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Approfondimenti
Il “re” è nudo, ma nessuno sembra accorgersene. Anzi, nel momento dell’eliminazione dei Lakers è più facile incolpare il poco incisivo Bynum.… un Sessions in calo…Blake che ha fallito un tiro decisivo…Gasol che si è fatto intercettare un passaggio… Il “re” in fin dei conti nell’ultima partita ha segnato 40 punti mettendo a segno 18 dei 33 tiri tentati mentre i suoi compagni si sono fatti dominare dagli avversari…quando si giocava “for the money”, lui c’era, e si è fatto sentire…E allora com’è possibile considerarlo il primo responsabile di un’altra occasione persa dai Lakers? Semplice: basta seguire il principio che Kobe Bryant ha sempre voluto vedere applicato alla sua carriera: se lui era il leader, la vittoria era in gran parte sua. Ed allora adesso che arriva la sconfitta, è giusto che essa gli appartenga più che agli altri.All’inizio della sua parabola NBA i suoi atteggiamenti egocentrici erano giustificati come esuberanza giovanile, poi la sua lotta con Shaq era il “nuovo che avanzava”, il giovane lupo che sconfiggeva quello vecchio per la supremazia nel branco. Già, “il lupo”, ed “il branco”… la frase di Rudyard Kipling che Phil Jackson aveva fatto affiggere negli spogliatoi: “la forza del branco è il lupo, la forza del lupo è il branco”.
Kobe invece ha sempre pensato che “il branco” fosse utile, ma che a decidere dovesse essere un “alpha dog”, il maschio dominante. E allora, quando il gioco dei Lakers diventa un “Kobe Bryant Show”, come si fa a criticare i compagni che si stancano della loro “vita da mediano”? I “co-protagonisti” hanno alimentato la percezione dei tifosi che quella californiana fosse una monarchia, e che il “re” fosse il degno successore di Michael Jordan. Ma alla luce di quanto visto l’errore più grande di Bryant è quello di non essersi reso conto che in questo sport non vinci se gli altri non sono disposti a lottare in trincea al tuo fianco.Bryant invece ha sempre voluto giocare secondo le proprie regole. Quando venne accusato di stupro, era andato nel Colorado per un intervento al ginocchio senza informare i Lakers.
Del resto uno degli assiomi della sua vita è sempre stato quello di non dover sottostare a nessuna forma di autorità: sfuggito a quella paterna, insofferente a quella degli allenatori…all’epoca del matrimonio con Vanessa Laine nel 2001 aveva litigato con quello che allora era il suo agente, Arn Tellem, quando questi gli aveva consigliato un accordo pre-nuziale… 11 anni dopo, nel gennaio scorso, Tellem si deve essere fatto qualche risata quando Kobe si è accordato con la ex-signora Bryant per un…“buyout” da 75 milioni di dollari.Tutte le figure paterne della sua vita sono state rimosse, lentamente ma inesorabilmente: il padre Joe, gli allenatori, gli agenti. Kobe ha sempre trattato ogni “no” ed ogni sfida come una ribellione da reprimere il più presto possibile. Ed ha lavorato sodo in palestra, mostrando una dedizione degna dei più grandi campioni della storia del basket. Ma alla fine si è trovato a dover gestire da solo situazioni più grandi di lui.Fin dall’inizio della sua carriera Kobe si era costruito addosso la corazza di “magnifico arrogante”: Byron Scott e Ron Harper tentavano di spiegargli l’importanza – meglio ancora, la necessità - di un rapporto interpersonale con gli altri compagni di squadra, e lui continuava a sedersi in fondo al bus, allontanandosi da tutto e da tutti con un paio di cuffiette.
La spiegazione migliore l’aveva data lui stesso nel 2001, quando in un’intervista a “The Magazine”, aveva dichiarato: “Credo nei miei compagni di squadra, solo che credo ancor di più in me stesso”. Ecco perciò che non si è arrivati per caso alle diatribe con Gasol. Prima c’erano state quelle con Shaq, con Malone, con tutti coloro che in qualche modo mettevano in dubbio il suo modo di interpretare il basket. E si arriva al paradosso che, anche quando tenta di “difendere” un compagno, Bryant riesce comunque a far capire che di lui non gliene importa poi tanto. Come nel febbraio scorso, quando alla scadenza del termine ultimo per le “trade”, mentre le voci di uno scambio per Pau Gasol si facevano assordanti, il capitano dei Lakers alla fine era sbottato dichiarando davanti ai microfoni: “Se fossi nel management non scambierei Pau, ma se devono farlo che lo facciano subito”.Eppure i suoi tifosi continuano a venerare l’icona, ed in rigurgiti talebaskettiani ad accusare compagni, allenatore, arbitri e chiunque osi opporsi al loro beniamino.
Gli addetti ai lavori raramente si permettono di metterlo in dubbio, anzi, persino nelle tristi giornate della serie con i Thunder si è potuto leggere di tutto. Ed ovviamente i “magazine” italiani hanno continuato la loro opera di mitizzazione, con un “culto della personalità” inversamente proporzionale alla competenza di chi scriveva.
Dopo gara 4 (quella del tiro da tre di Durant), la Gazzetta dello Sport scriveva: “Anche Kobe Bryant si fa contagiare dal grigiore della squadra di LA nei minuti finali a Oklahoma City”. E GQ.com titolava “Lakers quasi fuori nonostante Kobe Bryant”…Del resto anche negli USA la stampa - sia quella “locale” californiana che quella nazionale – hanno sempre accarezzato l’ego del campione, nonostante fosse chiaro che il suo schema favorito fosse il “gioco in isolamento”…sia all’interno che all’esterno del rettangolo di gioco. Al punto che non si capisce più quanto lui sia ormai convinto di essere, parafrasando Orwell, “un animale più uguale degli altri”.In gara 2 della serie con Oklahoma City Kobe è stato protagonista del crollo dei Lakers: con i suoi in vantaggio per 75 a 69 a 2 minuti e 9 secondi dal termine, ha perso due palloni e fallito due tiri, condannando L.A. alla sconfitta. Il suo commento nella conferenza stampa post-partita? “Avevamo la situazione sotto controllo, ma questa squadra è estremamente esplosiva. Estremamente esplosiva”.
Vale la pena di ricordare anche le parole di Bryant dopo la battuta d’arresto in gara 4: “Pau dev’essere più aggressivo, tirare, attaccare il canestro. La palla persa è stata solo una cattiva lettura da parte sua, sono cose che capitano”.Dunque le due palle perse ed i due tiri decisivi di gara 2 erano figli di una “squadra estremamente esplosiva”, la palla persa di gara 4 invece era “una cattiva lettura da parte di Gasol”…chi lo vorrebbe un compagno di squadra così?Mike Bresnahan del Los Angeles Times spiegava “La sua performance in gara 3 è il perfetto esempio di come per vincere la serie contro i Thunder i Lakers debbano affidarsi alla grinta e non alle giocate scintillanti. La voglia di Bryant di dare sfogo alla sua insaziabile fame di vittoria mostra ai Lakers come arrivare al successo anche quando mancano le energie. La sua insistenza nel rifiutare l’eliminazione regala ai compagni di squadra il piano per sopravvivere ad una serie che sono in molti a vedere come già conclusa in favore dei Thunder”.
Anche in questo caso è chiaro il modo in cui il reporter del Times abbia trattato i Lakers non come una squadra, ma come una specie di feudo di Bryant in cui il lui “mostra come vincere” e “regala ai compagni un piano”…Quando i Lakers hanno vinto, hanno vinto anche – e spesso soprattutto - grazie a Bryant. Quando hanno perso, hanno sempre perso – spesso male, come nelle Finali del 2004 e del 2008 ed al secondo turno di playoffs 2011 e 2012 – per colpa di Bryant, “implodendo”, scatenando guerre, portando alla luce i conflitti tra il figlio di “Jellybean” e gli altri Lakers. Nel momento in cui i compagni di squadra decidono di non seguire un leader che li critica ma non fa autocritica, che li tratta come pedine, che condivide le sconfitte ma tiene per sè il merito delle vittorie, Bryant dimostra il fallimento del “Kobecentrismo”. I cinque titoli vinti rimangono, ovviamente, ma rimangono anche le buie nuvole del suo rapporto fallimentare con O’Neal prima e con Gasol e Bynum poi, di problemi nei rapporti interpersonali che, se gestiti in modo ottimale, avrebbero potuto garantire ai Lakers almeno due titoli in più.
Come ha scritto Tim Keown di ESPN, Kobe è un uomo solo. “Solo col suo talento, solo con la sua determinazione, solo nel fondo dell’autobus, solo con la palla in mano”…ma lo ha voluto lui nel momento in cui ha rifiutato il concetto di basket come sport di squadra in cui vittorie e sconfitte sono condivise tra giocatori, allenatori e general manager...Un tifoso gialloviola qualche giorno fa mi ha scritto che “alla fine l’importante è vincere, e Kobe ha vinto cinque anelli, in un modo o nell’altro”. Gli ho risposto che lui ed io siamo differenti. In primo luogo perché io non conto solo i titoli vinti, ma anche quelli gettati via. Ed in secondo luogo perché continuo ad essere orgoglioso del fatto che tutti e 17 i titoli dei Celtics siano stati vinti da una squadra, e non da “caste” composte da atleti che si sopportano a malapena.La sconfitta di Kobe Bryant sarà pure la sconfitta del “basket spettacolo”, dei lustrini e delle paillettes della Città degli Angeli, ma è una vittoria per il Basket con la B maiuscola.




Commenti
E' sicuramente un buon giocatore è l'uomo dell'ultimo quarto, ma concordo con Fabio in tutta l'analisi ed aggiungo che vedere 9 bambini su 10 che indossano la casacca 24 fa veramente male perchè è l'esempio di come buttare alle ortiche un talento incredibile; il basket è uno sport di squadra, si vince e si perde insieme ed il talento si mette a disposizione degli altri, qui abbiamo l'esatto opposto, chi capisce di basket sa che tutti i suoi titoli hanno altri attori protagonisti, più determinanti, senza i quali il nostro non avrebbe vinto nulla, il basket si gioca su due lati del campo ed in difesa diciamo che non eccell, e via così ... prima della mitizzazione ce ne vorrebbe, ma i media la vedono diversamente.
Per questo sono orgoglioso di essere un celtico, di avere valori per cui il singolo, il fuoriclasse è "solo" un prezioso ingranaggio di una macchina complessa che si chiama SQUADRA.
Riconosco, anche, che Kobe è un tiratore straordinario (forse il migliore di tutti i tempi) e che comunque i Fakers hanno vinto CON lui 5 titoli. Non condivido quando si dice che ne ha fatti perdere altri: senza di lui i vari Paul Gasol, Shaq, ecc. forse non avrebbero nemmeno vinto quello che hanno vinto (partite e titoli).
Isolare poi alcune frasi pronunciate da KB mi sembra un modo poco "utile" di analizzare il personaggio che è sicuramente poco collaborativo e, anche, spesso scarsamente intelligente (cestisticamente e "socialmente") ma chi a quel livello non ha detto parole fuori luogo?
Grazie.
Ma concordo con Fabio, il lato oscuro del canestro ha spesso avuto la meglio su un uomo che poteva entrare nel primissimi dieci della storia e, forse, non ci entrerà.
Non riesco a capire chi addirittura lo mette nel quintetto difensivo, chi sempre presenta le partite come " i lakers di kobe bryant ..." , "i punti fatti ..." per me il basket è un'altra cosa; poi Garnett, Duncan, Nowitzki, etc ... campioni della stessa generazione e levatura non li ho mai sentiti parlare in prima persona singolare se non per infortuni e brutte prestazioni, e questo per me è una componente che determina la grandezza del giocatore; colpa anche dell'ambiente che gli permette questo ed altro, ma un motivo per cui non siamo gialli ci dovrà pur essere no????
qualche giorno fa ho espresso su una pagina di facebook concetti simili a quelli di Fabio e sono stato tacciato di pazzia, incompetenza, partigianeria, stupidita'. Chiaro che, oltre a cancellarmi prontamente da questa pagina, visto che il moderatore ha fatto finta di nulla, il concetto e' che per i tifosi lacustri "lui" e' intoccabile ed e' solo circondato da giocatori non alla sua altezza. La sua piu' grande colpa, secondo me, resta quella di aver distrutto la squadra con lui e O'Neal...potevano vincere un filotto di titoli se solo fosse stato meno schiacciato dal suo ego. Quest'anno, con la squadra che avevano, dovevano arrivare almeno alla finale di conference. Tutti a ribadire che l'assenza di Odom e' stata decisiva ma mi sembra proabile che l'Odom degli anni scorsi non ci sarebbe piu' stato a Los Angeles, da qui la ragione della sua partenza.
Ciò che voglio sottolineare è che ho smesso di tifare o comunque mi sono disamorato dei lakers proprio per colpa di "Kobe l'accentratore"...ho iniziato a giocare negli anni di Michael Jordan...e lo odiavo! Sempre lui, solo lui..bla bla bla e tutti a idolatrarlo. Ho amato i lakers di Magic dove persino Kurt Rambis veniva allo scoperto offensivamente e che ci incastra questo accentratore egoista? Che sminuisce i suoi compagni di squadra? La sua famiglia?
Per questo condivido pienamente l'articolo e godo che sia stato scritto dagli acerrimi nemici di coloro che mi hanno denigrato ed emarginato per aver criticato il loro dio...
Mi sento molto più in sintonia con la vostra concezione di squadra, sacrificio, gioco di squadra.
Esattamente, stessa mia esperienza e stesso mio pensiero.
Anche quest'anno per me i Lakers erano la squadra più tosta, lui, due lunghi che fanno male, il miglior difensore NBA, un play di valore di cui sono stati omaggiati al solito in modo quasi inspiegabile in corsa, ma non è bastato, gli manca chiaramente quella voglia di soffrire e lottare tutti insieme che stanotte ha portato i Cs in una insperata finale di conference, e questa eliminazione dei favoriti Lakers, ci ricorda ancora una volta che pur essendo necessario avere delle grandi individualità a roster per vincere, il basket rimane uno "sport di squadra" e Kobe quando ha dovuto scegliere tra "lui" e la "squadra" ha scelto "lui" senza guardare il costo da pagare.
Fa tristezza leggere la solitudine di un uomo, vincitore o meno di 5 anelli, e la brutta uscita di scena dell'anno scorso e di questo anno ne sono testimoni.
Il paragone con Jordan è roba da querela, come talento ci può stare ma la testa è quella di un bambino di 3 anni.
perchè con il padre i rapporti si sono interrotti?
ma solo in Italia è stato così mitizzato dai media? siamo sempre i migliori.
Quanto a kobe sono pienamente daccordo.
tantissimi campioni avevano un carattere difficile da gestire proprio perchè super campioni che si fidavano prima di tutto di loro e poi dei compagni...kobe ha superato quel limite. kobe vedeva in un campione al suo livello non un possibile aiuto x vincere, ma una possibile ombra della sua stella...
però una cosa mi da ancora più fastidio: il comportamento dei giornalisti!!!
dai tempi di magic e bird ad oggi sembra che x i giornalisti il basket sia diventati da 5vs5 a 1vs5...non deve vincere la squadra,la partita deve vincerla il singolo..altrimenti non sei un vincente! mi fanno ridere quando criticano lebron perchè passa troppo la palla!!! cioè non lo criticano se gioca male,no lo criticano perchè passa troppo ...come se l'unico che deve passare palla in questo basket moderno fosse il play!
kobe con il suo modo di giocare e la sua personalità ha sicuramente aiutato la lega ad espandersi però ha creato un precedente da cui difficilmente si tornerà indietro...oggi conta di più il singolo della squadra. l'uomo solo al comando. e avendo i giornalisti dalla sua che lo pompano oltre modo e non lo criticano mai le giovani stelle si sentiranno autorizzate ad avere atteggiamenti come i suoi piuttosto che imitare garnett o duncan..
questa notte la partita l'ha vinta la nostra difesa... azz, facciamo un'analisi lucida... Rondo ha messo un paio di tiri che sono tutt'altro che incredibili... sono incredibile per lui, sempre riluttante a prenderseli... la cosa grande è che la mano e la testa non hanno tremato, e anche dalla lunetta ha fatto il suo... Rondo non ha giocato gli ultimi 4 minuti in modalità “io contro il mondo”, ha preso quello che la difesa gli ha concesso e l'ha punita
Sono daccordo con quanto scrive Fabio e con il compendio di Leo: è vero, Kobe ha vinto 5 titoli (daltronde nesuno nega che sia un grande giocatore), ma con la sua bella (per noi) abitudine di sfasciare spogliatoi, quanti ne hanno persi i Lakers? Inoltre, come ho "odiato" Pierce e la sua garzetta in un'era celtica precedente (e più triste) di quella dei big three, mi chiedo come si possano tollerare (ed anzi appoggiare) le sceneggiate con la faccetta da malatino triste in panchina perchè ha la febbre, o la favoletta del muscolo lunotriquetrale (???) per cui "solo lui può giocare con un tale dolore". Quando Kobe si sarà ritirato forse si potrà parlare di basket anche con un tifoso dei Lakers, non prima...
Semplicemente non si puo'. Cosi' il ragazzino pensa che si vinca da soli, che sputtanare l'amico per tornaconto personale sia il mezzo per scalere le gerarchie, e che la comunnita' non sia un appoggio ma uno strumento dal quale elevarsi. Tutti i grandi campioni hanno un ego smisurato, la differenza sta nel come riescono a controllarlo, perche' parliamoci chiaro quando riesci a fare cosa che molti nenache sognano, tendi sentirti "al piano superiore", e qui esce il lato umano di chi lo possiede a far quadrare il cerchio. Russell e Bird per restare in casa nostra erano personaggi dominante, con il classico carattere da leader, difficili magari da conviverci, ma consci che da soli non sarebbe arrivati da nessuna parte. Ecco la consapevolezza che si possa aver bisogno degli altri, al pari della disponibilita' ad aiutare gli altri fa la differenza nello sport come nella vita. A volte se mi guardo intorno mi ritrovo da poco.
sbaglierò ma con Magic secondo me nemmeno ci provava ad essere dominante...
In che senso???
Infatti e´ li il paragone da farsi...Magic era uno spettacolo per gli occhi e amato da tutti i compagni ai quali offriva la possibilitä di fornire ben piü di quello che sarebbero stati in grado di fare al di fuori da quel contesto...gente come Worthy e Cooper e lo stesso Scott valevano 8 fuori contesto 15 con magic...
Kobe gioca per lui e solo per lui, vuole vincere da solo e non considera gli altri....
Però bisogna anche dire, parlando di america, che ormai in nba vinci con un giocatore stradominante.....
Sono completamente d'accordo, ti aggiungo che i 9 bambini su 10 con la maglia di kobe hanno effettivamente genitori nel 90% dei casi che non sanno assolutamente nulla di basket se non quello che scrivono sulla gazzetta o dicono a skysport24, e se i figli giocano l'unica cosa a cui sono interessati è quanti punti hanno segnato i rispettivi pargoli e l'importante è che ne abbiano fatto almeno uno in più del compagno di squadra, insomma è come se io cercassi di insegnare ai miei figli il curling (di cui non so assolutamente nulla) con i valori del wrestling ...
Poi esiste qualche figlio dei tifosi lakers degli anni 80 e quelli ragionano decisamente in termini, per noi, più ortodossi ... diversi ma ortodossi.
In ogni caso quello che mi dà fastidio non è il fatto che la stragrande maggioranza dei ragazzini tifi lakers, quello succedeva anche ai "miei tempi", è che ciò sia conseguenza della completa mancanza di cultura cestistica e qui la responsabilità è anche dei grandi sponsor come Nike o Adidas etc ... che hanno capito che un "eroe" vende molto di più di una squadra, e la conseguente ricerca di un nuovo Jordan porta all'esaltazione di figure individualiste come Melo o Iverson o Marbury .... per non parlare di kobe, che del basket per come lo vedo io hanno ben poco ma commercialmente e mediaticamente vendono molto di più di un Garnett o di un Duncan che hanno vinto titoli pensando a giocare a basket in 5 e su due lati del campo, e non mi sembra che chi ha vinto gli ultimi titoli avesse in squadra il giocatore dominante del momento come dice Ciccio Davis.
Probabilmente mi sbaglio e dovrei fregarmene un po' di più, ma questa cultura dilagante rischia di "contaminare" anche i miei figli (che per fortuna visitano spesso IAAC) e ciò mi fa incavolare assai.
Purtroppo l'ho sempre pensato...
nel senso che con gente come Magic e Kareem in squadra,il bistecca non avrebbe imposto la sua figura,anzi,si sarebbe adattato lui malgrado a quella squadra...purtroppo -o,girandola dalla sua parte,per fortuna- è nato in un'epoca cestistica differente,dove il punto fermo prima di lui era MJ,dove il concetto di squadra era si presente ma con idee assai più fievoli rispetto a quelle dei Bird e dei Magic di turno tanto per non andare lontanissimo da lui come epoche.
La penso esattamente come te...considera che cmq i celtics hanno avuto un certo "the legend" non certo un signor nessuno negli anni 80...
E va cmq considerato che il signor Jordan ha aspettato ben 7 anni prima di vincere un titolo. E' stato mangiato dallo stress competitivo e i suoi miglior titoli li ha vinti con una super squadra dove bene o male era la punta di diamante non tutto il diamante...ve lo immaginate un kobe con un pippen, un rodman, un kukoc e un kerr??? Pippen lo avrebbe mangiato...rodman avrebbe spaccato i denti a qualcuno come fa ron artest ( o quel nome che si è dato ora ) kukoc sarebbe stato peggio di Odom e kerr non ne avrebbe messa una che conta....
dici? gara7 delle Finals che abbiamo perso di 4 punti:il bistecca ha fatto una partitaccia,eppure hanno vinto giocando di squadra -e noi sprecando 13 punti di vantaggio ma vabbè-....Finals dello scorso anno,Miami con due giocatori dominanti battuta dai Mavs che hanno giocato di squadra...James,giocatore dominante,ha vinto zero anelli anche con squadroni creati dietro lui -Cleveland- e dietro lui e Wade -Miami-....Iverson,altro giocatore dominante per Phila,non ha vinto nulla,Rose è un elemento dominante nei Bulls e,per sfortuna ed infortuni,non ha vinto nulla. Facci caso,bistecca a parte solo Wade da dominante ha vinto un anello...gente come Shaq,Nowitzky,Kidd,Chandl er,Garnett,Pierce,Allen,P arker,Duncan,Ginobili,tan to per dirne alcuni,han vinto grazie ad un sistema di squadra...il dominante fa bene allo show,la squadra ancora di piu e porta risultati
Si un giocatore che oltre alle capacità offensive individuali difendeva alla grandissima ed ha smazzato 5695 assist a favore dei compagni.
Ma il bistecca è bryant? :-D
Quindi vuoi dire che anche i Lakers hanno un Pride? :-D
Mj giocava di squadra e se vedeva che i compagni di squadra "giravano" passava lo scettro, vedi Kerr in sospensione contro Utah. Pippen soffriva spesso di "malditesta" nei playoff in particolare con i pistons ma non e' mai stato attaccato come Gasol che ha grosso merito nell' utlimo titolo lakers...purtroppo per noi.
Kobe e' un campione ma troppo individualista e quasi "ossessionato" dal proprio status di superstar e killer dell' ultimo tiro non "trova" quasi mai il compagno libero per l' ultimo tiro ... non e' gioco di squadra...non l' ho mai visto veramente convinto nel sacrificarsi in un gioco di squadra lasciando da parte le statistiche.
Vuole vincere ma alla ricerca di questo sfascia anche tutto , nello sforzo e impegno di raggiugnere il titolo non si cura di chi mette sulla graticola o perde per strada( odom, gasol quest' anno, ) e finisce per vinecere e perdere da solo
Esatto...ma ve lo ricordate Jordan come era a 30 anni e come era dopo il rientro??? Esattamente un altro giocatore, sempre dominante ma totalmente diverso nel modo di giocare....
http://www.youtube.com/watch?v=gXGKg-IBNJ8&feature=share
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