poco sul tecnico :
La determinazione del valore delle franchigie è un esercizio abbastanza complesso, gli analisti studiano il valore del marchio, le eventuali attività come l'arena di proprietà, i contratti in corso, il bacino di interesse, arrivando come per Forbes a dividere il valore tra le varie voci; ma ciò che è più importante, come del resto nelle normali società industriali o commerciali, è il saldo netto dei flussi di cassa generati dalla gestione corrente e previsti; non siamo in un'epoca di mecenati e chi investe vuole tornare a casa dei soldi immessi e ciò avviene proprio mediante i flussi di cassa netti, che non sono nient'altro che il saldo netto tra entrate/ricavi e uscite/costi correnti; ed è proprio il valore attuale dei flussi che la gestione ragionevolmente produrrà a determinare il valore della società.
Chiaro che il nuovo CBA che ha permesso un immediato risparmio di costi a scapito dei salari dei giocatori di circa 300 milioni annui con le relative minori uscite di cassa,ha derminato una crescita importante del valore delle franchigie, è sufficiente pensare che nei prossimi 10 anni solo per minori salari si avranno maggiori flussi netti complessivi per 3 milioni di dollari e se i ricavi cresceranno ciò permetterà di avere anche il beneficio di una percentuale inferiore da destinare ai giocatori. E questo è un vantaggio per tutte le società NBA.
Ma per avere franchigie redditizie non basta ridurre i costi, bisogna avere anche il miglior saldo tra entrate ed uscite; ed in un sistema come quello dell'NBA in cui i costi sono rigidi e piuttosto uguali per tutti, il livello dei salari è sostanzialmente allineato (70 milioni medi per franchigia) come del resto gli altri costi (personale, arena, dotazioni tecniche, viaggi, spese generali etc ...), ciò che differenzia la redditività tra una franchigia e l'altra è fondamentalmente il livello dei ricavi, ed è qui che possiamo capire perchè per qualcuno l'NBA è un grande business mentre per altri sforare anche di poco la Luxury Tax può essere letale.
I ricavi sono determinati dall'interesse per la franchigia, e quindi dal numero di tifosi, dal bacino di utenza, dai risultati sportivi, della vendita di biglietti,
dal merchindising e dalla capacità gestionale.
Sul fronte ricavi nell'ultimo anno vi è un'altra importante novità, che permette una forte crescita dei flussi di cassa previsti e di conseguenza del valore delle franchigie, ed è il business televisivo; L'NBA ricava circa 930 milioni di dollari all'anno dai diritti televisivi nazionali venduti, e li distribuisce equamente tra le franchigie, ed assai importante a livello globale è lo sviluppo mondiale di NBA TV e League Pass, che ha il duplice effetto di introitare abbonamenti e di allargare a dismisura il bacino di utenza e l'interesse per il prodotto NBA.
Questo per ciò che riguarda l'NBA nel suo complesso, ma la voce più importante che permette la crescita dei ricavi delle singole franchigie è la stipula di importantissimi contratti pluriennali con emittenti televisive via cavo.
Il contratto più importante l'ha stipulato Los Angeles sponda Lakers, con la Time Warner, 20 stagioni per 3 miliardi di dollari (da dividere però in parte con i Galaxy del soccer e le Sparks della WNBA), ma assai importante è anche il contratto stipulato dalla nostra franchigia con Comcast CSSNE, che prevede 20 milioni all'anno oltre al 20% di azioni dell'emittente televisiva; questo vuole dire che ad esempio per i Celtics vi sono almeno 20 milioni all'anno di flussi in più, senza incrementi di costi; insomma tra risparmi in salari e introiti televisivi, i Celtics hanno incrementano i flussi di cassa di oltre 30 milioni rispetto all'anno scorso ed il risultato è che il valore della franchigia passa da 452 milioni a fine 2011 a ben 730 milioni a fine 2012!!! +61% +278 milioni di dollari che in definitiva non sono nient'altro che la valorizzazione ad oggi dei 30 milioni di maggiori flussi positivi dovuti al contratto televisivo ed al risparmio sui salari; niente male per Wyc Grousbeck e soci che hanno comprato la franchigia 10 anni fa per 360 milioni di dollari ed oggi si trovano un valore in mano pari a più del doppio (oltre ad un titolo NBA, 2 di Conference e 6 di Division).
L'altra voce che differenzia le franchigie è la proprietà o meno dell'arena e lo sfruttamento commerciale della stessa; per i proprietari di franchigie come New York, che posseggono anche il Madison Square Garden in cui giocano, i ricavi derivanti dallo sfruttamento dell'arena ed il relativo valore patrimoniale sono tra le voci più rilevanti del bilancio, ben 310 dei 1100 milioni del valore patrimoniale dei Knicks è legato all'uso del Madison Square Garden (a cui bisogna aggiungere per i soci il valore stesso del MSG); situazione diversa a Boston dove la proprietà del TD Garden è della famiglia Jacobs, proprietaria dei Bruins, la squadra di Hockey; l'arena non è quindi di proprietà, ma è tale la rilevanza dei Celtics per il funzionamento della stessa che la proprietà Jacobs si è trovata "costretta" a trovare un accordo commerciale con i Celtics, con il risultato che, pur non avendone la proprietà, i Celtics possono sfruttare al meglio il Garden, anche commercialmente per aumentarne gli introiti.
Questi contratti televisivi e lo sfruttamento commerciale delle arene incrementano il valore complessivo delle franchigie, ma lo fanno in modo sperecuato, e generano un sistema perverso; i grandi bacini di utenza riescono a stipulare contratti astronomici, i ricavi che ne derivano aumentano il monte ricavi dell'NBA nel suo complesso, su cui si calcolano i salari applicando la percentuale del 51%; i salari medi quindi crescono per tutti, sia per chi ha i ricavi in forte crescita, sia per le altre piccole franchigie, che si trovano con salari oltre il 70% dei ricavi, senza contratti televisivi importanti, e con la prospettiva che i salari possano ancora crescere per effetto dei nuovi contratti televisivi delle grandi franchigie ancora scoperte; insomma un circolo vizioso che favorisce le grandi piazze a danno delle piccole.
A complicare le cose vi sono poi situazioni come quella proprio dei Celtics, che nell'ambito del contratto con CSSNE, ha ottenuto un 20% di azioni dello stesso Broadcast, con la prospettiva di incrementare i ricavi grazie agli eventuali dividendi; in questo caso i dividendi che arriveranno da CSSNE, non saranno considerati nel paniere BRI (Basketball Related Income) su cui si calcola il monte salari, e quindi questa voce non penalizzerà le piccole, ma darà ricavi extra ai Celtics, che sfuggirano ai calcoli dell'NBA sui ricavi complessivi, con i giocatori che non saranno di certo contenti.
Cosa vuol dire tutto ciò; che i ricchi sono sempre più ricchi, hanno creato un sistema rigido di costi e possono sfruttare al massimo le immense possibilità che il loro mercato permette, mentre i poveri non riescono ad incrementare ricavi la cui gran parte va a coprire i costi dei giocatori, peraltro crescenti per "colpa" dei maggiori ricavi di cui le grandi piazze beneficiano.
Questa sperecuazione dei ricavi fa si che molte franchigie non siano disposte e non possano permettersi costi per salari superiori ai minimi permessi dal nuovo CBA e quindi registriamo casi come quelli di Memphis, che ha ricavi per soli 96 milioni all'anno ed in cui il GM deve inventarsi tutte le alchimie possibili per evitare di sforare con i salari la soglia di 71 milioni oltre la quale si paga la Luxury Tax, già ben sapendo che comunque con quel livello di salari la gestione non può che essere negativa di almeno una decina di milioni di dollari.
Dall'altra parte, per le grandi franchigie ubicate in megalopoli, come Los Angeles o New York, la Luxury Tax rappresenta un costo ordinario marginale di gestione; cosa saranno 10 o 20 milioni di dollari a fronte di ricavi di oltre 200 ed un valore patrimoniale di oltre 1000 milioni, se ciò fa si di avere un progetto vincente moltiplicatore dei ricavi stessi?
Tutto ciò comporta ovviamente, squilibri non solo finanziari ma anche, ed è quello che in fondo a noi tifosi interessa di più, sportivi.
Chiaro che chi può permettersi di pagare la luxury tax, ha un vantaggio competitivo rispetto agli altri; le norme del nuovo CBA dovrebbero da un lato non permettere di sforare più di tanto e dall'altro penalizzare fortemente chi lo fa, ma ciò non toglie che vi sia un vantaggio competitivo sportivo per chi è in grado di generare maggiori ricavi e poterli spendere nell'allestimento della squadra.
E' assai probabile che nei prossimi anni assisteremo ad una maggior distanza tra le squadre di New York, Los Angeles, Chicago rispetto al resto del gruppo; per fortuna vi sarà anche l'abilità dei GM e degli staff tecnici, e come spesso accade nello sport l'inventiva e la lungimiranza possono sostituirsi al potere dei dollari, ma è indubbio che chi è nelle condizioni di spendere di più avrà maggiori probabilità di vincere. C'è da tenere conto che oltre al lato finanziario, le franchigie dei grandi mercati hanno sempre goduto della preferenza delle stelle, per la maggiore visibilità e quindi la possibilità per questi di ottenere contratti da testimonial o altro più facilmente ed in misura più importante, e quindi si prospettano tempi duri per la periferia dell'NBA.
Ed i Boston Celtics dove si collocano? Boston direi che è posizionata, come del resto nella classifica di Forbes, subito dietro le megalopoli, in condizioni di poter sforare la soglia della Luxury Tax, ma non con continuità, certo è che un vantaggio Boston ce l'ha, la maturità e la competenza del proprio pubblico, poco propenso a entusiasmarsi per la stella di turno quanto piuttosto attento ai risultati ed alla chimica della squadra e quindi più pronto ad affrontare gli alti e bassi che l'NBA impone e lo sviluppo coerente di progetti tecnici; la competenza fa si che si possa comprendere che il roster è fatto di 15 giocatori e non tutti devono essere necessariamente fenomeni, che la difesa è importante quanto (se non più) dell'attacco che lo spettacolo non sono 4 schiacciate e 3 alley-oop, ma piuttosto 4 assist in più e tanti giocatori in doppia cifra; ecco secondo me Boston è sufficientemente forte finanziariamente che può capitalizzare al meglio la competenza della propria proprietà e della propria piazza che rimarrà fedele anche senza operazioni "commerciali" sui giocatori, e quindi potrà competere nonostante non possa godere del bacino e dei ricavi delle franchigie delle megalopoli.
Quindi tornando ai numeri di Forbes, si passa dal primo posto dei New York Knicks, il cui valore è 1100 milioni, cresciuto del 41% rispetto allo scorso anno, hanno ricavi per 243 milioni ed un margine operativo di ben 83 milioni, un risultato positivo praticamente pari al totale dei ricavi, 87 milioni, dell'ultima in classifica, i Milwaukee Bucks, il cui valore della franchigia è 312 milioni ed il margine operativo è praticamente nullo. Ovvio che se non esistessero le regole salariali, non vi potrebbe essere assolutamente competizione.
Tra le società più redditizie, quindi con il maggior margine operativo, segnalerei Houston con 27 milioni, Golden State con 29 ed Oklahoma con 30, tutti esempi di società ben gestite sia sul campo che fuori. Quest'anno solo 6 franchigie hanno un margine operativo negativo (Charlotte, Atlanta, Memphis, Portland, Brooklyn e Minnesota) contro le 17 dello scorso anno, effetto immediato del risparmio sui salari; 4 franchigie sono sostanzialmente in pareggio e 20 hanno i conti in ordine e solo Atlanta e Brooklyn hanno una posizione debitoria veramente pesante con oltre 200 milioni di debiti, seguite da Minnesota, Indiana e Memphis che con circa 150 milioni hanno debiti ben superiori ai ricavi e per cui potranno essere condizionate nella gestione.
Tornando alla classifica della valutazione, nella fascia alta dopo i Knicks con 1100 milioni, vi sono Los Angeles sponda Lakers (1000 M$), Chicago (800M$), Boston (730M$), Dallas (685M$) e Miami (625M$), in fondo oltre all'ultimo posto della già citata Milwaukee (312M$) vi sono Charlotte (315M$), Atlanta (316M$), New Orleans (340M$) Minnesota (364M$ e Memphis (377M$).
Nelle ultime posizioni anche Indiana con 383 milioni, ma piuttosto ben gestita con ben 11 milioni di risultato operativo nonostante i ricavi siano inferiori ai 100 milioni, cioè i ricavi complessivi di Indiana sono inferiori a ciò che i Lakers spendono in soli salari (a cui bisogna aggiungere altri 30 milioni di Luxury Tax, proprio per il livello salariale) e nonostante ciò i risultati sportivi sono ben differenti.
Insomma i soldi danno potere e possibilità, ma non sono tutto, la competenza tecnica, la capacità imprenditoriale e gestionale, la piazza sono determinanti, altrimenti come spiegarsi che i primi in classifica, i Knicks, siano arrivati ai playoff solo 3 volte negli ultimi 11 anni, uscendo sempre al primo turno e vincendo una sola partita? ed i secondi dopo aver fatto la collezione di "figurine", stiano lottando disperatamente per un ultimo posto nei playoff pur spendendo oltre il doppio di salari (compresa luxury tax) rispetto ai diretti concorrenti?
Per consultazione di tabelle e commenti invito a visitare :
Analisi Forbes sui dati 2012
http://www.forbes.com/nba-valuations/list/
Articolo sui Celtics che analizza come il valore è raddoppiato in 10 anni
http://www.forbes.com/sites/tomvanriper/2013/01/23/the-celtics-score-how-bostons-value-doubled-to-730-million-in-just-10-years/
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14 mesi fa eravamo ancora li a chiederci se ci sarebbe stata una stagione o meno, i Proprietari delle franchigie a piangere miseria, apparantemente disperati con forti dubbi sulla capacità di mantenere attivo il giocattolo, presentando conti negativi gravati dal peso insostenibile dei salari e quindi "costretti" ad imporre il Lock Out per ridefinire condizioni contrattuali accettabili ai Giocatori, in modo da salvare in qualche modo l'attività.
Dall'altra i Giocatori che non volevano saperne di modificare le loro condizioni salariali sia nell'entità che nelle flessibiltà delle condizioni.
Alla fine tutti sanno che si è arrivati ad un compromesso che ha permesso alle franchigie di risparmiare circa 6 punti percentuali dei loro ricavi alla voce minori salari; all'epoca si stimava questo risparmio in circa 260 milioni di dollari cioè circa 8,6 milioni medi per franchigia; si diceva che sarebbe stata una boccata d'ossigeno per alcuni, maggiori utili per altri.

Oggi ci si rende conto che forse gli effetti sono stati ben al di la di quello che poteva sembrare in un primo momento; oltre agli indubbi risparmi per le franchigie, qualcosa di più importante è avvenuto, vi sono regole più pressanti sui limiti salariali in particolare per ciò che riguarda la Luxury Tax, e ciò ha creato di fatto il sistema dell'Hard Cap, assolutamente osteggiato ai tempi del lock out dai Giocatori, senza che questi se ne accorgessero.
Oggi proprio i Giocatori, rendendosi conto che oltre ad aver concesso 6 punti percentuali ai Proprietari, hanno anche "svenduto" la flessibilità salariale, stanno silurarando il loro rapresentante, Billy Hunter, visto come colpevole per quanto accaduto, mentre allo stesso tempo i Proprietari fanno il conto di quanto il loro patrimonio è aumentato di valore grazie principalmente alla ridefinizione delle regole salariali.
Giusto per inciso e visto che parliamo di soldi, i compensi percepiti da Billy Hunter come rappresentante dei Giocatori e da David Stern come Commissioner NBA nel 2013 sono stati rispettivamente 15 e 23 milioni di dollari ...
Tornando all'anno scorso, una delle argomentazioni che i Giocatori portavano per sostenere le loro tesi, era che sembrava impossibile che la gestione fosse così drammaticamente in perdita, quando le franchigie passavano di mano per valori assai elevati, che portavano regolarmente plusvalenze in capo ai venditori; è storia recente la cessione dei Sacramento Kings, ad un gruppo imprenditoriale di Seattle che fa capo a Steve Ballmer CEO di Microsoft (ci sarà dietro Bill Gates?), per ben 525 Milioni di dollari, quando Forbes non più tardi di 12 mesi fa valutava la franchigia 293 milioni a fronte di 103 milioni di ricavi ed una perdita operativa di 9,8 milioni! Come è possibile che una franchigia venga acquistata a quasi il doppio del valore stimato solo un anno prima? cosa è successo in un anno perchè ciò accadesse?
Come è possibile?
Ma se ciò è vero come possiamo spiegarci che allo stesso tempo, vi sono franchigie che per evitare di pagare qualche milione di Luxury Tax preferiscono smembrare un progetto tecnico che pare vincente? come ad esempio Memphis che ha prima ottenuto un giocatore della D-Leauge da Cleveland (Jon Leuer) dando in cambio Marreese Speights, Wayne Ellington, Josh Selby ed una futura prima scelta, e tutto ciò solo per poter risparmiare 6 milioni dal monte salari (e non superare la soglia della Luxury Tax) e poi ha ceduto Rudy Gay, con il suo contratto pesante, a Toronto ricevendo in cambio Ed Davis e Tayshaun Prince da Detroit che a sua volta dai Raptors ha ricevuto Josè Calderon.
Chi potrebbe mai comprendere una trade che ti porta Leuer, Davis e Prince dando in cambio Gay, Speights, Ellington, Selby ed una prima scelta ?
Solo la difficoltà finanziaria e la disperata ricerca di evitare di pagare la Luxury Tax ti può portare a questo, ed allora cosa vuol dire questo, che il business non è così buono e sei costretto a "svendere" pur di stare in piedi?
Insomma quale è il business NBA? Come stanno finanziariamente le franchigie? quali sono le conseguenze tecniche? che NBA vedremo in futuro?
Andiamo un poco sul tecnico :
La determinazione del valore delle franchigie è un esercizio abbastanza complesso, gli analisti studiano il valore del marchio, le eventuali attività come l'arena di proprietà, i contratti in corso, il bacino di interesse, arrivando come per Forbes a dividere il valore tra le varie voci; ma ciò che è più importante, come del resto nelle normali società industriali o commerciali, è il saldo netto dei flussi di cassa generati dalla gestione corrente e previsti; non siamo in un'epoca di mecenati e chi investe vuole tornare a casa dei soldi immessi e ciò avviene proprio mediante i flussi di cassa netti, che non sono nient'altro che il saldo netto tra entrate/ricavi e uscite/costi correnti; ed è proprio il valore attuale dei flussi che la gestione ragionevolmente produrrà a determinare il valore della società.
Chiaro che il nuovo CBA che ha permesso un immediato risparmio di costi a scapito dei salari dei giocatori di circa 300 milioni annui con le relative minori uscite di cassa,ha derminato una crescita importante del valore delle franchigie, è sufficiente pensare che nei prossimi 10 anni solo per minori salari si avranno maggiori flussi netti complessivi per 3 milioni di dollari e se i ricavi cresceranno ciò permetterà di avere anche il beneficio di una percentuale inferiore da destinare ai giocatori. E questo è un vantaggio per tutte le società NBA.
Ma per avere franchigie redditizie non basta ridurre i costi, bisogna avere anche il miglior saldo tra entrate ed uscite; ed in un sistema come quello dell'NBA in cui i costi sono rigidi e piuttosto uguali per tutti, il livello dei salari è sostanzialmente allineato (70 milioni medi per franchigia) come del resto gli altri costi (personale, arena, dotazioni tecniche, viaggi, spese generali etc ...), ciò che differenzia la redditività tra una franchigia e l'altra è fondamentalmente il livello dei ricavi, ed è qui che possiamo capire perchè per qualcuno l'NBA è un grande business mentre per altri sforare anche di poco la Luxury Tax può essere letale.
I ricavi sono determinati dall'interesse per la franchigia, e quindi dal numero di tifosi, dal bacino di utenza, dai risultati sportivi, della vendita di biglietti,
dal merchindising e dalla capacità gestionale.
Sul fronte ricavi nell'ultimo anno vi è un'altra importante novità, che permette una forte crescita dei flussi di cassa previsti e di conseguenza del valore delle franchigie, ed è il business televisivo; L'NBA ricava circa 930 milioni di dollari all'anno dai diritti televisivi nazionali venduti, e li distribuisce equamente tra le franchigie, ed assai importante a livello globale è lo sviluppo mondiale di NBA TV e League Pass, che ha il duplice effetto di introitare abbonamenti e di allargare a dismisura il bacino di utenza e l'interesse per il prodotto NBA. Questo per ciò che riguarda l'NBA nel suo complesso, ma la voce più importante che permette la crescita dei ricavi delle singole franchigie è la stipula di importantissimi contratti pluriennali con emittenti televisive via cavo.
Il contratto più importante l'ha stipulato Los Angeles sponda Lakers, con la Time Warner, 20 stagioni per 3 miliardi di dollari (da dividere però in parte con i Galaxy del soccer e le Sparks della WNBA), ma assai importante è anche il contratto stipulato dalla nostra franchigia con Comcast CSSNE, che prevede 20 milioni all'anno oltre al 20% di azioni dell'emittente televisiva; questo vuole dire che ad esempio per i Celtics vi sono almeno 20 milioni all'anno di flussi in più, senza incrementi di costi; insomma tra risparmi in salari e introiti televisivi, i Celtics hanno incrementano i flussi di cassa di oltre 30 milioni rispetto all'anno scorso ed il risultato è che il valore della franchigia passa da 452 milioni a fine 2011 a ben 730 milioni a fine 2012!!! +61% +278 milioni di dollari che in definitiva non sono nient'altro che la valorizzazione ad oggi dei 30 milioni di maggiori flussi positivi dovuti al contratto televisivo ed al risparmio sui salari; niente male per Wyc Grousbeck e soci che hanno comprato la franchigia 10 anni fa per 360 milioni di dollari ed oggi si trovano un valore in mano pari a più del doppio (oltre ad un titolo NBA, 2 di Conference e 6 di Division).
L'altra voce che differenzia le franchigie è la proprietà o meno dell'arena e lo sfruttamento commerciale della stessa; per i proprietari di franchigie come New York, che posseggono anche il Madison Square Garden in cui giocano, i ricavi derivanti dallo sfruttamento dell'arena ed il relativo valore patrimoniale sono tra le voci più rilevanti del bilancio, ben 310 dei 1100 milioni del valore patrimoniale dei Knicks è legato all'uso del Madison Square Garden (a cui bisogna aggiungere per i soci il valore stesso del MSG); situazione diversa a Boston dove la proprietà del TD Garden è della famiglia Jacobs, proprietaria dei Bruins, la squadra di Hockey; l'arena non è quindi di proprietà, ma è tale la rilevanza dei Celtics per il funzionamento della stessa che la proprietà Jacobs si è trovata "costretta" a trovare un accordo commerciale con i Celtics, con il risultato che, pur non avendone la proprietà, i Celtics possono sfruttare al meglio il Garden, anche commercialmente per aumentarne gli introiti.
Questi contratti televisivi e lo sfruttamento commerciale delle arene incrementano il valore complessivo delle franchigie, ma lo fanno in modo sperecuato, e generano un sistema perverso; i grandi bacini di utenza riescono a stipulare contratti astronomici, i ricavi che ne derivano aumentano il monte ricavi dell'NBA nel suo complesso, su cui si calcolano i salari applicando la percentuale del 51%; i salari medi quindi crescono per tutti, sia per chi ha i ricavi in forte crescita, sia per le altre piccole franchigie, che si trovano con salari oltre il 70% dei ricavi, senza contratti televisivi importanti, e con la prospettiva che i salari possano ancora crescere per effetto dei nuovi contratti televisivi delle grandi franchigie ancora scoperte; insomma un circolo vizioso che favorisce le grandi piazze a danno delle piccole.
A complicare le cose vi sono poi situazioni come quella proprio dei Celtics, che nell'ambito del contratto con CSSNE, ha ottenuto un 20% di azioni dello stesso Broadcast, con la prospettiva di incrementare i ricavi grazie agli eventuali dividendi; in questo caso i dividendi che arriveranno da CSSNE, non saranno considerati nel paniere BRI (Basketball Related Income) su cui si calcola il monte salari, e quindi questa voce non penalizzerà le piccole, ma darà ricavi extra ai Celtics, che sfuggirano ai calcoli dell'NBA sui ricavi complessivi, con i giocatori che non saranno di certo contenti.
Cosa vuol dire tutto ciò; che i ricchi sono sempre più ricchi, hanno creato un sistema rigido di costi e possono sfruttare al massimo le immense possibilità che il loro mercato permette, mentre i poveri non riescono ad incrementare ricavi la cui gran parte va a coprire i costi dei giocatori, peraltro crescenti per "colpa" dei maggiori ricavi di cui le grandi piazze beneficiano.
Questa sperecuazione dei ricavi fa si che molte franchigie non siano disposte e non possano permettersi costi per salari superiori ai minimi permessi dal nuovo CBA e quindi registriamo casi come quelli di Memphis, che ha ricavi per soli 96 milioni all'anno ed in cui il GM deve inventarsi tutte le alchimie possibili per evitare di sforare con i salari la soglia di 71 milioni oltre la quale si paga la Luxury Tax, già ben sapendo che comunque con quel livello di salari la gestione non può che essere negativa di almeno una decina di milioni di dollari.
Dall'altra parte, per le grandi franchigie ubicate in megalopoli, come Los Angeles o New York, la Luxury Tax rappresenta un costo ordinario marginale di gestione; cosa saranno 10 o 20 milioni di dollari a fronte di ricavi di oltre 200 ed un valore patrimoniale di oltre 1000 milioni, se ciò fa si di avere un progetto vincente moltiplicatore dei ricavi stessi?

Tutto ciò comporta ovviamente, squilibri non solo finanziari ma anche, ed è quello che in fondo a noi tifosi interessa di più, sportivi.
Chiaro che chi può permettersi di pagare la luxury tax, ha un vantaggio competitivo rispetto agli altri; le norme del nuovo CBA dovrebbero da un lato non permettere di sforare più di tanto e dall'altro penalizzare fortemente chi lo fa, ma ciò non toglie che vi sia un vantaggio competitivo sportivo per chi è in grado di generare maggiori ricavi e poterli spendere nell'allestimento della squadra.
E' assai probabile che nei prossimi anni assisteremo ad una maggior distanza tra le squadre di New York, Los Angeles, Chicago rispetto al resto del gruppo; per fortuna vi sarà anche l'abilità dei GM e degli staff tecnici, e come spesso accade nello sport l'inventiva e la lungimiranza possono sostituirsi al potere dei dollari, ma è indubbio che chi è nelle condizioni di spendere di più avrà maggiori probabilità di vincere. C'è da tenere conto che oltre al lato finanziario, le franchigie dei grandi mercati hanno sempre goduto della preferenza delle stelle, per la maggiore visibilità e quindi la possibilità per questi di ottenere contratti da testimonial o altro più facilmente ed in misura più importante, e quindi si prospettano tempi duri per la periferia dell'NBA.
Ed i Boston Celtics dove si collocano? Boston direi che è posizionata, come del resto nella classifica di Forbes, subito dietro le megalopoli, in condizioni di poter sforare la soglia della Luxury Tax, ma non con continuità, certo è che un vantaggio Boston ce l'ha, la maturità e la competenza del proprio pubblico, poco propenso a entusiasmarsi per la stella di turno quanto piuttosto attento ai risultati ed alla chimica della squadra e quindi più pronto ad affrontare gli alti e bassi che l'NBA impone e lo sviluppo coerente di progetti tecnici; la competenza fa si che si possa comprendere che il roster è fatto di 15 giocatori e non tutti devono essere necessariamente fenomeni, che la difesa è importante quanto (se non più) dell'attacco che lo spettacolo non sono 4 schiacciate e 3 alley-oop, ma piuttosto 4 assist in più e tanti giocatori in doppia cifra; ecco secondo me Boston è sufficientemente forte finanziariamente che può capitalizzare al meglio la competenza della propria proprietà e della propria piazza che rimarrà fedele anche senza operazioni "commerciali" sui giocatori, e quindi potrà competere nonostante non possa godere del bacino e dei ricavi delle franchigie delle megalopoli.
Quindi tornando ai numeri di Forbes, si passa dal primo posto dei New York Knicks, il cui valore è 1100 milioni, cresciuto del 41% rispetto allo scorso anno, hanno ricavi per 243 milioni ed un margine operativo di ben 83 milioni, un risultato positivo praticamente pari al totale dei ricavi, 87 milioni, dell'ultima in classifica, i Milwaukee Bucks, il cui valore della franchigia è 312 milioni ed il margine operativo è praticamente nullo. Ovvio che se non esistessero le regole salariali, non vi potrebbe essere assolutamente competizione.
Tra le società più redditizie, quindi con il maggior margine operativo, segnalerei Houston con 27 milioni, Golden State con 29 ed Oklahoma con 30, tutti esempi di società ben gestite sia sul campo che fuori. Quest'anno solo 6 franchigie hanno un margine operativo negativo (Charlotte, Atlanta, Memphis, Portland, Brooklyn e Minnesota) contro le 17 dello scorso anno, effetto immediato del risparmio sui salari; 4 franchigie sono sostanzialmente in pareggio e 20 hanno i conti in ordine e solo Atlanta e Brooklyn hanno una posizione debitoria veramente pesante con oltre 200 milioni di debiti, seguite da Minnesota, Indiana e Memphis che con circa 150 milioni hanno debiti ben superiori ai ricavi e per cui potranno essere condizionate nella gestione.Tornando alla classifica della valutazione, nella fascia alta dopo i Knicks con 1100 milioni, vi sono Los Angeles sponda Lakers (1000 M$), Chicago (800M$), Boston (730M$), Dallas (685M$) e Miami (625M$), in fondo oltre all'ultimo posto della già citata Milwaukee (312M$) vi sono Charlotte (315M$), Atlanta (316M$), New Orleans (340M$) Minnesota (364M$ e Memphis (377M$).
Nelle ultime posizioni anche Indiana con 383 milioni, ma piuttosto ben gestita con ben 11 milioni di risultato operativo nonostante i ricavi siano inferiori ai 100 milioni, cioè i ricavi complessivi di Indiana sono inferiori a ciò che i Lakers spendono in soli salari (a cui bisogna aggiungere altri 30 milioni di Luxury Tax, proprio per il livello salariale) e nonostante ciò i risultati sportivi sono ben differenti.
Insomma i soldi danno potere e possibilità, ma non sono tutto, la competenza tecnica, la capacità imprenditoriale e gestionale, la piazza sono determinanti, altrimenti come spiegarsi che i primi in classifica, i Knicks, siano arrivati ai playoff solo 3 volte negli ultimi 11 anni, uscendo sempre al primo turno e vincendo una sola partita? ed i secondi dopo aver fatto la collezione di "figurine", stiano lottando disperatamente per un ultimo posto nei playoff pur spendendo oltre il doppio di salari (compresa luxury tax) rispetto ai diretti concorrenti?
Per consultazione di tabelle e commenti invito a visitare :
Analisi Forbes sui dati 2012
http://www.forbes.com/nba-valuations/list/
Articolo sui Celtics che analizza come il valore è raddoppiato in 10 anni
http://www.forbes.com/sites/tomvanriper/2013/01/23/the-celtics-score-how-bostons-value-doubled-to-730-million-in-just-10-years/
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Commenti
Per stare sul pezzo direi che le differenze con i grandi bacini delle megalopoli sono naturali, e queste ingigantisce ancor piu' l'abilita' e le manchevolezze dei rispettivi GM. Ecco proprio questo ruolo ai molti semi sconosciuto andra' sempre piu' ad occupare un ruolo chiave per il destino delle squadra. Avere il fuoriclasse al timone sara' ben determinante del giocatore in campo. In questo penso che noi siamo ben messi, Ainge ha la competenza manageriale e la diretta conoscenza delle dinamiche del gioco, unite alla sfrontatezza di quando giocava, che gli permettono di cavalcare una tigre difficile come sono i Celtics. Colossale mammouth carico di storia e gloria, quasi mistico, che deve essere gestito in un certo modo, proprio nel rispetto di un pubblico di gran competenza, al quale non puoi vendere fumo.
Ecco quando facciamo i figurinai o ci arrabiamo per qualche trades, dovremmo pensare ad un attimo a quante variabili deve considerare il ns GM quando opera una scelta, ed in questo penso che il fattore campo stia appena sopra il 50%.
Ancora complimenti a Luca Greenpride per l'ottimo lavoro.
La verità è che poi una causa di quello che vediamo sul campo è data proprio dall'argomento di questo articolo e pensare che scambi e contratti ai giocatori siano legati solo al loro rendimento sul campo sarebbe un grave errore.
Al contrario di alcune nostre realtà sportive italiane, questo è un business serio nel quale quasi sempre devi fare i conti e devi confrontarti con il direttore finanziario prima di ogni decisione e forse l'aspetto più critico è quello del mercato di riferimento nel quale si trovano le franchigie: una cosa è lavorare a Milwaukee, Charlotte o New Orleans, magari con la concorrenza di altri sport, diverse le situazioni a New York, L.A. e, per nostra fortuna, Boston (per la quale credo pesi anche la rappresentanza geografica di una regione come il New England): in questo mi meraviglia lo scarso valore degli Hawks, visto che Atlanta non è un città di poco conto (e quindi si capisce meglio il dubbio per Smith).
Condoglianze.
Mi spiace.
RIP
Detto questo è stato comunque parte importante della storia NBA, ed il suo rapporto con "Magic" è stato uno dei più belli "owner-star player" degli ultimi trent'anni.
Che la terra gli sia lieve.
Forbes ha sottolineato che il valore dei Celtics negli ultimi 10 anni è raddoppiato fino a portare la nostra franchigia tra quelle di maggior “appeal”. Se questo dato in parte riflette il “trend” di tutte le franchigie NBA, deve però molto al piglio imprenditoriale portato dagli ultimi proprietari. Sarebbe interessante sviluppare l’argomento rapportando l’operato dei vari proprietari in relazione a quello delle altre franchigie della lega sia dal punto di vista tecnico, che di quello dei risultati, del marketing, eccetera, e non è detto che un giorno non lo facciamo.
Ma quello che è innegabile è che sotto l’egida di Grousbeck, Pagliuca e del resto della proprietà, i Celtics affidando la parte tecnica a Danny Ainge e la parte economica a Rich Gotham hanno fatto un salto di qualità che li ha resi una delle franchigie più “appetitose” agli occhi di eventuali investitori.
Ciò che era stato “perso” nel “regno” di Paul Gaston, il precedente proprietario, è che i Celtics devono innanzi tutto “monetizzare” la loro storia ed il loro blasone, e che se questo viene fatto è tutta l’NBA a beneficiarne.
Che la “tendenza” fosse positiva si era già capito nel 2007, quando il numero dei “sellout”, “tutto esaurito” del TD Garden era stato incredibilmente elevato in considerazione alle disastrose prestazioni in campo.
I colpi di genio di Gotham e della proprietà sono stati diversi: l’ottimizzazione dei posti all’interno del TD Garden, la semplificazione nella vendita dei biglietti, ma anche la compartecipazione con l’emittente CSN New England che – visto l’interesse “diretto” dei Celtics nella divisione degli utili - garantisce ai tifosi un miglior servizio. E poi – decisivo – l’accordo con la proprietà del TD Garden: “tu ci garantisci l’utilizzo dell’impianto in cambio della possibilità di sfruttare il nostro marchio in termini pubblicitari”. Cosa sarebbe il TD se ci giocassero solo i Bruins del’hockey? Ma se diventa l’arena in cui i Celtics hanno vinto un titolo e disputato un’altra finale, ecco che “l’effetto alone” ne aumenta il valore.
Grousbeck e Pagliuca non stanno “realizzando” quanto potrebbero: se notate, nella tabella “operating income” (“utile di esercizio”) Boston è piuttosto indietro rispetto alla media delle franchigie
Complimenti agli “owner”, a Ainge ed a Gotham per aver rimesso i nostri Celtics in cima all’NBA sia in termini sportivi che economici. Ed a Luca per un articolo interessantissimo.
P.S. Su questo sito qualcuno aveva messo in dubbio i “numeri” sventolati dall’NBA durante il lockout ben prima che lo facessero professionisti su ESPN, USA Today e quant’altro. Alla luce delle tabelle di “Forbes” e come sottolineato da Luca, la vittoria di Stern è ancor più schiacciante... forse per non farsi “distruggere” e per salvare il posto Hunter avrebbe dovuto chiedere una consulenza ad I Am A Celtic...
Le valutazioni sulle squadre sembrano dare torto alle lamentele dei proprietari che, forse, puntavano solo a ottimizzare i loro utili.
Sono ipotesi, ovviamente, ma è chiaro che i giocatori dall'alto dei loro salari milionari erano un facile bersaglio e la storia recente insegna che, forse, Hunter non è stato così bravo a rappresentare le istanze dei suoi come invece Stern, oppure che il fronte dei proprietari è stato molto più compatto dell'alto al momento decisivo.
Come a suo tempo aveva fatto notare Leonardo, in realtà la “spaccatura” non identificava solo proprietari e giocatori, ma vi erano proprietari disponibili ad un accordo ed “irriducibili” così come tra i giocatori era presente una divisione tra stelle superpagate e comprimari.
Hunter si è trovato nel mezzo della disputa tra chi era disposto ad aspettare e chi invece, sapendo che c’era sempre disponibile in Cina uno Shavlik Randolph o un Terrence Williams, voleva “monetizzare” subito, ed alla fine ha pagato.
E’ chiaro che il ruolo di Hunter non è mai stato dei più facili, ma se adesso è uno dei responsabili del Contratto 2012, andrebbe riconosciuta anche la sua mano negli accordi precedenti che avevano portato i giocatori a percentuali della “torta” mai raggiunte prima in passato.
Probabilmente Derek Fisher vuole assicurarsi un ottimo impiego per il dopo-carriera prendendo il posto di Hunter (da "Cacciatore" a "Pescatore"?), e da come ha trattato i Mavericks sembra abbia imparato tutti i trucchi dal suo ex-coach Phil Jackson… “la forza del lupo è nel branco, ma che il branco vada aff****** se posso guadagnarci qualcosa”…
Sul discorso del lockout, io sostengo ovviamente che Stern ha vinto alla stragrande, e quello che ha ottenuto rende le proprietà molto più solide; ma vorrei anche dire che vi era e vi è tuttora un buon numero di franchigie strutturalmente in perdita, e che questi hanno avuto voce nella trattativa IMHO senza mentire, più di tanto, sui numeri.
Quello che emerge chiaramente è che il valore intrinseco di una franchigia NBA, indipendentemente dai risultati economici e sportivi, è alto e quindi anche perdite correnti possono essere sopportate in attesa di un realizzo importante in caso di vendita.
Altra precisazione, è che i margini operativi di gestione, prevalentemente positivi, non rappresentano l'utile o la perdita d'esercizio, in quanto mancano ammortamenti e interessi passivi.
Vi sono quindi ancora un discreto numero di franchigie (apparentemente) in perdita, ma la tendenza è chiara, il nuovo CBA permetterà a quasi tutti di avere risultati positivi ed una NBA nel suo complesso molto ricca seppur a due velocità con metà NBA molto "profitable" e metà a barcamentarsi, con maggior tranquillità che in passato.
Quindi grande merito a Stern che è riuscito nel miracolo di soddisfare tutti gli interessi di tutti i propri rappresentati, mentre Hunter no, e qui va anche sottolineata la difficoltà per quest'ultimo a rappresentare ben 450 teste, peraltro non molto preparate in discorsi finanziari o contrattuali, al contrario dei 30 imprenditori rappresentati da Stern.
http://www.grantland.com/story/_/id/9002028/the-best-bargains-nba
http://www.grantland.com/story/_/id/9030601/the-worst-contracts-nba
Magari non tutto condivisibile, ma la logica è quella; ed in prospettiva col nuovo CBA le squadre si costruiranno su non più di 2 giocatori con contratti al top e se ne sbagli uno hai già perso le possibilità di titolo per anni e tante possibilità in più avranno le franchigie con contratti a rookie nel roster.
Ed anche in questo Ainge non ha fatto un brutto lavoro, con l'aggiunta di Jordan Crawford, l'anno prossimo si porta dietro ben 4 contratti da rookie (Bradley, Sullinger e Melo) e solo Orlando e Washington con 6 sono messi meglio ed a 4 a pari merito con Boston vi sono Houston, NOLA, Utah e Cleveland.
Anche questo sarà un fattore in futuro e penso che l'importanza maggiore delle prime scelte e dei relativi contratti da rookie si è già notato con il minimo numero di scambi entro la dead line di febbraio.
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