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Giro nella NBA pre-pausa per l'All Star Game, con i quintetti annunciati, squadre in ascesa, altre in crisi, tante voci di movimenti di mercato ma per ora poca carne al fuoco. Settimana interlocutoria nel mondo NBA. Si avvicina a rapidi passi la pausa dell'All Star Game, ideale spartiacque della stagione. La classifica non presenta grandi cambiamenti, con le due grandi malate del campionato, i Celtics e i Lakers, sempre con un record perdente e senza sintomi di ripresa (Celtics con la peggior striscia perdente della lega a 6 consecutive, Lakers che proprio non accennano ad ingranare, con 3 vinte nelle ultime 10).
Settimana caratterizzata dalle scelte per l'All Star Game: a Est sono stati convocati per la panchina Carmelo Anthony (New York), Chris Bosh (Miami), Tyson Chandler (New York), Luol Deng (Chicago), Paul George (Indiana), Jrue Holiday (Philadelphia), Kyrie Irving (Cleveland), Joakim Noah (Chicago) mentre a Ovest al quintetto base scelto dai tifosi si sono aggiunti: LaMarcus Aldridge (Portland), Tim Duncan (San Antonio), James Harden (Houston), David Lee (Golden State), Tony Parker (San Antonio), Zach Randolph (Memphis), Russell Westbrook (OKC).
Molti i debuttanti (a est Chandler, George, Holiday, Irving e Noah, a ovest Harden) e convocazioni a mio modo di vedere sostanzialmente giuste anche se, al solito, le polemiche non sono mancate. Tra gli assenti spiccano soprattutto i nomi di Pierce, dei fratelli Gasol (Marc forse avrebbe meritato di piu' la convocazione del compagno di squadra Randolph ma la scomparsa della categoria centro non lo ha di certo favorito), Josh Smith, JR Smith, Monta Ellis.
La votazione dei quintetti da parte dei tifosi lascia sempre ottimi giocatori fuori (Garnett e Howard quest'anno non meritavano decisamente di essere convocati rispetto a quello visto in campo). Credo che la convocazione all'All Star Game siano importanti per il prestigio dei giocatori e gli sponsor dei giocatori stessi. Non amo piu' di tanto l'All Star Game, anche se ne riconosco la grande importanza, soprattutto nella NBA degli anni '80 e '90, per la diffusione planetaria che poi lo sport che tanto amiamo ha avuto.
La classifica della Lega rimane sostanzialmente stabile: a Est la situazione sembra cristallizzata, a meno che il crollo dei Celtics non prosegua, rimettendo in corsa di Sixers che sono ancora staccati. In vetta alla classifica la corsa al primo posto vede in lizza Miami, Chicago, Indiana e New York, con i Bulls e i Pacers non a pieno ritmo ma capaci di restare stabilmente in vetta alla classifica nonostante la prolungata assenza dello rispettive stelle Rose e Granger. Indiana soprattutto sembra la squadra piu' completa in prospettiva titolo e quella che per caratteristiche puo' impensierire Miami, cosi' come New York che non si e' dimostrata un fuoco di paglia come poteva sembrere inizialmente.
Vedremo se i Celtics sapranno uscire dalla tremenda crisi che li ha colpiti in questo campionato. Non e' chiaro se le ragioni siano anagrafiche (certo Pierce e Garnett non stanno giocando come lo scorso anno), di mancanza di centimetri sotto canestro (ma non stiamo piu' perdendo le sfide al rimbalzo con regolarita' come prima), di leadership mancata di Rondo, di pessimo inserimento dei nuovi (Terry in particolar modo), di problemi non detti nello spogliatoio (Rivers non piu' ascoltato da una parte della squadra, come si temeva anche negli anni scorsi?). Di sicuro questa squadra non sta rendendo per il grande potenziale che avrebbe e resto convinto che non si tratti di scelte sbagliate perche', con l'esclusione di Sullinger, non si tratta di giocatori privi di esperienza e che non si erano mai visti giocare e quindi sappiamo del potenziale e della forza che hanno.
A Ovest la situazione e' piu' fluida non per la classifica (le squadre apparentemente in corsa sono 9 con Portland fuori dalle 8 con un record al 50%) ma perche' Dallas e Lakers, distaccate di molto da Houston, non possono essere considerate fuori dai giochi, visto il rientro recente di Nowitzki per i Mavs e la forza del roster losangelino, pur afflitto da mille problemi.
Los Angeles, in una maniera o nell'altra, e' sempre al centro dell'attenzione. Il record a 18 vinte e 25 perse sarebbe pessimo per qualunque squadra, e' assolutamente tragico per una che spende 100 milioni di dollari in stipendi e una cifra spropositata in luxury nei prossimi anni nella quale l'unico imperativo e' la vittoria. Continua ad essere Gasol senior l'indiziato numero uno per un tentativo di cambiamento e, con succede da un paio d'anni a questa parte, viene vociferato come offerto a mezza NBA. I suoi 32 anni, il suo ginocchio non proprio sanissimo e oltre 19 milioni di contratto all'anno non sono proprio una'attrattiva irresistibile per le altre squadre, anche se stiamo pur sempre parlando di uno dei migliori lunghi dell'ultima decade, ingiustamente vituperato da stampa e tifosi locali e con i numeri assai sacrificati dalla presenza di Bryant. I Lakers restano una polveriera nel bene e nel male, potrebbero implodere come decollare se D'Antoni riuscira' a capire come far fruttare bene tutto il potenziale della squadra. Gasol potrebbe partire ma dubito che i Lakers riusciranno a ricevere giocatori di ugual valore in cambio. Leggendo tra i mille rumor della lega, sentivo di uno scambio con Toronto per Bargnani, e questo potrebbe essere un ottimo cambio per entrambe le squadre.
Continua ad essere calda anche la querelle Kings. Come era circolato nelle scorse settimane, la famiglia Maloof avrebbe un accordo firmato per vendere i Kings ad un gruppo che comprende tra gli altri l'amministratore delegato di Microsoft Steve Ballmer, che vorrebbe riportare la squadra a Seattle e ripristinare il nome SuperSonics.
Pare che nelle ultime ora Burkle, un uomo d'affari co-proprietario della Pittsburgh Penguins della NHL, abbia presentato una controfferta per i Kings. Il sindaco di Sacramento, l'ex stella NBA Kevin Johnson, sta cercando in ogni maniera di far rimanere la squadra nella capitale della California, contando sul fatto che i Maloofs siano autorizzati a ricevere altre offerte fino a quando la Lega non avra' approvato la vendita (pare per la fine di aprile). Anche qui altra stranezza della NBA, che autorizza il trasferimento di una franchigia nel 2008 (peraltro dopo che aveva scelto Durant, non proprio l'ultimo arrivato, uno di quelli che non capitano proprio tutti i giorni...) e la risposta 5 anni dopo, peraltro ridandogli lo stesso nome...se non altro non rivredremo tristi casi di nomi lanciati un po' a caso, come amanti del jazz tra i mormoni dello Utah o laghi e paludi in quel della California...
Settimana caratterizzata dalle scelte per l'All Star Game: a Est sono stati convocati per la panchina Carmelo Anthony (New York), Chris Bosh (Miami), Tyson Chandler (New York), Luol Deng (Chicago), Paul George (Indiana), Jrue Holiday (Philadelphia), Kyrie Irving (Cleveland), Joakim Noah (Chicago) mentre a Ovest al quintetto base scelto dai tifosi si sono aggiunti: LaMarcus Aldridge (Portland), Tim Duncan (San Antonio), James Harden (Houston), David Lee (Golden State), Tony Parker (San Antonio), Zach Randolph (Memphis), Russell Westbrook (OKC).
Molti i debuttanti (a est Chandler, George, Holiday, Irving e Noah, a ovest Harden) e convocazioni a mio modo di vedere sostanzialmente giuste anche se, al solito, le polemiche non sono mancate. Tra gli assenti spiccano soprattutto i nomi di Pierce, dei fratelli Gasol (Marc forse avrebbe meritato di piu' la convocazione del compagno di squadra Randolph ma la scomparsa della categoria centro non lo ha di certo favorito), Josh Smith, JR Smith, Monta Ellis.La classifica della Lega rimane sostanzialmente stabile: a Est la situazione sembra cristallizzata, a meno che il crollo dei Celtics non prosegua, rimettendo in corsa di Sixers che sono ancora staccati. In vetta alla classifica la corsa al primo posto vede in lizza Miami, Chicago, Indiana e New York, con i Bulls e i Pacers non a pieno ritmo ma capaci di restare stabilmente in vetta alla classifica nonostante la prolungata assenza dello rispettive stelle Rose e Granger. Indiana soprattutto sembra la squadra piu' completa in prospettiva titolo e quella che per caratteristiche puo' impensierire Miami, cosi' come New York che non si e' dimostrata un fuoco di paglia come poteva sembrere inizialmente.
Vedremo se i Celtics sapranno uscire dalla tremenda crisi che li ha colpiti in questo campionato. Non e' chiaro se le ragioni siano anagrafiche (certo Pierce e Garnett non stanno giocando come lo scorso anno), di mancanza di centimetri sotto canestro (ma non stiamo piu' perdendo le sfide al rimbalzo con regolarita' come prima), di leadership mancata di Rondo, di pessimo inserimento dei nuovi (Terry in particolar modo), di problemi non detti nello spogliatoio (Rivers non piu' ascoltato da una parte della squadra, come si temeva anche negli anni scorsi?). Di sicuro questa squadra non sta rendendo per il grande potenziale che avrebbe e resto convinto che non si tratti di scelte sbagliate perche', con l'esclusione di Sullinger, non si tratta di giocatori privi di esperienza e che non si erano mai visti giocare e quindi sappiamo del potenziale e della forza che hanno.
A Ovest la situazione e' piu' fluida non per la classifica (le squadre apparentemente in corsa sono 9 con Portland fuori dalle 8 con un record al 50%) ma perche' Dallas e Lakers, distaccate di molto da Houston, non possono essere considerate fuori dai giochi, visto il rientro recente di Nowitzki per i Mavs e la forza del roster losangelino, pur afflitto da mille problemi.
Il fatto della settimana a Ovest e' stato sicuramente lo scambio, dettato da sole ragioni salariali, che ha portato l'ala Jon Leuer a Memphis in cambio di Marreese Speights, Wayne Ellington, Josh Selby e una prima scelta a Cleveland. Scambio esclusivamente dettato da ragioni salariali e che sostanzialmente smantella una buona panchina di una squadra che finora e' stata ai vertici della Western Conference, gioie e dolori del salary cap e del nuovo contratto collettivo che punisce pesantemente le tasche dei proprietari. Questa tassa, nata per mettere un freno alla crisi finanziaria della NBA, rischia di spaccare ulteriormente la NBA, con le squadre ricche(penso soprattutto ai Lakers, Miami e New York) che potranno gestirsi anche con stagioni con grosse perdite, mentre buone squadre ma con mercati non proprio floridi (Memphis ne e' un chiaro esempio) vedono buttar via il lavoro di anni per non sforare gabbie salariali.
Continua ad essere calda anche la querelle Kings. Come era circolato nelle scorse settimane, la famiglia Maloof avrebbe un accordo firmato per vendere i Kings ad un gruppo che comprende tra gli altri l'amministratore delegato di Microsoft Steve Ballmer, che vorrebbe riportare la squadra a Seattle e ripristinare il nome SuperSonics.
Pare che nelle ultime ora Burkle, un uomo d'affari co-proprietario della Pittsburgh Penguins della NHL, abbia presentato una controfferta per i Kings. Il sindaco di Sacramento, l'ex stella NBA Kevin Johnson, sta cercando in ogni maniera di far rimanere la squadra nella capitale della California, contando sul fatto che i Maloofs siano autorizzati a ricevere altre offerte fino a quando la Lega non avra' approvato la vendita (pare per la fine di aprile). Anche qui altra stranezza della NBA, che autorizza il trasferimento di una franchigia nel 2008 (peraltro dopo che aveva scelto Durant, non proprio l'ultimo arrivato, uno di quelli che non capitano proprio tutti i giorni...) e la risposta 5 anni dopo, peraltro ridandogli lo stesso nome...se non altro non rivredremo tristi casi di nomi lanciati un po' a caso, come amanti del jazz tra i mormoni dello Utah o laghi e paludi in quel della California...




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In settimana ESPN ha rilanciato un forte interesse di Ainge per JJ Redick, ragazzo che a me fa impazzire ma che gioca in un ruolo dove onestamente non abbiamo problemi particolari. Va detto pure che Redick è in scadenza e la prossima estate vorrà giustamente far cassa (da qui la volontà dei Magic di cederlo), pur essendo un giocatore su cui tenere gli occhi puntati è ovvio che molto dipende da cosa vogliono in cambio i Magic, Bradley per JJ no, Lee X JJ forse, Terry per JJ al volo.
Altro nome accostato ai Celtics quello di Humpries, decisamente impraticabile dati i trascorsi con Rondo e in virtù di un biennale in essere decisamente fuori dal mondo, resta un buon rimbalzista che ai celtics torna sempre comodo.
Ultimo nome quello del russo Mozgov in uscita da Denver, pur non essendo un giocatore che cambia le sorti attuali dei Celtics, un pensierino ce lo farei volentieri, 7 piedi dalle mani educate ancora giovane e futuribile.
Si riparla anche di un interesse dei Celtics per OJ Mayo (fonte Sherrod Blakely di CSNNE), da evitare come la peste.
Sulle convocazioni dell'All Star Game ho le mie grosse riserve, Deng dentro e Josh Smith o volendo anche il nostro capitano non ci sta proprio. Ad ovest secondo me ci stava più Gasol Jr di Aldridge.
Nonostante è vero che il ruolo di guardia sia stracolmo con Terry, Lee e Barbosa, questo non è stato sufficiente per trovare le "spaziature" giuste in attacco ed anche le giuste contromisure in difesa che magari l'alternanza Terry/Lee avrebbe teoricamente dovuto colmare l'assenza di Ray/Bradley fino al ritorno sui campi del secondo.
Anzi credo che il nutrito pacchetto di guardie necessiterebbe di essere ridimensionato in termini numerici, inoltre come detto, né con Terry né con Lee, i Celtics hanno mai trovato le giuste spaziature e ritmo in attacco visto che ogni volta facciamo fatica ad attaccare con efficacia essendo una delle ultime squadre della lega per percentuale nel tiro dalla lunga distanza.
In attacco, credo proprio che Terry e Lee siano giocatori meno "Catch and Shoot" di quanto non lo sia Ray Allen e quanto lo sia JJ Redick cui sono favorevole all'acquisto, magari dando via Terry e qualcos'altro di poco peso specifico e salariale oppure una seconda scelta.
Per quanto riguarda sotto canestro, trovo corretta per il duo Sullinger e Bass la frase: "dei due uno è di troppo".
Bass è clamorosamente incappato in una stagione incredibilmente inconstante fatta di tanti bassi che di pochi alti. Milicic è partito, Wilcox è fuori per infortunio, Collins è l'anti basket (cito diverse fonti), Bass è involuto, praticamente stanno facendo la differenza in positivo (e negativo) KG e Sullinger, un rookie che come si muove gli arbitri gli fischiano fallo, ma almeno è più costante e determinante di Bass.
Sarei favorevole ad una trade anche per recuperare quei centimetri ed intimidazione che non abbiamo sotto e sarei disposto a sacrificare Bass e ovviamente qualcun altro a seconda chi è possibile portare a casa.
Se si riesce a portare via solamente il russo, allora va bene privarsi solo del giusto per far quadrare i salari senza perdere Bass.
un po' troppo favorevole ai Giallastri. Gasol e' un contratto scomodo al momento e in cambio ci prendi solo contratti scomodi. Quindi mi sa piu' Bargnani in California che Smith.
Forse hanno tantissima voglia di play off e sono disposti a qualunque coa basta andarci.
Almeno con Smith acquisirebbero un difensore di livello superiore.
Intendevo in via generale Michele.
Come hai giustamente aggiunto in un contesto gia' cosi' complicato e con pochissimi elementi che difendono sarebbe una follia.
Pero' in linea teorica un 4 con mano educata come il Mago si accoppia bene con il Superman de Noantri,o no?
Alleno' anche a Roma negli anni '80 ed ebbi la fortuna di conoscerlo personalmente (davvero sono anzianotto ) , all'epoca Dan Peterson lo paragonava a KC Jones come tipo di allenatore.
RIP
non sapevo. Grande allenatore e personaggio del basket degli anni '80. e precedente.
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